Nidi

16 giugno 2016

Filo di ferro, intonaco · Altezza 200 cm · 2001

Graziano Spinosi · Nido II · Filo di ferro, intonaco · Altezza 200 cm · 2001
 
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Silenzio Stellato


E gli alberi e la notte
Non si muovono più
Se non da nidi.

Giuseppe Ungaretti

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Indus

13 giugno 2016

Graziano Spinosi  ·  Indus  ·  Filo di ferro ·  Altezza 3 metri  · 1999

Graziano Spinosi  ·  Indus  ·  Filo di ferro ·  Altezza 3 metri  · 1999

Pur riuscendo a evocare la filamentosa e leggerissima seta dei bozzoli, per lungo tempo l’artista ha impiegato fasciame di ferro e intonaco cementizio, strutturato nei modi di un’architettura armata, di una gabbia appena penetrabile, modellando con fiamma ossidrica, cazzuola, tenaglie e martello. Servivano argani per sollevare quelle crisalidi fossili e la tenuta da lavoro prevedeva guantoni, spesse parannanze di cuoio e maschere da saldatore. L’estremo peso specifico viene tuttavia sublimato e alleggerito dalla forma cipressina, affusolata e fumosa. Le fessure lasciate tra metallo e metallo fanno intuire uno spazio interno, una cavità che ci permette di immaginare presenze imprigionate e spianti. Insetti che hanno costruito alveari nel nido di ferro. Massimo Pulini

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Nidiare

9 giugno 2016

Graziano Spinosi · Nidi · Filo di ferro, intonaco · Altezza 3 metri ca · 2001 | Foto di Maurizio Nicosia

Graziano Spinosi  ·  Nidi  ·  Filo di ferro, intonaco  ·  Altezza media 3 metri  ·  2001  |  Foto di Maurizio Nicosia

Fu il grande classificatore Linneo, nel suo Systema naturae del 1735, a introdurre il termine pupa per definire quello stadio intermedio tra la condizione larvale e la forma compiuta degli insetti metamorfici. Nella lingua latina il vocabolo pūpu(m) nomina la bambola e il bambino in fasce. Da sempre i salti di campo delle parole vengono spinti dalle analogie e si può dire che tutte le lingue non siano altro che meravigliosi labirinti di metafore. In questo caso non si limita a un sol punto la connessione tra i differenti utilizzi: la forma ovoidale, allungata ai poli, accomuna bambole, neonati e crisalidi, così come il disporsi delle bende, che in quasi tutte le culture venivano usate per bloccare gli arti del bambino, hanno una straordinaria somiglianza con i rigonfiamenti di certi bozzoli, che alternano bombature diagonali a parallele. Ma la metafora più pertinente è contenuta nella condizione di sviluppo, di stadio intermedio della forma. È indubbiamente per tale richiamo semantico che anche i morti venivano, e talvolta vengono ancora, fasciati in bende, nella speranza di una rinascita, di una metamorfosi del corpo. Così come la storia delle parole, anche quella delle immagini, delle arti visive, continua a generarsi e a proliferare per via di analogie e metafore. Le forme primarie della natura sono un alfabeto inesauribile di significati e allusioni, di sintesi e ramificazioni artistiche. Da molti anni, con una insistenza variopinta, con un’ossessione innamorata, Graziano Spinosi lavora e ricerca, progetta e costruisce intorno alla forma archetipica del nido. Ma si potrebbe dire intorno al grembo materno, alla crisalide, al guscio, alla barca, alla gemma, alle mani giunte, al vaso, al carapace, al gomitolo, al sacco, al seme, al cranio, al nodo, al pianeta. Sono tutte forme che, prima di giungere all’arte, contengono cose tra loro diverse: un nascituro, un navigante, un cervello, una preghiera o un fuoco, ma ognuna svolge un ruolo di protezione, di conservazione e riparo. L’atto di cingere e fasciare una forma, nel muto linguaggio dei segni, può tuttavia alludere a sentimenti tra loro opposti, come opposte sono la protezione e la prigione, l’occultamento e la cura. Non è necessario ricorrere a una psicoanalisi della lingua per comprendere come il disegno e la scultura siano per Graziano un accostarsi di fili, di rami, di segni che, volo dopo volo, gesto dopo gesto vanno a costruire un nido di pensieri. Così queste immense crisalidi sono immobili davanti a noi ma è come fossero sospese un attimo prima del loro dischiudersi. Un nascituro scalciante si è rigirato nel sonno metamorfico o ha cercato, senza riuscirci, di squarciare la membrana che ne ha protetto la muta. L’ambiguità, che non di rado produce valore in arte, è salvata dalla forma ancora intonsa, enigmatica nell’esito di quella catarsi. Massimo Pulini

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Dintorno

7 giugno 2016







lo tempo va dintorno con le force








Canto sedicesimo del Paradiso di Dante

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Reflection

2 giugno 2016

Andrej Tarkovskij · Lo specchio · 1975

Andrej Tarkovskij · Lo specchio · 1975

Cerco di capire quale potrebbe essere la mia vocazione: raggiungere l’assoluto, tentando di elevare, perfezionandomi, il livello della mia dignità di artigiano. Il livello della qualità, perduto da tutti perché inutile e sostituito dall’apparenzadall’illusione della qualità. Come Atlante, che reggeva la Terra sulle proprie spalle. Avrebbe potuto, quand’era stanco, lasciarla semplicemente cadere. Per una sconosciuta ragione tuttavia non l’ha mai fatto, ha continuato a portarla sulle spalle. Ed è questa la cosa più sorprendente del mito, non tanto il fatto che l’abbia sopportata così a lungo, ma che abbia continuato a portarla anche dopo aver scoperto l’inganno. Andrej Tarkovskij · Martirologio – Diari · 2 giugno 1979

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Scolpire il tempo

27 maggio 2016

ATELIER

Si ritiene che il tempo di per sé favorisca la manifestazione dell’essenza delle cose. Perciò i giapponesi vedono un fascino particolare nelle tracce dell’età. Essi sono attratti dal colore iscurito del legno vecchio, dal muschio che copre la pietra o persino dall’usura, dai segni lasciati da molte mani sul bordo di un quadro. Questi segni di antichità vengono chiamati col termine saba, che alla lettera significa ruggine. La saba, quindi, è la ruggine autentica, il fascino dell’antichità, il marchio del tempo. Un elemento della bellezza come la saba incarna il legame tra l’arte e la natura. Andrej Tarkovskij · Scolpire il tempo

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Due

15 maggio 2016

Loretta Lux · Sasha and Ruby · 2005

Loretta Lux · Sasha and Ruby · 2005

Sembrano più lievi, nei gemelli, le rappresaglie del tempo.
Un accorgimento genetico dovuto all’intralcio d’essere due?

Graziano Spinosi

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Sviste

14 maggio 2016

MARIO-GIACOMELLI-LA-BUONA-TERRA-1964

Mario Giacomelli · La buona terra · 1964

i legami sono sviste innocenti

Graziano Spinosi
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Maggio

5 maggio 2016

Animali imprudenti, fiori. Il minuzioso volo degli insetti, l'impazienza degli orti e

animali imprudenti, l’impazienza degli orti, lucciole accese, l’infanzia davanti

Graziano Spinosi

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