Derive

March 12th, 2010

C-D-FRIEDRICH-MONACO-IN-RIVA-AL-MARE-1808-P

Caspar David Friedrich · Monaco in riva al mare · 1808
Alte Nationalgalerie · Berlin

Il Mediterraneo ha la propria tragicità solare che non è quella delle nebbie. Certe sere, sul mare, ai piedi delle montagne, cade la notte sulla curva perfetta d’una piccola baia e allora sale dalle acque silenziose un angosciante senso di pienezza. In questi luoghi si può capire come i Greci abbiano sempre parlato della disperazione solo attraverso la bellezza e quanto essa ha di opprimente. In questa infelicità dorata la tragedia giunge al sommo. Invece la nostra epoca ha nutrito la propria disperazione nella bruttezza e nelle convulsioni. Noi abbiamo esiliato la bellezza, i Greci per essa han preso le armi. Il pensiero greco si è sempre trincerato nell’idea di limite. Non ha spinto nulla all’estremo, né il sacro, né la ragione, perché non ha negato nulla, né il sacro, né la ragione. Ha tenuto conto di tutto, equilibrando l’ombra con la luce. Il mondo è stato deliberatamente amputato di ciò che ne costituisce la permanenza: la natura, il mare, la collina, la meditazione serale. 1948 · Albert Camus · Il rovescio e il diritto


Mutare

March 10th, 2010

RAFFAELLO-SANZIO-LA-MUTA-1507-08-P

Raffaello Sanzio · Dama di Urbino ( La muta ) · 1507-08
Galleria Nazionale delle Marche · Urbino

Capita spesso di dover preferire il silenzio
all’impossibilità di ricevere ascolto.

© Graziano Spinosi

Se affermo che il cielo è azzurro, e mi si fa dire che lo giudico nero, non ho altra via d’uscita che riconoscermi pazzo o dichiarare sordo il mio interlocutore. Fortunatamente, resta lo stato reale del cielo: sono perciò costretto a esaminare le ragioni del nostro per decidere della mia pazzia o della sua sordità. Più che sordo, egli mi sembra come uno che non vuol sentire. 

Ho vissuto il nichilismo, la contraddizione, la violenza e la vertigine della distruzione. Ma, nello stesso tempo, ho salutato il potere di creare e l’onore di vivere. Nulla mi autorizza a giudicare dall’alto un’epoca di cui sono interamente partecipe. La giudico dall’interno confondendomi con essa. Ma mi riservo il diritto di dire quanto ormai so sul mio conto e sugli altri, a condizione che ciò non si debba aggiungere all’insostenibile infelicità del mondo, ma solo per indicare nelle buie pareti lungo le quali procediamo a tastoni, i punti ancora invisibili dove possono aprirsi degli spiragli. Ho diritto di dire quel che so. Non ho altro interesse che alla rinascita. La sola passione che anima un uomo in rivolta è proprio una passione di rinascita. Albert Camus · Actuelles


Amaranto

March 8th, 2010

 G-BELLINI-MADONNA-CON-IL-BAMBINO-SU-UN-PARAPETTO-1475-P
Giovanni Bellini · Madonna con il bambino in piedi su un parapetto
1475 ca. · Museo di Castelvecchio · Verona

Colpisce il Rosso del manto, color sangue. È il rosso veneziano dei tessuti scambiati con l’Oriente, l’amaranto che non appassisce (singolare brano di sensualità nei dipinti di Giovanni Bellini). Le Mani della madre si dispongono in una presa ferma, ma delicata, innervandosi in un piano prospettico a sé stante. Il Cielo ambrato, d’intorno, comincia dal parapetto e si precisa nel ceruleo, sollevandosi appena. Un cielo terracqueo, riflesso di laguna. © Graziano Spinosi 

I sentimenti belliniani, nonostante l’intensità, sono controllati da un giudizio squisito e istintivo, da una ragionevolezza che è essa stessa un sentimento più che una dialettica. La sua espressione di certe emozioni è di un’intensità unica nell’intera sfera dell’arte, ma non sfocia mai nel parossismo o nell’eccesso; in lui il dolore non è mai disperato, la compassione non è mai effeminata, l’affetto più tenero non approda mai al sentimentalismo. La sua resa delle emozioni, tuttavia, non è quella di un drammaturgo in grado di dar corpo con l’immaginazione all’intero spettro delle passioni umane; né, d’altra parte, Bellini manifesta alcun interesse per l’evento. Ciascuno dei suoi dipinti rende un singolo stato emozionale; e nelle prime opere si tratta quasi sempre di sentimenti di pietà e di amore. In tutte le versioni della Madonna con il Bambino la sfumatura e la varietà del sentimento sono perfettamente chiare e quasi sempre distinte; inoltre, la ricchezza della capacità inventiva di Bellini è dimostrata dalla perfetta armonia tra il sentimento particolare manifestato dalla madre, e la posa e l’espressione del bambino. Nelle prime opere il pathos è l’emozione dominante; e anche negli ultimi dipinti, nonostante l’amabile serenità, fluisce nel profondo una vena dello stesso sentimento. Ma il pathos delle figure non è mai melenso o sentimentale; è piuttosto, per come Bellini lo sente, l’approdo inevitabile della loro condizione di esseri umani; e se ci sono parole in grado di definire quello che Giovanni Bellini più intimamente di ogni altro artista ha saputo esprimere, sono le seguenti, di Virgilio: Sunt lachrymae rerum et mentem mortalia tangunt (Virgilio · Eneide · I, 462). Roger Fry · Giovanni Bellini


…sul cinema di Alina Marazzi · da gli occhi di blimunda

Una memoria in attesa · da akatalēpsía


Nomadi

March 2nd, 2010

BRICE-MARDEN-GROVE-GROUP-III-1973-P

Brice Marden · Grove Group III · 1973

Il corpo è un testo, la memoria il sottotesto.
L’identità è un ritorno inattuabile.

© Graziano Spinosi

Alcuni continuano a proclamare la necessità di tornare alla natura; ma mi risulta che non dicono mai che si dovrebbe procedere verso la natura. Se i nostri modelli sono le apparizioni che abbiamo in sogno, o il ricordo del nostro passato preistorico, questi sono forse a minor titolo parte della natura o della realtà di quanto non lo sia la rappresentazione di una mucca in un campo? A mio parere certa cosiddetta astrazione non è affatto tale; al contrario, essa è il realismo del nostro tempo. · 1948 · Adolph Gottlieb · La scuola di New York

Nell’opacità silenziosa della nuda vita, nella malinconia senza nome di un pomeriggio in una città straniera, nel sentimento soffocante della morte, o nell’ebbrezza della percezione di una verità imminente ma inafferrabile, nella disperazione di sentirsi cosa tra cose, cercare una storia significa lavorare pazientemente i confini per trasformarli in transiti e in passaggi: in soglie. O, se questo non è possibile, almeno cercare di cogliere e di comunicare che il confine stesso, che ora appare insuperabile, non è l’ultimo confine. Al di là di esso c’è probabilmente un altro confine, un altro orizzonte. Franco Rella · Dall’esilio


Io penso che la vita…  ·  da  Altri appunti


Untitled

February 25th, 2010

MARK-ROTHKO-UNTITLED-1964-P

Mark Rothko · Untitled (part) · 1964

È più innocente un lupo affamato di un eremita a digiuno. La televisione, sordida, trasmette continuamente immagini di esseri umani, animali e paesaggi, colpiti dalla morte e ancor più duramente dall’abiezione mediatica, divenuta consuetudine. Il dolore degli altri per alcuni è un privilegio, per altri una semplice disattenzione. © Graziano Spinosi

Nel lutto interiorizzato, quasi non ci sono segni. È il compimento dell’interiorità assoluta. Eppure, tutte le società sagge hanno prescritto e codificato l’esteriorizzazione del lutto. Malessere della nostra, per via del fatto che essa nega il lutto.

Si dice: il Tempo calma il lutto – No, il Tempo non fa passare niente; fa passare soltanto l’emotività del lutto.

Non si dimentica,
ma qualcosa di
atono si installa in noi.

Voglio fare solo viaggi in cui non abbia il
tempo di dire:
voglio tornare!

Roland Barthes · Dove lei non è


Sotto l’intercessione di Pasolini · da Nazione Indiana


Memento

February 22nd, 2010

ANTHONI-GROMLEY-ANOTHER-PLACE-1997-© Rick Harrison

Anthony Gormley
· Another place · 1997 · Foto © Rick Harrison

Chissà che cosa ti credi di avere tu che non ci avevo io, non mi mancava proprio niente, tutto quello che è stato fatto dopo già lo facevo io, tutto quello che è stato detto e pensato e significato c’era già in quello che dicevo e pensavo e significavo, tutta la complicazione della complicazione era già lì, basta che io prenda questo ciottolo con il pollice e il cavo della mano e le altre quattro dita che ci si piegano sopra e c’è già tutto, ci avevo tutto quello che poi si è avuto, tutto quello che poi si è saputo e potuto ce lo avevo, non perché era mio, ma perché c’era, perché c’era già, perché era lì, mentre dopo lo si è avuto, e saputo e potuto sempre un po’ meno, sempre un po’ meno di quello che poteva essere, di quello che c’era prima, che avevo io prima, che ero io prima, davvero io allora c’ero in tutto e per tutto, mica come te, e tutto c’era in tutto e per tutto, tutto quello che ci vuole per esserci in tutto e per tutto, anche tutto quello che poi c’è stato di balordo c’era già in quel deng! Deng! Ding! Ding! Dunque, cosa vieni a dire, cosa ti credi di essere, cosa ti credi di esserci e invece non ci sei, se ci sei è solo perché io sì che c’ero e c’era l’orso e le pietre e le collane e le martellate sulle dita e tutto quello che ci vuole per esserci e che quando c’è c’è. Italo Calvino · Le interviste impossibili · L’uomo di Neanderthal


Banco del Mutuo Soccorso · 750000 anni fa l’amore?


Essenza

February 21st, 2010

LUIGI-GHIRRI-VERSAILLES-1985

Luigi Ghirri · Versailles · 1985

Ogni essere umano sprigiona un proprio odore, un’essenza che non è in grado di percepire. È un segnale identitario più persistente di altri; può diventare tellurico nel ricordo. Un segnale di orientamento, per alcuni di pericolo. L’essenza perdura anche quando niente sussiste d’un passato antico, anche dopo il suo distacco dal corpo. © Graziano Spinosi

Di ciò che non torna più, è l’odore che mi torna.

Roland Barthes · Barthes di Roland Barthes


Life

February 20th, 2010

Artavazd Pelechian · Life · 1993

Ciò che siamo si deve a ciò che siamo stati. Altrettanto a ciò che saremo. Essere, in ragione del passato e di un futuro imponderabile. © Graziano Spinosi

L’ossessione della nascita in fondo non è che l’ossessione del passato, l’onnipresenza del passato. Ma con questa ossessione non si può essere, si può al massimo esistere. È da una suprema esacerbazione del ricordo che nasce l’ossessione della nascita. E anche da una brama: quella del vicolo cieco, del primo vicolo cieco. Né apertura né gioia che venga dal passato: solo dal presente, e da un futuro emancipato dal tempo. [...] Non è la mia nascita ad importarmi, ma la nascita. La mia ossessione è cosmogonica. Sono perseguitato dall’origine. [...] << C’è stato un tempo in cui il tempo non era >> si legge in un antico testo. Il rifiuto della nascita coincide con la nostalgia del tempo anteriore al tempo. Il rifiuto della nascita non è altro che questo. E. M. Cioran · Quaderni


Film

February 17th, 2010

Samuel Beckett · Film · 1964
Regia:
Alan Schneider · Interpreti: Buster Keaton

I cani correvano allegri. Lesson one: the book is on the table. Immagini, mute. There aren’t any dogs, there is a cat. Prendere parola, prendere parte. Am I? Paesaggio senz’ombre, sostanza invariabile. Are you? Si addestrava ogni giorno: una ponderata geometria del ricordo. Are we? © Graziano Spinosi

Soppressa ogni percezione estranea, animale, umana, divina, la percezione di sé continua ad esistere. Il tentativo di non essere, nella fuga da ogni percezione estranea, si vanifica di fronte all’ineluttabilità della percezione di sé. […] Per poter essere rappresentato in questa situazione il protagonista è scisso in oggetto (Og) e occhio (Oc), il primo in fuga, il secondo all’inseguimento. Non sarà evidente fino alla fine del film che l’inseguitore percipiente non è un estraneo, ma è egli stesso. Samuel Beckett · Film


L’autore

February 1st, 2010

Sono presenti in rete più di cinquanta tra siti, blog e pagine di Facebook, dove si possono leggere, copiati pedissequamente e senza alcuna citazione della fonte, numerosi testi di Currenti calamo. Non mi riferisco ai brani tratti dai libri che leggo e che trascrivo, per attinenza, in calce ai singoli post, ma ai testi che ho scritto negli ultimi cinque anni. Si tratta di un diario, caro lettore, un diario mascherato da non-diario, dove annoto gli accadimenti della mia esistenza in una forma che mi sono sempre sforzato di rendere universale. Non è il saccheggio in sé a offendermi, bensì l’irresponsabilità di chi spaccia per sue le riflessioni di altri: è un atto di disprezzo nei confronti del lettore, tempo rubato ad altri, ancor prima che a se stessi. La ragione di questo scritto e la sua pubblicazione, qui, si deve al personale bisogno di ribellione a ogni forma di slealtà intellettuale. A questa stanca democrazia. © Graziano Spinosi · Iscritto SIAE · Sezione DOR


No

January 30th, 2010

MARIO-SCHIFANO-NO-1960

Mario Schifano · No · 1960

no on

© Graziano Spinosi

Se si chiede, per esempio, se la posizione dell’elettrone rimane costante, dobbiamo rispondere No. Se si chiede se la posizione dell’elettrone muta col tempo dobbiamo rispondere No. Alla domanda se l’elettrone è fermo dobbiamo rispondere No. Alla domanda se è in movimento dobbiamo rispondere No. R. Oppenheimer


Aut aut

January 29th, 2010

MARIO-SCHIFANO-AUT-AUT-1960

Mario Schifano · Aut aut · 1960

Misura o disordine, stanzialità o nomadismo, anedonia o desiderio: modalità tutte plausibili di essere, il senso di una smentito dall’altra. Nondimeno la sosta e l’erranza; ogni esule lascia impronte non sue. © Graziano Spinosi

Ciò che mi colpisce maggiormente quando penso al passato sono più i miei entusiasmi che le mie delusioni. Se un giorno scrivessi i miei ricordi dovrei intitolarli: Storia di un entusiasta. Di un entusiasta che mi sono adoperato per scacciare (ancor più di quanto non abbiano fatto le circostanze esteriori o il contatto con gli uomini), di un entusiasta sconfitto. E. M. Cioran · Quaderni


Forme

January 23rd, 2010

KARIN-SANDER-UOVO-DI-GALLINA-1994

Karin Sander · Uovo di gallina · 1994

I venti incurvano gli alberi e il mare, adagio, costruisce la forma di tutto ciò che contiene. La bava dei vulcani brucia i muri delle case, nella terra le forme si confondono, e di nuovo la terra prende forma. Gli elementi della natura si formano in ragione della loro funzione. Anche un’opera dovrebbe essere così: consistere di natura. © Graziano Spinosi

Complicare è facile, semplificare è difficile. Per complicare basta aggiungere, tutto quello che si vuole: colori, forme, azioni, decorazioni, personaggi, ambienti pieni di cose. Tutti sono capaci di complicare. Pochi sono capaci di semplificare. Piero Angela ha detto un giorno << è difficile essere facili >>. Per semplificare bisogna togliere, e per togliere bisogna sapere che cosa togliere, come fa lo scultore quando a colpi di scalpello toglie dal masso di pietra tutto quel materiale che c’è in più della scultura che vuol fare. Teoricamente ogni masso di pietra può avere al suo interno una scultura bellissima, come si fa a sapere dove ci si deve fermare per togliere, senza rovinare la scultura? [...] Togliere invece che aggiungere vuol dire riconoscere l’essenza delle cose e comunicarle nella loro essenzialità. [...]  Eppure la gente quando si trova di fronte a certe espressioni di semplicità o di essenzialità dice inevitabilmente: << questo lo so fare anch’io >>, intendendo di non dare valore alle cose semplici perché a quel punto diventano quasi ovvie. In realtà quando la gente dice quella frase intende dire che lo può Rifare, altrimenti lo avrebbe già fatto prima. La semplificazione è il segno dell’intelligenza, un antico detto cinese dice: quello che non si può dire in poche parole non si può dirlo neanche in molte. Bruno Munari · Verbale scritto


Calder

January 21st, 2010

A-CALDER-MONKEY-1928

Alexander Calder · Monkey · 1928
Calder Foundation
·
New York

L’errore si aggira nell’opera alla stregua di un cane
randagio, disgraziato e innocente. Come l’autore.

© Graziano Spinosi

Penso che un artista debba affrontare il proprio lavoro con il massimo rispetto per i materiali. [...] Gli scultori di ogni latitudine hanno sempre utilizzato ciò che avevano sottomano; non cercavano materiali preziosi ed esotici. Erano il loro sapere e la loro inventiva che davano valore al risultato delle loro fatiche. Se si affronta l’insolito o l’ignoto con strumenti semplici e spirito avventuroso, ne risulterà più facilmente un’arte primitiva, piuttosto che decadente – e l’arte primitiva, in qualche modo, è generalmente molto più forte di un’arte in cui abbondano la tecnica e gli orpelli. È la disparità – di forma, colore, misura, peso, movimento – che crea una composizione, e laddove questo sia permesso, il numero di elementi può essere molto ridotto. [...] È necessario ammettere l’approssimazione, perché non si può sperare nella precisione assoluta. Non si può vedere, o anche concepire una cosa da tutti i possibili punti di vista contemporaneamente. Mentre si perfeziona la parte anteriore, i lati, o il retro possono lasciare a desiderare; ma rafforzando la parte posteriore può darsi che si indebolisca ciò che originariamente è la cosa migliore. Non c’è fine. per completare il lavoro, bisogna essere un po’ approssimativi. In un certo senso, è persino auspicabile che un lato sia di qualità migliore rispetto agli altri, perché questo conferisce una testa e una coda all’oggetto e lo rende più vivo. Alexander Calder


Eclissi

January 15th, 2010

D-GNOLI-SOURIS-BLANCHE-SUR-LA-NAPPE-1967

Domenico Gnoli · Souris blanche sur la nappe ·1967

L’eclissi è un fulmineo riassunto: vita e morte pulsano in sintonia, ci ricordano d’essere un tutto unico. Poi il cielo torna largo, i topi al loro lavoro. © Graziano Spinosi

Un’eclissi totale è di gran lunga il più impressionante fenomeno naturale cui sia dato di assistere ai terrestri. La regia non lesina gli effetti brutali. La temperatura scende. Si alza un misterioso vento freddo. L’ombra arriva correndo come un uragano sul mare. La luce collassa e nel giro di pochi secondi cala una notte metallica. La velocità con cui subentra la notte coglie la mente alla sprovvista. All’orizzonte, irraggiungibili, le vestigia del giorno: un crepuscolo aranciato a trecentosessanta gradi, come se lo scenografo avesse sbagliato a proiettare il tramonto. In mezzo a tutto questo danza un sole nero non più fornace ma pietra sfortunata; brilla una chioma argentata di vecchia divinità celeste; rilucono stelle che si sono fatte sorprendere fuori posto dalla notte fuori tempo. Il cervello reagisce spasmodicamente ma non reperisce nei cataloghi della memoria nessuna risorsa, non sa proporre nessuna via d’uscita. Dopo varie ricerche suggerisce sconsolato: paesaggio onirico? Il malessere è inevitabile: si vorrebbe che la cosa finisse presto. Passare qualche minuto nell’ombra della luna rimette a zero parecchi contatori. Ci riporta a un’epoca della nostra evoluzione in cui ci siamo resi conto di essere parte di un mondo molto più maestoso di quello delle cose che ci accompagnano nella vita di tutti i giorni. Ci permette di immaginare l’ampiezza dello stupore quando la nostra specie ha iniziato ad avventurarsi con la mente nello spazio al di fuori della terra. Roberto Casati · La scoperta dell’ombra


Primates

January 12th, 2010

H-HORENSTEIN-PHOCA-VITULINA-2006

Henry Horenstein · Phoca vitulina · da Animalia  · 2006

Il primato dell’uomo sugli animali è regola della natura. Eppure, se guardo un animale negli occhi, provo pena per la mia condizione. © Graziano Spinosi

Si può raccontare la vita di un cane? Mi sembra che essa sfugga da tutte le parti quando entra nella parola, perché il tempo nostro non é il vostro tempo umano, e i nostri occhi non sono i vostri, e i nostri ricordi non hanno un prima e un dopo, sono tutti lì, davanti a noi, i ricordi, come disposti nello stesso istante, ma sono vivi, pieni di particolari, e hanno odori, tanti odori attaccati alle cose che possiamo rievocare, come ora sto facendo usando una lingua che non è, come ben sapete, la nostra lingua. Antonio Prete · L’ordine animale delle cose


People

December 22nd, 2009

Pina Bausch · Kontakthof  · 1978

Pina Bausch · Kontakthof · 1978

Ciascuno è l’altro, per gli altri, come nello specchio.

© Graziano Spinosi

L’accoglienza all’altro e dell’altro è ciò che ci restituisce a noi. Soltanto questo gesto ridà ciascuno a sé nella sua totalità – con i suoi bordi, con un mondo e con un orizzonte propri. In questo dono che ciascuno fa all’altro per il solo fatto di riconoscerlo e accoglierlo come altro, siamo insieme due e uno. [...] In questa sigillatura intervengono i corpi, dei corpi innocenti in qualche modo e non pervertiti da una cultura che ha assegnato loro funzioni diverse da quella di essere mediazione nella vita relazionale. Quando una tale dimensione è trascurata, anzi ignorata, il nostro corpo diventa un semplice strumento di produzione al servizio di nostri bisogni o di nostri poteri, individuali e collettivi. Non assume più la dimensione propriamente umana che richiede il desiderio. Un desiderio che, in quanto tale, è fondatore dell’umanità e del suo divenire, non ciò che ne causa il decadimento o la decadenza, come troppo spesso si è detto e praticato in Occidente. Luce Irigaray · Condividere il mondo


Lontananza

September 17th, 2009

SARIA-7-IX-2009 
Isola di
Saria · 2009

Da un luogo lontano è possibile misurare la dimensione di ciò che si è lasciato; la distanza che separa due punti è anche  il filo che li lega. La lontananza, rassicurante o allucinatoria, dissolve i confini incerti dell’immaginazione: l’orizzonte è lontano, lontano è l’attimo. © Graziano Spinosi

Laggiù! Le nuvole! Anche quando l’orizzonte è negato, il passaggio della nuvola mostra l’orizzonte come sua meta. È la meta del fuggitivo, l’orizzonte. Proprio perché è sempre oltre se stesso. È una meta priva del consistere, sempre dislocata oltre. Dove corrono le nuvole. [...]  Il paese dove corrono le nuvole, e con esse, i pensieri, è il paese celeste che mostra, all’orizzonte, i merli delle sue torri, le linee dei suoi minareti, le cupole delle sue moschee e delle sue chiese. La sua inesistenza è ragione della ricerca. La sua impossibilità è anima del cammino. Anche l’ombra della nuvola che corre sulla strada, sulla radura del bosco, sulla pelle del mare ha come meta quell’orizzonte, con il suo miraggio. Con la sua trasognata inesistenza.[...] Il nostos della nostalgia è trasmutato in una ricerca consapevole di allontanarsi sempre dal punto di partenza. Odisseo ritarda furtivamente il ritorno perché ha il presentimento che ritrovarsi a tu per tu con se stesso, e in un luogo da cui ci si è allontanati, comporterà una delusione certa. Il vero nostos di Ulisse non è Itaca, ma l’avventura, non l’approdo, ma l’affrontamento dell’estremo. Antonio Prete · Trattato della lontananza

SARIA-IX-2009-01-M      SARIA-IX-2009-02-M      SARIA-IX-2009-03-M


Trieste

June 7th, 2009

TRIESTE-31-V-2009  Trieste · 31 maggio 2009

Trieste

Ho attraversato tutta la città.
Poi ho salita un'erta,
popolosa in principio, in là deserta,
chiusa da un muricciolo:
un cantuccio in cui solo
siedo; e mi pare che dove esso termina
termini la città.

Trieste ha una scontrosa
grazia. Se piace,
è come un ragazzaccio aspro e vorace,
con gli occhi azzurri e mani troppo grandi
per regalare un fiore;
come un amore
con gelosia.
Da quest'erta ogni chiesa, ogni sua via
scopro, se mena all'ingombrata spiaggia,
o alla collina cui, sulla sassosa
cima, una casa, l'ultima, s'aggrappa.
Intorno
circola ad ogni cosa
un'aria strana, un'aria tormentosa,
l'aria natia.

La mia città che in ogni parte è viva,
ha il cantuccio a me fatto, alla mia vita
pensosa e schiva.
Umberto Saba · da Trieste e una donna
TRIESTE-01-M   TRIESTE-02-M   TRIESTE-03-M
© Graziano Spinosi

Nord-est

April 7th, 2009

J-DUBUFFET-L-ASINO-SMARRITO-1959

Jean Dubuffet · L’asino smarrito (part) · 1959
Musée des Arts décoratifs · Parigi

Un cipresso e la sua riga d’ombra, verso sera.
Basterebbe questo a tracciare la via per le stelle.

© Graziano Spinosi

Trascinare con forza lo spirito fuori dei solchi in cui abitualmente cammina, trasportarlo in un mondo dove cessano di funzionare i meccanismi delle abitudini, dove i veli delle abitudini si squarciano, così che tutto appare carico di significati nuovi, pullulante di echi, di risonanze, di suoni armonici: questa è l’azione dell’opera d’arte. Scosse da questo urto, drizzate da questo spaesamento come un porcospino attaccato che mostra tutti i suoi aculei, tutte le facoltà dello spirito si risvegliano, tutte le sue campane si mettono a suonare. Jean Dubuffet · Prospectus


Mar

March 15th, 2009

R-CORRALES-HEMINGWAY-Y-CUBA

Raúl Corrales · Dal volume Hemingway y Cuba

Pensava sempre al mare come a la mar, come lo chiamano in spagnolo quando lo amano. A volte coloro che l’amano ne parlano male, ma sempre come se parlassero di una donna. Alcuni fra i pescatori più giovani, di quelli che usavano i gavitelli come galleggianti per le lenze e avevano le barche a motore, comprate quando il fegato di pescecane rendeva molto, ne parlavano come di el mar al maschile. Ne parlavano come di un rivale o di un luogo o perfino di un nemico. Ma il vecchio lo pensava sempre al femminile e come qualcosa che concedeva o rifiutava grandi favori e se faceva cose strane o malvagie era perché non poteva evitarle. La luna lo fa reagire come una donna, pensò. Ernest Hemingway · Il vecchio e il mare

Il mare è la sua infedeltà a noi tutti.

Cesare Pavese · La spiaggia


Ante rem

February 19th, 2009

   Bill Viola  ·     Five Angels for the Millennium  ·  Departing Angel · 2001

Bill Viola · Five Angels for the Millennium · Departing Angel · 2001

Cominciò disabituandosi agli orologi. Col tempo, poi, si liberò di quanto non era più indispensabile. Abbandonò le abitudini che avevano scandito sempre le sue giornate. Riuscì a dimenticare il significato di molte parole, l’armonia dei numeri, e imparò nuovamente a nuotare. © Graziano Spinosi

Le condizioni di quando la vita non era ancora uscita dagli oceani non sono molto mutate per le cellule del corpo umano, bagnate dall’onda primordiale che continua a scorrere nelle arterie. Il nostro sangue infatti ha una composizione chimica analoga a quella del mare delle origini, da cui le prime cellule viventi e i primi esseri pluricellulari traevano l’ossigeno e gli altri elementi necessari alla vita. Con l’evoluzione d’organismi più complessi, il problema di mantenere il massimo numero di cellule a contatto con l’ambiente liquido non poté più essere risolto semplicemente attraverso l’espansione della superficie esterna: si trovarono avvantaggiati gli organismi dotati di strutture cave, all’interno delle quali l’acqua marina poteva fluire. Ma fu solo con la ramificazione di queste cavità in un sistema di circolazione sanguigna che la distribuzione dell’ossigeno venne garantita all’insieme delle cellule, rendendo così possibile la vita terrestre. Il mare in cui un tempo gli essere viventi erano immersi, ora è racchiuso entro i loro corpi. Italo Calvino · Il sangue, il mare


Yellow

February 8th, 2009

A-KAPOOR-YELLOW-1999

Anish Kapoor · Yellow · 1999

Ogni domanda è legittima, è la risposta che conta.

Il mercato ha spopolato le piazze dove si parlava e deportato in massa la gente nelle case. Quindi ha creato bisogni nuovi, ipnotici, trasformando così gli esseri umani in consumatori (di beni che soddisfano il bisogno del mercato). Per appagare questi bisogni il mercato sfrutta furiosamente ogni risorsa; il mercato distrugge, sembra perfino ignorare che la sua degenerazione ha come conseguenza l’autodistruzione. È grottesco, il mercato. Natura, e stato di natura.

Una vita dopo la fine della vita, un’altra vita, finalmente terrestre. Potrebbe cominciare così il racconto di chi, durante un’eclissi di sole, decise che era venuto il momento di scrivere la biografia di un albero e dimenticare tutto il resto.

Alcuni luoghi visti per la prima volta sembrano conosciuti da sempre. Altri, frequentati abitualmente, all’improvviso diventano estranei. Come le persone.

Il desiderio è l’unico inganno credibile.

© Graziano Spinosi

Ma io non sono mai stato simile a questo! Come fa a saperlo? Cos’è questo “tu” al quale dovrebbe o non dovrebbe assomigliare? Dove trovarlo? In quale parametro morfologico o espressivo? Dov’è il suo corpo di verità? Lei è il solo a non poter vedere altro che un’immagine, non vede mai i suoi occhi, se non inebetiti dallo sguardo rivolto a uno specchio o a un obbiettivo; proprio e soprattutto per il suo corpo lei è condannato all’immaginario. Roland Barthes · Barthes di Roland Barthes


New moon

January 28th, 2009

G-PAOLINI-PALOMAR-2006-P

Giulio Paolini · Palomar · 2006

Quando rifletto sul contemporaneo immagino corpi vicini nello spazio, penso alla contiguità, non al tempo. © Graziano Spinosi

Contemporaneo è colui che riceve in pieno viso
il fascio di tenebra che proviene dal suo tempo.

Giorgio Agamben · Che cos’è il contemporaneo?


E noi sull’illusione

January 25th, 2009

A-KAPOOR-HER-BLOD-1998-P 
Anish Kapoor · Her Blood · 1998

Ogni viaggio contempla un viaggio parallelo, interiore, talvolta emozionante o avventuroso quanto quello geografico. Quando si scruta la terra dall’alto, in volo, ci si ricorda quasi con stupore che essa appartiene al cielo. Da quel limbo che è l’aeroplano, i mari mostrano apertamente il loro profilo, le pianure si distinguono dai rilievi, non si vedono i confini che le guerre hanno tracciato. Un osservatorio lontano induce a un sentimento di appartenenza più acceso, la distanza dalle cose attenua il loro fragore. Poi, dopo il volo, a terra, di nuovo l’inganno dell’apparenza; l’insidia dello specchio, la sua arrendevole immaginazione. © Graziano Spinosi

Ernest Hyde
La mia mente era uno specchio:
vedeva ciò che vedeva, sapeva ciò che sapeva.
In gioventù la mia mente fu proprio uno specchio
in un vagone che fuggiva veloce
afferrando e perdendo squarci di paesaggio.
Poi col tempo
grandi graffiti s’incisero sopra lo specchio
lasciando che il mondo vi entrasse
e lasciando che vi affiorasse il mio io più segreto.
Perché questa è la nascita dell’anima nel dolore,
una nascita con guadagni e perdite.
La mente vede il mondo come una cosa staccata,
e l’anima rende il mondo una cosa sola con se stessi.
Uno specchio graffiato non riflette immagini:
e questo è il silenzio della saggezza.

Edgar Lee Masters
da Antologia di Spoon River

Traduzione di Fernanda Pivano

 

E noi sull’illusione


Amore · 2

January 10th, 2009

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Nicole Tran Ba Vang · Collezione primavera estate (part) · 2001

Nessuna verità, in amore, è
conturbante quanto una
bugia.

© Graziano Spinosi

"Non ci si può mai fidare della natura" (Jean Baudrillard) soprattutto nelle cose d’amore. Si dà infatti che un corpo nudo, come natura l’ha fatto, non sia seducente senza l’intervento dell’artificio in grado di scongiurare la semplice nudità e cancellare la naturalità di un corpo in sé e per sé insignificante. Senza l’ammiccamento, senza il gioco dell’apparire e dello sparire, senza la provocazione del desiderio in vista della sua delusione, senza un oltrepassamento del corpo e del suo esser semplicemente nudo in vista di quel vuoto che è poi l’anima dell’altro sognata sempre nella sua ingannevole complicità, senza quel nulla che si riempie di gesti convenuti come gesti erotici, senza quel misconoscimento dell’altro sepolto da tutte quelle parole incantevoli che ne recitano il falso riconoscimento, non si dà vicenda d’amore. Umberto Galimberti · Parole nomadi


Ora esatta

January 9th, 2009

M-SCHIFANO-ORA-ESATTA-1970  
Mario Schifano · Ora esatta (part) · 1970

…l’ora esatta: qualcosa su cui contare.

© Graziano Spinosi

Il momento presente può diventare ostaggio  sia del passato sia del futuro. In alcuni casi, il passato eclissa il presente gettando un’ombra su di esso, al punto che il presente può solo limitarsi a confermare quel che già si conosce e aggiungere ben poco. È praticamente annichilito. [...] Anche il futuro può rimuovere il presente, riorganizzandolo in modo tanto rapido e radicale da renderlo effimero e quasi inesistente. Chi propone di accordare un ruolo determinante alle ricostruzioni verbali/narrative a posteriori è esposto a questo rischio, poiché agisce come se la sola realtà psichica rilevante fosse l’espressione verbale dell’esistenza. Daniel N. Stern · Il momento presente


Fuori tema

January 8th, 2009

  Antonello da Messina  ·  Vergine annunciata (part) · 1473 ca.

Antonello da Messina · Vergine annunciata (part) · 1473 ca.
Bayerische Staatsgemäldesammlungen · Munich

Ogni giorno lo stesso tema?
Sì, per uscire dal tema.

© Graziano Spinosi

Il mio corpo, in realtà, è sempre altrove. È legato a tutti gli altrove del mondo. E, a dire il vero, è altrove solo nel mondo. Perché è intorno a esso che le cose si dispongono, è rispetto a esso, e rispetto a esso come rispetto a un sovrano, che ci sono un sopra, un sotto, una destra, una sinistra, un avanti, un dietro, un vicino, un lontano. Il corpo è il punto zero del mondo, là dove i percorsi e gli spazi si incrociano. Il corpo non è da nessuna parte. [...] Anche l’amore, come lo specchio e come la morte, placa l’utopia del tuo corpo, la fa tacere, la calma, la ripone come in una scatola, la chiude, la sigilla. È per questo che è così vicino all’illusione dello specchio e alla minaccia della morte. E se, nonostante sia circondato da queste due pericolose figure, ci piace tanto fare l’amore è perché nell’amore il corpo è "qui". Michel Foucault · Il corpo, luogo di utopia


Tempi del tempo

January 7th, 2009

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Giovanni Bellini · Madonna greca (part) · 1460-64
Pinacoteca di Brera · Milano

Dopo il tempo dell’infanzia il passato e il futuro assumono proporzioni diverse: il piccolo passato del bambino si dilata negli anni, diviene grande, mentre la lusinga di un futuro migliore incombe con crescente accanimento. Anche il presente cambia entità e grandezza nel tempo: ampio teatro della scena nella fanciullezza, luogo angusto e transitorio nell’età adulta. Domani, domani. © Graziano Spinosi

Per chi cerca di pensare filosoficamente alla storia, come me, e va alla ricerca di strutture narrative oggettive nelle modalità di svolgimento degli eventi umani, pochi esercizi sono più efficaci del tentativo di capire come nel passato si concepiva il futuro e di conseguenza come coloro che immaginavano il futuro in un determinato modo, dovevano concepire il proprio presente. Arthur C. Danto · Dopo la fine dell’arte


Sacrificio

January 3rd, 2009

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Rogier van der Weyden · Deposizione dalla croce · 1432·1435
Museo del Prado · Madrid

Anche l’arte che racconta la vita, come la vita stessa, si potrebbe considerare alla stregua di un sacrificio. Un sacrificio estraneo a qualunque divinità, senza patto ne teologia. © Graziano Spinosi

La mia filosofia fa rea d’ogni cosa la natura, e discolpando gli uomini totalmente, rivolge l’odio, o se non altro il lamento, a principio più alto, all’origine vera de’ mali de’ viventi. Giacomo Leopardi · Zibaldone


Savarin

December 21st, 2008

 

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Jasper Johns · Barattolo Savarin con pennelli (bronzo dipinto)
1960 ·
Museum of Art · Philadelphia

Colorare un disegno, fare un pupazzo di neve, mangiare un biscotto: i verbi più cari dell’infanzia, non solo per la loro aderenza al passato, sono transitivi. Nell’era del bimbo i giorni durano un giorno, le notti una notte. Fasi di un tempo naturale, scandito dal rapporto della terra col sole e altri astri. Nel corso degli anni, forse altrettanto naturalmente, la percezione del tempo perde elasticità come il corpo. L’adulto è preso dalle cose che deve fare, con disagio da quelle che desidera; i suoi verbi sono diventati intransitivi. © Graziano Spinosi

Dove vanno a finire i calzini
quando perdono i loro vicini
dove vanno a finire beati
i perduti con quelli spaiati
quelli a righe mischiati con quelli a pois
dove vanno nessuno lo sa
Dove va chi rimane smarrito

in un’alba d’albergo scordato
chi è restato impigliato in un letto
chi ha trovato richiuso il cassetto
chi si butta alla cieca nel mucchio
della biancheria
dove va chi ha smarrito la via
Nel paradiso dei calzini

si ritrovano tutti vicini
nel paradiso dei calzini..
Chi non ha mai trovato il compagno
fabbricato soltanto nel sogno
chi si è lasciato cadere sul fondo
chi non ha mai trovato il ritorno
chi ha inseguito testardo un rattoppo

chi si è fatto trovare sul fatto
chi ha abusato di napisan o di cloritina
chi si è sfatto con la candeggina
Nel paradiso dei calzini..
nel paradiso dei calzini
non c’è pena se non sei con me

Dov’è andato a finire il tuo amore
quando si è perso lontano dal mio
dov’è andato a finire nessuno lo sa
ma di certo si troverà’ là’..
Nel paradiso dei calzini
si ritrovano uniti e vicini

nel paradiso dei calzini
non c’è pena se non sei con me
non c’è pena se non sei con me

Vinicio Capossela · Il paradiso dei calzini


Contagio d’amore

December 8th, 2008

  Giovanni Bellini  ·  Pietà (part)·1460 
Giovanni Bellini · Pietà (part)·1460 · Pinacoteca di Brera · Milano

La calda mano di Maria, quella tesa di Giovanni, nel delicato contatto con un corpo senza vita. Il sangue colora le loro mani mentre quelle del Cristo morto hanno la temperatura della pietra tombale, lo stesso livido colore. © Graziano Spinosi

Il Cristo morto è sorretto da Maria e da san Giovanni Evangelista. Una mano del santo è appoggiata sull’anca di Cristo, ma il suo corpo è discosto, e i suoi occhi guardano a destra. È Maria che sorregge, sostiene, avvolge il Cristo morto. Una mano del Cristo è contratta e semichiusa e appoggia su un sarcofago. Ma l’altro braccio è nell’ansa del braccio di Maria, appoggia sul suo seno e il gomito entra sotto l’ascella della madre. Il volto di Cristo e della Madonna sono vicinissimi, quasi nell’attimo che precede un bacio inevitabile quanto impossibile tra amanti. [...] Ma c’è altro ancora che turba in questo momento estremo, in questo rapporto tra madre e figlio da cui san Giovanni (Giovanni Bellini stesso?) sembra essersi escluso, vivendo per conto suo il suo dolore. Guardiamo attoniti e vediamo che il livore della morte del figlio sta lentamente trasmigrando sul volto di Maria. Sembra, in una sorta di strana e terribile trasfigurazione, che la morte dell’uno passi sul volto dell’altro. Sembra che la morte sia diventata un contagio d’amore: comunque un contagio da cui è impossibile difendersi. Franco Rella · Figure del male


Oblomov · 2

December 3rd, 2008

  Nikita Mikhalkov  ·    Oblomov  (fotogramma)   ·1979 
Nikita Mikhalkov · Oblomov (fotogramma) ·1979

Lo sguardo ad un sogno mai speso, arreso a non prendervi parte. Al riparo, dallo specchio e dall’ombra. © Graziano Spinosi

Quando sognamo, la nostra anima vive, agisce, esercita tutte le facoltà, né più né meno di quando veglia; solo più mollemente e oscuramente, non però nel senso che la differenza tra i due stati sia quella che separa il buio dal vivo chiarore, ma piuttosto quella che separa il buio dall’ombra: nel primo essa dorme, nel secondo sonnecchia, più o meno: sono pur sempre tenebre. Vegliamo a occhi aperti e dormiamo a occhi chiusi. Non vedo così chiaro nel sonno; ma, quanto alla veglia, non è mai abbastanza pura e senza nuvole. È vero che il sonno nella sua profondità addormenta talora i sogni. Ma la nostra veglia non è mai tanto lucida da purgare e dissipare fino in fondo le fantasticherie, che sono i sogni di chi veglia, e peggio dei sogni. Montaigne · Saggi


L’ombra di un albero

November 13th, 2008

LAGOSANTO-XI-P-2008

Lagosanto · Novembre 2006

Quisque suos patimur manes

Virgilio · Eneide · VI·743 

LAGOSANTO-XI-2008-01-M      LAGOSANTO-XI-2008-02-M      LAGOSANTO-XI-2008-03-M


Polaroid

November 9th, 2008

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Peter Jones · Polaroid · Anni settanta

Più del tempo, il ricordo trasfigura le cose
fissandone i tratti di un momento passato.

© Graziano Spinosi

L’accadimento prodigioso è la terra. La gioia e il dolore, la guerra e la pace, gli affetti, le stelle, i pensieri, le azioni appartengono alla terra. Essa è l’offerta dell’essere: l’essere abita da sempre l’apparire, ma la terra è il dono atteso dell’ospite. La verità ha accettato l’offerta. In principio, la verità ha voluto la terra, e questa volontà circonda e sorregge ogni volere mortale. Nella vita dell’uomo, la filosofia è un evento insolito: l’uomo vive solitamente nella non verità, attendendo ai problemi della terra. [...] La sollecitudine per la terra, in cui consiste la non verità, si fonda innanzitutto sull’accettazione della terra, compiuta dalla verità dell’essere. Noi possiamo volere qualcosa – la casa, il cibo, l’amore – solo in quanto vogliamo innanzitutto l’orizzonte, all’interno del quale possono comparire le singole cose che vogliamo. Emanuele Severino · Essenza del nichilismo


Ànemos

October 13th, 2008

H-HORENSTEIN-ZEBRA-2006  
Henry Horenstein · Grevy’s Zebra · da Animalia · 2006

Colpisce e sconcerta, oramai, che la
parola animale derivi da anima.

© Graziano Spinosi

Leggere l’animale, sentirlo parlare, richiede una percezione estetica ed ecologica per la quale la psicologia non si è ancora fatta l’occhio e l’orecchio, per la quale non ha ancora trovato parole che non siano semplici moralismi allegorici ma vadano al di là delle metafore dell’essere maialesco, topesco, degli scherzi da scimmia… Una lunga tradizione greca, che va da Pitagora fino a Plutarco e Porfirio, riconosce l’affinità fra l’uomo e la bestia, e, per quanto ci è dato sapere, uno dei tre precetti morali di Eleusi suggeriva appunto di "non essere crudeli con gli animali". Tuttavia questa forma di rispetto per gli animali, propria delle civiltà ebraica e greca, non sembra aver esercitato un’influenza determinante sugli atteggiamenti occidentali successivi. [...] Malgrado l’idea di Plinio, per la quale gli animali sarebbero più cari a Dio dell’uomo stesso, o la concezione di Lucrezio, che considera gli animali più felici e più nobili dell’uomo, e nonostante la popolarità della Terza Georgica di Virgilio, la legge romana conferisce ai padroni di animali lo ‘ius utenti’ e lo ‘ius abutendi’ – una posizione fondata sull’idea stoica secondo la quale gli animali sarebbero privi di ragione. James Hillman · Animali del sogno