Benozzo

May 17th, 2013

BENOZZO-GOZZOLI-AUTORITRATTO-1469-52-M

Benozzo Gozzoli · Autoritratto · Da Viaggio dei Magi · 1459-62 · Palazzo Medici Riccardi · Firenze

Io, coi dotti e non dotti, loderò quelli visi quali come scolpiti parranno uscire fuori della tavola, e biasimerò quelli visi in quali vegga arte niuna altra che solo forse nel disegno. Vorrei io un buono disegno ad una buona composizione bene essere colorato. Così adunque in prima studino circa i lumi e circa all’ombre, e pongano mente come quella superficie più che l’altra sia chiara in quale feriscano i razzi del lume, e come, dove manca la forza del lume, quel medesimo colore diventa fusco. E notino che sempre contro al lume dall’altra parte corrisponda l’ombra, tale che in corpo niuno sarà parte alcuna luminata, a cui non sia altra parte diversa oscura. Ma quanto ad imitare il chiarore col bianco e l’ombra col nero, ammonisco molto abbino studio a conoscere distinte superficie, quanto ciascuna sia coperta di lume o d’ombra. Questo assai da te comprenderai dalla natura; e quando bene le conoscerai, ivi con molta avarizia, dove bisogni, comincerai a porvi il bianco, e subito contrario ove bisogni il nero, però che con questo bilanciare il bianco col nero molto si scorge quanto le cose si rilievino. E così pure con avarizia a poco a poco seguirai acrescendo più bianco e più nero quanto basti. E saratti a ciò conoscere buono giudice lo specchio, né so come le cose ben dipinte molto abbino nello specchio grazia: cosa maravigliosa come ogni vizio della pittura si manifesti diforme nello specchio. Adunque le cose prese dalla natura si emendino collo specchio.

Leon Battista Alberti · De Pictura · Libro II


Rosalba

May 16th, 2013

ROSALBA-CARRIERA-AUTORITRATTO-INVERNO-1730-M

Rosalba Carriera · Autoritratto ( inverno ) · 1730 · Gemäldegalerie Alte Meister · Dresden

Fare un colore azzurro

Raccolgasi in estate gran quantità di fiori turchini, che nascono tra le biade, prendete le sole foglie gettando quelle che non siano turchine: dopo mettasi in acqua tiepida polvere d’allume; e mettasi di quest’acqua in un mortaio ponendovi dentro i fiori politi, e si pestino fintantoché tutto sia disfatto, e ridotto in modo che facilmente si possa spremere il sugo che preparate per una tela nuova sopra un vaso di vetro dove prima avrete acqua di gomma arabica assai bianca, ed avrete il colore desiderato che imiterà l’oltremarino. Meno allume che vi si metterà più il colore sarà bello.

Rosalba Carriera · Maniere diverse per formare i colori

Bisogna saper ascoltare cosa ci dice un pomodoro messo sul tagliere, così come si deve prestare attenzione a un essere vivente. Chi non è in grado di ascoltare non può ricavare il meglio da nessun prodotto. E questo non capita solo in cucina, ma nella vita.
La memoria è preziosa nel mio lavoro. Perché la cucina è un racconto, è una parte di memoria che rivive in una creazione. Se non possiedi la conoscenza delle radici di un piatto, se non guardi a come è nato e proprio perché in quel territorio, se non ti appassioni a come è cambiato nei secoli, rischi di eseguire meccanicamente una ricetta. Il risultato non sarà altro che un assemblaggio di materie prime a cui non è riuscita ad arrivare l’eredità della tradizione, con tutte le emozioni che ne discendono.

Heinz Beck · L’ingrediente segreto

Acqua distillata · Da Deladelmur


Edvard

May 15th, 2013

EDVARD-MUNCH-AUTORITRATTO-CON-SIGARETTA-1895-M

Edvard Munch · Autoritratto con sigaretta · 1895 · Nasjonalgalleriet · Oslo

Io sono come il sonnambulo che cammina lungo il crinale di un tetto – a passi sicuri e con calma lui cammina senza vedere senza udire. Ma qualcuno lo assale con urla – via via sempre più forti – si risveglia e piomba giù dal tetto – al di fuori dei suoi sogni. Non fatemi questo – non questo – io serenamente cammino dentro ai sogni che sono la mia vita – soltanto così posso vivere.
Così come Leonardo da Vinci ha studiato gli abissi del corpo umano e ha dissezionato cadaveri, io mi sforzo di dissezionare anime. Lui si trovò costretto a redigere le sue scoperte in scritti leggibili soltanto con uno specchio, perché a quel tempo era proibito dissezionare corpi umani. Si direbbe che oggi la dissezione dei fenomeni dell’anima sia considerata in modo analogo, come ripugnante, sciocca e indecente.

Edward Munch · Frammenti sull’arte


Jean

May 14th, 2013

JEAN-A-D-INGRES-AUTORITRATTO-24-ANNI-1804-M

Jean-Auguste-Dominique Ingres · Autoritratto all’età di ventiquattro anni · 1804 · Museo Condé · Chantilly

I pittori sbagliano molto quando nei quadri impiegano sconsideratamente troppo bianco, che poi devono smorzare e diluire. Diceva Tiziano che c’era da augurarsi che il bianco costasse caro come l’oltremare, e Zeusi, che era il Tiziano antico, rimproverava chi non sapeva quanto sia nocivo l’eccesso in questo caso. Niente è bianco nei corpi animati, niente è totalmente bianco. Bisogna dare salute alla forma.
Il cielo sembrava geloso della terra quando ha rapito così presto Raffaello e Mozart.
 

Jean-Auguste-Dominique Ingres · Pensieri sull’arte

Dieci per Elio Pagliarani · Da Nazione indiana


Tiziano

May 14th, 2013

TIZIANO-VECELLIO-AUTORITRATTO-1565-66-M

Tiziano Vecellio · Autoritratto · 1565-66 · Museo del Prado · Madrid

La qualità di staccare gli oggetti in pittura, che per molti è tanto importante, non era tra quelle su cui Tiziano, peraltro il colorista più grande di tutti, aveva fissato maggiormente l’attenzione. Solo certi minori l’hanno considerata il pregio essenziale della pittura; e così pensa quel branco di amatori che invariabilmente appaiono soddisfatti e incantati quando vedono in un quadro una figura e dicono: sembra di poterle girare intorno! Tiziano è il colore vero, la natura senza eccessi, senza bagliori forzati. La naturalezza, la totale mancanza di affettazione dei ritratti di Tiziano ci incute un istintivo rispetto. La nobiltà sembra innata.

Jean-Auguste-Dominique Ingres · Pensieri sull’arte

Tiziano · Scuderie del Quirinale

Tutti i colori di Tiziano · Da Arte.rai


Giorgio

May 4th, 2013

GIORGIO MORANDI AUTORITRATTO 1924

Giorgio Morandi · Autoritratto · 1924 · Galleria degli Uffizi · Firenze

Anche gli oggetti portano i segni della resistenza al tempo. Nello studio di via Fondazza, a Bologna, Morandi raduna recipienti e barattoli, li accudisce, pietosamente li sfiora con la mano. Dipinge e ridipinge questi oggetti,  proprio come fa il tempo, affidandoli alla quiete temperata della tela. Il quadro diventa così la rappresentazione di un tempo isolato dal tempo, un nascondiglio di reperti che riflettono un nuovo chiarore, conseguenza d’una difesa possibile. Graziano Spinosi

©

Morandi sotterrava legati da spago i pennelli usati, quei pennelli che erano stati carichi di bruni e di terre ritornavano alla terra: una sepoltura di resti. Come con i resti dei colori grattati dai quadri non riusciti dipingevadi prima’ nuovi quadri attraverso poltiglie accumulate da resti. Nessuna tavolozza avrebbe creato magicamente e alchemicamente tali impasti. D’altronde tutte le nature morte sono resti di povere cose che vengono da lontano, da una memoria quotidiana altra, ad eccezione dei paesaggi in quanto Morandi non possedeva il senso aptico cézanniano ma li guardava, li possedeva attraverso il cannocchiale per poterli avvicinare, comporre e metterli in posa come una natura morta, una natura che è morta. Natura morta quasi dada, secca, dura. Morandi afferra una bottiglia, risceglie un oggetto e ne vernicia direttamente metà, metà tondo, solo un pezzo, un lato, con un colore sabbioso (bianco), antico (rosa), atmosferico (celeste). Ricompone gli oggetti già dipinti, sceglie l’alzo zero, l’orizzonte, il punto di possesso, di vista e li ricopia inarrivabilmente… Era già arte la stessa composizione? L’arte, si sa è la nascosta interpretazione poetica dell’oggetto, l’arte è oltre l’oggetto, ma è anche riconferma e riproduzione della stessa produzione dell’oggetto. Un oggetto spaesato, metafisico, fuori dal tempo. Concetto Pozzati · Parola d’artista


Antonello

May 1st, 2013

ANTONELLO-DA-M ESSINA-RITRATTO-D-UOMO-1475-76-M

Antonello da Messina · Ritratto d’uomo (presunto autoritratto) · 1475 ca · National Gallery · London

È più facile ricordare una corsa a piedi nudi dell’infanzia
che le scarpe indossate ieri.

Graziano Spinosi

©

Antonello, dunque: e il suo essere siciliano, come personaggio e come artista; come uomo insomma la cui vita, la cui visione della vita, il cui modo di esprimere nell’arte la vita, sono irreversibilmente condizionati dai luoghi, dagli ambienti e dalle persone tra cui si trova a nascere e a passare l’infanzia, l’adolescenza. Nella comunità alla quale apparteniamo, scrive Antonio Castelli, nel paese dove nasciamo, risiede la nostra nozione del colore; e la nostra misura d’uomo è regolata su un ordine bioetnico delle somiglianze. Sono l’assoluto fisiognomico e l’assoluto cromatico, calati nel crogiuolo della terra natia, a modulare il nostro consistere. I ritratti di Antonello somigliano; sono l’idea stessa, l’archè, della somiglianza. Leonardo Sciascia · Scritti d’arte


Jean

April 28th, 2013

JEAN-DUBUFFET-AUTORITRATTO-1936-M

Jean Dubuffet · Autoritratto · 1936 · Metropolitan Museum of Art · New York

Il volto è un paesaggio
che ha negli occhi il cielo.

Graziano Spinosi

©

Una canzone cantata a squarciagola da una ragazza mentre lava le scale mi commuove maggiormente di qualunque altra di gusto squisito. A me piace ciò che è minimo, persino embrionale, scarsamente modellato, imperfetto, misto. Preferisco i diamanti grezzi, ancora nella matrice. E con i loro difetti.

Mi pare che le categorie fissate dai critici e dagli storici dell’arte siano sempre molto arbitrarie e basate su criteri piuttosto vaghi. Comunque derivano dal punto di vista dell’osservatore e non da quello del creatore. Non è possibile, per la lattuga, ritenere di dover essere classificata fra le insalate.

Rifiuto di possedere qualunque oggetto; voglio vivere in un ambiente vuoto e spoglio, senza legami con chicchessia, come un vagabondo. Nutro avversione per la proprietà e la stabilità.

Jean Dubuffet · Prospectus

Sculture d’ombra · Da Squilibri


Salvatore

April 27th, 2013

SALVATOR-ROSA-AUTORITRATTO-1645-M

Salvator Rosa · Autoritratto · 1645 ca · National Gallery · London

Quando si tratta di politica o di morale
il torto è sempre di qualcun altro.

Graziano Spinosi

©

Smisuratamente male andavan le cose nel regno di Napoli. E tanto bene lo travagliarono, che, non ostante il privilegio giurato da Carlo V che né egli né i successori metterebbero tasse su ‘l regno senza il beneplacito della Chiesa e, ove il facessero, il popolo fosse nel suo buon diritto di contrastare con le armi, nessun viceré se ne tornava senza aver imposto sempre nuove tasse e sempre più ingorde. Ma la gente non avea letti ove dormire, e  disperdeasi pe’ boschi. Pure alle rimostranze fu risposto: Vendano la carne delle mogli e delle figliuole, e paghino! Perché denaro si voleva a saldar le piaghe delle guerre vecchie e nuove, denaro a empier i ventri dei ministri e delle lor meretrici. Se la vil plebe muore di fame, che fa? Chiedevasi un altro milione: furon tassate le frutta, le frutta che esuberanti produce quella terra beata quasi unico nutrimento a migliaia de’ figli suoi. Che cotesto barbaro governo dovesse puzzare a Salvatore, credo che il sappia ogni gentile spirito il quale abbia trascorso pure in fretta le satire di lui. Quando la domenica del 7 luglio 1647 il contadino di Pozzuoli gittò i fichi dalle ceste e pestolli a terra prima che pagar la gabella, Masaniello pescivendolo d’Amalfi si fece avanti gridando:  Via la gabella de’ frutti! Per dio sì ch’io aggiusterò questa cosa! La vil plebe gli trasse dietro verso il palazzo reale e il nobile viceré riparò tra i frati di San Luigi e, disarmate dal popolo le soldatesche, mandò a Masaniello la carta del privilegio di Carlo V. Il popolo dichiarò non voler sapere d’accordi finché tutto il regno non fosse sgravato di tutte le gabelle imposte contro il privilegio.

Giosuè Carducci · Vita di Salvator Rosa

a Maria Lai · Da Gli occhi di Blimunda


Yves

March 18th, 2013

YVES-KLEIN-1961 
Yves Klein · Autoritratto · 1961

Per tutta la loro esistenza gli animali misurano distanze, temperature, forze e grandezze. Anche le piante posseggono un’attitudine analoga, rivolta anzitutto all’assorbimento della luce. Il comportamento delle specie viventi muove da un istinto innato e primordiale, che consente a ciascun essere di orientarsi, vivere e prosperare. Gli esseri umani, quando vengono alla luce, sono guidati dallo stesso impulso: la loro unità di misura è il palmo di una mano, il corpo con la sua proporzione. In seguito, nell’età adulta, agli strumenti di misurazione dei sensi s’aggiungono criteri più avanzati. L’attenzione al tempo geografico è soppiantata dall’orologio, la curiosità dall’impazienza, il dubbio dalla persuasione. L’unità di misura non è più il corpo, ma uno smisurato ordine di grandezza individuale. L’intelligenza umana, evolvendosi, sembra dimenticare il segreto dell’origine. Ai poeti il compito di preservarlo. Graziano Spinosi

©

In effetti, i fisici tendono a diventare mistici. Quando arrivano al fondo della materia, trovano ancora qualcosa, senza sapere che cosa sia. Henri Laborit · Conversazioni con Henri Laborit · Elèuthera

—ŸŸ Paolo Nori · Velimir Chlebnikov


Futuro

January 13th, 2013

Rispetto al futuro ci collochiamo come individui mortali, affettivi, con legami personali, come ricercatori o militanti, ma sono anche concepibili molte altre posizioni e ogni individuo può occuparne diverse simultaneamente. Ci collochiamo anche, e ciò non ha minore importanza, come esseri già implicati nel tempo, cioè in modo diverso a seconda che siamo giovani o vecchi: l’attesa, la speranza, l’impazienza, il desiderio o il timore non rimangono gli stessi nelle differenti età della vita.  Marc Augé · Futuro · Bollati Boringhieri


Lo sguardo di Michelangelo

December 31st, 2012

Michelangelo Antonioni · Lo sguardo di Michelangelo · 2004


Il silenzio delle sirene

November 25th, 2012

Per dimostrare  che anche mezzi inadeguati, persino puerili, possono servire alla salvezza.
Per difendersi dalle Sirene, Odisseo si tappò le orecchie con la cera e si lasciò incatenare all’albero maestro. Naturalmente tutti i viaggiatori avrebbero potuto fare da sempre qualcosa di simile, eccetto quelli che le Sirene avevano già sedotto da lontano, ma era risaputo in tutto il mondo che era impossibile che questo potesse servire. Il canto delle Sirene penetrava dappertutto e la passione dei sedotti avrebbe spezzato ben più che catene e albero. Odisseo non ci pensò, benché forse lo sapesse. Confidava pienamente in quel poco di cera e in quel fascio di catene, e, con innocente gioia per i suoi mezzucci, andò direttamente incontro alle Sirene. Ora, le Sirene hanno un’arma ancora più terribile del canto, cioè il silenzio. Non è certamente accaduto, ma potrebbe essere che qualcuno si sia salvato dal loro canto, ma non certo dal loro silenzio. Al sentimento di averle sconfitte con la propria forza, al conseguente orgoglio che travolge ogni cosa, nessun mortale può resistere.
E, in effetti, quando Odisseo arrivò, le potenti cantatrici non cantarono, sia che credessero che solo il silenzio potesse vincere quell’avversario, sia che, alla vista della beatitudine nel volto di Odisseo, che non pensava ad altro che a cere e a catene, si dimenticassero proprio di cantare. Ma Odisseo tuttavia, per così dire, non udì il loro silenzio, e credette che cantassero e di essere lui solo protetto dall’udirle. Di sfuggita vide sulle prime il movimento dei loro colli, il respiro profondo, gli occhi pieni di lacrime, le bocche socchiuse, ma credette che questo facesse parte delle arie che non udite risuonavano intorno a lui. Ma tutto ciò sfiorò appena il suo sguardo fisso nella lontananza, le Sirene sparirono davanti alla sua risolutezza e, proprio quando era più vicino a loro, non seppe più niente di loro. Quelle – più belle che mai – si stirarono e si girarono, fecero agitare al vento i loro tremendi capelli sciolti e tesero le unghie sulle rocce. Non volevano più sedurre, volevano solo carpire il più a lungo possibile lo sguardo dei grandi occhi di Odisseo. Se le Sirene avessero coscienza, quella volta sarebbero state annientate. Ma sopravvissero, e solo Odisseo sfuggì a loro. A questo punto, si tramanda ancora un’appendice. Odisseo, si dice, era così astuto, era una tale volpe, che neppure la Parca del destino poteva penetrare nel suo intimo. Egli, benché questo non si possa capire con l’intelletto umano, forse si è realmente accorto che le Sirene tacevano e ha, per così dire, solo opposto come scudo a loro e agli dei la suddetta finzione.

Franz Kafka · Il silenzio delle sirene, 1917 · Da Racconti


Amelia

October 27th, 2012

La La La Human Steps · Amelia (versione integrale) · 2002


La verità intorno a Sancio Panza

October 25th, 2012

Nel corso degli anni, durante le ore della sera e della notte, Sancio Panza, che però non se ne è mai vantato, procurò al suo diavolo, cui diede in seguito il nome di Don Chisciotte, una quantità di romanzi di cavalleria e di brigantaggio e riuscì ad allontanarlo da sé in maniera che questi, privo di controllo, compì le più matte gesta, le quali però, in mancanza d’ogni oggetto prestabilito –che avrebbe dovuto essere appunto Sancio Panza–, non fecero del male a nessuno. Da uomo libero Sancio, imperturbabile e forse animato da un certo senso di responsabilità, seguì Don Chisciotte nelle sue scorribande e ne ricavò, sino alla sua fine, un grande e utile divertimento.

Franz Kafka · La verità intorno a Sancio Panza, 1917
Da
Racconti


Bianco

October 3rd, 2012

P-ZELANO-RAGS

Patrizia Zelano · Rags · 2010

C’erano nel bianco riverberi di bianco, che spumeggiando rotolavano su una distesa bianca, il cielo, sopra, era bianco, un cielo perso nella luce che lo abbagliava di bianco, è assenza, mi dicevo, è vuoto d’assenza, ma era un bianco che innevava i pensieri, un abisso di bianco che cancellava ogni cosa, a guardare bene anche il fondo del bianco, il suo incavo, il suo riflesso erano bianchi, è il silenzio, mi dicevo, il silenzio dell’origine, o della fine, ma era solo un immenso lenzuolo bianco, sotto cui dormivano bianche moltitudini, qua e là s’affacciavano parvenze vestite di bianco, disfatte subito nel bianco, s’affacciavano simulacri imbiancati, smarriti nei loro bianchi pensieri, è il nulla, mi dicevo, il bianco del nulla, ma era soltanto un sogno di bianco che generava bianco, così quando fui sveglio guardai a lungo, di là dalla finestra, la luna, che quella notta era bellissima e bianca. Antonio Prete · Metamorfosi del bianco, da Menhir · Donzelli


Saba

September 29th, 2012

SABA

44°4′0″N  12°27′0″E

Si ritiene che il tempo di per sé favorisca la manifestazione dell’essenza delle cose. Perciò i giapponesi vedono un fascino particolare nelle tracce dell’età. Essi sono attratti dal colore iscurito del legno vecchio, dal muschio che copre la pietra o persino dall’usura, dai segni lasciati da molte mani sul bordo di un quadro. Questi segni di antichità vengono chiamati col termine ‘saba’, che alla lettera significa ‘ruggine’. La saba, quindi, è la ruggine autentica, il fascino dell’antichità, il marchio del tempo. Un elemento della bellezza come la saba incarna il legame tra l’arte e la natura. Andrej Tarkovskij · Scolpire il tempo · Ubulibri

Leonard Koren · Wabi-Sabi


Bianco Vermeer

September 26th, 2012
VERMEER DONNA CHE SCRIVE UNA LETTERA
Jan Vermeer · Donna che scrive una lettera · 1665 · National Gallery of Art · Washington

Bianco Vermeer
di
Massimo Pulini

Come una lampadina vista tra le lacrime
Silvio D’Arzo

Le case sono grandi strumenti ottici.
L’insonnia protrattasi fino all’alba predispone il pensiero verso questa analogia. Fermo nel letto ammiro la forza permeante del sole, ancor prima del suo apparire all’orizzonte, in quella fase in cui il barlume avanza dentro le scatole dell’uomo come un alito che senza fretta deterge le cose dalla ganga dell’ombra. Io stesso sono nella soluzione di sviluppo ed emergo dal buio che fino a poco fa possedeva tutta la mia forma. Poi un primo fascio di luce diretta colpisce un punto bianco del soffitto, varcando la soglia di una finestra che svolge un ruolo di filtro. Attraverso il cristallino si distribuisce allora un chiarore più acuto e vibrato nella camera oscura e anche le stanze senza finestre vengono raggiunte dal riverbero insinuante di quella potenza silenziosa e intangibile. I raggi sono tentacoli che dal soffitto discendono a terra, frugando la preda nella tana. Monete bianche sul muro, che aumentano di numero e valore facendosi strada tra le foglie della bignonia. Sembra di comprendere meglio anche il bianco di Johannes Vermeer stamane, quel colore che non resta fermo nel suo perimetro, nella tarsia assegnatagli. Una componente prismatica che irradia e risucchia come un abisso di assoluto. Dipinti che ragionano sul lume e sull’eco rifrattivo di stanze e pareti, di oggetti e presenze. Dipinti che fanno del bianco un diapason intorno al quale si intonano alti gli scalini delle altre tinte, i terrazzamenti che alludono alle forme. La superficie abbacinata di un foglio di carta, lo specchio convesso di una brocca, lo smeriglio di una finestra, la pupilla di un occhio sono i cardini cromatici estremi dai quali sgorga una supremazia del colore sul dettaglio. La leggera ma percepibile espansione luminosa che ogni tinta svolge entro il campo che le pertiene, sancisce una vittoria della luce, che è riuscita ad eliminare ogni particolare successivo, chiosando perentoriamente la visione



Rinascenza

September 21st, 2012

Nulla ci appartiene veramente in questo mondo, fuorché la nostra vita; ma tutta la morale si fonda poi sul fatto che la nostra vita non ci appartiene affatto, che non possiamo disporne come vogliamo. Un errore nella direzione nel pilotaggio della nostra vita o nel modo del suo impiego è di fatto una colpa; ne dobbiamo rispondere. Che abbiamo fatto della nostra vita, di questo assoluto? Perché non l’abbiamo sollevata dal relativo? […] Concetto della Rinascenza (e dell’umanesimo stesso) come una dissacrazione del reale, del mondo obiettivo, e come una nuova consacrazione mediante questa stessa dissacrazione. Andrea Emo · Quaderni di metafisica

Gabriele Centazzo · Per un nuovo Rinascimento italiano


Pagine

January 8th, 2012

Scrivere pagine e pagine, riempirle di pietre, d’erba, di boschi, di cieli, di movimenti di gente per strada, di voci, di case, di passato, di presente, di quadri di statue, di fiumi e di onde e di bicchieri s di vasi e di bianco gesso nel mio atelier e di nuvole, bambino che dorme nella libertà. 

Alberto Giacometti · Scritti · Abscondita


Il signore delle mosche

January 1st, 2012

 

Peter Brook · Il signore delle mosche · 1963

Le guerre muovono da un bisogno di eternizzazione, individuale o di popolo, che spesso prescinde dalle contingenze geopolitiche, economiche o religiose: ragioni che sembrano pretesti sotto cui nascondere l’angoscia della perdita, l’urgenza di negarla. È inquietante osservare come la paura della morte possa condurre alla guerra. Al pari di altri inconvenienti genetici, come quello riproduttivo o quello di conservazione, la guerra è scritta nel sangue. La sola guerra che si dovrebbe combattere è quella che ciascuno porta dentro come una malattia latente. Graziano Spinosi

©

Impariamo dunque a vivere, e morire da saggi, riconoscendo tranquilli nella morte la fine naturale dell’esser nostro, e senza più inebriarci coi narcotici dell’angelo-demonologia. […] Liberato dai fantasmi di un’altra vita, l’uomo sarà meglio consigliato ad astenersi dal tiranneggiare il suo simile, e a non tollerare l’altrui tirannide; meglio trarrà partito dal tempo, non comprerà più indulgenze per l’altro mondo, non adulerà più i potenti, non bacerà più mano o piede a sacerdoti, non farà più vani sacrifici, ma non rifiuterà di farne di veri e umanitari. […] Tranne alcune ragioni fisiologiche, tutto quanto scrisse Lucrezio contro alla credenza all’immortalità sta benissimo detto anche ai giorni nostri. Ludwig Feuerbach · La morte e l’immortalità


Cinque meditazioni sulla bellezza

December 18th, 2011

Quando si dice che c’è una bella luce, è perché fa brillare le cose che illumina: un cielo più azzurro, gli alberi più verdi, i fiori più iridescenti, le pareti più dorate, i volti più splendenti. La luce è bella solo se trova un luogo in cui incarnarsi. È attraverso le vetrate o gli arcobaleni che è possibile ammirare meglio la bellezza della luce. E lo stesso discorso vale per il tramonto. Un tramonto accade sempre da qualche parte: sul mare, in pianura, vicino a una montagna. In quest’ultimo caso, non è difficile immaginare gli elementi principali del paesaggio: la sommità principale circondata dalle alture secondarie, le rocce cosparse di vegetazione, le nuvole che gravitano vicine o in lontananza all’orizzonte, gli uccelli che volteggiano nella nebbia montana, e così via. Tutto questo, circonfuso dell’estremo chiarore del giorno, compone una scena toccante. La bellezza del tramonto è esattamente nell’incontro di questi elementi. E un incontro costituisce qualcosa di più di una mera somma di elementi. Come una melodia, non è riducibile in alcun modo a un ammasso di note ma è costituita dalla consonanza di esse – <<cerco le note che si amano>>, soleva dire ..

François Cheng · Cinque meditazioni sulla bellezza · Bollati Boringhieri


Nidificare

October 7th, 2011

M ABAKANOWICZ EMBRIOLOGY
Magdalena Abakanowicz · Embryology · 1978-80

Per alcune specie animali la casa è unita al corpo, mentre per altre è necessaria la sua edificazione. Le case naturali sono meravigliosi esempi di mimetismo, forma e funzione: lo spazio è connaturato alle creature che vi abitano, senza alcuno spreco di materiali e volumi. L’architettura degli uomini spesso dimentica quella degli alberi, l’intelligenza delle foglie. Graziano Spinosi

©

L’uomo è legato alla casa da catene invisibili. Forse la casa non è qualcosa di cresciuto assieme a lui come nel caso della chiocciola o del mollusco, ma di sicuro per l’uomo la casa è una base. Perfino quando non ha una casa e va in rovina, quella sua rovina si misura con la casa che non ha. È una costruzione interiore, che anche gli uccelli hanno nei loro nidi. Anche quando sul ramo o sotto un tetto il nido non c’è, l’uccello ce l’ha in testa. Porta quell’immagine perché conosce l’architettura del nido. Non gli serve vedere come si costruisce. Lo stesso è per gli uomini, per i fortunati che hanno un tetto sulla testa, ma anche per quelli che non ce l’hanno. Le scene più grandi della loro vita sono le case, all’inizio le caverne, ora i grattacieli, o le magioni circondate da terreni. Lì si creano i miti, i drammi di famiglia. Il fatto che questo avvenga anche nei pensieri di chi non ha casa conferma la serietà di quel legame. Emir Kusturica · Dove sono in questa storia

Emily Grundon · Nonspace


Controra

September 24th, 2011

CONTRORA 
Isola di Skiathos · Settembre 2011

La scena è del sole. L’aria bianca compatta il paesaggio in un catino di piccole voci. Una vertigine lenta placa la forma dei corpi. Solamente l’uva dispensa iridescenza dai suoi grani. A terra, nell’ombra del cortile, la riga gialla dei meloni. Graziano Spinosi

©

Ieri notte i bambini non hanno dormito. Avevano rinchiuso un mucchio di cicale nella scatola delle matite, e sotto il loro cuscino le cicale cantavano una canzone che i ragazzi conoscevano da sempre e dimenticavano al sorgere del sole. Ghiannis Ritsos · Da Sogno di un meriggio d’estate


Lo specchio d’acqua

August 28th, 2011

OFELIA PAZZA

Giuseppe Rapisardi · Ofelia pazza (p) · 1865 · Museo di Castel Ursino · Catania

Allunga il passo poi corre. Lo specchio d’acqua sotto il ponte riflette il suo profilo. Da quanto tempo non la incontravo. La ricordo nel cortile della scuola, smunta come un gatto, le braccia chiuse per il freddo. M’immergo adagio nell’acqua senza temperatura. Sulla riva del fiume ci sono alcuni animali che saltano. Avanzo verso il branco. Saltano da fermi, sempre più in alto, rallentando la velocità dopo ogni slancio. Due cani bianchi m’invitano a raggiungere il gruppo. Esco dall’acqua e salto insieme a loro, in una vivace assenza di peso. I miei salti sono in sincronia con quelli di un asino dalla bassa statura: alla sommità di ogni salto ci scambiamo sorrisi d’allegria. Altri uomini e animali ci raggiungono, saltiamo tutti insieme, a corpo libero, calamitati dal cielo. D’improvviso un vento caldo arresta il gioco. L’aria è diventata gialla, non si può più saltare. Mi sveglio deluso, ma il sogno è stato bello: nei sogni non esiste un luogo per ogni cosa, ogni cosa è nell’adesso. Graziano Spinosi

©

Non datemi nulla
di fisso, di stabile, di statico.
Non datemi l’infinito e l’eterno:
niente infinito, niente eternità.
Datemi il fermo, bianco fermento,
l’incandescenza e il gelo
del momento incarnato:
il momento, il vivo d’ogni mutamento
e rapidità  e opposizione:
il momento, il presente immediato,
l’Adesso.

Thomas Stearns Eliot


Muda

August 25th, 2011

MUDA

Carole A. Feuerman · Moran (p) · Resina policromata · 2008

Il somersault non ti è piaciuto?
Non sei entrato diritto, la schiena ha curvato il peso.
Non è facile oltrepassare il vuoto.
Nel rovesciato hai mancato il tempo, l’avvitamento va migliorato.
La gravità preme sul corpo, il respiro mi scotta il volto.
Chiudi gli occhi nell’affondo, pori aperti nel ritorno.

Graziano Spinosi
a  D.M.

©

.. vivere significa: mutarsi nell’infinito.
Chi al vecchio si aggrappa, non diventa vecchio.
Così decisi di agire subito
e l’acqua non mi parve più fredda.

Le mie braccia si allungarono in ampie pinne
verdi squame mi crebbero lentamente;
quando l’acqua mi ebbe chiuso anche la bocca,
m’ero adattato al nuovo elemento.

Mi lascio scivolare pigramente per oscure profondità,
e non sento né onde né vento
ma ora temo i luoghi asciutti
e che un giorno l’acqua di nuovo scorra via.

Poiché ridiventare uomo
quando da tempo non lo si è più,
è difficile per uno come noi in questo mondo
ché l’esser uomo troppo facilmente si scorda.

Günter Kunert · Ricordo di un pianeta · Einaudi


Ante rem

August 24th, 2011

BILL VIOLA DEPARTING ANGEL

Bill Viola · Five Angels for the Millennium · Departing Angel · 2001

Cominciò disabituandosi agli orologi. Col tempo, poi, si liberò di quanto non era più indispensabile. Abbandonò le abitudini che avevano scandito sempre le sue giornate. Riuscì a dimenticare il significato di molte parole, l’armonia dei numeri, e imparò nuovamente a nuotare. Graziano Spinosi

©

Le condizioni di quando la vita non era ancora uscita dagli oceani non sono molto mutate per le cellule del corpo umano, bagnate dall’onda primordiale che continua a scorrere nelle arterie. Il nostro sangue infatti ha una composizione chimica analoga a quella del mare delle origini, da cui le prime cellule viventi e i primi esseri pluricellulari traevano l’ossigeno e gli altri elementi necessari alla vita. Con l’evoluzione d’organismi più complessi, il problema di mantenere il massimo numero di cellule a contatto con l’ambiente liquido non poté più essere risolto semplicemente attraverso l’espansione della superficie esterna: si trovarono avvantaggiati gli organismi dotati di strutture cave, all’interno delle quali l’acqua marina poteva fluire. Ma fu solo con la ramificazione di queste cavità in un sistema di circolazione sanguigna che la distribuzione dell’ossigeno venne garantita all’insieme delle cellule, rendendo così possibile la vita terrestre. Il mare in cui un tempo gli esseri viventi erano immersi, ora è racchiuso entro i loro corpi. Italo Calvino · Il sangue, il mare


Nostos

August 7th, 2011

MAR EGEO

Mar Egeo

Quando non si vede più terraferma, per mare, l’orizzonte è una linea circolare senza principio né fine. Si tratta di spazio, ma la suggestione è quella onirica del tempo sospeso. Proseguendo con la navigazione si ha l’impressione di attraversare il vuoto; l’assenza di punti noti rende tutto immateriale, come se il silenzio scavasse i corpi fino a occuparli. Poi di nuovo la terraferma, un’altra, forse la sola terraferma che abbia mai conosciuto: i Greci chiamano fàros il faro e mamà la madre. Da loro ho imparato anche sigà sigà: piano piano, con più calma. Graziano Spinosi

©

Posso anche essere libero dinanzi al potere della morte. Certo, non potrò mai liberarmi dal pensiero che la morte segue i miei passi, e tanto meno negare la sua realtà. Ma posso ridurre la minaccia fino ad annullarla non ancorando la mia vita a punti d’appoggio tanto precari come il tempo e la fama. Non è invece in mio potere restare costantemente rivolto verso il mare e confrontare la sua libertà con la mia. Verrà il tempo in cui dovrò volgermi verso la terra e affrontare gli organizzatori della mia oppressione. Sarò allora costretto a riconoscere che l’uomo dà alla propria vita delle forme che, almeno in apparenza, sono più forti di lui. Con tutta la mia libertà appena conquistata non mi è possibile spezzarle, posso solo lamentarmi sotto il loro peso. Posso però distinguere, tra le richieste che pesano sull’uomo, quali sono irragionevoli e quali sono ineludibili. Un tipo di libertà, mi rendo conto, è perduto per sempre o per lungo tempo. Parlo di quella libertà che deriva dal privilegio d’essere padrone del proprio elemento. Il pesce ha il suo elemento, l’uccello ha il suo, l’animale di terra il suo. L’uomo invece si muove in questi elementi correndo tutti i rischi dell’intruso. Ancora Thoreau aveva la foresta di Walden, ma dov’è adesso la foresta in cui l’uomo possa dimostrare che è possibile vivere in libertà, al di fuori delle forme irrigidite della società? Sono costretto a rispondere: in nessun luogo. Se voglio vivere in libertà, dev’essere -per ora- all’interno di queste forme. Il mondo è dunque più forte di me. Al suo potere non ho altro da opporre che me stesso -il che, d’altra parte, non è poco. Finché infatti non mi lascio sopraffare, sono anch’io una potenza. E la mia potenza è temibile finché ho il potere delle mie parole da opporre a quello del mondo, perché chi costruisce prigioni s’esprime meno bene di chi costruisce la libertà. Ma la mia potenza sarà illimitata il giorno in cui avrò solo il mio silenzio per difendere la mia inviolabilità, perché non esiste ascia capace d’intaccare un silenzio vivente. Stig Dagerman · Il nostro bisogno di consolazione