Disabitare

25 agosto 2016

DISABITARE-CONTRADA--DEI-NOBILI-5

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C’è una casa che non sta bene. È vecchia, i secoli l’hanno indebolita. Qualche volta si possono udire delle voci che escono dalle fessure dei suoi muri e si disperdono lungo gli angoli delle contrade. Cercano riparo in un’abitazione più sicura, o sottoterra, dentro qualche grotta di tufo. Ma le altre case sono chiuse e le grotte di tufo sigillate da pesanti porte di ferro. Se un terremoto colpisse questa casa, in apparenza abbandonata, nel crollo morirebbe anche l’incorporeo che qui dimora. © Graziano Spinosi

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Eugenio

10 agosto 2016

EUGENIO

Eugenio

2 settembre 2015 | 8 agosto 2016

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Currenti Calamo | 2

6 agosto 2016

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Chi aspetta lungo la riva del fiume il cadavere del suo nemico, sarebbe bene che  muovesse il culo e si gettasse per salvarlo.
Nell’antico Giappone il nemico si umiliava digiunando.

© Graziano Spinosi


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Currenti Calamo | 1

5 agosto 2016

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Il 21 giugno andato ho scritto un messaggio augurale a una giovane donna, un contatto di Facebook, in occasione del suo compleanno. Sei nata con l’estate: anni luce di stelle per te. Nessuna risposta. Qualche giorno dopo ho digitato anni luce di stelle per te su Google, per verificare che questa fantasia di associare il tempo alla luce delle stelle non fosse già venuta in mente a qualcun altro: nessuna corrispondenza. Il mio testo non celava alcun sottotesto: uno di quei casi in cui le parole afferiscono solamente al loro significato. Eppure, nonostante la buona volontà semantica, il mio auspicio deve aver condotto la festeggiata verso un piccolo equivoco. Mi dispiace. Le incomprensioni, implicite nelle relazioni umane, su Facebook divengono efferate.  D’altro canto non si dovrebbe dimenticare che, se qualcuno non capisce, spesso c’è un altro che si spiega male.
  © Graziano Spinosi
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Dopo

2 agosto 2016

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.Dopo che siamo morti possiamo tornare sulla terra?
E se non ritorniamo, cosa ci siamo venuti a fare?

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Tito Riva
( sette anni )

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Anna

31 luglio 2016

Anna Marchesini · La bella e la bestia

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Amorando

11 luglio 2016

Isola di Favignana · Amorando

Isola di Favignana

Quella di spalle è promessa al picciotto che indossa una maglietta nera, il più alto dei quattro: ha un’aria sorniona che piace alle ragazze. Più tardi, come ogni sera da quando è finita la scuola, il picciotto e quella di spalle percorreranno insieme la strada che conduce al cortile di lei, vicino alla casa circondariale.
Il primo da destra piace a quella di profilo, coi jeans. Anche lui sembra esserne attratto, così la fissa oltre il lampione. Qualche volta agita l’avambraccio sinistro verso l’alto, come per allentare la presa d’un vistoso orologio che gli stringe il polso: racconta di averlo trovato a Punta Sottile, dopo il faro, ma nessuno gli crede. Si dice anche della scappatella con la francese di Scalo Cavallo, dove si fanno i tuffi da otto metri. Quella di profilo, allora, non immagina che la stretta delle sue braccia, il bacio che la stordirà.
La ragazza con i fuseaux neri lacerati sopra il ginocchio andrebbe a genio al secondo da destra, se una volta soltanto si degnasse di rivolgergli lo sguardo. Quando s’incontrano, per lui, è batticuore. Gli basterebbe solo una sbirciata per sapersi innamorato. Da settembre lei frequenterà il liceo classico Leonardo Ximenes di Trapani, mentre lui fa il mozzo da Michele, un tonnaroto che, dopo vent’anni di mattanze, adesso porta i turisti in barca: tredici metri e cinquecento cavalli. Nonostante queste misure, però, nemmeno un’occhiata. È l’unico a guardare in macchina, come in cerca di uno spunto esteriore. Impensabile che possa essere ricambiato, eppure la ragazza con i fuseaux neri tiene in serbo tutte le attenzioni, incluse le sue.
La fimmina che ha lanciato la palla ha le unghie colorate, come la t-shirt del quarto da destra. Sarebbe capitata a lui la sfera rossa che sta tingendo anche l’aria. A lui, ancora, l’invito al viaggio nella caverna. Il quarto, tuttavia, muove da un avverso genoma: debole di carattere e malfermo nelle decisioni. A lei, aderente e ardita, toccherà in sorte un maschio più forte. I siciliani chiamano viaggiu d’amuri  il transito dei tonni che da Gibilterra si spaccano il petto sugli scogli del Mediterraneo per deporre le uova. © Graziano Spinosi

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