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Jean Dubuffet
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L'asino smarrito
(part)
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1959
Un cipresso e la sua riga d'ombra, verso sera.
Trascinare con forza lo spirito fuori dei solchi in cui
abitualmente cammina, trasportarlo in un mondo dove cessano di funzionare i
meccanismi delle abitudini, dove i veli delle abitudini si squarciano, così che
tutto appare carico di significati nuovi, pullulante di echi, di risonanze, di
suoni armonici: questa è l'azione dell'opera d'arte. Scosse da questo urto,
drizzate da questo spaesamento come un porcospino attaccato che mostra tutti i
suoi aculei, tutte le facoltà dello spirito si risvegliano, tutte le sue campane
si mettono a suonare.
Jean Dubuffet
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Prospectus
Jim Dine · Pinocchio · 2006
-Che cosa ci fa nel mio sogno? Dico a lei, se
ne vada. -Vede quelle immagini che ci stanno superando? Vede quei lampi, la riga chiara di vento? Quel cielo che si apre e poi si chiude vorticosamente, lo vede? Guardi la volpe che fugge. Riesce a vedere tutte queste cose? No, non può vederle, queste cose appartengono alla mia memoria, è tutta roba mia. Lei è un un impostore, un bugiardo.
-Niente affatto, queste figure sono tutte mie. C’è un asino bianco. C’è anche uno specchio di mare, col suo sole,
col suo orizzonte. Lo sente
il profumo di questo mare? Non può sentirlo, è un mio ricordo. Lo avevo
perduto ma ora è qui, ancora vivo. Mi dispiace, non c’è posto per due, non c'è
posto mai per due, in un sogno. Si levi di torno,
burattino.
Ma tu non puoi crescere. Perché i burattini non crescono mai, nascono
burattini, vivono burattini, muoiono burattini.
Carmelo Bene ·
Pinocchio · Atto secondo, scena terza
Matthew Barney · New Sun · 2007 Non era la terra a mancare, sott'acqua. Era l'acqua.
Ognuno di noi, ogni essere umano che oggi abiti
il pianeta, reca effettivamente dentro di sé la storia immarcescibile della vita
fin dal momento in cui essa ebbe inizio. È una storia scritta nei tessuti e
nelle ossa, in funzioni e organi, nelle cellule cerebrali e nello spirito, in
tutta una serie di bisogni ed impulsi atavici che attengono tanto al mondo
fisico che a quello psichico. Un tempo, caro lettore, tu ed io eravamo simili ai
pesci e dal mare siamo usciti, strisciando, alla conquista della terraferma nel
cui seno ci troviamo ora. Abbiamo ancora sul corpo i segni del mare e così
quelli del serpente, prima che il serpente diventasse il serpente e noi
diventassimo noi, quando pre-uomo e pre-serpente erano una cosa sola. Un tempo
abbiamo volato nell'aria, un tempo abbiamo vissuto sugli alberi, atterriti dal
buio. Di tutto ciò restano le tracce, incise su ognuno di noi, incise nel nostro
seme, e resteranno finché non avrà fine la nostra vita sulla terra.
Jack London
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Il vagabondo delle stelle
Raúl Corrales · Dal volume Hemingway y Cuba Pensava sempre al mare come a la mar, come lo chiamano in spagnolo quando lo amano. A volte coloro che l'amano ne parlano male, ma sempre come se parlassero di una donna. Alcuni fra i pescatori più giovani, di quelli che usavano i gavitelli come galleggianti per le lenze e avevano le barche a motore, comprate quando il fegato di pescecane rendeva molto, ne parlavano come di el mar al maschile. Ne parlavano come di un rivale o di un luogo o perfino di un nemico. Ma il vecchio lo pensava sempre al femminile e come qualcosa che concedeva o rifiutava grandi favori e se faceva cose strane o malvagie era perché non poteva evitarle. La luna lo fa reagire come una donna, pensò. Ernest Hemingway · Il vecchio e il mare Il mare è la sua infedeltà a noi tutti.
Ante rem Bill Viola · Five Angels for the Millennium · Departing Angel · 2001 Cominciò disabituandosi agli orologi. Col tempo, poi, si liberò di quanto non era più indispensabile. Abbandonò le abitudini che avevano scandito sempre le sue giornate. Riuscì a dimenticare il significato di molte parole, l'armonia dei numeri, e imparò nuovamente a nuotare. Le condizioni di quando la vita non era ancora uscita dagli oceani non sono molto mutate per le cellule del corpo umano, bagnate dall'onda primordiale che continua a scorrere nelle arterie. Il nostro sangue infatti ha una composizione chimica analoga a quella del mare delle origini, da cui le prime cellule viventi e i primi esseri pluricellulari traevano l'ossigeno e gli altri elementi necessari alla vita. Con l'evoluzione d'organismi più complessi, il problema di mantenere il massimo numero di cellule a contatto con l'ambiente liquido non poté più essere risolto semplicemente attraverso l'espansione della superficie esterna: si trovarono avvantaggiati gli organismi dotati di strutture cave, all'interno delle quali l'acqua marina poteva fluire. Ma fu solo con la ramificazione di queste cavità in un sistema di circolazione sanguigna che la distribuzione dell'ossigeno venne garantita all'insieme delle cellule, rendendo così possibile la vita terrestre. Il mare in cui un tempo gli essere viventi erano immersi, ora è racchiuso entro i loro corpi. Italo Calvino · Il sangue, il mare
I limoni Wolfgang Laib · The Five Mountains Not to Climb On · 1984
Ogni domanda è legittima, è la risposta che conta. Il mercato ha spopolato le piazze dove si parlava e deportato in massa la gente nelle case. Quindi ha creato bisogni nuovi, ipnotici, trasformando così gli esseri umani in consumatori (di beni che soddisfano il bisogno del mercato). Per appagare questi bisogni il mercato sfrutta furiosamente ogni risorsa; il mercato distrugge, sembra perfino ignorare che la sua degenerazione ha come conseguenza l'autodistruzione. È grottesco, il mercato. Natura, e stato di natura. Una vita dopo la fine della vita, un'altra vita, finalmente terrestre. Potrebbe cominciare così il racconto di chi decise che era venuto il momento di scrivere la biografia di un albero e dimenticare tutto il resto. Alcuni luoghi visti per la prima volta sembrano conosciuti da sempre. Altri, frequentati abitualmente, all'improvviso diventano estranei. Come le persone. Il desiderio è l'unico inganno credibile.
Ma io non sono mai stato simile a questo! Come
fa a saperlo? Cos’è questo “tu” al quale dovrebbe o non dovrebbe assomigliare?
Dove trovarlo? In quale parametro morfologico o espressivo? Dov’è il suo corpo
di verità? Lei è il solo a non poter vedere altro che un'immagine, non vede mai
i suoi occhi, se non inebetiti dallo sguardo rivolto a uno specchio o a un
obbiettivo;
proprio e soprattutto per il suo corpo lei è condannato all’immaginario.
Roland Barthes
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Barthes di Roland Barthes 8 febbraio 2009 · permalink
Mario Schifano · Ora esatta (part) · 1970 ...l'ora esatta: qualcosa su cui contare. Il momento presente può diventare ostaggio sia del passato sia del futuro. In alcuni casi, il passato eclissa il presente gettando un'ombra su di esso, al punto che il presente può solo limitarsi a confermare quel che già si conosce e aggiungere ben poco. È praticamente annichilito. [...] Anche il futuro può rimuovere il presente, riorganizzandolo in modo tanto rapido e radicale da renderlo effimero e quasi inesistente. Chi propone di accordare un ruolo determinante alle ricostruzioni verbali/narrative a posteriori è esposto a questo rischio, poiché agisce come se la sola realtà psichica rilevante fosse l'espressione verbale dell'esistenza. Daniel N. Stern · Il momento presente
David Byrne ·
Robert Wilson 29 gennaio 2009 · permalink
Primo quarto di luna Giulio Paolini · Palomar · 2006 Quando rifletto sul contemporaneo immagino corpi vicini nello spazio, penso alla contiguità, non al tempo.
Contemporaneo è colui che riceve in
pieno viso
28 gennaio 2009 · permalink
Anish Kapoor · Her Blood · 1998
Ogni viaggio contempla un viaggio parallelo, interiore, talvolta emozionante
o avventuroso quanto
quello geografico. Quando si scruta la terra dall'alto, in volo, ci si ricorda
quasi con stupore che essa appartiene al cielo. Da quel limbo che è l'aeroplano, i
mari mostrano apertamente il loro profilo,
le pianure si distinguono dai rilievi, non si vedono i confini che le guerre
hanno tracciato. Un osservatorio lontano induce a un sentimento di appartenenza
più acceso, la distanza dalle cose attenua il loro fragore. Poi, dopo il volo, a terra, di nuovo l'inganno
dell'apparenza; l'insidia dello
specchio,
la sua arrendevole immaginazione.
Edgar Lee Masters ( Traduzione di Fernanda Pivano ) 25 gennaio 2009 · permalink
Nessuna verità, in amore, è
"Non ci si può mai fidare della natura"
(Jean Baudrillard) soprattutto nelle cose d'amore. Si dà infatti che un corpo
nudo, come natura l'ha fatto, non sia seducente senza l'intervento
dell'artificio in grado di scongiurare la semplice nudità e cancellare la
naturalità di un corpo in sé e per sé insignificante. Senza l'ammiccamento,
senza il gioco dell'apparire e dello sparire, senza la provocazione del
desiderio in vista della sua delusione, senza un oltrepassamento del corpo e del
suo esser semplicemente nudo in vista di quel vuoto che è poi l'anima dell'altro
sognata sempre nella sua ingannevole complicità, senza quel nulla che si riempie
di gesti convenuti come gesti erotici, senza quel misconoscimento dell'altro
sepolto da tutte quelle parole incantevoli che ne recitano il falso
riconoscimento, non si dà vicenda d'amore.
Umberto Galimberti
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Parole nomadi
Antonello da Messina
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Vergine annunciata (part)
· 1473 ca.
Ogni giorno lo stesso tema?
Il mio corpo, in realtà, è sempre altrove.
È legato a tutti gli altrove del mondo. E, a dire
il vero, è altrove solo nel mondo. Perché è intorno a esso che le cose si
dispongono, è rispetto a esso, e rispetto a esso come rispetto a un sovrano,
che ci sono un sopra, un sotto, una destra, una sinistra, un avanti, un
dietro, un vicino, un lontano. Il corpo è il punto zero del mondo, là dove i
percorsi e gli spazi si incrociano. Il corpo non è da nessuna parte. [...]
Anche l'amore, come lo specchio e come la morte, placa l'utopia del tuo corpo,
la fa tacere, la calma, la ripone come in una scatola, la chiude, la sigilla.
È per questo che è così vicino all'illusione dello specchio e alla minaccia
della morte. E se, nonostante sia circondato da queste due pericolose figure,
ci piace tanto fare l'amore è perché nell'amore il corpo è "qui".
Michel Foucault
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Il corpo, luogo di utopia
Giovanni Bellini
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Madonna greca (part)
· 1460-64 Dopo il tempo dell'infanzia il passato e il futuro assumono proporzioni diverse: il piccolo passato del bambino si dilata negli anni, diviene grande, mentre la lusinga di un futuro migliore incombe con crescente accanimento. Anche il presente cambia entità e grandezza nel tempo: ampio teatro della scena nella fanciullezza, luogo angusto e transitorio nell'età adulta. Domani, domani.
Per chi cerca di pensare
filosoficamente alla storia, come me, e va alla ricerca di strutture narrative oggettive
nelle modalità di svolgimento degli eventi umani, pochi esercizi sono più
efficaci del tentativo di capire come nel passato si concepiva il
futuro e di
conseguenza come coloro che immaginavano il futuro in un determinato modo,
dovevano concepire il proprio presente.
Arthur C. Danto
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Dopo la fine dell'arte
Rogier van der Weyden
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Deposizione dalla croce 1432·1435 (part) Anche l'arte che racconta la vita, così come la vita, si potrebbe considerare alla stregua di un sacrificio. Un sacrificio estraneo a qualunque divinità, senza patto ne teologia.
La mia
filosofia fa rea d'ogni cosa la natura, e discolpando gli uomini totalmente,
rivolge l'odio, o se non altro il lamento, a principio più alto, all'origine
vera de' mali de' viventi.
Giacomo Leopardi
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Zibaldone
Giovanni Bellini · Pietà (part)·1460 · Pinacoteca di Brera · Milano La calda mano di Maria, quella tesa di Giovanni, nel delicato contatto con un corpo senza vita. Il sangue colora le loro mani mentre quelle del Cristo morto hanno la stessa temperatura della pietra tombale, lo stesso livido colore.
Il
Cristo morto è sorretto da Maria e da san Giovanni Evangelista. Una mano del
santo è appoggiata sull'anca di Cristo, ma il suo corpo è discosto, e i suoi
occhi guardano a destra.
È Maria che sorregge, sostiene,
avvolge il Cristo morto. Una mano del Cristo è contratta e semichiusa e appoggia
su un sarcofago. Ma l'altro braccio è nell'ansa del braccio di Maria, appoggia
sul suo seno e il gomito entra sotto l'ascella della madre. Il volto di Cristo e
della Madonna sono vicinissimi, quasi nell'attimo che precede un bacio
inevitabile quanto impossibile tra amanti. [...] Ma c'è altro ancora che turba
in questo momento estremo, in questo rapporto tra madre e figlio da cui san
Giovanni (Giovanni Bellini stesso?) sembra essersi escluso, vivendo per conto
suo il suo dolore. Guardiamo attoniti e vediamo che il livore della morte del
figlio sta lentamente trasmigrando sul volto di Maria. Sembra, in una sorta di
strana e terribile trasfigurazione, che la morte dell'uno passi sul volto
dell'altro. Sembra che la morte sia diventata un contagio d'amore: comunque un
contagio da cui è impossibile difendersi.
Franco Rella
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Figure del male 6 dicembre 2008
Nikita Mikhalkov · Oblomov (fotogramma) ·1979 Lo sguardo ad un sogno mai speso, arreso a non prendervi parte. Al riparo, dallo specchio e dall'ombra.
Quando
sognamo, la nostra anima vive, agisce, esercita tutte le facoltà, né più né meno
di quando veglia; solo più mollemente e oscuramente, non però nel senso che la
differenza tra i due stati sia quella che separa il buio dal vivo chiarore, ma
piuttosto quella che separa il buio dall'ombra: nel primo essa dorme, nel
secondo sonnecchia, più o meno: sono pur sempre tenebre. Vegliamo a occhi aperti
e dormiamo a occhi chiusi. Non vedo così chiaro nel sonno; ma, quanto alla
veglia, non è mai abbastanza pura e senza nuvole.
È vero che il sonno nella sua
profondità addormenta talora i sogni. Ma la nostra veglia non è mai tanto lucida
da purgare e dissipare fino in fondo le fantasticherie, che sono i sogni di chi
veglia, e peggio dei sogni.
Montaigne ·
Saggi 3 dicembre 2008
Peter Jones · Polaroid · Anni settanta
Più del tempo, il ricordo
trasfigura le cose
Ogni fotografia è un
certificato di presenza.
Anelli
Jean Luc Godard · L'amore (fotogramma) ·1969 Un bivio
congiunge due strade
Non si
guardavano. Nella penombra condivisa entrambi erano seri e silenziosi. Egli le
aveva preso la mano sinistra e le sfilava e le metteva l'anello d'avorio e
l'anello d'argento. Poi le prese la mano destra e le sfilò e le mise i due
anelli di argento e l'anello d'oro con pietre dure. Lei porgeva alternativamente
le mani. Questo durò qualche tempo. Continuarono ad allacciare le dita e ad
unire i palmi. Procedevano con lenta delicatezza, come se temessero di
sbagliare. Non sapevano che era necessario quel gioco perché una determinata
cosa accadesse, nel futuro, in una determinata regione.
Jorge Luis Borges
· Il Gioco,
da
Storia della notte
Édouard Lock · La La La Human Steps · Amelia · 2002
La presenza di un corpo non
muoverà mai desiderio quanto la sua assenza. E assenza qui non significa che
quel corpo non c'è, ma che non si ha mai la sensazione di possederlo anche
quando lo si avvinghia. È del vuoto che ci si innamora, non del pieno, e perciò
amore è trascendenza, e non simbiotico rapporto duale. Per questo il linguaggio
dei mistici, che hanno sempre a che fare con il Grande Assente, sembra rubato al
linguaggio degli amanti. Se il corpo nella sua pienezza e nella sua specificità
sessuale non erotizza perché non lascia spazio alla creazione dell'altro, amore
si dà solo là dove c'è costruzione, proiezione, invenzione. Nessuno ama l'altro,
ma ognuno ama ciò che ha creato con la materia dell'altro. Siamo
irriducibilmente racchiusi nella nostra solitudine, e se trascendenza si dà,
questa percorre lo spazio che c'è tra la natura e la sua trasfigurazione. Ciò
che si ama è dunque la nostra creazione, non la natura, ma l'artificio.
Umberto Galimberti
·
Parole nomadi
13 marzo 2008
Lorenzo Lotto
·
Giovane con lucerna (part) ·
1506-08
La memoria scrive sottopelle, ogni giorno, la filigrana del nostro essere. Non si dovrebbe dimenticare che la facoltà di ricordare è pari a quella di essere ricordati.
Esse est percipi.
28 gennaio 2008
Anselm Kiefer · Sette palazzi celesti · 2004
Un orologio fermo segnala il trascorrere del tempo Naturalmente, opponendo o uguagliando qualcosa alla assenza di significato nel cosmo, io creo un significato. Ma è un significato senza significato, un significato apparente. Anselm Kiefer
Non sapersi orientare in una città
non significa molto. Ci vuole invece una certa pratica per smarrirsi in essa
come ci si smarrisce in una foresta. I nomi delle strade devono parlare
all'errabondo come lo scricchiolio dei rami secchi, e le viuzze del centro gli
devono scandire le ore del giorno.
Walter Benjamin
· Infanzia
berlinese 25 gennaio 2008
Hiroshi Sugimoto · Mar Tirreno (part) ·1990 Nel buio, spesso, tutto diventa più chiaro.
Tutto ciò che è visibile è
attaccato all'invisibile, l'udibile al non-udibile, il sensibile al
non-sensibile. Forse il pensabile all'impensabile.
Novalis ·
Frammenti 10 gennaio 2008
Odilon Redon · Occhi chiusi (part.) ·1893 ·Collezione privata Ti guardo da dove mi guardi. Chiudi gli occhi, mi vedi? Ho prodotto un'arte a misura di me stesso. E l'ho fatto con gli occhi aperti alle meraviglie del mondo visibile e con la preoccupazione costante di obbedire alle leggi della natura e della vita. Odilon Redon · A se stesso
4 gennaio 2008
Giovanni Bellini, Madonna adorante il bambino addormentato,1455ca, Uno tra i beni più grandi dell'infanzia è la capacità di partecipare a ogni istante. È anche l'insegnamento più autorevole che abbia mai ricevuto.
Mariangela Gualtieri 20 novembre 2007
Memorie di cieco
Gerard Richter, Motorboot, 1965 Per quale ragione, dopo un naufragio, elicotteri e navi cercano per giorni e giorni i poveri resti di chi è disperso in mare? Si trattasse anche dell'ultimo dei mozzi, lo stanziamento di mezzi è imponente. La ragione è che il corpo è tutto ciò che rimane di quella vita e a quel corpo, a quell'esistenza interrotta, è necessario dare sepoltura. Il rito dell'inumazione fissa la fine di un legame, la separazione da un altro essere (dal suo corpo), assegnandogli per sempre una porzione esclusiva di spazio e di tempo. I fantasmi logorano, la loro arma micidiale è l'intermittenza. Il sentire che sentiamo, il vedere che vediamo, non è pensiero di vedere o di sentire, ma visione, sentire, esperienza muta di un senso muto. M. Merleau-Ponty da Memorie di cieco, di Jacques Derrida
Mediterraneo (10)
Tinos, Colombaia, 7 agosto 2007 L'arte, anche quando astrae, è una geografia. La musica si rivolge a un senso meno vago della vista, conduce oltre la compassione, occupa il silenzio dei sogni.
Il
mio altro tempo. Il mio altro sogno. Il mio altro corpo. Tutto in me è altro.
Non è mai stato. Non sarà mai nulla. Non è nulla. Tutto è finito, ma -nonostante
sia svanito- permane, non scompare, oppure è solo rinviato, aggiornato, ma
-anche se non arriverà mai- esiste, mi assomiglia, impegna il mio regno, ora,
come se nonostante tutto, e al contempo, sia passato e trascorso. Tranne
l'attimo della passione. Questo non contiene tempo, non ha tempo, non ha
termine, né andata né ritorno.
Edwar al-Kharrat
da
L'altro Mediterraneo Tinos, 28 agosto 2007
Mediterraneo
(4) C'è sempre del sacro nei paraggi di un vulcano.
Ah! Quanto vorrei limitarmi unicamente alla sensazione, a un mondo anteriore al
concetto, alle variazioni infinitesimali di un'impressione da rendere con mille
parole stupende e sconnesse! Scrivere seguendo direttamente i sensi,
diventare interprete del corpo e dell'anima scoordinata! Trascrivere solo ciò
che vedo, ciò che mi tocca, fare quello che farebbe un rettile se si mettesse
all'opera, anzi non un rettile, ma un insetto, giacché il rettile ha la cattiva
reputazione di un intellettuale. Un libro che fosse poetico per pura
fisiologia.
Cioran ·
Quaderni Linosa, 21 luglio 2007
Mediterraneo (2)
35° 29' 58" latitudine N, 12° 36' 03" longitudine E Si possono percorrere miglia e miglia senza spostare di un solo grado il proprio asse ontologico oppure viaggiare lontanissimo, restando immobili. Il viaggio non è un moto, piuttosto un attraversamento. Si viaggia sempre dentro, e per questa ragione bisognerebbe imparare a viaggiare per sottrazione, verso il silenzio, verso l'intangibile.
...i mercanti di sole inventano incessantemente altri Mediterranei. È
un'invasione pacifica, dunque, quella cui dà vita questo turismo spesso
irregimentato, pronto a pagare, e a caro prezzo, il diritto di dormire, di
consumare e anche di guardare. Nessuno si stabilisce o progetta di stabilirsi in
modo permanente. Quando riprende il lavoro negli uffici e nelle fabbriche del
Nord, la stessa folla riguadagna in buon ordine i paesi d'origine. È davvero
un'invasione pacifica, dunque, ma non innocente. Distrugge infatti siti e
paesaggi, sfigurati dal lusso un po' falso degli alberghi, degli immobili
'fronte mare' e delle seconde case: per l'archeologo di domani la sua traccia
avrà tutte le caratteristiche di una conquista. E distrugge anche gli equilibri
antichi e fragili delle società che la accolgono, in genere impreparate a subire
lo shock dell'economia monetaria e spinte a sacrificare il futuro per il
presente.
Fernand Braudel ·
Il Mediterraneo Lampedusa, 18 luglio 2007 Festina lente
Giotto, Cappella degli Scrovegni, 1303-05, Padova Non ha provenienza il tempo, incombe, non ha direzione. Come il boato d'un terremoto. Vicino, lontano, adesso.
Che cos'è dunque il tempo? Se nessuno me lo chiede lo so; se voglio spiegarlo a
chi me lo chiede, non lo so più. 4 giugno 2007
Observatory
Le cose più importanti le ho scoperte quando mi sono perduto, e ancora dopo averle perdute.
Questo è il labirinto di
Creta. Questo è il labirinto di Creta il cui centro fu il Minotauro. Questo è il
labirinto di Creta il cui centro fu il Minotauro che Dante immaginò come un toro
con la testa di uomo e nella cui rete di pietra si persero tante generazioni.
Questo è il labirinto di Creta il cui centro fu il Minotauro che Dante immaginò
come un toro con la testa di uomo e nella cui rete di pietra si persero tante
generazioni come María Kodama ed io ci perdemmo. Questo è il labirinto di Creta
il cui centro fu il Minotauro che Dante immaginò come un toro con la testa di
uomo e nella cui rete di pietra si persero tante generazioni come María Kodama
ed io ci perdemmo quel mattino e seguitiamo a perderci nel tempo, quest'altro
labirinto.
Jorge Luis Borges ·
Il labirinto, da
Atlante 25 febbraio 2007
Sguardi
Sofonisba Anguissola, Partita a scacchi, 1555, Muzeum Narodowe, Poznan Lucia ha mangiato la regina a Minerva, Europa sorride, la governante volge un delicato sguardo alla scacchiera. Di questo quadro stupendo, oltre alla preziosa restituzione di un'atmosfera cinquecentesca, ludica e familiare, colpisce la cadenza degli sguardi: nessuna delle quattro figure, infatti, è ricambiata dallo sguardo di altre. E' una scelta suggestiva, raffinatissima, che disegna nitidamente la diversità delle emozioni dei personaggi in un momento cruciale della partita, forse ormai giunta al termine. Nel rimbalzo di sguardi quello soddisfatto di Lucia è il più vivido: è rivolto a Sofonisba, sorella e autrice del dipinto, che attraverso questo espediente prende parte alla scena, ricambia lo sguardo, lo dipinge.
Edward Hopper, Figura solitaria a teatro, 1902-04, Whitney Museum, New York Nessuno è responsabile della propria inadeguatezza. Oblomov è immobilizzato nel suo divano, prigioniero di immagini del passato: da quel divano, che è un osservatorio sulla vita degli altri e sul sogno, egli scruta il mondo a cui non può appartenere poiché nulla, di quel mondo, è incantevole quanto il ricordo dell'infanzia perduta. Solamente l'amore, incarnando un altro sogno, avrebbe potuto distoglierlo da quell'incanto. Ma se l'infanzia è la stagione della felicità innocente quella dell'amore non lo è: ogni forma di consapevolezza e di felicità adulta, infatti, ha in sé la coscienza della morte. Oblomov risponde a questo richiamo con l'inanità e la contemplazione. Anche per gli esseri umani, come per molti animali in pericolo, l'immobilità è una forma mimetica di difesa.
Si è perduta? Sì. Poiché
non sappiamo quando moriremo si è portati a credere che la vita sia un pozzo
inesauribile. Però tutto accade solo un certo numero di volte,
un numero minimo di volte. Quante volte vi ricorderete di un certo pomeriggio
della vostra infanzia, un pomeriggio che è così profondamente parte di voi
che senza neanche riuscireste a concepire la vostra vita. Forse altre quattro o
cinque volte, forse nemmeno. Quante altre volte guarderete levarsi la luna.
Forse venti… eppure tutto sembra senza limite.
Paul Bowles ·
Il tè nel deserto novembre 2006
Nostos
Afrodite (Venere di Milo), II secolo a.c. Louvre, Parigi Quando non si vede più terraferma, per mare, l'orizzonte è una linea circolare senza principio né fine. Si tratta di spazio, ma la suggestione è quella onirica del tempo sospeso. Proseguendo con la navigazione si ha l'impressione di attraversare il vuoto; l'assenza di punti noti rende tutto immateriale, come se il silenzio scavasse i corpi fino a occuparli. Poi di nuovo la terraferma, un'altra, forse la sola terraferma che abbia mai conosciuto: i Greci chiamano fàros il faro e mamà la madre. Da loro ho imparato anche sigà sigà, piano piano, con più calma.
Posso anche essere libero
dinanzi al potere della morte. Certo, non potrò mai liberarmi dal pensiero che
la morte segue i miei passi, e tanto meno negare la sua realtà. Ma posso ridurre
la minaccia fino ad annullarla non ancorando la mia vita a punti d'appoggio
tanto precari come il tempo e la fama. Non è invece in mio potere restare
costantemente rivolto verso il mare e confrontare la sua libertà con la mia.
Verrà il tempo in cui dovrò volgermi verso la terra e affrontare gli
organizzatori della mia oppressione. Sarò allora costretto a riconoscere che
l'uomo dà alla propria vita delle forme che, almeno in apparenza, sono più forti
di lui. Con tutta la mia libertà appena conquistata non mi è possibile
spezzarle, posso solo lamentarmi sotto il loro peso. Posso però distinguere, tra
le richieste che pesano sull'uomo, quali sono irragionevoli e quali sono
ineludibili. Un tipo di libertà, mi rendo conto, è perduto per sempre o per
lungo tempo. Parlo di quella libertà che deriva dal privilegio d'essere padrone
del proprio elemento. Il pesce ha il suo elemento, l'uccello ha il suo,
l'animale di terra il suo. L'uomo invece si muove in questi elementi correndo
tutti i rischi dell'intruso. Ancora Thoreau aveva la foresta di Walden, ma dov'è
adesso la foresta in cui l'uomo possa dimostrare che è possibile vivere in
libertà., al di fuori delle forme irrigidite della società? Sono costretto a
rispondere: in nessun luogo. Se voglio vivere in libertà, dev'essere -per ora-
all'interno di queste forme. Il mondo è dunque più forte di me. Al suo potere
non ho altro da opporre che me stesso -il che, d'altra parte, non è poco. Finché
infatti non mi lascio sopraffare, sono anch'io una potenza. E la mia potenza è
temibile finché ho il potere delle mie parole da opporre a quello del mondo,
perché chi costruisce prigioni s'esprime meno bene di chi costruisce la libertà.
Ma la mia potenza sarà illimitata il giorno in cui avrò solo il mio silenzio per
difendere la mia inviolabilità, perché non esiste ascia capace d'intaccare un
silenzio vivente.
Stig Dagerman ·
Il nostro bisogno di consolazione
novembre 2006
Vita silenziosa
Petrus Christus, Ritratto di giovane donna, dopo 1460,Staatliche Museen, Berlino …la voce di una giovane donna, sottile come le sue labbra; la voce posata della collana che indossa, quella severa del suo copricapo. La voce mite dei pennelli che scrivono questo brano di spazio e di tempo. Ogni corpo ha una voce. Gli artisti fiamminghi usavano l’espressione vita silenziosa per definire quella che noi chiamiamo natura morta. Questa titolazione degli oggetti, delle cose intorno a noi, muove da un diverso sentimento del tempo e da un rapporto abituale col silenzio, dove ogni più flebile voce può essere udita.
Un quadro vive in
compagnia, dilatandosi e ravvisandosi nello sguardo di un visitatore sensibile.
Muore per la stessa ragione. E’ quindi un gesto arrischiato e spietato mandarlo
in giro per il mondo. Quanto spesso viene danneggiato in modo irreparabile dallo
sguardo della persona triviale e dalla crudeltà dell’impotente che vorrebbero
spargere ovunque la loro afflizione!
Mark Rothko ·
Scritti sull'arte ottobre 2006
Sentimento del tempo
Rogier van der Weyden, San Giuseppe, 1445, Gulbenkian Foundation, Lisbona Dopo la fine delle cose il sentimento del tempo non è più lo stesso, la memoria rinviene ogni reperto. Quando non può più lottare contro il vento e il mare per seguire la sua rotta, il veliero ha due possibilità: l' andatura di cappa (il fiocco a collo e la barra sottovento) che lo fa andare alla deriva, e la fuga davanti alla tempesta con il mare in poppa e un minimo di tela. La fuga è spesso, quando si è lontani dalla costa, il solo modo di salvare barca ed equipaggio. E in più permette di scoprire rive sconosciute che spuntano all' orizzonte delle acque tornate calme. Rive sconosciute che saranno per sempre ignorate da coloro che hanno l' illusoria fortuna di poter seguire la rotta dei carghi e delle petroliere, la rotta senza imprevisti imposta dalle compagnie di navigazione. Forse conoscete quella barca che si chiama Desiderio... Henri Laborit · Elogio della fuga
Il vero amore
Paolo Uccello, Ritratto di donna, 1450, Metropolitan Museum, New York E se incontro un principe? Temporeggi signorina, prima o poi gli verrà un raffreddore. E se incontro un orco? Lo abbranchi con ardore, ha trovato il vero amore.
Il bacio
Giovanni Bellini, Donna nuda allo specchio, 1515, Kunsthistorische Museum,Vienna
La principessa lo baciò. Il
principe
Vivamus mea Lesbia, atque amemus,
settembre 2006
Sordomuti
Michelangelo, Ezechiele, 1510, Cappella Sistina, Vaticano
Perché non parli? domandò
Michelangelo.
Pure, amor, ti ringrazio
Michelangelo settembre 2006
Orbite
Carlo Crivelli, Madonna con bambino, 1480-86, Pinacoteca Civica, Ancona L’avvicendarsi delle stagioni climatiche accompagna il turno di quelle personali. Poiché la memoria tende a radunare gli accadimenti e le persone del passato in periodi (di tempo), suddividendoli, in un certo senso si ha l'impressione di aver già vissuto più vite, ciascuna col suo decorso compiuto. Anche attraverso gli oggetti il tempo consolida l’autorità che gli è data dai ricordi. Finisce l’estate ancora una volta, comincia l'autunno. Imparare dagli alberi, mi dico, fanno tesoro di ogni clima.
Un maestro zen chiese a
un suo discepolo di pulire il giardino del monastero. Il discepolo pulì il
giardino e lo lasciò in uno stato impeccabile. Il maestro non rimase
soddisfatto. Lo rispedì a pulire una seconda volta, e poi una terza.
Scoraggiato, il povero discepolo si lamentò: "Maestro non c'è più nulla da
metter in ordine, più nulla da pulire in questo giardino! E' già tutto a posto!"
"Tranne una cosa" rispose il maestro. Scosse un albero e si staccarono delle
foglie, che andarono a cadere in terra. "Ora il giardino è perfetto" concluse.
Alejandro Jodorowsky
·
Il dito e la luna settembre 2006 Wolfgang Laib
Wolfgang Laib, Blutenstaub von Haselnuss, 1986, polline di nocciola Case di riso, piramidi di polline, barche di cera. Le opere di Laib sono tappe di un viaggio che non ha principio né destinazione: la meta è il viaggio, attraverso materiali e sostanze naturali che prendono la forma di sentieri, scale, abitazioni. Figure archetipiche rappresentate compostamente, senza fragore. Misure nuove, un filo d'erba, nuove proporzioni. Le cose risistemate secondo l’ordine delle cose.
Bisognerebbe
fermarsi su questa oscillazione: istante singolare in cui la spiritualità
ripudia la morale, la felicità nasce dall'assenza di speranza, lo spirito trova
nel corpo la propria ragione. Se è vero che ogni verità porta la propria
amarezza in sé, è anche vero che ogni negazione contiene una fioritura di sì. E
il canto d'amore senza speranza che nasce dalla contemplazione può anche
rappresentare la più efficace regola d'azione.
Albert Camus ·
Il rovescio e il
diritto
giugno 2006
Terra e cielo
Anish Kapoor, Senza titolo, 1996, Lisson Gallery, Londra L'arte si potrebbe considerare come uno degli sbarramenti edificati dall'uomo per contrastare il dominio del tempo. Anche i vizi hanno la stessa origine religiosa.
Bassa marea
Anish Kapoor, Blood Solid, 2000 Al risveglio, ancora a fuoco, i frammenti dei sogni notturni: morti o mai nati, presagi, felicità rapprese. È intensa la loro carnalità, nonostante appartengano al più astratto dei tempi. Il giorno poi compie il suo corso sinusoidale, questi frammenti sbiadiscono e altri accadimenti forniscono il materiale per la costruzione di nuovi sogni: siamo sognati da ciò che non trova compimento nell’esistenza diurna. Sogno quello che posso, gridava il cane all’osso che scappava.
Il sogno non ha testimoni. aprile 2006
Couple
Louise Bourgeois, Couple, 2000 Un po' di tautologia signore? No, grazie, in estate preferisco il mojito. Lei è un asino! Non ancora purtroppo, ma spero di diventarlo al più presto.
…veggendo che ciascuno animale,
tosto che nato è, quasi da natura dirizzato nel debito fine, che fugge dolore e
domanda allegrezza, quelli disse questo nostro fine essere voluptade (non dico
voluntade, ma scrivola per P), cioè diletto sanza dolore.
Dante ·
Convivio marzo 2006
Orlan
Orlan, Autoritratto, 1998 La tela è il corpo, il proprio corpo colorato, sezionato, modificato da interventi chirurgici. Orlan cambia faccia ripetutamente, cambiando così la sua riconoscibilità. Il confine tra essere e dover essere si riduce al punto da lasciar tracimare ogni possibile identità; di volta in volta un nuovo volto, una nuova persona, nessuno. L'arte carnale trasforma il corpo in linguaggio, rovesciando l'idea biblica della parola fatta carne; la carne si fa parola. Orlan
Azione sentimentale
Gina Pane, Azione sentimentale, 1974
Ora che siamo liberi possiamo
Mostrare fino in fondo
le proprie debolezze fisiche e psichiche è l’unica strada che può permettere a
molti di intervenire sulla loro vita. Gina Pane, ad esempio, presenta sempre
situazioni legate ad antecedenti –i ricordi- che vengono tradotti nella pièce.
Attraverso questa, l’autrice si libera da cariche di affetto bloccato in
maniera tanto intensa da rasentare il patogeno. Il grado di eccitazione arriva
fino al limite del trauma. Si hanno scariche emozionali mediante le quali ci
si chiede se l’autrice si libera del peso dell’evento traumatico o lo
sistematizza per tesaurizzarle. Il tema è, spesso, quello di riempire un vuoto
insostenibile, un vuoto-lutto, la perdita dell’oggetto amato. Lea
Vergine ·
Il corpo come linguaggio
marzo 2006
Bruce Nauman, Autoritratto come fontana, 1966
Ha visto che slancio? Questo è
niente,
Alcuni mettono in atto
uno spostamento, un’inversione, una censura attraverso citazioni
antropologiche o invenzioni a carattere onirico; altri si fanno invece
portatori di affabulazioni paradossali e terrifiche; altri ancora, più
mitomani, si soffermano sugli chocs dell’infanzia e sui transferts
dell’adolescenza. Abbiamo l’uomo che è solo tale, l’uomo che non è faber, né
ludens, né sapiens: l’uomo senza la Favola (senza la morale, l’apologo e
l’allegoria), l’uomo col suo terrore della banalità ininterrotta, con le sue
affezioni e disaffezioni maledette, coi suoi atti pii e osceni, coi suoi
visceri rossi e impuri, col suo gusto della decadenza e dell’espiazione.
Lea Vergine ·
Il corpo come linguaggio marzo 2006
Salto nel vuoto
Yves Klein, Le saut dans le vide, 1960 Non si preoccupi per me, somatizzo.
Questi artisti non guardano
lungamente la vita, non si esprimono sommessamente, non escludono nulla e, in
molti di essi, specie quando mettono allo scoperto l’organizzazione mostruosa
del reale e tutte le nostre infermità (sottraendosi alla connivenza farisaica
e alla tartuferia ipocrita), la sofferenza non si scioglie nel misticismo. E’
un affrontare la morte attraverso la vita, frugando al di sotto, esibendo il
segreto e il rovescio. Solo sperimentando a poco a poco la morte si riesce a
saperne un po’ di più sulla vita, solo mostrando quanto è precario tutto ciò
che siamo abituati a chiamare stato normale. Non sceneggiano la storia di un
personaggio. Cercano l’uomo-umano, che non è castrato dal funzionalismo della
società, l’uomo che sfugge al concetto di profitto. L’importante non è sapere,
ma sapere che si sa. E’ uno stato in cui la cultura non serve più a niente.
Lea Vergine ·
Il corpo come linguaggio marzo 2006 Tonsure
Marcel Duchamp, Tonsure, Autoritratto, 1919
Le dispiace se dico una bugia?
Sogno
L’angoscia è, come
abbiamo imparato, un particolare stato di dispiacere che si verifica come
risposta al pericolo di una perdita; ma è anche vero che laddove il desiderio
di un qualcosa subisce una rimozione, la sua libido si trasforma in angoscia
(connessa all’attesa). Essa, dunque, sottrae l’uomo alla sicurezza di sé, al
suo con-essere con gli altri in una dimensione di falsa speranza. Gli istinti
repressi sono i pericoli che minacciano l’uomo civile. Occorre demolire le
convenzioni di decenza da cui dipende la grande menzogna, lacerare lo schermo
posticcio che separa il pubblico dal privato. Ogni latrina è salotto, ogni
salotto è latrina. La distinzione tra sublime e volgare non ha senso. Siamo
nascosti sotto il nostro contrario.
Lea Vergine ·
Il corpo come linguaggio marzo 2006
C’è un vecchio secchio, nel giardino della mia casa, sempre colmo d’acqua piovana. Il tempo e il caso soltanto si occupano di lui. Sulla sua superficie sono visibili i resti di una vita operosa, un’ altra vita, affiora il colore tra le crepe della ruggine. Il suo orlo è come una bocca guastata ma il vento, qualche volta, increspa la sua piccola pozza e allora sembra contento.
Accadeva come dopo certi sogni. Un amore perduto o un altro ritenuto
impossibile o funesto appaiono. Oppure si tratta dell’ immagine di persona
estranea che d’ un tratto, nel sogno, si scioglie in gesti e parole che la
fanno amare. Non che al risveglio si corra in cerca di lei o che qualcosa
muti, della vita, per questo, ma dal sogno un’ acuta dolcezza s prolunga nel
giorno e di essa si è vivi.
Vittorio Sereni ·
Frammenti di una
sconfitta febbraio 2006
Terra rossa
Pontormo, Annunciazione, 1527-28, Chiesa di S. Felicita, Capp.Capponi, Firenze Il tempo guasta la superficie dei dipinti, ossida le tinte, sgretola le mestiche. Colpite dagli attacchi del tempo, come ogni forma vivente, le opere d’arte mutano il loro aspetto svelando nuovi colori, incertezze e segreti. Molte scuole di restauro, soprattutto del passato, si sono accanite cancellando ogni traccia di degrado, riportando così il dipinto alla luminosità originale. Spesso con grande perizia, altre volte con una frenesia sconsiderata. Non è raro che le alterazioni causate dal tempo, tuttavia, aggiungano a un'opera nuove vibrazioni, rendendola ancora più suggestiva. Le opere dell’uomo invecchiano con l’uomo, tornano adagio alla terra delle sinopie.
Si farà una gran fatica, qualcuno
febbraio 2006
Intervallo
Vilhelm Hammershøi, Interno con ragazza al pianoforte, 1901
Due note, un intervallo. Una
tovaglia bianca.
Pennelli
lo studio di Giorgio Morandi in via Fondazza a Bologna Morandi seppelliva i suoi pennelli in giardino quando erano consunti. Può sembrare una bizzarria ma si tratta di un delicato gesto di attenzione. La cura per le cose muove anche dalla consapevolezza della loro fine. L’infanzia in tasca, un minuto speso a raddrizzare un chiodo piegato. Quell’uomo non era più buono a nulla in questo mondo. Egli aveva dato dei nomi alle sue pantofole. G. C. Lichtenberg
gennaio 2006
Giorgio Morandi
Giorgio Morandi, Natura morta, 1955, Collezione privata, Pistoia Utensili essiccati come pelli al sole. La polvere sulle cose, sul corpo, sul paesaggio. Morandi dipinge il tempo. La sua opera è un inventario di reperti domestici ricomposti davanti a un orizzonte rinchiuso, come un gatto selvatico, nel piccolo studio in cui questo rito prende vita. Un rito sacrificale, solitario, la vertigine silenziosa di un incantesimo. L’esilio non è il confine di un luogo lontano ma la misura di un tempo finito, perduto per sempre.
Sappiamo che il più
sicuro -e più rapido- modo di stupirci è di fissare imperterriti sempre lo
stesso oggetto. Un bel momento quest'oggetto ci sembrerà -miracoloso- di non
averlo visto mai.
Cesare Pavese ·
Dialoghi con Leucò gennaio 2006
Blu
Yves Klein, Venere Blu, Intorno al 1957 Un colore può assestarsi nell’immaginazione e diventare una forma di pensiero, una parte viva del sentimento religioso. Io guardo spesso il cielo. Lo guardo di mattino nelle ore di luce e tutto il cielo s’attacca agli occhi e viene a bere, e io a lui mi attacco, come un vegetale che si mangia la luce. Mariangela Gualtieri · Fuoco Centrale e altre poesie per il teatro
Isola di Tinos,Grecia, 1992 Da bambino costruivo teatrini e automobiline con materiali di scarto trovati per strada: legnetti, fili di ferro ossidato, cartone. Era bello questo gioco e mi perdevo, nessuna colpa ne violava l’incanto. Trascorrevo intere giornate mettendo insieme questi materiali poveri. Un filo di spago legava le ali di cartone d’un piccolo aereo alla sua fusoliera e l’aereo volava, lontano. Nello studio in cui lavoro oggi ci sono gli stessi materiali e mi perdo anche ora, come allora, pur coi limiti dell’età adulta. Non so più avere l’abbandono di quando ero bambino ma per tentare di provocarlo comincio sempre dal materiale. Senza fretta, mi accosto a un materiale cercando di ascoltare quel che ha da dire. Alcuni materiali sono chiacchieroni, altri parlano poco. Un po’ come i gatti, ciascuno col proprio carattere. Cerco di intonarmi a questo carattere avendo cura di rispettare le sue caratteristiche fisiologiche. Non mi piace che per dire una cosa se ne neghi un’altra. Non mi piace mai. Si dice una cosa per dire quella cosa, può bastare. Allo stesso modo mi piace dire un materiale per dire solamente quel materiale. Anche questo può bastare. Il cartone è cartone: arido, polveroso, voce rauca; l'acqua lo smembra e il fuoco lo consuma. È bello così, è bello anche per questa vulnerabilità. L’acciaio è nervoso, austero, affidabile. Il ferro è buono, infaticabile e remissivo. La plastica spesso è incompresa. Non è bello che la plastica diventi finta-pelle, finto-legno, finta-plastica. Pur essendo un materiale sintetico ha la fierezza di quelli naturali. Bisogna accostarsi silenziosamente ai materiali, parlano loro. Il legno emette suoni che somigliano a quelli del pane. Anche l’acqua è un materiale. Così pure gli alberi, le stelle, una strada. La memoria, l’orizzonte e la nostra esistenza... sono materiali.
L’arte deve nascere dal
materiale. Ogni materiale ha un suo linguaggio.
È
un linguaggio.
gennaio 2006
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