Francis

July 25th, 2014

F-BACON-SELF-PORTRAIT-1971-M

Francis Bacon · Autoritratto ·  1971

Ciò che voglio fare è distorcere la cosa molto al di là dell’apparenza,
ma nella distorsione stessa portarla a una registrazione dell’apparenza.

Francis Bacon

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Mario

July 22nd, 2014

MARIO-SCHIFANO-AUTORITRATTO-1970-M

Mario Schifano · Autoritratto · 1970 · Collezione privata

Occhi neri, calzoni bianchi, fisico eccitato da languore felino (Parise), con scarpe da ginnastica per essere svelto. Doppia valenza di arte per la vita che per Mario non è tensione ma armonia di un’inquietudine disobbediente e istintiva. Certo che l’arte è il non codificato, il fuori dal luogo abituale che l’artista abita: atopia. Sembrava che avesse fretta, sempre fretta, come se fosse in cerca di un luogo dove ripararsi, anche se si sa che l’arte (come spesso l’artista) non ha un luogo, una dimora omologata dove risiedere. L’arte è sempre stata mobilità, esodo, discontinuità. L’arte, paradossalmente, vive a volte della sua stessa mancanza (non certo oggi nel tutto uguale e nel tutto dicibile). Concetto Pozzati · Parola d’artista

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Mario Schifano · Umano non umano · 1971


Giuseppe

July 20th, 2014

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Giuseppe Penone · Rovesciare i propri gli occhi · 1970

Le lenti a contatto specchianti coprono l’iride e la pupilla, indossandole mi rendono cieco. Poste sull’occhio, indicano il punto di divisione, di separazione da ciò che mi circonda. Sono come la pelle di un elemento di confine, l’interruzione di un canale di informazione che usa come medium la luce. la loro caratteristica specchiante fa si che l’informazione giunta al mio occhio venga riflessa. Giuseppe Penone · Rovesciare gli occhi

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Alighiero

July 19th, 2014

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Alighiero Boetti · Gemelli · 1968

Io ho lavorato molto sul concetto di ordine e disordine: disordinando l’ordine oppure mettendo l’ordine in certi disordini, o ancora presentando un disordine visivo che fosse invece la rappresentazione di un ordine mentale. È solo questione di conoscere le regole del gioco: chi non le conosce non vedrà mai l’ordine che regna nelle cose, così come, di fronte a un cielo stellato, chi non conosce l’ordine delle stelle vedrà solo una confusione, là dove un astronomo avrà invece una visione molto chiara delle cose. Di fronte a queste coppie di concetti apparentemente antitetici io penso che ogni cosa contenga il suo contrario, per cui l’atteggiamento preferibile dovrebbe essere quello di azzerare i concetti, distenderli, spiegarli; proprio come si può spiegare un foglio di carta, così si può ordinare e disordinare una coppia o una classe di concetti, senza privilegiare mai uno dei due termini contrapposti, ma al contrario cercando sempre l’uno nell’altro: l’ordine nel disordine, il naturale nell’artificiale, l’ombra nella luce e viceversa. Dall’altra parte così è, forse, anche nell’ordine naturale delle cose: tutto si muove attraverso delle onde, e le onde sono fatte di alti e bassi e sono fatte di intervalli, di pause e di silenzi. Alighiero Boetti

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Alberto

July 18th, 2014

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Alberto Giacometti · Autoritratto · 1960

Scrivere pagine e pagine, riempirle di pietre, d’erba, di boschi, di cieli, di movimenti di gente per strada, di voci, di case, di passato, di presente, di quadri di statue, di fiumi e di onde e di bicchieri e di vasi e di bianco gesso nel mio atelier e di nuvole, bambino che dorme nella libertà. Alberto Giacometti · Scritti

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Chuck

July 13th, 2014

CHUCK-CLOSE-AUTORITRATTO-2010-M

Chuck Close · Autoritratto · 2010

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Scrivere è leggere se stessi.

Andrea Emo · Quaderni di metafisica

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CHUCK-CLOSE-AUTORITRATTO-1977-M

Chuck Close · Autoritratto · 1977

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CHUCK-CLOSE-AUTORITRATTO-1966-68-P-M

Chuck Close · Autoritratto (p) · 1966-68

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Jasper

July 12th, 2014

JASPER-JOHNS-SOUVENIR-1964-M

Jasper Johns · Autoritratto (souvenir) · 1964

I am not a painter, I am a poet.
Why? I think I would rather be
a painter, but I am not. Well,

for instance, Mike Goldberg
is starting a painting. I drop in
"Sit down and have a drink" he
says. I drink; we drink. I look
up. "You have SARDINES in it."
"Yes, it needed something there."
"Oh." I go and the days go by
and I drop in again. The painting
is going on, and I go, and the days
go by. I drop in. The painting is
finished. "Where’s SARDINES?"
All that’s left is just
letters, "It was too much," Mike says.

But me? One day I am thinking of
a color; orange. I write a line
about orange. Pretty soon it is a
whole page of words, not lines.
Then another page. There should be
so much more, not of orange, of
words, of how terrible orange is
and life. Days go by. It is even in
prose, I am a real poet. My poem
is finished and I haven’t mentioned
orange yet. It’s twelve poems, I call
it ORANGES. And one day in a gallery
I see Mike’s painting, called SARDINES.

Frank O’Hara · Why I Am Not A Painter

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Andy

July 11th, 2014

A-WARHOL-SELF-PORTRAIT-1979-M

Andy Warhol · Autoritratto · 1979

18|1|1979 È la prima volta che mi capita di vedere la gente che vola per la strada trascinata dal vento. In taxi a Union Square ($3) ed è lì che ho visto la gente in aria. Se stavi dalla parte soleggiata della strada, era bellissimo, ma poi se giravi l’angolo, venivi portato via dal vento. La gente si aggrappava alle cose. Andy Warhol · Diari

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A-WARHOL-SELF-PORTRAIT-1977-M

Andy Warhol · Autoritratto · 1977

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Andy Warhol · Autoritratto · 1963-64

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Bruno

July 10th, 2014

BRUNO-MUNARI-AUTORITRATTO-1963-M

Bruno Munari · Autoritratto · 1963 · Collezione Zavattini

Complicare è facile, semplificare è difficile. Per complicare basta aggiungere, tutto quello che si vuole: colori, forme, azioni, decorazioni, personaggi, ambienti pieni di cose. Tutti sono capaci di complicare. Pochi sono capaci di semplificare. Per semplificare bisogna togliere, e per togliere bisogna sapere cosa togliere, come fa lo scultore quando a colpi di scalpello toglie dal masso di pietra tutto quel materiale che c’è in più della scultura che vuole fare. Teoricamente ogni masso di pietra può avere al suo interno una scultura bellissima, come si fa a sapere dove ci si deve fermare per togliere, senza rovinare la scultura? Togliere invece di aggiungere potrebbe essere la regola anche per la comunicazione visiva a due dimensioni come il disegno e la pittura, a tre come la scultura o l’architettura, a quattro dimensioni come il cinema. Togliere invece di aggiungere vuol dire riconoscere l’essenza delle cose e comunicarla nella loro essenzialità. Questo processo porta fuori dal tempo e dalle mode, il teorema di Pitagora ha una data di nascita, ma per la sua essenzialità è fuori dal tempo. Potrebbe essere complicato aggiungendogli fronzoli non essenziali secondo la moda del momento, ma questo non ha alcun senso secondo i principi della comunicazione visiva relativa al fenomeno. Eppure la gente quando si trova di fronte a certe espressioni di semplicità o di essenzialità dice inevitabilmente questo lo so fare anch’io, intendendo di non dare valore alle cose semplici perché a quel punto diventano quasi ovvie. In realtà quando la gente dice quella frase intende dire che lo può rifare, altrimenti lo avrebbe già fatto prima. La semplificazione è il segno dell’intelligenza, un antico detto cinese dice: quello che non si può dire in poche parole non si può dirlo neanche in molte. Bruno Munari · Verbale scritto

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Yves

July 9th, 2014

YVES-KLEIN-1961 
Yves Klein · Autoritratto · 1961

Per tutta la loro esistenza gli animali misurano distanze, forze e temperature. Anche le piante posseggono la stessa attitudine, rivolta anzitutto all’assorbimento dell’acqua e della luce. Il comportamento delle specie viventi muove da un istinto che consente a ciascun essere di orientarsi, vivere e prosperare. Gli esseri umani, appena nati, sono guidati dallo stesso impulso: la loro unità di misura è il palmo di una mano, il corpo con la sua proporzione. Nell’età adulta, agli strumenti di misurazione dei sensi, s’aggiungono dotazioni diverse: il legame con il tempo geologico è soppiantato dall’orologio, la curiosità dall’impazienza, il dubbio dalla persuasione. L’unità di misura non è più il corpo, ma un ordine di grandezza individuale talvolta smisurato. L’intelligenza umana, evolvendosi, sembra tralasciare il segreto dell’origine. Ai poeti il compito di preservarlo. Graziano Spinosi

Un pulcino diventa adulto in poche settimane, un gatto in qualche mese, una persona in 13 anni. Durante l’infanzia siamo in quello stato che gli orientali definiscono Zen: la conoscenza della realtà che ci circonda avviene istintivamente mediante quella attività che gli adulti chiamano gioco. Tutti i recettori sensoriali sono aperti  per ricevere i dati: guardare, toccare, sentire i sapori, il caldo, il freddo, il peso e la leggerezza, il morbido e il duro, il ruvido e il liscio, i colori, le forme, le distanze, la luce e il buio, il suono e il silenzio… tutto è nuovo, tutto è da imparare e il gioco favorisce la memorizzazione. Poi si diventa adulti, si entra nella società, uno alla volta si chiudono i recettori sensoriali, non impariamo quasi più niente, usiamo solo la ragione e la parola e ci domandiamo: quanto costa? a cosa serve? quanto mi rende? Bruno Munari · Verbale scritto



Man Ray

July 8th, 2014

M-RAY-SELF-PORTRAIT-1947-M

Emmanuel Rudzitsky (Man Ray) · Autoritratto riflesso in uno specchio flessibile · 1947

Autoritratto: riflesso in uno specchio flessibile, è capace di infinite variazioni mediante la semplice pressione di un dito sulla superficie dello specchio, che consente tante modificazioni quante ne permette l’applicazione di un pennello alla tela, col vantaggio di ottenere quell’istantanea qualità avvertibile in un’opera realizzata con sistemi più laboriosi. Si potrebbe dire una firma architettonica, come si dice un animale architettonico o un vegetale architettonico, compresa la data e la parola. Man Ray · Tutti gli scritti

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   MAN-RAY-SELF-PORTRAIT-1947-M

Emmanuel Rudzitsky (Man Ray) · Autoritratto · 1947

Molti critici scrivono il loro autoritratto, qualcuno il suo epitaffio. A volte, caritatevolmente, sono stato definito modesto perché non mi sono imposto. Ingenuamente, immaginavo che le mie idee, il mio lavoro, avrebbero parlato da soli. Man Ray · Tutti gli scritti

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Tutti i film che ho realizzato sono stati altrettante improvvisazioni. Non scrivevo sceneggiature. Si trattava di cinema automatico. La mia intenzione era di mettere in movimento le composizioni che facevo in fotografia. Quanto alla macchina fotografica, me ne servo per fissare qualcosa che non posso dipingere. Man Ray · Tutti gli scritti

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June 10th, 2014

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Le pubblicazioni su questo blog riprenderanno nel mese di luglio.
Un saluto a chi legge.

G.

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Pier Paolo

June 9th, 2014

PIER-PAOLO-PASOLINI-AUTORITRATTO-CON-IL-FIORE-IN-BOCCA-1947-M

Pier Paolo Pasolini · Autoritratto con il fiore in bocca · 1947 · Gabinetto G.P Vieusseux · Firenze · Archivio contemporaneo

La poesia ci può permettere di navigare nel mare delle merci lasciandoci un residuo di anima. La poesia è la realtà più reale, è il nesso più potente tra le parole e le cose. Quando riusciamo a radunare in noi questa forza, possiamo rivolgerci serenamente agli altri, possiamo scrivere, possiamo fare l’oste o il parlamentare, non cambia molto. Quello che conta è sentire che la modernità è una baracca da smontare. Una volta che la baracca è smontata, piano piano impareremo a guardare la terra che c’è sotto per costruire in ogni luogo non altre baracche, ma case senza muri e senza tetto, costruire non la crescita, non lo sviluppo, costruire il senso di stare da qualche parte nel tempo che passa, un senso intimamente politico e poetico, un senso che ci fa viaggiare più lietamente verso la morte. Adesso si muore a marcia indietro, si muore dopo mille peripezie per schivare la fine. E invece c’è solo il respiro, forse ce n’è uno solo per tutti e per tutto. Spartirsi serenamente questo respiro è l’arte della vita. Altro che moderno o postmoderno, altro che localismo o globalità. La faccenda è teologica. Abbiamo bisogno di politica e di economia, ma ci vuole una politica e un’economia del sacro. Ci vuole la poesia.

Franco Arminio · Geografia commossa dell’Italia interna

Autoritratto di un paesologo · Da Le parole e le cose

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Lucian

June 3rd, 2014

L-FREUD-AND-D-HOCKNEY-2002-M

Lucian Freud  e David Hockney · 2002

Una delle cose più eccitanti è vedere attraverso la pelle, fino al sangue, alle vene e alle trame. Quello che cerco di fare è arrivare a quanta più materia possibile e trattarla come se la conoscessi benissimo.
Le emozioni appena provate non possono essere usate nell’arte senza un filtro. È un po’ come se la gente pensasse che il letame è solo merda e si mettesse a defecare in un campo pensando che farà crescere la pianta, mentre in realtà quasi la uccide.
Anche se spero di stimolare la sensibilità dell’osservatore, ciò che realmente mi interessa è di offendere la mia. Osservo come l’aria cade attorno alle persone, in una maniera che è loro specifica. Le persone cambiano realmente e in modo visibile l’aria attorno a loro. Lucian Freud

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L-FREUD-AUTORITRATTO-1985-M

Lucian Freud · Autoritratto · 1985 · Collezione privata

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LUCIAN-FREUD-AUTORITRATTO-CON-PIUMA-1943-M

Lucian Freud · Autoritratto con piuma · 1943 · Collezione privata · London

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Mark

May 30th, 2014

MARK-ROTHKO-AUTORITRATTO-1936-M

Mark Rothko · Autoritratto · 1936 · Collezione Cristopher Rothko

Appartengo a una generazione che non ha niente da nascondere a se stessa. I nostri progenitori partecipavano di un tipo di umanità influenzata dalla religione, dalla proprietà, dall’etica e soprattutto dalle illusioni, e si servivano di tutto questo armamentario per nascondere a loro stessi la condizione tragica che ognuno di noi è costretto ad affrontare, in ultima analisi, in solitudine.

Il solo fatto di essere nati è un’azione violenta; restare in vita è un’impresa violenta; essere un artista in una società che non vuole saperne degli artisti è senza dubbio un atto di sfida e può accompagnarsi soltanto a una violenza emotiva. Per questo ritengo che i miei dipinti siano violenti.

I miei sentimenti morali valgono rigorosamente ed esclusivamente per me stesso. Resisto alle pressioni esercitate dall’esterno e più gli altri m’incalzano per farmi fare questo o quello, più io oppongo loro resistenza. Ritengo che l’artista debba sostenersi sulla sua peculiare forza morale. Non amo gli oggetti né qualsiasi forma di possesso.

Mark Rothko
Conversazioni con Rothko

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Jean

May 28th, 2014

JEAN-DUBUFFET-AUTORITRATTO-1936-M

Jean Dubuffet · Autoritratto · 1936 · Metropolitan Museum of Art · New York

Una canzone cantata a squarciagola da una ragazza mentre lava le scale mi commuove maggiormente di qualunque altra di gusto squisito. A me piace ciò che è minimo, persino embrionale, scarsamente modellato, imperfetto, misto. Preferisco i diamanti grezzi, ancora nella matrice. E con i loro difetti.

Mi pare che le categorie fissate dai critici e dagli storici dell’arte siano sempre molto arbitrarie e basate su criteri piuttosto vaghi. Comunque derivano dal punto di vista dell’osservatore e non da quello del creatore. Non è possibile, per la lattuga, ritenere di dover essere classificata fra le insalate.

Rifiuto di possedere qualunque oggetto; voglio vivere in un ambiente vuoto e spoglio, senza legami con chicchessia, come un vagabondo. Nutro avversione per la proprietà e la stabilità.

Jean Dubuffet · Prospectus

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Alexander

May 25th, 2014

ALEXANDER-CALDER-AUTORITRATTO-1929-M

Alexander Calder · Autoritratto · Filo di ferro · 1929 ca · Calder Foundation · New York

È necessario ammettere l’approssimazione, perché non si può sperare nella precisione assoluta. Non si può vedere, o anche concepire, una cosa da tutti i possibili punti di vista contemporaneamente. Mentre si perfeziona la parte anteriore, i lati, o il retro possono lasciare a desiderare; ma rafforzando la parte posteriore può darsi che si indebolisca ciò che originariamente è la cosa migliore. Non c’è fine. Per completare il lavoro, bisogna essere un po’ approssimativi. In un certo senso, è persino auspicabile che un lato sia di qualità migliore rispetto agli altri, perché questo conferisce una testa e una coda all’oggetto e lo rende più vivo. Alexander Calder · A Propos of Measuring a Mobile

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Mario

May 24th, 2014

MARIO-MAFAI-AUTORITRATTO-1946-M

Mario Mafai · Autoritratto · 1946

Io non sono un altro. Ho soltanto rinunziato all’attaccamento affettivo verso le cose, alle piacevoli tessiture, ai pittorismi squisiti; sono diventato più libero, più nudo, più io. L’arte è un fatto etico prima che estetico. Mario Mafai

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Afro

May 23rd, 2014

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Afro Basaldella · Autoritratto · 1935 · Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea · Roma

Da tempo provavo un certo disagio di fronte al mio lavoro: ero estraneo al quadro che realizzavo come se non rispondesse a uno svolgimento, a una necessità interiore che diveniva più urgente e precisa. La mia pittura è sempre stata soggettiva, ho sempre cercato uno spazio fatto di memoria e ritrovato per sentimento e intuizione; ma certi simboli rappresentativi che mi erano sembrati dar ordine, in un certo senso stabilire il nesso con la realtà, sono divenuti recentemente privi di interessi, schermi fra me e il quadro, ostacoli a nuove scoperte. Certi elementi figurativi, anche filtrati al massimo o ridotti ad abbreviazioni ideografiche, di cui prima avevo sempre creduto di aver bisogno, ora mi apparivano detriti malinconici, familiari come cifre, ma non veri. Sentivo il mio lavoro lontano da me perché non mi bastava rappresentare una realtà di fantasia, di sogno o di memoria, ma volevo che quella realtà si identificasse con la pittura e la pittura divenisse la realtà stessa del sentimento, non la sua rappresentazione. Della memoria resta l’indistinzione, un’onda lenta che trascina con sé tutto il sapore di una stagione, ma non più le sue conformazioni, nemmeno più l’ombra dell’ombra. Afro Basaldella · Lettera a Lionello Venturi · 1953

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Scipione

May 21st, 2014

SCIPIONE-AUTORITRATTO-1928-M

Scipione (Gino Bonichi) · Autoritratto · 1928 · Collezione privata · Prato

Coro d’estate

Io sono la voce dell’albero che cade,
la mia corteccia sarà accarezzata
quando si vedrà che dentro sono bianco.
Le mie radici sono d’avorio e sono
nascoste – la terra fina le ricopre,
il mio corpo è rotondo,
l’aria sola mi toccava.
Gli uccelli hanno nidificato nei miei rami,
i loro occhi vedevano tutte le mie braccia,
le foglie li nascondevano.
Sotto di me l’uomo si è riposato.
Io sono la voce del fanciullo,
le mie ossa sono tenere e possono cadere
e non si romperanno.
Le mie gambe corrono, i miei piedi
non lasciano impronta,
il timbro della mia voce somiglia
alla campana del mattino,
al bronzo leggero.

Scipione · Da Carte segrete


Paul

May 20th, 2014

P-KLEE-AUTORITRATTO-1919-M

Paul Klee · Autoritratto di un espressionista · 1919 · Tel Aviv Museum of Art

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Nell’aldiquà non mi si può afferrare.
Ho la mia dimora tanto tra i morti quanto tra i non nati.
Più vicino del consueto alla creazione,
ma non ancora abbastanza vicino.

Paul Klee · Diari

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Antonietta

May 20th, 2014

ANTONIETTA-RAPHAEL-AUTORITRATTO-CON-VIOLINO-1926-M
Antonietta Raphaël · Autoritratto con violino · 1928 · Collezione privata · Roma

27|8|1941
Ogni tramonto del sole è una giornata della nostra vita passata che non ritornerà più. E ad ogni tramonto mi viene da chiedermi: che cosa hai fatto di buono oggi, Antoinette?

4|3|1958
Ogni volta che incomincio una scultura o un quadro mi si apre il cielo. Ma quando è terminata mi sento il buio.

18|3|1958
Sono molto contenta di essermi autoregalato Mondrian. Le sue pitture del periodo Cubista sono magnifiche. Le sue pitture astratte non le capisco bene; forse leggendo i suoi scritti le capirò meglio. Ma è certamente un grande artista. Forse non ha adempiuto alla sua promessa? Mondrian era un mistico, questo è evidente. Forse ha peccato perché voleva spogliarsi di ogni vestigia umana e liberarsi di ogni soggettività che è dannosa per qualunque artista, pittore, scultore o scrittore: in tal modo vuotato di quel poco di poesia che abbiamo a sentirci un granellino nell’universo. Perciò la sua arte ha qualche cosa che respiro di bello.

9|4|1958

Stasera mi sento un po’ più sollevata. Ho sentito l’esecuzione della Passione secondo Matteo per soli coro e orchestra di Bach. Per un poco ho dimenticato l’umiliazione e la sofferenza mia propria. Quanto è bello! Una musica divina e umana e non mi sono sentita (più) tanto sola.

11|3|1959
Sono arrivata ad un punto fermo del Toro morente: la testa del Toro si rifiuta di uscire. Sarà per vendetta? Perché lo sto torturando da tanti anni? Mi sento quasi sconfitta e disperata; ieri sera sono rimasta nello studio fino a tardi lavorando e cercando di capire che cosa è che non va. Ma tutto è risultato negativo. Mario mi ha consigliato di cercare di trovare un toro vero, ma io non sono del suo parere. Devo trovarla dentro di me, la testa, come fosse una mia creatura propria.

24/3/1963
Sono andata a vedere la mostra di Jean Dubuffet e devo confessarmi di essermi sbagliata, di non stimarlo a dovere. La sua mostra alla Galleria La Malborough è una delle più interessanti che ho visto durante questa stagione. Non lo chiamerei astratto, anzi, non lo è affatto. È figurativo. E domani ci vado di nuovo a vederlo.

15|3|1966
È finito il ritratto di Mario! È la prima volta, che quando finisco un quadro, e, lo guardo, non sento questa incompletezza che mi faceva sentire gli altri miei dipinti. Spero di non sbagliarmi! È un quadro completo! Da cima a fondo. E Mario sta lì, sembra che contempli! Sento una voce! Chissà, forse voleva ritornare al figurativo? Chissà che cosa avrebbe dipinto se fosse ancora in vita?! Ma ora non c’è più… I suoi pennelli stanno a riposo. Io ancora continuo a dipingere e traggo ancora qualche gioia. Ma chi sa per quanto tempo ancora?

14|5|1966
Stasera si è chiusa la mia personale da Zannini. Tutto sommato è andata bene. Anzi molto bene. Ho venduto due gouaches, due disegni e tre dipinti ha preso Zannini, però non abbiamo ancora discusso sui prezzi. La critica è stata molto lusinghiera. Non mi sarei aspettata tanto! Era un via vai di gente. Certi increduli, certi gelosi, e molti ammiratori! Sono felice, soprattutto che la critica abbia quasi capito il mio stato d’animo. La mia testa mi scoppia, nuovi fantasmi che desiderano che li faccia uscire dalle tenebre e li liberi alla luce e li trasmetta sulla tela con gli splendori dei miei colori e la vitalità e lo slancio del mio amore. […] E finire un’infinità di quadri, quadretti dispersi in tutti gli angoli dello studio. Ci vorranno almeno altri tre anni di vita. Ci arriverò? Fra tre anni forse, o più, l’uomo arriverà sulla luna. Tutto è possibile! Perché no?

Antonietta Raphaël · Diario

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Edward

May 19th, 2014

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Edward Hopper · Autoritratto · 1925-30 · Whitney Museum · New York

Il mio ideale in pittura è sempre stato la trascrizione più esatta possibile delle impressioni più intime che mi suscita la natura. Se questo è un fine irraggiungibile, allora lo è anche la perfezione, e questo vale per ogni ideale pittorico e ogni attività dell’uomo. | Mi scontro sempre, quando lavoro, con la fastidiosa intrusione di elementi che non fanno parte della visione che mi interessa; l’opera stessa, nel suo procedere, finisce per cancellare e rimpiazzare la visione originaria. | Nessuno può prevedere esattamente quale sarà l’orientamento della pittura nei prossimi anni, ma sembra, o almeno mi sembra, che ci sarà una rivolta contro l’invenzione di un disegno arbitrario. Ci si sforzerà ancora, credo, di cogliere la sorpresa e gli eventi della natura, di compiere uno studio più intuitivo e penetrante dei suoi umori, e insieme nasceranno un nuovo stupore e una nuova umiltà in chi è ancora capace di queste reazioni essenziali. Edward Hopper · Scritti, interviste, testimonianze

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Edward Hopper · Autoritratto · 1903 · Museum of Fine Arts · Boston

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Giorgio

May 17th, 2014

GIORGIO MORANDI AUTORITRATTO 1924

Giorgio Morandi · Autoritratto · 1924 · Galleria degli Uffizi · Firenze

Nello studio di via Fondazza, a Bologna, Morandi raduna recipienti e barattoli polverosi. Li dipinge e ridipinge come fa il tempo, affidandoli alla quiete temperata della tela. I suoi quadri rappresentano uno spazio incontaminato, separato dal tempo, asilo di reperti che riflettono una luce intima, un tepore d’infanzia e di casa. Graziano Spinosi

Morandi sotterrava legati da spago i pennelli usati, quei pennelli che erano stati carichi di bruni e di terre ritornavano alla terra: una sepoltura di resti. Come con i resti dei colori grattati dai quadri non riusciti dipingevadi prima’ nuovi quadri attraverso poltiglie accumulate da resti. Nessuna tavolozza avrebbe creato magicamente e alchemicamente tali impasti. D’altronde tutte le nature morte sono resti di povere cose che vengono da lontano, da una memoria quotidiana altra, ad eccezione dei paesaggi in quanto Morandi non possedeva il senso aptico cézanniano ma li guardava, li possedeva attraverso il cannocchiale per poterli avvicinare, comporre e metterli in posa come una natura morta, una natura che è morta. Natura morta quasi dada, secca, dura. Morandi afferra una bottiglia, risceglie un oggetto e ne vernicia direttamente metà, metà tondo, solo un pezzo, un lato, con un colore sabbioso (bianco), antico (rosa), atmosferico (celeste). Ricompone gli oggetti già dipinti, sceglie l’alzo zero, l’orizzonte, il punto di possesso, di vista e li ricopia inarrivabilmente… Era già arte la stessa composizione? L’arte, si sa è la nascosta interpretazione poetica dell’oggetto, l’arte è oltre l’oggetto, ma è anche riconferma e riproduzione della stessa produzione dell’oggetto. Un oggetto spaesato, metafisico, fuori dal tempo. Concetto Pozzati · Parola d’artista

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Giorgio

May 16th, 2014

GIORGIO-DE-CHIRICO-AUTORITRATTO-CON-LA-MADRE-1922-M

Giorgio de Chirico · Autoritratto con la madre · 1923 ca · Collezione privata

E ancora una volta fu il deserto e la notte. Di nuovo tutto dormiva nell’immobilità e nel silenzio. D’un tratto Ebdomero riconobbe gli occhi di suo padre negli occhi di quella donna; e allora capì. Essa parlò d’immortalità, nella grande notte senza stelle. Il pensiero suo, all’aura dolcissima di quella voce che aveva udito, cedette lentamente e finì con l’abbandonarsi del tutto. S’abbandonò alle onde carezzevoli della voce indimenticabile e su quelle onde partì verso ignote e strane terre; partì in un tepore di sole calante. Intanto, tra il cielo e la vasta distesa dei mari, isole verdi, isole meravigliose passavano lentamente, come passano le unità di una squadra davanti alla nave ammiraglia mentre, su in alto, lunghe teorie di uccelli sublimi, d’un candore immacolato, volavano cantando. Giorgio de Chirico · Ebdomero

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Romaine

May 14th, 2014

ROMAINE-BROOKS-AUTORITRATTO-1923-M

Romaine Brooks · Autoritratto · 1923 · Smithsonian American Art Museum · Washington

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Talvolta il passato mi sembra ancora più vago di un sogno.

(da una lettera di Romaine Brooks a D’Annunzio)

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Romaine Brooks · Renata Borgatti al piano · 1920

La sua vita mondana, che lei giudicava futile e vuota, a poco a poco si diradò. I giochi degli adulti, come lei li chiamava, sia che fossero i tè, i ricevimenti, i pranzi o le serate danzanti, l’annoiavano. Preferiva le ore di solitudine in casa, nella sua biblioteca, in compagnia di un libro. Ciro Sandomenico · Tra Saffo e D’Annunzio: vita, amori e opere di Romaine Brooks da Parigi a Capri