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Aya Sofya

Aya Sofya ·Interno (particolare) ·Istanbul

Anche la luce è un materiale, sostanza e identità dei corpi. Aya Sofya la riceve al suo interno senza mai confinarla; la luce circola liberamente nelle sue cavità come fosse aria e prende parte al respiro delle volte, dei mosaici, dei marmi limati dalle orme degli uomini. Qui la cupola si gonfia e sale per la forza della luce. A questa cupola che pare un grembo forato, mi piace pensare oggi, il sole consegna ogni giorno il suo ultimo lampo. 


Ecco il segno; s'innerva
sul muro che s'indora:
un frastaglio di palma
bruciato dai barbagli dell'aurora.

Il passo che proviene
dalla serra sì lieve,
non è felpato dalla neve, è ancora
tua vita, sangue tuo nelle mie vene.

Eugenio Montale · Mottetti

 

12  luglio  2008


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Sottrazione

Le Corbusier · Villa Turque (part) · 1916-17 · Foto D. Schwartz

Lavorare a un'opera per sottrazione non significa solamente togliere del materiale a un materiale ma considerare anche  la memoria -il proprio corpo- come parte di quel materiale.


Dans une architecture aussi impérieuse que celle-ci, toute la grande tâche consiste à épurer, à éliminer le superflu, à ne conserver que l'utile, le fort, le calme... Ma présence est inscrite dans chaque recoin de votre maison... Le Corbusier · Lettera a Anatole e Camille Schwob, committenti della Villa Turca.

 

4 luglio  2008


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Un'ora sola

Albore · 27 giugno 2008 (part)

Un'ora sola in cui si guardi in silenzio è
tanto più vasta di tutte le possibili vite.

Antonia Pozzi · L'età delle parole è finita
 

27 giugno  2008


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Bellezza


Zurab Tsereteli · In memoria delle vittime dell'oppressione (part)
 1997 · MMoMA · Moscow

La bellezza può degradarsi nel più
ingannevole segnale di orientamento.


Ti libero la fronte dai ghiaccioli
che raccogliesti traversando l'alte
nebulose; hai le penne lacerate
dai cicloni, ti desti a soprassalti.

Mezzodì: allunga nel riquadro il nespolo
l'ombra nera, s'ostina in cielo un sole
freddoloso; e l'altre ombre che scantonano
nel vicolo non sanno che sei qui.

Eugenio Montale · Mottetti
 

25  giugno  2008


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Corpi celesti

Larissa Naumova · Annunciazione (part) · 1999 · MMoMA · Moscow

Un Sole, la
Luna.


Almeno quella volta
non feci che ascoltare.
La mia mente distolta
non voleva saldare
al presente il passato.
Quasi che fossi assente
tra mutismo e stupore
ho consumato - credo
quelle strane due ore.

Gabriella Leto · Aria alle stanze


 

24  giugno  2008


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Sottovoce

Kazimir Malevič · Quadrato nero su fondo bianco (part) · 1914-15
Tret'jakov Gallery ·
Moscow

L'astrazione abbandona il linguaggio descrittivo della figurazione e ne assume uno più dettagliato; percorre la vita interiore, la riga del chiodo conficcato, l'attimo buio dello specchio.


Милая ты жизнь!
Жадная еще!
Ты запомни вжим
В правое плечо.

...come sei cara, vita!
Insaziabile ancora!
Ricordati: configgiti
nella mia spalla destra...

Marina Cvetaeva
 

16  giugno  2008


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Curcuma

Richard Long · Turmeric Line I (part) · 2003

Giallo, uno dei tre punti cardinali.


'What is that noise?'
The wind under the door.
'What is that noise now? What is the wind doing?'
Nothing again nothing.
'Do You know nothing? Do you see nothing?
Do you remember Nothing?'
 

T.S. Eliot · The Waste Land
 

Non sarò in Italia fino al 25 giugno.
Un saluto a chi passa da qui.
 

9 giugno  2008


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Time Is Up

Ed Ruscha · Time Is Up (part) · 1990

Mi ha mentito?
Le ho mentito, lo giuro!


Mi nutro di musica e di acqua nera.

Alejandra Pizarnik · La figlia dell'insonnia


Martha Argerich · W.A. Mozart
Piano Concerto N° 20 in D minor, K. 466


 

4 giugno  2008


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Il profumo dei tigli

Vasilij Kandinskij · Amazzone sulle montagne · 1917-18
Museo Russo
· San Pietroburgo

Prendo atto dei ricordi, non solo dei miei, prendo atto della loro disparità, del vuoto che li ha modellati e della loro proprietà di evocarlo. Prendo atto della dissolutezza cui conducono, della loro insidiosa mobilità. Prendo atto dell'impermanenza che li combina ai sogni, al profumo dei tigli nel mese di maggio.



во сне


Черную и прочную раэ
Λуку
Я несу с тобою наравне
.
Что ж ты п
Λачешь
? Дай мне Λучше руку,
Обещай опять прийтн во сне
.
Мне с тобою как горе с горою...
Мне с тобой на свете встречи нет.
То
Λвко б ты поΛночною порою
Череэ эвеэды мне привет.

Анна Ахматова
 

31 maggio  2008


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Anelli

Jean Luc Godard · L'amore (fotogramma) ·1969

Un bivio congiunge due strade
in una o la divide in due.


Non si guardavano. Nella penombra condivisa entrambi erano seri e silenziosi. Egli le aveva preso la mano sinistra e le sfilava e le metteva l'anello d'avorio e l'anello d'argento. Poi le prese la mano destra e le sfilò e le mise i due anelli di argento e l'anello d'oro con pietre dure. Lei porgeva alternativamente le mani. Questo durò qualche tempo. Continuarono ad allacciare le dita e ad unire i palmi. Procedevano con lenta delicatezza, come se temessero di sbagliare. Non sapevano che era necessario quel gioco perché una determinata cosa accadesse, nel futuro, in una determinata regione. Jorge Luis Borges · Il Gioco, da Storia della notte
 

25 maggio  2008


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Sudden light

Rebecca Horn · L'estel ferit (targa) · 1992 · Barcelona

Anche le case sono fari per chi vaga di notte.


Sudden light

I have been here before,
But when or how I cannot tell:
I know the grass beyond the door,
The sweet keen smell,
The sighing sound, the lights around the shore.

You have been mine before,-
How long ago I may not know:
But just when at that swallow's soar
Your neck turned so,
Some veil did fall, - I knew it all of yore.

Has this been thus before?
And shall not thus time's eddyng flight
Still with our lives our love restore
In death's despite
And day and night yeld one delight once more?

Dante Gabriele Rossetti
 

22 maggio  2008


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Bagatella

Nora


Un gat

A m şvégg in t’algl’ot s’un gat te lët,
l’éra tót biènch, s’agli urèci ad źira.
Un’éra un sogn, l’éra stuglè dirimpèt!
L’avéiva frèd, ùi tarméiva la dantìra.

Al guèrd da schènt par nò dèi udiénza
ló e mov una zèmpa par zarchè cunfórt.
A j’arvés la pórta şénza cleménza,
ló us’indréza e po’ us’arbórta, tot stórt.

Um guèrda da bàs s’una gran tarmasòun
pó um déis: ta ne véi ca stag par muréi?
Orca putèna! Che t-scurés u ’ne cardarà nisòun;
al téir só, a l’apóz se cusòin par fèl durméi.

Al guèrd in silenzi; e dórma in t'un'èlt mónd
mó un gnè rasòun: du clè antrè che ciacaròun?
A cióud sèmpra al pórti se cadnàz, féna in fónd,
la mi ca l’è sìcura, in duv'èl la disfunziòun?

 

Un gatto

Mi sono svegliato intorno alle otto, c’era un gatto nel mio letto, | era completamente bianco, con le orecchie di cera. | Non si trattava di  un sogno, era disteso davanti a me! | Aveva freddo, batteva i denti. | Lo guardo di sbieco per non dargli confidenza | muove una zampa in cerca di conforto | Gli apro la porta senza  pietà, | lui si alza ma cade dal letto, tutto storto. | Mi guarda dal basso tremando | poi mi dice: non vedi che sto per morire? | Porca puttana! Che tu parli non lo crederà nessuno; | lo sollevo, lo sistemo sul cuscino per farlo dormire. |  Lo guardo in silenzio mentre dorme in un altro mondo | ma non trovo ragione: da dove è entrato quel chiacchierone? | Chiudo sempre le porte col catenaccio, fino in fondo | la mia casa è sicura, dov’è la disfunzione? (maggio 2004)

 

15 maggio  2008


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 Maggio

Applique portacandele · Ferro forgiato (part) · Secolo XVIII

Animali che si fidano, fiori. Il minuzioso volo degli insetti, l'impazienza degli orti. Maggio, l'infanzia davanti.


Da un momento all'altro dovrò pur dire a qualcuno che non sto cercando soltanto la mia infanzia, ma addirittura l'infanzia del mondo. Tonino Guerra

 

2 maggio  2008


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Vento

Joris Ivens · Io e il vento (fotogramma) ·1988

Il vento sollecita le rotte degli uccelli, batte la schiena ai naviganti, piega la forma degli alberi. Nel vento il vapore dei mari, la polvere dei deserti, la voce immutata dei morti.


Sono il vento gelido della Sierra Madre,
sono il canto di Moby Dick ma mi desiderate
in fondo ai mari del mondo.
Sono il vento dei campi di grano.
Rido, rido, rido tutta la giornata,
sono il cerchio proibito,
chi mi supera avrà il fiato mozzato.
Sono il föhn, sono il maestrale,
il diavolo dell'Europa gotica,
Van Gogh tentò di dipingermi e impazzì.
In Tunisia sono il ghibli,
sono il tornado del Nebraska
ma per tutti sono l'odioso Simoun.
Un giorno supererò il muro del suono,
il bambino argentino capriccioso e crudele.
Ahimè! Oramai il mio segreto verrà taciuto,
omaggio a coloro che detengono i segreti.
Sono l'amante effimero, il balocco delle nuvole,
un sospiro nel cielo cinese.
Sono la moschea di Cadice,sono io
che allontano l'aria greve della notte.
Sono il soffio del primo giorno della creazione
che galleggiava sulle acque.

Joris Ivens


...a volte il vento annuncia altro vento…
 

21 aprile  2008


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Scolpire il tempo

Andrej Tarkovskij · Lo specchio (fotogramma) ·1975

C'è un sole volenteroso oggi
ma il barometro propone pioggia.


C'è una speranza che l'uomo sopravviva, nonostante tutti i segni del silenzio apocalittico preannunciato dall'evidenza dei fatti? La risposta a questo interrogativo, forse, è contenuta nell'antica leggenda sulla resistenza dell'albero inaridito, privato dei succhi vitali, che ho preso come base del film più importante nella mia biografia artistica. Un monaco, passo dopo passo, secchio dopo secchio portava l'acqua sulla montagna e innaffiava l'albero inaridito, credendo senz'ombra di dubbio nella necessità di ciò che faceva, senza abbandonare neppure per un istante la fiducia nella forza miracolosa della sua fede e perciò assistette al miracolo: una mattina i rami dell'albero si rianimarono e si coprirono di foglioline. Ma questo è forse un miracolo? È soltanto la verità. Andrej Tarkovskij · Scolpire il tempo
 

13 aprile  2008


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Rovine

Roman Polanski · Il pianista (fotogramma) ·2002

Una memoria sfregiata riconduce
sempre al sentiero delle rovine.


Benché morto e rimorto, debbo vivere:
la città è folle d'acqua che straripa,
e com'è bella, gaia, zigomuta,
com'è dolce sul vomere il grasso strato d'humus,
come posa la steppa nel rimestio d'aprile;
ed è il tuo Buonarroti questo cielo sublime...

Osip Mandel'štam · da Cinquanta poesie


Sono questo le rovine:
le cose senza più il loro nome.
 

10 aprile  2008


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Contrappunto



Ron Mueck · Mask II · 2001-02 · S. Francisco Museum of Modern Art

La piccola crepa di un intonaco, adocchiata un giorno distrattamente, può dar vita al sogno notturno di un terremoto. La memoria non fa sconti. L'emozione provocata da un violento temporale può stemperarsi nel sogno di un quieto paesaggio inondato di sole. La memoria si attiene ai fatti, a modo suo.


Sento risuonare l'acqua che cade nel mio sogno.
Le parole cadono come l'acqua io cado. Disegno
nei miei occhi la forma dei miei occhi, nuoto
nelle mie acque, mi dico i miei silenzi. Tutta
la notte attendo che il mio linguaggio riesca a
darmi forma. E penso al vento che viene a me,
perdura in me. Tutta la notte ho camminato sotto
la pioggia sconosciuta. Mi hanno dato un silenzio
pieno di forme di visioni (dici). E corri desolata
come l'unico uccello nel vento.

Alejandra Pizarnik · La figlia dell'insonnia

 

3 aprile  2008


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Banchi di nebbia

Jaume Plensa · Autoritratto as H.B. II · 2006

Nelle notti di nebbia, quando è impossibile vedere i lampi dei fari, un nautofono segnala la posizione dei porti: un suono vicario indica ciò che la vista non può percepire, consentendo l'orientamento ai naviganti. Posizionato sulla terraferma il nautofono ristabilisce anche un legame con punti noti, una congiunzione sensoriale tra corpi galleggianti e corpi stanziali che allevia il disagio provocato dal senso di vuoto (ben noto a chi viaggia per mare, quando in certe condizioni climatiche l'aria e l'acqua diventano una sola sostanza astratta). Coi suoi sibili, che sembrano parole primitive, il nautofono è un identificativo topografico e antropologico, la memoria sonora di un luogo. Solitamente spenta nei giorni di sole, questa memoria si accende quando le condizioni esterne divengono avverse e un vuoto di senso si propaga come nebbia all'improvviso.


Antico, sono ubriacato dalla voce
ch'esce dalle tue bocche quando si schiudono
come verdi campane e si ributtano
indietro e si disciolgono.
La casa delle mie estati lontane,
t'era accanto, lo sai,
là nel paese dove il sole cuoce
e annuvolano l'aria le zanzare.
Come allora oggi in tua presenza impietro,
mare, ma non più degno
mi credo del solenne ammonimento
del tuo respiro. Tu m'hai detto primo
che il piccino fermento
del mio cuore non era che un momento
del tuo; che mi era in fondo
la tua legge rischiosa: esser vasto e diverso
e insieme fisso:
e svuotarmi così d'ogni lordura
come tu fai che sbatti sulle sponde
tra sugheri alghe asterie
le inutili macerie del tuo abisso.

Eugenio Montale · Ossi di seppia, Mediterraneo
 

31 marzo 2008


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L'ora del lupo



Ingmar Bergman · L'ora del lupo (fotogramma) ·1967

Marzo era il mese dei fuochi, delle prime sere all'aperto. In una di queste, secondo la fase della luna, il pozzo v