Archive for March, 2006
Tuesday, March 28th, 2006

Yves Klein ∙ Venere Blu ∙ Intorno al 1957
Un colore può assestarsi nell’immaginazione e diventare una forma
di pensiero, una parte viva del sentimento religioso.
Graziano Spinosi
©
Io guardo spesso il cielo. Lo guardo di mattino nelle ore di luce e tutto il cielo s’attacca agli occhi e viene a bere, e io a lui mi attacco, come un vegetale che si mangia la luce. Mariangela Gualtieri · Fuoco Centrale e altre poesie per il teatro
Tags: blu, blue venus, mariangela gualtieri, venere, yves klein
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Thursday, March 23rd, 2006

Louise Bourgeois · Couple IV · 1997
La comprensione sterilizza.
Graziano Spinosi
©
Veggendo che ciascuno animale, tosto che nato è, quasi da natura dirizzato nel debito fine, che fugge dolore e domanda allegrezza, quelli disse questo nostro fine essere voluptade (non dico voluntade, ma scrivola per P), cioè diletto sanza dolore. Dante · Convivio
Tags: amore, couple, dante alighieri, louise bourgeois
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Wednesday, March 22nd, 2006

Franko B · I miss you · 2002
Le donne hanno una familiarità col sangue
a cui gli uomini non pensano mai.
Graziano Spinosi
©
Tags: franko b, uomini e donne, y miss you
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Tuesday, March 21st, 2006
Gina Pane ∙ Io mescolo tutto ∙ 1974
Ora che siamo liberi possiamo
tornare a sognare le catene.
Graziano Spinosi
©
Mostrare fino in fondo le proprie debolezze fisiche e psichiche è l’unica strada che può permettere a molti di intervenire sulla loro vita. Gina Pane, ad esempio, presenta sempre situazioni legate ad antecedenti – i ricordi – che vengono tradotti nella pièce. Attraverso questa, l’autrice si libera da cariche di affetto bloccato in maniera tanto intensa da rasentare il patogeno. Il grado di eccitazione arriva fino al limite del trauma. Si hanno scariche emozionali mediante le quali ci si chiede se l’autrice si libera del peso dell’evento traumatico o lo sistematizza per tesaurizzarle. Il tema è, spesso, quello di riempire un vuoto insostenibile, un vuoto-lutto, la perdita dell’oggetto amato. Lea Vergine · Il corpo come linguaggio
Tags: corpo, gina pane, lea vergine
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Monday, March 20th, 2006

Le dispiace se dico una bugia? Sogno
poco in questo periodo.
Graziano Spinosi
©
L’angoscia è, come abbiamo imparato, un particolare stato di dispiacere che si verifica come risposta al pericolo di una perdita; ma è anche vero che laddove il desiderio di un qualcosa subisce una rimozione, la sua libido si trasforma in angoscia (connessa all’attesa). Essa, dunque, sottrae l’uomo alla sicurezza di sé, al suo con-essere con gli altri in una dimensione di falsa speranza. Gli istinti repressi sono i pericoli che minacciano l’uomo civile. Occorre demolire le convenzioni di decenza da cui dipende la grande menzogna, lacerare lo schermo posticcio che separa il pubblico dal privato. Ogni latrina è salotto, ogni salotto è latrina. La distinzione tra sublime e volgare non ha senso. Siamo nascosti sotto il nostro contrario. Lea Vergine · Il corpo come linguaggio
Tags: corpo, lea vergine, marcel duchamp
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Sunday, March 19th, 2006

Piero Manzoni · Scultura vivente · 1961
Si rimetta le mutande per favore,
non amo le atmosfere romantiche.
Graziano Spinosi
©
Le testimonianze di sé, della propria vita, l’intera sfera del privato vengono impiegate come materiale di repertorio. Tutto diventa recuperabile: una qualunque azione di un qualsiasi momento di una qualsiasi giornata; le proprie foto, le radiografie; la propria voce; tutti i possibili rapporti con gli escrementi e con i genitali; ricostruzioni di fatti del proprio passato o messe in scena di sogni; l’inventario degli incidenti di famiglia; la ginnastica, la mimica e le acrobazie; le percosse e le ferite. “…in ciascuna percezione il corpo è là: esso è il passato immediato in quanto affiora ancora nel presente che lo fugge. Questo significa che esso è, ad un tempo, punto di vista e punto di partenza: un punto di vista o un punto di partenza che io sono e che insieme oltrepasso verso ciò che ho da essere” (J. P. Sartre) Lea Vergine · Il corpo come linguaggio
Tags: corpo, piero manzoni, scultura vivente
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Sunday, March 19th, 2006

Yves Klein ∙ Le saut dans le vide ∙ 1960
Non si preoccupi per me
somatizzo.
Graziano Spinosi
©
Questi artisti non guardano lungamente la vita, non si esprimono sommessamente, non escludono nulla e, in molti di essi, specie quando mettono allo scoperto l’organizzazione mostruosa del reale e tutte le nostre infermità (sottraendosi alla connivenza farisaica e alla tartuferia ipocrita), la sofferenza non si scioglie nel misticismo. È un affrontare la morte attraverso la vita, frugando al di sotto, esibendo il segreto e il rovescio. Solo sperimentando a poco a poco la morte si riesce a saperne un po’ di più sulla vita, solo mostrando quanto è precario tutto ciò che siamo abituati a chiamare stato normale. Non sceneggiano la storia di un personaggio. Cercano l’uomo-umano, che non è castrato dal funzionalismo della società, l’uomo che sfugge al concetto di profitto. L’importante non è sapere, ma sapere che si sa. È uno stato in cui la cultura non serve più a niente. Lea Vergine · Il corpo come linguaggio
Tags: corpo, lea vergine, yves klein
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Sunday, March 12th, 2006

Günter Brus · Ana · 1964
Perché non mi da una mano? Non vede
che non ho più paura di niente?
Graziano Spinosi
©
La vittima si fa carnefice, il torturato torturatore. E’ di scena la pitagorica legge del taglione: l’offensore subisce lo stesso danno che ha inflitto all’offeso. Si scatenano le pulsioni distruttive. Si celebrano veri e propri riti di contaminazione, il cui senso assume o una nostalgia di contaminazione infinita o la forza di una violenza che va sempre interpretata come un mezzo per rompere e decomporre la normalità delle figure in cui l’uomo è ipocritamente obbligato a riconoscersi. Sono evidenti le analogie tra cerimoniali ossessivi e pratiche di culto. Le nevrosi ossessive, come è stato già dimostrato dalla psicoanalisi, costituiscono l’equivalente patologico del rituale religioso. Lea Vergine · Il corpo come linguaggio
Tags: ana, corpo, günter brus, lea vergine
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Sunday, March 12th, 2006

Bruce Nauman ∙ Autoritratto come fontana ∙ 1966
Ha visto che slancio? Questo è niente,
mi creda, qualche volta riesco anche a tacere.
Graziano Spinosi
©
Alcuni mettono in atto uno spostamento, un’inversione, una censura attraverso citazioni antropologiche o invenzioni a carattere onirico; altri si fanno invece portatori di affabulazioni paradossali e terrifiche; altri ancora, più mitomani, si soffermano sugli chocs dell’infanzia e sui transferts dell’adolescenza. Abbiamo l’uomo che è solo tale, l’uomo che non è faber, né ludens, né sapiens: l’uomo senza la Favola (senza la morale, l’apologo e l’allegoria), l’uomo col suo terrore della banalità ininterrotta, con le sue affezioni e disaffezioni maledette, coi suoi atti pii e osceni, coi suoi visceri rossi e impuri, col suo gusto della decadenza e dell’espiazione. Lea Vergine · Il corpo come linguaggio
Tags: bruce nauman, corpo, lea vergine, silenzio
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Saturday, March 11th, 2006

Orlan ∙ Autoritratto ∙ 1998
La tela è il proprio corpo colorato, sezionato, modificato da interventi chirurgici. Orlan cambia faccia ripetutamente, cambiando così la sua riconoscibilità. Il confine tra essere e dover essere si riduce al punto da lasciar tracimare ogni possibile identità; di volta in volta un nuovo volto, una nuova persona. Nessuno. Graziano Spinosi
©
Tags: corpo, identità, orlan
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Tuesday, March 7th, 2006

Gilbert & George · Photo-sculptures
Non le pare di non esagerare?
Si figuri, cerco sempre di avere il minimo dalla vita.
Graziano Spinosi
©
Tra i più romantici nell’esaltare, enfatizzandone anche i nonsenses, i valori del sentimento, ci sono gli inglesi Gilbert e George. Uno squisito tableau vivant, immerso in una rêverie intessuta di azioni intime che concedono poco al privato. La loro conoscenza della realtà non è certo adattamento ad essa (se non nei momenti in cui recitano in pubblico, e allora si fa rapporto reciproco tra organismo e ambiente): è piuttosto fuga, elusione, favoreggiamento. Gilbert e Gorge fanno di tutto perché non esista alcuna differenza tra ciò che è la loro vita e l’arte: il loro tenace accanimento in questa direzione non è lontano dall’eroismo. Marionette satiriche al confine tra l’umano e il disumano. Essi fingono di ignorare la loro condizione di superstiti solo per combatterla meglio. Il massimo successo è sopravvivere, diceva Saul Bellow. Lea Vergine · Il corpo come linguaggio
Tags: corpo, gilbert & george, lea vergine, spring
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Monday, March 6th, 2006

Pablo Picasso · Foto Irving Penn
Bisogna partire dal centro, rispondeva Picasso a chi gli domandava di descrivere il suo modo di dipingere. I bambini, quando disegnano, non si pongono alcuna domanda e cominciano naturalmente, a caso, spesso proprio dal centro del foglio. Più tardi, la loro mano sarà guidata da un condizionamento scolastico, familiare e mediatico, che impone regole e risultati prestabiliti. Dopo la perdita di questa spontaneità, lo spazio del disegno diviene più estraneo e fitto d’insidie. La festa è finita. Graziano Spinosi
©
Per diventare bambini occorre una vita
Pablo Picasso
Tags: centro, infanzia, irving penn, picasso
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Sunday, March 5th, 2006
Diane Arbus · Identical Twins · 1967
Specchio davanti a specchio: sembra più lieve,
nei gemelli, il tormento del tempo.
Graziano Spinosi
©
Molte persone vivono nel timore che possano subire qualche esperienza traumatica. I freaks sono nati con il loro trauma. Hanno già superato il loro test, nella vita. Sono degli aristocratici. Diane Arbus
Tags: diane arbus, gemelli, specchio, twins
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Thursday, March 2nd, 2006

C’è un vecchio secchio, nel giardino della mia casa, sempre colmo d’acqua piovana. Soltanto il caso e il tempo si occupano di lui. Sulla sua superficie sono visibili i resti di una vita operosa – un’altra vita, il colore affiora tra le crepe della ruggine. Il suo orlo è come una bocca guastata ma il vento, qualche volta, increspa la sua piccola pozza e allora sembra contento. Graziano Spinosi
©
Accadeva come dopo certi sogni. Un amore perduto o un altro ritenuto impossibile o funesto appaiono. Oppure si tratta dell’immagine di persona estranea che d’un tratto, nel sogno, si scioglie in gesti e parole che la fanno amare. Non che al risveglio si corra in cerca di lei o che qualcosa muti, della vita, per questo, ma dal sogno un’acuta dolcezza si prolunga nel giorno e di essa si è vivi. Vittorio Sereni · Frammenti di una sconfitta
Tags: memoria, oggetti, vittorio sereni
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Wednesday, March 1st, 2006
Pisanello · Ciclo cavalleresco · 1442-46 · Palazzo ducale · Mantova
A pena ei fu dagli occhi nostri assente,
per gir a l’alta ed onorata impresa,
che, noi scherniti e sua fé vilipesa,
rivolse altrove la superba mente.
Gaspara Stampa · Rime
Tags: gaspara stampa, pisanello
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