Archive for April, 2006

Il corpo degli alberi

Sunday, April 30th, 2006

VINCENT PAESAGGIO CON ULIVI 1889    
Vincent van Gogh · Paesaggio con ulivi · 1889 · Collezione John Hay Whitney  · New York

Scorre una memoria, con la linfa, nel corpo degli alberi.
Scrivono il tempo come i libri, gli alberi sono libri.

Graziano Spinosi

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Gli alberi sono degli alfabeti, dicevano i Greci.

Roland Barthes


Canicola

Wednesday, April 26th, 2006

ISTANBUL-PALAZZO TOPKAPI  
Palazzo Topkapi · Istanbul

Scusi, è sua quest’ombra?
No, dev’essere di qualcun altro, la mia è qui. Dove l’ha trovata?
 L’ho raccolta per strada, all’angolo di un incrocio, qualcuno deve averla smarrita. Era sotto il sole,  col caldo di oggi temevo svanisse. Le corrisponde esattamente. Il naso,  il cappello, il suo stesso profilo, vede?
Le ripeto che la mia è qui, sul pavimento.
La vedo, signore, ma il contorno di quest’ombra non ammette dubbi: forse lei ha ne due. La provi.

Graziano Spinosi

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Ognuno di noi, per tutta la durata della vita, non smette di stupirsi di essere precisamente
colui che è. Il dramma dell’unicità è inesauribile e insolubile.

Cioran 


Bassa marea

Monday, April 24th, 2006

ANISH KAPOOR MOTHER AS A MOUNTAIN 1985
Anish Kapoor
· Mother as a Mountain · 1985.

Frantumi di sogni, al risveglio: morti o mai nati, presagi, felicità rapprese. È intensa la loro carnalità, nonostante appartengano al più astratto dei tempi. Il giorno poi compie il suo corso sinusoidale, queste figure sbiadiscono e altri accadimenti forniscono il materiale per la costruzione di nuovi sogni: siamo sognati da ciò che non trova compimento nell’esistenza diurna. Graziano Spinosi

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Il sogno non ha testimoni.

Proverbio cubano


Pennelli

Sunday, April 9th, 2006

ATELIER MORANDI

Lo studio di Giorgio Morandi in via Fondazza a Bologna

Morandi seppelliva i suoi pennelli in giardino quando erano consunti. Può sembrare una bizzarria, ma si tratta di un delicato gesto d’attenzione. La cura per le cose muove anche dalla consapevolezza della loro fine. L’infanzia in tasca, un minuto speso a raddrizzare un chiodo piegato. Graziano Spinosi

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Quell’uomo non era più buono a nulla in questo mondo. Egli
aveva dato dei nomi alle sue pantofole.

G. C. Lichtenberg


Giorgio Morandi

Saturday, April 8th, 2006

MORANDI NATURA MORTA 1953

Giorgio MorandiNatura morta ∙ 1953

Utensili essiccati come pelli al sole, corpi impolverati. Morandi dipinge il tempo, non le bottiglie. La sua opera è un inventario di reperti domestici ricomposti davanti a un orizzonte catturato, come un animale selvatico, nel piccolo studio in cui questo rito prende vita. Un rito sacrificale, solitario, la vertigine silenziosa di un incantesimo. Graziano Spinosi

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Sappiamo che il più sicuro -e più rapido- modo di stupirci è di fissare imperterriti sempre lo stesso oggetto. Un bel momento quest’oggetto ci sembrerà -miracoloso- di non averlo visto mai. Cesare Pavese · Dialoghi con Leucò


Tempo morto

Thursday, April 6th, 2006

ANSELM KIEFER 1998

Anselm Kiefer · 20 Jahre Einsamkeit · 1998

Nel cosiddetto tempo morto lievita il pane, invecchiano il vino e l’aceto. Molti alimenti devono essere cotti a fuoco lento perché possano emanare il loro aroma senza deteriorarsi. Il tempo morto dell’inverno è indispensabile ai semi delle piante per germinare in primavera. Graziano Spinosi

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E gli alberi e la notte
Non si muovono più
Se non da nidi.

Giuseppe Ungaretti 


Punti cardinali

Wednesday, April 5th, 2006

DOMENICO GNOLI APPLE 1968 
Domenico Gnoli
· Apple · 1968

Una mela tagliata, questo è il campo. Se immaginiamo di guardare con gli occhi della mela ciò che le sta di fronte, vediamo il controcampo. Attraverso questa tecnica di ripresa, che presuppone la mobilità del punto di vista, gli autori possono accrescere l’espressività delle loro opere. Per una una migliore comprensione di qualunque immagine è importante non solo l’osservazione di ciò che appare, ma anche l’assunzione del punto di vista di chi l’ha concepita. Di questa mela vediamo solamente una mezza parte, a cui manca una fetta. L’altra sfugge alla nostra attenzione, però siamo portati a ritenere che sia integra. Invece non è così: c’è il foro d’un verme, un parassita, che vive indisturbato in quella parte nascosta. Graziano Spinosi

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La strada che scende e la strada che sale
sono la stessa strada.
Eraclito


Button

Tuesday, April 4th, 2006

DOMENICO GNOLI BUTTON 
Domenico Gnoli · Button · 1969

Nati fummo a viver come bruti, non
per seguir virtute e conoscenza.

Graziano Spinosi

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Onde

Saturday, April 1st, 2006

BOUGUEREAU L'ONDA 1896

William Bouguereau · L’onda · 1896 · Collezione privata

Non ha alcun senso dipingere un nubifragio in una bella giornata di sole, in quel quadro non pioverebbe mai. Le cose hanno sostanza, appartengono a luoghi che a loro volta prendono parte all’identità delle cose. La scena di questo dipinto è sterilizzata: l’acqua del mare non è salmastra; la ragazzona sta per essere travolta da un’onda che non la raggiungerà mai perché è un’onda morta, come tutto il resto. Non ci sono pesci, e se ci sono non hanno voglia di nuotare in questo quadro.

L’importanza di un’opera risiede anche nella sua capacità di restituire il respiro del tempo in cui è stata concepita: non ci sarebbe stata nessuna Scuola di New York senza la seconda guerra mondiale. Le opere di Pollock, Rothko, De Kooning, Gorki, riflettono e assorbono gli umori di una generazione sopravvissuta all’orrore: c’è la polvere delle bombe nei loro quadri. Graziano Spinosi

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Sono per un’arte che prende forma dalle linee della vita stessa, che intreccia, estende ed accumula e sputa e sgocciola, ed è pesante e rozza e ottusa e dolce e stupida come la vita stessa. Sono per l’arte di conversazione tra il marciapiede e il bastone metallico di un cieco. Sono per l’arte che cresce in un vaso, che di notte viene giù dal firmamento, come un lampo, che si nasconde nelle nuvole e brontola. Sono per un’arte che ti dice l’ora del giorno, e dove si trova questa o quella strada. Sono per Kool-art, 7-Up art, Pepsi-art, 39 cents art, Dro-bomb art, Diamond art… Sono per un’arte che è politico-erotico-mistica, che faccia qualche cosa di diverso dallo starsene seduta sul culo in un museo. Sono per un’arte di cose perdute o buttate via, andando da scuola a casa, di alberi fantastici e di mucche volanti e del rumore dei rettangoli e dei quadrati. Per l’arte di un dito su una finestra fredda, sull’acciaio in polvere. Sono per un’arte coperta di bende, sono per un’arte che zoppica e rotola e corre e salta. Sono per un’arte che si arrotola e grugnisce come un lottatore, sono per un’arte che perde i capelli. Claes Oldenburg