
William Bouguereau · L’onda · 1896 · Collezione privata
Non ha alcun senso dipingere un nubifragio in una bella giornata di sole, in quel quadro non pioverebbe mai. Le cose hanno sostanza, appartengono a luoghi che a loro volta prendono parte all’identità delle cose. La scena di questo dipinto è sterilizzata: l’acqua del mare non è salmastra; la ragazzona sta per essere travolta da un’onda che non la raggiungerà mai perché è un’onda morta, come tutto il resto. Non ci sono pesci, e se ci sono non hanno voglia di nuotare in questo quadro.
L’importanza di un’opera risiede anche nella sua capacità di restituire il respiro del tempo in cui è stata concepita: non ci sarebbe stata nessuna Scuola di New York senza la seconda guerra mondiale. Le opere di Pollock, Rothko, De Kooning, Gorki, riflettono e assorbono gli umori di una generazione sopravvissuta all’orrore: c’è la polvere delle bombe nei loro quadri. Graziano Spinosi
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Sono per un’arte che prende forma dalle linee della vita stessa, che intreccia, estende ed accumula e sputa e sgocciola, ed è pesante e rozza e ottusa e dolce e stupida come la vita stessa. Sono per l’arte di conversazione tra il marciapiede e il bastone metallico di un cieco. Sono per l’arte che cresce in un vaso, che di notte viene giù dal firmamento, come un lampo, che si nasconde nelle nuvole e brontola. Sono per un’arte che ti dice l’ora del giorno, e dove si trova questa o quella strada. Sono per Kool-art, 7-Up art, Pepsi-art, 39 cents art, Dro-bomb art, Diamond art… Sono per un’arte che è politico-erotico-mistica, che faccia qualche cosa di diverso dallo starsene seduta sul culo in un museo. Sono per un’arte di cose perdute o buttate via, andando da scuola a casa, di alberi fantastici e di mucche volanti e del rumore dei rettangoli e dei quadrati. Per l’arte di un dito su una finestra fredda, sull’acciaio in polvere. Sono per un’arte coperta di bende, sono per un’arte che zoppica e rotola e corre e salta. Sono per un’arte che si arrotola e grugnisce come un lottatore, sono per un’arte che perde i capelli. Claes Oldenburg