Levi van Veluw · Landscape I · 2008
Scorre una memoria, con la linfa, nel corpo degli alberi.
Scrivono il tempo come i libri, gli alberi sono libri.
Graziano Spinosi
Gli alberi sono degli alfabeti, dicevano i Greci.
Roland Barthes
Jean Baudrillard · Paris · 1996
Scusi, è sua quest’ombra? No, dev’essere di qualcun altro, la mia è qui; dove l’ha trovata? L’ho raccolta per strada, all’angolo di un incrocio, qualcuno deve averla smarrita. Era sotto il sole, col caldo di oggi temevo svanisse. Le corrisponde esattamente. Il naso, il cappello, il suo stesso profilo, vede? Le ripeto che la mia è qui, sul pavimento. La vedo, signore, ma il contorno di quest’ombra non ammette dubbi: forse lei ha ne due; la provi… Graziano Spinosi
Ognuno di noi, per tutta la durata della vita, non smette di stupirsi di essere precisamente colui che è. Il dramma dell’unicità è inesauribile e insolubile. Cioran
Anish Kapoor · Blood Solid · 2000
Frantumi di sogni, al risveglio. Morti o mai nati, presagi, felicità rapprese. È intensa la loro carnalità, nonostante appartengano al più astratto dei tempi. Il giorno poi compie il suo corso sinusoidale, queste icone sbiadiscono e altri accadimenti forniscono il materiale per la costruzione di nuovi sogni: siamo sognati da ciò che non trova compimento nell’esistenza diurna. Graziano Spinosi
Il sogno non ha testimoni.
Proverbio cubano
Anish Kapoor ∙ Senza titolo ∙ 1996 ∙ Lisson Gallery ∙ Londra
L’arte si potrebbe considerare come uno degli sbarramenti edificati dall’uomo per contrastare il dominio del tempo. Anche i vizi hanno la stessa origine religiosa. © Graziano Spinosi
Lo studio di Giorgio Morandi in via Fondazza a Bologna
Morandi seppelliva i suoi pennelli in giardino quando erano consunti. Può sembrare una bizzarria ma si tratta di un delicato gesto di attenzione. La cura per le cose muove anche dalla consapevolezza della loro fine. L’infanzia in tasca, un minuto speso a raddrizzare un chiodo piegato. Graziano Spinosi
Quell’uomo non era più buono a nulla in questo mondo. Egli
aveva dato dei nomi alle sue pantofole.
Giorgio Morandi ∙ Natura morta ∙ 1955 ∙ Collezione privata ∙ Pistoia
Utensili essiccati come pelli al sole. La polvere sulle cose, sul corpo. Morandi dipinge il tempo. La sua opera è un inventario di reperti domestici ricomposti davanti a un orizzonte rinchiuso, come un animale selvatico, nel piccolo studio in cui questo rito prende vita. Un rito sacrificale, solitario, la vertigine silenziosa di un incantesimo. L’esilio non è il confine di un luogo lontano, ma la misura di un tempo finito, perduto per sempre. Graziano Spinosi
Sappiamo che il più sicuro -e più rapido- modo di stupirci è di fissare imperterriti sempre lo stesso oggetto. Un bel momento quest’oggetto ci sembrerà -miracoloso- di non averlo visto mai. Cesare Pavese · Dialoghi con Leucò
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