Archive for November, 2006

Sguardi

Thursday, November 30th, 2006

SOFONISBA ANGUISSOLA PARTITA A SCACCHI

Sofonisba Anguissola · Partita a scacchi · 1555
Muzeum Narodowe · Poznan

Lucia ha mangiato la regina a Minerva, Europa sorride; la governante  volge  un delicato sguardo alla scacchiera. Di questo quadro stupendo, oltre alla preziosa restituzione di un’atmosfera cinquecentesca, ludica e familiare, colpisce la cadenza degli sguardi: nessuna delle quattro figure, infatti, è ricambiata dallo sguardo di altre. È una scelta suggestiva, raffinatissima, che disegna nitidamente la diversità delle emozioni dei personaggi in un momento cruciale della partita, forse ormai giunta al termine. Nel rimbalzo di sguardi quello soddisfatto di Lucia è il più vivido: è rivolto a Sofonisba, sorella e autrice del dipinto, che attraverso questo espediente prende parte alla scena, ricambia lo sguardo, lo dipinge. Graziano Spinosi

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Daniela Pizzagalli · La signora della pittura


Appartenenza

Tuesday, November 28th, 2006

GBELLINIPRESENTAZIONEAT146064   AMANTEGNAPRESENTAZIONEAT145455
        Giovanni Bellini · Presentazione al tempio (p) · 1469              Andrea Mantegna · Presentazione al tempio (p) · 1454-55
                      F. Querini Stampalia · Venezia                                                Staatliche Museen · Berlino

Dal primo istante apparteniamo a una razza, una terra, una lingua. Non scegliamo il luogo dove nascere ma ne siamo portatori, come del nome, per tutta la vita. Ci chiamiamo, chiamiamo le cose: abbiamo dato un nome ai mari e ai fiumi, ai venti, alle montagne e alle stelle. Sulla terra, nel punto in cui siamo nati, abbiamo lasciato la nostra prima impronta. Quel piccolo punto di spazio e di tempo, se pure lontano, appartiene alla memoria di ognuno; è la proporzione natale del grembo materno, il primo respiro, l’impronta originaria deposta, fosse solo nel ricordo. Graziano Spinosi

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In tempi antichi qualcuno pensò di far bene a raggruppare le stelle. Che ordinatamente disposte tra loro potessero mostrare le forme. Ed ecco le stelle ebbero i loro nomi e divennero familiari. Arato di Soli (III secolo a.c.)


Quando il bambino era bambino, se ne andava a braccia appese. Voleva che il ruscello fosse un fiume, il fiume un torrente, e questa pozza il mare. Quando il bambino era bambino, non sapeva d’essere un bambino. Per lui tutto aveva un’anima, e tutte le anime erano tutt’uno. Quando il bambino era bambino, su niente aveva un’opinione. Non aveva abitudini. Sedeva spesso a gambe incrociate, e di colpo sgusciava via. Aveva un vortice tra i capelli, e non faceva facce da fotografo. Quando il bambino era bambino, era l’epoca di queste domande:Perché io sono io, e perché non sei tu? Perché sono qui, e perché non sono lì ? Quando è cominciato il tempo, e dove finisce lo spazio? La vita sotto il sole, è forse solo un sogno? Non è solo l’apparenza di un mondo davanti a un mondo, quello che vedo, sento e odoro? C’è veramente il male? E la gente è veramente cattiva? Come può essere che io, che sono io, non c’ero prima di diventare? E che un giorno io, che sono io, non sarò più quello che sono? Quando il bambino era bambino, per nutrirsi gli bastavano pane e mela, ed è ancora così. Quando il bambino era bambino, le bacche gli cadevano in mano, come solo le bacche sanno cadere. Ed è ancora così. Le noci fresche gli raspavano la lingua, ed è ancora così. A ogni monte, sentiva nostalgia di una montagna ancora più alta, e in ogni città, sentiva nostalgia di una città ancora più grande. E questo, è ancora così. Sulla cima di un albero, prendeva le ciliegie tutto euforico, com’è ancora oggi. Aveva timore davanti ad ogni estraneo, e continua ad averne. Aspettava la prima neve, e continua ad aspettarla. Quando il bambino era bambino, lanciava contro l’albero un bastone, come fosse una lancia. E ancora continua a vibrare.
 
Peter Handke · Elogio dell’infanzia


Nessuno

Saturday, November 25th, 2006

PERUGINO-S-SEBASTIANO-1493-94

Perugino · San Sebastiano · 1493-94 · Ermitage · S. Pietroburgo

Una pace severa, gli occhi forano il cielo.
Nessuna voce, nessuna santità, nessun martirio.
Graziano Spinosi

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La morte tornò a letto, si abbracciò all’uomo e, senza ben capire quel che le stava succedendo, lei, che non dormiva mai, sentì che il sonno le faceva calare dolcemente le palpebre. Il giorno seguente non morì nessuno. José Saramago · Le intermittenze della morte


Vincent

Wednesday, November 22nd, 2006

VAN GOGH AUTORITRATTO PER GAUGUIN 
Vincent van Gogh · Autoritratto per Gauguin · 1888
Fogg Art Museum · Cambridge

Vive e muore da dissidente, schernito da una società conformista che scandalizza suo malgrado. Il taglio dell’orecchio attua una separazione dal mondo e da sé: l’autoamputazione è l’ultima domanda-risposta prima dello sparo. Occhi sfondati dal sole, corvi sopra un campo di grano. Graziano Spinosi

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Per questo lavoro io rischio la vita, e la mia ragione è quasi completamente naufragata.

Vincent van Gogh · Ultima lettera a Theo


Paul

Sunday, November 19th, 2006

GAUGUIN AUTORITRATTO LES MISERABLES 
Paul Gauguin · Autoritratto, Les Miserables · 1888
Van Gogh Museum · Amsterdam

Per Gauguin il quadro è un tappeto volante. Vincent  non concepisce un dipinto senza un oggetto-soggetto da ritrarre: questa è la principale discussione che agita i due mesi di convivenza nella casa gialla di Arles. È accanto ai minatori che, per Vincent, dipingere diventa una necessità: il quadro è la risposta-colore alla dolorosa condizione umana, uno strumento di denuncia e di lotta. Gauguin comincia a dipingere dopo essersi lungamente occupato di finanza: il quadro è la risposta-colore al bisogno di fuga dal destino burocratico. Van Gogh è il militante che resta sul posto e in un campo di questo posto si spara. Gauguin trascorre tutta la sua esistenza, che si concluderà in un’isola dei mari del sud, come un esule viaggiante. Alcuni sogni possono cominciare solamente dopo una fuga. Graziano Spinosi

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Andando a ritroso sono arrivato ben lontano, molto più lontano dei cavalli del Partenone,
sino al giocattolo della mia infanzia: il buon cavallo di legno.

Paul Gauguin


Oblomov · 1

Monday, November 13th, 2006

HOPPER FIGURA SOLITARIA A TEATRO

Edward Hopper · Figura solitaria a teatro · 1902-04
Whitney Museum · New York

Nessuno è responsabile della propria inadeguatezza. Oblomov è immobilizzato in un divano, abbagliato dai ricordi. Da quel divano, che è un osservatorio sull’esistenza degli altri e sul sogno, egli scruta il mondo a cui non può appartenere poiché nulla, di quel mondo, è incantevole quanto il ricordo dell’infanzia perduta. Solamente l’amore, con le nuove immagini di ogni amore, potrebbe distoglierlo dalla vertigine che gli procurano i ricordi. Oblomov dapprima indugia, poi si solleva, infine risponde a quel richiamo abbassando le palpebre. Anche per gli esseri umani, come per molti animali in pericolo, l’immobilità è una forma mimetica di difesa. Graziano Spinosi

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Si è perduta? Sì. Poiché non sappiamo quando moriremo si è portati a credere che la vita sia un pozzo inesauribile. Però tutto accade solo    un certo numero di volte, un numero minimo di volte. Quante volte vi ricorderete di un certo pomeriggio della vostra infanzia, un pomeriggio che è così  profondamente parte di voi che senza neanche riuscireste a concepire la vostra vita. Forse altre quattro o cinque volte, forse nemmeno. Quante altre volte guarderete levarsi la luna. Forse venti… eppure tutto sembra senza limite. Paul Bowles · Il tè nel deserto