Archive for November, 2006

Sguardi

Thursday, November 30th, 2006

Sofonisba Anguissola · Partita a scacchi

Sofonisba Anguissola · Partita a scacchi · 1555
Muzeum Narodowe · Poznan

Lucia ha mangiato la regina a Minerva, Europa sorride, la governante  volge  un delicato sguardo alla scacchiera. Di questo quadro stupendo, oltre alla preziosa restituzione di un’atmosfera cinquecentesca, ludica e familiare, colpisce la cadenza degli sguardi: nessuna delle quattro figure, infatti, è ricambiata dallo sguardo di altre. E’ una scelta suggestiva, raffinatissima, che disegna nitidamente la diversità delle emozioni dei personaggi in un momento cruciale della partita, forse ormai giunta al termine. Nel rimbalzo di sguardi quello soddisfatto di Lucia è il più vivido: è rivolto a Sofonisba, sorella e autrice del dipinto, che attraverso questo espediente prende parte alla scena, ricambia lo sguardo, lo dipinge. Graziano Spinosi

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Daniela Pizzagalli · La signora della pittura


Vincent van Gogh

Wednesday, November 22nd, 2006

Vincent van Gogh · Autoritratto per Gauguin 
Vincent van Gogh · Autoritratto per Gauguin · 1888
Fogg Art Museum · Cambridge

Vincent vive e muore da dissidente, schernito da una società conformista che egli scandalizza suo malgrado. Dipinge il dolore, le stelle, uno sguardo abbacinato sull’esistenza. Tagliandosi l’orecchio attua una separazione dal mondo e da sé; l’autoamputazione è l’ultima domanda-risposta prima dello sparo. Occhi sfondati dal sole, corvi sopra un campo di grano. Graziano Spinosi

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Per questo lavoro io rischio la vita, e la mia ragione è quasi completamente naufragata. Vincent van Gogh · Ultima lettera a Theo


Paul Gauguin

Sunday, November 19th, 2006

Paul Gauguin · Autoritratto, Les Miserables 
Paul Gauguin · Autoritratto, Les Miserables · 1888
Van Gogh Museum · Amsterdam

Per Gauguin il quadro è una finestra sul sogno, un tappeto volante. Van Gogh  non concepisce un dipinto senza un oggetto-soggetto da ritrarre: questa è la principale discussione che agita i due mesi di convivenza nella casa gialla di Arles. È accanto ai minatori che per Vincent dipingere diventa una necessità: il quadro è la risposta-colore alla dolorosa condizione umana, uno strumento di denuncia e di lotta. Gauguin comincia a dipingere dopo essersi lungamente occupato di finanza: il quadro è la risposta-colore al bisogno di fuga dalla burocrazia. Van Gogh è il militante che resta sul posto e in un campo di questo posto si spara; Gauguin trascorre tutta la sua esistenza come un esule viaggiante, muore in un’isola dei mari del sud. Alcuni sogni possono cominciare solamente dopo una fuga. Graziano Spinosi

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Andando a ritroso sono arrivato ben lontano, molto più lontano dei cavalli del Partenone, sino al giocattolo della mia infanzia: il buon cavallo di legno. Paul Gauguin


Visioni

Friday, November 17th, 2006

Ambrogio Borgognone · S. Caterina d'Alessandria

Ambrogio Borgognone · S. Caterina d’Alessandria · 1510 ca.
Museo Poldi Pezzoli · Milano

La vertigine può impadronirsi di un corpo e deformarlo secondo il suo piacimento, come un paesaggio che si guasti sotto i colpi di un terremoto. Graziano Spinosi

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Mi cominciai a spogliare. Feci tanto che cavei il bustino che avevo, e dicevo: mio Gesù, lasciate coteste poppe. Venite a pigliare il latte qui da me. E gli porgevo la mammella. Esso si staccò da quelle della Vergine e si attaccò alle mie. Oh! Dio! Io non posso raccontare niente di quanto provai in quel punto; e nemmeno mi ricordo gli effetti che mi cagionò. In quell’atto non mi pareva bambino dipinto, ma in carne. A questa figura andavo spesso, e gli dicevo: ricordatevi bambino bello, che io v’ho allattato, come ha fatto la vostra madre. Ora mi sovviene che, per più giorni, qui, in questa mammella, v’avevo sì gran calore, che pareva d’averci il fuoco. Ma non comprendevo nulla. Santa Veronica Giuliani · Terza autobiografia


Onde

Thursday, November 16th, 2006

William Bouguereau · L' onda

William Bouguereau · L’ onda · 1896 · Collezione privata

Non ha alcun senso dipingere un nubifragio in una bella giornata di sole, in quel quadro non pioverebbe mai. Le cose hanno sostanza, appartengono a luoghi che a loro volta prendono parte all’identità delle cose. La scena di questo dipinto è sterilizzata: l’acqua del mare non è salmastra; la ragazzona sta per essere travolta da un’onda che non la raggiungerà mai perché è un’onda morta, come tutto il resto. Non ci sono pesci, e se ci sono non hanno voglia di nuotare in questo quadro.
L’importanza di un’opera risiede anche nella sua capacità di restituire il respiro del tempo in cui è stata concepita: non ci sarebbe stata nessuna
Scuola di New York senza la seconda guerra mondiale. Le opere di Pollock, Rothko, De Kooning, Gorki… assorbono e riflettono gli umori di una generazione sopravvissuta all’orrore: c’è la polvere delle bombe nei loro quadri. Graziano Spinosi

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Sono per un’arte che prende forma dalle linee della vita stessa, che intreccia, estende ed accumula e sputa e sgocciola, ed è pesante e rozza e ottusa e dolce e stupida come la vita stessa. Sono per l’arte di conversazione tra il marciapiede e il bastone metallico di un cieco. Sono per l’arte che cresce in un vaso, che di notte viene giù dal firmamento, come un lampo, che si nasconde nelle nuvole e brontola. Sono per un’arte che ti dice l’ora del giorno, e dove si trova questa o quella strada. Sono per Kool-art, 7-Up art, Pepsi-art, 39 cents art, Dro-bomb art, Diamond art… Sono per un’arte che è politico-erotico-mistica, che faccia qualche cosa di diverso dallo starsene seduta sul culo in un museo. Sono per un’arte di cose perdute o buttate via, andando da scuola a casa, di alberi fantastici e di mucche volanti e del rumore dei rettangoli e dei quadrati. Per l’arte di un dito su una finestra fredda, sull’acciaio in polvere. Sono per un’arte coperta di bende, sono per un’arte che zoppica e rotola e corre e salta. Sono per un’arte che si arrotola e grugnisce come un lottatore, sono per un’arte che perde i capelli. Claes Oldenburg


Nostos

Wednesday, November 15th, 2006

Afrodite · Venere di Milo

Afrodite · Venere di Milo · II secolo a.c. Louvre · Parigi

Quando non si vede più terraferma, per mare, l’orizzonte è una linea circolare senza principio né fine. Si tratta di spazio, ma la suggestione è quella onirica del tempo sospeso. Proseguendo con la navigazione si ha l’impressione di attraversare il vuoto; l’assenza di punti noti rende tutto immateriale, come se il silenzio scavasse i corpi fino a occuparli. Poi di nuovo la terraferma, un’altra, forse la sola terraferma che abbia mai conosciuto: i Greci chiamano fàros il faro e mamà la madre. Da loro ho imparato anche sigà sigà, piano piano, con più calma. Graziano Spinosi

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Posso anche essere libero dinanzi al potere della morte. Certo, non potrò mai liberarmi dal pensiero che la morte segue i miei passi, e tanto meno negare la sua realtà. Ma posso ridurre la minaccia fino ad annullarla non ancorando la mia vita a punti d’appoggio tanto precari come il tempo e la fama. Non è invece in mio potere restare costantemente rivolto verso il mare e confrontare la sua libertà con la mia. Verrà il tempo in cui dovrò volgermi verso la terra e affrontare gli organizzatori della mia oppressione. Sarò allora costretto a riconoscere che l’uomo dà alla propria vita delle forme che, almeno in apparenza, sono più forti di lui. Con tutta la mia libertà appena conquistata non mi è possibile spezzarle, posso solo lamentarmi sotto il loro peso. Posso però distinguere, tra le richieste che pesano sull’uomo, quali sono irragionevoli e quali sono ineludibili. Un tipo di libertà, mi rendo conto, è perduto per sempre o per lungo tempo. Parlo di quella libertà che deriva dal privilegio d’essere padrone del proprio elemento. Il pesce ha il suo elemento, l’uccello ha il suo, l’animale di terra il suo. L’uomo invece si muove in questi elementi correndo tutti i rischi dell’intruso. Ancora Thoreau aveva la foresta di Walden, ma dov’è adesso la foresta in cui l’uomo possa dimostrare che è possibile vivere in libertà, al di fuori delle forme irrigidite della società? Sono costretto a rispondere: in nessun luogo. Se voglio vivere in libertà, dev’essere -per ora- all’interno di queste forme. Il mondo è dunque più forte di me. Al suo potere non ho altro da opporre che me stesso -il che, d’altra parte, non è poco. Finché infatti non mi lascio sopraffare, sono anch’io una potenza. E la mia potenza è temibile finché ho il potere delle mie parole da opporre a quello del mondo, perché chi costruisce prigioni s’esprime meno bene di chi costruisce la libertà. Ma la mia potenza sarà illimitata il giorno in cui avrò solo il mio silenzio per difendere la mia inviolabilità, perché non esiste ascia capace d’intaccare un silenzio vivente. Stig Dagerman · Il nostro bisogno di consolazione


Oblomov · 1

Monday, November 13th, 2006

E-HOPPER-FIGURA-SOLITARIA-A-TEATRO-M

Edward Hopper · Figura solitaria a teatro · 1902-04
Whitney Museum · New York

Nessuno è responsabile della propria inadeguatezza. Oblomov è immobilizzato in un divano, abbagliato da immagini della memoria. Da quel divano, che è un osservatorio sull’esistenza degli altri e sul sogno, egli scruta il mondo a cui non può appartenere poiché nulla, di quel mondo, è incantevole quanto il ricordo dell’infanzia perduta. Solamente l’amore, con le nuove immagini di ogni amore, potrebbe distoglierlo dalla vertigine che gli procurano i ricordi. Oblomov dapprima indugia, poi si solleva, infine risponde a quel richiamo abbassando le palpebre. Anche per gli esseri umani, come per molti animali in pericolo, l’immobilità è una forma mimetica di difesa. Graziano Spinosi

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Si è perduta? Sì. Poiché non sappiamo quando moriremo si è portati a credere che la vita sia un pozzo inesauribile. Però tutto accade solo    un certo numero di volte, un numero minimo di volte. Quante volte vi ricorderete di un certo pomeriggio della vostra infanzia, un pomeriggio che è così  profondamente parte di voi che senza neanche riuscireste a concepire la vostra vita. Forse altre quattro o cinque volte, forse nemmeno. Quante altre volte guarderete levarsi la luna. Forse venti… eppure tutto sembra senza limite. Paul Bowles · Il tè nel deserto