Archive for December, 2006

Lontanando

Thursday, December 28th, 2006

Pier Paolo Pasolini · Decameron

Pier Paolo Pasolini · Decameron · 1970-71

La nostra ombra indugia nei luoghi
che abbiamo lasciato.

Graziano Spinosi

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Io amo la vita… e mai e poi mai potrò concepire che lo straordinario, il demoniaco vengano onorati come ideale. No, la “vita”, intesa quale eterno contrapposto allo spirito e all’arte, non si presenta a noi anomali come anomalia, come una visione di sanguinosa grandezza o di bellezza selvaggia, no, il regno delle nostre aspirazioni è proprio la normalità, la decenza, l’amabilità, insomma la vita nella sua banalità seducente. Thomas Mann · Tonio Kroger


Ex libris

Sunday, December 24th, 2006

Emilio Isgrò · Il Cristo cancellatore romanzo elementare

Emilio Isgrò · Il Cristo cancellatore romanzo elementare · 1968

Un tempo non ero un topo. Bevevo caffelatte ogni mattino, al risveglio, e la sera mi addormentavo senza complicazioni. Avevo ragione di ritenere, infatti, che il futuro mi avrebbe risparmiato molti dei grattacapi che tormentano gli esseri umani civilizzati. Questa convinzione era rafforzata dai lieti accadimenti della mia vita. Begli anni. Godevo anche di un’ottima salute. Non che questa sia ora compromessa da qualche malattia, al contrario, sono in gran forma. Si tratta tuttavia della salute di un topo e un topo, come tutti sanno, ha una vita assai più breve di un uomo. Senza parlare poi delle trappole, dei gatti, della colla! Bisogna però sapersi accontentare, meglio un topo ottimista col suo piccolo futuro, pago del presente, anziché un essere umano minacciato dall’aspettativa di un grande domani. Perché sono diventato un topo? Forse per i postumi di una qualche felicità di cui ho smarrito il ricordo, chissà, il caso deve aver voluto questo: non ho alcuna intenzione, tuttavia, di tornare essere umano con agenda, gastrite e sveglia. Della vita precedente ho conservato solamente i sogni. Vivo in una biblioteca, mi nutro di parole che stacco dai libri, dormo dentro un piccolo cassetto. Durante il giorno sfoglio pagine su pagine e vado a caccia delle parole più prelibate, che assaporerò durante la notte. All’inizio di questa nuova vita ingerivo ogni vocabolo ma col tempo ho imparato a frenare la mia cupidigia; ho imparato ad aspettare, a distinguere il profumo di ogni parola e masticare adagio lettera dopo lettera. Prediligo i verbi coniugati al tempo presente ma le vocali, piluccate una ad una, mi conducono all’apice del godimento. La scorsa notte ho mangiato la parola desiderio  -un sostantivo buonissimo oramai in disuso- e oggi mi sento proprio bene. Questa dimora, per mia fortuna, è stracolma di cibo; alcuni libri hanno anche le figure, gustose quanto le parole. Qualche volta, dopo una scorpacciata particolarmente saporita, mi vengono le vertigini, brividi e sudezza: sono chiari sintomi d’indigestione. Allora mi pento della mia ingordigia e provo un certo senso di colpa per essere il solo a godere dei frutti di questo eden. Anche noi topi, come gli umani, diventiamo più benevoli con la pancia piena, e domani è Natale. Gnac-mord. Graziano Spinosi

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Ogni giorno in una casa succede
qualcosa d’inspiegabile: i coltelli
col manico d’osso che erano quattro
e adesso sono tre,
le chiavi che di colpo si rifiutano
di entrare nelle loro toppe,gio
il libro sparito che ricompare
dove nessuno, neanche i filippini,
può averlo messo… Ma no, quali spiriti,
a spostare o corrompere le cose
non sono gli spiriti ma gli spifferi
dei giorni che cadono a pezzi,
delle settimane uscite dai cardini,
dei mesi, degli anni che tremano
alle spallate d’un vento invisibile.

Giovanni Raboni · Barlumi di storia


Lanterna magica

Thursday, December 21st, 2006

Alexander Calder · Piccolo clown con tromba

Alexander Calder · Piccolo clown con tromba
dal
Circo di Calder · 1926-31

Cani che si rincorrono nella neve in un giorno di sole; mani legate per il gelo agli alberi neri; profumo di calicanto al risveglio, prima d’ogni parola: oggi materiali per sogni, immagini senza più proporzione, soltanto ricordi. Graziano Spinosi

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Innocent When You Dream

The bats are in the belfry
the dew is on the moor
where are the arms that held me
and pledged her love before
and pledged her love before

It’s such a sad old feeling
the fields are soft and green
it’s memories that I’m stealing
but you’re innocent when you dream
when you dream
you’re innocent when you dream

Running through the graveyard
we laughed my friends and I
we swore we’d be together
until the day we died
until the day we died

It’s such a sad old feeling
the fields are soft and green
it’s memories that I’m stealing
but you’re innocent when you dream
when you dream
you’re innocent when you dream

I made a golden promise
that we would never part
I gave my love a locket
and then I broke her heart
and then I broke her heart

It’s such a sad old feeling
the fields are soft and green
it’s memories that I’m stealing
but you’re innocent when you dream
when you dream
you’re innocent when you dream.


Un ricordo

Wednesday, December 6th, 2006

Quartetto Italiano

Quartetto Italiano
Elisa Pegreffi · Paolo Borciani · Piero Farulli · Franco Rossi

Primi anni anni ottanta, dicembre. A Faenza, in una chiesa sconsacrata, si tenne l’ultimo concerto del Quartetto Italiano. La serata si concluse con l’esecuzione dell’incantevole quartetto per archi La morte e la fanciulla, di Schubert. Un’interpretazione straordinaria, come sempre, ma quella era l’ultima e loro lo sapevano, pur senza averlo comunicato pubblicamente. Anch’io e altri amici lo sapevamo; ho avuto l’onore di conoscere e di frequentare Paolo, pochi anni prima che morisse, e con lui Elisa, sua moglie, secondo violino del quartetto. Tagliava la pelle, con la musica, la dignità dei suoi interpreti: nel momento più doloroso di una strabiliante carriera e nonostante il secondo movimento, infatti, non concessero nulla all’emotività personale, alla stretta dei ricordi, al sentimento della fine. Una serata e una una lezione di disciplina che non dimenticherò mai. Uscimmo dalla chiesa in silenzio, nevicava. © Graziano Spinosi


Ursa minor

Friday, December 1st, 2006

F.A.Rodin · Il bacio 
F.A.Rodin · Il bacio ( Paolo e Francesca, part.) · 1886-89
Museo Rodin · Parigi

Anche l’immenso ha confini.

Graziano Spinosi

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Che Dante abbia professato per Beatrice un’adorazione idolatrica è una verità innegabile; che lei si sia burlata di lui e l’abbia respinto sono fatti testimoniati nella Vita Nuova. Morta Beatrice, perduta per sempre Beatrice, Dante giocò con la finzione di ritrovarla, per mitigare la tristezza; io personalmente penso che abbia edificato la triplice architettura del suo poema per introdurvi quell’incontro. Beatrice esistette infinitamente per Dante. Dante, molto poco, forse niente, per Beatrice; tutti noi siamo propensi, per pietà, per venerazione, a dimenticare questo penoso contrasto, indimenticabile per Dante. Leggo e rileggo le traversie del suo illusorio incontro e penso ai due amanti che l’Alighieri sognò nella bufera del secondo cerchio e che sono emblemi oscuri, anche se egli non lo comprese o non lo volle, di quella felicità che non ottenne. Penso a Francesca e a Paolo, uniti per sempre nel loro Inferno (Questi, che mai da me non fia diviso). Con un amore spaventoso, con angoscia, con ammirazione, con invidia, deve aver forgiato questo verso. J. Luis Borges · Nove saggi danteschi

Nell’opera di Rodin ci sono mani, piccole mani autonome che, senza appartenere a un corpo, hanno vita. Mani che si levano, irritate e rabbiose, mani le cui cinque dita sembrano abbaiare come le cinque gole di un molosso infernale. Mani che camminano, che dormono, mani che si ridestano; mani delittuose, gravate da tare ereditarie, e mani stanche, senza più volontà, che si sono accasciate in qualche angolo come animali malati, e sanno che nessuno verrà loro in aiuto. Una mano che si appoggia su un’altra spalla o su un’altra coscia non appartiene più totalmente al corpo da cui proviene: da essa e dall’oggetto che tocca o che afferra nasce una cosa nuova, una cosa potenziata che non ha nome e non appartiene a nessuno; e il punto è proprio questa cosa, con i suoi rigorosi confini. E’ il presupposto, la concezione fondamentale dei gruppi rodiniani; da qui nascono quella inaudita concatenazione dei personaggi, quella compattezza di forme, quell’impossibilità di disgiungersi. R. M. Rilke · Rodin