
Arrigo Lora Totino · La biblioteca di Babele (p) · 1973
Un tempo non ero un topo. Bevevo caffelatte ogni mattino, al risveglio, e la sera mi addormentavo senza complicazioni. Avevo ragione di ritenere, infatti, che il futuro mi avrebbe risparmiato molti dei grattacapi che tormentano gli esseri umani civilizzati. Questa convinzione era rafforzata dai lieti accadimenti della mia vita. Begli anni. Godevo anche di un’ottima salute. Non che questa sia ora compromessa da qualche malattia, al contrario, sono in gran forma. Si tratta tuttavia della salute di un topo e un topo, come ognuno sa, ha una vita assai più breve di un uomo. Senza parlare poi delle trappole, dei gatti, della colla. Bisogna tuttavia sapersi accontentare: meglio un topo ottimista, col suo piccolo futuro e pago del presente, piuttosto che un essere umano continuamente minacciato dall’aspettativa di un grande domani. Perché sono diventato un topo? Forse per i postumi di una qualche felicità di cui ho smarrito il ricordo: non ho alcuna intenzione, tuttavia, di tornare essere umano con agenda e sveglia. Della vita precedente ho conservato solamente i sogni. Vivo in una biblioteca, mi nutro di parole che stacco dai libri, dormo dentro un piccolo cassetto. Durante il giorno sfoglio pagine su pagine e vado a caccia delle parole più prelibate, che assaporerò durante la notte. All’inizio di questa nuova vita ingerivo ogni vocabolo, ma col tempo ho imparato a frenare la mia cupidigia. Ho imparato ad aspettare, a distinguere il profumo di ogni parola e masticare adagio lettera dopo lettera. Prediligo i verbi coniugati al tempo presente, ma le vocali, piluccate una a una, mi conducono all’apice del godimento. La scorsa notte ho mangiato la parola desiderio -un sostantivo buonissimo oramai in disuso- e oggi mi sento proprio bene. Questa dimora, per mia fortuna, è stracolma di cibo; alcuni libri hanno anche le figure, gustose quanto le parole. Qualche volta, dopo una scorpacciata particolarmente saporita, mi vengono le vertigini, brividi e sudezza, chiari sintomi d’indigestione. Allora mi pento della mia ingordigia e provo un certo senso di colpa per essere il solo a godere dei frutti di questo eden. Anche noi topi, come gli umani, diventiamo più benevoli con la pancia piena. Gnac-mord. Graziano Spinosi
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Ogni giorno in una casa succede
qualcosa d’inspiegabile: i coltelli
col manico d’osso che erano quattro
e adesso sono tre,
le chiavi che di colpo si rifiutano
di entrare nelle loro toppe,
il libro sparito che ricompare
dove nessuno, neanche i filippini,
può averlo messo… Ma no, quali spiriti,
a spostare o corrompere le cose
non sono gli spiriti ma gli spifferi
dei giorni che cadono a pezzi,
delle settimane uscite dai cardini,
dei mesi, degli anni che tremano
alle spallate d’un vento invisibile.
Giovanni Raboni · Barlumi di storia