Archive for February, 2007

Observatory

Sunday, February 25th, 2007

 Robert Morris ·  Observatory 
Robert Morris · Observatory · 1970-77

Le cose più importanti le ho scoperte quando mi
sono perduto, e ancora dopo averle perdute.

Graziano Spinosi

©

Questo è il labirinto di Creta. Questo è il labirinto di Creta il cui centro fu il Minotauro. Questo è il labirinto di Creta il cui centro fu il Minotauro che Dante immaginò come un toro con la testa di uomo e nella cui rete di pietra si persero tante generazioni. Questo è il labirinto di Creta il cui centro fu il Minotauro che Dante immaginò come un toro con la testa di uomo e nella cui rete di pietra si persero tante generazioni come María Kodama ed io ci perdemmo. Questo è il labirinto di Creta il cui centro fu il Minotauro che Dante immaginò come un toro con la testa di uomo e nella cui rete di pietra si persero tante generazioni come María Kodama ed io ci perdemmo quel mattino e seguitiamo a perderci nel tempo, quest’altro labirinto. Jorge Luis Borges · Il labirinto, da Atlante


Nowheremen

Sunday, February 18th, 2007

NOWHEREMEN-2007

nowheremen

ACCIAIERIE arte contemporanea · Cortenuova-BG
23 febbraio – 24 giugno 2007

I nowheremen, gli abitanti di nessun luogo, sono figure emblematiche dell’anonimato più desolante, correlato alla società dei consumi. Ad essi è dedicata la terza tappa del progetto Estetica dei non-luoghi, a cura di Omar Calabrese. In quattro sezioni la mostra, co-curata da Maurizio Bettini, presenta, attraverso una selezione di quaranta opere circa, le differenti modalità messe in atto dagli artisti per affrontare il tema della perdita identitaria. Nella prima sezione, l’uomo meccanico – l’automa – metafora grottesca della modernità, visto anche nelle sue varianti – marionetta, fantoccio, pupazzo – è rappresentato dai robots di Metropolis di Fritz Lang, dai Manichini coloniali di de Chirico, dal Povero cavaliere di Daniel Spoerri. Al tema dell’invisibilità rimandano, invece, la donna di spalle di L’épreuve du sommeil di Magritte, la scultura smangiata Bocca grande di Igor Mitoraj, l’assenza di corpo del Vestito Terremoto di Beuys, lo spirito del Fantasma di Baj, l’Ombra di Claudio Parmiggiani. Nella terza sezione, la spersonalizzazione indotta dalla vita massificata si ritrova nell’inespressività della Ragazza che cammina di Pistoletto, nel corpo sfibrato di Vanessa Beecroft, in quello asservito alle leggi della moda delle fashion victims di Erwin Olaf, e ancora nel gregge consenziente dell’Audience di Claudio Maccari. Infine, la quarta sezione affronta il tema della negazione dell’identità prodotta dagli ibridi di Man Ray – l’ombrello con la macchina da cucire – dai supereroi di Adrian Tranquilli, o dalla crudeltà della pulizia etnica interpretata da Ben Shahn, giungendo in Emilio Isgrò al volontario rifiuto della propria immagine, come rappresentazione che della nostra identità viene costruita dalle relazioni interpersonali.

Il primo e immediato corollario dei "non luoghi" è che siano abitati da "non persone". Ebbene, chi sono, e come possiamo definire i "nowheremen", le "non persone"? Un elemento appare immediatamente evidente: le “non persone" sono coloro che non riescono a raggiungere, o, al rovescio, hanno perduto tratti fondamentali della loro identità. Ecco, pertanto, emergere una facile topologia: individui senza caratteri fisici riconoscibili: uomini invisibili, uomini immersi nella nebbia, ecc. (come gli antichi e mitici Cimmeri, che nessuno aveva visto a causa appunto delle nebbie in cui vivevano); individui senza memoria, e dunque senza una storia che li definisce (come i Lotofagi dell’Odissea); individui a cui manca qualche dimensione (come gli abitanti di Flatland, di Abbott, che sono completamente piatti);  individui senza corpo, come i fantasmi o le ombre;  individui senza umanità, o post umani (dunque esseri senza sentimenti, come gli automi); – individui senza ruolo, e dunque anonimi (come la piccola borghesia di molta letteratura sociale, o i consumatori acritici di molta critica sociale); gli individui con identità segrete, come gli eroi misteriosi (dalla Primula Rossa a Zorro e Superman). La mostra cercherà di ritrovare nelle manifestazioni dell’arte contemporanea i tratti delle "non persone" appena elencate, a partire dalle opere di grandi maestri come René Magritte, Jean-Michel Folon, Duane Hanson, George Segal, Michelangelo Pistoletto, per arrivare alle ultime tendenze dell’arte oggi.

A cura di

Omar Calabrese
Maurizio Bettini


Dopo

Sunday, February 18th, 2007

Brice Marden · Sea Painting

Brice Marden · Sea Painting · 1973-74 · MoMA · New York

Dopo l’infanzia, dopo l’amore, dopo la guerra, la quiete può pervadere il tempo e i gesti di chi rimane. Non più il fasto dell’azione, nemmeno il contegno provocato da un danno. Una quiete semplice, temperata, foriera di sorprese e di riscoperte. Le cose tutte col loro nome, il respiro legato al respiro del mare. Graziano Spinosi

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Il senso del materiale come materiale, nell’opera di Marden, è così spiccato che… mi sentivo costretto ad avvicinarmi a un’opera e ad annusarla. Douglas Crimp · Opaque Surfaces ·1973


Barnett Newman

Thursday, February 15th, 2007

Barnett Newman · Jericho 
Barnett Newman · Jericho · 1968-69


Transumanza

Friday, February 9th, 2007

Artavazd Pelechian · The Seasons of the Year · 1971

La transumanza, i lupi, le fate: un’antica rotta di uomini e animali, anche un rito itinerante e arcaico verso fertili pascoli. Interminabili giorni di cammino lungo impervi sentieri; lungo secoli e generazioni, dalle valli ai monti e dai monti al mare. Uomini e animali convivevano per reciproca necessità compiendo un viaggio per la sussistenza. Le pecore portavano i lupi, gli uomini portavano le superstizioni. Colpisce la natura dura di questo lavoro, profondamente radicato in una tradizione millenaria. Come pescatori che lasciano la casa e partono per mare, i pastori lasciavano i loro affetti e si recavano lontano, in  una specie di confino antropologico e sessuale. In qualche parte più povera del mondo questa tradizione è ancora viva come un tempo. Altrove, camion carichi di povere bestie percorrono vie levigate; non si vedono più i lupi, non ci sono fate, lungo le rotte dei pastori. © Graziano Spinosi


Zebra

Wednesday, February 7th, 2007

Franz Kline · Black and white 
Franz Kline · Black and white · 1954
The Cleveland Museum of Art

C’è il verso di animali africani nei dipinti
degli espressionisti astratti americani.

Graziano Spinosi

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Non ho mai considerato il mio lavoro in rapporto alla calligrafia. Secondo i critici, anche Pollock e de Kooning sono artisti calligrafici, ma non abbiamo niente a che vedere con la calligrafia. È interessante come questo tipo di osservazioni non provenga mai da critici orientali: il concetto orientale di spazio è infinito, non è uno spazio dipinto, mentre il nostro sì. Innanzitutto la calligrafia è una forma di scrittura e io non scrivo. Alcuni, talvolta, pensano che io prenda una tela bianca e ci dipinga sopra un segno nero, ma non è così. Oltre al nero dipingo anche il bianco, che è altrettanto importante. […] La luna appartiene a tutti. Le cose migliori, le più belle della vita, sono gratuite. Franz Kline


Tiger

Tuesday, February 6th, 2007

Jackson Pollock · Number 3: Tiger  
Jackson Pollock · Number 3: Tiger · 1949

Un quadro è un luogo; si possono fare due passi, prendere una boccata d’aria, attraversare le volute d’un fortunale. Un quadro è un paesaggio animato da un clima, deve il suo principale significato al fatto di esserci così come c’è il mare, il cielo, gli alberi. Cosa significa un cipresso? Non si può rispondere a questa domanda, si può assaporare il suo profumo quando piove. Graziano Spinosi

©

La mia pittura non nasce sul cavalletto. Non tendo praticamente mai la tela prima di dipingerla. Preferisco fissarla non tesa sul muro o per terra. Ho bisogno della resistenza di una superficie dura. Sul pavimento mi sento più a mio agio. Mi sento più vicino, più parte del quadro, perché, in questo modo, posso camminarci intorno, lavorare sui quattro lati, ed essere letteralmente nel quadro. È un metodo simile a quello degli indiani del West che lavorano sulla sabbia. Mi allontano sempre più dagli strumenti tradizionali del pittore come il cavalletto, la tavolozza, i pennelli, ecc. Preferisco l stecca, la spatola, il coltello e la pittura fluida che faccio sgocciolare, o un impasto grasso di sabbia, di vetro polverizzato e di altri materiali extrapittorici. Quando sono nel mio quadro, non sono cosciente di quello che faccio. Solo dopo una specie di presa di coscienza vedo ciò che ho fatto. Non ho paura di fare dei cambiamenti, di distruggere l’immagine, ecc., perché un quadro ha una vita propria. Tento di lasciarla emergere. J. Pollock, 1947 da Frank O’Hara · Jackson Pollock