Archive for March, 2007

Gens

Monday, March 26th, 2007

Duane Hanson · Donna e cane

Duane Hanson · Donna e cane · 1977

L’anziana signora legge. Il cane dorme sul tappeto. L’orologio ticchetta. Le opere di Hanson riproducono con precisione mimetica le sembianze di corpi viventi: calchi di gente comune ritratta in momenti di vita quotidiana. Figure che non appartengono all’azione, al sogno, al ricordo: la loro singolarità, ciò che li rende abnormi, è la normalità. La forma esteriore di questi corpi senza sfumature, nati imbalsamati, evoca illusionisticamente il ritmo vitale di altri corpi biologici: ma non hanno voce né odore, sono spoglie sterilizzate. L’anziana signora non legge, il cane non dorme sul tappeto, l’orologio non ticchetta. Graziano Spinosi

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Avrò vissuto, infima particella di una specie che nel corso dei secoli ha progressivamente occupato l’intero pianeta:[...] specie in cui ciascun componente non cerca più di sapere perché è venuto al mondo, perché anche gli altri vi si trovino, non cerca più di sapere ciò che fa, perché agisce, come pensa e soffre, e che si contenta, semmai qualche volta se ne preoccupa, di spiegazioni verbali e semplicistiche, persuaso di trovare in quel pallido riflesso delle parole degli  altri, i viventi e i morti, la pace del cuore e della mente. Henri Laborit · La vita anteriore


La mela

Thursday, March 22nd, 2007

N. de S.Phalle · J. Tinguely · Fontana Stravinsky

N. de S.Phalle · J. Tinguely · Fontana Stravinsky (part) · Parigi ·1982

I cuccioli di ogni specie trascorrono gran parte del loro tempo di veglia giocando. Spazio, punti cardinali. Attraverso il gioco sviluppano la conoscenza del mondo e la facoltà di orientamento. Molti artisti hanno prolungato nel tempo questa pratica, creando opere che devono la loro origine agli stessi bisogni cognitivi. L’esistenza impone pericolose sacche di vuoto; ciascuno tenta di attraversarlo come può, anche con mezzi di fortuna. L’arte, talvolta, può essere uno di questi, un mezzo per attraversare il vuoto. Ci sono giorni, infatti, in cui sbucciare una mela sembra un’impresa impossibile. Graziano Spinosi

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Il più grande ostacolo alla comprensione di
un’opera d’arte è quello di voler capire.

Bruno Munari · Codice ovvio


La voce dei materiali

Friday, March 16th, 2007

Graziano Spinosi ∙ Isola di Tinos ∙ Grecia ∙ 1992

Isola di Tinos ∙ Grecia ∙ 1992 

Da bambino costruivo teatrini e piccole automobili con materiali di scarto trovati per strada: legnetti, fili di ferro ossidato, cartone. Era bello questo gioco e mi perdevo, nessuna colpa ne violava l’incanto. Trascorrevo intere giornate mettendo insieme questi materiali poveri. Un filo di spago legava le ali di cartone d’un piccolo aereo alla sua fusoliera e l’aereo volava lontano. Nello studio in cui lavoro oggi ci sono gli stessi materiali e mi perdo anche ora, come allora, pur coi limiti dell’età adulta. Non so più avere l’abbandono che hanno i bambini, ma per tentare di provocarlo comincio sempre dal materiale. Senza fretta, mi accosto a un materiale cercando di ascoltare ciò che ha da dire. Alcuni materiali sono chiacchieroni, altri parlano poco. Un po’ come i gatti, ciascuno col proprio carattere. Cerco di intonarmi a questo carattere avendo cura di rispettare le sue caratteristiche fisiologiche. Non mi piace che per dire una cosa se ne neghi un’altra. Non mi piace. Si dice una cosa per dire quella cosa, può bastare. Allo stesso modo mi piace dire un materiale per dire solamente quel materiale. Il cartone è cartone. Arido, polveroso, voce rauca: l’acqua lo smembra e il fuoco lo consuma. È bello così, anche per questa vulnerabilità. L’acciaio è nervoso, austero, affidabile. Il ferro è buono, infaticabile e remissivo. La plastica spesso è incompresa. Non è bello che la plastica diventi finta-pelle, finto-legno, finta-plastica. Pur essendo un materiale sintetico ha la fierezza di quelli naturali. Bisogna accostarsi silenziosamente ai materiali, perché parlano. Il legno emette suoni che somigliano a quelli del pane. Anche l’acqua è un materiale. Come gli alberi, una strada, l’orizzonte. La memoria e la nostra esistenza sono materiali. Graziano Spinosi

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            L’arte deve nascere dal materiale. Ogni materiale ha 
                      un suo linguaggio. È un linguaggio.

                                      Jean Dubuffet


Nautilus

Wednesday, March 14th, 2007

Edward Weston · Nautilus 
Edward Weston · Nautilus · 1927

Il guscio del nautilus è un esempio di perfezione architettonica: lo spazio è felicemente connaturato all’essere che vi abita senza alcuno spreco di materiali e volumi. Per alcuni animali la casa è unita al corpo mentre per altri è necessaria la sua edificazione: i nidi degli uccelli e degli insetti sono altri esempi di architettura mirabolante per forma, mimetismo e funzione. L’architettura non deve mortificare lo spazio e i suoi abitatori, al contrario, dovrebbe essere l’espressione vivifica di un sentimento religioso, scaturire dal profilo dell’aria, di una foglia. © Graziano Spinosi

Io dico sempre che una grande architettura deve avere la doppia qualità di sorprendere ogni volta che la si rivede e nello stesso tempo di apparire come fosse sempre stata, come avesse da sempre occupato quel luogo, divenendo intimamente parte necessaria della definizione del luogo stesso, rivelandolo a se stesso continuamente, anche durante le sue trasformazioni. La luce di un’eclissi non rende irreale il circostante quanto piuttosto lo restituisce a un tempo universale, confronta con esso la provvisorietà inevitabile del presente, ne misura i confini, ristabilisce le distanze. A questo dovrebbe far pensare una grande architettura. Vittorio Gregotti · Diciassette lettere sull’architettura


Everyman

Monday, March 12th, 2007

Andres Serrano · The morgue

Andres Serrano · The morgue · 1992

Ma la cosa più straziante è sempre la normalità, il constatare  ancora una volta che la realtà della morte schiaccia ogni cosa.

Niente abracadabra su Dio e sulla morte, né obsolete fantasie sul paradiso, per lui. Esisteva solo il nostro corpo, venuto al mondo per vivere e morire alle condizioni decise dai corpi vissuti e morti prima di noi.

Quanto tempo potevi passare guardando l’oceano, anche se era l’oceano che amavi da quando eri un ragazzo? Per quanto tempo poteva guardare la marea salire e scendere senza ricordare, come avrebbe potuto fare chiunque mentre fantasticava guardando il mare, che la vita gli era stata donata, a lui come a tutti, casualmente, fortuitamente e una volta sola, e non per un motivo conosciuto o conoscibile?

Ma quanto tempo poteva passare un uomo ricordando i momenti più belli dell’infanzia? Perché invece non godersi i momenti più belli della vecchiaia? O i momenti più belli della vecchiaia erano proprio questi, la nostalgia per i momenti più belli dell’infanzia, per il sottile virgulto che il suo corpo era allora, quando si faceva portare dalle onde dal punto più lontano dove esse cominciavano a formarsi, con le braccia tese davanti a lui…

Philip Roth · Everyman


Bordi

Monday, March 5th, 2007

Christina Kolaiti · Autoritratto

Christina Kolaiti · Autoritratto · 2001

Ai bordi delle strade, dei fiumi, delle case, si accumulano scorie che provengono dalla movimentata vitalità del centro. Queste scorie danno vita a un micromondo animato da elementi organici e inorganici, oggetti di poco conto, frammenti consumati senza più identità; è un universo pulviscolare e provvisorio che ha perduto ogni legame col centro di provenienza, aggregato dalla fatalità e da quella legge per cui ogni vita produce scorie fin quando, estinguendosi, diventa scoria essa stessa e così via: natura, caso e mistero. Anche il tempo, volendo immaginarne una centralità che non gli appartiene, in certi attimi sembra rivelarci la presenza di una deriva in cui si agita una vita minore e più silenziosa. Penso all’alba (una personale smania di questo periodo), a quando si ha la febbre, alle eclissi. Le cose piccole diventano grandi, le cose grandi diventano piccole. Momenti in cui tutto sembra più chiaro, per poco. Graziano Spinosi

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Lo tempo va dintorno con le force
Canto sedicesimo del Paradiso di Dante