Archive for November, 2007

Sigismondo e Sigismondo

Thursday, November 29th, 2007

Piero della Francesca - Sigismondo Malatesta in ginocchio davanti a San Sigismondo 
Piero della Francesca
Sigismondo Malatesta in ginocchio davanti a San Sigismondo · 1451
Tempio Malatestiano · Rimini

Bisognerebbe sostare di fronte a un’opera d’arte. Dapprima si deve spianare la strada all’attenzione: gli occhi cominciano a vedere lentamente, scoprono forme che a prima vista sembravano nascoste. Dopo gli occhi è il turno degli orecchi, ascoltano la voce delle figure. Il naso può inspirare l’aroma polveroso della calce e il palato fabbricare il sapore delle tinte seccate. È una creatura viva, la mano non può toccarla ma un brivido percuote la pelle. © Graziano Spinosi


Adesso

Tuesday, November 20th, 2007

Giovanni Bellini · Madonna adorante il bambino addormentato  
Giovanni Bellini · Madonna adorante il bambino addormentato · 1455 ca
Metropolitan Museum · New York

Uno tra i beni più grandi dell’infanzia è la capacità di partecipare a ogni istante. È anche l’insegnamento più autorevole che abbia mai ricevuto. Graziano Spinosi

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Mariangela Gualtieri
Sermone ai cuccioli della mia specie


Fantasmi

Sunday, November 11th, 2007

Gerhard Richter · Motorboot 
Gerhard Richter · Motorboot ·1965

Per quale ragione, dopo un naufragio, elicotteri e navi cercano per giorni e giorni i poveri resti di chi è disperso in mare? Si trattasse anche dell’ultimo dei mozzi, lo stanziamento di mezzi è imponente. La ragione è che il corpo è tutto ciò che rimane di quella vita e a quel corpo, a quell’esistenza interrotta, è necessario dare sepoltura. Il rito dell’inumazione fissa la fine di un legame, la separazione da un altro essere – dal suo corpo, assegnandogli per sempre una porzione esclusiva di spazio e di tempo. I fantasmi logorano, la loro arma micidiale è l’intermittenza. Graziano Spinosi

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Il sentire che sentiamo, il vedere che vediamo, non è pensiero di vedere o di sentire, ma visione, sentire, esperienza muta di un senso muto. M. Merleau-Ponty · da Memorie di cieco di Jacques Derrida


Bianco e Nero

Saturday, November 3rd, 2007

Piero della Francesca 
Piero della Francesca
Sigismondo Malatesta  davanti a S.Sigismondo (part.) ·1451
Tempio Malatestiano · Rimini

Fedeltà e vigilanza, vitali per ogni legame degno di questo nome. Non per dogma o consuetudine ma per desiderio. Non per sospetto, o grigiore, ma per premura. Animali che si fidano, fidàti,  benché di ombra sian dotati per Natura. Graziano Spinosi

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E che cosa è, in fondo, il pieno riconoscimento
dell’altro, se non amore?

James Hillman · Puer aeternus


Sestante

Saturday, November 3rd, 2007

Alberto Burri · Sestante n.4 
Alberto Burri · Sestante n.4 · 1982
Fondazione Burri · Città di Castello

Guarda, c‘è ancora il grande cipresso, ricordi?
Sì, mi ricordo, eppure lo vedo per la prima volta.

Graziano Spinosi

©

A un luogo, tra tutti, si dà un significato assoluto, isolandolo nel mondo. Così sono nati i santuari. Così a ciascuno i luoghi dell’infanzia ritornano alla memoria; in essi accaddero cose che li han fatti unici. Ma il parallelo dell’infanzia chiarisce subito come il luogo mitico non sia tanto singolo, il santuario, quanto quello di nome comune, universale, il prato, la selva, la grotta, la spiaggia, la casa, che nella sua indeterminatezza evoca tutti i prati, le selve… e tutti li anima del suo brivido simbolico.

I simboli che ciascuno di noi porta in sé, e ritrova improvvisamente nel mondo e li riconosce e il suo cuore ha un sussulto, sono i suoi autentici ricordi. Sono anche vere e proprie scoperte. Bisogna sapere che noi non vediamo mai le cose una prima volta, ma sempre la seconda. Allora le scopriamo e insieme le ricordiamo. Cesare Pavese · Saggi letterari 


Appartenenza

Friday, November 2nd, 2007

Giovanni Bellini · Presentazione al tempio 
Giovanni Bellini · Presentazione al tempio (part.) ·1469
F. Querini Stampalia · Venezia

Dal primo istante apparteniamo a una razza, una terra, una lingua. Non scegliamo il luogo dove nascere ma ne siamo portatori, come del nome, per tutta la vita. Ci chiamiamo, e chiamiamo le cose, per bisogno di appartenenza: abbiamo dato un nome ai mari e ai fiumi, ai venti, alle montagne e alle stelle. Sulla terra, nel punto in cui siamo nati, abbiamo lasciato la nostra prima impronta. Quel piccolo punto di spazio e di tempo, se pure lontano, appartiene alla memoria di ognuno; è la proporzione natale del grembo materno, il primo respiro, l’impronta originaria deposta, fosse solo nel ricordo. Graziano Spinosi

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In tempi antichi qualcuno pensò di far bene a raggruppare le stelle. Che ordinatamente disposte tra loro potessero mostrare le forme. Ed ecco le stelle ebbero i loro nomi e divennero familiari. Arato di Soli ( III secolo a.c. )

Andrea Mantegna · Presentazione al tempio

Andrea Mantegna · Presentazione al tempio (part.) ·1454-55
Staatliche Museen · Berlino

Quando il bambino era bambino, se ne andava a braccia appese. Voleva che il ruscello fosse un fiume, il fiume un torrente, e questa pozza il mare. Quando il bambino era bambino, non sapeva d’essere un bambino. Per lui tutto aveva un’anima, e tutte le anime erano tutt’uno. Quando il bambino era bambino, su niente aveva un’opinione. Non aveva abitudini. Sedeva spesso a gambe incrociate, e di colpo sgusciava via. Aveva un vortice tra i capelli, e non faceva facce da fotografo. Quando il bambino era bambino, era l’epoca di queste domande:Perché io sono io, e perché non sei tu? Perché sono qui, e perché non sono lì ? Quando è cominciato il tempo, e dove finisce lo spazio? La vita sotto il sole, è forse solo un sogno? Non è solo l’apparenza di un mondo davanti a un mondo, quello che vedo, sento e odoro? C’è veramente il male? E la gente è veramente cattiva? Come può essere che io, che sono io, non c’ero prima di diventare? E che un giorno io, che sono io, non sarò più quello che sono? Quando il bambino era bambino, per nutrirsi gli bastavano pane e mela, ed è ancora così. Quando il bambino era bambino, le bacche gli cadevano in mano, come solo le bacche sanno cadere. Ed è ancora così. Le noci fresche gli raspavano la lingua, ed è ancora così. A ogni monte, sentiva nostalgia di una montagna ancora più alta, e in ogni città, sentiva nostalgia di una città ancora più grande. E questo, è ancora così. Sulla cima di un albero, prendeva le ciliegie tutto euforico, com’è ancora oggi. Aveva timore davanti ad ogni estraneo, e continua ad averne. Aspettava la prima neve, e continua ad aspettarla. Quando il bambino era bambino, lanciava contro l’albero un bastone, come fosse una lancia. E ancora continua a vibrare. Peter Handke · Elogio dell’infanzia