Archive for March, 2008

L’ora del lupo

Sunday, March 23rd, 2008

Ingmar Bergman · L'ora del lupo

Ingmar Bergman · L’ora del lupo (fotogramma) ·1967

Marzo era il mese dei fuochi e delle prime sere all’aperto. In una di queste, secondo la fase della luna, il pozzo veniva scoperchiato e parlava. Dopo la rimozione del pesante coperchio indietreggiavamo, ansiosi di udire la sua voce. Ci batteva il cuore. Poi qualcuno, tra i più grandi, si avvicinava adagio e si sporgeva, in punta di piedi, ruotando il capo perché l’orecchio potesse cogliere il più flebile suono. La sua fuga improvvisa era il segnale che il pozzo aveva parlato. Tutti allora fuggivamo per lo spavento, ma subito dopo tornavamo a scrutare il suo fondo buio, la forma di quella voce. Sembrava un lamento, un respiro o soltanto uno sbadiglio, chissà. La paura del pozzo che parlava era una smania che doveva restare segreta. Graziano Spinosi

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La memoria è immersa nel tempo, nasce dal passato e vive del passato, e dalla memoria vissuta (dalla memoria interiore) rinascono continuamente i ricordi che si modificano di stato d’animo in stato d’animo, di situazione in situazione, e che si intrecciano senza fine con i modi con cui riviviamo, o ci è possibile rivivere, l’avvenire: il futuro. [...] Dai vasti quartieri della memoria vissuta sgorgano sciami di immagini e di ricordi che si riflettono febbrilmente nel presente, solo se non è disturbata la continuità intenzionale del tempo: solo se, e quando, passato, presente e futuro si integrano e si correlano unitariamente, consentendo ad ogni esistenza umana di storicizzarsi. Eugenio Borgna · Come in uno specchio oscuramente


Futuro anteriore

Monday, March 17th, 2008

Alain Resnais · Mon oncle d'Amérique

Alain Resnais · Mon oncle d’Amérique (fotogramma) · 1980

Alcuni luoghi si possono raggiungere
solamente attraverso una fuga.

Graziano Spinosi

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Dal punto di vista scientifico si può capire il senso della vita di un essere umano solo se non lo si separa da quello della specie. Non può essere limitato alla sopravvivenza di un sottogruppo predatore e aggressivo che cerca di impadronirsi di un territorio spaziale, economico, linguistico o culturale. La terra appartiene a tutti quelli che ci vivono. È tonda e i suoi confini sono i confini dello spazio che essa occupa nel sistema solare. Non ha muri divisori, proprietà private, sbarramenti, cancellate. La materia e l’energia che racchiude sono state finora solo di chi era capace di creare l’informazione tecnica necessaria a utilizzarle. Questa informazione ha procurato a coloro che la possedevano armi perfezionate per asservire gli altri. Ha permesso loro di sfruttare terra, mare e aria lasciando agli altri solo i rifiuti.[...] Quando mai capiranno, i gruppi umani appartenenti al grande organismo della specie umana, che il loro scopo è la sopravvivenza dell’insieme e non l’affermazione della loro dominanza sugli altri? Nessuno, da solo, rappresenta la specie e nessuno ha il monopolio della verità.

Dopo un po’ di tempo si vide spuntare, attraverso il tappeto multicolore che copriva la terra, uno stelo che presto si guarnì di un fiore. Ma non c’era più nessuno che potesse accorgersene.

Henri Laborit · Elogio della fuga 


Asa nisi masa

Thursday, March 6th, 2008

Federico Fellini · 8½ 
Federico Fellini · (fotogramma) · 1963

L’è un schérz ch’a n’e’ capéss, a m sint srè i ócc
sal mèni da dri: cucú, chi è?
e quèst csa vól? dài, ch’a n sémm piò burdéll,
Ricardo, tè t’é sémpra voia, no?
ta n si Ricardo? t si Tonino, no?
a i so, t si Loris, no? porca putèna,
chi èll? chi sit? a m vólt,
mo dò ch’ l’è ‘ndè st’ pataca? u n gn’è niseun.

È uno scherzo che non capisco, mi sento chiudere gli occhi| con le mani da dietro: cucú, chi è?| e questo cosa vuole? dai, che non siamo più bambini,| Riccardo, tu hai sempre voglia, no?| non sei Riccardo? sei Tonino, no?| ci sono, sei Loris, no? porca puttana,| chi è? chi sei? mi volto,| ma dov’è andato ’sto coglione? non c’è nessuno.

Raffaello Baldini · Ciacri

Asa Nisi Masa


Banchi di nebbia

Saturday, March 1st, 2008

Jaume Plensa · Autoritratto as H.B. II

Jaume Plensa · Autoritratto as H.B. II · 2006

Nelle notti di nebbia, quando è impossibile vedere i lampi dei fari, un nautofono segnala la posizione dei porti: un suono vicario indica ciò che la vista non può percepire, consentendo l’orientamento ai naviganti. Posizionato sulla terraferma il nautofono ristabilisce anche un legame con punti noti, una congiunzione sensoriale tra corpi galleggianti e corpi stanziali che allevia il disagio provocato dal senso di vuoto (ben noto a chi viaggia per mare, quando in certe condizioni climatiche l’aria e l’acqua diventano una sola sostanza astratta). Coi suoi sibili, che sembrano parole primitive, il nautofono è un identificativo topografico e antropologico, la memoria sonora di un luogo. Solitamente spenta nei giorni di sole, questa memoria si accende quando le condizioni esterne divengono avverse e un vuoto di senso si propaga come nebbia all’improvviso. Graziano Spinosi

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Antico, sono ubriacato dalla voce
ch’esce dalle tue bocche quando si schiudono
come verdi campane e si ributtano
indietro e si disciolgono.
La casa delle mie estati lontane,
t’era accanto, lo sai,
là nel paese dove il sole cuoce
e annuvolano l’aria le zanzare.
Come allora oggi in tua presenza impietro,
mare, ma non più degno
mi credo del solenne ammonimento
del tuo respiro. Tu m’hai detto primo
che il piccino fermento
del mio cuore non era che un momento
del tuo; che mi era in fondo
la tua legge rischiosa: esser vasto e diverso
e insieme fisso:
e svuotarmi così d’ogni lordura
come tu fai che sbatti sulle sponde
tra sugheri alghe asterie
le inutili macerie del tuo abisso
.

Eugenio Montale · Ossi di seppia, Mediterraneo