Ingmar Bergman · L’ora del lupo (fotogramma) ·1967
Marzo era il mese dei fuochi e delle prime sere all’aperto. In una di queste, secondo la fase della luna, il pozzo veniva scoperchiato e parlava. Dopo la rimozione del pesante coperchio indietreggiavamo, ansiosi di udire la sua voce. Ci batteva il cuore. Poi qualcuno, tra i più grandi, si avvicinava adagio e si sporgeva, in punta di piedi, ruotando il capo perché l’orecchio potesse cogliere il più flebile suono. La sua fuga improvvisa era il segnale che il pozzo aveva parlato. Tutti allora fuggivamo per lo spavento, ma subito dopo tornavamo a scrutare il suo fondo buio, la forma di quella voce. Sembrava un lamento, un respiro o soltanto uno sbadiglio, chissà. La paura del pozzo che parlava era una smania che doveva restare segreta. Graziano Spinosi
La memoria è immersa nel tempo, nasce dal passato e vive del passato, e dalla memoria vissuta (dalla memoria interiore) rinascono continuamente i ricordi che si modificano di stato d’animo in stato d’animo, di situazione in situazione, e che si intrecciano senza fine con i modi con cui riviviamo, o ci è possibile rivivere, l’avvenire: il futuro. [...] Dai vasti quartieri della memoria vissuta sgorgano sciami di immagini e di ricordi che si riflettono febbrilmente nel presente, solo se non è disturbata la continuità intenzionale del tempo: solo se, e quando, passato, presente e futuro si integrano e si correlano unitariamente, consentendo ad ogni esistenza umana di storicizzarsi. Eugenio Borgna · Come in uno specchio oscuramente




