Jaume

J-PLENSA-AUTORITRATTO-AS-H-B-II-2006

Jaume Plensa · Autoritratto as H.B. II · 2006

Nelle notti di nebbia, quando è impossibile vedere i lampi dei fari, il nautofono segnala la posizione dei porti: un suono vicario indica ciò che la vista non può percepire, consentendo l’orientamento ai naviganti. Posizionato sulla terraferma, il nautofono ristabilisce anche un legame con punti noti, una congiunzione tra corpi galleggianti e corpi stanziali che allevia il disagio provocato dal senso di vuoto, ben noto a chi viaggia per mare, quando in certe condizioni climatiche l’aria e l’acqua diventano una sola sostanza. Coi suoi sibili, che sembrano parole primitive, il nautofono è un identificativo topografico e antropologico, la memoria sonora di un luogo. Graziano Spinosi

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Antico, sono ubriacato dalla voce
ch’esce dalle tue bocche quando si schiudono
come verdi campane e si ributtano
indietro e si disciolgono.
La casa delle mie estati lontane,
t’era accanto, lo sai,
là nel paese dove il sole cuoce
e annuvolano l’aria le zanzare.
Come allora oggi in tua presenza impietro,
mare, ma non più degno
mi credo del solenne ammonimento
del tuo respiro. Tu m’hai detto primo
che il piccino fermento
del mio cuore non era che un momento
del tuo; che mi era in fondo
la tua legge rischiosa: esser vasto e diverso
e insieme fisso:
e svuotarmi così d’ogni lordura
come tu fai che sbatti sulle sponde
tra sugheri alghe asterie
le inutili macerie del tuo abisso
.

Eugenio Montale · Ossi di seppia, Mediterraneo


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