Archive for December, 2008

Savarin

Sunday, December 21st, 2008

 

Jasper Johns · Barattolo Savarin con pennelli 
Jasper Johns · Barattolo Savarin con pennelli (bronzo dipinto)
1960 ·
Museum of Art · Philadelphia

Colorare un disegno, fare un pupazzo di neve, mangiare un biscotto: i verbi più cari dell’infanzia, non solo per la loro aderenza al passato, sono transitivi. Nell’era del bimbo i giorni durano un giorno, le notti una notte. Fasi di un tempo naturale, scandito dal rapporto della terra col sole e altri astri. Nel corso degli anni, forse altrettanto naturalmente, la percezione del tempo perde elasticità come il corpo. L’adulto è preso dalle cose che deve fare, con disagio da quelle che desidera; i suoi verbi sono diventati intransitivi. Graziano Spinosi

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Dove vanno a finire i calzini
quando perdono i loro vicini
dove vanno a finire beati
i perduti con quelli spaiati
quelli a righe mischiati con quelli a pois
dove vanno nessuno lo sa
Dove va chi rimane smarrito

in un’alba d’albergo scordato
chi è restato impigliato in un letto
chi ha trovato richiuso il cassetto
chi si butta alla cieca nel mucchio
della biancheria
dove va chi ha smarrito la via
Nel paradiso dei calzini

si ritrovano tutti vicini
nel paradiso dei calzini..
Chi non ha mai trovato il compagno
fabbricato soltanto nel sogno
chi si è lasciato cadere sul fondo
chi non ha mai trovato il ritorno
chi ha inseguito testardo un rattoppo

chi si è fatto trovare sul fatto
chi ha abusato di napisan o di cloritina
chi si è sfatto con la candeggina
Nel paradiso dei calzini..
nel paradiso dei calzini
non c’è pena se non sei con me

Dov’è andato a finire il tuo amore
quando si è perso lontano dal mio
dov’è andato a finire nessuno lo sa
ma di certo si troverà’ là’..
Nel paradiso dei calzini
si ritrovano uniti e vicini

nel paradiso dei calzini
non c’è pena se non sei con me
non c’è pena se non sei con me

Vinicio Capossela · Il paradiso dei calzini


Contagio d’amore

Monday, December 8th, 2008

G-BELLINI-PIETA'-1460 
Giovanni Bellini · Pietà (p) · 1460 · Pinacoteca di Brera · Milano

La calda mano di Maria, quella tesa di Giovanni, nel delicato contatto con un corpo senza vita. Il sangue colora le loro mani mentre quelle del Cristo morto hanno la temperatura della pietra tombale, lo stesso livido colore. Graziano Spinosi

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Il Cristo morto è sorretto da Maria e da san Giovanni Evangelista. Una mano del santo è appoggiata sull’anca di Cristo, ma il suo corpo è discosto, e i suoi occhi guardano a destra. È Maria che sorregge, sostiene, avvolge il Cristo morto. Una mano del Cristo è contratta e semichiusa e appoggia su un sarcofago. Ma l’altro braccio è nell’ansa del braccio di Maria, appoggia sul suo seno e il gomito entra sotto l’ascella della madre. Il volto di Cristo e della Madonna sono vicinissimi, quasi nell’attimo che precede un bacio inevitabile quanto impossibile tra amanti. [...] Ma c’è altro ancora che turba in questo momento estremo, in questo rapporto tra madre e figlio da cui san Giovanni (Giovanni Bellini stesso?) sembra essersi escluso, vivendo per conto suo il suo dolore. Guardiamo attoniti e vediamo che il livore della morte del figlio sta lentamente trasmigrando sul volto di Maria. Sembra, in una sorta di strana e terribile trasfigurazione, che la morte dell’uno passi sul volto dell’altro. Sembra che la morte sia diventata un contagio d’amore: comunque un contagio da cui è impossibile difendersi. Franco Rella · Figure del male


Oblomov · 2

Wednesday, December 3rd, 2008

Nikita Mikhalkov · Oblomov · 1979

Lo sguardo a un sogno mai speso, arreso a non prendervi parte.
Al riparo, dallo specchio e dall’ombra.

 Graziano Spinosi

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Quando sognamo, la nostra anima vive, agisce, esercita tutte le facoltà, né più né meno di quando veglia; solo più mollemente e oscuramente, non però nel senso che la differenza tra i due stati sia quella che separa il buio dal vivo chiarore, ma piuttosto quella che separa il buio dall’ombra: nel primo essa dorme, nel secondo sonnecchia, più o meno: sono pur sempre tenebre. Vegliamo a occhi aperti e dormiamo a occhi chiusi. Non vedo così chiaro nel sonno; ma, quanto alla veglia, non è mai abbastanza pura e senza nuvole. È vero che il sonno nella sua profondità addormenta talora i sogni. Ma la nostra veglia non è mai tanto lucida da purgare e dissipare fino in fondo le fantasticherie, che sono i sogni di chi veglia, e peggio dei sogni. Montaigne · Saggi