Archive for March, 2010

Niente

Wednesday, March 31st, 2010

L-OMINO-DI-NIENTE

 Disegno infantile · Quattro anni

- Che bel disegno! Chi è?
- Niente.

Graziano Spinosi

©

Spesso i filosofi sono come bambini piccoli che prima scarabocchiano con la matita su di un foglio di carta dei segni qualsiasi e poi chiedono all’adulto: Che cos’è? – È andata così: l’adulto più volte aveva disegnato qualcosa per il bambino e gli aveva detto: questo è un uomo, questa una casa, ecc. E ora il bambino fa anche lui dei segni e chiede: e questo cos’è? Ludwig Wittgenstein · Pensieri diversi

Cinque anni un po’ così · da ALTRI APPUNTI

I poeti sono vecchi signori che guardan le stelle… · da Filosofi per Caso

Andrea Zanzotto · In questo progresso scorsoio


Primavera

Monday, March 29th, 2010

EDWARD-MUNCH-PRIMAVERA-1889

Edward Munch · Primavera (p) · 1889
The National Museum of Art, Architecture and Design · Oslo

La bambina malata e la madre accanto alla finestra nella luce che s’irradia – ha reso evidente il mio congedo dall’impressionismo e dal realismo. Con questo quadro ho aperto una nuova strada. È stata una rottura nella mia produzione artistica. Gran parte del mio lavoro è stato direttamente influenzato da questo dipinto. Io, e la mia intera famiglia, a cominciare da mia madre, ci siamo seduti esattamente su quella sedia da me inserita in Primavera. Ci siamo seduti lì all’inizio e alla fine dell’inverno, desiderando ardentemente il sole. Finché la morte non ha ghermito i miei cari, uno dopo l’altro. Primavera ritrae lo struggimento per la luce, per il calore, per la vita sperimentato da una malata giunta alla fine.

Edward Munch · Frammenti sull’arte

Mandala ed Outlook · da NONBLOG DI HABANERA

Lalla Romano · Da giovane ho esercitato la pittura

Mehr Licht! · da play it again, sam


Recordare

Sunday, March 28th, 2010

EDWARD-MUNCH-IL-BACIO-1892

Edward Munch · Bacio alla finestra (p) · 1892
The National Museum of Art, Architecture and Design · Oslo

Io non dipingo ciò che vedo. Ma ciò che ho visto.

La verità è che siamo soliti vedere con occhi diversi in momenti diversi. Accade di vedere diversamente al mattino rispetto alla sera. Il modo di vedere dipende anche dalla condizione mentale ed emotiva. Questa è la ragione per cui un determinato soggetto può esser visto da così numerose angolature, ed è questo a render l’arte tanto attraente. Se si entra in un salotto al mattino, provenendo dal buio di una camera da letto, tutto ciò che cade sotto gli occhi assume una tonalità bluastra. Persino le ombre più scure sfumano dentro a questa atmosfera diafana. In breve tempo gli occhi si abitueranno alla luce, le ombre si anneriranno e ogni cosa diverrà più netta. […] Bisognerebbe dipingere oggetti esattamente come si crede che siano, così com’erano quando il loro insieme tematico ha prodotto quell’impressione così vivida. Se non si è in grado di dipingere utilizzando la memoria, si deve ricorrere a un modello, ancorché sia in parte inautentico.

Noi aspiriamo a qualcosa di ben superiore che a una banale riproduzione fotografica della natura. Non intendiamo dipingere graziose immagini che abbelliscano le pareti di un soggiorno. Desideriamo tentare, a volte fallendo, di dar forma alle fondamenta dell’arte, un vero dono per l’intera umanità. Arte in grado di emozionare e commuovere. Un’arte che nasca dal sangue del cuore.

Edward Munch · Frammenti sull’arte

José Saramago · Noi abitiamo una memoria

Nel tempo che non c’era · da stefanorissetto


Casablanca

Thursday, March 25th, 2010

LUIGI-MARTINATI-CASABLANCA-1945

Luigi Martinati · Locandina per Casablanca · 1945

L’evidenza dei fatti era infondata,
dovette arrendersi all’immaginazione.

Graziano Spinosi

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Ogni film che ci è piaciuto trova posto, un giorno, nella nostra memoria accanto ad altri ricordi. Diventa un ricordo tra tanti, anch’egli minacciato dall’oblio, dall’erosione della memoria. Può accadere anche che, per un motivo o per un altro, si rammentino con più o meno precisione il luogo, la data e le circostanze in cui lo si è visto per la prima volta. Ma ricordarsi del film è anche ricordarsi del film stesso, cioè di immagini. Un po’ come se la tecnica cinematografica avesse elaborato sin dall’inizio il lavoro mentale che seleziona delle percezioni per farne dei ricordi; come se, in qualche modo, avesse fatto il lavoro della memoria. Accade così che delle immagini di film rimangano qua e là nella testa come ricordi personali, come se facessero parte della nostra vita, con quello stesso livello di incertezza che colpisce i ricordi.

Quando sono al cinema, quelli che vedo sullo schermo sono grandi, più grandi di me, esattamente come gli adulti quando ero bambino. Il narratore della Recherche, quando ritorna nei luoghi dell’infanzia, li trova piccoli e striminziti rispetto al metro dei suoi ricordi.

Certe immagini sono più tenaci di altre.

Marc Augé · Casablanca

Meta/sogni · da Squilibri

Trasmutazioni ·  da Filosofi per Caso

L’uomo tigre · da dentro Luisa


 

Qualunque

Tuesday, March 23rd, 2010

ANTONY-GORMLEY-BLIND-LIGHT-2007

Antony Gormley ·  Blind Light · 2007 · Fonte immagine: >

Qualunque è la figura della singolarità pura. La singolarità qualunque non ha identità, non è determinata rispetto a un concetto, ma neppure è semplicemente indeterminata; piuttosto essa è determinata solo attraverso la sua relazione a un’idea, cioè alla totalità delle sue possibilità.

Assumere il mio esser-tale, la mia maniera di essere, non come questa o quella qualità, questo o quel carattere, virtù o vizio, ricchezza o miseria. Le mie qualità, il mio esser-così non sono qualificazioni di una sostanza (di un soggetto) che resti dietro di esse, e che io veramente sarei. Io non sono mai questo o quello, ma sempre tale, così.

La redenzione non è un evento in cui ciò che era profano diventa sacro e ciò che era stato perduto viene ritrovato. La redenzione è, al contrario, la perdita irreparabile del perduto, la definitiva profanità del profano.

Inoperosità non significa inerzia, ma katargeis – cioè un’operazione in cui il come si sostituisce integralmente al che, in cui la vita senza forma e le forme senza vita coincidono in una forma di vita.

Vedere semplicemente qualcosa nel suo essere-così: irreparabile, ma non per questo necessario; così, ma non per questo contingente – è l’amore. Giorgio Agamben · La comunità che viene

Categorie: Agamben · da Nazione Indiana

Lo sguardo · da Vagamente sonnambula

Elio Pagliarani · Fabbricare il mondo con le parole


Punti di fuga

Saturday, March 20th, 2010

 PIET-MONDRIAN-PAESAGGIO-CON-NUVOLA-ROSSA-1907
Piet Mondrian · Paesaggio con nuvola rossa · 1907 · Gemeentemuseum · L’Aia

Cos’è un viaggio, se non svela un nuovo orizzonte?

Graziano Spinosi

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All’orizzonte si prende presto l’abitudine. Per qualcuno si tratta solo di vapore, o di umori sfuggiti da campi lontani. Per dirla senza ritegno: una sorta di traspirazione che non può opporre la minima consistenza. Perciò, non si bada al nastro incerto che taglia in due lo sfondo; ovvero, gli si fa credito di un’occhiata distratta, essendo intanto intenzionati a cose più vicine e concrete. Quella tenue sfumatura, dietro innumeri oggetti scabri e taglienti, ha secato lo spazio e ci ha consegnati al tempo. Marco V. Borghesi · La questione dell’orizzonte

Sul ponte coperto di brina
del traghetto che mi trasporta
lascio, per primo, le impronte
delle mie pantofole blu.

Li Po

Roberto Saviano · Per un voto onesto servirebbe l’Onu

Andrea Romano · Raccontare l’Italia con pregiudizio inglese


Il ronzio degli insetti

Tuesday, March 16th, 2010

Andrej Tarkovskij · Nostalghia · 1983 

A me sembra che la nostra epoca concluda ed esaurisca un’intera fase storica, arbitri della quale sono stati i Grandi Inquisitori, i capi supremi e talune personalità eccezionali mosse dall’idea di trasformare la società ai fini di una più giusta e razionale organizzazione. […] Già Dostoevski ci aveva messo in guardia contro questi Grandi Inquisitori che pretendono di addossarsi la responsabilità per la felicità degli altri. […] In sostanza, tutta la storia della civiltà, tutto il processo storico si riduceva a questo: che, in nome della salvezza del mondo e del miglioramento della posizione dell’uomo in esso, alla gente si proponeva una via ogni volta più infallibile e più giusta, maturata nei cervelli degli ideologi e dei politici. […] Noi viviamo in un mondo di idee fabbricate per noi da altri, o sviluppandoci secondo i parametri di queste idee, o scostandoci in maniera sempre più insanabile da esse ed entrando in conflitto con esse. […] Io sono convinto che il tentativo di ristabilire l’armonia della vita possa passare soltanto attraverso la reintegrazione del sentimento della responsabilità personale. Andrej Tarkovskij · Scolpire il tempo · 1986

Tonino Guerra · Sette messaggi al Sindaco del mio paese


Climax

Saturday, March 13th, 2010

E-KELLY-COLORS-FOR-A-LARGE-WALL-1951

Ellsworth Kelly · Colors for a Large Wall ·1951

Il pesce rosso, nell’acquario, immaginava la sua vita in uno stagno. La carpa, nello stagno, immaginava la sua vita in un lago. L’anguilla di lago immaginava la sua vita in mare. La manta, nel mare, immaginava la sua vita in cielo. Graziano Spinosi

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La coscienza dispone di due maniere di rappresentare il mondo. Una diretta, nella quale la cosa si presenta essa stessa allo spirito, come accade nella percezione o nella semplice sensazione. L’altra indiretta quando, per una ragione o per un’altra, la cosa non può presentarsi in carne ed ossa alla sensibilità, come ad esempio nel ricordo della nostra infanzia, nell’immaginazione dei  paesaggi del pianeta Marte, nella rappresentazione degli elettroni che girano attorno al nucleo dell’atomo o di un al di là che sta dopo la morte. In tutti questi casi di coscienza indiretta, l’oggetto assente viene ri-presentato alla coscienza da una immagine. Gilbert Durand · L’immaginazione simbolica

Intervista a Gilbert Durand

Identità · da Vagamente sonnambula


Derive

Friday, March 12th, 2010

MONACO IN RIVA AL MARE

Caspar David Friedrich · Monaco in riva al mare · 1808
Alte Nationalgalerie · Berlin

Il Mediterraneo ha la propria tragicità solare che non è quella delle nebbie. Certe sere, sul mare, ai piedi delle montagne, cade la notte sulla curva perfetta d’una piccola baia e allora sale dalle acque silenziose un angosciante senso di pienezza. In questi luoghi si può capire come i Greci abbiano sempre parlato della disperazione solo attraverso la bellezza e quanto essa ha di opprimente. In questa infelicità dorata la tragedia giunge al sommo. Invece la nostra epoca ha nutrito la propria disperazione nella bruttezza e nelle convulsioni. Noi abbiamo esiliato la bellezza, i Greci per essa han preso le armi. Il pensiero greco si è sempre trincerato nell’idea di limite. Non ha spinto nulla all’estremo, né il sacro, né la ragione, perché non ha negato nulla, né il sacro, né la ragione. Ha tenuto conto di tutto, equilibrando l’ombra con la luce. […] Il mondo è stato deliberatamente amputato di ciò che ne costituisce la permanenza: la natura, il mare, la collina, la meditazione serale. 1948 · Albert Camus · Il rovescio e il diritto

Il silenzio del mare e le cose belle della vita ·  da  Altri appunti


Mutare

Wednesday, March 10th, 2010

RAFFAELLO-SANZIO-LA-MUTA-1507-08

Raffaello Sanzio · Dama di Urbino (La muta) · 1507-08
Galleria Nazionale delle Marche · Urbino

Capita spesso di dover preferire il silenzio
all’impossibilità di ricevere ascolto.

 Graziano Spinosi

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Se affermo che il cielo è azzurro, e mi si fa dire che lo giudico nero, non ho altra via d’uscita che riconoscermi pazzo o dichiarare sordo il mio interlocutore. Fortunatamente, resta lo stato reale del cielo: sono perciò costretto a esaminare le ragioni del nostro per decidere della mia pazzia o della sua sordità. Più che sordo, egli mi sembra come uno che non vuol sentire. 

Ho vissuto il nichilismo, la contraddizione, la violenza e la vertigine della distruzione. Ma, nello stesso tempo, ho salutato il potere di creare e l’onore di vivere. Nulla mi autorizza a giudicare dall’alto un’epoca di cui sono interamente partecipe. La giudico dall’interno confondendomi con essa. Ma mi riservo il diritto di dire quanto ormai so sul mio conto e sugli altri, a condizione che ciò non si debba aggiungere all’insostenibile infelicità del mondo, ma solo per indicare nelle buie pareti lungo le quali procediamo a tastoni, i punti ancora invisibili dove possono aprirsi degli spiragli. Ho diritto di dire quel che so. Non ho altro interesse che alla rinascita. La sola passione che anima un uomo in rivolta è proprio una passione di rinascita. Albert Camus · Actuelles


Amaranto

Monday, March 8th, 2010

G-BELLINI-MADONNA-CON-IL-BAMBINO-SU-UN-PARAPETTO-1475
Giovanni Bellini · Madonna con il bambino in piedi su un parapetto
1475 ca · Museo di Castelvecchio · Verona

Colpisce il rosso del manto, color sangue. È il rosso veneziano dei tessuti scambiati con l’oriente, l’amaranto che non appassisce. Le mani della madre si dispongono in una presa ferma, ma delicata, innervandosi in un piano prospettico a sé stante. Il cielo, d’intorno, comincia dal parapetto e si precisa nel ceruleo, sollevandosi appena. Un cielo terracqueo, riflesso di laguna.  Graziano Spinosi 

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I sentimenti belliniani, nonostante l’intensità, sono controllati da un giudizio squisito e istintivo, da una ragionevolezza che è essa stessa un sentimento più che una dialettica. La sua espressione di certe emozioni è di un’intensità unica nell’intera sfera dell’arte, ma non sfocia mai nel parossismo o nell’eccesso; in lui il dolore non è mai disperato, la compassione non è mai effeminata, l’affetto più tenero non approda mai al sentimentalismo. La sua resa delle emozioni, tuttavia, non è quella di un drammaturgo in grado di dar corpo con l’immaginazione all’intero spettro delle passioni umane; né, d’altra parte, Bellini manifesta alcun interesse per l’evento. Ciascuno dei suoi dipinti rende un singolo stato emozionale; e nelle prime opere si tratta quasi sempre di sentimenti di pietà e di amore. In tutte le versioni della Madonna con il Bambino la sfumatura e la varietà del sentimento sono perfettamente chiare e quasi sempre distinte; inoltre, la ricchezza della capacità inventiva di Bellini è dimostrata dalla perfetta armonia tra il sentimento particolare manifestato dalla madre, e la posa e l’espressione del bambino. Nelle prime opere il pathos è l’emozione dominante; e anche negli ultimi dipinti, nonostante l’amabile serenità, fluisce nel profondo una vena dello stesso sentimento. Ma il pathos delle figure non è mai melenso o sentimentale; è piuttosto, per come Bellini lo sente, l’approdo inevitabile della loro condizione di esseri umani; e se ci sono parole in grado di definire quello che Giovanni Bellini più intimamente di ogni altro artista ha saputo esprimere, sono le seguenti, di Virgilio: Sunt lachrymae rerum et mentem mortalia tangunt (Virgilio · Eneide · I, 462). Roger Fry · Giovanni Bellini

…sul cinema di Alina Marazzi · da gli occhi di blimunda

Una memoria in attesa · da akatalēpsía