Spesso i filosofi sono come bambini piccoli che prima scarabocchiano con la matita su di un foglio di carta dei segni qualsiasi e poi chiedono all’adulto: Che cos’è? – È andata così: l’adulto più volte aveva disegnato qualcosa per il bambino e gli aveva detto: questo è un uomo, questa una casa, ecc. E ora il bambino fa anche lui dei segni e chiede: e questo cos’è?Ludwig Wittgenstein · Pensieri diversi
La bambina malata e la madre accanto alla finestra nella luce che s’irradia – ha reso evidente il mio congedo dall’impressionismo e dal realismo. Con questo quadro ho aperto una nuova strada. È stata una rottura nella mia produzione artistica. Gran parte del mio lavoro è stato direttamente influenzato da questo dipinto. Io, e la mia intera famiglia, a cominciare da mia madre, ci siamo seduti esattamente su quella sedia da me inserita in Primavera. Ci siamo seduti lì all’inizio e alla fine dell’inverno, desiderando ardentemente il sole. Finché la morte non ha ghermito i miei cari, uno dopo l’altro. Primavera ritrae lo struggimento per la luce, per il calore, per la vita sperimentato da una malata giunta alla fine.
La verità è che siamo soliti vedere con occhi diversi in momenti diversi. Accade di vedere diversamente al mattino rispetto alla sera. Il modo di vedere dipende anche dalla condizione mentale ed emotiva. Questa è la ragione per cui un determinato soggetto può esser visto da così numerose angolature, ed è questo a render l’arte tanto attraente. Se si entra in un salotto al mattino, provenendo dal buio di una camera da letto, tutto ciò che cade sotto gli occhi assume una tonalità bluastra. Persino le ombre più scure sfumano dentro a questa atmosfera diafana. In breve tempo gli occhi si abitueranno alla luce, le ombre si anneriranno e ogni cosa diverrà più netta. […] Bisognerebbe dipingere oggetti esattamente come si crede che siano, così com’erano quando il loro insieme tematico ha prodotto quell’impressione così vivida. Se non si è in grado di dipingere utilizzando la memoria, si deve ricorrere a un modello, ancorché sia in parte inautentico.
Noi aspiriamo a qualcosa di ben superiore che a una banale riproduzione fotografica della natura. Non intendiamo dipingere graziose immagini che abbelliscano le pareti di un soggiorno. Desideriamo tentare, a volte fallendo, di dar forma alle fondamenta dell’arte, un vero dono per l’intera umanità. Arte in grado di emozionare e commuovere. Un’arte che nasca dal sangue del cuore.
Per noi asini la carota non avrebbe mai avuto niente a che vedere con un bastone. Invece questa è una delle prime regole che ci avete assegnato. Se per voi esseri umani l’albero è il fuoco, il numero il denaro, il sangue la guerra, eccetera, per noi l’albero è un’ombra, il numero unospazio, il sangue un amore. Punto. Poiché appartenete a una specie assai evoluta, riuscite a sgambare in ogni direzione, sfruttando così la vostra tecnologia per assoggettare le altre specie viventi. Non vi basterebbe l’acqua di tutti i mari! Benché noi facciamo parte di una specie meno evoluta della vostra, vediamo cose piccole che voi esseri umani non riuscite a vedere, capiamo cose semplici che voi non riuscite più a comprendere. Non sono che un povero asino, legato alla stessa pietra che fu dei miei antenati, e per questa ragione non darete alcun peso alle mie parole. Non importa, riconosco di averle potute scrivere grazie al vostro addestramento: mi avete anche insegnato a far di conto, ma non avete fatto nulla affinché potessi provare un bene per voi. I nostri figli ragliano, come sempre. I vostri ridono ancora?
Una vittima, in fatto di lucidità, è sempre al di sopra dei suoi persecutori. Essere vittime significa capire.E. M. Cioran ·Quaderni
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L’uomo è un animale parlante a condizione di creare parola per dirsi, dire il mondo, parlare all’altro. L’obbligo di parlare come tutti o secondo ciò che è stato appreso non risveglia, o spegne, la coscienza umana. Se il soggetto non ha, in sé, la sorgente del suo movimento, perde la qualità di soggetto.
Non è nella riduzione delle distanze che l’umano troverà la prossimità a sé, all’altro, e neppure al mondo. È piuttosto nella capacità di stare in sé, di esistere in autonomia, distinto da ciò che lo circonda.
Per incontrare l’altro, devo anzitutto lasciar essere, anzi restaurare, il niente che ci separa. È una via negativa quella che conduce verso l’approccio del differente e la possibile relazione con lui, o con lei. Io non sono te e tu mi resterai per sempre altro, tale è il necessario presupposto all’entrata in presenza dell’uno e dell’altro, dell’uno con l’altro.Luce Irigaray · La via dell’amore
Ogni film che ci è piaciuto trova posto, un giorno, nella nostra memoria accanto ad altri ricordi. Diventa un ricordo tra tanti, anch’egli minacciato dall’oblio, dall’erosione della memoria. Può accadere anche che, per un motivo o per un altro, si rammentino con più o meno precisione il luogo, la data e le circostanze in cui lo si è visto per la prima volta. Ma ricordarsi del film è anche ricordarsi del film stesso, cioè di immagini. Un po’ come se la tecnica cinematografica avesse elaborato sin dall’inizio il lavoro mentale che seleziona delle percezioni per farne dei ricordi; come se, in qualche modo, avesse fatto il lavoro della memoria. Accade così che delle immagini di film rimangano qua e là nella testa come ricordi personali, come se facessero parte della nostra vita, con quello stesso livello di incertezza che colpisce i ricordi.
Quando sono al cinema, quelli che vedo sullo schermo sono grandi, più grandi di me, esattamente come gli adulti quando ero bambino. Il narratore della Recherche, quando ritorna nei luoghi dell’infanzia, li trova piccoli e striminziti rispetto al metro dei suoi ricordi.
Qualunque è la figura della singolarità pura. La singolarità qualunque non ha identità, non è determinata rispetto a un concetto, ma neppure è semplicemente indeterminata; piuttosto essa è determinata solo attraverso la sua relazione a un’idea, cioè alla totalità delle sue possibilità.
Assumere il mio esser-tale, la mia maniera di essere, non come questa o quella qualità, questo o quel carattere, virtù o vizio, ricchezza o miseria. Le mie qualità, il mio esser-così non sono qualificazioni di una sostanza (di un soggetto) che resti dietro di esse, e che io veramente sarei. Io non sono mai questo o quello, ma sempre tale, così.
La redenzione non è un evento in cui ciò che era profano diventa sacro e ciò che era stato perduto viene ritrovato. La redenzione è, al contrario, la perdita irreparabile del perduto, la definitiva profanità del profano.
Inoperosità non significa inerzia, ma katargeis – cioè un’operazione in cui il come si sostituisce integralmente al che, in cui la vita senza forma e le forme senza vita coincidono in una forma di vita.
Vedere semplicemente qualcosa nel suo essere-così: irreparabile, ma non per questo necessario; così, ma non per questo contingente – è l’amore.Giorgio Agamben · La comunità che viene
All’orizzonte si prende presto l’abitudine. Per qualcuno si tratta solo di vapore, o di umori sfuggiti da campi lontani. Per dirla senza ritegno: una sorta di traspirazione che non può opporre la minima consistenza. Perciò, non si bada al nastro incerto che taglia in due lo sfondo; ovvero, gli si fa credito di un’occhiata distratta, essendo intanto intenzionati a cose più vicine e concrete. Quella tenue sfumatura, dietro innumeri oggetti scabri e taglienti, ha secato lo spazio e ci ha consegnati al tempo.Marco V. Borghesi · La questione dell’orizzonte
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Sul ponte coperto di brina del traghetto che mi trasporta lascio, per primo, le impronte delle mie pantofole blu.