Liu Bolin · Hiding in the City · 2006
…un giorno raggiunse l’orizzonte, assimilandolo.
Graziano Spinosi
Si diventa nomadi impenitenti soltanto se iniziati nella propria carne fin dalle ore del ventre materno, arrotondato come un globo o un mappamondo. Il resto dispiega una pergamena già scritta. […] Tutte le ideologie dominanti esercitano il controllo, il dominio, addirittura la violenza verso il nomade. Gli imperi si costruiscono sempre sull’annullamento delle figure erranti o dei popoli nomadi.
Il capitalismo odierno condanna ugualmente all’erranza, all’assenza di dimora o alla disoccupazione gli individui che rigetta e maledice. Il loro crimine? Essere inassimilabili dal mercato, la patria degli affaristi. Il loro castigo? I ponti, la strada, i marciapiedi, le stazioni della metropolitana, i sotterranei, le stazioni, le panchine. Lo svilimento dei corpi e l’impossibilità di un rifugio, di un riposo.
La città obbliga alla sedentarietà leggibile grazie a un’ascissa spaziale e a un’ordinata temporale: essere sempre in un luogo determinato, in un momento preciso. In questo modo, l’individuo viene facilmente controllato e localizzato da un’autorità. Quanto al nomade, egli rifiuta questa logica che permette di trasformare il tempo in denaro e l’energia del singolo, che è il solo bene di cui disponiamo, in moneta sonante. Partire, seguire le orme dei pastori, significa sperimentare un genere di panteismo estremamente pagano e ritrovare la traccia di antiche divinità (divinità dei crocevia e della fortuna, del fato e dell’ebbrezza, della fecondità e della gioia, divinità delle strade e della comunicazione, della natura e della fatalità) e tagliare i ponti con le pastoie e le servitù della vita moderna. […] Il viaggiatore, come una monade autosufficiente, ricusa il tempo sociale, collettivo e stringente, a vantaggio di un tempo individuale fatto di durate soggettive e istanti gioiosi voluti e desiderati. Asociale, misantropo, irrecuperabile, il nomade ignora la misura del tempo e funziona con il sole e le stelle, si istruisce con le costellazioni e il movimento degli astri nel cielo, non possiede orologi, ma un occhio animale esercitato a distinguere le albe, le tempeste, le schiarite, i crepuscoli, le eclissi, le comete, gli scintillii stellari, sa leggere la materia delle nuvole e decifrare le loro promesse, interpreta i venti e conosce le loro abitudini. Michel Onfray · Filosofia del viaggio
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