Archive for December, 2010

Walkman

Monday, December 20th, 2010

TOKIO COMPRESSION 
Michael Wolf · Tokio compression · 2010

Metropolitana di Tokio. Un viaggiatore ha il viso appoggiato al vetro della carrozza. Alla fine della corsa, sopra quel vetro, rimarrà l’impronta facciale di un uomo. Andata, ritorno: un’altra persona schiaccerà la guancia sullo stesso vetro, forse proprio in quel punto. Altre impronte, calchi cerosi di corpi che viaggiano rapidi, sottoterra, ancora vivi. Graziano Spinosi

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Si farà una gran fatica, qualcuno
direbbe che si muore – ma a quel punto
ogni cosa che poteva succedere
sarà successa e noi
davanti agli occhi non avremo
che la calma distesa del passato
da ripassare senza fretta
fermando ogni tanto l’immagine,
tornando un po’ indietro, ogni tanto,
per capire meglio qualcosa,
per assaporare un volto, un vestito…
Sì, tutto in bianco  e nero, se Dio vuole.
E tutto, anche le foglie che crescono,
anche i figli che nascono,
tutto, finalmente, senza futuro.

Giovanni Raboni · Barlumi di storia


Lo spazio e la sua disciplina

Saturday, December 18th, 2010

 

ROTHKO CHAPEL

Mark Rothko · Rothko Chapel · 1965-68 · Houston, Texas

L’ingresso della Rothko Chapel, costruito da un portico anonimo e calato nella semioscurità, fa pensare più a una cripta che a una cappella. Sebbene la sua forma ottagonale dia stabilità all’insieme, lo spazio è difficile da dominare, nella successione di trittici e singole tele, di porte e pareti. Dalla tonalità ombrosa che permea l’atmosfera, si staccano man mano tenui sfumature cromatiche, dalla terra d’ombra all’indaco, dal cremisi d’alizarina al porpora, dal blu fino al deciso rosso della tela singola che di questo percorso è il culmine. […] Con la loro successione – quasi un’orchestrazione – l’esperienza acquista uno spessore temporale e il nostro sguardo una memoria, trattenendo qualcosa dell’immagine precedente. La serie cattura così lo sguardo, lo sottopone a quella stessa disciplina che permetteva a Rothko di circoscrivere la pittura a pochi elementi, articolandoli però in modo inesauribile. Con tale allitterazione, non era più la presenza a importare quanto la sequenza; in altri termini, fu definitivamente abbandonata l’unicità del dipinto, assieme ai problemi di composizione specifici al medium e alla sua mitologia. Riccardo Venturi · Lo spazio e la sua disciplina · Electa

Non sono un astrattista. Ho sempre avvertito una forte esigenza di concretezza. Per me l’immagine deve essere sempre concreta, indivisibile e comprensibile in termini di vita vera. Non credo che sia mai stata questione di essere figurativi o astratti. Piuttosto si tratta di porre fine a questo silenzio e a questa solitudine, di dilatare il petto e tornare a respirare.

Mark Rothko


De sideribus

Friday, December 17th, 2010

A-CANOVA-TRE-GRAZIE

Antonio Canova · Tre Grazie (p) · 1813-16 · Hermitage · San Pietroburgo

Il desiderio non ha proporzioni.
Come il vuoto.

Graziano Spinosi

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Che cos’è quel desiderarsi degli amanti, quel loro cercarsi e toccarsi se non un tentativo di violare i loro esseri nella speranza di accedere a quel vertice morale che è la comunicazione vera, al di là di quella finta comunicazione a cui ci obbliga la nostra cultura della funzionalità e dell’efficienza? Per essere davvero il controaltare della tecnica e della ragione strumentale che la governa, amore non può essere la ricerca di sé che passa attraverso la strumentalizzazione dell’altro, ma deve essere un’incondizionata consegna di sé all’alterità che incrina la nostra identità, non per evadere dalla nostra solitudine, né per fondersi con l’identità dell’altro, ma per aprirla a ciò che noi non siamo, al nulla di noi.

La passione d’amore è stata sostituita dalla patologia, e agli antichi poeti che cantavano le cose d’amore si sono sostituiti psicologi e sessuologi che perseguono non la composizione dell’uomo con il cosmo, ma la pura e semplice soddisfazione di quello che ancora chiamano desiderio, dimenticando che il desiderio, per quel che ancora le parole significano, rimanda alle stelle: de-sidera. Umberto Galimberti · Le cose dell’amore

Che l’amore non esiste · da NAZIONE INDIANA


Il punto in movimento

Monday, December 13th, 2010

GORMLEY FIELD FOR THE BRITISH ISLES 
Antony Gormley · Field for the British Isles · 1993

In una comunità uniformata il diverso è una
minaccia. Tra diversi è insidioso l’uguale.
Graziano Spinosi

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Non ho mai creduto in un’unica verità, né in quella mia né in quella degli altri; sono convinto che tutte le scuole, tutte le teorie possono essere utili in un dato luogo e in una data epoca; ma ho scoperto che è possibile vivere soltanto se si ha un’ardente e assoluta identificazione con un punto di vista. A mano a mano che il tempo passa, che noi cambiamo, che il mondo cambia, tuttavia, gli obiettivi si modificano e il punto di vista muta. Rivedendo i saggi scritti nell’arco di molti anni e le idee esposte in tante occasioni e nelle più disparate, qui riuniti, mi colpisce ciò che in essi rimane costante. Se vogliamo, infatti, che un punto di vista sia di qualche aiuto, bisogna dedicarvisi con tutte le nostre forze, difenderlo fino alla morte. Nello stesso tempo, però, una voce interiore sussurra: non prenderti troppo sul serio. Tieniti forte e lasciati andare con dolcezza. Peter Brook · Il punto in movimento


Eclissi II

Sunday, December 5th, 2010

ECLISSI LUNARE

15 giugno 2011 · Fonte –>

Eclissi lunare.
E stelle intorno a festeggiare.

Graziano Spinosi

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A causa della connessione continua creatasi nella coscienza fra passato, presente e avvenire per noi è molto difficile sperimentare direttamente il tempo fisico – fatto di istanti puntuali, del tutto privi di spessore. La stessa connessione, inoltre, fa sì che non veniamo folgorati dall’istante presente: quest’ultimo infatti, per come lo percepiamo, è sempre privo dell’incisività del puro frammento e in genere ci si offre attraverso una rappresentazione che ne erode l’essenziale vigore. Così noi non percepiamo mai gli istanti come entità singole, non sentiamo quegli atomi temporali che non hanno una pur minima durata dei quali parlava Sant’Agostino (Confessioni · XI ·15). È come se la nostra coscienza facesse intervenire, nella stessa percezione attenta al mondo, un coefficiente di disattenzione alla vita: in tal modo riuscirebbe a cancellare parte dell’intensità del presente, mescolandola a ciò che lo precede e a ciò che lo segue. Il presente, pertanto, finisce per distribuirsi dall’uno all’altro lato dell’istante puntuale che ne costituisce il centro, scomposto com’è in due parti definite proprio dal non essere presenti: la prima è fatta da ciò che è appena stato e si allontana; la seconda è a volte uno slancio che fa giungere il futuro, altre volte un’attesa passiva di ciò che sta per comparire, e spesso un miscuglio tra le due cose. In genere per noi il presente si nutre di un montaggio spurio di protensione e ritensione, destinato a smussare quel tanto di esplosivo che potrebbe avere in sé. Étienne Klein · Le strategie di Crono


Curvatura  · da Vagamente sonnambula

Senza titolo · da Gli occhi di Blimunda

La strada, soprattutto · da ALTRI APPUNTI