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1400 · c u r r e n t i c a l a m o
Sogni
Scuola
provenzale
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Sogno di Giacobbe
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XV sec. Perché realizzare un'opera, quando è così bello sognarla soltanto? Sono parole che Pasolini, nei panni di un allievo di Giotto, pronuncia ne Il Decameron. Accade spesso che un’opera non sia come l'autore l'aveva immaginata. Da questo scarto tra ciò che si vedeva e ciò che è prende vita un senso di inadeguatezza ma anche il desiderio di superare questo limite personale realizzando altre opere e così via, fin quando l’invito alla vita non diventi più irresistibile del suo racconto. febbraio 2006 © Graziano Spinosi Un nuovo quadro deve essere una cosa unica, una nascita che porti una nuova figura nella rappresentazione del mondo attraverso lo spirito umano. L'artista deve contribuire con tutta la sua energia, la sincerità e la massima modestia, per scartare durante il lavoro le vecchie formule che gli vengono tanto facilmente sotto mano e possono soffocare il fiorellino che, per conto suo, non viene mai così come lo si attende. Henri Matisse · Scritti e pensieri sull'arte
Lontano
A pena ei fu dagli occhi nostri assente, per gir a l'alta ed onorata impresa, che, noi scherniti e sua fé vilipesa, rivolse altrove la superba mente.
Dubbi
Paolo Uccello
· Ritratto di donna
·1450 E se incontro un principe? Temporeggi signorina, prima o poi gli verrà un raffreddore. E se incontro un orco? Lo abbranchi con ardore, tutta natura, ha trovato il vero amore. settembre 2006 © Graziano Spinosi La presenza di un corpo non muoverà mai desiderio quanto la sua assenza. E assenza qui non significa che quel corpo non c'è, ma che non si ha mai la sensazione di possederlo anche quando lo si avvinghia. È del vuoto che ci si innamora, non del pieno, e perciò amore è trascendenza, e non simbiotico rapporto duale. Per questo il linguaggio dei mistici, che hanno sempre a che fare con il Grande Assente, sembra rubato al linguaggio degli amanti. Se il corpo nella sua pienezza e nella sua specificità sessuale non erotizza perché non lascia spazio alla creazione dell'altro, amore si dà solo là dove c'è costruzione, proiezione, invenzione. Nessuno ama l'altro, ma ognuno ama ciò che ha creato con la materia dell'altro. Siamo irriducibilmente racchiusi nella nostra solitudine, e se trascendenza si dà, questa percorre lo spazio che c'è tra la natura e la sua trasfigurazione. Ciò che si ama è dunque la nostra creazione, non la natura, ma l'artificio. Umberto Galimberti · Parole nomadi
Vicino
Piero della Francesca Da bambino immaginavo che gli alberi intorno a casa fossero persone di famiglia. Hanno l'odore delle stagioni, invecchiano, partecipano ai ricordi. 2 aprile 2007 © Graziano Spinosi Nasce teneramente l'aurora e ogni cosa si svela. Ognuna dice il suo nome giacché a sua volta si è destata al fuoco del giorno nuovo. [...] Volevo dirti del senso che provo a volte, d'essere io stesso una pianta, una pianta che pensa ma non distingue le proprie diverse facoltà, la propria forma dalle proprie forze, il proprio aspetto dal proprio luogo. Paul Valéry · Tre dialoghi (Dialogo dell'albero) Traduzione di Vittorio Sereni
Adesso
Giovanni Bellini· Madonna adorante il
bambino addormentato Uno tra i beni più grandi dell'infanzia è la capacità di partecipare a ogni istante. È anche l'insegnamento più autorevole che abbia mai ricevuto. 20 novembre 2007 © Graziano Spinosi
Mariangela Gualtieri
Bianco e Nero
Piero della Francesca Fedeltà e vigilanza, vitali per ogni legame degno di questo nome. Non per dogma o consuetudine ma per desiderio; non per sospetto, o grigiore, ma per premura. Animali che si fidano, fidati, benché di ombra sian dotati per Natura. 30 novembre 2007 © Graziano Spinosi
E che cosa è, in fondo, il pieno riconoscimento
Sigismondo e Sigismondo
Piero della Francesca Bisognerebbe sostare a lungo di fronte a un'opera d'arte. La prima mezzora serve a spianare la strada all'attenzione: quindi gli occhi cominciano a vedere, piano piano scoprono forme che a prima vista sembravano nascoste. Dopo gli occhi è il turno degli orecchi, che si dischiudono e ascoltano la voce delle figure. Davanti a questo affresco Il naso può inspirare l'aroma polveroso della calce e il palato, più lentamente, fabbricare il sapore delle tinte seccate. E' una creatura viva, la mano non può toccarla ma un brivido percuote la pelle. novembre 2006 © Graziano Spinosi
Appartenenza
Giovanni Bellini
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Presentazione al tempio
(part.)
·1469 Dal primo istante apparteniamo a una razza, una terra, una lingua. Non scegliamo il luogo dove nascere ma ne siamo portatori, come del nome, per tutta la vita. Ci chiamiamo, e chiamiamo le cose, per bisogno di appartenenza: abbiamo dato un nome ai mari e ai fiumi, ai venti, alle montagne e alle stelle. Sulla terra, nel punto in cui siamo nati, abbiamo lasciato la nostra prima impronta. Quel piccolo punto di spazio e di tempo, se pure lontano, appartiene alla memoria di ognuno; è la proporzione natale del grembo materno, il primo respiro, l’impronta originaria deposta, fosse solo nel ricordo. 12 dicembre 2006 © Graziano Spinosi In tempi antichi qualcuno pensò di far bene a raggruppare le stelle. Che ordinatamente disposte tra loro potessero mostrare le forme. Ed ecco le stelle ebbero i loro nomi e divennero familiari. Arato di Soli ( III secolo a.c. )
Andrea Mantegna
· Presentazione al tempio
(part.)
·1454-55
Quando il bambino era bambino, se ne andava a braccia appese. Voleva che il ruscello fosse un fiume, il fiume un torrente, e questa pozza il mare. Quando il bambino era bambino, non sapeva d'essere un bambino. Per lui tutto aveva un'anima, e tutte le anime erano tutt'uno. Quando il bambino era bambino, su niente aveva un'opinione. Non aveva abitudini. Sedeva spesso a gambe incrociate, e di colpo sgusciava via. Aveva un vortice tra i capelli, e non faceva facce da fotografo. Quando il bambino era bambino, era l'epoca di queste domande:Perché io sono io, e perché non sei tu? Perché sono qui, e perché non sono lí? Quando é cominciato il tempo, e dove finisce lo spazio? La vita sotto il sole, é forse solo un sogno? Non é solo l'apparenza di un mondo davanti a un mondo, quello che vedo, sento e odoro? C'é veramente il male? E la gente è veramente cattiva? Come puó essere che io, che sono io, non c'ero prima di diventare? E che un giorno io, che sono io, non saró piú quello che sono? Quando il bambino era bambino, per nutrirsi gli bastavano pane e mela, ed é ancora cosí. Quando il bambino era bambino, le bacche gli cadevano in mano, come solo le bacche sanno cadere. Ed é ancora cosí. Le noci fresche gli raspavano la lingua, ed é ancora cosí. A ogni monte, sentiva nostalgia di una montagna ancora piú alta, e in ogni cittá, sentiva nostalgia di una cittá ancora piú grande. E questo, é ancora cosí. Sulla cima di un albero, prendeva le ciliegie tutto euforico, com'é ancora oggi. Aveva timore davanti ad ogni estraneo, e continua ad averne. Aspettava la prima neve, e continua ad aspettarla. Quando il bambino era bambino, lanciava contro l'albero un bastone, come fosse una lancia. E ancora continua a vibrare. Lied Vom Kindsein, Peter Handke
Contagio d'amore Giovanni Bellini · Pietà (part)·1460 · Pinacoteca di Brera · Milano La calda mano di Maria, quella tesa di Giovanni, nel delicato contatto con un corpo senza vita. Il sangue colora le loro mani mentre quelle del Cristo morto hanno la temperatura della pietra tombale, lo stesso livido colore. 6 dicembre 2008 © Graziano Spinosi Il Cristo morto è sorretto da Maria e da san Giovanni Evangelista. Una mano del santo è appoggiata sull'anca di Cristo, ma il suo corpo è discosto, e i suoi occhi guardano a destra. È Maria che sorregge, sostiene, avvolge il Cristo morto. Una mano del Cristo è contratta e semichiusa e appoggia su un sarcofago. Ma l'altro braccio è nell'ansa del braccio di Maria, appoggia sul suo seno e il gomito entra sotto l'ascella della madre. Il volto di Cristo e della Madonna sono vicinissimi, quasi nell'attimo che precede un bacio inevitabile quanto impossibile tra amanti. [...] Ma c'è altro ancora che turba in questo momento estremo, in questo rapporto tra madre e figlio da cui san Giovanni (Giovanni Bellini stesso?) sembra essersi escluso, vivendo per conto suo il suo dolore. Guardiamo attoniti e vediamo che il livore della morte del figlio sta lentamente trasmigrando sul volto di Maria. Sembra, in una sorta di strana e terribile trasfigurazione, che la morte dell'uno passi sul volto dell'altro. Sembra che la morte sia diventata un contagio d'amore: comunque un contagio da cui è impossibile difendersi. Franco Rella · Figure del male
Giovanni Bellini
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Madonna greca (part)
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1460-64 Dopo il tempo dell'infanzia il passato e il futuro assumono proporzioni diverse: il piccolo passato del bambino si dilata negli anni, diviene grande, mentre la lusinga di un futuro migliore incombe con crescente accanimento. Anche il presente cambia entità e grandezza nel tempo: ampio teatro della scena nella fanciullezza, luogo angusto e transitorio nell'età adulta. Domani, domani. 7 gennaio 2009 © Graziano Spinosi Per chi cerca di pensare filosoficamente alla storia, come me, e va alla ricerca di strutture narrative oggettive nelle modalità di svolgimento degli eventi umani, pochi esercizi sono più efficaci del tentativo di capire come nel passato si concepiva il futuro e di conseguenza come coloro che immaginavano il futuro in un determinato modo, dovevano concepire il proprio presente. Arthur C. Danto · Dopo la fine dell'arte
Antonello da Messina
· Ritratto d'ignoto (part)
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1470-72
A chi somiglia l'ignoto del Museo Mandralisca? Al mafioso della campagna e a quello dei quartieri alti, al deputato che siede sui banchi della destra e a quello che siede sui banchi della sinistra, al contadino e al principe del foro; somiglia a chi scrive questa nota; e certamente somiglia ad Antonello. E provatevi a stabilire la condizione sociale e la particolare umanità del personaggio. Impossibile. È un nobile o un plebeo? Un notaro o un contadino? Un uomo onesto o un gaglioffo? Un pittore, un poeta, un sicario? 'Somiglia', ecco tutto. Leonardo Sciascia La realtà da esprimere risiedeva, lo capivo ora, non nell'apparenza del soggetto, ma nel grado di penetrazione di questa impressione ad una profondità dove questa apparenza importava poco. Marcel Proust · Il tempo ritrovato
Antonello da Messina
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Vergine annunciata (part)
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1473 ca.
Ogni giorno lo stesso tema? 8 gennaio 2009 © Graziano Spinosi Il mio corpo, in realtà, è sempre altrove. È legato a tutti gli altrove del mondo. E, a dire il vero, è altrove solo nel mondo. Perché è intorno a esso che le cose si dispongono, è rispetto a esso, e rispetto a esso come rispetto a un sovrano, che ci sono un sopra, un sotto, una destra, una sinistra, un avanti, un dietro, un vicino, un lontano. Il corpo è il punto zero del mondo, là dove i percorsi e gli spazi si incrociano. Il corpo non è da nessuna parte. [...] Anche l'amore, come lo specchio e come la morte, placa l'utopia del tuo corpo, la fa tacere, la calma, la ripone come in una scatola, la chiude, la sigilla. È per questo che è così vicino all'illusione dello specchio e alla minaccia della morte. E se, nonostante sia circondato da queste due pericolose figure, ci piace tanto fare l'amore è perché nell'amore il corpo è "qui". Michel Foucault · Il corpo, luogo di utopia
Pintoricchio
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Madonna della pace (part)
Pintoricchio, Perugia, Spello: ho visitato questa pregevole esposizione con le orecchie chiuse da tappi di cera, cercando così di assumere il silenzio attraverso cui l'autore, sordo, ha guardato il mondo e le sue stesse opere. La narrazione miniata dei dettagli è una scrittura; alcun vento, mai, scuote le figure viventi e il paesaggio; la luce è vivida grazie alla polvere di vetro mischiata ai pigmenti, a quella dell'oro poggiata sui corpi, le vesti, le fronde degli alberi. Ho immaginato come questo nitore muovesse da un silenzio che non può ammettere sviste, pena l'incapacità di orientamento. 20 febbraio 2008 © Graziano Spinosi
Orbite
Carlo Crivelli
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Madonna con bambino
· 1480-86 L’avvicendarsi delle stagioni climatiche accompagna il turno di quelle personali. Poiché la memoria tende a radunare gli accadimenti e le persone del passato in periodi (di tempo), suddividendoli, in un certo senso si ha l'impressione di aver già vissuto più vite, ciascuna col suo decorso compiuto. Anche attraverso gli oggetti il tempo consolida l’autorità che gli è data dai ricordi. Finisce l’estate ancora una volta, comincia l'autunno. Imparare dagli alberi, mi dico, fanno tesoro di ogni clima. settembre 2006 © Graziano Spinosi Un maestro zen chiese a un suo discepolo di pulire il giardino del monastero. Il discepolo pulì il giardino e lo lasciò in uno stato impeccabile. Il maestro non rimase soddisfatto. Lo rispedì a pulire una seconda volta, e poi una terza. Scoraggiato, il povero discepolo si lamentò: "Maestro non c'è più nulla da metter in ordine, più nulla da pulire in questo giardino! E' già tutto a posto!" "Tranne una cosa" rispose il maestro. Scosse un albero e si staccarono delle foglie, che andarono a cadere in terra. "Ora il giardino è perfetto" concluse. Alejandro Jodorowsky · Il dito e la luna
D. Ghirlandaio
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Giovane donna
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1485 ca. Le cose prendono il loro nome e si legano agli alfabeti. La percezione che abbiamo di esse, tuttavia, muta col passare del tempo. Anche la memoria adegua la sua forma alle rappresaglie del tempo: ciò che prima sembrava indispensabile, allontanandosi riduce la sua irrorata grandezza, diminuisce, diventa ricordo con altri ricordi. Piccoli punti tra loro annodati, come perle di una collana. 15 dicembre 2007 © Graziano Spinosi
...certo è strano non abitare più sulla terra,
Infine, non han più bisogno di noi quelli che
presto la
Nessuno Perugino · San Sebastiano · 1493-94 · Ermitage · S. Pietroburgo Una pace severa, gli occhi forano il cielo. Nessuna voce, nessuna santità, nessun martirio. 10 ottobre 2007 © Graziano Spinosi La morte tornò a letto, si abbracciò all'uomo e, senza ben capire quel che le stava succedendo, lei, che non dormiva mai, sentì che il sonno le faceva calare dolcemente le palpebre. Il giorno seguente non morì nessuno. José Saramago · Le intermittenze della morte
L'aria
L'aria l'è ch'
la ròba lizìra
L'aria
è quella roba leggera
Visioni
Ambrogio Borgognone · S. Caterina d'Alessandria La vertigine può impadronirsi di un corpo e deformarlo secondo il suo piacimento, come un paesaggio che si guasti sotto i colpi di un terremoto. ottobre 2006 © Graziano Spinosi Mi cominciai a spogliare. Feci tanto che cavei il bustino che avevo, e dicevo: mio Gesù, lasciate coteste poppe. Venite a pigliare il latte qui da me. E gli porgevo la mammella. Esso si staccò da quelle della Vergine e si attaccò alle mie. Oh! Dio! Io non posso raccontare niente di quanto provai in quel punto; e nemmeno mi ricordo gli effetti che mi cagionò. In quell’atto non mi pareva bambino dipinto, ma in carne. A questa figura andavo spesso, e gli dicevo: ricordatevi bambino bello, che io v’ho allattato, come ha fatto la vostra madre. Ora mi sovviene che, per più giorni, qui, in questa mammella, v’avevo sì gran calore, che pareva d’averci il fuoco. Ma non comprendevo nulla. Santa Veronica Giuliani · Terza autobiografia
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