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Sogni

Scuola provenzale, Sogno di Giacobbe, XV sec., Musée du Petit Palais, Avignone

Perché realizzare un'opera, quando è così bello sognarla soltanto? Sono parole che Pasolini, nei panni di un allievo di Giotto, pronuncia ne Il Decameron. Spesso accade che un’opera non sia come l'autore l'aveva immaginata. Da questo scarto tra ciò che s'immaginava e ciò che è prende vita un senso di inadeguatezza ma anche il desiderio di superare questo limite personale, realizzando altre opere e così via, fin quando l’invito alla vita non diventi più irresistibile del suo racconto.

Un nuovo quadro deve essere una cosa unica, una nascita che porti una nuova figura nella rappresentazione del mondo attraverso lo spirito umano. L'artista deve contribuire con tutta la sua energia, la sincerità e la massima modestia, per scartare durante il lavoro le vecchie formule che gli vengono tanto facilmente sotto mano e possono soffocare il fiorellino che, per conto suo, non viene mai così come lo si attende. Henri Matisse, Scritti e pensieri sull'arte

 

febbraio  2006


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Lontano

Pisanello, Ciclo cavalleresco, 1442-46, Palazzo ducale, Mantova


 
A pena ei fu dagli occhi nostri assente,
per gir a l'alta ed onorata impresa,
che, noi scherniti e sua fé vilipesa,
rivolse altrove la superba mente.

Gaspara Stampa, Rime


S. Leopold Weiss

Tombeau sur la mort de M. Cajetan B. D'Hartig...  
1721
( 4,8 Mb )


29 marzo 2007


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Dubbi

Paolo Uccello, Ritratto di donna, 1450, Metropolitan Museum, New York

E se incontro un principe? Temporeggi signorina, prima o poi gli verrà un raffreddore. E se incontro un orco? Lo abbranchi con ardore, tutta natura, ha trovato il vero amore.


settembre  2006


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Vicino

Piero della Francesca
La leggenda della vera croce
, 1452-66, Basilica si S. Francesco, Arezzo

Da bambino immaginavo che gli alberi intorno a casa fossero persone di famiglia. Hanno gli odori delle stagioni, invecchiano, partecipano ai ricordi.

Nasce teneramente l'aurora e ogni cosa si svela. Ognuna dice il suo nome giacché a sua volta si è destata al fuoco del giorno nuovo. [...] Volevo dirti del senso che provo a volte, d'essere io stesso una pianta, una pianta che pensa ma non distingue le proprie diverse facoltà, la propria forma dalle proprie forze, il proprio aspetto dal proprio luogo.

Paul Valéry, Tre dialoghi, 1923 (Dialogo dell'albero)

Traduzione di Vittorio Sereni
 

2 aprile 2007


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Adesso

Giovanni Bellini, Madonna adorante il bambino addormentato,1455ca,
Metropolitan Museum, New York

Uno tra i beni più grandi dell'infanzia è la capacità di partecipare a ogni istante. È anche l'insegnamento più autorevole che abbia mai ricevuto.


Mariangela Gualtieri
Sermone ai cuccioli della mia specie
 

20 novembre 2007


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Bianco e Nero

Piero della Francesca
Sigismondo P. Malatesta genuflesso davanti a San Sigismondo (part. levrieri), 1451
Tempio Malatestiano, Rimini

Fedeltà e vigilanza, vitali per ogni legame degno di questo nome. Non per dogma o consuetudine ma per desiderio; non per sospetto, o grigiore, ma per premura. Animali che si fidano, fidati,  benché di ombra sian dotati per Natura.


E che cosa è, in fondo, il pieno riconoscimento
 dell'altro, se non amore?

James Hillman, Puer aeternus

 

30 novembre 2007


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Sigismondo e Sigismondo

Piero della Francesca
Sigismondo Pandolfo Malatesta in ginocchio davanti a San Sigismondo, 1451
Tempio Malatestiano, Rimini

Bisognerebbe sostare a lungo di fronte a un'opera d'arte. La prima mezzora serve a spianare la strada all'attenzione, a calmare il chiasso che tutti portiamo dentro. Poi il silenzio si fa largo e gli occhi cominciano a vedere, piano piano scoprono forme che a prima vista sembravano nascoste. Dopo gli occhi è il turno degli orecchi, che si dischiudono e ascoltano la voce di ogni figura. Davanti a questo affresco il naso può ancora inspirare l'aroma polveroso della calce e il palato, più lentamente, fabbricare il sapore delle tinte seccate. E' una creatura ancora viva, la mano non può toccarla ma un brivido percuote la pelle.


novembre  2006


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Appartenenza

Andrea Mantegna, Presentazione al tempio (part.), 1454-55,
Staatliche Museen, Berlino

Quando il bambino era bambino, se ne andava a braccia appese. Voleva che il ruscello fosse un fiume, il fiume un torrente, e questa pozza il mare. Quando il bambino era bambino, non sapeva d'essere un bambino. Per lui tutto aveva un'anima, e tutte le anime erano tutt'uno. Quando il bambino era bambino, su niente aveva un'opinione. Non aveva abitudini. Sedeva spesso a gambe incrociate, e di colpo sgusciava via. Aveva un vortice tra i capelli, e non faceva facce da fotografo. Quando il bambino era bambino, era l'epoca di queste domande:Perché io sono io, e perché non sei tu? Perché sono qui, e perché non sono lí? Quando é cominciato il tempo, e dove finisce lo spazio? La vita sotto il sole, é forse solo un sogno? Non é solo l'apparenza di un mondo davanti a un mondo, quello che vedo, sento e odoro? C'é veramente il male? E' gente veramente cattiva? Come puó essere che io, che sono io, non c'ero prima di diventare? E che un giorno io, che sono io, non saró piú quello che sono? Quando il bambino era bambino, per nutrirsi gli bastavano pane e mela, ed é ancora cosí. Quando il bambino era bambino, le bacche gli cadevano in mano, come solo le bacche sanno cadere. Ed é ancora cosí. Le noci fresche gli raspavano la lingua, ed é ancora cosí. A ogni monte, sentiva nostalgia di una montagna ancora piú alta, e in ogni cittá, sentiva nostalgia di una cittá ancora piú grande. E questo, é ancora cosí. Sulla cima di un albero, prendeva le ciliegie tutto euforico, com'é ancora oggi. Aveva timore davanti ad ogni estraneo, e continua ad averne. Aspettava la prima neve, e continua ad aspettarla. Quando il bambino era bambino, lanciava contro l'albero un bastone, come fosse una lancia. E ancora continua a vibrare. Lied Vom Kindsein, Peter Handke
 


12 dicembre 2006


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Appartenenza

Giovanni Bellini, Presentazione al tempio (part.), 1469,
 F. Querini Stampalia, Venezia

Dal primo istante apparteniamo a una razza, una terra, una lingua. Non scegliamo il luogo dove nascere ma ne siamo portatori, come del nome, per tutta la vita. Ci chiamiamo, e chiamiamo le cose, per bisogno di appartenenza. Abbiamo dato un nome ai mari e ai fiumi, alle montagne e ai venti. Sulla terra, nel punto in cui siamo nati, abbiamo lasciato la nostra prima impronta. Quel piccolo punto di spazio e di tempo appartiene alla memoria di ognuno, pulsa come una stella.

In tempi antichi qualcuno pensò di far bene a raggruppare le stelle. Che ordinatamente disposte tra loro potessero mostrare le forme. Ed ecco le stelle ebbero i loro nomi e divennero familiari. Arato di Soli ( III secolo a.c. )
 

10 dicembre 2006


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Ignoto

Antonello da Messina · Ritratto d'ignoto (part) · 1470-72
Museo della Fondazione Mandralisca · Cefalù

A chi somiglia l'ignoto del Museo Mandralisca? Al mafioso della campagna e a quello dei quartieri alti, al deputato che siede sui banchi della destra e a quello che siede sui banchi della sinistra, al contadino e al principe del foro; somiglia a chi scrive questa nota; e certamente somiglia ad Antonello. E provatevi a stabilire la condizione sociale e la particolare umanità del personaggio. Impossibile. È un nobile o un plebeo? Un notaro o un contadino? Un uomo onesto o un gaglioffo? Un pittore, un poeta, un sicario? 'Somiglia', ecco tutto. Leonardo Sciascia


La realtà da esprimere risiedeva, lo capivo ora, non nell'apparenza del soggetto, ma nel grado di penetrazione di questa impressione ad una profondità dove questa apparenza importava poco. Marcel Proust · Il tempo ritrovato

 

1 febbraio 2008


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Oro

Pintoricchio · Madonna della pace (part)
Pinacoteca Civica
Tacchi Venturi · San Severino Marche

Pintoricchio, Perugia, Spello: ho visitato questa pregevole esposizione con le orecchie chiuse da tappi di cera, cercando così di assumere il silenzio attraverso cui l'autore, sordo, ha guardato il mondo e le sue stesse opere. La narrazione miniata dei dettagli è una scrittura; alcun vento, mai, scuote le figure viventi e il paesaggio; la luce è vivida grazie alla polvere di vetro mischiata ai pigmenti, a quella dell'oro poggiata sui corpi, le vesti, le fronde degli alberi. Ho immaginato come questo nitore muovesse da un silenzio che non può ammettere sviste, pena l'incapacità di orientamento.


Antonia Pozzi · Il cane sordo
 

20  febbraio 2008


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Orbite

Carlo Crivelli, Madonna con bambino, 1480-86, Pinacoteca Civica, Ancona

L’avvicendarsi delle stagioni climatiche accompagna il turno di quelle personali; poiché la memoria tende a radunare gli accadimenti e le persone del passato in periodi di tempo, suddividendoli, in un certo senso si ha l'impressione di aver già vissuto più vite, ciascuna col suo decorso compiuto. Anche attraverso gli oggetti il tempo consolida l’autorità che gli è data dai nostri ricordi. Finisce l’estate, ancora una volta, comincia l'autunno. Imparare dagli alberi, mi dico, fanno tesoro di ogni clima.

Un maestro zen chiese a un suo discepolo di pulire il giardino del monastero. Il discepolo pulì il giardino e lo lasciò in uno stato impeccabile. Il maestro non rimase soddisfatto. Lo rispedì a pulire una seconda volta, e poi una terza. Scoraggiato, il povero discepolo si lamentò: "Maestro non c'è più nulla da metter in ordine, più nulla da pulire in questo giardino! E' già tutto a posto!" "Tranne una cosa" rispose il maestro. Scosse un albero e si staccarono delle foglie, che andarono a cadere in terra. "Ora il giardino è perfetto" concluse. Alejandro Jodorowsky, Il dito e la luna
 

settembre  2006


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Piccoli punti

D. Ghirlandaio, Giovane donna, 1485 ca., Museo C. Gulbenkian, Lisbona

Le cose prendono il loro nome e si legano agli alfabeti. La percezione che abbiamo di esse, tuttavia, muta col passare del tempo. Anche la memoria adegua la sua forma alle rappresaglie del tempo: ciò che prima sembrava indispensabile, allontanandosi riduce la sua irrorata grandezza, diminuisce, diventa ricordo con altri ricordi. Piccoli punti tra loro annodati, come perle di una collana di neve.


...certo è strano non abitare più sulla terra,
non più seguir costumi appena appresi,
alle rose e alle altre cose che hanno in sé una promessa
non dar significanza di futuro umano;
quel che eravamo in mani tanto, tanto ansiose
non esserlo più, e infine il proprio nome
abbandonarlo, come un balocco rotto.
Strano non desiderare quel che desideravi. Strano
quel che era collegato da rapporto
vederlo fluttuare, sciolto nello spazio. Ed è faticoso
          esser morti;
quanto da riprendere per rintracciare a poco a poco
un po' d'eternità. -Ma i vivi errano, tutti,
ché troppo netto distinguono.
Si dice che gli Angeli, spesso, non sanno
se vanno tra i vivi o tra i morti. L'eterna corrente
sempre trascina con sé per i due regni ogni età,
e in entrambi la voce più forte è la sua.

Infine, non han più bisogno di noi quelli che presto la
        morte rapì,
ci si divezza da ciò che è terreno, soavemente,
come dal seno materno...


Rainer Maria Rilke, Elegie duinesi
(Prima elegia)
Traduzione di E. e I. De Portu
 

15 dicembre 2007


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Nessuno

Perugino, San Sebastiano, 1493-94, Ermitage, S. Pietroburgo

Una pace severa, gli occhi forano il cielo. Nessuna voce, nessuna santità, nessun martirio.

La morte tornò a letto, si abbracciò all'uomo e, senza ben capire quel che le stava succedendo, lei, che non dormiva mai, sentì che il sonno le faceva calare dolcemente le palpebre. Il giorno seguente non morì nessuno. José Saramago, Le intermittenze della morte
 

10 ottobre 2007


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L'aria

Leonardo, L'ultima cena, 1494-97, Santa Maria delle Grazie, Milano
 

L'aria

L'aria l'è ch' la ròba lizìra
ch' la sta datònda la tu tèsta
e la dvénta piò cèra quant che t' róid.

L'aria è quella roba leggera
che sta attorno alla tua testa
e che diventa più chiara quando ridi.


Tonino Guerra
 

Parto per il Sudamerica. Lavoro. Amici. Anche il mare.
Currenti Calamo riprende ai primi di maggio.
Un saluto.
 

5 aprile 2007


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Visioni

Ambrogio Borgognone, S. Caterina d'Alessandria, 1495, Pin. di Brera, Milano

La vertigine può impadronirsi di un corpo e deformarlo secondo il suo piacimento, come un paesaggio che si guasti sotto i colpi di un terremoto.

Mi cominciai a spogliare. Feci tanto che cavei il bustino che avevo, e dicevo: mio Gesù, lasciate coteste poppe. Venite a pigliare il latte qui da me. E gli porgevo la mammella. Esso si staccò da quelle della Vergine e si attaccò alle mie. Oh! Dio! Io non posso raccontare niente di quanto provai in quel punto; e nemmeno mi ricordo gli effetti che mi cagionò. In quell’atto non mi pareva bambino dipinto, ma in carne. A questa figura andavo spesso, e gli dicevo: ricordatevi bambino bello, che io v’ho allattato, come ha fatto la vostra madre. Ora mi sovviene che, per più giorni, qui, in questa mammella, v’avevo sì gran calore, che pareva d’averci il fuoco. Ma non comprendevo nulla. Santa Veronica Giuliani, Terza autobiografia
 

ottobre  2006


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