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Specchi
Giovanni Bellini
· Doge Leonardo Loredan
· 1501 Disegnavano con gli specchi convessi, le prime lenti rudimentali e la camera obscura fin quando, agli inizi dell’Ottocento, la scoperta della fotografia allontanò molti artisti dalla fotografia. Cercavano la profondità, ma quando la strabiliante invenzione consentì di ottenere agevolmente questo risultato molti autori dedicarono la loro ricerca a una rappresentazione soggettiva della realtà. La luce può forare la pelle dei corpi e attraversarli, illuminando così la loro interiorità: da questa rivelazione, da questo affondo della luce, nascerà l’Impressionismo. ottobre 2006 © Graziano Spinosi
Lasciar accadere
Raffaello Sanzio
· Donna gravida
· 1505 Lasciare che la gravità allenti la presa; lasciare che la smania si unisca all'attenzione, la resistenza al dubbio, il disincanto all’attesa. Lasciare a un miraggio la sua mobile forma, l'instabile distanza che lo separa dal corpo. Lasciare che un’ombra si estenda e si accorci elasticamente, fino al punto chiaro del mezzogiorno; la pioggia batte sulle vette degli alberi poi scivola sulle foglie e raggiunge la terra dove sono le radici, le falde d’acqua. 16 marzo 2007 © Graziano Spinosi Conobbi che la rugiada della notte era quella che col suo umido penetrava abbondantemente per l'appiccatura delle sue gran foglie al nutrimento d'essa pianta colli suoi figliuoli, ovvero ova che hanno a producere li suoi figliuoli. Ogni ramo e ogni fusto nasce sopra il nascimento della sua foglie, la quale gli scusa da madre col porgergli l'acqua delle pioggie e l'umidità della rugiada che cade di notte di sopra, e molte volte gli toglie li superchi calori delli razzi del sole. Leonardo da Vinci · L'uomo e la natura
Sottopelle
Lorenzo Lotto
· Giovane con lucerna (part)
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1506-08
La memoria scrive sottopelle, ogni giorno, la filigrana del nostro essere. Non si dovrebbe dimenticare che la facoltà di ricordare è pari a quella di essere ricordati. 28 gennaio 2008 © Graziano Spinosi
Esse est percipi.
Sordomuti
Michelangelo · Ezechiele · 1510 · Cappella Sistina · Vaticano Perché non parli?
domandò Michelangelo. febbraio 2006 © Graziano Spinosi Pure, amor, ti ringrazio che in questa Michelangelo
Il bacio
Giovanni Bellini
· Donna nuda allo specchio
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1515
La principessa
lo baciò. Il principe settembre 2006 © Graziano Spinosi
Vivamus mea Lesbia, atque amemus,
Terra rossa
Pontormo
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Annunciazione
· 1527-28 Il tempo guasta la superficie dei dipintI, ossida le tinte, sgretola le mestiche. Colpite dagli attacchi del tempo, come ogni forma vivente, le opere d’arte mutano il loro aspetto svelando nuovi colori, incertezze e segreti. Molte scuole di restauro, soprattutto del passato, si sono accanite cancellando ogni traccia di degrado, riportando così il dipinto alla luminosità originale. Spesso con grande perizia, altre volte con una frenesia sconsiderata. Non è raro che le alterazioni causate dal tempo aggiungano a un'opera nuove vibrazioni, rendendola ancora più suggestiva. Le opere dell’uomo invecchiano con l’uomo, tornano adagio alla terra delle sinopie. febbraio 2006 © Graziano Spinosi
Sguardi
Sofonisba Anguissola
· Partita a scacchi
· 1555 Lucia ha mangiato la regina a Minerva, Europa sorride, la governante volge un delicato sguardo alla scacchiera. Di questo quadro stupendo, oltre alla preziosa restituzione di un'atmosfera cinquecentesca, ludica e familiare, colpisce la cadenza degli sguardi: nessuna delle quattro figure, infatti, è ricambiata dallo sguardo di altre. E' una scelta suggestiva, raffinatissima, che disegna nitidamente la diversità delle emozioni dei personaggi in un momento cruciale della partita, forse ormai giunta al termine. Nel rimbalzo di sguardi quello soddisfatto di Lucia è il più vivido: è rivolto a Sofonisba, sorella e autrice del dipinto, che attraverso questo espediente prende parte alla scena, ricambia lo sguardo, lo dipinge. novembre 2006 © Graziano Spinosi Daniela Pizzagalli · La signora della pittura
Babel
Pieter Bruegel
· Piccola torre di Babele
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1563 ca
Il campo visivo è più limpido se si pone una distanza tra l’osservatore e ciò che egli guarda. La terra, vista dallo spazio, mostra naturalmente il suo contorno. Anche il trascorrere del tempo ha lo stesso effetto sedativo; il cannocchiale si rovescia e tutto diventa più piccolo. ottobre 2006 © Graziano Spinosi Il primo e il secondo giorno puntavamo lo sguardo verso i nostri paesi. Il terzo e il quarto giorno cercavamo i nostri continenti. Il quinto giorno acquistammo la consapevolezza che la Terra è un tutto unico. Salman Abdulaziz Al-Saud ·Astronauta Shuttle D.
Scimmie di mare
El Greco
·
Scimmia, ragazzo che accende una candela
e uomo
Forse, un giorno, le
scimmie penseranno 4 febbraio 2007 © Graziano Spinosi Ognuno di noi, ogni essere umano che oggi abiti il pianeta, reca effettivamente dentro di sé la storia immarcescibile della vita fin dal momento in cui essa ebbe inizio. È una storia scritta nei tessuti e nelle ossa, in funzioni e organi, nelle cellule cerebrali e nello spirito, in tutta una serie di bisogni ed impulsi atavici che attengono tanto al mondo fisico che a quello psichico. Un tempo, caro lettore, tu ed io eravamo simili ai pesci e dal mare siamo usciti, strisciando, alla conquista della terraferma nel cui seno ci troviamo ora. Abbiamo ancora sul corpo i segni del mare e così quelli del serpente, prima che il serpente diventasse il serpente e noi diventassimo noi, quando pre-uomo e pre-serpente erano una cosa sola. Un tempo abbiamo volato nell'aria, un tempo abbiamo vissuto sugli alberi, atterriti dal buio. Di tutto ciò restano le tracce, incise su ognuno di noi, incise nel nostro seme, e resteranno finché non avrà fine la nostra vita sulla terra. Jack London · Il vagabondo delle stelle Traduzione di Stefano Manferlotti
San Martino
El
Greco ·
San
Martino e il mendicante ·
1597-99 Nell'antico Giappone il nemico si umiliava digiunando. Souffrir pou quelque chose c’est lui avoir accordé une attention extrême. Così Omero soffre per i Troiani, contempla la morte di Ettore; così il maestro di spada giapponese non distingue tra la sua morte e quella dell’avversario. E’ avere accordato a qualcosa un’attenzione estrema è avere accettato di soffrirla fino alla fine, e non soltanto di soffrirla ma di soffrire per essa, di porsi come uno schermo tra essa e tutto quanto può minacciarla, in noi e al di fuori di noi. E’ avere assunto sopra se stessi il peso di quelle oscure, incessanti minacce, che sono la condizione stessa della gioia. Qui l’attenzione raggiunge forse la sua più pura forma, il suo nome più esatto: è la responsabilità, la capacità di rispondere per qualcosa o qualcuno, che nutre in misura uguale la poesia, l’intesa fra gli esseri, l’opposizione al male. Perché veramente ogni errore umano, poetico, spirituale, non è, in essenza, se non disattenzione. Chiedere a un uomo di non distrarsi mai, di sottrarsi senza riposo all’equivoco dell’immaginazione, alla pigrizia dell’abitudine, all’ipnosi del costume, la sua facoltà di attenzione, è chiedergli di attuare la sua massima forma. E’ chiedergli qualcosa di molto prossimo alla santità in un tempo che sembra perseguire soltanto, con cieca furia e agghiacciante successo, il divorzio totale della mente umana dalla propria facoltà di attenzione. Cristina Campo · Gli Imperdonabili
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