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Specchi
Giovanni Bellini, Doge Leonardo Loredan, 1501, National Gallery, Londra Disegnavano con gli specchi convessi, le prime lenti rudimentali e la camera obscura fin quando, agli inizi dell’Ottocento, la scoperta della fotografia allontanò molti artisti dalla fotografia. Cercavano la profondità, ma quando la strabiliante invenzione consentì di ottenere agevolmente questo risultato molti autori dedicarono la loro ricerca a una rappresentazione soggettiva della realtà. La luce può forare la pelle dei corpi e attraversarli, illuminando così la loro interiorità: è da questa rivelazione -da questo affondo della luce- che nascerà l’Impressionismo. ottobre 2006
Lasciar accadere
Raffaello Sanzio, Donna gravida, 1505, Galleria Palatina (P. Pitti), Firenze Lasciare che la gravità allenti la presa; lasciare che la smania si unisca all'attenzione, la resistenza al dubbio, il disincanto all’attesa. Lasciare a un miraggio la sua mobile forma, l'instabile distanza che lo separa dal corpo. Lasciare che un’ombra si estenda e si accorci elasticamente, fino al punto chiaro del mezzogiorno; la pioggia batte sulle vette degli alberi poi scivola sulle foglie e raggiunge la terra dove sono le radici, le falde d’acqua. Conobbi che la rugiada della notte era quella che col suo umido penetrava abbondantemente per l'appiccatura delle sue gran foglie al nutrimento d'essa pianta colli suoi figliuoli, ovvero ova che hanno a producere li suoi figliuoli. Ogni ramo e ogni fusto nasce sopra il nascimento della sua foglie, la quale gli scusa da madre col porgergli l'acqua delle pioggie e l'umidità della rugiada che cade di notte di sopra, e molte volte gli toglie li superchi calori delli razzi del sole. Leonardo da Vinci, L'uomo e la natura
Sottopelle
Lorenzo Lotto
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Giovane con lucerna (part) ·
1506-08
La memoria scrive sottopelle, ogni giorno, la filigrana del nostro essere. Non si dovrebbe mai dimenticare che la facoltà di ricordare è pari a quella di essere ricordati.
Esse est percipi.
28 gennaio 2008
Sordomuti
Michelangelo, Ezechiele, 1510, Cappella Sistina, Vaticano
Perché non parli?
domandò Michelangelo.
Pure, amor, ti ringrazio
Michelangelo settembre 2006
Il bacio
Giovanni Bellini, Donna nuda allo specchio, 1515, Kunsthistorische Museum,Vienna La principessa
lo baciò. Il principe
settembre 2006
Terra rossa
Pontormo, Annunciazione, 1527-28, Chiesa di S. Felicita, Capp.Capponi, Firenze
Il tempo guasta la superficie dei dipintI, ossida le tinte, sgretola le mestiche. Colpite dagli attacchi
del tempo, come ogni forma vivente, le opere d’arte mutano il loro aspetto
svelando nuovi colori, incertezze e segreti. Molte scuole di
restauro, soprattutto del passato, si sono accanite cancellando
ogni traccia di degrado, riportando così il dipinto alla luminosità
originale. Spesso con grande perizia, altre volte con una
frenesia sconsiderata. Non è raro che le alterazioni causate dal tempo,
tuttavia,
aggiungano a un'opera nuove vibrazioni, rendendola ancora più suggestiva. Le
opere dell’uomo invecchiano con l’uomo, tornano adagio alla terra delle
sinopie, come i ricordi.
Si farà una gran fatica, qualcuno
febbraio 2006
Sguardi
Sofonisba Anguissola, Partita a scacchi, 1555, Muzeum Narodowe, Poznan Lucia ha mangiato la regina a Minerva, Europa sorride, la governante volge un delicato sguardo alla scacchiera. Di questo quadro stupendo, oltre alla preziosa restituzione di un'atmosfera cinquecentesca, ludica e familiare, colpisce la cadenza degli sguardi: nessuna delle quattro figure, infatti, è ricambiata dallo sguardo di altre. E' una scelta suggestiva, raffinatissima, che disegna nitidamente la diversità delle emozioni dei personaggi in un momento cruciale della partita, forse ormai giunta al termine. In questo rimbalzo di sguardi quello soddisfatto di Lucia è il più vivido: è rivolto a Sofonisba, sorella e autrice del dipinto, che attraverso questo espediente prende parte alla scena, ricambia lo sguardo, lo dipinge.
Babel
Pieter Bruegel, Piccola Babele, 1563, Museum Boymans-van Beuningen, Rotterdam Il campo visivo è più limpido se si pone una distanza tra l’osservatore e ciò che egli guarda. La terra, vista dallo spazio, mostra naturalmente il suo contorno. Anche il trascorrere del tempo ha lo stesso effetto sedativo; il cannocchiale si rovescia e tutto diventa più piccolo. Il primo e il secondo giorno puntavamo lo sguardo verso i nostri paesi. Il terzo e il quarto giorno cercavamo i nostri continenti. Il quinto giorno acquistammo la consapevolezza che la Terra è un tutto unico. Salman Abdulaziz Al-Saud, Astronauta Shuttle D.
Scimmie di mare
El Greco, Scimmia, ragazzo che accende una candela e uomo, 1587, National Gallery of Scotland, Edimburgo
Forse, un giorno, le
scimmie penseranno Ognuno di noi, ogni essere umano che oggi abiti il pianeta, reca effettivamente dentro di sé la storia immarcescibile della vita fin dal momento in cui essa ebbe inizio. È una storia scritta nei tessuti e nelle ossa, in funzioni e organi, nelle cellule cerebrali e nello spirito, in tutta una serie di bisogni ed impulsi atavici che attengono tanto al mondo fisico che a quello psichico. Un tempo, caro lettore, tu ed io eravamo simili ai pesci e dal mare siamo usciti, strisciando, alla conquista della terraferma nel cui seno ci troviamo ora. Abbiamo ancora sul corpo i segni del mare e così quelli del serpente, prima che il serpente diventasse il serpente e noi diventassimo noi, quando pre-uomo e pre-serpente erano una cosa sola. Un tempo abbiamo volato nell'aria, un tempo abbiamo vissuto sugli alberi, atterriti dal buio. Di tutto ciò restano le tracce, incise su ognuno di noi, incise nel nostro seme, e resteranno finché non avrà fine la nostra vita sulla terra. Jack London, Il vagabondo delle stelle Traduzione di Stefano Manferlotti
San Martino
El Greco, San Martino e il mendicante, 1597-99, National Gallery of Art, Washington Nell'antico Giappone il nemico si umiliava digiunando.
Souffrir
pou quelque chose c’est lui avoir accordé une attention extrême. Così Omero
soffre per i Troiani, contempla la morte di Ettore; così il maestro di spada
giapponese non distingue tra la sua morte e quella dell’avversario. E’ avere
accordato a qualcosa un’attenzione estrema è avere accettato di soffrirla fino
alla fine, e non soltanto di soffrirla ma di soffrire per essa, di porsi come
uno schermo tra essa e tutto quanto può minacciarla, in noi e al di fuori di
noi. E’ avere assunto sopra se stessi il peso di quelle oscure, incessanti
minacce, che sono la condizione stessa della gioia. Qui l’attenzione raggiunge
forse la sua più pura forma, il suo nome più esatto: è la responsabilità, la
capacità di rispondere per qualcosa o qualcuno, che nutre in misura uguale la
poesia, l’intesa fra gli esseri, l’opposizione al male. Perché veramente ogni
errore umano, poetico, spirituale, non è, in essenza, se non disattenzione.
Chiedere a un uomo di non distrarsi mai, di sottrarsi senza riposo all’equivoco
dell’immaginazione, alla pigrizia dell’abitudine, all’ipnosi del costume, la sua
facoltà di attenzione, è chiedergli di attuare la sua massima forma. E’
chiedergli qualcosa di molto prossimo alla santità in un tempo che sembra
perseguire soltanto, con cieca furia e agghiacciante successo, il divorzio
totale della mente umana dalla propria facoltà di attenzione. Cristina
Campo,
Gli Imperdonabili novembre 2006
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