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Ursa Minor

F.A.Rodin, Il bacio ( Paolo e Francesca, part. ), 1886-89, Museo Rodin, Parigi

Anche l'immenso ha confini.

Che Dante abbia professato per Beatrice un'adorazione idolatrica è una verità innegabile; che lei si sia burlata di lui e l'abbia respinto sono fatti testimoniati nella Vita Nuova. Morta Beatrice, perduta per sempre Beatrice, Dante giocò con la finzione di ritrovarla, per mitigare la tristezza; io personalmente penso che abbia edificato la triplice architettura del suo poema per introdurvi quell'incontro. Beatrice esistette infinitamente per Dante. Dante, molto poco, forse niente, per Beatrice; tutti noi siamo propensi, per pietà, per venerazione, a dimenticare questo penoso contrasto, indimenticabile per Dante. Leggo e rileggo le traversie del suo illusorio incontro e penso ai due amanti che l'Alighieri sognò nella bufera del secondo cerchio e che sono emblemi oscuri, anche se egli non lo comprese o non lo volle, di quella felicità che non ottenne. Penso a Francesca e a Paolo, uniti per sempre nel loro Inferno (Questi, che mai da me non fia diviso). Con un amore spaventoso, con angoscia, con ammirazione, con invidia, deve aver forgiato questo verso. J. Luis Borges, Nove saggi danteschi 


31 dicembre 2006


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Cenere

James Ensor · Scheletri che si scaldano davanti a una stufa (part) ·1889
Collezione privata
 · Fort Wort , Texas

Dal fuoco alla cenere.


Più avanti vado, meno trovo cose che mi permettano di perseverare... Eppure amo i pioppi, e tutti i paesaggi da cui l'uomo è immediatamente assente. Cioran · Quaderni
 

21  febbraio 2008


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Occhi chiusi

Odilon Redon, Occhi chiusi (part.), 1893, Collezione privata

Ti guardo da dove mi guardi. Chiudi gli occhi, mi vedi?


Ho prodotto un'arte a misura di me stesso. E l'ho fatto con gli occhi aperti alle meraviglie del mondo visibile e con la preoccupazione costante di obbedire alle leggi della natura e della vita. Odilon Redon · A se stesso

 

4 gennaio 2008


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Onde

William Bouguereau,  L' onda, 1896, Collezione privata

Non ha alcun senso dipingere un nubifragio in una bella giornata di sole, in quel quadro non pioverebbe mai. Le cose hanno sostanza, appartengono a luoghi che a loro volta prendono parte all'identità delle cose. In questo dipinto tutta la scena è sterilizzata: l'acqua del mare non è salmastra; la ragazzona sta per essere travolta da un'onda che non la raggiungerà mai perché è un'onda morta, come tutto il resto. Non ci sono pesci, e se ci sono non hanno voglia di nuotare in questo quadro. L'importanza di un'opera risiede anche nella sua capacità di restituire il respiro del tempo in cui è stata concepita: non ci sarebbe stata nessuna Scuola di New York senza la seconda guerra mondiale. Le opere di Pollock, Rothko, De Kooning, Gorki... assorbono e riflettono gli umori di una generazione sopravvissuta all'orrore della guerra: c’è la polvere delle bombe nei loro quadri.

Sono per un’arte che prende forma dalle linee della vita stessa, che intreccia, estende ed accumula e sputa e sgocciola, ed è pesante e rozza e ottusa e dolce e stupida come la vita stessa. Sono per l’arte di conversazione tra il marciapiede e il bastone metallico di un cieco. Sono per l’arte che cresce in un vaso, che di notte viene giù dal firmamento, come un lampo, che si nasconde nelle nuvole e brontola. Sono per un’arte che ti dice l’ora del giorno, e dove si trova questa o quella strada. Sono per Kool-art, 7-Up art, Pepsi-art, 39 cents art, Dro-bomb art, Diamond art… Sono per un’arte che è politico-erotico-mistica, che faccia qualche cosa di diverso dallo starsene seduta sul culo in un museo. Sono per un’arte di cose perdute o buttate via, andando da scuola a casa, di alberi fantastici e di mucche volanti e del rumore dei rettangoli e dei quadrati. Per l’arte di un dito su una finestra fredda, sull’acciaio in polvere. Sono per un’arte coperta di bende, sono per un’arte che zoppica e rotola e corre e salta. Sono per un’arte che si arrotola e grugnisce come un lottatore, sono per un’arte che perde i capelli. Claes Oldenburg
 

novembre  2006


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