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Intervallo
Vilhelm Hammershøi, Interno con ragazza al pianoforte, 1901
Due note, un intervallo. Una tovaglia bianca. gennaio 2006
Oblomov
Edward Hopper, Figura solitaria a teatro, 1902-04, Whitney Museum, New York Nessuno è responsabile della propria inadeguatezza. Oblomov è immobilizzato nel suo divano, prigioniero di immagini del passato: da quel divano, che è un osservatorio sulla vita degli altri e sul sogno, egli scruta il mondo a cui non può appartenere poiché nulla, di quel mondo, è incantevole quanto il ricordo dell'infanzia perduta. Solamente l'amore, incarnando un altro sogno, avrebbe potuto distoglierlo da quell'incanto. Ma se l'infanzia è la stagione della felicità innocente quella dell'amore non lo è: ogni forma di consapevolezza e di felicità adulta, infatti, ha in sé la coscienza della morte. Oblomov risponde a questo richiamo con l'inanità e la contemplazione. Anche per gli esseri umani, come per molti animali in pericolo, l'immobilismo è una forma mimetica di difesa.
Si è perduta? Sì. Poiché non sappiamo quando
moriremo si è portati a credere che la vita sia un pozzo inesauribile. Però
tutto accade solo un certo numero di volte, un numero minimo
di volte. Quante volte vi ricorderete di un certo pomeriggio della vostra
infanzia, un pomeriggio che è così profondamente parte di voi che senza
neanche riuscireste a concepire la vostra vita. Forse altre quattro o cinque
volte, forse nemmeno. Quante altre volte guarderete levarsi la luna. Forse
venti… eppure tutto sembra senza limite.
Paul Bowles,
Il tè nel deserto novembre 2006 Sottovento
Félix Vallotton, Il vento, 1910, Collezione Paul Mellon, New Haven
Se stringi nel pugno la sabbia del deserto 20 maggio 2007
Felix Vallotton
·
Derniers rayons (part)
·
1911
·
Museo di Belle Arti
·Quimper
..andrei
per i campi pian piano 11 marzo 2008
Vedere Henry Matisse, Vaso con pesci rossi (part.), 1914, Centre G. Pompidou, Parigi
In materia d'arte, l'autentico
creatore non è soltanto un essere dotato, è un uomo che ha saputo ordinare in
vista del loro fine tutto un fascio d'attività, da cui risulta l'opera d'arte.
Così per l'artista la creazione comincia dalla visione. Vedere è già
un'operazione creativa ed esige uno sforzo. Tutto quello che vediamo, nella vita
di tutti i giorni, subisce più o meno la deformazione generata dalle abitudini
acquisite. Lo sforzo necessario per liberarsene esige una sorta di coraggio; e
questo coraggio è indispensabile all'artista che deve vedere tutte le cose come
se le vedesse per la prima volta: bisogna vedere tutta la vita come quando si
era bambini.
Henry Matisse,
Scritti e pensieri sull'arte 2 gennaio 2008
Sottovoce
Kazimir Malevič
·
Quadrato nero su fondo bianco
(part)
· 1914-15 L'astrazione abbandona il linguaggio descrittivo della figurazione e ne assume uno più dettagliato; percorre la vita interiore, la riga del chiodo conficcato, l'attimo buio dello specchio.
Милая ты жизнь!
...come sei cara, vita! 16 giugno 2008
Le Corbusier · Villa Turque (part) · 1916-17 · Foto D. Schwartz Lavorare a un'opera per sottrazione non significa solamente togliere del materiale a un materiale ma considerare anche la memoria -il proprio corpo- come parte di quel materiale.
Dans une architecture aussi
impérieuse que celle-ci, toute la grande tâche
consiste à épurer, à éliminer le superflu, à ne conserver que l'utile, le fort,
le calme... Ma présence est inscrite dans chaque recoin de votre maison...
Le Corbusier ·
Lettera a Anatole e Camille Schwob,
committenti della Villa Turca. 4 luglio 2008
Vasilij Kandinskij
· Amazzone sulle montagne
·
1917-18 Prendo atto dei ricordi, non solo dei miei, prendo atto della loro disparità, del vuoto che li ha modellati e della loro proprietà di evocarlo. Prendo atto della dissolutezza cui conducono, della loro insidiosa mobilità. Prendo atto dell'impermanenza che li combina ai sogni, al profumo dei tigli nel mese di maggio.
Paul Klee, Il funambolo, 1923, Kunstmuseum, Berna
1 gennaio 2008
Alexander Calder, Piccolo clown con tromba (dal Circo di Calder), 1926-31 I cani che si rincorrono nella neve in un giorno di sole; le mani legate dal gelo al tronco degli alberi neri; il profumo del calicanto al risveglio, il mattino, prima di ogni parola: oggi materiale per sogni, immagini e voci senza più proporzione, soltanto ricordi.
Innocent When You Dream 21 dicembre 2007
Nautilus
Edward Weston, Nautilus, 1927 Il guscio dei nautilus è un esempio di perfezione architettonica, lo spazio è felicemente connaturato all’essere che vi abita senza alcuno spreco di materiali e volumi. Per alcuni animali la casa è unita al corpo mentre per altri è necessaria la sua edificazione: i nidi degli uccelli e degli insetti sono altri esempi di architettura mirabolante per forma, mimetismo e funzione. L'architettura dovrebbe essere anche l'espressione vivifica di un sentimento religioso; scaturire dal profilo del cielo, da quello di un ramo, di una foglia.
Io dico sempre che una grande architettura
deve avere la doppia qualità di sorprendere ogni volta che la si rivede e
nello stesso tempo di apparire come fosse sempre stata, come avesse da sempre
occupato quel luogo, divenendo intimamente parte necessaria della definizione
del luogo stesso, rivelandolo a se stesso continuamente, anche durante le sue
trasformazioni. La luce di un'eclissi non rende irreale il circostante quanto
piuttosto lo restituisce a un tempo universale, confronta con esso la
provvisorietà inevitabile del presente, ne misura i confini, ristabilisce le
distanze. A questo dovrebbe far pensare una grande architettura.
Vittorio Gregotti,
Diciassette lettere sull'architettura novembre 2006
Autocaffè
Giacomo Balla, Autocaffè, 1928, Galleria degli Uffizi, Firenze C’è sempre un buon motivo per bere un caffè. Al mattino il suo aroma corre per casa e preme sulle finestre perché si aprano. Il rientro dai sogni è meno fastidioso in compagnia di un caffè, due, tre… Tra tutti il mio preferito è quello del tramonto. La serietà incurabile del crepuscolo induce a uno sguardo più chiaro sulle cose, l’attenzione si allunga come le ombre prima dell’ultimo lampo del sole. Senza zucchero, grazie Peppina.
Divina Flor, che cominciava
appena a fiorire, servì a Santiago Nasar una gran tazza di caffè rustico con
uno schizzo d’alcol di canna, come faceva tutti i lunedì, per aiutarlo a
smaltire il peso della notte precedente. La cucina enorme, con il sussurro del
fuoco e le galline addormentate sulle grucce, pareva respirare col fiato
sospeso. Santiago Nasar masticò un’altra aspirina e si sedette a bere a lunghe
sorsate la tazza grande di caffè, con lento pensare, senza staccare lo sguardo
dalle due donne che sbudellavano i conigli sul fornello.
Gabriel Garcia Marquez, Cronaca di una
morte annunciata maggio 2006
Venus
Man Ray, Venere restaurata,1936
Senza fine
Constantin Brancusi, Colonna senza fine, 1937-38, Tirgu Jiu, Romania L'equilibrio è anche la conseguenza dell'impatto tra forze uguali e contrarie. Se una di queste forze muta d'intensità l'equilibrio si rompe: l'intero universo è governato da questa legge, che si può osservare in un filo d'erba come nel transito dei pianeti. E' un risultato, per noi esseri umani, che si paga sempre in anticipo, spesso dolorosamente, in relazione all'entità e alla qualità delle forze che l'hanno provocato. La forza di gravità è tra le più severe, ma il volo è un incanto senza fine.
Il
volo ha occupato tutta la mia vita. Quando ero bambino sognavo sempre che avrei
voluto volare tra gli alberi e nel cielo. Porto ancora in me dopo quarantacinque
anni la nostalgia di questo sogno. Io non voglio rappresentare un uccello, ma il
dono, il volo, lo slancio. Non penso che ci riuscirò mai. Constantin
Brancusi
Ivano Fossati
-
Lindbergh,1992
(1,96Mb) novembre 2006
Andrew Wyeth · Pensylvania Landscape (part) · 1941 Two roads diverged in a yellow wood And sorry I could not travel both And be one traveler, long I stood And looked down one as far as I could To where it bent in the undergrowth;
Then took the other, as just as fair, And having perhaps the better claim, Because it was grassy and wanted wear; Though as for that the passing there Had worn them really about the same,
And both that morning equally lay In leaves no step had trodden black. Oh, I kept the first for another day! Yet knowing how way leads on to way, I doubted if I should ever come back.
I shall be telling this with a sigh Somewhere ages and ages hence: Two roads diverged in a wood, and I - I took the one less traveled by,
And that has
made all the
difference. 27marzo 2008
Tamburi
Jean Dubuffet, Le supplice du téléphone, 1944
La voce dei tamburi proveniva dal tronco degli
alberi,
Era il mondo ormai a essergli diverso, fatto di
stretti e ricurvi ponti nel vuoto, di nodi o scaglie o rughe che irruvidiscono
le scorze, di luci che variano il loro verde a seconda del velario di foglie più
fitte o più rade, tremanti al primo scuotersi d’aria sui peduncoli o mosse come
vele insieme all’incurvarsi dell’albero. Mentre il nostro, di mondo,
s’appiattiva là in fondo, e noi avevamo figure sproporzionate e certo nulla
capivamo di quel che lui lassù sapeva, lui che passava le notti ad ascoltare
come il legno stipa delle sue cellule i giri che segnano gli anni nell’interno
dei tronchi, e le muffe allargano la chiazza al vento tramontano, e in un
brivido gli uccelli addormentati dentro il nido rincantucciano il capo là dove
più morbida è la piuma dell’ala, e si sveglia il bruco, e si schiude l’uovo
dell’averla. C’è il momento in cui il
silenzio della campagna si compone nel cavo
dell’orecchio in un pulviscolo di rumori, un gracchio, uno squittio, un fruscio
velocissimo tra l’erba, uno schiocco nell’acqua, uno zampettio tra terra e
sassi, e lo strido della cicala alto sul tetto. I rumori si tirano un con
l’altro, l’udito arriva a sceverarne sempre di nuovi come alle dita che disfano
un bioccolo di lana ogni stame si rivela intrecciato di fili sempre più sottili
ed impalpabili. Le rane intanto continuano il gracidio che resta nello sfondo e
non muta il flusso dei suoni, come la luce non varia per il continuo ammicco
delle stelle. Invece a ogni levarsi o scorrer via del vento, ogni rumore
cambiava ed era nuovo. Solo restava nel cavo più profondo dell’orecchio l’ombra
di un mugghio o murmure: era il mare.
Italo Calvino,
I Nostri antenati:
Il barone rampante 13 febbraio 2007
George Tooker · La metro (part) ·1950 · Whitney Museum, New York
Vivere è diventato un esercizio burocratico. 28 marzo 2008
Giorgio Morandi
Giorgio Morandi, Natura morta, 1955, Collezione privata, Pistoia Utensili essiccati come pelli al sole. La polvere sulle cose, sul corpo, sul paesaggio. Morandi dipinge il tempo. La sua opera è un inventario di reperti domestici ricomposti davanti a un orizzonte rinchiuso, come un gatto selvatico, nel piccolo studio in cui questo rito prende vita. Un rito sacrificale, solitario, la vertigine silenziosa di un incantesimo. L’esilio non è il confine di un luogo lontano ma la misura di un tempo finito, perduto per sempre.
Sappiamo che il più sicuro -e più rapido-
modo di stupirci è di fissare imperterriti sempre lo stesso oggetto. Un bel
momento quest'oggetto ci sembrerà -miracoloso- di non averlo visto mai.
Cesare Pavese, Dialoghi con Leucò gennaio 2006
Blu
Yves Klein, Venere Blu, Intorno al 1957 Un colore può assestarsi nell’immaginazione e diventare una forma di pensiero, una parte viva del sentimento religioso.
Io
guardo spesso il cielo. Lo guardo di mattino nelle ore di luce e tutto il cielo
s’attacca agli occhi e viene a bere, e io a lui mi attacco, come un vegetale che
si mangia la luce.
Mariangela Gualtieri,
Fuoco Centrale e altre poesie per il teatro gennaio 2006
Indaco Che cos'è il blu? 12 febbraio 2008
Marrk Rothko, Untitled (part.), 1964, Pace/Wildenstein Gallery, New York
Quando ero più giovane, l'arte era una cosa
solitaria: nessuna galleria, nessun collezionista, nessun critico, nessun soldo.
Tuttavia, era un'età dell'oro, perché non avevamo niente da perdere e una
visione da guadagnare. Oggi non è più come una volta. E' un periodo gravato
dalla prolissità, dall'attività, dal consumo. Quale condizione sia migliore per
il mondo nel suo insieme, è quanto non mi arrischierò a discutere. Ma so che
gran parte di quanti sono incalzati da una vita del genere sono alla ricerca
disperata di sacche di silenzio in cui possano radicarsi e crescere.
Dobbiamo tutti sperare che riescano a trovarle.
Mark Rothko,
Scritti sull'arte 23 dicembre 2007
Josef Albers
Josef Albers, Studio per Omaggio al quadrato, 1965 Josef Albers, di Getulio Alviani
16 febbraio 2007
Gerard Richter, Motorboot, 1965 Per quale ragione, dopo un naufragio, elicotteri e navi cercano per giorni e giorni i poveri resti di chi è disperso in mare? Si trattasse anche dell'ultimo dei mozzi, lo stanziamento di mezzi è imponente. La ragione è che il corpo è tutto ciò che rimane di quella vita e a quel corpo, a quell'esistenza interrotta, è necessario dare sepoltura. Il rito dell'inumazione, se pure dolorosamente, fissa la fine di un legame, la separazione da un altro essere (dal suo corpo), assegnandogli per sempre una porzione esclusiva di spazio e di tempo. In mancanza di questo rito che sollecita una stretta con la Natura, laddove l'oggetto del ricordo si sottrae alla visione, la memoria di chi rimane si vela fino ad accecarsi: ricordare, infatti, è prima di tutto rivedere. I fantasmi logorano, la loro arma micidiale è l'intermittenza. Il sentire che sentiamo, il vedere che vediamo, non è pensiero di vedere o di sentire, ma visione, sentire, esperienza muta di un senso muto. M. Merleau-Ponty, da Memorie di cieco, di Jacques Derrida
Lucio Fontana, Concetto spaziale, Attesa, 1965, Coll. privata, Roma Lo spazio è meno astratto del tempo ma ugualmente arbitrario. Due strade che portano al vuoto. Lo spazio muta nel tempo, come i corpi. Lo spazio è un corpo dotato di memoria, che il tempo non ha. Lo spazio inviolato dell'infanzia, col passare del tempo, diventa un luogo inviolabile, assegnato al ricordo, dove conserva la sua innocenza.
Il metro e l'orologio sono gli utensili con cui Il tempo e lo spazio sono i protagonisti principali del sogno, l'altro grande impostore. La torre di Babele è un esempio antichissimo della pretesa dell'uomo per il dominio dello spazio. La vera conquista dello spazio fatta dall'uomo è il distacco dalla terra, dalla linea di orizzonte, che per millenni fu la base della sua estetica e proporzione. Lucio Fontana, Manifesto tecnico dello Spazialismo
Prima di tutto per noi in ogni direzione intorno,
da ciascun lato, sopra e sotto, per l'intero universo, non esiste confine. E
poi, quando è pronta molta materia, quando è a disposizione lo spazio, e nessun
fatto né causa contrasta, le cose devono certo attuarsi e giungere a compimento... 29 ottobre 2007
Twins
Diane Arbus, Identical Twins, 1967
Molte persone vivono nel timore che possano subire qualche esperienza
traumatica. I freaks sono nati con il loro trauma. Hanno già superato il loro
test, nella vita. Sono degli aristocratici. Diane Arbus febbraio 2006
Giulio Paolini · Giovane che guarda Lorenzo Lotto · 1967
Guardarsi
da ciò che appare.
A un certo punto non saprete più distinguere se
siete voi a guardare l'opera o se, invece, è l'opera a spiare il vostro
guardare. Giulio Paolini
Ex libris
Emilio Isgrò, Il Cristo cancellatore romanzo elementare, 1968 Un tempo non ero un topo. Bevevo caffelatte ogni mattino, al risveglio, e la sera mi addormentavo senza complicazioni. Avevo ragione di ritenere, infatti, che il futuro mi avrebbe risparmiato molti dei grattacapi che tormentano gli esseri umani civilizzati. Questa convinzione era rafforzata dai lieti accadimenti della mia vita, e leniva ogni presagio. Begli anni. Godevo anche di un’ottima salute. Non che questa sia ora compromessa da qualche malattia, al contrario, sono in gran forma. Si tratta tuttavia della salute di un topo e un topo, come tutti sanno, ha una vita assai più breve di un uomo. Senza parlare poi delle trappole, dei gatti, della colla! Ma bisogna sapersi accontentare, meglio un topo ottimista col suo piccolo futuro, pago del presente, anziché un essere umano minacciato dall'aspettativa di un grande domani. Perché sono diventato un topo? Forse per i postumi di una qualche felicità di cui ho perduto il ricordo, non so, il caso deve aver voluto questo: non ho alcuna intenzione, tuttavia, di tornare essere umano con agenda, destino burocratico e sveglia. Della vita precedente, infatti, ho conservato solamente i sogni. Vivo in una biblioteca, mi nutro di parole che stacco dai libri, dormo dentro un piccolo cassetto. Durante il giorno sfoglio pagine su pagine e vado a caccia delle parole più prelibate, che assaporerò durante la notte. All’inizio di questa nuova vita ingerivo ogni vocabolo ma col tempo ho imparato a frenare la mia cupidigia; ho imparato ad aspettare, a distinguere il profumo di ogni parola, a masticare adagio lettera dopo lettera. Prediligo i verbi coniugati al tempo presente ma le vocali, piluccate una ad una, mi conducono all’apice del godimento. La scorsa notte ho mangiato la parola desiderio -un sostantivo buonissimo oramai in disuso- e oggi mi sento proprio bene. Questa dimora, per mia fortuna, è stracolma di cibo; alcuni libri hanno anche le figure, gustose quanto le parole. Qualche volta, dopo una scorpacciata particolarmente saporita, mi vengono le vertigini, brividi e sudezza: sono chiari sintomi d’indigestione. Allora mi pento della mia ingordigia e provo un certo senso di colpa per essere il solo a godere dei frutti di questo eden. Anche noi topi, come gli umani, diventiamo più benevoli con la pancia piena; e domani è Natale. Gnac-mord.
Ogni giorno in una casa succede
Giovanni Raboni,
Barlumi di storia 24 dicembre 2006
Fausto Melotti · La pioggia (part) ·1966-72 · Castello di Rivoli · Torino E quando innumerevoli semi d'acqua si sono là in molti modi raccolti aggiungendosi d'ogni parte, le nubi gonfie fanno a gara a versare la pioggia per due cause: le comprime la forza del vento, e la stessa quantità delle nubi, costretta in folla più grande, schiaccia, e preme dall'alto, e fa si che sgorghi la pioggia. Inoltre, quando le nuvole si diradano per il vento o si sfanno, percosse in alto dal calore del sole, versano l'umore piovano e gocciolano, come se molta cera colasse struggendosi al calore del fuoco: ma cade un violento acquazzone quando energicamente da ambedue le forze sono schiacciate le nubi, e dall'impeto del vento. E sono solite continuare molto le piogge, e insistere a lungo, quando s'adunano molti semi dell'acque, e l'une sull'altre nubi e nembi carichi d'acqua d'ogni parte si muovono, senza una regola, e tutta la terra fumante esala il suo umidore. Lì, quando sfolgora il sole tra buia tempesta, con i suoi raggi di contro alla pioggia leggera dei nembi, dentro le nere nubi s'accende il colore dell'arcobaleno. Lucrezio · De rerum natura Joris Ivens · Regen (pioggia) · 1 · 2 20 marzo 2008
Josef Albers, Omaggio al quadrato, 1968, MoMA, New York I lati di un quadrato sono punti cardinali.
Alto e largo quanto un uomo con le braccia
aperte, il quadrato sta, nelle più antiche scritture e nelle incisioni rupestri
dei primi uomini, a significare l'idea di recinto, di casa, di paese. Si trova
in natura in molti minerali. Ha dato origine a giochi antichissimi ancora oggi
in uso: gli scacchi, la dama, il gioco del 15 con i suoi dieci trilioni di
possibili combinazioni, i dadi, i quattro cantoni... L'infinito è un quadrato
senza angoli, secondo un antico detto cinese.
Bruno Munari,
Il Quadrato
...oh com'è piccolo il mondo 14 novembre 2007 Punti cardinali
Domenico Gnoli, Apple, 1968 Una mela tagliata, questo è il campo. Se immaginiamo di guardare con gli occhi della mela ciò che le sta di fronte vediamo il controcampo. Attraverso questa tecnica di ripresa, che presuppone la mobilità del punto di vista, gli autori possono accrescere l'espressività delle loro opere. E’ importante, per una migliore comprensione di qualunque immagine, non solo l'osservazione di ciò che appare ma anche l’assunzione del punto di vista di chi l’ha concepita. Di questa mela vediamo solamente una mezza parte, a cui manca una fetta. L'altra, non inquadrata, sfugge alla nostra attenzione ma siamo portati a ritenere che sia integra. Invece non lo è, c'è il foro di un piccolo verme che vive in quella parte nascosta.
novembre 2006
Domenico Gnoli, Capelli rossi sul vestito blu, 1969, Collezione Spaak, Parigi Bisogna fare una distinzione tra il morire e la morte. Non è tutto un morire ininterrotto. Se si è sani e ci si sente bene, è un morire invisibile. La fine, che è una certezza, non dev'essere per forza annunciata con spavalderia. No tu non puoi capire. l'unica cosa che capisci dei vecchi, quando non lo sei, è che sono stati segnati dal loro tempo. Ma capire solo questo li mummifica nel loro tempo, ed equivale a non capire nulla. Per quelli che non sono ancora vecchi, essere vecchio significa essere stato. Ma essere vecchio significa anche -a dispetto, in aggiunta e oltre a essere stato- che sei ancora. L'unica ossessione che vogliono tutti: l'amore. Cosa crede, la gente, che basti innamorarsi per sentirsi completi? La platonica unione delle anime? Io la penso diversamente. Io credo che tu sia completo prima di cominciare. E l'amore ti spezza. Tu sei intero, e poi ti apri in due. Quella ragazza era un corpo estraneo introdotto nella tua interezza. E per un anno e mezzo tu hai lottato per incorporarlo. Ma non sarai mai intero finché non l'avrai espulso. Posso impadronirmi della disciplina della libertà anziché della sregolatezza della libertà?
Philip Roth
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L'animale morente Andrea Guerra - Tumbalalaika ( 4 Mb )
Nati
Domenico Gnoli, Button, 1969
Nati fummo a viver come bruti, non aprile 2006
Rovesciare gli occhi
Giuseppe Penone, Rovesciare gli occhi, 1970 Il più laborioso tra i sensi, forse il più credulone, spesso non è in grado di vedere tutto quello che ci sarebbe da vedere. L'incauta vista, tuttavia, gode del più vasto consenso. Da bambino, giocando, chiudevo gli occhi per qualche istante. Quando li riaprivo il mondo mi sembrava più bello. Tutti gli uomini per natura tendono al sapere. Segno ne è l'amore per le sensazioni; infatti, essi amano le sensazioni per se stesse, anche indipendentemente dalla loro utilità, e, più di tutte, amano la vista. In effetti, non solo ai fini dell'azione, ma anche senza avere alcuna intenzione di agire, noi preferiamo il vedere, in certo senso, a tutte le altre sensazioni. E il motivo sta nel fatto che la vista ci fa conoscere più di tutte le altre sensazioni, e ci rende manifeste numerose differenze fra le cose. Aristotele, La Metafisica.
febbraio 2006 Observatory
Le cose più importanti le ho scoperte quando mi sono perduto, e ancora dopo averle perdute.
Questo è il labirinto di Creta. Questo è il
labirinto di Creta il cui centro fu il Minotauro. Questo è il labirinto di Creta
il cui centro fu il Minotauro che Dante immaginò come un toro con la testa di
uomo e nella cui rete di pietra si persero tante generazioni. Questo è il
labirinto di Creta il cui centro fu il Minotauro che Dante immaginò come un toro
con la testa di uomo e nella cui rete di pietra si persero tante generazioni
come María Kodama ed io ci perdemmo. Questo è il labirinto di Creta il cui
centro fu il Minotauro che Dante immaginò come un toro con la testa di uomo e
nella cui rete di pietra si persero tante generazioni come María Kodama ed io ci
perdemmo quel mattino e seguitiamo a perderci nel tempo, quest'altro labirinto.
Jorge Luis Borges, Il labirinto, da
Atlante 25 febbraio 2007
Luigi Ghirri · ∞ Infinito · 1974 In una zolla di terra c'è tutto quello che serve per comprendere che ogni corpo è parte di una continuità e che nei suoi limiti è scritta la sua sostanza; la variante considerata, il numero e l'infinito.
Né si offre un'unica e semplice
spiegazione del sole, come dalle regioni estive si appressi alla svolta brumale
del Capricorno e di là ritornando si volga alla mèta solstiziale del Cancro; e
come la luna a ogni mese si veda traversare lo spazio, nel cui percorso il sole
consuma il tempo d'un anno.
Lucrezio ·
De rerum natura 12 gennaio 2008
Gerard Richter, Isa Genzken Sarebbe stato bello, avrei dovuto, potrei. Comincia spesso con il condizionale il resoconto degli esseri umani sull'esistenza. L’inventario delle possibilità perdute, dei risultati non conseguiti, talvolta è lungo e doloroso. All'opposto, rispetto a questo posizionamento, la smania dei replicanti di Blade Runner, così avidi d'aria e di memoria da implorare il loro demiurgo di poter vivere ancora altro tempo.
Mi disse: <<Ho
più ricordi io da solo, di quanti non ne avranno tutti gli uomini insieme, da
che mondo è mondo>>.
Anche disse: <<
I miei sogni, sono come la vostra veglia>>.
E anche: <<
La mia memoria, signore, è come un deposito di rifiuti>>.
Un cerchio su una lavagna, un triangolo rettangolo, un rombo, sono forme che noi
possiamo intuire pienamente; allo stesso modo Ireneo vedeva i crini rabbuffati
d'un puledro, una mandria innumerevole in una sierra, i tanti volti d'un morto
durante una lunga veglia funebre. Non so quante stelle vedeva nel cielo.
[...] Pensai
che ciascuna delle mie parole (ciascuno dei miei movimenti) durerebbe nella sua
implacabile memoria; mi gelò il timore di moltiplicare inutili gesti.
Jorge Luis Borges,
Funes, o della memoria, da
Finzioni 7 dicembre 2007
Joseph Beuys, Felt Suit, 1970 Ancora per un certo periodo di tempo ci rimane la possibilità di venire liberamente ad una decisione, la decisione di prendere un corso che sia diverso da quello che abbiamo percorso nel passato. Possiamo ancora decidere di allineare la nostra intelligenza a quella della natura. Joseph Beuys
Dopo
Brice Marden, Sea Painting, 1973-74, MoMA, New York Dopo l'infanzia, dopo l'amore, dopo la guerra, la quiete può pervadere il tempo e i gesti di chi rimane. Non più il fasto dell'azione, nemmeno il contegno provocato da un danno. Una quiete semplice, temperata, foriera di sorprese e di riscoperte. Le cose tutte col loro nome, il respiro legato al respiro del mare.
Il senso del materiale come
materiale, nell'opera di Marden, è così spiccato che... mi sentivo costretto ad
avvicinarmi a un'opera e ad annusarla.
Douglas Crimp, Opaque Surfaces, 1973
...
così per tenere il tempo, con
Clelia: |