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Intervallo
Vilhelm Hammershøi · Interno con ragazza al pianoforte · 1901
Due note, un intervallo. Una tovaglia
bianca. gennaio 2006 © Graziano Spinosi
Oblomov I
Edward Hopper
·
Figura solitaria a teatro
·1902-04
Nessuno è responsabile della propria inadeguatezza. Oblomov è immobilizzato nel suo divano, prigioniero di immagini del passato: da quel divano, che è un osservatorio sulla vita degli altri e sul sogno, egli scruta il mondo a cui non può appartenere poiché nulla, di quel mondo, è incantevole quanto il ricordo dell'infanzia perduta. Solamente l'amore, incarnando un altro sogno, avrebbe potuto distoglierlo da quell'incanto. Ma se l'infanzia è la stagione della felicità innocente quella dell'amore non lo è: ogni forma di consapevolezza e di felicità adulta, infatti, ha in sé la coscienza della morte. Oblomov risponde a questo richiamo con l'inanità e la contemplazione. Anche per gli esseri umani, come per molti animali in pericolo, l'immobilità è una forma mimetica di difesa. novembre 2006 © Graziano Spinosi Si è perduta? Sì. Poiché non sappiamo quando moriremo si è portati a credere che la vita sia un pozzo inesauribile. Però tutto accade solo un certo numero di volte, un numero minimo di volte. Quante volte vi ricorderete di un certo pomeriggio della vostra infanzia, un pomeriggio che è così profondamente parte di voi che senza neanche riuscireste a concepire la vostra vita. Forse altre quattro o cinque volte, forse nemmeno. Quante altre volte guarderete levarsi la luna. Forse venti… eppure tutto sembra senza limite. Paul Bowles · Il tè nel deserto
Sottovento
Félix Vallotton
· Il vento
· 1910
Se stringi nel pugno la sabbia del deserto
Felix Vallotton ·
Derniers rayons (part)
·
1911
..andrei
per i
campi pian piano
Vedere
Henry Matisse
· Vaso con pesci rossi (part.)
· 1914 In materia d'arte, l'autentico creatore non è soltanto un essere dotato, è un uomo che ha saputo ordinare in vista del loro fine tutto un fascio d'attività, da cui risulta l'opera d'arte. Così per l'artista la creazione comincia dalla visione. Vedere è già un'operazione creativa ed esige uno sforzo. Tutto quello che vediamo, nella vita di tutti i giorni, subisce più o meno la deformazione generata dalle abitudini acquisite. Lo sforzo necessario per liberarsene esige una sorta di coraggio; e questo coraggio è indispensabile all'artista che deve vedere tutte le cose come se le vedesse per la prima volta: bisogna vedere tutta la vita come quando si era bambini. Henry Matisse · Scritti e pensieri sull'arte
Sottovoce
Kazimir Malevič
·
Quadrato nero su fondo bianco
(part)
· 1914-15 L'astrazione abbandona il linguaggio descrittivo della figurazione e ne assume uno più dettagliato; percorre la vita interiore, la riga del chiodo conficcato, l'attimo buio dello specchio. 16 giugno 2008 © Graziano Spinosi
Милая ты жизнь!
...come sei cara, vita!
Le Corbusier · Villa Turque (part) · 1916-17 · Foto D. Schwartz Lavorare a un'opera per sottrazione non significa solamente togliere del materiale a un materiale ma considerare anche la memoria -il proprio corpo- come parte di quel materiale. 4 luglio 2008 © Graziano Spinosi Dans une architecture aussi impérieuse que celle-ci, toute la grande tâche consiste à épurer, à éliminer le superflu, à ne conserver que l'utile, le fort, le calme... Ma présence est inscrite dans chaque recoin de votre maison... Le Corbusier · Lettera a Anatole e Camille Schwob, committenti della Villa Turca.
Vasilij Kandinskij
·
Amazzone sulle montagne ·
1917-18 Prendo atto dei ricordi, non solo dei miei, prendo atto della loro disparità, del vuoto che li ha modellati e della loro proprietà di evocarlo. Prendo atto della dissolutezza cui conducono, della loro insidiosa mobilità. Prendo atto dell'impermanenza che li combina ai sogni, al profumo dei tigli nel mese di maggio. 31 maggio 2008 © Graziano Spinosi
во сне
Pietro Canonica
·
La mente sogna i desideri del
cuore · 1920
E quasi per magia mi si svela allora come il mio corpo si scomponga in chiare cifre che mostrano la chiave di ogni cosa, o che potremmo entrare in un nuovo toccante rapporto con tutto ciò che pulsa, se riuscissimo a iniziare a pensare con il cuore. Non scriverò più nessun libro, né in inglese, né in latino, perché la lingua in cui mi sarebbe dato non solo di scrivere, ma forse anche di pensare, non è il latino né l'inglese né l'italiano o lo spagnolo, ma una lingua di cui non una sola parola mi è nota, una lingua in cui parlano le cose mute. Hugo von Hofmannsthal · Lettera di Lord Chandos Andrea Inglese · L'arte della dimenticanza Morto l'uomo che non poteva ricordare.
Fune Paul Klee · Il funambolo · 1923 · Kunstmuseum · Berna
Nautilus
Edward Weston · Nautilus · 1927 Il guscio del nautilus è un esempio di perfezione architettonica, lo spazio è felicemente connaturato all’essere che vi abita senza alcuno spreco di materiali e volumi. Per alcuni animali la casa è unita al corpo mentre per altri è necessaria la sua edificazione: i nidi degli uccelli e degli insetti sono altri esempi di architettura mirabolante per forma, mimetismo e funzione. L'architettura non deve mortificare lo spazio e i suoi abitatori, al contrario, dovrebbe essere l'espressione vivifica di un sentimento religioso, scaturire dal profilo dell'aria, da quello di un ramo, di una foglia. Il mare governa la forma di tutto ciò che contiene. 16 marzo 2007 © Graziano Spinosi Io dico sempre che una grande architettura deve avere la doppia qualità di sorprendere ogni volta che la si rivede e nello stesso tempo di apparire come fosse sempre stata, come avesse da sempre occupato quel luogo, divenendo intimamente parte necessaria della definizione del luogo stesso, rivelandolo a se stesso continuamente, anche durante le sue trasformazioni. La luce di un'eclissi non rende irreale il circostante quanto piuttosto lo restituisce a un tempo universale, confronta con esso la provvisorietà inevitabile del presente, ne misura i confini, ristabilisce le distanze. A questo dovrebbe far pensare una grande architettura. Vittorio Gregotti Diciassette lettere sull'architettura
Calder
Alexander Calder
·
Monkey ·
1928
L'errore
si aggira
nell'opera alla stregua di un cane randagio,
disgraziato e innocente. Come l'autore.
Penso che un artista debba affrontare il proprio lavoro con il massimo rispetto per i materiali. [...] Gli scultori di ogni latitudine hanno sempre utilizzato ciò che avevano sottomano; non cercavano materiali preziosi ed esotici. Erano il loro sapere e la loro inventiva che davano valore al risultato delle loro fatiche. Se si affronta l'insolito o l'ignoto con strumenti semplici e spirito avventuroso, ne risulterà più facilmente un'arte primitiva, piuttosto che decadente - e l'arte primitiva, in qualche modo, è generalmente molto più forte di un'arte in cui abbondano la tecnica e gli orpelli. È la disparità - di forma, colore, misura, peso, movimento - che crea una composizione, e laddove questo sia permesso, il numero di elementi può essere molto ridotto. [...] È necessario ammettere l'approssimazione, perché non si può sperare nella precisione assoluta. Non si può vedere, o anche concepire una cosa da tutti i possibili punti di vista contemporaneamente. Mentre si perfeziona la parte anteriore, i lati, o il retro possono lasciare a desiderare; ma rafforzando la parte posteriore può darsi che si indebolisca ciò che originariamente è la cosa migliore. Non c'è fine. per completare il lavoro, bisogna essere un po' approssimativi. In un certo senso, è persino auspicabile che un lato sia di qualità migliore rispetto agli altri, perché questo conferisce una testa e una coda all'oggetto e lo rende più vivo. Alexander Calder
Autocaffè
Giacomo Balla · Autocaffè · 1928 · Galleria degli Uffizi · Firenze C’è sempre un buon motivo per bere un caffè. Al mattino il suo aroma corre per casa e preme sulle finestre perché si aprano. Il rientro dai sogni è meno fastidioso in compagnia di un caffè, due, tre… Tra tutti il mio preferito è quello del tramonto. La serietà incurabile del crepuscolo induce a uno sguardo più chiaro sulle cose, l’attenzione si allunga come le ombre prima dell’ultimo lampo del sole. Senza zucchero, grazie Peppina. maggio 2006 © Graziano Spinosi Divina Flor, che cominciava appena a fiorire, servì a Santiago Nasar una gran tazza di caffè rustico con uno schizzo d’alcol di canna, come faceva tutti i lunedì, per aiutarlo a smaltire il peso della notte precedente. La cucina enorme, con il sussurro del fuoco e le galline addormentate sulle grucce, pareva respirare col fiato sospeso. Santiago Nasar masticò un’altra aspirina e si sedette a bere a lunghe sorsate la tazza grande di caffè, con lento pensare, senza staccare lo sguardo dalle due donne che sbudellavano i conigli sul fornello. Gabriel Garcia Marquez · Cronaca di una morte annunciata
Venus
Man Ray · Venere restaurata · 1936
Senza fine
Constantin Brancusi
· Colonna senza fine
· 1937-38 L'intero universo è governato dalla legge dell'equilibrio, osservabile in un filo d'erba come nel transito dei pianeti. E' un risultato, per noi esseri umani, che si paga sempre in anticipo, spesso dolorosamente, in relazione all'entità e alla qualità delle forze che l'hanno provocato. La forza di gravità è tra le più severe, anche per questa ragione il volo è un incanto senza fine. novembre 2006 © Graziano Spinosi
Il
volo ha occupato tutta la mia vita. Quando ero bambino sognavo sempre che avrei
voluto volare tra gli alberi e nel cielo. Porto ancora in me dopo quarantacinque
anni la nostalgia di questo sogno. Io non voglio rappresentare un uccello, ma il
dono, il volo, lo slancio. Non penso che ci riuscirò mai. Constantin
Brancusi
Andrew Wyeth · Pensylvania Landscape (part) · 1941 Two roads diverged in a yellow wood And sorry I could not travel both And be one traveler, long I stood And looked down one as far as I could To where it bent in the undergrowth;
Then took the other, as just as fair, And having perhaps the better claim, Because it was grassy and wanted wear; Though as for that the passing there Had worn them really about the same,
And both that morning equally lay In leaves no step had trodden black. Oh, I kept the first for another day! Yet knowing how way leads on to way, I doubted if I should ever come back.
I shall be telling this with a sigh Somewhere ages and ages hence: Two roads diverged in a wood, and I - I took the one less traveled by,
And that has
made all the
difference.
Tamburi
Jean Dubuffet · Le supplice du téléphone · 1944
La voce dei tamburi proveniva dal tronco degli alberi,
il respiro era quello degli antenati. Era il mondo ormai a essergli diverso, fatto di stretti e ricurvi ponti nel vuoto, di nodi o scaglie o rughe che irruvidiscono le scorze, di luci che variano il loro verde a seconda del velario di foglie più fitte o più rade, tremanti al primo scuotersi d’aria sui peduncoli o mosse come vele insieme all’incurvarsi dell’albero. Mentre il nostro, di mondo, s’appiattiva là in fondo, e noi avevamo figure sproporzionate e certo nulla capivamo di quel che lui lassù sapeva, lui che passava le notti ad ascoltare come il legno stipa delle sue cellule i giri che segnano gli anni nell’interno dei tronchi, e le muffe allargano la chiazza al vento tramontano, e in un brivido gli uccelli addormentati dentro il nido rincantucciano il capo là dove più morbida è la piuma dell’ala, e si sveglia il bruco, e si schiude l’uovo dell’averla. C’è il momento in cui il silenzio della campagna si compone nel cavo dell’orecchio in un pulviscolo di rumori, un gracchio, uno squittio, un fruscio velocissimo tra l’erba, uno schiocco nell’acqua, uno zampettio tra terra e sassi, e lo strido della cicala alto sul tetto. I rumori si tirano un con l’altro, l’udito arriva a sceverarne sempre di nuovi come alle dita che disfano un bioccolo di lana ogni stame si rivela intrecciato di fili sempre più sottili ed impalpabili. Le rane intanto continuano il gracidio che resta nello sfondo e non muta il flusso dei suoni, come la luce non varia per il continuo ammicco delle stelle. Invece a ogni levarsi o scorrer via del vento, ogni rumore cambiava ed era nuovo. Solo restava nel cavo più profondo dell’orecchio l’ombra di un mugghio o murmure: era il mare. Italo Calvino · I Nostri antenati: Il barone rampante
George Tooker
·
La metro (part)
·1950
Vivere
è diventato un
esercizio burocratico.
Giorgio Morandi
Giorgio Morandi
· Natura morta
· 1955 Utensili essiccati come pelli al sole. La polvere sulle cose, sul corpo, sul paesaggio. Morandi dipinge il tempo. La sua opera è un inventario di reperti domestici ricomposti davanti a un orizzonte rinchiuso, come un gatto selvatico, nel piccolo studio in cui questo rito prende vita. Un rito sacrificale, solitario, la vertigine silenziosa di un incantesimo. L’esilio non è il confine di un luogo lontano ma la misura di un tempo finito, perduto per sempre. gennaio 2006 © Graziano Spinosi Sappiamo che il più sicuro -e più rapido- modo di stupirci è di fissare imperterriti sempre lo stesso oggetto. Un bel momento quest'oggetto ci sembrerà -miracoloso- di non averlo visto mai. Cesare Pavese · Dialoghi con Leucò
Currenti
calamo Ogni domanda è legittima, è la risposta che conta. Il mercato ha spopolato le piazze dove si parlava e deportato in massa la gente nelle case. Quindi ha creato bisogni nuovi, ipnotici, trasformando così gli esseri umani in consumatori (di beni che soddisfano il bisogno del mercato). Per appagare questi bisogni il mercato sfrutta furiosamente ogni risorsa; il mercato distrugge, sembra perfino ignorare che la sua degenerazione ha come conseguenza l'autodistruzione. È grottesco, il mercato. Natura, e stato di natura. Una vita dopo la fine della vita, un'altra vita, finalmente terrestre. Potrebbe cominciare così il racconto di chi, durante un'eclissi di sole, decise che era venuto il momento di scrivere la biografia di un albero e dimenticare tutto il resto. Alcuni luoghi visti per la prima volta sembrano conosciuti da sempre. Altri, frequentati abitualmente, all'improvviso diventano estranei. Come le persone.
Il desiderio è l'unico inganno credibile. Ma io non sono mai stato simile a questo! Come fa a saperlo? Cos’è questo “tu” al quale dovrebbe o non dovrebbe assomigliare? Dove trovarlo? In quale parametro morfologico o espressivo? Dov’è il suo corpo di verità? Lei è il solo a non poter vedere altro che un'immagine, non vede mai i suoi occhi, se non inebetiti dallo sguardo rivolto a uno specchio o a un obbiettivo; proprio e soprattutto per il suo corpo lei è condannato all’immaginario. Roland Barthes · Barthes di Roland Barthes
Blu
Yves Klein ·Venere Blu · Intorno al 1957 Un colore può assestarsi nell’immaginazione e diventare una forma di pensiero, una parte viva del sentimento religioso. gennaio 2006 © Graziano Spinosi Io guardo spesso il cielo. Lo guardo di mattino nelle ore di luce e tutto il cielo s’attacca agli occhi e viene a bere, e io a lui mi attacco, come un vegetale che si mangia la luce. Mariangela Gualtieri · Fuoco Centrale e altre poesie per il teatro
Aut aut
Misura o disordine, stanzialità o nomadismo, anedonia o desiderio: modalità tutte plausibili di essere, il senso di una smentito dall'altra. Nondimeno la sosta e l'erranza; ogni esule lascia impronte non sue. 29 gennaio 2010 © Graziano Spinosi Ciò che mi colpisce maggiormente quando penso al passato sono più i miei entusiasmi che le mie delusioni. Se un giorno scrivessi i miei ricordi dovrei intitolarli: Storia di un entusiasta. Di un entusiasta che mi sono adoperato per scacciare (ancor più di quanto non abbiano fatto le circostanze esteriori o il contatto con gli uomini), di un entusiasta sconfitto. E. M. Cioran · Quaderni
No Mario Schifano · No · 1960 30 gennaio 2010 © Graziano Spinosi Se si chiede, per esempio, se la posizione dell'elettrone rimane costante, dobbiamo rispondere No. Se si chiede se la posizione dell'elettrone muta col tempo dobbiamo rispondere No. Alla domanda se l'elettrone è fermo dobbiamo rispondere No. Alla domanda se è in movimento dobbiamo rispondere No. Robert Oppenheimer
Jasper Johns
·
Barattolo Savarin con
pennelli (bronzo dipinto) Colorare un disegno, fare un pupazzo di neve, mangiare un biscotto: i verbi più cari dell'infanzia, non solo per la loro aderenza al passato, sono transitivi. Nell'era del bimbo i giorni durano un giorno, le notti una notte. Fasi di un tempo naturale, scandito dal rapporto della terra col sole e altre cose del cielo. Nel corso degli anni, forse altrettanto naturalmente, la percezione del tempo perde elasticità come il corpo. L'adulto è preso dalle cose che deve fare, con disagio da quelle che desidera; i suoi verbi sono diventati intransitivi. 21 dicembre 2008 © Graziano Spinosi
Dove vanno a finire i calzini Vinicio Capossela · Il paradiso dei calzini
Indaco
21 febbraio 2008 © Graziano Spinosi
Che cos'è il blu?
Untitled
Mark
Rothko
·
Untitled (part.)
·
1964 Quando ero più giovane, l'arte era una cosa solitaria: nessuna galleria, nessun collezionista, nessun critico, nessun soldo. Tuttavia, era un'età dell'oro, perché non avevamo niente da perdere e una visione da guadagnare. Oggi non è più come una volta. E' un periodo gravato dalla prolissità, dall'attività, dal consumo. Quale condizione sia migliore per il mondo nel suo insieme, è quanto non mi arrischierò a discutere. Ma so che gran parte di quanti sono incalzati da una vita del genere sono alla ricerca disperata di sacche di silenzio in cui possano radicarsi e crescere. Dobbiamo tutti sperare che riescano a trovarle. Mark Rothko · Scritti sull'arte
Josef Albers
Josef Albers · Studio per Omaggio al quadrato · 1965
Memorie di cieco
Gerard Richter · Motorboot ·1965 Per quale ragione, dopo un naufragio, elicotteri e navi cercano per giorni e giorni i poveri resti di chi è disperso in mare? Si trattasse anche dell'ultimo dei mozzi, lo stanziamento di mezzi è imponente. La ragione è che il corpo è tutto ciò che rimane di quella vita e a quel corpo, a quell'esistenza interrotta, è necessario dare sepoltura. Il rito dell'inumazione fissa la fine di un legame, la separazione da un altro essere (dal suo corpo), assegnandogli per sempre una porzione esclusiva di spazio e di tempo. I fantasmi logorano, la loro arma micidiale è l'intermittenza. 11 novembre 2007 © Graziano Spinosi Il sentire che sentiamo, il vedere che vediamo, non è pensiero di vedere o di sentire, ma visione, sentire, esperienza muta di un senso muto. M. Merleau-Ponty · da Memorie di cieco · di Jacques Derrida
Confini Lucio Fontana · Concetto spaziale, Attesa ·1965 ·Coll. privata · Roma Lo spazio è meno astratto del tempo ma ugualmente arbitrario. Due strade che portano al vuoto. Lo spazio muta nel tempo, come i corpi. Lo spazio è un corpo dotato di memoria, che il tempo non ha. Lo spazio inviolato dell'infanzia, col passare del tempo, diventa un luogo inviolabile, assegnato al ricordo, dove conserva la sua innocenza.
Il metro e l'orologio sono gli utensili con cui Il tempo e lo spazio sono i protagonisti principali del sogno, l'altro grande impostore. 29 ottobre 2007 © Graziano Spinosi La torre di Babele è un esempio antichissimo della pretesa dell'uomo per il dominio dello spazio. La vera conquista dello spazio fatta dall'uomo è il distacco dalla terra, dalla linea di orizzonte, che per millenni fu la base della sua estetica e proporzione. Lucio Fontana · Manifesto tecnico dello Spazialismo
Prima di tutto per noi in ogni direzione intorno,
da ciascun lato, sopra e sotto, per l'intero universo, non esiste confine. E
poi, quando è pronta molta materia, quando è a disposizione lo spazio, e nessun
fatto né causa contrasta, le cose devono certo attuarsi e giungere a compimento...
L'eclissi è un fulmineo riassunto: vita e morte pulsano in sintonia, ci ricordano d'essere un tutto unico. Poi il cielo torna largo, i topi al loro lavoro. 15 gennaio 2010 © Graziano Spinosi Un'eclissi totale è di gran lunga il più impressionante fenomeno naturale cui sia dato di assistere ai terrestri. La regia non lesina gli effetti brutali. La temperatura scende. Si alza un misterioso vento freddo. L'ombra arriva correndo come un uragano sul mare. La luce collassa e nel giro di pochi secondi cala una notte metallica. La velocità con cui subentra la notte coglie la mente alla sprovvista. All'orizzonte, irraggiungibili, le vestigia del giorno: un crepuscolo aranciato a trecentosessanta gradi, come se lo scenografo avesse sbagliato a proiettare il tramonto. In mezzo a tutto questo danza un sole nero non più fornace ma pietra sfortunata; brilla una chioma argentata di vecchia divinità celeste; rilucono stelle che si sono fatte sorprendere fuori posto dalla notte fuori tempo. Il cervello reagisce spasmodicamente ma non reperisce nei cataloghi della memoria nessuna risorsa, non sa proporre nessuna via d'uscita. Dopo varie ricerche suggerisce sconsolato: paesaggio onirico? Il malessere è inevitabile: si vorrebbe che la cosa finisse presto. Passare qualche minuto nell'ombra della luna rimette a zero parecchi contatori. Ci riporta a un'epoca della nostra evoluzione in cui ci siamo resi conto di essere parte di un mondo molto più maestoso di quello delle cose che ci accompagnano nella vita di tutti i giorni. Ci permette di immaginare l'ampiezza dello stupore quando la nostra specie ha iniziato ad avventurarsi con la mente nello spazio al di fuori della terra. Roberto Casati · La scoperta dell'ombra
Twins
Diane Arbus · Identical Twins · 1967 Sembra più lieve, nei
gemelli, il tormento del tempo. febbraio 2006 © Graziano Spinosi Molte persone vivono nel timore che possano subire qualche esperienza traumatica. I freaks sono nati con il loro trauma. Hanno già superato il loro test, nella vita. Sono degli aristocratici. Diane Arbus
Giulio Paolini · Giovane che guarda Lorenzo Lotto · 1967
Guardarsi da ciò che appare. 4 febbraio 2008 © Graziano Spinosi A un certo punto non saprete più distinguere se siete voi a guardare l'opera o se, invece, è l'opera a spiare il vostro guardare. Giulio Paolini
Emilio Isgrò · Il Cristo cancellatore romanzo elementare · 1968 Un tempo non ero un topo. Bevevo caffelatte ogni mattino, al risveglio, e la sera mi addormentavo senza complicazioni. Avevo ragione di ritenere, infatti, che il futuro mi avrebbe risparmiato molti dei grattacapi che tormentano gli esseri umani civilizzati. Questa convinzione era rafforzata dai lieti accadimenti della mia vita, e leniva ogni presagio. Begli anni. Godevo anche di un’ottima salute. Non che questa sia ora compromessa da qualche malattia, al contrario, sono in gran forma. Si tratta tuttavia della salute di un topo e un topo, come tutti sanno, ha una vita assai più breve di un uomo. Senza parlare poi delle trappole, dei gatti, della colla! Ma bisogna sapersi accontentare, meglio un topo ottimista col suo piccolo futuro, pago del presente, anziché un essere umano minacciato dall'aspettativa di un grande domani. Perché sono diventato un topo? Forse per i postumi di una qualche felicità di cui ho perduto il ricordo, non so, il caso deve aver voluto questo: non ho alcuna intenzione, tuttavia, di tornare essere umano con agenda, destino burocratico e sveglia. Della vita precedente, infatti, ho conservato solamente i sogni. Vivo in una biblioteca, mi nutro di parole che stacco dai libri, dormo dentro un piccolo cassetto. Durante il giorno sfoglio pagine su pagine e vado a caccia delle parole più prelibate, che assaporerò durante la notte. All’inizio di questa nuova vita ingerivo ogni vocabolo ma col tempo ho imparato a frenare la mia cupidigia; ho imparato ad aspettare, a distinguere il profumo di ogni parola, a masticare adagio lettera dopo lettera. Prediligo i verbi coniugati al tempo presente ma le vocali, piluccate una ad una, mi conducono all’apice del godimento. La scorsa notte ho mangiato la parola desiderio -un sostantivo buonissimo oramai in disuso- e oggi mi sento proprio bene. Questa dimora, per mia fortuna, è stracolma di cibo; alcuni libri hanno anche le figure, gustose quanto le parole. Qualche volta, dopo una scorpacciata particolarmente saporita, mi vengono le vertigini, brividi e sudezza: sono chiari sintomi d’indigestione. Allora mi pento della mia ingordigia e provo un certo senso di colpa per essere il solo a godere dei frutti di questo eden. Anche noi topi, come gli umani, diventiamo più benevoli con la pancia piena; e domani è Natale. Gnac-mord. 24 dicembre 2006 © Graziano Spinosi
Ogni giorno in una casa succede Giovanni Raboni · Barlumi di storia
Fausto Melotti
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La pioggia
(part)
·1966-72 E quando innumerevoli semi d'acqua si sono là in molti modi raccolti aggiungendosi d'ogni parte, le nubi gonfie fanno a gara a versare la pioggia per due cause: le comprime la forza del vento, e la stessa quantità delle nubi, costretta in folla più grande, schiaccia, e preme dall'alto, e fa si che sgorghi la pioggia. Inoltre, quando le nuvole si diradano per il vento o si sfanno, percosse in alto dal calore del sole, versano l'umore piovano e gocciolano, come se molta cera colasse struggendosi al calore del fuoco: ma cade un violento acquazzone quando energicamente da ambedue le forze sono schiacciate le nubi, e dall'impeto del vento. E sono solite continuare molto le piogge, e insistere a lungo, quando s'adunano molti semi dell'acque, e l'une sull'altre nubi e nembi carichi d'acqua d'ogni parte si muovono, senza una regola, e tutta la terra fumante esala il suo umidore. Lì, quando sfolgora il sole tra buia tempesta, con i suoi raggi di contro alla pioggia leggera dei nembi, dentro le nere nubi s'accende il colore dell'arcobaleno. Lucrezio · De rerum natura Joris Ivens · Regen (pioggia) · 1 · 2
Josef Albers · Omaggio al quadrato · 1968 · MoMA · New York I lati di un quadrato sono punti cardinali. 14 novembre 2007 © Graziano Spinosi Alto e largo quanto un uomo con le braccia aperte, il quadrato sta, nelle più antiche scritture e nelle incisioni rupestri dei primi uomini, a significare l'idea di recinto, di casa, di paese. Si trova in natura in molti minerali. Ha dato origine a giochi antichissimi ancora oggi in uso: gli scacchi, la dama, il gioco del 15 con i suoi dieci trilioni di possibili combinazioni, i dadi, i quattro cantoni... L'infinito è un quadrato senza angoli, secondo un antico detto cinese. Bruno Munari · Il Quadrato ...oh com'è piccolo il mondo
Punti cardinali
Domenico Gnoli · Apple · 1968 Una mela tagliata, questo è il campo. Se immaginiamo di guardare con gli occhi della mela ciò che sta di fronte ad essa vediamo il controcampo. Attraverso questa tecnica di ripresa, che presuppone la mobilità del punto di vista, gli autori possono accrescere l'espressività delle loro opere. E’ importante, per una migliore comprensione di qualunque immagine, non solo l'osservazione di ciò che appare ma anche l’assunzione del punto di vista di chi l’ha concepita. Di questa mela vediamo solamente una mezza parte, a cui manca una fetta. L'altra, non inquadrata, sfugge alla nostra attenzione ma siamo portati a ritenere che sia integra. Invece non lo è: c'è il foro di un verme che vive in quella parte nascosta. ottobre 2006 © Graziano Spinosi
La strada che scende e la strada che sale
Domenico Gnoli
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Capelli rossi sul vestito blu
·
1969 Bisogna fare una distinzione tra il morire e la morte. Non è tutto un morire ininterrotto. Se si è sani e ci si sente bene, è un morire invisibile. La fine, che è una certezza, non dev'essere per forza annunciata con spavalderia. No tu non puoi capire. l'unica cosa che capisci dei vecchi, quando non lo sei, è che sono stati segnati dal loro tempo. Ma capire solo questo li mummifica nel loro tempo, ed equivale a non capire nulla. Per quelli che non sono ancora vecchi, essere vecchio significa essere stato. Ma essere vecchio significa anche -a dispetto, in aggiunta e oltre a essere stato- che sei ancora. L'unica ossessione che vogliono tutti: l'amore. Cosa crede, la gente, che basti innamorarsi per sentirsi completi? La platonica unione delle anime? Io la penso diversamente. Io credo che tu sia completo prima di cominciare. E l'amore ti spezza. Tu sei intero, e poi ti apri in due. Quella ragazza era un corpo estraneo introdotto nella tua interezza. E per un anno e mezzo tu hai lottato per incorporarlo. Ma non sarai mai intero finché non l'avrai espulso. Posso impadronirmi della disciplina della libertà anziché della sregolatezza della libertà? Philip Roth · L'animale morente
Button
Domenico Gnoli · Button · 1969
Nati fummo a viver come bruti, non aprile 2006 © Graziano Spinosi
Rovesciare gli occhi
Giuseppe Penone · Rovesciare gli occhi · 1970 Il più laborioso tra i sensi, forse il più credulone, spesso non è in grado di vedere tutto quello che ci sarebbe da vedere. L'incauta vista, tuttavia, gode del più vasto consenso. Da bambino, giocando, chiudevo gli occhi per qualche istante. Quando li riaprivo il mondo mi sembrava più bello. novembre 2006 © Graziano Spinosi Tutti gli uomini per natura tendono al sapere. Segno ne è l'amore per le sensazioni; infatti, essi amano le sensazioni per se stesse, anche indipendentemente dalla loro utilità, e, più di tutte, amano la vista. In effetti, non solo ai fini dell'azione, ma anche senza avere alcuna intenzione di agire, noi preferiamo il vedere, in certo senso, a tutte le altre sensazioni. E il motivo sta nel fatto che la vista ci fa conoscere più di tutte le altre sensazioni, e ci rende manifeste numerose differenze fra le cose. Aristotele · La Metafisica.
Le cose più importanti le ho scoperte quando
25 febbraio 2007 © Graziano Spinosi Questo è il labirinto di Creta. Questo è il labirinto di Creta il cui centro fu il Minotauro. Questo è il labirinto di Creta il cui centro fu il Minotauro che Dante immaginò come un toro con la testa di uomo e nella cui rete di pietra si persero tante generazioni. Questo è il labirinto di Creta il cui centro fu il Minotauro che Dante immaginò come un toro con la testa di uomo e nella cui rete di pietra si persero tante generazioni come María Kodama ed io ci perdemmo. Questo è il labirinto di Creta il cui centro fu il Minotauro che Dante immaginò come un toro con la testa di uomo e nella cui rete di pietra si persero tante generazioni come María Kodama ed io ci perdemmo quel mattino e seguitiamo a perderci nel tempo, quest'altro labirinto. Jorge Luis Borges · Il labirinto, da Atlante
Mario Schifano · Ora esatta (part) · 1970 ...l'ora esatta: qualcosa su cui contare. 29 gennaio 2009 © Graziano Spinosi Il momento presente può diventare ostaggio sia del passato sia del futuro. In alcuni casi, il passato eclissa il presente gettando un'ombra su di esso, al punto che il presente può solo limitarsi a confermare quel che già si conosce e aggiungere ben poco. È praticamente annichilito. [...] Anche il futuro può rimuovere il presente, riorganizzandolo in modo tanto rapido e radicale da renderlo effimero e quasi inesistente. Chi propone di accordare un ruolo determinante alle ricostruzioni verbali/narrative a posteriori è esposto a questo rischio, poiché agisce come se la sola realtà psichica rilevante fosse l'espressione verbale dell'esistenza. Daniel N. Stern· Il momento presente
David Byrne ·
Robert Wilson
Luigi Ghirri · ∞ Infinito · 1974 In una zolla di terra c'è tutto quello che serve per comprendere che ogni corpo è parte di una continuità e che nei suoi limiti è scritta la sua sostanza; la variante considerata, il numero e l'infinito. 12 gennaio 2008 © Graziano Spinosi Né si offre un'unica e semplice spiegazione del sole, come dalle regioni estive si appressi alla svolta brumale del Capricorno e di là ritornando si volga alla mèta solstiziale del Cancro; e come la luna a ogni mese si veda traversare lo spazio, nel cui percorso il sole consuma il tempo d'un anno. Lucrezio · De rerum natura
Polaroid Peter Jones · Polaroid · Anni settanta Più del tempo, il ricordo
trasfigura le cose 29 novembre 2008 © Graziano Spinosi L'accadimento prodigioso è la terra. La gioia e il dolore, la guerra e la pace, gli affetti, le stelle, i pensieri, le azioni appartengono alla terra. Essa è l'offerta dell'essere: l'essere abita da sempre l'apparire, ma la terra è il dono atteso dell'ospite. La verità ha accettato l'offerta. In principio, la verità ha voluto la terra, e questa volontà circonda e sorregge ogni volere mortale. Nella vita dell'uomo, la filosofia è un evento insolito: l'uomo vive solitamente nella non verità, attendendo ai problemi della terra. [...] La sollecitudine per la terra, in cui consiste la non verità, si fonda innanzitutto sull'accettazione della terra, compiuta dalla verità dell'essere. Noi possiamo volere qualcosa - la casa, il cibo, l'amore - solo in quanto vogliamo innanzitutto l'orizzonte, all'interno del quale possono comparire le singole cose che vogliamo. Emanuele Severino · Essenza del nichilismo Gerard Richter · Isa Genzken Sarebbe stato bello, avrei dovuto, potrei. Comincia spesso con il condizionale il resoconto sull'esistenza. L’inventario delle possibilità perdute, dei risultati non conseguiti, talvolta è lungo e doloroso. All'opposto la smania dei replicanti di Blade Runner, così avidi di aria e memoria da implorare il loro demiurgo di poter vivere ancora altro tempo. 7 dicembre 2007 © Graziano Spinosi Mi disse: <<Ho più ricordi io da solo, di quanti non ne avranno tutti gli uomini insieme, da che mondo è mondo>>. Anche disse: << I miei sogni, sono come la vostra veglia>>. E anche: << La mia memoria, signore, è come un deposito di rifiuti>>. Un cerchio su una lavagna, un triangolo rettangolo, un rombo, sono forme che noi possiamo intuire pienamente; allo stesso modo Ireneo vedeva i crini rabbuffati d'un puledro, una mandria innumerevole in una sierra, i tanti volti d'un morto durante una lunga veglia funebre. Non so quante stelle vedeva nel cielo. [...] Pensai che ciascuna delle mie parole (ciascuno dei miei movimenti) durerebbe nella sua implacabile memoria; mi gelò il timore di moltiplicare inutili gesti. Jorge Luis Borges · Funes, o della memoria, da Finzioni
Dopo
Brice Marden · Sea Painting · 1973-74 · MoMA · New York Dopo l'infanzia, dopo l'amore, dopo la guerra, la quiete può pervadere il tempo e i gesti di chi rimane. Non più il fasto dell'azione, nemmeno il contegno provocato da un danno. Una quiete semplice, temperata, foriera di sorprese e di riscoperte. Le cose tutte col loro nome, il respiro legato al respiro del mare. 18 febbraio 2007 © Graziano Spinosi
Il senso del materiale come materiale,
nell'opera di Marden, è così spiccato che... mi sentivo
costretto ad avvicinarmi a un'opera e ad annusarla.
Douglas Crimp
·
Opaque Surfaces,
1973
Mimesi
Sia detto, amici, una volta
per tutte: Pensare all'anima-non per salvarla: per goderne. Giovanni Raboni · da Ultimi versi
Gens
Duane Hanson · Donna e cane · 1977 L'anziana signora legge, il cane dorme sul tappeto, l'orologio ticchetta. Le opere di Hanson riproducono con precisione mimetica le sembianze di corpi viventi; calchi di gente comune ritratta in momenti di vita quotidiana. Figure che non appartengono all'azione, al sogno, al ricordo: la loro singolarità, ciò che li rende abnormi, è la normalità. La forma esteriore di questi corpi senza sfumature, nati imbalsamati, evoca illusionisticamente il ritmo vitale di altri corpi biologici: ma non hanno voce né odore, sono spoglie sterilizzate. L'anziana signora non legge, il cane non dorme sul tappeto, l'orologio non ticchetta. 26 marzo 2007 © Graziano Spinosi Avrò vissuto, infima particella di una specie che nel corso dei secoli ha progressivamente occupato l'intero pianeta:[...] specie in cui ciascun componente non cerca più di sapere perché è venuto al mondo, perché anche gli altri vi si trovino, non cerca più di sapere ciò che fa, perché agisce, come pensa e soffre, e che si contenta, semmai qualche volta se ne preoccupa, di spiegazioni verbali e semplicistiche, persuaso di trovare in quel pallido riflesso delle parole degli altri, i viventi e i morti, la pace del cuore e della mente. Henri Laborit · La vita anteriore
La mela
N. de S.Phalle
·
J. Tinguely
· Fontana
Stravinsky (part)
I cuccioli di ogni specie trascorrono gran parte del loro tempo di veglia giocando, attuando così un rapporto con lo spazio e i punti cardinali: attraverso il gioco sviluppano la conoscenza del mondo e la facoltà di orientamento. Molti artisti hanno prolungato nel tempo questa pratica, creando opere che devono la loro origine agli stessi bisogni cognitivi. L’esistenza impone pericolose sacche di vuoto; ognuno tenta di attraversarlo come può, anche con mezzi di fortuna. L’arte, talvolta, può essere uno di questi, un mezzo di fortuna per attraversare il vuoto. Ci sono giorni, infatti, in cui sbucciare una mela sembra un'impresa impossibile. 22 marzo 2007 © Graziano Spinosi
Il più grande
ostacolo alla comprensione di Bruno Munari · Codice ovvio
La lezione di anatomia
Cy Twombly · Pan · 1980 · Collezione Yvon Lambert Nathan aveva il concetto più alto possibile delle gigantesche capacità della letteratura di assorbire e purificare la vita. Avrebbe scritto ancora, pubblicato ancora, e la vita sarebbe diventata colossale. Ma quella che divenne colossale fu la pagina seguente. Credeva di aver scelto la vita, e invece aveva scelto la pagina seguente. Mentre rubava il tempo per scrivere racconti, non pensò mai di chiedersi cosa il tempo avrebbe potuto rubare a lui. Solo gradualmente il perfezionarsi della ferrea volontà dello scrittore cominciò ad apparirgli come un'evasione dall'esperienza, e i mezzi indispensabili per liberare la fantasia, per esporre, svelare e inventare la vita, come la forma di carcerazione più severa. Philip Roth · La lezione di anatomia
Alberto Burri
·
Sestante n.4
·
1982
Guarda, c'è
ancora il grande cipresso, ricordi? 3 novembre 2007 © Graziano Spinosi A un luogo, tra tutti, si dà un significato assoluto, isolandolo nel mondo. Così sono nati i santuari. Così a ciascuno i luoghi dell'infanzia ritornano alla memoria; in essi accaddero cose che li han fatti unici. Ma il parallelo dell'infanzia chiarisce subito come il luogo mitico non sia tanto singolo, il santuario, quanto quello di nome comune, universale, il prato, la selva, la grotta, la spiaggia, la casa, che nella sua indeterminatezza evoca tutti i prati, le selve... e tutti li anima del suo brivido simbolico. I simboli che ciascuno di noi porta in sé, e ritrova improvvisamente nel mondo e li riconosce e il suo cuore ha un sussulto, sono i suoi autentici ricordi. Sono anche vere e proprie scoperte. Bisogna sapere che noi non vediamo mai le cose una prima volta, ma sempre la seconda. Allora le scopriamo e insieme le ricordiamo. Cesare Pavese · Saggi letterari
Wolfgang Laib
Wolfgang Laib
·
Blutenstaub von Haselnuss
· 1986 Case di riso, piramidi di polline, barche di cera. Le opere di Laib sono tappe di un viaggio che non ha principio né destinazione: la meta è il viaggio, attraverso materiali e sostanze naturali che prendono la forma di sentieri, scale, abitazioni. Figure archetipiche rappresentate compostamente, senza fragore. Misure nuove, un filo d'erba, nuove proporzioni. Le cose risistemate secondo l’ordine delle cose. giugno 2006 © Graziano Spinosi Bisognerebbe fermarsi su questa oscillazione: istante singolare in cui la spiritualità ripudia la morale, la felicità nasce dall'assenza di speranza, lo spirito trova nel corpo la propria ragione. Se è vero che ogni verità porta la propria amarezza in sé, è anche vero che ogni negazione contiene una fioritura di sì. E il canto d'amore senza speranza che nasce dalla contemplazione può anche rappresentare la più efficace regola d'azione. Albert Camus · Il rovescio e il diritto
Night passage
James Turrell
· Night Passage
·
1987 La visione della volta celeste, col suo passaggio di stelle, è stata la più importante esperienza condivisa dagli esseri umani prima della televisione. Dal cielo segnali di rotte terrestri e la compagnia di figure lontanissime. Può ancora bastare il cielo per orientarsi, basta e avanza. 15 gennaio 2008 © Graziano Spinosi Ma da dove viene l'illusione della libertà, l'errore che ci fa credere che siamo uomini liberi? Schopenhauer indica la sorgente dell'equivoco in quella che egli considera la prima fase dell'atto di volizione, quello stadio cioè in cui la volontà è come in divenire e non si è ancora tramutata in risoluzione. Questo stadio è il desiderio. [...] Esiste dunque nell'uomo un'idea positiva dell'infinito rispetto alla quale il limite appare un difetto e il desiderio e il dubbio un sintomo di una volontà di affrancamento. Paolo Zellini · Breve storia dell'infinito
Hiroshi Sugimoto · Mar Tirreno (part.) · 1990 Nel buio, spesso, tutto diventa più chiaro. 10 gennaio 2008 © Graziano Spinosi Tutto ciò che è visibile è attaccato all'invisibile, l'udibile al non-udibile, il sensibile al non-sensibile. Forse il pensabile all'impensabile. Novalis · Frammenti
Ed Ruscha · Time Is Up (part) · 1990
Mi ha
mentito? 4 giugno 2008 © Graziano Spinosi
Alejandra Pizarnik · La figlia dell'insonnia
Martha Argerich
·
W.A. Mozart Rosi
Gerhard Richter
· Look away, Betty!
·
1991
Sudden light Rebecca Horn · L'estel ferit (targa) · 1992 · Barcelona Anche le case sono fari per chi vaga di notte. 22 maggio 2008 © Graziano Spinosi Sudden light
I have
been here before,
You have
been mine before,-
Has this been thus before?
Night Sky Vija Celmins · Night Sky (part) · 1992 · MoMa · New York Domani ero felice. 7 maggio 2008 © Graziano Spinosi Il ricordo è complementare all'esperienza vissuta. In esso si deposita la crescente autoestraniazione dell'uomo, che cataloga il suo passato come un morto possesso. L'allegoria ha sgombrato, nell'Ottocento, il mondo esteriore, per stabilirsi in quello interno. La reliquia deriva dal cadavere, il ricordo dall'esperienza defunta, che si definisce, eufemisticamente, esperienza vissuta. Walter Benjamin · Angelus Novus
Everyman
Andres Serrano · The morgue · 1992 Ma la cosa più straziante è sempre la normalità, il constatare ancora una volta che la realtà della morte schiaccia ogni cosa. Niente abracadabra su Dio e sulla morte, né obsolete fantasie sul paradiso, per lui. Esisteva solo il nostro corpo, venuto al mondo per vivere e morire alle condizioni decise dai corpi vissuti e morti prima di noi. Quanto tempo potevi passare guardando l'oceano, anche se era l'oceano che amavi da quando eri un ragazzo? Per quanto tempo poteva guardare la marea salire e scendere senza ricordare, come avrebbe potuto fare chiunque mentre fantasticava guardando il mare, che la vita gli era stata donata, a lui come a tutti, casualmente, fortuitamente e una volta sola, e non per un motivo conosciuto o conoscibile? Ma quanto tempo poteva passare un uomo ricordando i momenti più belli dell'infanzia? Perché invece non godersi i momenti più belli della vecchiaia? O i momenti più belli della vecchiaia erano proprio questi, la nostalgia per i momenti più belli dell'infanzia, per il sottile virgulto che il suo corpo era allora, quando si faceva portare dalle onde dal punto più lontano dove esse cominciavano a formarsi, con le braccia tese davanti a lui...
Forme
I venti incurvano gli alberi e il mare, adagio, costruisce la forma di tutto ciò che contiene. La bava dei vulcani brucia i muri delle case, nella terra le forme si confondono, e di nuovo la terra prende forma. Gli elementi della natura si formano in ragione della loro funzione. Anche un'opera dovrebbe essere così: consistere di natura. 23 gennaio 2010 © Graziano Spinosi Complicare è facile, semplificare è difficile. Per complicare basta aggiungere, tutto quello che si vuole: colori, forme, azioni, decorazioni, personaggi, ambienti pieni di cose. Tutti sono capaci di complicare. Pochi sono capaci di semplificare. Piero Angela ha detto un giorno << è difficile essere facili >>. Per semplificare bisogna togliere, e per togliere bisogna sapere che cosa togliere, come fa lo scultore quando a colpi di scalpello toglie dal masso di pietra tutto quel materiale che c'è in più della scultura che vuol fare. Teoricamente ogni masso di pietra può avere al suo interno una scultura bellissima, come si fa a sapere dove ci si deve fermare per togliere, senza rovinare la scultura? [...] Togliere invece che aggiungere vuol dire riconoscere l'essenza delle cose e comunicarle nella loro essenzialità. [...] Eppure la gente quando si trova di fronte a certe espressioni di semplicità o di essenzialità dice inevitabilmente: << questo lo so fare anch'io >>, intendendo di non dare valore alle cose semplici perché a quel punto diventano quasi ovvie. In realtà quando la gente dice quella frase intende dire che lo può Rifare, altrimenti lo avrebbe già fatto prima. La semplificazione è il segno dell'intelligenza, un antico detto cinese dice: quello che non si può dire in poche parole non si può dirlo neanche in molte. Bruno Munari · Verbale scritto
Il corpo degli alberi
Rosemarie Trockel · Die legende · 1994 Scorre una memoria, con la linfa, nel corpo degli alberi. Scrivono il tempo come i libri; gli alberi sono libri. aprile 2006 © Graziano Spinosi
Gli alberi sono degli alfabeti, dicevano i
Greci.
Terra e cielo
Anish Kapoor · Senza titolo · 1996 · Lisson Gallery · Londra L'arte si potrebbe considerare come uno degli sbarramenti edificati dall'uomo per contrastare il dominio del tempo. Anche i vizi hanno la stessa origine religiosa. aprile 2006 © Graziano Spinosi
Canicola
Jean Baudrillard · Paris · 1996 Scusi, è sua quest’ombra? No, dev’essere di qualcun altro, la mia è qui; dove l’ha trovata? L’ho raccolta per strada, all’angolo di un incrocio, qualcuno deve averla smarrita. Era sotto il sole, col caldo di oggi temevo svanisse. Sa che le corrisponde esattamente? Il naso, il cappello, il suo stesso profilo, vede? Le ripeto che la mia è qui, sul pavimento. La vedo, signore, ma il contorno di quest’ombra non ammette dubbi: forse lei ha due. aprile 2006 © Graziano Spinosi Ognuno di noi, per tutta la durata della vita, non smette di stupirsi di essere precisamente colui che è. Il dramma dell’unicità è inesauribile e insolubile. Cioran E noi sull'illusione Anish Kapoor · Her Blood · 1998 Ogni viaggio contempla un viaggio parallelo, interiore, talvolta emozionante o avventuroso quanto quello geografico. Quando si scruta la terra dall'alto, in volo, ci si ricorda quasi con stupore che essa appartiene al cielo. Da quel limbo che è l'aeroplano, i mari mostrano apertamente il loro profilo, le pianure si distinguono dai rilievi, non si vedono i confini che le guerre hanno tracciato. Un osservatorio lontano induce a un sentimento di appartenenza più acceso, la distanza dalle cose attenua il loro fragore. Poi, dopo il volo, a terra, di nuovo l'inganno dell'apparenza; l'insidia dello specchio, la sua arrendevole immaginazione. 25 gennaio 2009 © Graziano Spinosi
Ernest Hyde
Edgar Lee Masters ( Traduzione di Fernanda Pivano )
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