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1900

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 


 

 

 

Intervallo

Vilhelm Hammershøi, Interno con ragazza al pianoforte, 1901

Due note, un intervallo. Una tovaglia bianca.
Non si è soli quando si aspetta.
 

gennaio  2006


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Oblomov

Edward Hopper, Figura solitaria a teatro, 1902-04, Whitney Museum, New York

Nessuno è responsabile della propria inadeguatezza. Oblomov è immobilizzato nel suo divano, prigioniero di immagini del passato: da quel divano, che è un osservatorio sulla vita degli altri e sul sogno, egli scruta il mondo a cui non può appartenere poiché nulla, di quel mondo, è incantevole quanto il ricordo dell'infanzia perduta. Solamente l'amore, incarnando un altro sogno, avrebbe potuto distoglierlo da quell'incanto. Ma se l'infanzia è la stagione della felicità innocente quella dell'amore non lo è: ogni forma di consapevolezza e di felicità adulta, infatti, ha in sé la coscienza della morte. Oblomov risponde a questo richiamo con l'inanità e la contemplazione. Anche per gli esseri umani, come per molti animali in pericolo, l'immobilismo è una forma mimetica di difesa.  

Si è perduta? Sì. Poiché non sappiamo quando moriremo si è portati a credere che la vita sia un pozzo inesauribile. Però tutto accade solo    un certo numero di volte, un numero minimo di volte. Quante volte vi ricorderete di un certo pomeriggio della vostra infanzia, un pomeriggio che è così  profondamente parte di voi che senza neanche riuscireste a concepire la vostra vita. Forse altre quattro o cinque volte, forse nemmeno. Quante altre volte guarderete levarsi la luna. Forse venti… eppure tutto sembra senza limite. Paul Bowles, Il tè nel deserto
 

novembre  2006


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Sottovento

Félix Vallotton, Il vento, 1910, Collezione Paul Mellon, New Haven

Se stringi nel pugno la sabbia del deserto
 non riuscirai a trattenerla. Se lasci aperta la
tua mano, la tua mano si riempirà di sabbia.


 
Proverbio arabo
 

20 maggio 2007


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Un giorno

Felix Vallotton · Derniers rayons (part) · 1911 · Museo di Belle Arti ·Quimper

..vorrei pure scrivere, senza
fatica, dei versi: ma sparsi
a spizzico, da giudicarsi
con una bonaria indulgenza:
dei versi bizzarri, rimati
secondo la mia prosodía,
con molta malinconia
e quasi niente di grammatica..

..andrei per i campi pian piano
senza saper dove vado;
nella mia testa i pensieri
andrebbero com'io li lascio
andare, tutti a rifascio,
i più pazzi con i più seri:
e a sera, sull'imbrunire,
un letto fresco e profondo
mi smemorerebbe del mondo
con la voluttà di dormire..

Carlo Vallini · Un giorno
 

11 marzo 2008


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Vedere

Henry Matisse, Vaso con pesci rossi (part.), 1914, Centre G. Pompidou, Parigi

In materia d'arte, l'autentico creatore non è soltanto un essere dotato, è un uomo che ha saputo ordinare in vista del loro fine tutto un fascio d'attività, da cui risulta l'opera d'arte. Così per l'artista la creazione comincia dalla visione. Vedere è già un'operazione creativa ed esige uno sforzo. Tutto quello che vediamo, nella vita di tutti i giorni, subisce più o meno la deformazione generata dalle abitudini acquisite. Lo sforzo necessario per liberarsene esige una sorta di coraggio; e questo coraggio è indispensabile all'artista che deve vedere tutte le cose come se le vedesse per la prima volta: bisogna vedere tutta la vita come quando si era bambini. Henry Matisse, Scritti e pensieri sull'arte
 

2 gennaio 2008


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Sottovoce

Kazimir Malevič · Quadrato nero su fondo bianco (part) · 1914-15
Tret'jakov Gallery ·
Moscow

L'astrazione abbandona il linguaggio descrittivo della figurazione e ne assume uno più dettagliato; percorre la vita interiore, la riga del chiodo conficcato, l'attimo buio dello specchio.


Милая ты жизнь!
Жадная еще!
Ты запомни вжим
В правое плечо.

...come sei cara, vita!
Insaziabile ancora!
Ricordati: configgiti
nella mia spalla destra...

Marina Cvetaeva
 

16  giugno  2008


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Sottrazione

Le Corbusier · Villa Turque (part) · 1916-17 · Foto D. Schwartz

Lavorare a un'opera per sottrazione non significa solamente togliere del materiale a un materiale ma considerare anche  la memoria -il proprio corpo- come parte di quel materiale.


Dans une architecture aussi impérieuse que celle-ci, toute la grande tâche consiste à épurer, à éliminer le superflu, à ne conserver que l'utile, le fort, le calme... Ma présence est inscrite dans chaque recoin de votre maison... Le Corbusier · Lettera a Anatole e Camille Schwob, committenti della Villa Turca.

 

4 luglio  2008


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Il profumo dei tigli

Vasilij Kandinskij · Amazzone sulle montagne · 1917-18
Museo Russo
· San Pietroburgo

Prendo atto dei ricordi, non solo dei miei, prendo atto della loro disparità, del vuoto che li ha modellati e della loro proprietà di evocarlo. Prendo atto della dissolutezza cui conducono, della loro insidiosa mobilità. Prendo atto dell'impermanenza che li combina ai sogni, al profumo dei tigli nel mese di maggio.



во сне


Черную и прочную раэ
Λуку
Я несу с тобою наравне
.
Что ж ты п
Λачешь
? Дай мне Λучше руку,
Обещай опять прийтн во сне
.
Мне с тобою как горе с горою...
Мне с тобой на свете встречи нет.
То
Λвко б ты поΛночною порою
Череэ эвеэды мне привет.

Анна Ахматова
 

31 maggio  2008


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Fune

Paul Klee, Il funambolo, 1923, Kunstmuseum, Berna


Il mondo nasce per ognun che nasce al mondo.
Giovanni Pascoli, Il Fanciullino
 

1 gennaio 2008


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Lanterna magica
 

Alexander Calder,  Piccolo clown con tromba (dal Circo di Calder), 1926-31

I cani che si rincorrono nella neve in un giorno di sole; le mani legate dal gelo al tronco degli alberi neri; il profumo del calicanto al risveglio, il mattino, prima di ogni parola: oggi materiale per sogni, immagini e voci senza più proporzione, soltanto ricordi.


Innocent When You Dream

The bats are in the belfry
the dew is on the moor
where are the arms that held me
and pledged her love before
and pledged her love before


It's such a sad old feeling
the fields are soft and green
it's memories that I'm stealing
but you're innocent when you dream
when you dream
you're innocent when you dream


Running through the graveyard
we laughed my friends and I
we swore we'd be together
until the day we died
until the day we died


It's such a sad old feeling
the fields are soft and green
it's memories that I'm stealing
but you're innocent when you dream
when you dream
you're innocent when you dream


I made a golden promise
that we would never part
I gave my love a locket
and then I broke her heart
and then I broke her heart


It's such a sad old feeling
the fields are soft and green
it's memories that I'm stealing
but you're innocent when you dream
when you dream
you're innocent when you dream.


 

21 dicembre 2007


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Nautilus

Edward Weston,  Nautilus, 1927

Il guscio dei nautilus è un esempio di perfezione architettonica, lo spazio è felicemente connaturato all’essere che vi abita senza alcuno spreco di materiali e volumi. Per alcuni animali la casa è unita al corpo mentre per altri è necessaria la sua edificazione: i nidi degli uccelli e degli insetti sono altri esempi di architettura mirabolante per forma, mimetismo e funzione. L'architettura dovrebbe essere anche l'espressione vivifica di un sentimento religioso; scaturire dal profilo del cielo, da quello di un ramo, di una foglia.

Io dico sempre che una grande architettura deve avere la doppia qualità di sorprendere ogni volta che la si rivede e nello stesso tempo di apparire come fosse sempre stata, come avesse da sempre occupato quel luogo, divenendo intimamente parte necessaria della definizione del luogo stesso, rivelandolo a se stesso continuamente, anche durante le sue trasformazioni. La luce di un'eclissi non rende irreale il circostante quanto piuttosto lo restituisce a un tempo universale, confronta con esso la provvisorietà inevitabile del presente, ne misura i confini, ristabilisce le distanze. A questo dovrebbe far pensare una grande architettura. Vittorio Gregotti, Diciassette lettere sull'architettura
 

novembre  2006


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Autocaffè

Giacomo Balla, Autocaffè, 1928, Galleria degli Uffizi, Firenze

C’è sempre un buon motivo per bere un caffè. Al mattino il suo aroma corre per casa e preme sulle finestre perché si aprano. Il rientro dai sogni è meno fastidioso in compagnia di un caffè, due, tre… Tra tutti il mio preferito è quello del tramonto. La serietà incurabile del crepuscolo induce a uno sguardo più chiaro sulle cose, l’attenzione si allunga come le ombre prima dell’ultimo lampo del sole. Senza zucchero, grazie Peppina. 

Divina Flor, che cominciava appena a fiorire, servì a Santiago Nasar una gran tazza di caffè rustico con uno schizzo d’alcol di canna, come faceva tutti i lunedì, per aiutarlo a smaltire il peso della notte precedente. La cucina enorme, con il sussurro del fuoco e le galline addormentate sulle grucce, pareva respirare col fiato sospeso. Santiago Nasar masticò un’altra aspirina e si sedette a bere a lunghe sorsate la tazza grande di caffè, con lento pensare, senza staccare lo sguardo dalle due donne che sbudellavano i conigli sul fornello. Gabriel Garcia Marquez, Cronaca di una morte annunciata
 

maggio  2006


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Venus

Man Ray, Venere restaurata,1936


Un vero mistero non viene mai chiarito
.
Man Ray


novembre  2006


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Senza fine

Constantin Brancusi, Colonna senza fine, 1937-38, Tirgu Jiu, Romania

L'equilibrio è anche la conseguenza dell'impatto tra forze uguali e contrarie. Se una di queste forze muta d'intensità l'equilibrio si rompe: l'intero universo è governato da questa legge, che si può osservare in un filo d'erba come nel transito dei pianeti. E' un risultato, per noi esseri umani, che si paga sempre in anticipo, spesso dolorosamente, in relazione all'entità e alla qualità delle forze che l'hanno provocato. La forza di gravità è tra le più severe, ma il volo è un incanto senza fine.

Il volo ha occupato tutta la mia vita. Quando ero bambino sognavo sempre che avrei voluto volare tra gli alberi e nel cielo. Porto ancora in me dopo quarantacinque anni la nostalgia di questo sogno. Io non voglio rappresentare un uccello, ma il dono, il volo, lo slancio. Non penso che ci riuscirò mai. Constantin Brancusi
 

Ivano Fossati  - Lindbergh,1992 (1,96Mb)
 

novembre  2006


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Albore

Andrew Wyeth · Pensylvania Landscape (part) · 1941

Two roads diverged in a yellow wood

And sorry I could not travel both

And be one traveler, long I stood

And looked down one as far as I could

To where it bent in the undergrowth;

 

Then took the other, as just as fair,

And having perhaps the better claim,

Because it was grassy and wanted wear;

Though as for that the passing there

Had worn them really about the same,

 

And both that morning equally lay

In leaves no step had trodden black.

Oh, I kept the first for another day!

Yet knowing how way leads on to way,

I doubted if I should ever come back.

 

I shall be telling this with a sigh

Somewhere ages and ages hence:

Two roads diverged in a wood, and I -

I took the one less traveled by,

And that has made all the difference.

Robert Frost
· The Road Not Taken
 

27marzo 2008


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Tamburi

Jean Dubuffet, Le supplice du téléphone, 1944

La voce dei tamburi proveniva dal tronco degli alberi,
il loro respiro era quello dei nostri antenati.

Era il mondo ormai a essergli diverso, fatto di stretti e ricurvi ponti nel vuoto, di nodi o scaglie o rughe che irruvidiscono le scorze, di luci che variano il loro verde a seconda del velario di foglie più fitte o più rade, tremanti al primo scuotersi d’aria sui peduncoli o mosse come vele insieme all’incurvarsi dell’albero. Mentre il nostro, di mondo, s’appiattiva là in fondo, e noi avevamo figure sproporzionate e certo nulla capivamo di quel che lui lassù sapeva, lui che passava le notti ad ascoltare come il legno stipa delle sue cellule i giri che segnano gli anni nell’interno dei tronchi, e le muffe allargano la chiazza al vento tramontano, e in un brivido gli uccelli addormentati dentro il nido rincantucciano il capo là dove più morbida è la piuma dell’ala, e si sveglia il bruco, e si schiude l’uovo dell’averla. C’è il momento in cui il silenzio della campagna si compone nel cavo dell’orecchio in un pulviscolo di rumori, un gracchio, uno squittio, un fruscio velocissimo tra l’erba, uno schiocco nell’acqua, uno zampettio tra terra e sassi, e lo strido della cicala alto sul tetto. I rumori si tirano un con l’altro, l’udito arriva a sceverarne sempre di nuovi come alle dita che disfano un bioccolo di lana ogni stame si rivela intrecciato di fili sempre più sottili ed impalpabili. Le rane intanto continuano il gracidio che resta nello sfondo e non muta il flusso dei suoni, come la luce non varia per il continuo ammicco delle stelle. Invece a ogni levarsi o scorrer via del vento, ogni rumore cambiava ed era nuovo. Solo restava nel cavo più profondo dell’orecchio l’ombra di un mugghio o murmure: era il mare. Italo Calvino, I Nostri antenati: Il barone rampante

 

13  febbraio 2007


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Vivere

George Tooker · La metro (part) ·1950 · Whitney Museum, New York

Vivere è diventato un esercizio burocratico.

Ennio Flaiano · Il gioco e il massacro
 

28 marzo 2008


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Giorgio Morandi

Giorgio Morandi, Natura morta, 1955, Collezione privata, Pistoia

Utensili essiccati come pelli al sole. La polvere sulle cose, sul corpo, sul paesaggio. Morandi dipinge il tempo. La sua opera è un inventario di reperti domestici ricomposti davanti a un orizzonte rinchiuso, come un gatto selvatico, nel piccolo studio in cui questo rito prende vita. Un rito sacrificale, solitario, la vertigine silenziosa di un incantesimo. L’esilio non è  il confine di un luogo lontano ma la misura di un tempo finito, perduto per sempre.

Sappiamo che il più sicuro -e più rapido- modo di stupirci è di fissare imperterriti sempre lo stesso oggetto. Un bel momento quest'oggetto ci sembrerà -miracoloso- di non averlo visto mai. Cesare Pavese, Dialoghi con Leucò
 

gennaio  2006


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Blu

Yves Klein, Venere Blu, Intorno al 1957

Un colore può assestarsi nell’immaginazione e diventare una forma di pensiero, una parte viva del sentimento religioso.

Io guardo spesso il cielo. Lo guardo di mattino nelle ore di luce e tutto il cielo s’attacca agli occhi e viene a bere, e io a lui mi attacco, come un vegetale che si mangia la luce. Mariangela Gualtieri, Fuoco Centrale e altre poesie per il teatro
 

gennaio  2006


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Indaco



Yves Klein · IKB 191 · 1962

Il colore di una sola nota,
la vita e la morte, lo stesso alfabeto.


Che cos'è il blu?
 Il blu è l'invisibile che diventa visibile.
Yves Klein
 

12 febbraio 2008


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Untitled

Marrk Rothko,  Untitled (part.), 1964, Pace/Wildenstein Gallery, New York

Quando ero più giovane, l'arte era una cosa solitaria: nessuna galleria, nessun collezionista, nessun critico, nessun soldo. Tuttavia, era un'età dell'oro, perché non avevamo niente da perdere e una visione da guadagnare. Oggi non è più come una volta. E' un periodo gravato dalla prolissità, dall'attività, dal consumo. Quale condizione sia migliore per il mondo nel suo insieme, è quanto non mi arrischierò a discutere. Ma so che gran parte di quanti sono incalzati da una vita del genere sono alla ricerca disperata di sacche di silenzio in cui possano radicarsi e  crescere. Dobbiamo tutti sperare che riescano a trovarle. Mark Rothko, Scritti sull'arte
 

23 dicembre 2007


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Josef  Albers

Josef Albers, Studio per Omaggio al quadrato, 1965

Josef Albers, di Getulio Alviani

 

16  febbraio 2007


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Memorie di cieco

Gerard Richter, Motorboot, 1965

Per quale ragione, dopo un naufragio, elicotteri e navi cercano per giorni e giorni i poveri resti di chi è disperso in mare? Si trattasse anche dell'ultimo dei mozzi, lo stanziamento di mezzi è imponente. La ragione è che il corpo è tutto ciò che rimane di quella vita e a quel corpo, a quell'esistenza interrotta, è necessario dare sepoltura. Il rito dell'inumazione, se pure dolorosamente, fissa la fine di un legame, la separazione da un altro essere (dal suo corpo), assegnandogli per sempre una porzione esclusiva di spazio e di tempo.  In mancanza di questo rito che sollecita una stretta con la Natura, laddove l'oggetto del ricordo si sottrae alla visione, la memoria di chi rimane si vela fino ad accecarsi: ricordare, infatti, è prima di tutto rivedere. I fantasmi logorano, la loro arma micidiale è l'intermittenza.


Il sentire che sentiamo, il vedere che vediamo, non è pensiero di vedere o di sentire, ma visione, sentire, esperienza muta di un senso muto. M. Merleau-Ponty, da Memorie di cieco, di Jacques Derrida


11 novembre 2007


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Confini

Lucio Fontana, Concetto spaziale, Attesa, 1965, Coll. privata, Roma

Lo spazio è meno astratto del tempo ma ugualmente arbitrario. Due strade che portano al vuoto.

Lo spazio muta nel tempo, come i corpi. Lo spazio è un corpo dotato di memoria, che il tempo non ha.

Lo spazio inviolato dell'infanzia, col passare del tempo, diventa un luogo inviolabile, assegnato al ricordo, dove conserva la sua innocenza.

Il metro e l'orologio sono gli utensili con cui
tracciamo confini provvisori.

Il tempo e lo spazio sono i protagonisti principali del sogno, l'altro grande impostore.


La torre di Babele è un esempio antichissimo della pretesa dell'uomo per il dominio dello spazio. La vera conquista dello spazio fatta dall'uomo è il distacco dalla terra, dalla linea di orizzonte, che per millenni fu la base della sua estetica e proporzione. Lucio Fontana, Manifesto tecnico dello Spazialismo

Prima di tutto per noi in ogni direzione intorno, da ciascun lato, sopra e sotto, per l'intero universo, non esiste confine. E poi, quando è pronta molta materia, quando è a disposizione lo spazio, e nessun fatto né causa contrasta, le cose devono certo attuarsi e giungere a compimento...

...i corpi che feriscono gli occhi e suscitano la visione. E senza posa fluiscono da certe cose gli odori; come il freddo dai fiumi, il calore dal sole, dalle onde marine l'effluvio che corrode i muri intorno alle spiagge. Voci mutevoli non cessano di aggirarsi nell'aria. Lucrezio, De rerum natura
 

29 ottobre 2007


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Twins

Diane Arbus, Identical Twins, 1967

Specchio davanti a specchio.

Molte persone vivono nel timore che possano subire qualche esperienza traumatica. I freaks sono nati con il loro trauma. Hanno già superato il loro test, nella vita. Sono degli aristocratici. Diane Arbus

 

febbraio  2006


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Sguardare

Giulio Paolini · Giovane che guarda Lorenzo Lotto · 1967

Guardarsi da ciò che appare.
Una forma di cecità talvolta necessaria.


A un certo punto non saprete più distinguere se siete voi a guardare l'opera o se, invece, è l'opera a spiare il vostro guardare. Giulio Paolini

 

4 febbraio 2008


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Ex libris

Emilio Isgrò, Il Cristo cancellatore romanzo elementare, 1968

Un tempo non ero un topo. Bevevo caffelatte ogni mattino, al risveglio, e la sera mi addormentavo senza complicazioni. Avevo ragione di ritenere, infatti, che il futuro mi avrebbe risparmiato molti dei grattacapi che tormentano gli esseri umani civilizzati. Questa convinzione era rafforzata dai lieti accadimenti della mia vita, e leniva ogni presagio. Begli anni. Godevo anche di un’ottima salute. Non che questa sia ora compromessa da qualche malattia, al contrario, sono in gran forma. Si tratta tuttavia della salute di un topo e un topo, come tutti sanno, ha una vita assai più breve di un uomo. Senza parlare poi delle trappole, dei gatti, della colla! Ma bisogna sapersi accontentare, meglio un topo ottimista col suo piccolo futuro, pago del presente, anziché un essere umano minacciato dall'aspettativa di un grande domani. Perché sono diventato un topo? Forse per i postumi di una qualche felicità di cui ho perduto il ricordo, non so, il caso deve aver voluto questo: non ho alcuna intenzione, tuttavia, di tornare essere umano con agenda, destino burocratico e sveglia. Della vita precedente, infatti, ho conservato solamente i sogni. Vivo in una biblioteca, mi nutro di parole che stacco dai libri, dormo dentro un piccolo cassetto. Durante il giorno sfoglio pagine su pagine e vado a caccia delle parole più prelibate, che assaporerò durante la notte. All’inizio di questa nuova vita ingerivo ogni vocabolo ma col tempo ho imparato a frenare la mia cupidigia; ho imparato ad aspettare, a distinguere il profumo di ogni parola, a masticare adagio lettera dopo lettera. Prediligo i verbi coniugati al tempo presente ma le vocali, piluccate una ad una, mi conducono all’apice del godimento. La scorsa notte ho mangiato la parola desiderio  -un sostantivo buonissimo oramai in disuso- e oggi mi sento proprio bene. Questa dimora, per mia fortuna, è stracolma di cibo; alcuni libri hanno anche le figure, gustose quanto le parole. Qualche volta, dopo una scorpacciata particolarmente saporita, mi vengono le vertigini, brividi e sudezza: sono chiari sintomi d’indigestione. Allora mi pento della mia ingordigia e provo un certo senso di colpa per essere il solo a godere dei frutti di questo eden. Anche noi topi, come gli umani, diventiamo più benevoli con la pancia piena; e domani è Natale. Gnac-mord.

 

Ogni giorno in una casa succede
qualcosa d'inspiegabile: i coltelli
col manico d'osso che erano quattro
e adesso sono tre,
le chiavi che di colpo si rifiutano
di entrare nelle loro toppe,
il libro sparito che ricompare
dove nessuno, neanche i filippini,
può averlo messo... Ma no, quali spiriti,
a spostare o corrompere le cose
non sono gli spiriti ma gli spifferi
dei giorni che cadono a pezzi,
delle settimane uscite dai cardini,
dei mesi, degli anni che tremano
alle spallate d'un vento invisibile.

Giovanni Raboni, Barlumi di storia
 

24 dicembre 2006


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Pioggia

Fausto Melotti · La pioggia (part) ·1966-72 · Castello di Rivoli · Torino

E quando innumerevoli semi d'acqua si sono là in molti modi raccolti aggiungendosi d'ogni parte, le nubi gonfie fanno a gara a versare la pioggia per due cause: le comprime la forza del vento, e la stessa quantità delle nubi, costretta in folla più grande, schiaccia, e preme dall'alto, e fa si che sgorghi la pioggia. Inoltre, quando le nuvole si diradano per il vento o si sfanno, percosse in alto dal calore del sole, versano l'umore piovano e gocciolano, come se molta cera colasse struggendosi al calore del fuoco: ma cade un violento acquazzone quando energicamente da ambedue le forze sono schiacciate le nubi, e dall'impeto del vento. E sono solite continuare molto le piogge, e insistere a lungo, quando s'adunano molti semi dell'acque, e l'une sull'altre nubi e nembi carichi d'acqua d'ogni parte si muovono, senza una regola, e tutta la terra fumante esala il suo umidore. Lì, quando sfolgora il sole tra buia tempesta, con i suoi raggi di contro alla pioggia leggera dei nembi, dentro le nere nubi s'accende il colore dell'arcobaleno. Lucrezio · De rerum natura


Joris Ivens · Regen (pioggia) · 1 · 2

Marino Moretti · A Cesena
 

20 marzo 2008


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m2

Josef Albers, Omaggio al quadrato, 1968, MoMA, New York

I lati di un quadrato sono punti cardinali.


Alto e largo quanto un uomo con le braccia aperte, il quadrato sta, nelle più antiche scritture e nelle incisioni rupestri dei primi uomini, a significare l'idea di recinto, di casa, di paese. Si trova in natura in molti minerali. Ha dato origine a giochi antichissimi ancora oggi in uso: gli scacchi, la dama, il gioco del 15 con i suoi dieci trilioni di possibili combinazioni, i dadi, i quattro cantoni... L'infinito è un quadrato senza angoli, secondo un antico detto cinese. Bruno Munari, Il Quadrato
 

...oh com'è piccolo il mondo
oh come sono grandi le ciliegie.

Jean Arp
 

14 novembre 2007


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Punti cardinali

Domenico Gnoli, Apple, 1968

Una mela tagliata, questo è il campo. Se immaginiamo di guardare con gli occhi della mela ciò che le sta di fronte vediamo il controcampo. Attraverso questa tecnica di ripresa, che presuppone la mobilità del punto di vista, gli autori possono accrescere l'espressività delle loro opere. E’ importante, per una migliore comprensione di qualunque immagine, non solo l'osservazione di ciò che appare ma anche l’assunzione del punto di vista di chi l’ha concepita. Di questa mela vediamo solamente una mezza parte, a cui manca una fetta. L'altra, non inquadrata, sfugge alla nostra attenzione ma siamo portati a ritenere che sia integra. Invece non lo è, c'è il foro di un piccolo verme che vive in quella parte nascosta.


La strada che scende e la strada che sale

sono la stessa strada.
Eraclito

 

novembre  2006


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L'animale morente

Domenico Gnoli, Capelli rossi sul vestito blu, 1969, Collezione Spaak, Parigi

Bisogna fare una distinzione tra il morire e la morte. Non è tutto un morire ininterrotto. Se si è sani e ci si sente bene, è un morire invisibile. La fine, che è una certezza, non dev'essere per forza annunciata con spavalderia. No tu non puoi capire. l'unica cosa che capisci dei vecchi, quando non lo sei, è che sono stati segnati dal loro tempo. Ma capire solo questo li mummifica nel loro tempo, ed equivale a non capire nulla. Per quelli che non sono ancora vecchi, essere vecchio significa essere stato. Ma essere vecchio significa anche -a dispetto, in aggiunta e oltre a essere stato- che sei ancora.

L'unica ossessione che vogliono tutti: l'amore. Cosa crede, la gente, che basti innamorarsi per sentirsi completi? La platonica unione delle anime? Io la penso diversamente. Io credo che tu sia completo prima di cominciare. E l'amore ti spezza. Tu sei intero, e poi ti apri in due. Quella ragazza era un corpo estraneo introdotto nella tua interezza. E per un anno e mezzo tu hai lottato per incorporarlo. Ma non sarai mai intero finché non l'avrai espulso.

Posso impadronirmi della disciplina della libertà anziché della sregolatezza della libertà?

Philip Roth - L'animale morente
 

Andrea Guerra - Tumbalalaika ( 4 Mb )


27  febbraio 2007


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Nati

Domenico Gnoli, Button, 1969

Nati fummo a viver come bruti, non
per seguir virtute e conoscenza.
 

aprile  2006


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Rovesciare gli occhi

Giuseppe Penone, Rovesciare gli occhi, 1970

Il più laborioso tra i sensi, forse il più credulone, spesso non è in grado di vedere tutto quello che ci sarebbe da vedere. L'incauta vista, tuttavia, gode del più vasto consenso. Da bambino, giocando, chiudevo gli occhi per qualche istante. Quando li riaprivo il mondo mi sembrava più bello.

Tutti gli uomini per natura tendono al sapere. Segno ne è l'amore per le sensazioni; infatti, essi amano le sensazioni per se stesse, anche indipendentemente dalla loro utilità, e, più di tutte, amano la vista. In effetti, non solo ai fini dell'azione, ma anche senza avere alcuna intenzione di agire, noi preferiamo il vedere, in certo senso, a tutte le altre sensazioni. E il motivo sta nel fatto che la vista ci fa conoscere più di tutte le altre sensazioni, e ci rende manifeste numerose differenze fra le cose. Aristotele, La Metafisica.

 

febbraio  2006


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Observatory



Robert Morris
Observatory, 1970-77

Le cose più importanti le ho scoperte quando mi sono perduto, e ancora dopo averle perdute.

Questo è il labirinto di Creta. Questo è il labirinto di Creta il cui centro fu il Minotauro. Questo è il labirinto di Creta il cui centro fu il Minotauro che Dante immaginò come un toro con la testa di uomo e nella cui rete di pietra si persero tante generazioni. Questo è il labirinto di Creta il cui centro fu il Minotauro che Dante immaginò come un toro con la testa di uomo e nella cui rete di pietra si persero tante generazioni come María Kodama ed io ci perdemmo. Questo è il labirinto di Creta il cui centro fu il Minotauro che Dante immaginò come un toro con la testa di uomo e nella cui rete di pietra si persero tante generazioni come María Kodama ed io ci perdemmo quel mattino e seguitiamo a perderci nel tempo, quest'altro labirinto. Jorge Luis Borges, Il labirinto, da Atlante
 

25  febbraio 2007


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Luigi Ghirri · Infinito  · 1974

In una zolla di terra c'è tutto quello che serve per comprendere che ogni corpo è parte di una continuità e che nei suoi limiti è scritta la sua sostanza; la variante considerata, il numero e l'infinito.


Né si offre un'unica e semplice spiegazione del sole, come dalle regioni estive si appressi alla svolta brumale del Capricorno e di là ritornando si volga alla mèta solstiziale del Cancro; e come la luna a ogni mese si veda traversare lo spazio, nel cui percorso il sole consuma il tempo d'un anno. Lucrezio · De rerum natura
 

12  gennaio 2008


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Ancóra

Gerard Richter,  Isa Genzken

Sarebbe stato bello, avrei dovuto, potrei. Comincia spesso con il condizionale il resoconto degli esseri umani sull'esistenza. L’inventario delle possibilità perdute, dei risultati non conseguiti, talvolta è lungo e doloroso. All'opposto, rispetto a questo posizionamento, la smania dei replicanti di Blade Runner, così avidi d'aria e di memoria da implorare il loro demiurgo di poter vivere ancora altro tempo.


Mi disse: <<Ho più ricordi io da solo, di quanti non ne avranno tutti gli uomini insieme, da che mondo è mondo>>. Anche disse: << I miei sogni, sono come la vostra veglia>>. E anche: << La mia memoria, signore, è come un deposito di rifiuti>>. Un cerchio su una lavagna, un triangolo rettangolo, un rombo, sono forme che noi possiamo intuire pienamente; allo stesso modo Ireneo vedeva i crini rabbuffati d'un puledro, una mandria innumerevole in una sierra, i tanti volti d'un morto durante una lunga veglia funebre. Non so quante stelle vedeva nel cielo. [...] Pensai che ciascuna delle mie parole (ciascuno dei miei movimenti) durerebbe nella sua implacabile memoria; mi gelò il timore di moltiplicare inutili gesti. Jorge Luis Borges, Funes, o della memoria, da Finzioni 
 

7 dicembre 2007


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La rivoluzione siamo noi

Joseph Beuys, Felt Suit, 1970

Ancora per un certo periodo di tempo ci rimane la possibilità di venire liberamente ad una decisione, la decisione di prendere un corso che sia diverso da quello che abbiamo percorso nel passato. Possiamo ancora decidere di allineare la nostra intelligenza a quella della natura. Joseph Beuys


27  gennaio 2007


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Dopo

Brice Marden, Sea Painting, 1973-74, MoMA, New York

Dopo l'infanzia, dopo l'amore, dopo la guerra, la quiete può pervadere il tempo e i gesti di chi rimane. Non più il fasto dell'azione, nemmeno il contegno provocato da un danno. Una quiete semplice, temperata, foriera di sorprese e di riscoperte. Le cose tutte col loro nome, il respiro legato al respiro del mare.

Il senso del materiale come materiale, nell'opera di Marden, è così spiccato che... mi sentivo costretto ad avvicinarmi a un'opera e ad annusarla. Douglas Crimp, Opaque Surfaces, 1973
 

... così per tenere il tempo, con Clelia:

Dalida - Quelli erano giorni ( 4,5 Mb )

Gigliola Cinquetti -