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Bassa marea

Anish Kapoor, Blood Solid, 2000

Il mattino, al risveglio, i resti dei sogni: morti o mai nati, presagi, terremoti, felicità rapprese. È intensa la loro carnalità, nonostante appartengano al più astratto dei tempi. Il giorno poi compie il suo corso sinusoidale, questi frammenti sbiadiscono e altri accadimenti forniscono il materiale per la costruzione di nuovi sogni: siamo sognati da ciò che non trova compimento durante l’esistenza diurna; apparteniamo al sogno che non ci appartiene. Sogno quello che posso, gridava il cane all’osso che scappava.
 

Il sogno non ha testimoni.

Proverbio cubano
 

aprile  2006


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Couple

Louise Bourgeois, Couple, 2000

Un po' di tautologia signore? No, grazie, in estate preferisco il mojito. Lei è un asino! Non ancora purtroppo, ma spero di diventarlo al più presto.

…veggendo che ciascuno animale, tosto che nato è, quasi da natura dirizzato nel debito fine, che fugge dolore e domanda allegrezza, quelli disse questo nostro fine essere voluptade (non dico voluntade, ma scrivola per P), cioè diletto sanza dolore. Dante, Convivio
 

marzo  2006


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Espressioni
 

Anish Kapoor, Blood Mirror, 2001

Gli specchi ci guardano!

(Questa icastica esclamazione -di una bimba- proviene
dal blog vadoaspassospesso, purtroppo non più attivo da tempo.
Ho tentato di rintracciarla ma non ci sono riuscito)


L'identità è un fondo vuoto e
la sua ricerca un tentativo inutile

La mia vista non può esplorare ciò che si nasconde dietro le mie spalle, e soprattutto non può vedere quel viso che sono e che mi esprime. Anche con lo specchio non raggiungo lo scopo, perché l'immagine riflessa non è sovrapponibile ma simmetrica, la destra, cioè, diventa la sinistra, e siccome le due parti non sono perfettamente identiche, l'espressione che vedo riflessa non è la mia espressione. Umberto Galimberti · Parole nomadi



7 gennaio 2008


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Contrappunto



Ron Mueck · Mask II · 2001-02 · S. Francisco Museum of Modern Art

La piccola crepa di un intonaco, adocchiata un giorno distrattamente, può dar vita al sogno notturno di un terremoto. La memoria non fa sconti. L'emozione provocata da un violento temporale può stemperarsi nel sogno di un quieto paesaggio inondato di sole. La memoria si attiene ai fatti, a modo suo.


Sento risuonare l'acqua che cade nel mio sogno.
Le parole cadono come l'acqua io cado. Disegno
nei miei occhi la forma dei miei occhi, nuoto
nelle mie acque, mi dico i miei silenzi. Tutta
la notte attendo che il mio linguaggio riesca a
darmi forma. E penso al vento che viene a me,
perdura in me. Tutta la notte ho camminato sotto
la pioggia sconosciuta. Mi hanno dato un silenzio
pieno di forme di visioni (dici). E corri desolata
come l'unico uccello nel vento.

Alejandra Pizarnik · La figlia dell'insonnia

 

3 aprile  2008


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I miss you

Franko B, I miss you, 2002 

Le donne hanno una familiarità col sangue
a cui gli uomini non pensano mai.
 

marzo  2006


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Curcuma

Richard Long · Turmeric Line I (part) · 2003

Giallo, uno dei tre punti cardinali.


'What is that noise?'
The wind under the door.
'What is that noise now? What is the wind doing?'
Nothing again nothing.
'Do You know nothing? Do you see nothing?
Do you remember Nothing?'
 

T.S. Eliot · The Waste Land
 

Non sarò in Italia fino al 25 giugno.
Un saluto a chi passa da qui.
 

9 giugno  2008


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Tempo morto

Anselm Kiefer, La vita segreta delle piante, 2002, National Gallery of Australia

Nel cosiddetto tempo morto lievita il pane, maturano i formaggi, invecchiano il vino e l’aceto. Molti alimenti devono essere cotti a fuoco lento perché possano emanare il loro aroma senza deteriorarsi. Il tempo morto dell’inverno è indispensabile ai semi delle piante per germinare in primavera.
 

E gli alberi e la notte
Non si muovono più
Se non da nidi.


Giuseppe Ungaretti



gennaio  2006


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Luogo segreto

Anish Kapoor, Ascension, 2003

Ogni luogo segreto mantiene un segreto.


Ogni uomo ha forse avvertito quella sorta di dolore, se non di terrore, che si prova nel vedere il mondo e la sua storia presi in un moto ineluttabile, che sempre più s'accresce, e che non sembra voler mutare, per scopi sempre più volgari, altro che le proprie manifestazioni visibili. Questo mondo visibile è ciò che è, e le nostre azioni non possono fare in modo che sia assolutamente diverso. Si pensa allora con nostalgia a un mondo in cui l'uomo, anziché forzare con rabbia le apparenze visibili, si fosse impegnato a disfarsene, non soltanto a rifiutare ogni azione su di esse, ma a spogliarsi, in modo da riportare alla luce in noi stessi quel luogo segreto a partire dal quale sarebbe stata possibile un'avventura umana del tutto diversa. Di più alto senso morale, comunque. Jean Genet · L'atelier di Alberto Giacometti

 

8  gennaio 2008


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Omissis

Anselm Kiefer · Velimir Chlebnikov and the Sea · 2004

L'astrazione è un ritorno.

Infinitesimare, un verbo coniugato all'infinito.

Nel gioco le regole del gioco. La Natura è un alfabeto.

Perché il silenzio? Anche per amore.


...il testo si manifesta come rinuncia, si depaupera: diventa la pensosa parodia di un viaggio verso il silenzio. Si è parlato molto di silenzio, di un silenzio del tempo in un tempo di silenzio, vuoto e aperto, ai limiti del delirio mistico: di come essere nel silenzio, come sentire e abitare il silenzio, come essere abitati dal silenzio. Luciano Berio · Un ricordo al futuro

 

18  gennaio 2008


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Diamanti

Marcos Zacariades
Penitenti della memoria collettiva, 2003, Igatu, Chapada Diamantina, Brasile

In una miniera diamantifera di Igatu (città di pietra), un villaggio nello stato di Bahia, negli anni 50 ci fu un crollo in cui morirono circa duecento minatori. Solamente quattro di essi sopravvissero al disastro. In questa miniera, riaperta da pochi anni, Marcos Zacariades ha ambientato una sua opera dedicata alla memoria dei minatori morti: Penitentes da memória coletiva. Si accede al cuore della miniera attraverso un lungo sentiero di acqua corrente che fora la montagna e la terra. Qui, adagiati sopra rudimentali catafalchi ferrosi, sono composti i corpi di argilla dei minatori, realizzati da Marcos con materiali provenienti dalla miniera. Tutti gli abitanti di Igatu hanno partecipato alla realizzazione di questo progetto. La luce delle candele illumina i nomi, gli oggetti, il ricordo dei garimpeiros. Qui dove la terra ha ingoiato i loro corpi, in questa scura pancia scavata, finalmente si odono soltanto le loro voci.

Sono stato testimone del sogno e della volontà di quattro uomini che volevano salvare qualcosa che era sempre stato un punto di riferimento nelle loro vite. Quegli uomini volevano tenere viva la loro memoria, il ricordo di un sacrificio forzato. Si sentivano esuli, abbandonati dai morti. Bisognava riaprire quella miniera. Benvenuti nel mondo dell'oscurità, nella ricerca della luce con una forza titanica, la stessa che contiene l'arte e che salva gli uomini nel momento delle grandi provocazioni. Marcos Zacariades



3 maggio 2007


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nowheremen

nowheremen


ACCIAIERIE arte contemporanea, Cortenuova-BG

23 febbraio - 24 giugno 2007

 

I nowheremen, gli abitanti di nessun luogo, sono figure emblematiche dell’anonimato più desolante, correlato alla società dei consumi. Ad essi è dedicata la terza tappa del progetto Estetica dei non-luoghi, a cura di Omar Calabrese. In quattro sezioni la mostra, co-curata da Maurizio Bettini, presenta, attraverso una selezione di quaranta opere circa, le differenti modalità messe in atto dagli artisti per affrontare il tema della perdita identitaria. Nella prima sezione, l’uomo meccanico - l’automa - metafora grottesca della modernità, visto anche nelle sue varianti - marionetta, fantoccio, pupazzo - è rappresentato dai robots di Metropolis di Fritz Lang, dai Manichini coloniali di de Chirico, dal Povero cavaliere di Daniel Spoerri. Al tema dell’invisibilità rimandano, invece, la donna di spalle di L’épreuve du sommeil di Magritte, la scultura smangiata Bocca grande di Igor Mitoraj, l’assenza di corpo del Vestito Terremoto di Beuys, lo spirito del Fantasma di Baj, l’Ombra di Claudio Parmiggiani. Nella terza sezione, la spersonalizzazione indotta dalla vita massificata si ritrova nell’inespressività della Ragazza che cammina di Pistoletto, nel corpo sfibrato di Vanessa Beecroft, in quello asservito alle leggi della moda delle fashion victims di Erwin Olaf, e ancora nel gregge consenziente dell’Audience di Claudio Maccari. Infine, la quarta sezione affronta il tema della negazione dell’identità prodotta dagli ibridi di Man Ray - l’ombrello con la macchina da cucire - dai supereroi di Adrian Tranquilli, o dalla crudeltà della pulizia etnica interpretata da Ben Shahn, giungendo in Emilio Isgrò al volontario rifiuto della propria immagine, come rappresentazione che della nostra identità viene costruita dalle relazioni interpersonali.

Il primo e immediato corollario dei "non luoghi" è che siano abitati da "non persone". Ebbene, chi sono, e come possiamo definire i "nowheremen", le "non persone"? Un elemento appare immediatamente evidente: le “non persone" sono coloro che non riescono a raggiungere, o, al rovescio, hanno perduto tratti fondamentali della loro identità. Ecco, pertanto, emergere una facile topologia: individui senza caratteri fisici riconoscibili: uomini invisibili, uomini immersi nella nebbia, ecc. (come gli antichi e mitici Cimmeri, che nessuno aveva visto a causa appunto delle nebbie in cui vivevano); individui senza memoria, e dunque senza una storia che li definisce (come i Lotofagi dell'Odissea); individui a cui manca qualche dimensione (come gli abitanti di Flatland, di Abbott, che sono completamente piatti);  individui senza corpo, come i fantasmi o le ombre;  individui senza umanità, o post umani (dunque esseri senza sentimenti, come gli automi); - individui senza ruolo, e dunque anonimi (come la piccola borghesia di molta letteratura sociale, o i consumatori acritici di molta critica sociale); gli individui con identità segrete, come gli eroi misteriosi (dalla Primula Rossa a Zorro e Superman). La mostra cercherà di ritrovare nelle manifestazioni dell'arte contemporanea i tratti delle "non persone" appena elencate, a partire dalle opere di grandi maestri come René Magritte, Jean-Michel Folon, Duane Hanson, George Segal, Michelangelo Pistoletto, per arrivare alle ultime tendenze dell'arte oggi.


A cura di

Omar Calabrese
Maurizio Bettini

 

22  febbraio 2007


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