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Parole nomadi



Ostuni

È parte del viaggio l'addio, una sosta, non la sua fine.


              Viaggiare non è raggiungere una meta,
                        ma esporsi all'insolito.

Ma che ne è dell'intervallo tra l'inizio e la fine? Che ne è del viaggio per chi vuol arrivare? Per chi vuol arrivare, per chi mira alle cose ultime, ma anche per chi mira alle mete prossime, del viaggio ne è nulla. Le terre che egli attraversa non esistono. Conta solo la meta. Egli viaggia per arrivare, non per viaggiare. Così il viaggio muore durante il viaggio, muore in ogni tappa che lo avvicina alla meta. E con il viaggio muore l'Io stesso fissato sulla meta e cieco all'esperienza che la via dispiega al viandante che sa abitare il paesaggio e, insieme, al paesaggio sa dire addio. Umberto Galimberti, Parole nomadi
 

28 dicembre 2007


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Resti

Brindisi, Via Santa Chiara

Un tempo, per tingere di rosso gli intonaci delle case, qui a Brindisi miscelavano alla calce i resti del mosto dopo la fermentazione. L'umore del mare, giorno dopo giorno, si attaccava a quello della terra sui muri battuti dalla pioggia, dalle impronte, dalle voci. Oggi sembrano case di zucchero e sale.


Perché noi occidentali, che crediamo nelle stelle e negli oroscopi che cadono dalle stelle, abbiamo dimenticato che i nostri gesti lenti, agili o violenti modificano le stelle, il loro equilibrio, la loro luce, il loro giro? Il gesto dell'uomo crea armonia o disarmonia nell'universo... Umberto Galimberti, Le cose dell'amore
 

25 dicembre 2007


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Untitled

Marrk Rothko,  Untitled (part.), 1964, Pace/Wildenstein Gallery, New York

Quando ero più giovane, l'arte era una cosa solitaria: nessuna galleria, nessun collezionista, nessun critico, nessun soldo. Tuttavia, era un'età dell'oro, perché non avevamo niente da perdere e una visione da guadagnare. Oggi non è più come una volta. E' un periodo gravato dalla prolissità, dall'attività, dal consumo. Quale condizione sia migliore per il mondo nel suo insieme, è quanto non mi arrischierò a discutere. Ma so che gran parte di quanti sono incalzati da una vita del genere sono alla ricerca disperata di sacche di silenzio in cui possano radicarsi e  crescere. Dobbiamo tutti sperare che riescano a trovarle. Mark Rothko, Scritti sull'arte
 

23 dicembre 2007


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Lanterna magica
 

Alexander Calder,  Piccolo clown con tromba (dal Circo di Calder), 1926-31

I cani che si rincorrono nella neve in un giorno di sole; le mani legate dal gelo al tronco degli alberi neri; il profumo del calicanto al risveglio, il mattino, prima di ogni parola: oggi materiale per sogni, immagini e voci senza più proporzione, soltanto ricordi.


Innocent When You Dream

The bats are in the belfry
the dew is on the moor
where are the arms that held me
and pledged her love before
and pledged her love before


It's such a sad old feeling
the fields are soft and green
it's memories that I'm stealing
but you're innocent when you dream
when you dream
you're innocent when you dream


Running through the graveyard
we laughed my friends and I
we swore we'd be together
until the day we died
until the day we died


It's such a sad old feeling
the fields are soft and green
it's memories that I'm stealing
but you're innocent when you dream
when you dream
you're innocent when you dream


I made a golden promise
that we would never part
I gave my love a locket
and then I broke her heart
and then I broke her heart


It's such a sad old feeling
the fields are soft and green
it's memories that I'm stealing
but you're innocent when you dream
when you dream
you're innocent when you dream.


 

21 dicembre 2007


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Piccoli punti

D. Ghirlandaio, Giovane donna, 1485 ca., Museo C. Gulbenkian, Lisbona

Le cose prendono il loro nome e si legano agli alfabeti. La percezione che abbiamo di esse, tuttavia, muta col passare del tempo. Anche la memoria adegua la sua forma alle rappresaglie del tempo: ciò che prima sembrava indispensabile, allontanandosi riduce la sua irrorata grandezza, diminuisce, diventa ricordo con altri ricordi. Piccoli punti tra loro annodati, come perle di una collana di neve.


...certo è strano non abitare più sulla terra,
non più seguir costumi appena appresi,
alle rose e alle altre cose che hanno in sé una promessa
non dar significanza di futuro umano;
quel che eravamo in mani tanto, tanto ansiose
non esserlo più, e infine il proprio nome
abbandonarlo, come un balocco rotto.
Strano non desiderare quel che desideravi. Strano
quel che era collegato da rapporto
vederlo fluttuare, sciolto nello spazio. Ed è faticoso
          esser morti;
quanto da riprendere per rintracciare a poco a poco
un po' d'eternità. -Ma i vivi errano, tutti,
ché troppo netto distinguono.
Si dice che gli Angeli, spesso, non sanno
se vanno tra i vivi o tra i morti. L'eterna corrente
sempre trascina con sé per i due regni ogni età,
e in entrambi la voce più forte è la sua.

Infine, non han più bisogno di noi quelli che presto la
        morte rapì,
ci si divezza da ciò che è terreno, soavemente,
come dal seno materno...


Rainer Maria Rilke, Elegie duinesi
(Prima elegia)
Traduzione di E. e I. De Portu
 

15 dicembre 2007


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Ancóra


Gerard Richter,  Isa Genzken

Sarebbe stato bello, avrei dovuto, potrei… Comincia spesso con il condizionale il resoconto sull'esistenza. L’inventario delle possibilità perdute, dei risultati non conseguiti, talvolta è lungo e doloroso. All'opposto la smania dei replicanti di Blade Runner, così avidi di aria e memoria da implorare il loro demiurgo di poter vivere ancora altro tempo.


Mi disse: <<Ho più ricordi io da solo, di quanti non ne avranno tutti gli uomini insieme, da che mondo è mondo>>. Anche disse: << I miei sogni, sono come la vostra veglia>>. E anche: << La mia memoria, signore, è come un deposito di rifiuti>>. Un cerchio su una lavagna, un triangolo rettangolo, un rombo, sono forme che noi possiamo intuire pienamente; allo stesso modo Ireneo vedeva i crini rabbuffati d'un puledro, una mandria innumerevole in una sierra, i tanti volti d'un morto durante una lunga veglia funebre. Non so quante stelle vedeva nel cielo. [...] Pensai che ciascuna delle mie parole (ciascuno dei miei movimenti) durerebbe nella sua implacabile memoria; mi gelò il timore di moltiplicare inutili gesti. Jorge Luis Borges, Funes, o della memoria, da Finzioni 
 

7 dicembre 2007


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Bianco e Nero

Piero della Francesca
Sigismondo P. Malatesta genuflesso davanti a San Sigismondo (part. levrieri), 1451
Tempio Malatestiano, Rimini

Fedeltà e vigilanza, vitali per ogni legame degno di questo nome. Non per dogma o consuetudine ma per desiderio; non per sospetto, o grigiore, ma per premura. Animali che si fidano, fidati,  benché di ombra sian dotati per Natura.


E che cosa è, in fondo, il pieno riconoscimento
 dell'altro, se non amore?

James Hillman, Puer aeternus

 

30 novembre 2007


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Fucha

Fucha, Alimento vegetariano giapponese del XVII secolo, foto di  Reinhart Wolf

Su un piatto nero viene servita una sottile fetta di nori, alga marina purpurea pressata, con accanto una fetta di melone arrotolata e legata e, dietro, un contorno di rafano e di radici nere, una piccola melanzana con guarnizione di nori e una sbarretta arrostita di pasta di radici di aron. Angela Terzani, Giappone-Cibo come arte

Il vassoio del pasto sembra un quadro dei più delicati: è una cornice che contiene su fondo scuro vari oggetti (scodelle, scatole, piattini, bacchette, minimi pezzi di cibo, un poco di zenzero grigio, qualche pizzico di legumi color arancio, un fondo di salsa bruna) e dal momento che questi recipienti e questi pezzi di cibo sono esigui e minuti, ma numerosi, si direbbe che questi piatti inverino la definizione della pittura, che, a dire di Piero della Francesca, "non è che una dimostrazione di superfici e corpi che diventano via via più piccoli o più grandi a seconda del loro rapporto".
Così il cibo giapponese si dispone in un sistema ridotto della materia (dal chiaro al divisibile), in un tremito del significante: sono questi i caratteri elementari della scrittura, stabiliti a partire da una sorta di vacillamento del linguaggio e tale appare appunto il cibo giapponese: un cibo scritto, debitore a quei gesti di divisione e di prelevamento che inscrivono l'alimento non sul vassoio del pasto ma in uno spazio profondo, che dispone in gerarchia l'uomo, la tavola e l'universo. Perché la scrittura è precisamente quest'atto che unisce nella stessa operazione ciò che non può essere afferrato insieme nel solo spazio piatto della rappresentazione.
Roland Barthes, L'impero dei segni


Nell'antico Giappone il nemico si umiliava digiunando.

 

25 novembre 2007


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Adesso

Giovanni Bellini, Madonna adorante il bambino addormentato,1455ca,
Metropolitan Museum, New York

Uno tra i beni più grandi dell'infanzia è la capacità di partecipare a ogni istante. È anche l'insegnamento più autorevole che abbia mai ricevuto.


Mariangela Gualtieri
Sermone ai cuccioli della mia specie
 

20 novembre 2007


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m2

Josef Albers, Omaggio al quadrato, 1968, MoMA, New York

I lati di un quadrato sono punti cardinali.


Alto e largo quanto un uomo con le braccia aperte, il quadrato sta, nelle più antiche scritture e nelle incisioni rupestri dei primi uomini, a significare l'idea di recinto, di casa, di paese. Si trova in natura in molti minerali. Ha dato origine a giochi antichissimi ancora oggi in uso: gli scacchi, la dama, il gioco del 15 con i suoi dieci trilioni di possibili combinazioni, i dadi, i quattro cantoni... L'infinito è un quadrato senza angoli, secondo un antico detto cinese. Bruno Munari, Il Quadrato
 

...oh com'è piccolo il mondo
oh come sono grandi le ciliegie.

Jean Arp
 

14 novembre 2007


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Memorie di cieco

Gerard Richter, Motorboot, 1965

Per quale ragione, dopo un naufragio, elicotteri e navi cercano per giorni e giorni i poveri resti di chi è disperso in mare? Si trattasse anche dell'ultimo dei mozzi, lo stanziamento di mezzi è imponente. La ragione è che il corpo è tutto ciò che rimane di quella vita e a quel corpo, a quell'esistenza interrotta, è necessario dare sepoltura. Il rito dell'inumazione, se pure dolorosamente, fissa la fine di un legame, la separazione da un altro essere (dal suo corpo), assegnandogli per sempre una porzione esclusiva di spazio e di tempo.  In mancanza di questo rito che sollecita una stretta con la Natura, laddove l'oggetto del ricordo si sottrae alla visione, la memoria di chi rimane si vela fino ad accecarsi: ricordare, infatti, è prima di tutto rivedere. I fantasmi logorano, la loro arma micidiale è l'intermittenza.


Il sentire che sentiamo, il vedere che vediamo, non è pensiero di vedere o di sentire, ma visione, sentire, esperienza muta di un senso muto. M. Merleau-Ponty, da Memorie di cieco, di Jacques Derrida


11 novembre 2007


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Sestante

Alberto Burri, Sestante n.4, 1982, Fondazione Burri, Città di Castello

Guarda, c'è ancora il grande cipresso, ricordi?
Sì, mi ricordo, eppure lo vedo per la prima volta.


A un luogo, tra tutti, si dà un significato assoluto, isolandolo nel mondo. Così sono nati i santuari. Così a ciascuno i luoghi dell'infanzia ritornano alla memoria; in essi accaddero cose che li han fatti unici. Ma il parallelo dell'infanzia chiarisce subito come il luogo mitico non sia tanto singolo, il santuario, quanto quello di nome comune, universale, il prato, la selva, la grotta, la spiaggia, la casa, che nella sua indeterminatezza evoca tutti i prati, le selve... e tutti li anima del suo brivido simbolico.

I simboli che ciascuno di noi porta in sé, e ritrova improvvisamente nel mondo e li riconosce e il suo cuore ha un sussulto, sono i suoi autentici ricordi. Sono anche vere e proprie scoperte. Bisogna sapere che noi non vediamo mai le cose una prima volta, ma sempre la seconda. Allora le scopriamo e insieme le ricordiamo. Cesare Pavese, Saggi letterari
 

3 novembre 2007


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Confini

Lucio Fontana, Concetto spaziale, Attesa, 1965, Coll. privata, Roma

Lo spazio è meno astratto del tempo ma ugualmente arbitrario. Due strade che portano al vuoto.

Lo spazio muta nel tempo, come i corpi. Lo spazio è un corpo dotato di memoria, che il tempo non ha.

Lo spazio inviolato dell'infanzia, col passare del tempo, diventa un luogo inviolabile, assegnato al ricordo, dove conserva la sua innocenza.

Il metro e l'orologio sono gli utensili con cui
tracciamo confini provvisori.

Il tempo e lo spazio sono i protagonisti principali del sogno, l'altro grande impostore.


La torre di Babele è un esempio antichissimo della pretesa dell'uomo per il dominio dello spazio. La vera conquista dello spazio fatta dall'uomo è il distacco dalla terra, dalla linea di orizzonte, che per millenni fu la base della sua estetica e proporzione. Lucio Fontana, Manifesto tecnico dello Spazialismo

Prima di tutto per noi in ogni direzione intorno, da ciascun lato, sopra e sotto, per l'intero universo, non esiste confine. E poi, quando è pronta molta materia, quando è a disposizione lo spazio, e nessun fatto né causa contrasta, le cose devono certo attuarsi e giungere a compimento...

...i corpi che feriscono gli occhi e suscitano la visione. E senza posa fluiscono da certe cose gli odori; come il freddo dai fiumi, il calore dal sole, dalle onde marine l'effluvio che corrode i muri intorno alle spiagge. Voci mutevoli non cessano di aggirarsi nell'aria. Lucrezio, De rerum natura
 

29 ottobre 2007


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Piccole memorie

Il bambino che sono stato non vide il paesaggio come sarebbe tentato di immaginarlo, dalla sua altezza d'uomo, l'adulto che è diventato. Il bambino, nel tempo in cui lo fu, stava semplicemente nel paesaggio, ne faceva parte, non lo interrogava, non diceva né pensava, con queste o con altre parole: «Che bel paesaggio, che magnifico panorama, che stupendo punto di osservazione!» Naturalmente, quando saliva sul campanile della chiesa o si arrampicava sulla cima di un frassino alto venti metri, i suoi giovani occhi erano in grado di apprezzare e notare i grandi spazi aperti davanti a sé, ma c'è da dire che la sua attenzione preferì sempre individuare e fissarsi su cose ed esseri che si trovassero vicino, su quello che si potesse toccare con le mani, su quello che pure gli si offrisse come qualcosa che, senza averne coscienza, urgeva comprendere e incorporare nello spirito (sarà superfluo ricordare che il bambino non sapeva di avere dentro di sé un simile gioiello), che fosse un serpente strisciante, una formica che innalzava nell'aria una resta di grano, un maiale lì a mangiare nel trogolo, un rospo traballante sulle zampe storte, oppure una pietra, una ragnatela, la zolla di terra sollevata dal ferro dell'aratro, un nido abbandonato, la lacrima di resina gocciolante sul tronco del pesco, la brina luccicante sull'erba. O il fiume. José Saramago, Le piccole memorie
 

16 ottobre 2007


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Nessuno

Perugino, San Sebastiano, 1493-94, Ermitage, S. Pietroburgo

Una pace severa, gli occhi forano il cielo. Nessuna voce, nessuna santità, nessun martirio.

La morte tornò a letto, si abbracciò all'uomo e, senza ben capire quel che le stava succedendo, lei, che non dormiva mai, sentì che il sonno le faceva calare dolcemente le palpebre. Il giorno seguente non morì nessuno. José Saramago, Le intermittenze della morte
 

10 ottobre 2007


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Neve rossa

Michael Yamashita, Berretti Gialli


Solo un fiore che cade è un fiore completo,
ha detto un giapponese. Si è tentati di dire
altrettanto di una civiltà.
 
Cioran, Squartamento

 

A Hard Rain's A-Gonna Fall

( il testo )


7 ottobre 2007


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A piedi nudi

...con noi o senza di noi
verrà il tramonto
e sarà magnifico...

Silvano Agosti, Lettere dalla Kirghisia
 

26 settembre 2007


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Danza

Merce Cunningham

É danza quando tra il corpo e lo spazio, tra il corpo e il tempo, non ci  sono più ostacoli e nessuna distanza É danza il volo, la sosta è danza; è danza quando il respiro è tutt'uno con l'aria. 

Amo molto la danza. E' una cosa straordinaria la danza: vita e ritmo. Per me è facile vivere con la danza. Quando ho dovuto dipingere una danza per Mosca, sono semplicemente andato una domenica pomeriggio al Moulin de la Galette. Ho guardato come danzavano. In particolare ho guardato la farandola... I ballerini, tenendosi per mano, corrono attraverso tutta la sala, avvolgendo come un nastro la gente un po' sconcertata... Tornato a casa, ho composto la mia danza su una superficie di quattro metri, canticchiando lo stesso motivo che avevo sentito al Moulin de la Galette, in modo che tutta la composizione, tutti i ballerini, si muovessero allo stesso ritmo. Henri Matisse
 

22 settembre 2007


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Trompe-l'oeil

C. N. Gijsbrechts, Quadro girato, 1670-75, Museo Nazionale, Copenhagen

Anche il nulla prende forma.
Tutto ha la forma del nulla.

Infralle cose grandi che fra noi si trovano,
l'essere del nulla è grandissima.
Leonardo, Codice Atlantico
 

20 settembre 2007


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Mediterraneo (12)

La vera peste moderna è rappresentata dai turisti dei viaggi organizzati. E' uno dei gradi inferiori della dignità umana. Per tentare di salvare qualcosa bisogna fare un tenace sforzo mentale e immaginare che il Mediterraneo è soltanto un mare interiore che tutti conserviamo nella memoria. Si preserva dentro ciascuno di noi. Non sei altro che un po' d'acqua salata. In questo consiste la tua sostanza. L'umanità è una forma diversa di mare e la saggezza deriva dal conoscere o esplorare proprio il mare che ognuno di noi si porta dentro. Il mare, che è la maniera di Dio di mostrarsi azzurro. Manuel Vicent da Mediterraneo, di Scipione Guarracino,
 

10 settembre 2007


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Mediterraneo (11)

Skiathos, 10 agosto 2007

Finalmente l'alba.

Ma è la luce che precede l'alba a mettermi in uno stato di felicità speciale -quella luce vergine, quella prima luce. Cioran, Quaderni



4 settembre 2007


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Mediterraneo (10)

Tinos, Colombaia, 7 agosto 2007

L'arte, anche quando astrae, è una geografia. La musica si rivolge a un senso meno vago della vista, conduce oltre la compassione, occupa il silenzio dei sogni.

Il mio altro tempo. Il mio altro sogno. Il mio altro corpo. Tutto in me è altro. Non è mai stato. Non sarà mai nulla. Non è nulla. Tutto è finito, ma -nonostante sia svanito- permane, non scompare, oppure è solo rinviato, aggiornato, ma -anche se non arriverà mai- esiste, mi assomiglia, impegna il mio regno, ora, come se nonostante tutto, e al contempo, sia passato e trascorso. Tranne l'attimo della passione. Questo non contiene tempo, non ha tempo, non ha termine, né andata né ritorno. Edwar al-Kharrat, da L'altro Mediterraneo
 

28 agosto 2007


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Mediterraneo (9)

Che cosa nascondono gli asini?

Laurel & Hardy
 

25 agosto 2007


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Mediterraneo (8)

La memoria di un paesaggio è attenta all'equilibrio dei suoi elementi, non si occupa di ricordi. I luoghi di una felicità passata, col tempo, ne disperdono ogni traccia. Ma il forte vento, oggi, è causa di una sconosciuta euforia.

Ci sono certe isole che sembrano favorevoli agli sforzi dell'intelletto e stimolano gli entusiasmi dello spirito. Sulla loro superficie il mugghio del mare sovrasta il rumore del giorno e insieme sembrano provocare una sorta di silenzio. Pedrag Matvejević, Breviario mediterraneo



24 agosto 2007


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Mediterraneo (7)

Ingmar Bergman, 14 luglio 1918 - 30 luglio 2007

...mi fermo davanti alla Sommarhuset ad ascoltare l'enorme betulla a due tronchi.

Ingmar Bergman, Lanterna magica

 

Michelangelo Antonioni, 29 settembre 1912 - 30 luglio 2007

Noi sappiamo che sotto l'immagine rivelata ce n'è un'altra più fedele alla realtà, e sotto quest'altra un'altra ancora, e di nuovo un'altra sotto quest'ultima, fino alla vera immagine di quella realtà, assoluta, misteriosa che nessuno vedrà mai, o forse fino alla scomposizione di qualsiasi immagine, di qualsiasi realtà.

Michelangelo Antonioni




30 luglio 2007


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Mediterraneo (6)

Essere stati è una condizione per essere.
 Fernand Braudel, Il Mediterraneo

 

29 luglio 2007


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Mediterraneo (5)

Il mare profuma le strade dell'isola, oggi: il Maestrale apre i pori della pelle, lava la faccia alle case, spacca le onde e la rotta. A terra, aspettando che la forza del vento si consumi.

Il Vento, questo agente metafisico.
Cioran, Quaderni
 

28 luglio 2007


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Mediterraneo (4)

C'è sempre del sacro nei paraggi di un vulcano.

Ah! Quanto vorrei limitarmi unicamente alla sensazione, a un mondo anteriore al concetto, alle variazioni infinitesimali di un'impressione da rendere con mille parole stupende e sconnesse! Scrivere seguendo direttamente i sensi, diventare interprete del corpo e dell'anima scoordinata! Trascrivere solo ciò che vedo, ciò che mi tocca, fare quello che farebbe un rettile se si mettesse all'opera, anzi non un rettile, ma un insetto, giacché il rettile ha la cattiva reputazione di un intellettuale. Un libro che fosse poetico per pura fisiologia. Cioran, Quaderni
 

21 luglio 2007


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Mediterraneo (3)

Linosa, 19 luglio 2007

Un'apprendista scimmia di mare dovrebbe astenersi dalla contemplazione della bellezza; dall'astrazione cui porta il racconto della vita. Un'apprendista scimmia di mare dovrebbe astenersi dalla musica, dalla poesia, dall'arte. Dovrebbe vivere ogni giorno come un mondo, minando la coscienza acquisita nella vita già vissuta, fino a perdere ogni vecchio alfabeto.

In alcuni luoghi le cose artificiali convivono ancora pacificamente insieme a quelle naturali: un brutto vaso da fiori può partecipare ad una scena che anche la natura, forse, avrebbe voluto così.

Non c'è felicità se non nell'innocenza, in ciò di cui l'uomo è particolarmente incapace, in ciò che ha perduto per sempre. Cioran, Quaderni

 

20 luglio 2007


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Mediterraneo (2)

35° 29' 58" latitudine N, 12° 36' 03" longitudine E
 Il cielo alle 19,45 del 18 luglio 2007

Si possono percorrere miglia e miglia senza spostare di un solo grado il proprio asse ontologico oppure viaggiare lontanissimo, restando immobili. Il viaggio non è un moto, piuttosto un attraversamento. Si viaggia sempre dentro, e per questa ragione bisognerebbe imparare a viaggiare per sottrazione, verso il silenzio, verso l'intangibile.

...i mercanti di sole inventano incessantemente altri Mediterranei. È un'invasione pacifica, dunque, quella cui dà vita questo turismo spesso irregimentato, pronto a pagare, e a caro prezzo, il diritto di dormire, di consumare e anche di guardare. Nessuno si stabilisce o progetta di stabilirsi in modo permanente. Quando riprende il lavoro negli uffici e nelle fabbriche del Nord, la stessa folla riguadagna in buon ordine i paesi d'origine. È davvero un'invasione pacifica, dunque, ma non innocente. Distrugge infatti siti e paesaggi, sfigurati dal lusso un po' falso degli alberghi, degli immobili 'fronte mare' e delle seconde case: per l'archeologo di domani la sua traccia avrà tutte le caratteristiche di una conquista. E distrugge anche gli equilibri antichi e fragili delle società che la accolgono, in genere impreparate a subire lo shock dell'economia monetaria e spinte a sacrificare il futuro per il presente. Fernand Braudel, Il Mediterraneo
 

18 luglio 2007


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