animalia · c u r r e n t i   c a l a m o


 

 


 

 

 

 

 

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Ànemos

Henry Horenstein · Grevy's Zebra

Henry Horenstein · Grevy's Zebra · da Animalia  · 2006

Colpisce e sconcerta, oramai, che la
parola animale derivi da
anima.

13 ottobre 2008  © Graziano Spinosi


Leggere l'animale, sentirlo parlare, richiede una percezione estetica ed ecologica per la quale la psicologia non si è ancora fatta l'occhio e l'orecchio, per la quale non ha ancora trovato parole che non siano semplici moralismi allegorici ma vadano al di là delle metafore dell'essere maialesco, topesco, degli scherzi da scimmia...

Una lunga tradizione greca, che va da Pitagora fino a Plutarco e Porfirio, riconosce l'affinità fra l'uomo e la bestia, e, per quanto ci è dato sapere, uno dei tre precetti morali di Eleusi suggeriva appunto di "non essere crudeli con gli animali". Tuttavia questa forma di rispetto per gli animali, propria delle civiltà ebraica e greca, non sembra aver esercitato un'influenza determinante sugli atteggiamenti occidentali successivi. [...] Malgrado l'idea di Plinio, per la quale gli animali sarebbero più cari a Dio dell'uomo stesso, o la concezione di Lucrezio, che considera gli animali più felici e più nobili dell'uomo, e nonostante la popolarità della Terza Georgica di Virgilio, la legge romana conferisce ai padroni di animali lo 'ius utenti' e lo 'ius abutendi' - una posizione fondata sull'idea stoica secondo la quale gli animali sarebbero privi di ragione.

James Hillman · Animali del sogno

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Primates

Henry Horenstein - Phoca vitulina - 2006

Henry Horenstein · Phoca vitulina · da Animalia  · 2006

Il primato dell'uomo sugli animali è regola della natura. Eppure, se guardo un animale negli occhi, provo pena per la mia condizione. 12 gennaio 2010  © Graziano Spinosi


Si può raccontare la vita di un cane? Mi sembra che essa sfugga da tutte le parti quando entra nella parola, perché il tempo nostro non é il vostro tempo umano, e i nostri occhi non sono i vostri, e i nostri ricordi non hanno un prima e un dopo, sono tutti lì, davanti a noi, i ricordi, come disposti nello stesso istante, ma sono vivi, pieni di particolari, e hanno odori, tanti odori attaccati alle cose che possiamo rievocare, come ora sto facendo usando una lingua che non è, come ben sapete, la nostra lingua. Antonio Prete · L'ordine animale delle cose

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A corpo libero

Henry Horenstein · Giant Pacific Octopus

Henry Horenstein · Giant Pacific Octopus · da Animalia · 2006

I simulacri che ci appaiono negli specchi, nell'acqua, in ogni corpo lucido, poi che hanno aspetto simile alle cose, devono consistere d'immagini emesse da queste. Ci sono, dunque, tenui immagini delle forme, simili ad esse, che nessuno può scorgere ad una ad una e, tuttavia, ribattute da assiduo e frequente riverbero, rimandano la visione dal piano degli specchi; e pare che non possano in altro modo conservarsi così che siano riflesse figure tanto simili a ogni oggetto.


E quanto più fiera è una razza d'animali, tanto più è portata a infuriarsi nel sogno. Ma gli uccelli variopinti fuggono via e col batter d'ali d'improvviso turbano i sacri boschi nel tempo notturno, se nel sonno soave hanno visto dei falchi portare zuffe e battaglie incalzandoli al volo. [...] Molti nel sonno tradiscono gravi segreti, e sovente rivelano essi stessi una loro colpa. Molti incontrano la morte. Molti, come se da alte montagne precipitassero a terra a corpo abbandonato, sussultano di paura, e dal sonno, come dementi, a fatica tornano in sé, sconvolti dal tumulto del corpo.
 

Lucrezio · De rerum natura

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Bagatella

Nora

Nora


Un gat

A m şvégg in t’algl’ot s’un gat te lët,
l’éra tót biènch, s’agli urèci ad źira.
Un’éra un sogn, l’éra stuglè dirimpèt!
L’avéiva frèd, ùi tarméiva la dantìra.

Al guèrd da schènt par nò dèi udiénza
ló e mov una zèmpa par zarchè cunfórt.
A j’arvés la pórta şénza cleménza,
ló us’indréza e po’ us’arbórta, tot stórt.

Um guèrda da bàs s’una gran tarmasòun
pó um déis: ta ne véi ca stag par muréi?
Orca putèna! Che t-scurés u ’ne cardarà nisòun;
al téir só, a l’apóz se cusòin par fèl durméi.

Al guèrd in silenzi; e dórma in t'un'èlt mónd
mó un gnè rasòun: du clè antrè che ciacaròun?
A cióud sèmpra al pórti se cadnàz, féna in fónd,
la mi ca l’è sìcura, in duv'èl la disfunziòun?

 

Un gatto

Mi sono svegliato intorno alle otto, c’era un gatto nel mio letto, | era completamente bianco, con le orecchie di cera. | Non si trattava di  un sogno, era disteso davanti a me! | Aveva freddo, batteva i denti. | Lo guardo di sbieco per non dargli confidenza | muove una zampa in cerca di conforto | Gli apro la porta senza  pietà, | lui si alza ma cade dal letto, tutto storto. | Mi guarda dal basso tremando | poi mi dice: non vedi che sto per morire? | Porca puttana! Che tu parli non lo crederà nessuno; | lo sollevo, lo sistemo sul cuscino per farlo dormire. |  Lo guardo in silenzio mentre dorme in un altro mondo | ma non trovo ragione: da dove è entrato quel chiacchierone? | Chiudo sempre le porte col catenaccio, fino in fondo | la mia casa è sicura, dov’è la disfunzione?

15 maggio 2008  © Graziano Spinosi

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Mediterraneo · 9

 Asino greco

Che cosa nascondono gli asini?

25 agosto 2007  © Graziano Spinosi

Laurel & Hardy

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Scimmie di mare

El Greco · Scimmia, ragazzo che accende una candela e uomo

El Greco · Scimmia, ragazzo che accende una candela e uomo
 
1587
· National Gallery of Scotland · Edimburgo

Forse, un giorno, le scimmie penseranno
 di discendere dall'uomo.

4 febbraio 2007 © Graziano Spinosi


Ognuno di noi, ogni essere umano che oggi abiti il pianeta, reca effettivamente dentro di sé la storia immarcescibile della vita fin dal momento in cui essa ebbe inizio. È una storia scritta nei tessuti e nelle ossa, in funzioni e organi, nelle cellule cerebrali e nello spirito, in tutta una serie di bisogni ed impulsi atavici che attengono tanto al mondo fisico che a quello psichico. Un tempo, caro lettore, tu ed io eravamo simili ai pesci e dal mare siamo usciti, strisciando, alla conquista della terraferma nel cui seno ci troviamo ora. Abbiamo ancora sul corpo i segni del mare e così quelli del serpente, prima che il serpente diventasse il serpente e noi diventassimo noi, quando pre-uomo e pre-serpente erano una cosa sola. Un tempo abbiamo volato nell'aria, un tempo abbiamo vissuto sugli alberi, atterriti dal buio. Di tutto ciò restano le tracce, incise su ognuno di noi, incise nel nostro seme, e resteranno finché non avrà fine la nostra vita sulla terra. Jack London · Il vagabondo delle stelle

Traduzione di Stefano Manferlotti

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Nautilus

Edward Weston · Nautilus

Edward Weston · Nautilus · 1927

Il guscio del nautilus è un esempio di perfezione architettonica, lo spazio è felicemente connaturato all’essere che vi abita senza alcuno spreco di materiali e volumi. Per alcuni animali la casa è unita al corpo mentre per altri è necessaria la sua edificazione: i nidi degli uccelli e degli insetti sono altri esempi di architettura mirabolante per forma, mimetismo e funzione. L'architettura non deve mortificare lo spazio e i suoi abitatori, al contrario, dovrebbe essere l'espressione vivifica di un sentimento religioso, scaturire dal profilo dell'aria, da quello di un ramo, di una foglia. Il mare governa la forma di tutto ciò che contiene. 16 marzo 2007  © Graziano Spinosi


Io dico sempre che una grande architettura deve avere la doppia qualità di sorprendere ogni volta che la si rivede e nello stesso tempo di apparire come fosse sempre stata, come avesse da sempre occupato quel luogo, divenendo intimamente parte necessaria della definizione del luogo stesso, rivelandolo a se stesso continuamente, anche durante le sue trasformazioni. La luce di un'eclissi non rende irreale il circostante quanto piuttosto lo restituisce a un tempo universale, confronta con esso la provvisorietà inevitabile del presente, ne misura i confini, ristabilisce le distanze. A questo dovrebbe far pensare una grande architettura. Vittorio Gregotti · Diciassette lettere sull'architettura

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Serpari

Cocullo, processione dei serpari

Foto di Giancarlo Malandra

Si rinnova ogni anno, il primo giovedì di maggio, a Cocullo (AQ) la pittoresca processione dei "serpari", conosciuta anche come la più pagana fra i riti cristiani, in onore di San Domenico patrono del paese, che protegge contro il morso dei serpenti e che ha il potere di guarire le malattie dei denti. Dopo la funzione religiosa in Chiesa il Santo viene portato in processione ricoperto di serpenti vivi (ovviamente non velenosi) e con il manto che via via viene ricoperto di gioielli e dollari appesi dagli emigranti che tornano in questo paese per la "festa dei serpari". Il corteo è preceduto dal clero e da ragazze in costume che recano "ciambelli" dolci tipici che vengono preparati per la ricorrenza. Serpenti vivi sono attorcigliati anche attorno al collo e alle braccia dei serpari e dei fedeli che sfilano lentamente cantando tra due ali di folla. Quando a mezzogiorno esce la processione per gli abitanti di Cocullo è il momento della verità grave: dal comportamento delle serpi si ricavano i più disparati auspici: se le serpi muovendosi lentamente, si avvolgono intorno alla testa del Santo, allora è buon segno e la folla applaude contenta; se invece le serpi si dirigono verso le braccia disertando la testa allora la fantasia popolare galoppa e ognuno dà una propria lettura all'accaduto.


Un rito arcaico, che ha conservato la capacità di meravigliare per l’inquietante partecipazione dei serpenti. Dall’alba del primo giovedì di maggio le strade di Cocullo sono occupate da migliaia di serpenti e da una folla eccitata che li stringe tra le mani, li indossa, li esibisce insieme a un coraggio che muove stupore e tenerezza. Serpenti da ogni parte, sottratti prematuramente al Santo Letargo, e serpari stimolati dallo sguardo bramoso della folla. Serpenti addosso come nei sogni, come cazzi, sgusciati dalle tane. Giovani spose e confetti, pane con le patate. A mezzogiorno, dondolando, San Domenico incede per le piccole strade portato in processione. Tutti vogliono vederlo, il suo manto luccica di bava, tutti vogliono toccarlo; per una volta i serpenti incantano gli esseri umani. È pago il santo, chiavato dai serpi. maggio 2006  © Graziano Spinosi

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Pellicano

 Pellicano

Quando precipita in acqua non sbaglia mira però qualche volta impatta di pancia e si rovescia. Poi si risolleva e guadagna la riva, gaglioffo, dove finge di non saper volare. aprile 2006  © Graziano Spinosi


Per dei figli ben riusciti i genitori non possono far molto. Ma se un padre irragionevole si spilla il sangue dal cuore per un figlio degenere, allora l'amore diventa stoltezza. Un amorevole pellicano, vedendo languire i suoi piccoli, si aprì il petto con il becco acuminato e li rifocillò col suo sangue. << Ammiro la tua tenerezza >>, lo apostrofò un'aquila, << e compiango la tua cecità. Ma guarda, dunque: insieme con i tuoi piccoli hai covato anche alcuni indegni cuculi! >>. Ed era così per davvero; perché anche a lui il cinico cuculo aveva rifilato le sue uova. Meritavano degli ingrati cuculi di acquistar la vita a così caro prezzo? Gotthold Ephraim Lessing · Favole in tre libri

 

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