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Maschere

Marco Gozzi, Ritratto di
C. Goldoni con le maschere della Commedia
dell'arte,
San Giovanni Bianco, Bergamo, Casa parrocchiale
Si affaccia, dice, vengono…
nei canovacci della
Commedia dell’arte i verbi sono coniugati al
tempo presente. Un tempo piccolo, popolato da personaggi improvvisati che
hanno sempre fame: servi e padroni, passioni e tradimenti, svenimenti e rossori.
Va in scena la vita quotidiana coi tratti di ognuno, è una sarabanda di smorfie e
caricature: nascono le
maschere. A partire dalla metà del Cinquecento
danno vita a figure care alla memoria di molti; ognuna di esse incarna un
aspetto del carattere umano. La loro delicata presenza è ormai svanita, altre
maschere occupano la scena.
Si affaccia alla finestra per vedere
il tempo, vede che è vicino a farsi giorno, che gli par mill’anni, che non
trova mai la via a andare a letto, che fa tutta la notte come i gatti quand’
hanno i pedignoni; racconta come ancor lei vive ma che amore non li fa fare
quelle pazzie come la sua padrona, che essendo vedova ha praticato il mondo;
dice che si comincia a far giorno.
Le maschere della Commedia dell'Arte
ottobre 2006
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Colombina

Francesco Melzi,
Flora (Colombina), 1517-21,
Hermitage, San Pietroburgo
La maschera di
Colombina è tra le più antiche.
Goldoni, dopo secoli di opacità, la libera da un ruolo minore proclamandola
regina della scena. Parla continuamente, ammicca e arrossisce, procurando vampate d’amore e appetito. Una damina di cioccolato
bianco.
ottobre 2006
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Dottor Balanzone

Anonimo fiammingo,
Commedia dell'Arte, 1595-05,
Ringling Museum, Sarasota
Balanzone dottore, laureato in parole. Questa maschera è una creazione della goliardia bolognese,
la caricatura di qualche insegnante borioso. La balanza dei tribunali gli ha dato il nome: non è solo medico, infatti, ma anche
giudice, avvocato e filosofo. Parla soprattutto se non ha niente da dire: in
italiano, spagnolo, francese, tedesco, turco, polacco, latino…altro mal non
venga. Un’altra maschera torturata dalla fame.
ottobre 2006
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Pulcinella

Giandomenico Tiepolo,
Pulcinella, 1791-93,
Ca' Rezzonico, Venezia
E’ la
maschera della Commedia dell’Arte più famosa nel mondo, la più replicata.
Pulcinella è ovunque, cambia colore, come
il vento vola via. Mercante, contadino, fornaio; astuto, pedante, mariolo. La
sua adesione alla vita è così completa da prendere a randellate la morte
quando gli appare. La vita a ogni costo dunque, la fame non può aspettare.
ottobre 2006
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Cuore

Casimiro Brugnone de
Rossi, La barca dei comici, 1850,
Museo T. alla Scala, Milano
...abbandonarsi alla
trama,
alla storia che porta lontano, via.
Giunse nella città, dov'io era, una
compagnia di cattivi comici a rappresentare le loro triste commedie. Andai al
teatro la prima sera, mi parve uno zucchero e non aveva più cuore di
abbandonarli. Giunsero i commedianti al termine delle loro recite; si
disponevano alla partenza, ed io mi sentiva portar via il cuore.
Carlo Goldoni,
Memorie
novembre 2006
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Pierrot

E. Nolde, Donne e Pierrot, 1917,
Kunstsammlung Nordrhein-Westfalen, Düsseldorf
Pierrot osserva in silenzio. Parla poco, ascolta. Il garbo
incontra l’arroganza, la lealtà l'inganno, il desiderio l’esilio a cui spesso
l’amore conduce. Pierrot osserva in silenzio.
La
maschera di
Pierrot nasce in Italia verso la fine del
Cinquecento, ad opera di Giovanni Pellesini, attore della Compagnia dei Gelosi.
Il suo personaggio di nome Pedrolino era una variazione sul tema dello Zanni, il
servo, di cui indossava l'abito bianco e ampio. Servo accorto e fidato, pronto a
intessere imbrogli che poi districava con grande abilità, per trarre d'impaccio
il proprio padrone, Pedrolino era un personaggio forte, di primaria importanza
nell'economia della commedia. Il personaggio seguì i Gelosi in Francia, dove
ebbe immediato successo, entrando a far parte degli scenari delle Compagnie
francesi con il nome di Pierrot. Nella versione francese Pierrot perde gran
parte della sua astuzia, conservando solo l'onestà e l'amore per la verità,
spinto a volte fino all'eccesso. Dopo un periodo di declino il personaggio tornò
in primo piano grazie all'interpretazione del mimo Jean-Gaspard Debureau
(1796-1846), che gli infuse nuova energia, impersonandolo dal 1826 al Théâtre
des Funanbules...
ottobre 2006
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Arlecchino

Paul Klee,
New Harmony, 1936,
Solomon Guggenheim Museum,
New York
Alichino
è il nome di un diavolo del XXI canto dell’Inferno di Dante. Alla cinta
porta il baòcio, un
bastone con cui mescola la polenta e che
all’occorrenza usa come arma di difesa. Fame e
guai. E' superbo con le maschere di rango inferiore e ossequioso coi suoi
padroni. Questa attitudine ha certamente ispirato altri guitti involontari che possiamo
osservare, con minore divertimento, ogni giorno in televisione.
Siro Ferrone - Arlecchino
Giorgio Strehler
- Ferruccio Soleri
ottobre 2006
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