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Pennelli

lo studio di Giorgio Morandi in via Fondazza a Bologna

Morandi seppelliva i suoi pennelli in giardino quando erano consunti. Può sembrare una bizzarria ma si tratta di un delicato gesto di attenzione. La cura per le cose muove anche dalla consapevolezza della loro fine. L’infanzia in tasca, un minuto speso a raddrizzare un chiodo piegato.


Quell’uomo non era più buono a nulla in questo mondo. Egli aveva dato dei nomi alle sue pantofole. G. C. Lichtenberg
 

gennaio  2006


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Ripartire dal centro

Bisogna partire dal centro, rispondeva Picasso a chi gli domandava di descrivere il suo modo di dipingere. I bambini, quando disegnano, non si pongono alcuna domanda e cominciano naturalmente, a caso, spesso proprio dal centro del foglio. Più tardi la loro mano sarà guidata da un condizionamento scolastico, familiare e  mediatico, che impone regole e risultati prestabiliti. Dopo la perdita di questa spontaneità  lo spazio del disegno (e l'esistenza) diviene più estraneo e fitto d’insidie, la festa è finita.


Per diventare bambini occorre una vita

Picasso
 

febbraio  2006


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Pellicano

Quando precipita in acqua non sbaglia mai mira ma qualche volta impatta di pancia e si rovescia. Poi si risolleva e guadagna la riva, gaglioffo, dove finge di non saper volare.
 

aprile  2006


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Serpari

Si rinnova ogni anno, il primo giovedì di maggio, a Cocullo (AQ) la pittoresca processione dei "serpari", conosciuta anche come la più pagana fra i riti cristiani, in onore di San Domenico patrono del paese, che protegge contro il morso dei serpenti e che ha il potere di guarire le malattie dei denti. Dopo la funzione religiosa in Chiesa il Santo viene portato in processione ricoperto di serpenti vivi (ovviamente non velenosi) e con il manto che via via viene ricoperto di gioielli e dollari appesi dagli emigranti che tornano in questo paese per la "festa dei serpari". Il corteo è preceduto dal clero e da ragazze in costume che recano "ciambelli" dolci tipici che vengono preparati per la ricorrenza. Serpenti vivi sono attorcigliati anche attorno al collo e alle braccia dei serpari e dei fedeli che sfilano lentamente cantando tra due ali di folla. Quando a mezzogiorno esce la processione per gli abitanti di Cocullo è il momento della verità grave: dal comportamento delle serpi si ricavano i più disparati auspici: se le serpi muovendosi lentamente, si avvolgono intorno alla testa del Santo, allora è buon segno e la folla applaude contenta; se invece le serpi si dirigono verso le braccia disertando la testa allora la fantasia popolare galoppa e ognuno dà una propria lettura all'accaduto.

Un rito arcaico, che ha conservato la capacità di meravigliare per l’inquietante partecipazione dei serpenti. Dall’alba del primo giovedì di maggio le strade di Cocullo sono occupate da migliaia di serpenti e da una folla eccitata che li stringe tra le mani, li indossa, li esibisce insieme a un coraggio che muove stupore e tenerezza. Serpenti da ogni parte, sottratti prematuramente al Santo Letargo, e serpari stimolati dallo sguardo bramoso della folla. Serpenti addosso come nei sogni, come cazzi, sgusciati dalle tane. Giovani spose e confetti, pane con le patate. A mezzogiorno, dondolando, San Domenico incede per le piccole strade portato in processione. Tutti vogliono vederlo, il suo manto luccica di bava, tutti vogliono toccarlo, per una volta i serpenti incantano gli esseri umani. Ride il santo, chiavato dai serpi.
 

maggio  2006


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Oleografia

Anthony Minghella, Il paziente inglese, 1996

Il sogno è finito, sopravvivono figurine stregate che non stanno mai ferme. Vivacchiano su quel bordo che separa la fine delle cose dl principio di altre.

 

maggio  2006


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Emilio Vedova

Emilio Vedova

Un quadro è anche la traccia di un luogo, di un tempo,
di un corpo a cui sopravvive.


La pittura è, come la vita, una  nuova scelta, nuova responsabilità. Niente è facile per me, la mia mano non si muove senza mesi di studio preparatorio, senza un continuo approfondimento della coscienza. Emilio Vedova
 

25 ottobre  2006


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Un  ricordo

Quartetto Italiano, Elisa Pegreffi, Paolo Borciani, Piero Farulli, Franco Rossi, anni '70

Primi anni anni ottanta, dicembre. A Faenza, in una chiesa sconsacrata, si tenne l'ultimo concerto del Quartetto Italiano. La serata si concluse con l'esecuzione dell'incantevole quartetto per archi La morte e la fanciulla, di Schubert. Un'interpretazione straordinaria, come sempre, ma quella era l'ultima e loro lo sapevano, pur senza averlo comunicato pubblicamente. Anch'io e altri amici lo sapevamo; ho avuto l'onore di conoscere e di frequentare Paolo, pochi anni prima che morisse, e con lui Elisa, sua moglie, secondo violino del quartetto. Tagliava la pelle, con la musica, la dignità dei suoi interpreti: nel momento più doloroso di una strabiliante carriera e nonostante il secondo movimento, infatti, non concessero nulla all'emotività personale, alla stretta dei ricordi, al sentimento della fine. Una serata e una una lezione di disciplina che non dimenticherò mai. Uscimmo dalla chiesa in silenzio, nevicava.


Franz Schubert
Quartetto per archi n. 14 in Sol maggiore
La morte e la fanciulla

1 Allegro
 
                  11:36  (11 Mb)
2 Andante con moto     14:13 (13,4 Mb)
3 Scherzo (Allegro molto)
  3:38  (3,4 Mb)
4 Presto               
8:58  (8,5 Mb)

Quartetto Italiano, 1965
 

6 dicembre 2006


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Lontanando

Pier Paolo Pasolini, Decameron, 1970-71

La nostra ombra indugia nei luoghi che abbiamo lasciato.


Io amo la vita... e mai e poi mai potrò concepire che lo straordinario, il demoniaco vengano onorati come ideale. No, la “vita”, intesa quale eterno contrapposto allo spirito e all’arte, non si presenta a noi anomali come anomalia, come una visione di sanguinosa grandezza o di bellezza selvaggia, no, il regno delle nostre aspirazioni è proprio la normalità, la decenza, l’amabilità, insomma la vita nella sua banalità seducente. Thomas Mann,  Tonio Kroger
 

28 dicembre 2006


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Doubt

 

Interrogai i sapienti dei secoli passati; consultai poi quelli che erano i miei contemporanei, ma nessuna delle loro risposte era soddisfacente. Così mi rivolsi a me stesso e misi tutto in dubbio, come se nessuno mi avesse mai detto nulla. Cominciai ad esaminare in me la realtà per scoprire il vero modo di giungere la conoscenza. Di qui la tesi che è il punto di partenza delle mie riflessioni: più penso, più dubito. François Sanchez, 1581


11  febbraio 2007


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Tango


 

È nel pavimento lavato dove brillano
i pesci d’oro delle scarpe nuove
È nel sudore sulla fronte del violinista
È nel Cupido dal dente cariato
che fa sedere le coppie, aspettando la mancia
È nel bicchiere di Tempranillo
dove lui desidera lei, attraverso un rosso inferno
È nella segatura ben sparsa,
perché nessuna lacrima vada persa
È nel primo sopraggiungere del tango
È nella notte curiosa dietro la porta chiusa
Ma se non ti tengo tra le braccia
tutto questo è una cartolina odorosa
per un barbiere che dorme
per un barbiere che sogna

È nella dama piccola che si appoggia
al cavaliere come a un parapetto di balcone
e guarda ombre di passi passare
in un fiume di neon e di fumo
nel suo grande music-hall personale
È nel sorriso dello scemo che non può ballare
ma dentro di sé conquista e seduce
la bionda triste, con l’uomo al fianco
che parla di sacchi di caffè, e non ama il tango
E’ nel gesto di Carlos che spalanca
il bandoneon, come Mosè che apre il mare
È nel frusciare di una gonna, in un attimo di silenzio
È nell’odore di rosa, calzini ed assenzio
Ma se non ti bacio come si baciano i ragazzi
tutto questo è nostalgia, per un mare dipinto
per un marinaio senza più nave
per un marinaio senza più vento

È nella tosse roca del ballerino migliore
che indossa la morte, come un abito ben fatto
e nella vecchia coppia che danza
“Enganadora” per la millesima volta
È nella vecchia ferita da coltello
il giorno che qualcuno difese qualcuna
Nelle risate troppo forti e smargiasse
Nelle farfalle che si uccidono sulle lampade rosse
È nella grazia e nell’arroganza
di questo contrappunto, che ci trascina
nei campi di luna, oltre la porta
Ma se non mi sei vicina, amore
tutto questo è uno spartito vecchio
dentro una vecchia valigia di carta
dentro una vecchia valigia sporca

Stefano Benni, TANGO perpendicular

 

Astor Piazzolla - Balada para un loco, 1969 ( 9,2 Mb )

 

1 marzo 2007


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Bianco su nero

Rubén Gallego bambino

Il viaggio di un piccolo randagio senza gambe che ha per cielo un soffitto, bianco di giorno, nero di notte. Al posto delle stelle ci sono le parole che gli appaiono.


Sono persuaso che sulla bilancia dell'umanità la gioia di un bambino per un giocattolo nuovo valga molto più di qualunque vittoria militare.

Io ascoltavo e ci credevo, come solo i bambini, e forse soltanto loro, sanno credere alla verità.

Ero assuefatto alla mia invalidità. Solo di tanto in tanto affiorava, irrefrenabile, il desiderio di stare in piedi. Di norma affiorava spontaneo dai meandri del mio istinto animale.

Sono dei ragazzacci, quelli dell'orfanotrofio, dei selvatici.

Essere un ritardato non è poi così difficile. Lo sguardo della gente ti scivola accanto senza notarti. Non sei un uomo, sei il nulla. Capita, però, che per bontà innata o per dovere professionale, l'interlocutore noti che dentro sei come tutti gli altri. E in un attimo l'indifferenza cede il posto all'ammirazione, e l'ammirazione a un'angoscia sorda per la realtà delle cose.

Rimango solo. Imbrunisce. Un gatto attraversa il corridoio.

Ruben Gallego - Bianco su nero

Traduzione di Elena Gori Corti
 

14 marzo 2007


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Eva Hesse

Eva Hesse, New York, 1969

La tecnologia dei materiali conobbe un importante sviluppo nel dopoguerra, creando l'illusione di un tempo dilatato e di una morte lontanissima; la Pop art ne fu il contraccolpo. Eva Hesse impiegava i materiali del suo tempo senza questa illusione, in un clima di lavoro appartato e silenzioso, disciplinato dalla consapevolezza che le cose hanno valore anche in ragione della loro fine.


Con Josef Albers, Yale University, 1958

Le foto sono tratte da questo libro.
 

19 marzo 2007


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I bambini di Igatu

Gabriela, Igatu, 2007

I bambini sono sempre in piazza, a Igatu. Somigliano a piccoli gatti, conoscono ogni porta, ogni albero, ogni argine del villaggio. Dopo un temporale vanno sotto i grandi eucalipti, intorno al cimitero, per raccogliere i semi che il vento e la pioggia hanno fatto precipitare. La sera corrono a gruppi e giocano, come hanno giocato tutti i bambini del mondo prima che la televisione umiliasse la loro fantasia. Raramente sono in compagnia dei genitori, per strada. Non ci sono automobili, non ci sono sensi unici, non ci sono negozi a Igatu. Case. Povere case con le porte sempre aperte. Di notte un silenzio immenso si spande insieme al riverbero dei lumi e delle stelle, che qui pulsano alla stessa altezza.
 


8 maggio 2007


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Danza

Merce Cunningham

É danza quando tra il corpo e lo spazio, tra il corpo e il tempo, non ci sono più ostacoli e nessuna distanza É danza il volo, la sosta è danza; è danza quando il respiro è tutt'uno con l'aria. 


Amo molto la danza. E' una cosa straordinaria la danza: vita e ritmo. Per me è facile vivere con la danza. Quando ho dovuto dipingere una danza per Mosca, sono semplicemente andato una domenica pomeriggio al Moulin de la Galette. Ho guardato come danzavano. In particolare ho guardato la farandola... I ballerini, tenendosi per mano, corrono attraverso tutta la sala, avvolgendo come un nastro la gente un po' sconcertata... Tornato a casa, ho composto la mia danza su una superficie di quattro metri, canticchiando lo stesso motivo che avevo sentito al Moulin de la Galette, in modo che tutta la composizione, tutti i ballerini, si muovessero allo stesso ritmo. Henri Matisse
 

22 settembre 2007


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A piedi nudi

...con noi o senza di noi
verrà il tramonto
e sarà magnifico...

Silvano Agosti, Lettere dalla Kirghisia
 

26 settembre 2007


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Neve rossa

Michael Yamashita, Berretti Gialli


Solo un fiore che cade è un fiore completo,
ha detto un giapponese. Si è tentati di dire
altrettanto di una civiltà.
 
Cioran, Squartamento
 

A Hard Rain's A-Gonna Fall

( il testo )


7 ottobre 2007


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Piccole memorie

Il bambino che sono stato non vide il paesaggio come sarebbe tentato di immaginarlo, dalla sua altezza d'uomo, l'adulto che è diventato. Il bambino, nel tempo in cui lo fu, stava semplicemente nel paesaggio, ne faceva parte, non lo interrogava, non diceva né pensava, con queste o con altre parole: «Che bel paesaggio, che magnifico panorama, che stupendo punto di osservazione!» Naturalmente, quando saliva sul campanile della chiesa o si arrampicava sulla cima di un frassino alto venti metri, i suoi giovani occhi erano in grado di apprezzare e notare i grandi spazi aperti davanti a sé, ma c'è da dire che la sua attenzione preferì sempre individuare e fissarsi su cose ed esseri che si trovassero vicino, su quello che si potesse toccare con le mani, su quello che pure gli si offrisse come qualcosa che, senza averne coscienza, urgeva comprendere e incorporare nello spirito (sarà superfluo ricordare che il bambino non sapeva di avere dentro di sé un simile gioiello), che fosse un serpente strisciante, una formica che innalzava nell'aria una resta di grano, un maiale lì a mangiare nel trogolo, un rospo traballante sulle zampe storte, oppure una pietra, una ragnatela, la zolla di terra sollevata dal ferro dell'aratro, un nido abbandonato, la lacrima di resina gocciolante sul tronco del pesco, la brina luccicante sull'erba. O il fiume. José Saramago, Le piccole memorie
 

16 ottobre 2007


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Resti

Brindisi, Via Santa Chiara

Un tempo, per tingere di rosso gli intonaci delle case, qui a Brindisi miscelavano alla calce i resti del mosto dopo la fermentazione. L'umore del mare, giorno dopo giorno, si attaccava a quello della terra sui muri battuti dalla pioggia, dalle impronte, dalle voci. Oggi sembrano case di zucchero e sale.


Perché noi occidentali, che crediamo nelle stelle e negli oroscopi che cadono dalle stelle, abbiamo dimenticato che i nostri gesti lenti, agili o violenti modificano le stelle, il loro equilibrio, la loro luce, il loro giro? Il gesto dell'uomo crea armonia o disarmonia nell'universo... Umberto Galimberti, Le cose dell'amore
 

25 dicembre 2007


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Parole nomadi



Ostuni

È parte del viaggio l'addio, una sosta, non la sua fine.


              Viaggiare non è raggiungere una meta,
                        ma esporsi all'insolito.

Ma che ne è dell'intervallo tra l'inizio e la fine? Che ne è del viaggio per chi vuol arrivare? Per chi vuol arrivare, per chi mira alle cose ultime, ma anche per chi mira alle mete prossime, del viaggio ne è nulla. Le terre che egli attraversa non esistono. Conta solo la meta. Egli viaggia per arrivare, non per viaggiare. Così il viaggio muore durante il viaggio, muore in ogni tappa che lo avvicina alla meta. E con il viaggio muore l'Io stesso fissato sulla meta e cieco all'esperienza che la via dispiega al viandante che sa abitare il paesaggio e, insieme, al paesaggio sa dire addio. Umberto Galimberti, Parole nomadi
 

28 dicembre 2007


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Il colore del melograno

Sergei Parajanov · Il colore del melograno (fotogramma) ·1968
 

24  febbraio 2008


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Asa nisi masa

Federico Fellini · (fotogramma) ·1963

L'è un schérz ch'a n'e' capéss, a m sint srè i ócc
sal mèni da dri: cucú, chi è?
e quèst csa vól? dài, ch'a n sémm piò burdéll,
Ricardo, tè t'é sémpra voia, no?
ta n si Ricardo? t si Tonino, no?
a i so, t si Loris, no? porca putèna,
chi èll? chi sit? a m vólt,
mo dò ch' l'è 'ndè st' pataca? u n gn'è niseun.

È uno scherzo che non capisco, mi sento chiudere gli occhi| con le mani da dietro: cucú, chi è?| e questo cosa vuole? dai, che non siamo più bambini,| Riccardo, tu hai sempre voglia, no?| non sei Riccardo? sei Tonino, no?| ci sono, sei Loris, no? porca puttana,| chi è? chi sei? mi volto,| ma dov'è andato 'sto coglione? non c'è nessuno.

Raffaello Baldini · Ciacri


Federico Fellini, sul significato dell'arte
 

6 marzo  2008


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Lumen

Anne Teresa De Keersmaeker & Michele Anne De Mey
Fase · Quattro movimenti su musica di Steve Reich ·1982

Ho seguito una prova di Martha Graham quando aveva novantacinque anni: dopo la prova un giornalista del New York Times le chiese: "Che cos'è per lei creare un balletto?" E senza esitare lei disse: "Tracciare un grafico del mio cuore". Robert Wilson
 

7 marzo  2008


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Vòusi (voci)

Archivio Alinari ·Rimini ·Piazza Cavour ·1924

Un témp, la dmènga
e' s
òul
sòtta i pórtich
e' févva léus e' silénzi.

Un tempo, la domenica
il sole
sotto i portici
faceva splendere il silenzio.

Nino Pedretti · Al vòusi


Amarcord
 

9 marzo 2008


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Amore


Édouard Lock · La La La Human Steps  · Amelia  · 2002

La presenza di un corpo non muoverà mai desiderio quanto la sua assenza. E assenza qui non significa che quel corpo non c'è, ma che non si ha mai la sensazione di possederlo anche quando lo si avvinghia. È del vuoto che ci si innamora, non del pieno, e perciò amore è trascendenza, e non simbiotico rapporto duale. Per questo il linguaggio dei mistici, che hanno sempre a che fare con il Grande Assente, sembra rubato al linguaggio degli amanti. Se il corpo nella sua pienezza e nella sua specificità sessuale non erotizza perché non lascia spazio alla creazione dell'altro, amore si dà solo là dove c'è costruzione, proiezione, invenzione. Nessuno ama l'altro, ma ognuno ama ciò che ha creato con la materia dell'altro. Siamo irriducibilmente racchiusi nella nostra solitudine, e se trascendenza si dà, questa percorre lo spazio che c'è tra la natura e la sua trasfigurazione. Ciò che si ama è dunque la nostra creazione, non la natura, ma l'artificio. Umberto Galimberti · Parole nomadi
 

13 marzo 2008


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F I L

Non l'uomo, bensì il leone o la tigre avrebbero dovuto occupare il posto che egli detiene nella scala delle creature. Ma non sono mai i forti, sono i deboli che mirano al potere e lo raggiungono, per l'effetto combinato dell'astuzia e del delirio. Cioran · La caduta nel tempo


Felicità Interna Lorda

 

15 marzo 2008


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Futuro anteriore



Alain Resnais · Mon oncle d'Amérique (fotogramma) ·1980

Alcuni luoghi si possono raggiungere
solamente attraverso una fuga.


Dal punto di vista scientifico si può capire il senso della vita di un essere umano solo se non lo si separa da quello della specie. Non può essere limitato alla sopravvivenza di un sottogruppo predatore e aggressivo che cerca di impadronirsi di un territorio spaziale, economico, linguistico o culturale. La terra appartiene a tutti quelli che ci vivono. È tonda e i suoi confini sono i confini dello spazio che essa occupa nel sistema solare. Non ha muri divisori, proprietà private, sbarramenti, cancellate. La materia e l'energia che racchiude sono state finora solo di chi era capace di creare l'informazione tecnica necessaria a utilizzarle. Questa informazione ha procurato a coloro che la possedevano armi perfezionate per asservire gli altri. Ha permesso loro di sfruttare terra, mare e aria lasciando agli altri solo i rifiuti.[...] Quando mai capiranno, i gruppi umani appartenenti al grande organismo della specie umana, che il loro scopo è la sopravvivenza dell'insieme e non l'affermazione della loro dominanza sugli altri? Nessuno, da solo, rappresenta la specie e nessuno ha il monopolio della verità.

Dopo un po' di tempo si vide spuntare, attraverso il tappeto multicolore che copriva la terra, uno stelo che presto si guarnì di un fiore. Ma non c'era più nessuno che potesse accorgersene.

Henri Laborit · Elogio della fuga
 

17 marzo 2008


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Cruore



I. Stravinskij · V. Nižinskij · La sagra della primavera · 1913
Marie-Claude Pietragalla ·
1987

Io mi porto questo verde alle labbra-
questo vischioso giurare di foglie-
questa terra che è spergiura: madre
di bucaneve, aceri, quercioli.

Mi piego alle umili radici, e guarda
come divento insieme cieco e forte;
non fa dono, il risonante parco,
di una sontuosità eccessiva agli occhi?

E - palline di mercurio - le rane
con le voci s'agglomerano a palla;
i nudi stecchi si mutano in rami
e in lattea finzione il vapore dell'aria.

Osip Mandel'štam · da Cinquanta poesie
 

21 marzo 2008


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L'ora del lupo



Ingmar Bergman · L'ora del lupo (fotogramma) ·1967

Marzo era il mese dei fuochi, delle prime sere all'aperto. In una di queste, secondo la fase della luna, il pozzo veniva scoperchiato e parlava. Dopo la rimozione del pesante coperchio indietreggiavamo, ansiosi di udire la sua voce. Ci batteva il cuore. Poi qualcuno, tra i più grandi, si avvicinava adagio e si sporgeva, in punta di piedi, ruotando il capo perché l'orecchio potesse cogliere il più flebile suono. La sua fuga improvvisa era il segnale che il pozzo aveva parlato. Tutti allora scappavamo per lo spavento, ma subito dopo correvamo a scrutarne il fondo buio, cercando la forma di quella voce. Sembrava un lamento, forse un respiro o soltanto uno sbadiglio, chissà. La paura del pozzo che parlava era una smania che doveva restare segreta.


La memoria è immersa nel tempo, nasce dal passato e vive del passato, e dalla memoria vissuta (dalla memoria interiore) rinascono continuamente i ricordi che si modificano di stato d'animo in stato d'animo, di situazione in situazione, e che si intrecciano senza fine con i modi con cui riviviamo, o ci è possibile rivivere, l'avvenire: il futuro. [...] Dai vasti quartieri della memoria vissuta sgorgano sciami di immagini e di ricordi che si riflettono febbrilmente nel presente, solo se non è disturbata la continuità intenzionale del tempo: solo se, e quando, passato, presente e futuro si integrano e si correlano unitariamente, consentendo ad ogni esistenza umana di storicizzarsi. Eugenio Borgna · Come in uno specchio oscuramente
 

23 marzo 2008


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Rovine

Roman Polanski · Il pianista (fotogramma) ·2002

Una memoria sfregiata riconduce
sempre al sentiero delle rovine.


Benché morto e rimorto, debbo vivere:
la città è folle d'acqua che straripa,
e com'è bella, gaia, zigomuta,
com'è dolce sul vomere il grasso strato d'humus,
come posa la steppa nel rimestio d'aprile;
ed è il tuo Buonarroti questo cielo sublime...

Osip Mandel'štam · da Cinquanta poesie


Sono questo le rovine:
le cose senza più il loro nome.
 

10 aprile  2008


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Scolpire il tempo

Andrej Tarkovskij · Lo specchio (fotogramma) ·1975

C'è un sole volenteroso oggi
ma il barometro propone pioggia.


C'è una speranza che l'uomo sopravviva, nonostante tutti i segni del silenzio apocalittico preannunciato dall'evidenza dei fatti? La risposta a questo interrogativo, forse, è contenuta nell'antica leggenda sulla resistenza dell'albero inaridito, privato dei succhi vitali, che ho preso come base del film più importante nella mia biografia artistica. Un monaco, passo dopo passo, secchio dopo secchio portava l'acqua sulla montagna e innaffiava l'albero inaridito, credendo senz'ombra di dubbio nella necessità di ciò che faceva, senza abbandonare neppure per un istante la fiducia nella forza miracolosa della sua fede e perciò assistette al miracolo: una mattina i rami dell'albero si rianimarono e si coprirono di foglioline. Ma questo è forse un miracolo? È soltanto la verità. Andrej Tarkovskij · Scolpire il tempo
 

13 aprile  2008


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Vento

Joris Ivens · Io e il vento (fotogramma) ·1988

Il vento sollecita le rotte degli uccelli, batte la schiena ai naviganti, piega la forma degli alberi. Nel vento il vapore dei mari, la polvere dei deserti, la voce immutata dei morti.


Sono il vento gelido della Sierra Madre,
sono il canto di Moby Dick ma mi desiderate
in fondo ai mari del mondo.
Sono il vento dei campi di grano.
Rido, rido, rido tutta la giornata,
sono il cerchio proibito,
chi mi supera avrà il fiato mozzato.
Sono il föhn, sono il maestrale,
il diavolo dell'Europa gotica,
Van Gogh tentò di dipingermi e impazzì.
In Tunisia sono il ghibli,
sono il tornado del Nebraska
ma per tutti sono l'odioso Simoun.
Un giorno supererò il muro del suono,
il bambino argentino capriccioso e crudele.
Ahimè! Oramai il mio segreto verrà taciuto,
omaggio a coloro che detengono i segreti.
Sono l'amante effimero, il balocco delle nuvole,
un sospiro nel cielo cinese.
Sono la moschea di Cadice,sono io
che allontano l'aria greve della notte.
Sono il soffio del primo giorno della creazione
che galleggiava sulle acque.

Joris Ivens


...a volte il vento annuncia altro vento…
 

21 aprile  2008


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Bagatella

Nora


Un gat

A m şvégg in t’algl’ot s’un gat te lët,
l’éra tót biènch, s’agli urèci ad źira.
Un’éra un sogn, l’éra stuglè dirimpèt!
L’avéiva frèd, ùi tarméiva la dantìra.

Al guèrd da schènt par nò dèi udiénza
ló e mov una zèmpa par zarchè cunfórt.
A j’arvés la pórta şénza cleménza,
ló us’indréza e po’ us’arbórta, tot stórt.

Um guèrda da bàs s’una gran tarmasòun
pó um déis: ta ne véi ca stag par muréi?
Orca putèna! Che t-scurés u ’ne cardarà nisòun;
al téir só, a l’apóz se cusòin par fèl durméi.

Al guèrd in silenzi; e dórma in t'un'èlt mónd
mó un gnè rasòun: du clè antrè che ciacaròun?
A cióud sèmpra al pórti se cadnàz, féna in fónd,
la mi ca l’è sìcura, in duv'èl la disfunziòun?

 

Un gatto

Mi sono svegliato intorno alle otto, c’era un gatto nel mio letto, | era completamente bianco, con le orecchie di cera. | Non si trattava di  un sogno, era disteso davanti a me! | Aveva freddo, batteva i denti. | Lo guardo di sbieco per non dargli confidenza | muove una zampa in cerca di conforto | Gli apro la porta senza  pietà, | lui si alza ma cade dal letto, tutto storto. | Mi guarda dal basso tremando | poi mi dice: non vedi che sto per morire? | Porca puttana! Che tu parli non lo crederà nessuno; | lo sollevo, lo sistemo sul cuscino per farlo dormire. |  Lo guardo in silenzio mentre dorme in un altro mondo | ma non trovo ragione: da dove è entrato quel chiacchierone? | Chiudo sempre le porte col catenaccio, fino in fondo | la mia casa è sicura, dov’è la disfunzione? (maggio 2004)
 

15 maggio  2008


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Anelli

Jean Luc Godard · L'amore (fotogramma) ·1969

Un bivio congiunge due strade
in una o la divide in due.


Non si guardavano. Nella penombra condivisa entrambi erano seri e silenziosi. Egli le aveva preso la mano sinistra e le sfilava e le metteva l'anello d'avorio e l'anello d'argento. Poi le prese la mano destra e le sfilò e le mise i due anelli di argento e l'anello d'oro con pietre dure. Lei porgeva alternativamente le mani. Questo durò qualche tempo. Continuarono ad allacciare le dita e ad unire i palmi. Procedevano con lenta delicatezza, come se temessero di sbagliare. Non sapevano che era necessario quel gioco perché una determinata cosa accadesse, nel futuro, in una determinata regione. Jorge Luis Borges · Il Gioco, da Storia della notte
 

25 maggio  2008


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Un'ora sola

Albore · 27 giugno 2008 (part)

Un'ora sola in cui si guardi in silenzio è
tanto più vasta di tutte le possibili vite.

Antonia Pozzi · L'età delle parole è finita
 

27 giugno  2008


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Aya Sofya

Aya Sofya ·Interno (particolare) ·Istanbul

Anche la luce è un materiale, sostanza e identità dei corpi. Aya Sofya la riceve al suo interno senza mai confinarla; la luce circola liberamente nelle sue cavità come fosse aria e prende parte al respiro delle volte, dei mosaici, dei marmi limati dalle orme dell'uomo. Qui la cupola si gonfia e sale per la forza della luce. A questa cupola che pare un grembo forato, mi piace pensare oggi, il sole consegna ogni giorno il suo ultimo lampo. 


Ecco il segno; s'innerva
sul muro che s'indora:
un frastaglio di palma
bruciato dai barbagli dell'aurora.

Il passo che proviene
dalla serra sì lieve,
non è felpato dalla neve, è ancora
tua vita, sangue tuo nelle mie vene.

Eugenio Montale · Mottetti

 

Istanbul, 12  luglio  2008


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Burin

Dubrovnik · 28 luglio 2008

Nelle notti d'estate un vento caldo, qui chiamato  Burin, batte vorticosamente da Nord Est. È un vento secco, di terra. Solleva le cose della terra e le vedi volare verso il mare. Anche le tende delle case, le palme, le tovaglie sui tavoli nei vicoli agitano le loro cime nella direzione del mare. I gatti, straordinariamente tranquilli durante il giorno, tornano randagi per una notte quando soffia il Burin. All'alba si placa, il cielo torna chiaro.


Il sangue non mi lascia prendere sonno,
il sangue non può dormire né addormentarsi mai,
come un'apre ronza e brucia.

Voci di sangue, sogni, venti, chiari di luna, raccolti...

Nel buio, in cantina, senza luce alcuna,
si sentiva il vento sibilare nel vuoto,
con le unghie insanguinate nelle viscere,
nel cervello, nel mio corpo intero,
mi sono messo a latrare come un cane solitario,
che sanguinando muore per davvero.

Miroslav Krleža · Le ballate di Petrica Kerempuh

 

Dubrovnik, 28  luglio  2008


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