c u r r e n t i   c a l a m o




 












Ma quanto tempo poteva passare un uomo ricordando i momenti più belli dell'infanzia? Perché invece non godersi i momenti più belli della vecchiaia? O i momenti più belli della vecchiaia erano proprio questi, la nostalgia per i momenti più belli dell'infanzia, per il sottile virgulto che il suo corpo era allora, quando si faceva portare dalle onde dal punto più lontano dove esse cominciavano a formarsi, con le braccia tese davanti a lui come la punta di una freccia e dietro il resto del corpo esile come l'asticciola della freccia, fino al punto in cui la sua cassa toracica strisciava contro i sassolini aguzzi e le conchiglie frastagliate e polverizzate all'estremità del bagnasciuga, dove lui si raddrizzava e si voltava in fretta e attraversava a balzelloni l'acqua bassa finché gli arrivava al ginocchio ed era abbastanza profonda per tuffarsi e cominciava a nuotare come un forsennato verso i frangenti che si alzavano davanti a lui - dentro il verde Atlantico che avanzava, che procedeva ondeggiando verso di lui come l'ostinata realtà del futuro - e, se era fortunato, arrivava in tempo per montare in groppa al prossimo cavallone e poi a quello dopo e a quello dopo e ancora a quello dopo, fino a quando capiva, dall'inclinazione sull'acqua dei raggi del sole che tramontava nell'entroterra, che era ora di andare. Correva a casa a piedi nudi, bagnato e incrostato di sale, ricordando la forza di quel mare immenso che gli ribolliva nelle orecchie  leccandosi un braccio per sentire il sapore della pelle rinfrescata dall'oceano e cotta dal sole. Insieme all'estasi di un'intera giornata trascorsa facendosi sbatacchiare dall'oceano fino a rincretinirsi, quel sapore e quell'odore lo inebriavano talmente da spingerlo quasi al punto di affondare i denti nel braccio per strapparne un boccone di se stesso e sentire il sapore della propria carnale esistenza.

Philip Roth · Everyman