Adele

1 ottobre 2015

ADELE-A-DICIOTTO-ANNI-1944

Adele | 1 ottobre 1926 · 16 dicembre 2000

Osservai la bambina e finalmente ritrovai mia madre. La luminosità del suo viso, la posizione ingenua delle sue mani, il posto che essa aveva docilmente occupato senza mostrarsi e senza nascondersi, la sua espressione infine, che la distingueva, come il Bene dal Male, dalla bambina isterica, dalla smorfiosetta che gioca all’adulta, tutto ciò formava l’immagine d’una innocenza assoluta ( se si vuole accogliere questa parola nella lettera della sua etimologia, la quale è Io non so nuocere ), tutto ciò aveva trasformato la posa fotografica in quel paradosso insostenibile che lei aveva sostenuto per tutta la vita: l’affermazione di una dolcezza. Su quell’immagine di bambina io vedevo la bontà che aveva formato il suo essere subito e per sempre, senza che l’avesse ereditata da qualcuno; come ha potuto questa bontà scaturire da genitori imperfetti, che l’amarono male, in poche parole: da una famiglia? La sua bontà era per l’appunto fuori gioco, essa non apparteneva ad alcun sistema, o per lo meno si situava al limite di una morale (evangelica, per esempio); non potrei definirla meglio che attraverso questo particolare: in tutta la nostra vita comune, essa non mi fece mai una sola osservazione. Durante la sua malattia, io la curavo, le porgevo la scodella di tè che lei aveva cara perché poteva berci più comodamente che non da una tazza: era diventata la mia figlioletta, era tornata a essere per me la bambina essenziale che essa era sulla sua prima foto. Roland Barthes · La camera chiara

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