Archive for the ‘1400’ Category

Amaranto

Monday, March 8th, 2010

 Giovanni Bellini · Madonna con il bambino in piedi su un parapetto
Giovanni Bellini · Madonna con il bambino in piedi su un parapetto
1475 ca. · Museo di Castelvecchio · Verona

Colpisce il Rosso del manto, color sangue. È il rosso veneziano dei tessuti scambiati con l’Oriente, l’amaranto che non appassisce (singolare brano di sensualità nei dipinti di Giovanni Bellini). Le Mani della madre si dispongono in una presa ferma, ma delicata, innervandosi in un piano prospettico a sé stante. Il Cielo ambrato, d’intorno, comincia dal parapetto e si precisa nel ceruleo, sollevandosi appena. Un cielo terracqueo, riflesso di laguna.  Graziano Spinosi 

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I sentimenti belliniani, nonostante l’intensità, sono controllati da un giudizio squisito e istintivo, da una ragionevolezza che è essa stessa un sentimento più che una dialettica. La sua espressione di certe emozioni è di un’intensità unica nell’intera sfera dell’arte, ma non sfocia mai nel parossismo o nell’eccesso; in lui il dolore non è mai disperato, la compassione non è mai effeminata, l’affetto più tenero non approda mai al sentimentalismo. La sua resa delle emozioni, tuttavia, non è quella di un drammaturgo in grado di dar corpo con l’immaginazione all’intero spettro delle passioni umane; né, d’altra parte, Bellini manifesta alcun interesse per l’evento. Ciascuno dei suoi dipinti rende un singolo stato emozionale; e nelle prime opere si tratta quasi sempre di sentimenti di pietà e di amore. In tutte le versioni della Madonna con il Bambino la sfumatura e la varietà del sentimento sono perfettamente chiare e quasi sempre distinte; inoltre, la ricchezza della capacità inventiva di Bellini è dimostrata dalla perfetta armonia tra il sentimento particolare manifestato dalla madre, e la posa e l’espressione del bambino. Nelle prime opere il pathos è l’emozione dominante; e anche negli ultimi dipinti, nonostante l’amabile serenità, fluisce nel profondo una vena dello stesso sentimento. Ma il pathos delle figure non è mai melenso o sentimentale; è piuttosto, per come Bellini lo sente, l’approdo inevitabile della loro condizione di esseri umani; e se ci sono parole in grado di definire quello che Giovanni Bellini più intimamente di ogni altro artista ha saputo esprimere, sono le seguenti, di Virgilio: Sunt lachrymae rerum et mentem mortalia tangunt (Virgilio · Eneide · I, 462). Roger Fry · Giovanni Bellini

…sul cinema di Alina Marazzi · da gli occhi di blimunda

Una memoria in attesa · da akatalēpsía


Fuori tema

Thursday, January 8th, 2009

  Antonello da Messina  ·  Vergine annunciata

Antonello da Messina · Vergine annunciata (part) · 1473 ca.
Bayerische Staatsgemäldesammlungen · Munich

Ogni giorno lo stesso tema?
Sì, per uscire dal tema.

Graziano Spinosi

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Il mio corpo, in realtà, è sempre altrove. È legato a tutti gli altrove del mondo. E, a dire il vero, è altrove solo nel mondo. Perché è intorno a esso che le cose si dispongono, è rispetto a esso, e rispetto a esso come rispetto a un sovrano, che ci sono un sopra, un sotto, una destra, una sinistra, un avanti, un dietro, un vicino, un lontano. Il corpo è il punto zero del mondo, là dove i percorsi e gli spazi si incrociano. Il corpo non è da nessuna parte. [...] Anche l’amore, come lo specchio e come la morte, placa l’utopia del tuo corpo, la fa tacere, la calma, la ripone come in una scatola, la chiude, la sigilla. È per questo che è così vicino all’illusione dello specchio e alla minaccia della morte. E se, nonostante sia circondato da queste due pericolose figure, ci piace tanto fare l’amore è perché nell’amore il corpo è "qui". Michel Foucault · Il corpo, luogo di utopia


Tempi del tempo

Wednesday, January 7th, 2009

Giovanni Bellini · Madonna greca 
Giovanni Bellini · Madonna greca (part) · 1460-64
Pinacoteca di Brera · Milano

Dopo il tempo dell’infanzia il passato e il futuro assumono proporzioni diverse: il piccolo passato del bambino si dilata negli anni, diviene grande, mentre la lusinga di un futuro migliore incombe con crescente accanimento. Anche il presente cambia entità e grandezza nel tempo: ampio teatro della scena nella fanciullezza, luogo angusto e transitorio nell’età adulta. Domani, domani. Graziano Spinosi

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Per chi cerca di pensare filosoficamente alla storia, come me, e va alla ricerca di strutture narrative oggettive nelle modalità di svolgimento degli eventi umani, pochi esercizi sono più efficaci del tentativo di capire come nel passato si concepiva il futuro e di conseguenza come coloro che immaginavano il futuro in un determinato modo, dovevano concepire il proprio presente. Arthur C. Danto · Dopo la fine dell’arte


Sacrificio

Saturday, January 3rd, 2009

Rogier van der Weyden · Deposizione dalla croce

Rogier van der Weyden · Deposizione dalla croce · 1432·1435
Museo del Prado · Madrid

Anche l’arte che racconta la vita, come la vita stessa, si potrebbe considerare alla stregua di un sacrificio. Un sacrificio estraneo a qualunque divinità, senza patto ne teologia. Graziano Spinosi

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La mia filosofia fa rea d’ogni cosa la natura, e discolpando gli uomini totalmente, rivolge l’odio, o se non altro il lamento, a principio più alto, all’origine vera de’ mali de’ viventi. Giacomo Leopardi · Zibaldone


Contagio d’amore

Monday, December 8th, 2008

  Giovanni Bellini · Pietà 
Giovanni Bellini · Pietà (part)·1460 · Pinacoteca di Brera · Milano

La calda mano di Maria, quella tesa di Giovanni, nel delicato contatto con un corpo senza vita. Il sangue colora le loro mani mentre quelle del Cristo morto hanno la temperatura della pietra tombale, lo stesso livido colore. Graziano Spinosi

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Il Cristo morto è sorretto da Maria e da san Giovanni Evangelista. Una mano del santo è appoggiata sull’anca di Cristo, ma il suo corpo è discosto, e i suoi occhi guardano a destra. È Maria che sorregge, sostiene, avvolge il Cristo morto. Una mano del Cristo è contratta e semichiusa e appoggia su un sarcofago. Ma l’altro braccio è nell’ansa del braccio di Maria, appoggia sul suo seno e il gomito entra sotto l’ascella della madre. Il volto di Cristo e della Madonna sono vicinissimi, quasi nell’attimo che precede un bacio inevitabile quanto impossibile tra amanti. [...] Ma c’è altro ancora che turba in questo momento estremo, in questo rapporto tra madre e figlio da cui san Giovanni (Giovanni Bellini stesso?) sembra essersi escluso, vivendo per conto suo il suo dolore. Guardiamo attoniti e vediamo che il livore della morte del figlio sta lentamente trasmigrando sul volto di Maria. Sembra, in una sorta di strana e terribile trasfigurazione, che la morte dell’uno passi sul volto dell’altro. Sembra che la morte sia diventata un contagio d’amore: comunque un contagio da cui è impossibile difendersi. Franco Rella · Figure del male


Oro

Wednesday, February 20th, 2008

Pintoricchio · Madonna della pace 
Pintoricchio · Madonna della pace (part) · 1456 ca. 
Pinacoteca Civica Tacchi Venturi · San Severino Marche

Pintoricchio, Perugia, Spello: ho visitato questa pregevole esposizione con le orecchie chiuse da tappi di cera, cercando così di assumere il silenzio attraverso cui l’autore, sordo, ha guardato il mondo e le sue stesse opere. La narrazione miniata dei dettagli è una scrittura; alcun vento, mai, scuote le figure viventi e il paesaggio; la luce è vivida grazie alla polvere di vetro mischiata ai pigmenti, a quella dell’oro poggiata sui corpi, le vesti, le fronde degli alberi. Ho immaginato come questo nitore muovesse da un silenzio che non può ammettere sviste, pena l’incapacità di orientamento. Graziano Spinosi

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Antonia Pozzi · Il cane sordo

PINTORICCHIO-2008-01-M      PINTORICCHIO-2008-02-M      PINTORICCHIO-2008-03-M


Piccoli punti

Saturday, December 15th, 2007

D. Ghirlandaio ·  Giovane donna

D. Ghirlandaio · Giovane donna · 1485 ca.
Museo C. Gulbenkian · Lisbona

Le cose prendono il loro nome e si legano agli alfabeti. La percezione che abbiamo di esse, tuttavia, muta col passare del tempo. Anche la memoria adegua la sua forma alle rappresaglie del tempo: ciò che prima sembrava indispensabile, allontanandosi riduce la sua irrorata grandezza, diminuisce, diventa ricordo con altri ricordi. Piccoli punti tra loro annodati, come perle di una collana. Graziano Spinosi

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…certo è strano non abitare più sulla terra,
non più seguir costumi appena appresi,
alle rose e alle altre cose che hanno in sé una promessa
non dar significanza di futuro umano;
quel che eravamo in mani tanto, tanto ansiose
non esserlo più, e infine il proprio nome
abbandonarlo, come un balocco rotto.
Strano non desiderare quel che desideravi. Strano
quel che era collegato da rapporto
vederlo fluttuare, sciolto nello spazio. Ed è faticoso
          esser morti;
quanto da riprendere per rintracciare a poco a poco
un po’ d’eternità. -Ma i vivi errano, tutti,
ché troppo netto distinguono.
Si dice che gli Angeli, spesso, non sanno
se vanno tra i vivi o tra i morti. L’eterna corrente
sempre trascina con sé per i due regni ogni età,
e in entrambi la voce più forte è la sua.

Infine, non han più bisogno di noi quelli che presto la
        morte rapì,
ci si divezza da ciò che è terreno, soavemente,
come dal seno materno…


Rainer Maria Rilke · Elegie duinesi (Prima elegia)
Traduzione di E. e I. De Portu