Archive for the ‘1600’ Category

Salvatore

Saturday, April 27th, 2013

SALVATOR-ROSA-AUTORITRATTO-1645-M

Salvator Rosa · Autoritratto · 1645 ca · National Gallery · London

Quando si tratta di politica o di morale
il torto è sempre di qualcun altro.

Graziano Spinosi

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Smisuratamente male andavan le cose nel regno di Napoli. E tanto bene lo travagliarono, che, non ostante il privilegio giurato da Carlo V che né egli né i successori metterebbero tasse su ‘l regno senza il beneplacito della Chiesa e, ove il facessero, il popolo fosse nel suo buon diritto di contrastare con le armi, nessun viceré se ne tornava senza aver imposto sempre nuove tasse e sempre più ingorde. Ma la gente non avea letti ove dormire, e  disperdeasi pe’ boschi. Pure alle rimostranze fu risposto: Vendano la carne delle mogli e delle figliuole, e paghino! Perché denaro si voleva a saldar le piaghe delle guerre vecchie e nuove, denaro a empier i ventri dei ministri e delle lor meretrici. Se la vil plebe muore di fame, che fa? Chiedevasi un altro milione: furon tassate le frutta, le frutta che esuberanti produce quella terra beata quasi unico nutrimento a migliaia de’ figli suoi. Che cotesto barbaro governo dovesse puzzare a Salvatore, credo che il sappia ogni gentile spirito il quale abbia trascorso pure in fretta le satire di lui. Quando la domenica del 7 luglio 1647 il contadino di Pozzuoli gittò i fichi dalle ceste e pestolli a terra prima che pagar la gabella, Masaniello pescivendolo d’Amalfi si fece avanti gridando:  Via la gabella de’ frutti! Per dio sì ch’io aggiusterò questa cosa! La vil plebe gli trasse dietro verso il palazzo reale e il nobile viceré riparò tra i frati di San Luigi e, disarmate dal popolo le soldatesche, mandò a Masaniello la carta del privilegio di Carlo V. Il popolo dichiarò non voler sapere d’accordi finché tutto il regno non fosse sgravato di tutte le gabelle imposte contro il privilegio.

Giosuè Carducci · Vita di Salvator Rosa

a Maria Lai · Da Gli occhi di Blimunda


Bianco Vermeer

Wednesday, September 26th, 2012
VERMEER DONNA CHE SCRIVE UNA LETTERA
Jan Vermeer · Donna che scrive una lettera · 1665 · National Gallery of Art · Washington

Bianco Vermeer
di
Massimo Pulini

Come una lampadina vista tra le lacrime
Silvio D’Arzo

Le case sono grandi strumenti ottici.
L’insonnia protrattasi fino all’alba predispone il pensiero verso questa analogia. Fermo nel letto ammiro la forza permeante del sole, ancor prima del suo apparire all’orizzonte, in quella fase in cui il barlume avanza dentro le scatole dell’uomo come un alito che senza fretta deterge le cose dalla ganga dell’ombra. Io stesso sono nella soluzione di sviluppo ed emergo dal buio che fino a poco fa possedeva tutta la mia forma. Poi un primo fascio di luce diretta colpisce un punto bianco del soffitto, varcando la soglia di una finestra che svolge un ruolo di filtro. Attraverso il cristallino si distribuisce allora un chiarore più acuto e vibrato nella camera oscura e anche le stanze senza finestre vengono raggiunte dal riverbero insinuante di quella potenza silenziosa e intangibile. I raggi sono tentacoli che dal soffitto discendono a terra, frugando la preda nella tana. Monete bianche sul muro, che aumentano di numero e valore facendosi strada tra le foglie della bignonia. Sembra di comprendere meglio anche il bianco di Johannes Vermeer stamane, quel colore che non resta fermo nel suo perimetro, nella tarsia assegnatagli. Una componente prismatica che irradia e risucchia come un abisso di assoluto. Dipinti che ragionano sul lume e sull’eco rifrattivo di stanze e pareti, di oggetti e presenze. Dipinti che fanno del bianco un diapason intorno al quale si intonano alti gli scalini delle altre tinte, i terrazzamenti che alludono alle forme. La superficie abbacinata di un foglio di carta, lo specchio convesso di una brocca, lo smeriglio di una finestra, la pupilla di un occhio sono i cardini cromatici estremi dai quali sgorga una supremazia del colore sul dettaglio. La leggera ma percepibile espansione luminosa che ogni tinta svolge entro il campo che le pertiene, sancisce una vittoria della luce, che è riuscita ad eliminare ogni particolare successivo, chiosando perentoriamente la visione



Gli orsi della luna

Saturday, July 2nd, 2011

F-ZUBARAN-ARIETE-1635-40
Francisco de Zurbarán · Ariete · 1635-40 · Museo del Prado · Madrid

Molte delle bravate umane sono di frequente a scapito della vita d’un animale: lo svago, la religione, la conquista dello spazio, l’alimentazione indiscriminata, la cosmesi, la farmacologia, la guerra. Forse, un giorno, le scimmie penseranno di discendere dall’uomo. Graziano Spinosi

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Noi non abbiamo una lingua, il nostro alfabeto ha solo lettere di luce, la nostra sintassi è il silenzio. La lingua che ora uso non è la nostra lingua, è la vostra lingua umana, una delle numerose lingue umane in cui si è trasformato, decadendo, il silenzio delle origini. […] Ma ora a voi guardiamo con indifferenza, dalla noia del vostro mondo cerchiamo anzi di proteggerci. E tuttavia, sia io sia quelli giunti al mio stesso confine, alla mia stessa scelta, non disperiamo un giorno di potervi incontrare. Sarà il tempo in cui, deposta infine la pretesa superiorità del vostro genere umano, e appresa dagli animali la forma profonda del pensiero, sarete anche voi pronti per una metamorfosi. Antonio Prete · L’ordine animale delle cose

Salviamo gli orsi della luna

Animals Asia

Tom Regan


Dal buio

Friday, March 11th, 2011

CARAVAGGIO VOCAZIONE DI SAN MATTEO  
Caravaggio · Vocazione di san Matteo · 1600
Chiesa di San Luigi dei Francesi · Roma

Dal buio le stelle.

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La luce di un palazzo rischiarato a giorno, quella di un piano nobile dove il Dal Monte e tutti gli altri signori tengono i loro quadri, non poteva essere la stessa di una cappella serrata e severa qual è nella chiesa de’ Francesi, così fu la costruzione di un posto chiuso a darmi libertà e spazio. Ho immaginato corpi che all’accensione dei ceri emergevano, dal buio di quel luogo, e per prima idea mi venne la Vocazione dell’evangeliere Mattheo, così come la si vede. L’ho sentita al pari di una chiamata anche per me, alle ragioni della mia natura, ma mentre il santo veniva investito dal chiarore io compresi che era la tenebra a travolgermi e nel fondo di quel dubbio dovevo cercare la mia rivelazione. Massimo Pulini · Caravaggio nero fumo


Dominikos

Saturday, February 18th, 2006

EL GRECO AUTORITRATTO 
El Greco · Autoritratto · 1604
The Metropolitan Museum of Art · New York

C’è l’odore del sangue nei dipinti di El Greco. Il sangue gonfia i polsi, dilata il palato dei serpenti. Uomini e animali, minacciati dal tempo, combattono la stessa predestinazione. I santi, loro malgrado, sono i più guastati dal cielo, dalla sorte e dal desiderio. Scrutano l’alto, dolenti, invocando chissà quale risarcimento. Graziano Spinosi

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Benché morto da secoli, El Greco… · da alètheia