Archive for the ‘1800’ Category

Edouard

Tuesday, May 21st, 2013

EDOUARD-MANET-AUTORITRATTO-1879-M

Edouard Manet · Autoritratto · 1879

Manet ha fatto risorgere (credo sia uno degli aspetti più importanti della modificazione apportata da Manet alla pittura occidentale), in un certo qual modo, proprio all’interno di quel che era rappresentato nel quadro, quelle proprietà, quelle qualità o quelle limitazioni materiali della tela che la pittura, la tradizione pittorica, fino ad allora aveva avuto come missione di sfuggire, e di mascherare. La superficie rettangolare, i grandi assi verticali e orizzontali, l’illuminazione reale della tela, la possibilità per lo spettatore di guardarla in un verso o nell’altro, tutto questo è presente nei quadri di Manet e reso, restituito dai suoi dipinti. E Manet reinventa (o forse inventa?) il quadro-oggetto, il quadro come materialità, il quadro come cosa colorata illuminata da una luce esterna e davanti al quale, o attorno al quale, si sposta lo spettatore. Questa invenzione del quadro-oggetto, questo reinserimento della materialità della tela in quel che è rappresentato, credo sia al cuore della grande modificazione apportata da Manet alla pittura ed è in questo senso che si può dire che Manet ha veramente sconvolto, al di là di quanto poteva preparare l’impressionismo, tutto quel che dal Quattrocento era fondamentale nella pittura occidentale. Questa, senza dubbio, è la condizione fondamentale affinché finalmente un giorno ci si liberi dalla rappresentazione e si lasci giocare lo spazio con le sue proprietà pure e semplici, le sue stesse proprietà materiali.

Michel Foucault · La pittura di Manet

Manet. Ritorno a Venezia · Palazzo Ducale · Venezia


Edvard

Wednesday, May 15th, 2013

EDVARD-MUNCH-AUTORITRATTO-CON-SIGARETTA-1895-M

Edvard Munch · Autoritratto con sigaretta · 1895 · Nasjonalgalleriet · Oslo

Io sono come il sonnambulo che cammina lungo il crinale di un tetto – a passi sicuri e con calma lui cammina senza vedere senza udire. Ma qualcuno lo assale con urla – via via sempre più forti – si risveglia e piomba giù dal tetto – al di fuori dei suoi sogni. Non fatemi questo – non questo – io serenamente cammino dentro ai sogni che sono la mia vita – soltanto così posso vivere.
Così come Leonardo da Vinci ha studiato gli abissi del corpo umano e ha dissezionato cadaveri, io mi sforzo di dissezionare anime. Lui si trovò costretto a redigere le sue scoperte in scritti leggibili soltanto con uno specchio, perché a quel tempo era proibito dissezionare corpi umani. Si direbbe che oggi la dissezione dei fenomeni dell’anima sia considerata in modo analogo, come ripugnante, sciocca e indecente.

Edward Munch · Frammenti sull’arte


Jean

Tuesday, May 14th, 2013

JEAN-A-D-INGRES-AUTORITRATTO-24-ANNI-1804-M

Jean-Auguste-Dominique Ingres · Autoritratto all’età di ventiquattro anni · 1804 · Museo Condé · Chantilly

I pittori sbagliano molto quando nei quadri impiegano sconsideratamente troppo bianco, che poi devono smorzare e diluire. Diceva Tiziano che c’era da augurarsi che il bianco costasse caro come l’oltremare, e Zeusi, che era il Tiziano antico, rimproverava chi non sapeva quanto sia nocivo l’eccesso in questo caso. Niente è bianco nei corpi animati, niente è totalmente bianco. Bisogna dare salute alla forma.
Il cielo sembrava geloso della terra quando ha rapito così presto Raffaello e Mozart.
 

Jean-Auguste-Dominique Ingres · Pensieri sull’arte

Dieci per Elio Pagliarani · Da Nazione indiana


Lo specchio d’acqua

Sunday, August 28th, 2011

OFELIA PAZZA

Giuseppe Rapisardi · Ofelia pazza (p) · 1865 · Museo di Castel Ursino · Catania

Allunga il passo poi corre. Lo specchio d’acqua sotto il ponte riflette il suo profilo. Da quanto tempo non la incontravo. La ricordo nel cortile della scuola, smunta come un gatto, le braccia chiuse per il freddo. M’immergo adagio nell’acqua senza temperatura. Sulla riva del fiume ci sono alcuni animali che saltano. Avanzo verso il branco. Saltano da fermi, sempre più in alto, rallentando la velocità dopo ogni slancio. Due cani bianchi m’invitano a raggiungere il gruppo. Esco dall’acqua e salto insieme a loro, in una vivace assenza di peso. I miei salti sono in sincronia con quelli di un asino dalla bassa statura: alla sommità di ogni salto ci scambiamo sorrisi d’allegria. Altri uomini e animali ci raggiungono, saltiamo tutti insieme, a corpo libero, calamitati dal cielo. D’improvviso un vento caldo arresta il gioco. L’aria è diventata gialla, non si può più saltare. Mi sveglio deluso, ma il sogno è stato bello: nei sogni non esiste un luogo per ogni cosa, ogni cosa è nell’adesso. Graziano Spinosi

©

Non datemi nulla
di fisso, di stabile, di statico.
Non datemi l’infinito e l’eterno:
niente infinito, niente eternità.
Datemi il fermo, bianco fermento,
l’incandescenza e il gelo
del momento incarnato:
il momento, il vivo d’ogni mutamento
e rapidità  e opposizione:
il momento, il presente immediato,
l’Adesso.

Thomas Stearns Eliot


De sideribus

Friday, December 17th, 2010

A-CANOVA-TRE-GRAZIE

Antonio Canova · Tre Grazie (p) · 1813-16 · Hermitage · San Pietroburgo

Il desiderio non ha proporzioni.
Come il vuoto.

Graziano Spinosi

©

Che cos’è quel desiderarsi degli amanti, quel loro cercarsi e toccarsi se non un tentativo di violare i loro esseri nella speranza di accedere a quel vertice morale che è la comunicazione vera, al di là di quella finta comunicazione a cui ci obbliga la nostra cultura della funzionalità e dell’efficienza? Per essere davvero il controaltare della tecnica e della ragione strumentale che la governa, amore non può essere la ricerca di sé che passa attraverso la strumentalizzazione dell’altro, ma deve essere un’incondizionata consegna di sé all’alterità che incrina la nostra identità, non per evadere dalla nostra solitudine, né per fondersi con l’identità dell’altro, ma per aprirla a ciò che noi non siamo, al nulla di noi.

La passione d’amore è stata sostituita dalla patologia, e agli antichi poeti che cantavano le cose d’amore si sono sostituiti psicologi e sessuologi che perseguono non la composizione dell’uomo con il cosmo, ma la pura e semplice soddisfazione di quello che ancora chiamano desiderio, dimenticando che il desiderio, per quel che ancora le parole significano, rimanda alle stelle: de-sidera. Umberto Galimberti · Le cose dell’amore

Che l’amore non esiste · da NAZIONE INDIANA


Primavera

Monday, March 29th, 2010

EDWARD-MUNCH-PRIMAVERA-1889

Edward Munch · Primavera (p) · 1889
The National Museum of Art, Architecture and Design · Oslo

La bambina malata e la madre accanto alla finestra nella luce che s’irradia – ha reso evidente il mio congedo dall’impressionismo e dal realismo. Con questo quadro ho aperto una nuova strada. È stata una rottura nella mia produzione artistica. Gran parte del mio lavoro è stato direttamente influenzato da questo dipinto. Io, e la mia intera famiglia, a cominciare da mia madre, ci siamo seduti esattamente su quella sedia da me inserita in Primavera. Ci siamo seduti lì all’inizio e alla fine dell’inverno, desiderando ardentemente il sole. Finché la morte non ha ghermito i miei cari, uno dopo l’altro. Primavera ritrae lo struggimento per la luce, per il calore, per la vita sperimentato da una malata giunta alla fine.

Edward Munch · Frammenti sull’arte

Mandala ed Outlook · da NONBLOG DI HABANERA

Lalla Romano · Da giovane ho esercitato la pittura

Mehr Licht! · da play it again, sam


Recordare

Sunday, March 28th, 2010

EDWARD-MUNCH-IL-BACIO-1892

Edward Munch · Bacio alla finestra (p) · 1892
The National Museum of Art, Architecture and Design · Oslo

Io non dipingo ciò che vedo. Ma ciò che ho visto.

La verità è che siamo soliti vedere con occhi diversi in momenti diversi. Accade di vedere diversamente al mattino rispetto alla sera. Il modo di vedere dipende anche dalla condizione mentale ed emotiva. Questa è la ragione per cui un determinato soggetto può esser visto da così numerose angolature, ed è questo a render l’arte tanto attraente. Se si entra in un salotto al mattino, provenendo dal buio di una camera da letto, tutto ciò che cade sotto gli occhi assume una tonalità bluastra. Persino le ombre più scure sfumano dentro a questa atmosfera diafana. In breve tempo gli occhi si abitueranno alla luce, le ombre si anneriranno e ogni cosa diverrà più netta. […] Bisognerebbe dipingere oggetti esattamente come si crede che siano, così com’erano quando il loro insieme tematico ha prodotto quell’impressione così vivida. Se non si è in grado di dipingere utilizzando la memoria, si deve ricorrere a un modello, ancorché sia in parte inautentico.

Noi aspiriamo a qualcosa di ben superiore che a una banale riproduzione fotografica della natura. Non intendiamo dipingere graziose immagini che abbelliscano le pareti di un soggiorno. Desideriamo tentare, a volte fallendo, di dar forma alle fondamenta dell’arte, un vero dono per l’intera umanità. Arte in grado di emozionare e commuovere. Un’arte che nasca dal sangue del cuore.

Edward Munch · Frammenti sull’arte

José Saramago · Noi abitiamo una memoria

Nel tempo che non c’era · da stefanorissetto


Derive

Friday, March 12th, 2010

MONACO IN RIVA AL MARE

Caspar David Friedrich · Monaco in riva al mare · 1808
Alte Nationalgalerie · Berlin

Il Mediterraneo ha la propria tragicità solare che non è quella delle nebbie. Certe sere, sul mare, ai piedi delle montagne, cade la notte sulla curva perfetta d’una piccola baia e allora sale dalle acque silenziose un angosciante senso di pienezza. In questi luoghi si può capire come i Greci abbiano sempre parlato della disperazione solo attraverso la bellezza e quanto essa ha di opprimente. In questa infelicità dorata la tragedia giunge al sommo. Invece la nostra epoca ha nutrito la propria disperazione nella bruttezza e nelle convulsioni. Noi abbiamo esiliato la bellezza, i Greci per essa han preso le armi. Il pensiero greco si è sempre trincerato nell’idea di limite. Non ha spinto nulla all’estremo, né il sacro, né la ragione, perché non ha negato nulla, né il sacro, né la ragione. Ha tenuto conto di tutto, equilibrando l’ombra con la luce. […] Il mondo è stato deliberatamente amputato di ciò che ne costituisce la permanenza: la natura, il mare, la collina, la meditazione serale. 1948 · Albert Camus · Il rovescio e il diritto

Il silenzio del mare e le cose belle della vita ·  da  Altri appunti


Occhi chiusi

Friday, July 4th, 2008

O-REDON-OCCHI-CHIUSI-1893 
Odilon Redon · Occhi chiusi (p) · 1893 · Collezione privata

Ti guardo da dove mi guardi. Chiudi gli occhi, mi vedi?

Graziano Spinosi

©

Ho prodotto un’arte a misura di me stesso. E l’ho fatto con gli occhi aperti alle meraviglie del mondo visibile e con la preoccupazione costante di obbedire alle leggi della natura e della vita. Odilon Redon · A se stesso


Cenere

Thursday, February 21st, 2008

J-ENSOR-SCHELETRI-CHE-SI-SCALDANO-1889 
James Ensor · Scheletri che si scaldano davanti a una stufa (part) · 1889
Collezione privata · Fort Wort · Texas

Dal fuoco alla cenere.

Graziano Spinosi

©

Più avanti vado, meno trovo cose che mi permettano di perseverare.
Eppure amo i pioppi, e tutti i paesaggi da cui l’uomo è immediatamente assente.
Cioran · Quaderni


Ursa minor

Friday, December 1st, 2006

ARY SCHEFFER 1855  
Ary Scheffer · Le ombre di Paolo e Francesca appaiono a Dante e Virgilio · 1855

Anche l’immenso ha confini.

Graziano Spinosi

©

Che Dante abbia professato per Beatrice un’adorazione idolatrica è una verità innegabile; che lei si sia burlata di lui e l’abbia respinto sono fatti testimoniati nella Vita Nuova. Morta Beatrice, perduta per sempre Beatrice, Dante giocò con la finzione di ritrovarla, per mitigare la tristezza; io personalmente penso che abbia edificato la triplice architettura del suo poema per introdurvi quell’incontro. Beatrice esistette infinitamente per Dante. Dante, molto poco, forse niente, per Beatrice; tutti noi siamo propensi, per pietà, per venerazione, a dimenticare questo penoso contrasto, indimenticabile per Dante. Leggo e rileggo le traversie del suo illusorio incontro e penso ai due amanti che l’Alighieri sognò nella bufera del secondo cerchio e che sono emblemi oscuri, anche se egli non lo comprese o non lo volle, di quella felicità che non ottenne. Penso a Francesca e a Paolo, uniti per sempre nel loro Inferno (Questi, che mai da me non fia diviso). Con un amore spaventoso, con angoscia, con ammirazione, con invidia, deve aver forgiato questo verso. J. Luis Borges · Nove saggi danteschi


Vincent

Wednesday, November 22nd, 2006

VAN GOGH AUTORITRATTO PER GAUGUIN 
Vincent van Gogh · Autoritratto per Gauguin · 1888
Fogg Art Museum · Cambridge

Vive e muore da dissidente, schernito da una società conformista che scandalizza suo malgrado. Il taglio dell’orecchio attua una separazione dal mondo e da sé: l’autoamputazione è l’ultima domanda-risposta prima dello sparo. Occhi sfondati dal sole, corvi sopra un campo di grano. Graziano Spinosi

©

Per questo lavoro io rischio la vita, e la mia ragione è quasi completamente naufragata.

Vincent van Gogh · Ultima lettera a Theo


Paul

Sunday, November 19th, 2006

GAUGUIN AUTORITRATTO LES MISERABLES 
Paul Gauguin · Autoritratto, Les Miserables · 1888
Van Gogh Museum · Amsterdam

Per Gauguin il quadro è un tappeto volante. Vincent  non concepisce un dipinto senza un oggetto-soggetto da ritrarre: questa è la principale discussione che agita i due mesi di convivenza nella casa gialla di Arles. È accanto ai minatori che, per Vincent, dipingere diventa una necessità: il quadro è la risposta-colore alla dolorosa condizione umana, uno strumento di denuncia e di lotta. Gauguin comincia a dipingere dopo essersi lungamente occupato di finanza: il quadro è la risposta-colore al bisogno di fuga dal destino burocratico. Van Gogh è il militante che resta sul posto e in un campo di questo posto si spara. Gauguin trascorre tutta la sua esistenza, che si concluderà in un’isola dei mari del sud, come un esule viaggiante. Alcuni sogni possono cominciare solamente dopo una fuga. Graziano Spinosi

©

Andando a ritroso sono arrivato ben lontano, molto più lontano dei cavalli del Partenone,
sino al giocattolo della mia infanzia: il buon cavallo di legno.

Paul Gauguin


Il corpo degli alberi

Sunday, April 30th, 2006

VINCENT PAESAGGIO CON ULIVI 1889    
Vincent van Gogh · Paesaggio con ulivi · 1889 · Collezione John Hay Whitney  · New York

Scorre una memoria, con la linfa, nel corpo degli alberi.
Scrivono il tempo come i libri, gli alberi sono libri.

Graziano Spinosi

©

Gli alberi sono degli alfabeti, dicevano i Greci.

Roland Barthes


Onde

Saturday, April 1st, 2006

BOUGUEREAU L'ONDA 1896

William Bouguereau · L’onda · 1896 · Collezione privata

Non ha alcun senso dipingere un nubifragio in una bella giornata di sole, in quel quadro non pioverebbe mai. Le cose hanno sostanza, appartengono a luoghi che a loro volta prendono parte all’identità delle cose. La scena di questo dipinto è sterilizzata: l’acqua del mare non è salmastra; la ragazzona sta per essere travolta da un’onda che non la raggiungerà mai perché è un’onda morta, come tutto il resto. Non ci sono pesci, e se ci sono non hanno voglia di nuotare in questo quadro.

L’importanza di un’opera risiede anche nella sua capacità di restituire il respiro del tempo in cui è stata concepita: non ci sarebbe stata nessuna Scuola di New York senza la seconda guerra mondiale. Le opere di Pollock, Rothko, De Kooning, Gorki, riflettono e assorbono gli umori di una generazione sopravvissuta all’orrore: c’è la polvere delle bombe nei loro quadri. Graziano Spinosi

©

Sono per un’arte che prende forma dalle linee della vita stessa, che intreccia, estende ed accumula e sputa e sgocciola, ed è pesante e rozza e ottusa e dolce e stupida come la vita stessa. Sono per l’arte di conversazione tra il marciapiede e il bastone metallico di un cieco. Sono per l’arte che cresce in un vaso, che di notte viene giù dal firmamento, come un lampo, che si nasconde nelle nuvole e brontola. Sono per un’arte che ti dice l’ora del giorno, e dove si trova questa o quella strada. Sono per Kool-art, 7-Up art, Pepsi-art, 39 cents art, Dro-bomb art, Diamond art… Sono per un’arte che è politico-erotico-mistica, che faccia qualche cosa di diverso dallo starsene seduta sul culo in un museo. Sono per un’arte di cose perdute o buttate via, andando da scuola a casa, di alberi fantastici e di mucche volanti e del rumore dei rettangoli e dei quadrati. Per l’arte di un dito su una finestra fredda, sull’acciaio in polvere. Sono per un’arte coperta di bende, sono per un’arte che zoppica e rotola e corre e salta. Sono per un’arte che si arrotola e grugnisce come un lottatore, sono per un’arte che perde i capelli. Claes Oldenburg