Archive for the ‘1900’ Category

Nomadi

Tuesday, March 2nd, 2010

BRICE-MARDEN-GROVE-GROUP-III-1973-P

Brice Marden · Grove Group III · 1973

Il corpo è un testo, la memoria il sottotesto.
L’identità è un ritorno inattuabile.

© Graziano Spinosi

Alcuni continuano a proclamare la necessità di tornare alla natura; ma mi risulta che non dicono mai che si dovrebbe procedere verso la natura. Se i nostri modelli sono le apparizioni che abbiamo in sogno, o il ricordo del nostro passato preistorico, questi sono forse a minor titolo parte della natura o della realtà di quanto non lo sia la rappresentazione di una mucca in un campo? A mio parere certa cosiddetta astrazione non è affatto tale; al contrario, essa è il realismo del nostro tempo. · 1948 · Adolph Gottlieb · La scuola di New York

Nell’opacità silenziosa della nuda vita, nella malinconia senza nome di un pomeriggio in una città straniera, nel sentimento soffocante della morte, o nell’ebbrezza della percezione di una verità imminente ma inafferrabile, nella disperazione di sentirsi cosa tra cose, cercare una storia significa lavorare pazientemente i confini per trasformarli in transiti e in passaggi: in soglie. O, se questo non è possibile, almeno cercare di cogliere e di comunicare che il confine stesso, che ora appare insuperabile, non è l’ultimo confine. Al di là di esso c’è probabilmente un altro confine, un altro orizzonte. Franco Rella · Dall’esilio


Io penso che la vita…  ·  da  Altri appunti


Untitled

Thursday, February 25th, 2010

MARK-ROTHKO-UNTITLED-1964-P

Mark Rothko · Untitled (part) · 1964

È più innocente un lupo affamato di un eremita a digiuno. La televisione, sordida, trasmette continuamente immagini di esseri umani, animali e paesaggi, colpiti dalla morte e ancor più duramente dall’abiezione mediatica, divenuta consuetudine. Il dolore degli altri per alcuni è un privilegio, per altri una semplice disattenzione. © Graziano Spinosi

Nel lutto interiorizzato, quasi non ci sono segni. È il compimento dell’interiorità assoluta. Eppure, tutte le società sagge hanno prescritto e codificato l’esteriorizzazione del lutto. Malessere della nostra, per via del fatto che essa nega il lutto.

Si dice: il Tempo calma il lutto – No, il Tempo non fa passare niente; fa passare soltanto l’emotività del lutto.

Non si dimentica,
ma qualcosa di
atono si installa in noi.

Voglio fare solo viaggi in cui non abbia il
tempo di dire:
voglio tornare!

Roland Barthes · Dove lei non è


Sotto l’intercessione di Pasolini · da Nazione Indiana


Memento

Monday, February 22nd, 2010

ANTHONI-GROMLEY-ANOTHER-PLACE-1997-© Rick Harrison

Anthony Gormley
· Another place · 1997 · Foto © Rick Harrison

Chissà che cosa ti credi di avere tu che non ci avevo io, non mi mancava proprio niente, tutto quello che è stato fatto dopo già lo facevo io, tutto quello che è stato detto e pensato e significato c’era già in quello che dicevo e pensavo e significavo, tutta la complicazione della complicazione era già lì, basta che io prenda questo ciottolo con il pollice e il cavo della mano e le altre quattro dita che ci si piegano sopra e c’è già tutto, ci avevo tutto quello che poi si è avuto, tutto quello che poi si è saputo e potuto ce lo avevo, non perché era mio, ma perché c’era, perché c’era già, perché era lì, mentre dopo lo si è avuto, e saputo e potuto sempre un po’ meno, sempre un po’ meno di quello che poteva essere, di quello che c’era prima, che avevo io prima, che ero io prima, davvero io allora c’ero in tutto e per tutto, mica come te, e tutto c’era in tutto e per tutto, tutto quello che ci vuole per esserci in tutto e per tutto, anche tutto quello che poi c’è stato di balordo c’era già in quel deng! Deng! Ding! Ding! Dunque, cosa vieni a dire, cosa ti credi di essere, cosa ti credi di esserci e invece non ci sei, se ci sei è solo perché io sì che c’ero e c’era l’orso e le pietre e le collane e le martellate sulle dita e tutto quello che ci vuole per esserci e che quando c’è c’è. Italo Calvino · Le interviste impossibili · L’uomo di Neanderthal


Banco del Mutuo Soccorso · 750000 anni fa l’amore?


Essenza

Sunday, February 21st, 2010

LUIGI-GHIRRI-VERSAILLES-1985

Luigi Ghirri · Versailles · 1985

Ogni essere umano sprigiona un proprio odore, un’essenza che non è in grado di percepire. È un segnale identitario più persistente di altri; può diventare tellurico nel ricordo. Un segnale di orientamento, per alcuni di pericolo. L’essenza perdura anche quando niente sussiste d’un passato antico, anche dopo il suo distacco dal corpo. © Graziano Spinosi

Di ciò che non torna più, è l’odore che mi torna.

Roland Barthes · Barthes di Roland Barthes


Life

Saturday, February 20th, 2010

Artavazd Pelechian · Life · 1993

Ciò che siamo si deve a ciò che siamo stati. Altrettanto a ciò che saremo. Essere, in ragione del passato e di un futuro imponderabile. © Graziano Spinosi

L’ossessione della nascita in fondo non è che l’ossessione del passato, l’onnipresenza del passato. Ma con questa ossessione non si può essere, si può al massimo esistere. È da una suprema esacerbazione del ricordo che nasce l’ossessione della nascita. E anche da una brama: quella del vicolo cieco, del primo vicolo cieco. Né apertura né gioia che venga dal passato: solo dal presente, e da un futuro emancipato dal tempo. [...] Non è la mia nascita ad importarmi, ma la nascita. La mia ossessione è cosmogonica. Sono perseguitato dall’origine. [...] << C’è stato un tempo in cui il tempo non era >> si legge in un antico testo. Il rifiuto della nascita coincide con la nostalgia del tempo anteriore al tempo. Il rifiuto della nascita non è altro che questo. E. M. Cioran · Quaderni


Film

Wednesday, February 17th, 2010

Samuel Beckett · Film · 1964
Regia:
Alan Schneider · Interpreti: Buster Keaton

I cani correvano allegri. Lesson one: the book is on the table. Immagini, mute. There aren’t any dogs, there is a cat. Prendere parola, prendere parte. Am I? Paesaggio senz’ombre, sostanza invariabile. Are you? Si addestrava ogni giorno: una ponderata geometria del ricordo. Are we? © Graziano Spinosi

Soppressa ogni percezione estranea, animale, umana, divina, la percezione di sé continua ad esistere. Il tentativo di non essere, nella fuga da ogni percezione estranea, si vanifica di fronte all’ineluttabilità della percezione di sé. […] Per poter essere rappresentato in questa situazione il protagonista è scisso in oggetto (Og) e occhio (Oc), il primo in fuga, il secondo all’inseguimento. Non sarà evidente fino alla fine del film che l’inseguitore percipiente non è un estraneo, ma è egli stesso. Samuel Beckett · Film


No

Saturday, January 30th, 2010

MARIO-SCHIFANO-NO-1960

Mario Schifano · No · 1960

no on

© Graziano Spinosi

Se si chiede, per esempio, se la posizione dell’elettrone rimane costante, dobbiamo rispondere No. Se si chiede se la posizione dell’elettrone muta col tempo dobbiamo rispondere No. Alla domanda se l’elettrone è fermo dobbiamo rispondere No. Alla domanda se è in movimento dobbiamo rispondere No. R. Oppenheimer


Aut aut

Friday, January 29th, 2010

MARIO-SCHIFANO-AUT-AUT-1960

Mario Schifano · Aut aut · 1960

Misura o disordine, stanzialità o nomadismo, anedonia o desiderio: modalità tutte plausibili di essere, il senso di una smentito dall’altra. Nondimeno la sosta e l’erranza; ogni esule lascia impronte non sue. © Graziano Spinosi

Ciò che mi colpisce maggiormente quando penso al passato sono più i miei entusiasmi che le mie delusioni. Se un giorno scrivessi i miei ricordi dovrei intitolarli: Storia di un entusiasta. Di un entusiasta che mi sono adoperato per scacciare (ancor più di quanto non abbiano fatto le circostanze esteriori o il contatto con gli uomini), di un entusiasta sconfitto. E. M. Cioran · Quaderni


Forme

Saturday, January 23rd, 2010

KARIN-SANDER-UOVO-DI-GALLINA-1994

Karin Sander · Uovo di gallina · 1994

I venti incurvano gli alberi e il mare, adagio, costruisce la forma di tutto ciò che contiene. La bava dei vulcani brucia i muri delle case, nella terra le forme si confondono, e di nuovo la terra prende forma. Gli elementi della natura si formano in ragione della loro funzione. Anche un’opera dovrebbe essere così: consistere di natura. © Graziano Spinosi

Complicare è facile, semplificare è difficile. Per complicare basta aggiungere, tutto quello che si vuole: colori, forme, azioni, decorazioni, personaggi, ambienti pieni di cose. Tutti sono capaci di complicare. Pochi sono capaci di semplificare. Piero Angela ha detto un giorno << è difficile essere facili >>. Per semplificare bisogna togliere, e per togliere bisogna sapere che cosa togliere, come fa lo scultore quando a colpi di scalpello toglie dal masso di pietra tutto quel materiale che c’è in più della scultura che vuol fare. Teoricamente ogni masso di pietra può avere al suo interno una scultura bellissima, come si fa a sapere dove ci si deve fermare per togliere, senza rovinare la scultura? [...] Togliere invece che aggiungere vuol dire riconoscere l’essenza delle cose e comunicarle nella loro essenzialità. [...]  Eppure la gente quando si trova di fronte a certe espressioni di semplicità o di essenzialità dice inevitabilmente: << questo lo so fare anch’io >>, intendendo di non dare valore alle cose semplici perché a quel punto diventano quasi ovvie. In realtà quando la gente dice quella frase intende dire che lo può Rifare, altrimenti lo avrebbe già fatto prima. La semplificazione è il segno dell’intelligenza, un antico detto cinese dice: quello che non si può dire in poche parole non si può dirlo neanche in molte. Bruno Munari · Verbale scritto


Calder

Thursday, January 21st, 2010

A-CALDER-MONKEY-1928

Alexander Calder · Monkey · 1928
Calder Foundation
·
New York

L’errore si aggira nell’opera alla stregua di un cane
randagio, disgraziato e innocente. Come l’autore.

© Graziano Spinosi

Penso che un artista debba affrontare il proprio lavoro con il massimo rispetto per i materiali. [...] Gli scultori di ogni latitudine hanno sempre utilizzato ciò che avevano sottomano; non cercavano materiali preziosi ed esotici. Erano il loro sapere e la loro inventiva che davano valore al risultato delle loro fatiche. Se si affronta l’insolito o l’ignoto con strumenti semplici e spirito avventuroso, ne risulterà più facilmente un’arte primitiva, piuttosto che decadente – e l’arte primitiva, in qualche modo, è generalmente molto più forte di un’arte in cui abbondano la tecnica e gli orpelli. È la disparità – di forma, colore, misura, peso, movimento – che crea una composizione, e laddove questo sia permesso, il numero di elementi può essere molto ridotto. [...] È necessario ammettere l’approssimazione, perché non si può sperare nella precisione assoluta. Non si può vedere, o anche concepire una cosa da tutti i possibili punti di vista contemporaneamente. Mentre si perfeziona la parte anteriore, i lati, o il retro possono lasciare a desiderare; ma rafforzando la parte posteriore può darsi che si indebolisca ciò che originariamente è la cosa migliore. Non c’è fine. per completare il lavoro, bisogna essere un po’ approssimativi. In un certo senso, è persino auspicabile che un lato sia di qualità migliore rispetto agli altri, perché questo conferisce una testa e una coda all’oggetto e lo rende più vivo. Alexander Calder


Eclissi

Friday, January 15th, 2010

D-GNOLI-SOURIS-BLANCHE-SUR-LA-NAPPE-1967

Domenico Gnoli · Souris blanche sur la nappe ·1967

L’eclissi è un fulmineo riassunto: vita e morte pulsano in sintonia, ci ricordano d’essere un tutto unico. Poi il cielo torna largo, i topi al loro lavoro. © Graziano Spinosi

Un’eclissi totale è di gran lunga il più impressionante fenomeno naturale cui sia dato di assistere ai terrestri. La regia non lesina gli effetti brutali. La temperatura scende. Si alza un misterioso vento freddo. L’ombra arriva correndo come un uragano sul mare. La luce collassa e nel giro di pochi secondi cala una notte metallica. La velocità con cui subentra la notte coglie la mente alla sprovvista. All’orizzonte, irraggiungibili, le vestigia del giorno: un crepuscolo aranciato a trecentosessanta gradi, come se lo scenografo avesse sbagliato a proiettare il tramonto. In mezzo a tutto questo danza un sole nero non più fornace ma pietra sfortunata; brilla una chioma argentata di vecchia divinità celeste; rilucono stelle che si sono fatte sorprendere fuori posto dalla notte fuori tempo. Il cervello reagisce spasmodicamente ma non reperisce nei cataloghi della memoria nessuna risorsa, non sa proporre nessuna via d’uscita. Dopo varie ricerche suggerisce sconsolato: paesaggio onirico? Il malessere è inevitabile: si vorrebbe che la cosa finisse presto. Passare qualche minuto nell’ombra della luna rimette a zero parecchi contatori. Ci riporta a un’epoca della nostra evoluzione in cui ci siamo resi conto di essere parte di un mondo molto più maestoso di quello delle cose che ci accompagnano nella vita di tutti i giorni. Ci permette di immaginare l’ampiezza dello stupore quando la nostra specie ha iniziato ad avventurarsi con la mente nello spazio al di fuori della terra. Roberto Casati · La scoperta dell’ombra


People

Tuesday, December 22nd, 2009

Pina Bausch · Kontakthof  · 1978

Pina Bausch · Kontakthof · 1978

Ciascuno è l’altro, per gli altri, come nello specchio.

© Graziano Spinosi

L’accoglienza all’altro e dell’altro è ciò che ci restituisce a noi. Soltanto questo gesto ridà ciascuno a sé nella sua totalità – con i suoi bordi, con un mondo e con un orizzonte propri. In questo dono che ciascuno fa all’altro per il solo fatto di riconoscerlo e accoglierlo come altro, siamo insieme due e uno. [...] In questa sigillatura intervengono i corpi, dei corpi innocenti in qualche modo e non pervertiti da una cultura che ha assegnato loro funzioni diverse da quella di essere mediazione nella vita relazionale. Quando una tale dimensione è trascurata, anzi ignorata, il nostro corpo diventa un semplice strumento di produzione al servizio di nostri bisogni o di nostri poteri, individuali e collettivi. Non assume più la dimensione propriamente umana che richiede il desiderio. Un desiderio che, in quanto tale, è fondatore dell’umanità e del suo divenire, non ciò che ne causa il decadimento o la decadenza, come troppo spesso si è detto e praticato in Occidente. Luce Irigaray · Condividere il mondo


Nord-est

Tuesday, April 7th, 2009

J-DUBUFFET-L-ASINO-SMARRITO-1959

Jean Dubuffet · L’asino smarrito (part) · 1959
Musée des Arts décoratifs · Parigi

Un cipresso e la sua riga d’ombra, verso sera.
Basterebbe questo a tracciare la via per le stelle.

© Graziano Spinosi

Trascinare con forza lo spirito fuori dei solchi in cui abitualmente cammina, trasportarlo in un mondo dove cessano di funzionare i meccanismi delle abitudini, dove i veli delle abitudini si squarciano, così che tutto appare carico di significati nuovi, pullulante di echi, di risonanze, di suoni armonici: questa è l’azione dell’opera d’arte. Scosse da questo urto, drizzate da questo spaesamento come un porcospino attaccato che mostra tutti i suoi aculei, tutte le facoltà dello spirito si risvegliano, tutte le sue campane si mettono a suonare. Jean Dubuffet · Prospectus


Mar

Sunday, March 15th, 2009

R-CORRALES-HEMINGWAY-Y-CUBA

Raúl Corrales · Dal volume Hemingway y Cuba

Pensava sempre al mare come a la mar, come lo chiamano in spagnolo quando lo amano. A volte coloro che l’amano ne parlano male, ma sempre come se parlassero di una donna. Alcuni fra i pescatori più giovani, di quelli che usavano i gavitelli come galleggianti per le lenze e avevano le barche a motore, comprate quando il fegato di pescecane rendeva molto, ne parlavano come di el mar al maschile. Ne parlavano come di un rivale o di un luogo o perfino di un nemico. Ma il vecchio lo pensava sempre al femminile e come qualcosa che concedeva o rifiutava grandi favori e se faceva cose strane o malvagie era perché non poteva evitarle. La luna lo fa reagire come una donna, pensò. Ernest Hemingway · Il vecchio e il mare

Il mare è la sua infedeltà a noi tutti.

Cesare Pavese · La spiaggia


Yellow

Sunday, February 8th, 2009

A-KAPOOR-YELLOW-1999

Anish Kapoor · Yellow · 1999

Ogni domanda è legittima, è la risposta che conta.

Il mercato ha spopolato le piazze dove si parlava e deportato in massa la gente nelle case. Quindi ha creato bisogni nuovi, ipnotici, trasformando così gli esseri umani in consumatori (di beni che soddisfano il bisogno del mercato). Per appagare questi bisogni il mercato sfrutta furiosamente ogni risorsa; il mercato distrugge, sembra perfino ignorare che la sua degenerazione ha come conseguenza l’autodistruzione. È grottesco, il mercato. Natura, e stato di natura.

Una vita dopo la fine della vita, un’altra vita, finalmente terrestre. Potrebbe cominciare così il racconto di chi, durante un’eclissi di sole, decise che era venuto il momento di scrivere la biografia di un albero e dimenticare tutto il resto.

Alcuni luoghi visti per la prima volta sembrano conosciuti da sempre. Altri, frequentati abitualmente, all’improvviso diventano estranei. Come le persone.

Il desiderio è l’unico inganno credibile.

© Graziano Spinosi

Ma io non sono mai stato simile a questo! Come fa a saperlo? Cos’è questo “tu” al quale dovrebbe o non dovrebbe assomigliare? Dove trovarlo? In quale parametro morfologico o espressivo? Dov’è il suo corpo di verità? Lei è il solo a non poter vedere altro che un’immagine, non vede mai i suoi occhi, se non inebetiti dallo sguardo rivolto a uno specchio o a un obbiettivo; proprio e soprattutto per il suo corpo lei è condannato all’immaginario. Roland Barthes · Barthes di Roland Barthes


E noi sull’illusione

Sunday, January 25th, 2009

A-KAPOOR-HER-BLOD-1998-P 
Anish Kapoor · Her Blood · 1998

Ogni viaggio contempla un viaggio parallelo, interiore, talvolta emozionante o avventuroso quanto quello geografico. Quando si scruta la terra dall’alto, in volo, ci si ricorda quasi con stupore che essa appartiene al cielo. Da quel limbo che è l’aeroplano, i mari mostrano apertamente il loro profilo, le pianure si distinguono dai rilievi, non si vedono i confini che le guerre hanno tracciato. Un osservatorio lontano induce a un sentimento di appartenenza più acceso, la distanza dalle cose attenua il loro fragore. Poi, dopo il volo, a terra, di nuovo l’inganno dell’apparenza; l’insidia dello specchio, la sua arrendevole immaginazione. © Graziano Spinosi

Ernest Hyde
La mia mente era uno specchio:
vedeva ciò che vedeva, sapeva ciò che sapeva.
In gioventù la mia mente fu proprio uno specchio
in un vagone che fuggiva veloce
afferrando e perdendo squarci di paesaggio.
Poi col tempo
grandi graffiti s’incisero sopra lo specchio
lasciando che il mondo vi entrasse
e lasciando che vi affiorasse il mio io più segreto.
Perché questa è la nascita dell’anima nel dolore,
una nascita con guadagni e perdite.
La mente vede il mondo come una cosa staccata,
e l’anima rende il mondo una cosa sola con se stessi.
Uno specchio graffiato non riflette immagini:
e questo è il silenzio della saggezza.

Edgar Lee Masters
da Antologia di Spoon River

Traduzione di Fernanda Pivano

 

E noi sull’illusione


Ora esatta

Friday, January 9th, 2009

M-SCHIFANO-ORA-ESATTA-1970  
Mario Schifano · Ora esatta (part) · 1970

…l’ora esatta: qualcosa su cui contare.

© Graziano Spinosi

Il momento presente può diventare ostaggio  sia del passato sia del futuro. In alcuni casi, il passato eclissa il presente gettando un’ombra su di esso, al punto che il presente può solo limitarsi a confermare quel che già si conosce e aggiungere ben poco. È praticamente annichilito. [...] Anche il futuro può rimuovere il presente, riorganizzandolo in modo tanto rapido e radicale da renderlo effimero e quasi inesistente. Chi propone di accordare un ruolo determinante alle ricostruzioni verbali/narrative a posteriori è esposto a questo rischio, poiché agisce come se la sola realtà psichica rilevante fosse l’espressione verbale dell’esistenza. Daniel N. Stern · Il momento presente


Savarin

Sunday, December 21st, 2008

 

J-JOHNS-SAVARIN CAN-WITH-BRUSHES-P-1960 
Jasper Johns · Barattolo Savarin con pennelli (bronzo dipinto)
1960 ·
Museum of Art · Philadelphia

Colorare un disegno, fare un pupazzo di neve, mangiare un biscotto: i verbi più cari dell’infanzia, non solo per la loro aderenza al passato, sono transitivi. Nell’era del bimbo i giorni durano un giorno, le notti una notte. Fasi di un tempo naturale, scandito dal rapporto della terra col sole e altri astri. Nel corso degli anni, forse altrettanto naturalmente, la percezione del tempo perde elasticità come il corpo. L’adulto è preso dalle cose che deve fare, con disagio da quelle che desidera; i suoi verbi sono diventati intransitivi. © Graziano Spinosi

Dove vanno a finire i calzini
quando perdono i loro vicini
dove vanno a finire beati
i perduti con quelli spaiati
quelli a righe mischiati con quelli a pois
dove vanno nessuno lo sa
Dove va chi rimane smarrito

in un’alba d’albergo scordato
chi è restato impigliato in un letto
chi ha trovato richiuso il cassetto
chi si butta alla cieca nel mucchio
della biancheria
dove va chi ha smarrito la via
Nel paradiso dei calzini

si ritrovano tutti vicini
nel paradiso dei calzini..
Chi non ha mai trovato il compagno
fabbricato soltanto nel sogno
chi si è lasciato cadere sul fondo
chi non ha mai trovato il ritorno
chi ha inseguito testardo un rattoppo

chi si è fatto trovare sul fatto
chi ha abusato di napisan o di cloritina
chi si è sfatto con la candeggina
Nel paradiso dei calzini..
nel paradiso dei calzini
non c’è pena se non sei con me

Dov’è andato a finire il tuo amore
quando si è perso lontano dal mio
dov’è andato a finire nessuno lo sa
ma di certo si troverà’ là’..
Nel paradiso dei calzini
si ritrovano uniti e vicini

nel paradiso dei calzini
non c’è pena se non sei con me
non c’è pena se non sei con me

Vinicio Capossela · Il paradiso dei calzini


Oblomov · 2

Wednesday, December 3rd, 2008

  Nikita Mikhalkov  ·    Oblomov  (fotogramma)   ·1979 
Nikita Mikhalkov · Oblomov (fotogramma) ·1979

Lo sguardo ad un sogno mai speso, arreso a non prendervi parte. Al riparo, dallo specchio e dall’ombra. © Graziano Spinosi

Quando sognamo, la nostra anima vive, agisce, esercita tutte le facoltà, né più né meno di quando veglia; solo più mollemente e oscuramente, non però nel senso che la differenza tra i due stati sia quella che separa il buio dal vivo chiarore, ma piuttosto quella che separa il buio dall’ombra: nel primo essa dorme, nel secondo sonnecchia, più o meno: sono pur sempre tenebre. Vegliamo a occhi aperti e dormiamo a occhi chiusi. Non vedo così chiaro nel sonno; ma, quanto alla veglia, non è mai abbastanza pura e senza nuvole. È vero che il sonno nella sua profondità addormenta talora i sogni. Ma la nostra veglia non è mai tanto lucida da purgare e dissipare fino in fondo le fantasticherie, che sono i sogni di chi veglia, e peggio dei sogni. Montaigne · Saggi


Polaroid

Sunday, November 9th, 2008

PETER-JONES-SEAGULLS-AND-BOY-P

Peter Jones · Polaroid · Anni settanta

Più del tempo, il ricordo trasfigura le cose
fissandone i tratti di un momento passato.

© Graziano Spinosi

L’accadimento prodigioso è la terra. La gioia e il dolore, la guerra e la pace, gli affetti, le stelle, i pensieri, le azioni appartengono alla terra. Essa è l’offerta dell’essere: l’essere abita da sempre l’apparire, ma la terra è il dono atteso dell’ospite. La verità ha accettato l’offerta. In principio, la verità ha voluto la terra, e questa volontà circonda e sorregge ogni volere mortale. Nella vita dell’uomo, la filosofia è un evento insolito: l’uomo vive solitamente nella non verità, attendendo ai problemi della terra. [...] La sollecitudine per la terra, in cui consiste la non verità, si fonda innanzitutto sull’accettazione della terra, compiuta dalla verità dell’essere. Noi possiamo volere qualcosa – la casa, il cibo, l’amore – solo in quanto vogliamo innanzitutto l’orizzonte, all’interno del quale possono comparire le singole cose che vogliamo. Emanuele Severino · Essenza del nichilismo


Sottrazione

Friday, July 4th, 2008

LE-CORBUSIER-VILLA-TURQUE-P-1916-17 
Le Corbusier · Villa Turque (part) · 1916-17 · Foto D. Schwartz

Lavorare a un’opera per sottrazione non significa solamente togliere del materiale a un materiale ma considerare anche  la memoria -il proprio corpo- come parte di quel materiale. © Graziano Spinosi

Dans une architecture aussi impérieuse que celle-ci, toute la grande tâche consiste à épurer, à éliminer le superflu, à ne conserver que l’utile, le fort, le calme… Ma présence est inscrite dans chaque recoin de votre maison… Le Corbusier · Lettera a Anatole e Camille Schwob, committenti della Villa Turca.


Bellezza

Wednesday, June 25th, 2008

Z-TSERETELI-IN-MEMORIA-VITTIME-OPPRESSIONE-1997

Zurab Tsereteli · In memoria delle vittime dell’oppressione 
1997 ·
MMoMA · Moscow

La bellezza può degradarsi nel più
ingannevole segnale di orientamento.

© Graziano Spinosi

Ti libero la fronte dai ghiaccioli
che raccogliesti traversando l’alte
nebulose; hai le penne lacerate
dai cicloni, ti desti a soprassalti.

Mezzodì: allunga nel riquadro il nespolo
l’ombra nera, s’ostina in cielo un sole
freddoloso; e l’altre ombre che scantonano
nel vicolo non sanno che sei qui.

Eugenio Montale · Mottetti


Sottovoce

Monday, June 16th, 2008

K-MALEVICH-BLACK-SUPREMATISTIC-SQUARE-P-1914-15
Kazimir Malevič · Quadrato nero su fondo bianco (part) · 1914-15
Tret’jakov Gallery · Moscow

L’astrazione abbandona il linguaggio descrittivo della figurazione e ne assume uno più dettagliato; percorre la via interiore, la riga del chiodo conficcato, l’attimo buio dello specchio. © Graziano Spinosi

Милая ты жизнь!
Жадная еще!
Ты запомни вжим
В правое плечо.

…come sei cara, vita!
Insaziabile ancora!
Ricordati: configgiti
nella mia spalla destra…

Marina Cvetaeva

MOSCOW-VI-2008-01-M      MOSCOW-VI-2008-02-M      MOSCOW-VI-2008-03-M


Time Is Up

Wednesday, June 4th, 2008

ED-RUSCHA-TIME-IS-UP-1990 
Ed Ruscha · Time Is Up (part) · 1990

Mi ha mentito?
Le ho mentito, lo giuro!

© Graziano Spinosi

Mi nutro di musica e di acqua nera.
Alejandra Pizarnik · La figlia dell’insonnia

Martha Argerich · W.A. Mozart
Piano Concerto N° 20 in D minor, K. 466


Anelli

Sunday, May 25th, 2008

  Jean Luc Godard  ·  L'amore (fotogramma) 
Jean Luc Godard · L’amore (fotogramma) · 1969

Un bivio congiunge due strade
in una o la divide in due.

© Graziano Spinosi

Non si guardavano. Nella penombra condivisa entrambi erano seri e silenziosi. Egli le aveva preso la mano sinistra e le sfilava e le metteva l’anello d’avorio e l’anello d’argento. Poi le prese la mano destra e le sfilò e le mise i due anelli di argento e l’anello d’oro con pietre dure. Lei porgeva alternativamente le mani. Questo durò qualche tempo. Continuarono ad allacciare le dita e ad unire i palmi. Procedevano con lenta delicatezza, come se temessero di sbagliare. Non sapevano che era necessario quel gioco perché una determinata cosa accadesse, nel futuro, in una determinata regione. Jorge Luis Borges · Il Gioco, da Storia della notte


Sudden light

Thursday, May 22nd, 2008

R-HORN-L'ESTEL-FERIT-BARCELONA-18-V-2008

Rebecca Horn · L’estel ferit (targa) · 1992 · Barcelona

Anche le case sono fari per chi vaga di notte.

© Graziano Spinosi 

Sudden light

I have been here before,
But when or how I cannot tell:
I know the grass beyond the door,
The sweet keen smell,
The sighing sound, the lights around the shore.

You have been mine before,-
How long ago I may not know:
But just when at that swallow’s soar
Your neck turned so,
Some veil did fall, – I knew it all of yore.

Has this been thus before?
And shall not thus time’s eddyng flight
Still with our lives our love restore
In death’s despite
And day and night yeld one delight once more?

Dante Gabriele Rossetti

R-HORN-L'ESTEL-FERIT-1992-BARCELONA-18-V-2008-M     BARCELONA-18-V-2008-02-M     BARCELONA-18-V-2008-03-M


Scolpire il tempo

Sunday, April 13th, 2008

A-TARKOVSKIJ-LO-SPECCHIO-1974

Andrej Tarkovskij · Lo specchio (fotogramma) ·1975

C’è un sole volenteroso oggi
ma il barometro propone pioggia.

© Graziano Spinosi

C’è una speranza che l’uomo sopravviva, nonostante tutti i segni del silenzio apocalittico preannunciato dall’evidenza dei fatti? La risposta a questo interrogativo, forse, è contenuta nell’antica leggenda sulla resistenza dell’albero inaridito, privato dei succhi vitali, che ho preso come base del film più importante nella mia biografia artistica. Un monaco, passo dopo passo, secchio dopo secchio portava l’acqua sulla montagna e innaffiava l’albero inaridito, credendo senz’ombra di dubbio nella necessità di ciò che faceva, senza abbandonare neppure per un istante la fiducia nella forza miracolosa della sua fede e perciò assistette al miracolo: una mattina i rami dell’albero si rianimarono e si coprirono di foglioline. Ma questo è forse un miracolo? È soltanto la verità. Andrej Tarkovskij· Scolpire il tempo


Futuro anteriore

Monday, March 17th, 2008

A-RESNAIS-MON-ONCLE-D'AMERIQUE-1980

Alain Resnais · Mon oncle d’Amérique (fotogramma) · 1980

Alcuni luoghi si possono raggiungere
solamente attraverso una fuga.

© Graziano Spinosi

Dal punto di vista scientifico si può capire il senso della vita di un essere umano solo se non lo si separa da quello della specie. Non può essere limitato alla sopravvivenza di un sottogruppo predatore e aggressivo che cerca di impadronirsi di un territorio spaziale, economico, linguistico o culturale. La terra appartiene a tutti quelli che ci vivono. È tonda e i suoi confini sono i confini dello spazio che essa occupa nel sistema solare. Non ha muri divisori, proprietà private, sbarramenti, cancellate. La materia e l’energia che racchiude sono state finora solo di chi era capace di creare l’informazione tecnica necessaria a utilizzarle. Questa informazione ha procurato a coloro che la possedevano armi perfezionate per asservire gli altri. Ha permesso loro di sfruttare terra, mare e aria lasciando agli altri solo i rifiuti.[...] Quando mai capiranno, i gruppi umani appartenenti al grande organismo della specie umana, che il loro scopo è la sopravvivenza dell’insieme e non l’affermazione della loro dominanza sugli altri? Nessuno, da solo, rappresenta la specie e nessuno ha il monopolio della verità.

Dopo un po’ di tempo si vide spuntare, attraverso il tappeto multicolore che copriva la terra, uno stelo che presto si guarnì di un fiore. Ma non c’era più nessuno che potesse accorgersene.

Henri Laborit · Elogio della fuga 


Asa nisi masa

Thursday, March 6th, 2008

F-FELLINI-OTTO-E-MEZZO-P-1963 
Federico Fellini · (fotogramma) · 1963

L’è un schérz ch’a n’e’ capéss, a m sint srè i ócc
sal mèni da dri: cucú, chi è?
e quèst csa vól? dài, ch’a n sémm piò burdéll,
Ricardo, tè t’é sémpra voia, no?
ta n si Ricardo? t si Tonino, no?
a i so, t si Loris, no? porca putèna,
chi èll? chi sit? a m vólt,
mo dò ch’ l’è ‘ndè st’ pataca? u n gn’è niseun.

È uno scherzo che non capisco, mi sento chiudere gli occhi| con le mani da dietro: cucú, chi è?| e questo cosa vuole? dai, che non siamo più bambini,| Riccardo, tu hai sempre voglia, no?| non sei Riccardo? sei Tonino, no?| ci sono, sei Loris, no? porca puttana,| chi è? chi sei? mi volto,| ma dov’è andato ’sto coglione? non c’è nessuno.

Raffaello Baldini · Ciacri


Il colore del melograno

Sunday, February 24th, 2008

S-PARAJANOV-SAYAT-NOVA-1968

Sergei Parajanov · Il colore del melograno (fotogramma) · 1968


Indaco

Thursday, February 21st, 2008

Y-KLEIN-IKB191-1962
 Yves Klein · IKB 191 · 1962

Il colore di una sola nota,
la vita e la morte, lo stesso
alfabeto.

© Graziano Spinosi

Che cos’è il blu?
Il blu è l’invisibile che diventa visibile.

Yves Klein


Sguardare

Monday, February 4th, 2008

G-PAOLINI-GIOVANE-CHE-GUARDA-L-LOTTO-1967 
Giulio Paolini · Giovane che guarda Lorenzo Lotto · 1967

Guardarsi da ciò che appare.
Una forma di cecaggine spesso necessaria.

© Graziano Spinosi

A un certo punto non saprete più distinguere se siete voi a guardare l’opera o se, invece, è l’opera a spiare il vostro guardare.
Giulio Paolini


Night passage

Tuesday, January 15th, 2008

J-TURRELL-NIGHT-PASSAGE-1987

James Turrell · Night Passage · 1987
Solomon R. Guggenheim M. · New York

La visione della volta celeste, col suo passaggio di stelle, è stata la più importante esperienza condivisa dagli esseri umani prima della televisione. Dal cielo segnali di rotte terrestri e la compagnia di figure lontanissime. Può ancora bastare il cielo per orientarsi, basta e avanza. © Graziano Spinosi

Ma da dove viene l’illusione della libertà, l’errore che ci fa credere che siamo uomini liberi? Schopenhauer indica la sorgente dell’equivoco in quella che egli considera la prima fase dell’atto di volizione, quello stadio cioè in cui la volontà è come in divenire e non si è ancora tramutata in risoluzione. Questo stadio è il desiderio. [...] Esiste dunque nell’uomo un’idea positiva dell’infinito rispetto alla quale il limite appare un difetto e il desiderio e il dubbio un sintomo di una volontà di affrancamento. Paolo Zellini · Breve storia dell’infinito


Ápeiron

Thursday, January 10th, 2008

H-SUGIMOTO-MAR-TIRRENO-1990  
Hiroshi Sugimoto · Mar Tirreno (part) · 1990

Nel buio, spesso, tutto diventa più chiaro.

© Graziano Spinosi

Tutto ciò che è visibile è attaccato all’invisibile, l’udibile
al non-udibile, il sensibile al non-sensibile.
Forse il pensabile all’impensabile.
Novalis · Frammenti


La lezione di anatomia

Wednesday, December 12th, 2007

C-TWOMBLY-PAN-1980 
Cy Twombly · Pan · 1980 · Collezione Yvon Lambert

Nathan aveva il concetto più alto possibile delle gigantesche capacità della letteratura di assorbire e purificare la vita. Avrebbe scritto ancora, pubblicato ancora, e la vita sarebbe diventata colossale. Ma quella che divenne colossale fu la pagina seguente. Credeva di aver scelto la vita, e invece aveva scelto la pagina seguente. Mentre rubava il tempo per scrivere racconti, non pensò mai di chiedersi cosa il tempo avrebbe potuto rubare a lui. Solo gradualmente il perfezionarsi della ferrea volontà dello scrittore cominciò ad apparirgli come un’evasione dall’esperienza, e i mezzi indispensabili per liberare la fantasia, per esporre, svelare e inventare la vita, come la forma di carcerazione più severa.

Philip Roth · La lezione di anatomia


Ancóra

Friday, December 7th, 2007

G-RICHTER-ISA-GENZKEN

Gerard Richter · Isa Genzken

Sarebbe stato bello, avrei dovuto, potrei. Comincia spesso con il condizionale il resoconto sull’esistenza. L’inventario delle possibilità perdute, dei risultati non conseguiti, talvolta è lungo e doloroso. All’opposto la smania dei replicanti di Blade Runner, così avidi di memoria da implorare il loro demiurgo di poter vivere ancora altro tempo. © Graziano Spinosi

Mi disse: <<Ho più ricordi io da solo, di quanti non ne avranno tutti gli uomini insieme, da che mondo è mondo>>. Anche disse: << I miei sogni, sono come la vostra veglia>>. E anche: << La mia memoria, signore, è come un deposito di rifiuti>>. Un cerchio su una lavagna, un triangolo rettangolo, un rombo, sono forme che noi possiamo intuire pienamente; allo stesso modo Ireneo vedeva i crini rabbuffati d’un puledro, una mandria innumerevole in una sierra, i tanti volti d’un morto durante una lunga veglia funebre. Non so quante stelle vedeva nel cielo. [...] Pensai che ciascuna delle mie parole (ciascuno dei miei movimenti) durerebbe nella sua implacabile memoria; mi gelò il timore di moltiplicare inutili gesti. Jorge Luis Borges · Funes, o della memoria, da Finzioni