Archive for the ‘2000’ Category

Primates

Tuesday, January 12th, 2010

H-HORENSTEIN-PHOCA-VITULINA-2006

Henry Horenstein · Phoca vitulina · da Animalia  · 2006

Il primato dell’uomo sugli animali è regola della natura. Eppure, se guardo un animale negli occhi, provo pena per la mia condizione. © Graziano Spinosi

Si può raccontare la vita di un cane? Mi sembra che essa sfugga da tutte le parti quando entra nella parola, perché il tempo nostro non é il vostro tempo umano, e i nostri occhi non sono i vostri, e i nostri ricordi non hanno un prima e un dopo, sono tutti lì, davanti a noi, i ricordi, come disposti nello stesso istante, ma sono vivi, pieni di particolari, e hanno odori, tanti odori attaccati alle cose che possiamo rievocare, come ora sto facendo usando una lingua che non è, come ben sapete, la nostra lingua. Antonio Prete · L’ordine animale delle cose


Ante rem

Thursday, February 19th, 2009

   Bill Viola  ·     Five Angels for the Millennium  ·  Departing Angel · 2001

Bill Viola · Five Angels for the Millennium · Departing Angel · 2001

Cominciò disabituandosi agli orologi. Col tempo, poi, si liberò di quanto non era più indispensabile. Abbandonò le abitudini che avevano scandito sempre le sue giornate. Riuscì a dimenticare il significato di molte parole, l’armonia dei numeri, e imparò nuovamente a nuotare. © Graziano Spinosi

Le condizioni di quando la vita non era ancora uscita dagli oceani non sono molto mutate per le cellule del corpo umano, bagnate dall’onda primordiale che continua a scorrere nelle arterie. Il nostro sangue infatti ha una composizione chimica analoga a quella del mare delle origini, da cui le prime cellule viventi e i primi esseri pluricellulari traevano l’ossigeno e gli altri elementi necessari alla vita. Con l’evoluzione d’organismi più complessi, il problema di mantenere il massimo numero di cellule a contatto con l’ambiente liquido non poté più essere risolto semplicemente attraverso l’espansione della superficie esterna: si trovarono avvantaggiati gli organismi dotati di strutture cave, all’interno delle quali l’acqua marina poteva fluire. Ma fu solo con la ramificazione di queste cavità in un sistema di circolazione sanguigna che la distribuzione dell’ossigeno venne garantita all’insieme delle cellule, rendendo così possibile la vita terrestre. Il mare in cui un tempo gli essere viventi erano immersi, ora è racchiuso entro i loro corpi. Italo Calvino · Il sangue, il mare


New moon

Wednesday, January 28th, 2009

G-PAOLINI-PALOMAR-2006-P

Giulio Paolini · Palomar · 2006

Quando rifletto sul contemporaneo immagino corpi vicini nello spazio, penso alla contiguità, non al tempo. © Graziano Spinosi

Contemporaneo è colui che riceve in pieno viso
il fascio di tenebra che proviene dal suo tempo.

Giorgio Agamben · Che cos’è il contemporaneo?


Amore · 2

Saturday, January 10th, 2009

N-T-B-VANG-SPRING-SUMMER-2001

Nicole Tran Ba Vang · Collezione primavera estate (part) · 2001

Nessuna verità, in amore, è
conturbante quanto una
bugia.

© Graziano Spinosi

"Non ci si può mai fidare della natura" (Jean Baudrillard) soprattutto nelle cose d’amore. Si dà infatti che un corpo nudo, come natura l’ha fatto, non sia seducente senza l’intervento dell’artificio in grado di scongiurare la semplice nudità e cancellare la naturalità di un corpo in sé e per sé insignificante. Senza l’ammiccamento, senza il gioco dell’apparire e dello sparire, senza la provocazione del desiderio in vista della sua delusione, senza un oltrepassamento del corpo e del suo esser semplicemente nudo in vista di quel vuoto che è poi l’anima dell’altro sognata sempre nella sua ingannevole complicità, senza quel nulla che si riempie di gesti convenuti come gesti erotici, senza quel misconoscimento dell’altro sepolto da tutte quelle parole incantevoli che ne recitano il falso riconoscimento, non si dà vicenda d’amore. Umberto Galimberti · Parole nomadi


Ànemos

Monday, October 13th, 2008

H-HORENSTEIN-ZEBRA-2006  
Henry Horenstein · Grevy’s Zebra · da Animalia · 2006

Colpisce e sconcerta, oramai, che la
parola animale derivi da anima.

© Graziano Spinosi

Leggere l’animale, sentirlo parlare, richiede una percezione estetica ed ecologica per la quale la psicologia non si è ancora fatta l’occhio e l’orecchio, per la quale non ha ancora trovato parole che non siano semplici moralismi allegorici ma vadano al di là delle metafore dell’essere maialesco, topesco, degli scherzi da scimmia… Una lunga tradizione greca, che va da Pitagora fino a Plutarco e Porfirio, riconosce l’affinità fra l’uomo e la bestia, e, per quanto ci è dato sapere, uno dei tre precetti morali di Eleusi suggeriva appunto di "non essere crudeli con gli animali". Tuttavia questa forma di rispetto per gli animali, propria delle civiltà ebraica e greca, non sembra aver esercitato un’influenza determinante sugli atteggiamenti occidentali successivi. [...] Malgrado l’idea di Plinio, per la quale gli animali sarebbero più cari a Dio dell’uomo stesso, o la concezione di Lucrezio, che considera gli animali più felici e più nobili dell’uomo, e nonostante la popolarità della Terza Georgica di Virgilio, la legge romana conferisce ai padroni di animali lo ‘ius utenti’ e lo ‘ius abutendi’ – una posizione fondata sull’idea stoica secondo la quale gli animali sarebbero privi di ragione. James Hillman · Animali del sogno


A corpo libero

Monday, June 9th, 2008

H-HORENSTEIN-OCTOPUS-2006  
Henry Horenstein · Giant Pacific Octopus · da Animalia · 2006

I simulacri che ci appaiono negli specchi, nell’acqua, in ogni corpo lucido, poi che hanno aspetto simile alle cose, devono consistere d’immagini emesse da queste. Ci sono, dunque, tenui immagini delle forme, simili ad esse, che nessuno può scorgere ad una ad una e, tuttavia, ribattute da assiduo e frequente riverbero, rimandano la visione dal piano degli specchi; e pare che non possano in altro modo conservarsi così che siano riflesse figure tanto simili a ogni oggetto.

E quanto più fiera è una razza d’animali, tanto più è portata a infuriarsi nel sogno. Ma gli uccelli variopinti fuggono via e col batter d’ali d’improvviso turbano i sacri boschi nel tempo notturno, se nel sonno soave hanno visto dei falchi portare zuffe e battaglie incalzandoli al volo. [...] Molti nel sonno tradiscono gravi segreti, e sovente rivelano essi stessi una loro colpa. Molti incontrano la morte. Molti, come se da alte montagne precipitassero a terra a corpo abbandonato, sussultano di paura, e dal sonno, come dementi, a fatica tornano in sé, sconvolti dal tumulto del corpo.

Lucrezio · De rerum natura


Contrappunto

Thursday, April 3rd, 2008

R-MUECK-MASK-II-P-2001-02 
Ron Mueck · Mask II · 2001-02
S. Francisco Museum of  Modern Art

La piccola crepa d’un intonaco, adocchiata un giorno distrattamente, può dar vita al sogno notturno di un terremoto. La memoria non fa sconti. L’emozione provocata da un violento temporale può stemperarsi nel sogno di un quieto paesaggio inondato di sole. La memoria si attiene ai fatti, a modo suo. © Graziano Spinosi

Sento risuonare l’acqua che cade nel mio sogno.
Le parole cadono come l’acqua io cado. Disegno
nei miei occhi la forma dei miei occhi, nuoto
nelle mie acque, mi dico i miei silenzi. Tutta
la notte attendo che il mio linguaggio riesca a
darmi forma. E penso al vento che viene a me,
perdura in me. Tutta la notte ho camminato sotto
la pioggia sconosciuta. Mi hanno dato un silenzio
pieno di forme di visioni (dici). E corri desolata
come l’unico uccello nel vento.

Alejandra Pizarnik · La figlia dell’insonnia


Banchi di nebbia

Saturday, March 1st, 2008

Jaume Plensa · Autoritratto as H.B. II · 2006

Jaume Plensa · Autoritratto as H.B. II · 2006

Nelle notti di nebbia, quando è impossibile vedere i lampi dei fari, un nautofono segnala la posizione dei porti: un suono vicario indica ciò che la vista non può percepire, consentendo l’orientamento ai naviganti. Posizionato sulla terraferma il nautofono ristabilisce anche un legame con punti noti, una congiunzione sensoriale tra corpi galleggianti e corpi stanziali che allevia il disagio provocato dal senso di vuoto (ben noto a chi viaggia per mare, quando in certe condizioni climatiche l’aria e l’acqua diventano una sola sostanza astratta). Coi suoi sibili, che sembrano parole primitive, il nautofono è un identificativo topografico e antropologico, la memoria sonora di un luogo. Solitamente spenta nei giorni di sole, questa memoria si accende quando le condizioni esterne divengono avverse e un vuoto di senso si propaga come nebbia all’improvviso. © Graziano Spinosi

Antico, sono ubriacato dalla voce
ch’esce dalle tue bocche quando si schiudono
come verdi campane e si ributtano
indietro e si disciolgono.
La casa delle mie estati lontane,
t’era accanto, lo sai,
là nel paese dove il sole cuoce
e annuvolano l’aria le zanzare.
Come allora oggi in tua presenza impietro,
mare, ma non più degno
mi credo del solenne ammonimento
del tuo respiro. Tu m’hai detto primo
che il piccino fermento
del mio cuore non era che un momento
del tuo; che mi era in fondo
la tua legge rischiosa: esser vasto e diverso
e insieme fisso:
e svuotarmi così d’ogni lordura
come tu fai che sbatti sulle sponde
tra sugheri alghe asterie
le inutili macerie del tuo abisso
.

Eugenio Montale · Ossi di seppia, Mediterraneo


Omissis

Friday, January 18th, 2008

A-KIEFER-V-CHLEBNIKOV-2004

Anselm Kiefer· Velimir Chlebnikov and the Sea · 2004

L’astrazione è un ritorno.

Infinitesimare, un verbo coniugato all’infinito.

Nel gioco le regole del gioco. La Natura è un alfabeto.

Perché il silenzio? Anche per amore.

© Graziano Spinosi

…il testo si manifesta come rinuncia, si depaupera: diventa la pensosa parodia di un viaggio verso il silenzio. Si è parlato molto di silenzio, di un silenzio del tempo in un tempo di silenzio, vuoto e aperto, ai limiti del delirio mistico: di come essere nel silenzio, come sentire e abitare il silenzio, come essere abitati dal silenzio. Luciano Berio · Un ricordo al futuro


Luogo segreto

Tuesday, January 8th, 2008

A-KAPOOR-ASCENSION-2003

Anish Kapoor · Ascension · 2003

Ogni luogo segreto mantiene un segreto.

© Graziano Spinosi

Ogni uomo ha forse avvertito quella sorta di dolore, se non di terrore, che si prova nel vedere il mondo e la sua storia presi in un moto ineluttabile, che sempre più s’accresce, e che non sembra voler mutare, per scopi sempre più volgari, altro che le proprie manifestazioni visibili. Questo mondo visibile è ciò che è, e le nostre azioni non possono fare in modo che sia assolutamente diverso. Si pensa allora con nostalgia a un mondo in cui l’uomo, anziché forzare con rabbia le apparenze visibili, si fosse impegnato a disfarsene, non soltanto a rifiutare ogni azione su di esse, ma a spogliarsi, in modo da riportare alla luce in noi stessi quel luogo segreto a partire dal quale sarebbe stata possibile un’avventura umana del tutto diversa. Di più alto senso morale, comunque. Jean Genet · L’atelier di Alberto Giacometti  


Diamanti

Thursday, May 3rd, 2007

PENITENTES-DA-MEMORIA-C-2003-06

Marcos Zacariades · Penitenti della memoria collettiva · 2003
Igatu ·
Chapada Diamantina · Brasile

In una miniera diamantifera di Igatu (città di pietra), un villaggio nello stato di Bahia, negli anni cinquanta ci fu un crollo in cui morirono circa duecento minatori. Solamente quattro di essi sopravvissero al disastro. In questa miniera, riaperta da pochi anni, Marcos Zacariades ha ambientato una sua opera dedicata alla memoria dei minatori morti: Penitentes da memória coletiva. Si accede al cuore della miniera attraverso un lungo sentiero di acqua corrente che fora la montagna. Qui, adagiati sopra rudimentali catafalchi ferrosi, sono composti i corpi di argilla dei minatori, realizzati da Marcos con materiali provenienti dalla miniera. Tutti gli abitanti di Igatu hanno partecipato alla realizzazione di questo progetto. Qui dove la terra ha ingoiato i loro corpi, in questa pancia scura, la luce delle candele illumina i nomi, gli oggetti, la memoria dei garimpeiros. © Graziano Spinosi

Sono stato testimone del sogno e della volontà di quattro uomini che volevano salvare qualcosa che era sempre stato un punto di riferimento nelle loro vite. Quegli uomini volevano tenere viva la loro memoria, il ricordo di un sacrificio forzato. Si sentivano esuli, abbandonati dai morti. Bisognava riaprire quella miniera. Benvenuti nel mondo dell’oscurità, nella ricerca della luce con una forza titanica, la stessa che contiene l’arte e che salva gli uomini nel momento delle grandi provocazioni. Marcos Zacariades


Bordi

Monday, March 5th, 2007

Christina Kolaiti · Autoritratto · 2001

Christina Kolaiti · Autoritratto · 2001

Ai bordi delle strade, dei fiumi, delle case, si accumulano scorie che provengono dalla movimentata vitalità del centro. Queste scorie danno vita a un micromondo animato da elementi organici e inorganici, oggetti di poco conto, frammenti consumati senza più identità; è un universo pulviscolare e provvisorio che ha perduto ogni legame col centro di provenienza, aggregato dalla fatalità e da quella legge per cui ogni vita produce scorie fin quando, estinguendosi, diventa scoria essa stessa e così via: natura, caso e mistero. Anche il tempo, volendo immaginarne una centralità che non gli appartiene, in certi attimi sembra rivelarci la presenza di una deriva in cui si agita una vita minore e più silenziosa. Penso all’alba (una personale smania di questo periodo), a quando si ha la febbre, alle eclissi. Le cose piccole diventano grandi, le cose grandi diventano piccole. Momenti in cui tutto sembra più chiaro, per poco. © Graziano Spinosi

Lo tempo va dintorno con le force
Canto sedicesimo del Paradiso di Dante


Nowheremen

Sunday, February 18th, 2007

NOWHEREMEN-2007

nowheremen

ACCIAIERIE arte contemporanea · Cortenuova-BG
23 febbraio – 24 giugno 2007

I nowheremen, gli abitanti di nessun luogo, sono figure emblematiche dell’anonimato più desolante, correlato alla società dei consumi. Ad essi è dedicata la terza tappa del progetto Estetica dei non-luoghi, a cura di Omar Calabrese. In quattro sezioni la mostra, co-curata da Maurizio Bettini, presenta, attraverso una selezione di quaranta opere circa, le differenti modalità messe in atto dagli artisti per affrontare il tema della perdita identitaria. Nella prima sezione, l’uomo meccanico – l’automa – metafora grottesca della modernità, visto anche nelle sue varianti – marionetta, fantoccio, pupazzo – è rappresentato dai robots di Metropolis di Fritz Lang, dai Manichini coloniali di de Chirico, dal Povero cavaliere di Daniel Spoerri. Al tema dell’invisibilità rimandano, invece, la donna di spalle di L’épreuve du sommeil di Magritte, la scultura smangiata Bocca grande di Igor Mitoraj, l’assenza di corpo del Vestito Terremoto di Beuys, lo spirito del Fantasma di Baj, l’Ombra di Claudio Parmiggiani. Nella terza sezione, la spersonalizzazione indotta dalla vita massificata si ritrova nell’inespressività della Ragazza che cammina di Pistoletto, nel corpo sfibrato di Vanessa Beecroft, in quello asservito alle leggi della moda delle fashion victims di Erwin Olaf, e ancora nel gregge consenziente dell’Audience di Claudio Maccari. Infine, la quarta sezione affronta il tema della negazione dell’identità prodotta dagli ibridi di Man Ray – l’ombrello con la macchina da cucire – dai supereroi di Adrian Tranquilli, o dalla crudeltà della pulizia etnica interpretata da Ben Shahn, giungendo in Emilio Isgrò al volontario rifiuto della propria immagine, come rappresentazione che della nostra identità viene costruita dalle relazioni interpersonali.

Il primo e immediato corollario dei "non luoghi" è che siano abitati da "non persone". Ebbene, chi sono, e come possiamo definire i "nowheremen", le "non persone"? Un elemento appare immediatamente evidente: le “non persone" sono coloro che non riescono a raggiungere, o, al rovescio, hanno perduto tratti fondamentali della loro identità. Ecco, pertanto, emergere una facile topologia: individui senza caratteri fisici riconoscibili: uomini invisibili, uomini immersi nella nebbia, ecc. (come gli antichi e mitici Cimmeri, che nessuno aveva visto a causa appunto delle nebbie in cui vivevano); individui senza memoria, e dunque senza una storia che li definisce (come i Lotofagi dell’Odissea); individui a cui manca qualche dimensione (come gli abitanti di Flatland, di Abbott, che sono completamente piatti);  individui senza corpo, come i fantasmi o le ombre;  individui senza umanità, o post umani (dunque esseri senza sentimenti, come gli automi); – individui senza ruolo, e dunque anonimi (come la piccola borghesia di molta letteratura sociale, o i consumatori acritici di molta critica sociale); gli individui con identità segrete, come gli eroi misteriosi (dalla Primula Rossa a Zorro e Superman). La mostra cercherà di ritrovare nelle manifestazioni dell’arte contemporanea i tratti delle "non persone" appena elencate, a partire dalle opere di grandi maestri come René Magritte, Jean-Michel Folon, Duane Hanson, George Segal, Michelangelo Pistoletto, per arrivare alle ultime tendenze dell’arte oggi.

A cura di

Omar Calabrese
Maurizio Bettini


Bassa marea

Monday, April 24th, 2006

A-KAPOOR-BLOOD-SOLID-2000 Anish Kapoor · Blood Solid · 2000

Frantumi di sogni, al risveglio. Morti o mai nati, presagi, felicità rapprese. È intensa la loro carnalità, nonostante appartengano al più astratto dei tempi. Il giorno poi compie il suo corso sinusoidale, queste icone sbiadiscono e altri accadimenti forniscono il materiale per la costruzione di nuovi sogni: siamo sognati da ciò che non trova compimento nell’esistenza diurna. © Graziano Spinosi

Il sogno non ha testimoni.

Proverbio cubano


Couple

Thursday, March 23rd, 2006

LOUISE-BOURGEOIS-COUPLE-2000

Louise Bourgeois · Couple · 2000

Un po’ di tautologia, signore? No, grazie, in estate preferisco il mojito. Lei è un asino! Non ancora purtroppo, ma spero di diventarlo al più presto. © Graziano Spinosi

…veggendo che ciascuno animale, tosto che nato è, quasi da natura dirizzato nel debito fine, che fugge dolore e domanda allegrezza, quelli disse questo nostro fine essere voluptade (non dico voluntade, ma scrivola per P), cioè diletto sanza dolore. Dante · Convivio


I miss you

Saturday, March 18th, 2006

FRANKO-B-I-MISS-YOU-2002

Franko B · I miss you · 2002 

Le donne hanno una familiarità col sangue
a cui gli uomini non pensano mai.

© Graziano Spinosi


Berlicche

Wednesday, November 2nd, 2005

KATHARINA-FRITSCH-DEALER-2001

Katarina Fritsch · Dealer · 2001

Un diavolaccio, una notte, mi venne a visitare. Soffro anch’io d’insonnia, si lamentò, da quando più non ho una qualunque fede. Rammollito d’un demonio, gli dissi, torna a trovar ristoro tra i tuoi, e tralascia le mie beghe. L’adunco si dileguò. Non ci sono più i diavoli di un volta. © Graziano Spinosi

Per esempio, l’Inferno di Dante è pieno di italiani
che rompono i coglioni agli altri.

Ennio Flaiano · Frasario essenziale