Archive for the ‘ALBERI’ Category

Radici

Saturday, February 26th, 2011

L-ALBERO-DELLA-LONTANANZA-P

Radici

L’albero della lontananza

Nel nord del Ciad, nella prefettura di Faya, mio nonno aveva tanti alberi di datteri. Il suo nome era Osman, ma tutti lo chiamavano dattero, era il suo soprannome. Ogni estate partivamo con tutta la famiglia dal sud verso il nord per andare a raccogliere i datteri. Gli uomini si arrampicavano sulle palme, tagliavano i rami con i datteri e le donne e i bambini li sbattevano a terra per farli staccare dal picciolo. Poi li lasciavano al sole a essiccare. Restavamo lì per tre o quattro mesi, poi tornavamo a casa con la nostra scorta. Un giorno mio nonno mi regalò tre piccoli alberi di datteri da piantare nel nostro giardino. Ogni mattina serviva molta acqua per farli crescere, li annaffiavo prima che sorgesse il sole. Solo uno è sopravvissuto. Ho sempre sentito di avere una responsabilità verso il mio albero e così, quando sono andato in Libia a lavorare, telefonavo a casa e chiedevo sempre come stava. Mia madre mi diceva che stava bene, ma io sapevo che i miei fratelli spesso si dimenticavano di dargli da bere. Lo so, il mio albero non sta bene, soprattutto ora che sono ancora più lontano, che sono arrivato in Italia, nessuno lo sente come lo sento io, e più passa il tempo più lo vedo lontano. Hassan Aboubaker · Ciad


Verso la natura

Monday, April 12th, 2010

Henry Matisse · Le Café arabe

Henry Matisse · Le Café arabe (part) · 1913 · Museo Puškin · Moscow

Vi ho fatto vedere, no, i disegni che faccio adesso, per imparare a rappresentare un albero, gli alberi? Come se non avessi mai visto, mai disegnato un albero. Dalla mia finestra ne vedo uno. Devo con pazienza capire come si costruisce la massa dell’albero, poi l’albero stesso, il tronco, i rami, le foglie. Prima di tutto i rami che si dispongono simmetricamente, su un solo piano. Poi il modo in cui i rami girano, passano davanti al tronco. Non fraintendetemi: non voglio dire che, vedendo l’albero dalla mia finestra, lavoro per copiarlo. L’albero è anche tutto un insieme di effetti che l’albero causa in me. Non è questione di disegnare un albero come lo sto vedendo. Ho davanti a me un oggetto che esercita  sul mio spirito un’azione, non soltanto come albero, ma anche in rapporto a ogni sorta d’altri sentimenti.

In auto, non si dovrebbe andare a più di cinque chilometri l’ora. Se no, non si sentono più gli alberi. Siete mai andato in bicicletta? Sì. Ma un giorno mi ruppi il muso e mi ingessarono un piede. Gustave Moreau mi chiese cosa m’era successo. Gli spiegai che usavo la bicicletta per andare verso la natura e fare dei paesaggi. Mi ribatté: si facevano dei bei paesaggi prima dell’invenzione della bicicletta. Mi convinse. Henry Matisse · Scritti e pensieri sull’arte

Pino Cacucci · Polvere del Messico


Sottobosco

Friday, March 19th, 2010

 Michel Huelin · Grassbug 1
Michel Huelin · Grassbug 1 (part.) · 2007

Creature morbide, vagabonde e operose. Nate tra il muschio, all’ombra di alberi alti, fin dai primi istanti di vita hanno conformato le loro abitudini a quelle del territorio in cui sono cresciute. Benché lottino contro l’oscurità, percorrono traiettorie orizzontali: la vita nell’ombra, per loro, è la sola possibilità di sopravvivenza. Graziano Spinosi

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Cresco, dunque esisto. Destinata a generare sempre nuove foglie. Senza tuttavia il timore di perderne perché hanno fatto il loro corso o perché un animale ingordo viene a divorarle. Anche le avversità climatiche possono portarsele via, le mie foglie. […] Il vivente non appartiene a nessuno. Si intrecciano relazioni tra gli esseri, ma ciascuno decide il proprio modo di vivere attraverso i meccanismi dell’evoluzione. […] Mi stupisco quindi nel vedere gli uomini considerare che tutte le forme viventi – o non, come nel caso delle risorse minerarie o energetiche del sottosuolo – appartengono a loro, semplicemente perché hanno deciso di essere detentori di un certo territorio. Sono migrati e hanno invaso il mondo molto di recente – in molti casi solo da alcune migliaia di anni o qualche secolo – e ritengono senza porsi problema che la zona invasa sia di loro proprietà, con tutti gli esseri viventi al seguito, che avevano impiegato milioni di anni per evolvere sul posto. […] Per giustificarsi verso se stessi e verso gli esseri viventi dai quali dipendono, hanno istituito un sistema di dei. Naturalmente se ne hanno uno solo è per loro ancora più facile agire da predatori sotto l’egida di quest’unica forza guida. Malgrado la loro intelligenza, un ragionamento che si morde la coda non li disturba: creare un Dio che si suppone li abbia a sua volta creati è nell’ordine delle cose. Quelli che fanno a meno degli dei, del resto, non sono affatto differenti poiché divinizzano l’Uomo. […] La competizione fa la sua comparsa, con la caduta della biodiversità e il caos che ne consegue. Finite le deliranti espressioni delle forme, tutto si impernia sulla produttività dei vincenti. Io so che non assomiglierò mai a queste creature. Lascerò a loro le angosce della competizione.  Patrick Blanc · Il bello di essere pianta

Attualità · da Paolo Nori

Lo sviluppo della rete… · da Filosofi per Caso


L’ombra di un albero

Thursday, November 13th, 2008

Graziano Spinosi · Lagosanto

Lagosanto · Novembre 2006

Quisque suos patimur manes

Virgilio · Eneide · VI·743 

LAGOSANTO-XI-2008-01-M      LAGOSANTO-XI-2008-02-M      LAGOSANTO-XI-2008-03-M


Vicino

Monday, April 2nd, 2007

Piero della Francesca - La leggenda della vera croce 
Piero della Francesca
La leggenda della vera croce
· 1452-66
Basilica di S. Francesco · Arezzo

Da bambino immaginavo che gli alberi intorno a casa fossero persone di famiglia. Hanno l’odore delle stagioni, invecchiano, partecipano ai ricordi. Graziano Spinosi

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Nasce teneramente l’aurora e ogni cosa si svela. Ognuna dice il suo nome giacché a sua volta si è destata al fuoco del giorno nuovo. [...] Volevo dirti del senso che provo a volte, d’essere io stesso una pianta, una pianta che pensa ma non distingue le proprie diverse facoltà, la propria forma dalle proprie forze, il proprio aspetto dal proprio luogo.

Paul Valéry · Tre dialoghi (Dialogo dell’albero)

Traduzione di Vittorio Sereni


Orbite

Saturday, September 2nd, 2006

  Carlo Crivelli ·  Madonna con bambino

Carlo Crivelli · Madonna con bambino · 1480-86
Pinacoteca Civica · Ancona

L’avvicendarsi delle stagioni climatiche accompagna il turno di quelle personali. Poiché la memoria tende a radunare gli accadimenti e le persone del passato in periodi di tempo, suddividendoli, in un certo senso si ha l’impressione di aver già vissuto più vite, ciascuna col suo decorso compiuto. Anche attraverso gli oggetti il tempo consolida l’autorità che gli è data dai ricordi. Finisce l’estate ancora una volta, comincia l’autunno. Imparare dagli alberi, mi dico, fanno tesoro di ogni clima. Graziano Spinosi

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Un maestro zen chiese a un suo discepolo di pulire il giardino del monastero. Il discepolo pulì il giardino e lo lasciò in uno stato impeccabile. Il maestro non rimase soddisfatto. Lo rispedì a pulire una seconda volta, e poi una terza. Scoraggiato, il povero discepolo si lamentò: "Maestro non c’è più nulla da metter in ordine, più nulla da pulire in questo giardino! E’ già tutto a posto!" "Tranne una cosa" rispose il maestro. Scosse un albero e si staccarono delle foglie, che andarono a cadere in terra. "Ora il giardino è perfetto" concluse. Alejandro Jodorowsky · Il dito e la luna


Il corpo degli alberi

Sunday, April 30th, 2006

Levi van Veluw · Landscape I   
Levi van Veluw · Landscape I · 2008

Scorre una memoria, con la linfa, nel corpo degli alberi.
Scrivono il tempo come i libri, gli alberi sono libri.

Graziano Spinosi

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Gli alberi sono degli alfabeti, dicevano i Greci.
Roland Barthes