Archive for the ‘AUTORITRATTO’ Category

Banchi di nebbia

Saturday, March 1st, 2008

Jaume Plensa · Autoritratto as H.B. II

Jaume Plensa · Autoritratto as H.B. II · 2006

Nelle notti di nebbia, quando è impossibile vedere i lampi dei fari, un nautofono segnala la posizione dei porti: un suono vicario indica ciò che la vista non può percepire, consentendo l’orientamento ai naviganti. Posizionato sulla terraferma il nautofono ristabilisce anche un legame con punti noti, una congiunzione sensoriale tra corpi galleggianti e corpi stanziali che allevia il disagio provocato dal senso di vuoto (ben noto a chi viaggia per mare, quando in certe condizioni climatiche l’aria e l’acqua diventano una sola sostanza astratta). Coi suoi sibili, che sembrano parole primitive, il nautofono è un identificativo topografico e antropologico, la memoria sonora di un luogo. Solitamente spenta nei giorni di sole, questa memoria si accende quando le condizioni esterne divengono avverse e un vuoto di senso si propaga come nebbia all’improvviso. Graziano Spinosi

©

Antico, sono ubriacato dalla voce
ch’esce dalle tue bocche quando si schiudono
come verdi campane e si ributtano
indietro e si disciolgono.
La casa delle mie estati lontane,
t’era accanto, lo sai,
là nel paese dove il sole cuoce
e annuvolano l’aria le zanzare.
Come allora oggi in tua presenza impietro,
mare, ma non più degno
mi credo del solenne ammonimento
del tuo respiro. Tu m’hai detto primo
che il piccino fermento
del mio cuore non era che un momento
del tuo; che mi era in fondo
la tua legge rischiosa: esser vasto e diverso
e insieme fisso:
e svuotarmi così d’ogni lordura
come tu fai che sbatti sulle sponde
tra sugheri alghe asterie
le inutili macerie del tuo abisso
.

Eugenio Montale · Ossi di seppia, Mediterraneo


Bordi

Monday, March 5th, 2007

Christina Kolaiti · Autoritratto

Christina Kolaiti · Autoritratto · 2001

Ai bordi delle strade, dei fiumi, delle case, si accumulano scorie che provengono dalla movimentata vitalità del centro. Queste scorie danno vita a un micromondo animato da elementi organici e inorganici, oggetti di poco conto, frammenti consumati senza più identità; è un universo pulviscolare e provvisorio che ha perduto ogni legame col centro di provenienza, aggregato dalla fatalità e da quella legge per cui ogni vita produce scorie fin quando, estinguendosi, diventa scoria essa stessa e così via: natura, caso e mistero. Anche il tempo, volendo immaginarne una centralità che non gli appartiene, in certi attimi sembra rivelarci la presenza di una deriva in cui si agita una vita minore e più silenziosa. Penso all’alba (una personale smania di questo periodo), a quando si ha la febbre, alle eclissi. Le cose piccole diventano grandi, le cose grandi diventano piccole. Momenti in cui tutto sembra più chiaro, per poco. Graziano Spinosi

©

Lo tempo va dintorno con le force
Canto sedicesimo del Paradiso di Dante


Altrove

Tuesday, January 23rd, 2007

Henri Cartier-Bresson · Autoritratto (Provenza)

Henri Cartier-Bresson · Autoritratto (Provenza) · 1999

Nessuna provenienza, nessuna destinazione.
Così vorrei fosse il viaggio.

Graziano Spinosi

©

…chansoneta, vai t’en la dreita via
lai envers Est, on fis pretz cabalos
soiorn’ e jai ab la meillor c’anc fos.

…va’, canzonetta, per la via più breve
verso Este là dove il pregio perfetto
dimora e sta con chi mai fu migliore.

Ramberti Buvalel · Eu sai la flor plus bella d’autra flor

Traduzione di Giuseppe E. Sansone


Vincent van Gogh

Wednesday, November 22nd, 2006

Vincent van Gogh · Autoritratto per Gauguin 
Vincent van Gogh · Autoritratto per Gauguin · 1888
Fogg Art Museum · Cambridge

Vincent vive e muore da dissidente, schernito da una società conformista che egli scandalizza suo malgrado. Dipinge il dolore, le stelle, uno sguardo abbacinato sull’esistenza. Tagliandosi l’orecchio attua una separazione dal mondo e da sé; l’autoamputazione è l’ultima domanda-risposta prima dello sparo. Occhi sfondati dal sole, corvi sopra un campo di grano. Graziano Spinosi

©

Per questo lavoro io rischio la vita, e la mia ragione è quasi completamente naufragata. Vincent van Gogh · Ultima lettera a Theo


Paul Gauguin

Sunday, November 19th, 2006

Paul Gauguin · Autoritratto, Les Miserables 
Paul Gauguin · Autoritratto, Les Miserables · 1888
Van Gogh Museum · Amsterdam

Per Gauguin il quadro è una finestra sul sogno, un tappeto volante. Van Gogh  non concepisce un dipinto senza un oggetto-soggetto da ritrarre: questa è la principale discussione che agita i due mesi di convivenza nella casa gialla di Arles. È accanto ai minatori che per Vincent dipingere diventa una necessità: il quadro è la risposta-colore alla dolorosa condizione umana, uno strumento di denuncia e di lotta. Gauguin comincia a dipingere dopo essersi lungamente occupato di finanza: il quadro è la risposta-colore al bisogno di fuga dalla burocrazia. Van Gogh è il militante che resta sul posto e in un campo di questo posto si spara; Gauguin trascorre tutta la sua esistenza come un esule viaggiante, muore in un’isola dei mari del sud. Alcuni sogni possono cominciare solamente dopo una fuga. Graziano Spinosi

©

Andando a ritroso sono arrivato ben lontano, molto più lontano dei cavalli del Partenone, sino al giocattolo della mia infanzia: il buon cavallo di legno. Paul Gauguin


Coniugi Arnolfini

Monday, October 16th, 2006

Jan Van Eyck · I coniugi Arnolfini 
Jan Van Eyck · I coniugi Arnolfini  · 1434 · National Gallery · Londra

La luce che pervade questa scena intima e familiare, in cui tutti gli elementi rappresentati esaltano ogni fiducia nell’amore coniugale, da corpo anche al corpo del pittore: al centro del quadro, sulla parete di fondo, è dipinto uno specchio che riflette gli sposi visti da dietro e, tra questi, l’autore dell’opera. Campo e controcampo, diremmo oggi. Questo celeberrimo dipinto nasconde un autoritratto. La storia dell’arte è ricca di autoritratti mascherati come questo, in cui l’artista rappresenta se stesso col desiderio di prendere parte alla scena.  Sopra lo specchio c’è scritto Johannes de eyck fuit hic 1434. Jan Van Eyck è stato qui. © Graziano Spinosi 


Autocaffè

Wednesday, May 10th, 2006

  Giacomo Balla · Autocaffè 
Giacomo Balla · Autocaffè · 1928 · Galleria degli Uffizi · Firenze

C’è sempre un buon motivo per bere un caffè. Al mattino il suo aroma esonda, corre per casa, preme sulle finestre perché si aprano. Il rientro dai sogni è meno fastidioso in compagnia di un caffè. Due, tre. Tra tutti il mio preferito è quello del tramonto. La serietà incurabile del crepuscolo induce a uno sguardo più nitido sulle cose, l’attenzione si allunga come le ombre prima dell’ultimo lampo del sole. Senza zucchero, grazie Peppina. Graziano Spinosi

©

Divina Flor, che cominciava appena a fiorire, servì a Santiago Nasar una gran tazza di caffè rustico con uno schizzo d’alcol di canna, come faceva tutti i lunedì, per aiutarlo a smaltire il peso della notte precedente. La cucina enorme, con il sussurro del fuoco e le galline addormentate sulle grucce, pareva respirare col fiato sospeso. Santiago Nasar masticò un’altra aspirina e si sedette a bere a lunghe sorsate la tazza grande di caffè, con lento pensare, senza staccare lo sguardo dalle due donne che sbudellavano i conigli sul fornello. Gabriel Garcia Marquez · Cronaca di una morte annunciata