Archive for the ‘AUTORITRATTO’ Category

Tonsure

Monday, March 20th, 2006

Marcel Duchamp ∙ Tonsure, Autoritratto

Marcel DuchampTonsure, Autoritratto ∙ 1919

Le dispiace se dico una bugia? Sogno
poco in questo periodo.

Graziano Spinosi

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L’angoscia è, come abbiamo imparato, un particolare stato di dispiacere che si verifica come risposta al pericolo di una perdita; ma è anche vero che laddove il desiderio di un qualcosa subisce una rimozione, la sua libido si trasforma in angoscia (connessa all’attesa). Essa, dunque, sottrae l’uomo alla sicurezza di sé, al suo con-essere con gli altri in una dimensione di falsa speranza. Gli istinti repressi sono i pericoli che minacciano l’uomo civile. Occorre demolire le convenzioni di decenza da cui dipende la grande menzogna, lacerare lo schermo posticcio che separa il pubblico dal privato. Ogni latrina è salotto, ogni salotto è latrina. La distinzione tra sublime e volgare non ha senso. Siamo nascosti sotto il nostro contrario. Lea Vergine · Il corpo come linguaggio


El Greco

Saturday, February 18th, 2006

El Greco · Autoritratto 
El Greco · Autoritratto · 1604
The Metropolitan Museum of Art · New York

C’è l’odore del sangue nei dipinti di El Greco. Il sangue gonfia i polsi, dilata il palato dei serpenti. Uomini e animali, minacciati dal tempo, combattono la stessa predestinazione. I santi, loro malgrado, sono i più guastati dal cielo, dalla sorte e dal desiderio. Scrutano l’alto, dolenti, invocando chissà quale risarcimento. Graziano Spinosi

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Benchè morto da secoli, El Greco… · da alètheia


Gioconda

Friday, February 17th, 2006

Leonardo - La Gioconda 
Autoritratto senza barba
Leonardo da Vinci · 1503-6 · Louvre · Parigi

Graziano Spinosi

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Quando il sole fa rosseggiare li nuvoli dell’orizzonte, le cose che per la distanza si vestivano d’azzurro saranno partecipanti di tal rossore, onde si farà una mistione infra azzurro e rosso, la quale renderà la campagna molto allegra e gioconda; e tutte le cose che saranno illuminate da tal rossore, che sono dense, saranno molto evidenti, e rosseggieranno; e l’aria per esser trasparente avrà in sé per tutto infuso tal rosseggiamento, onde s dimostrerà del color del fiore de’ gigli. Fa che i nuvoli facciano le loro ombre in terra, e fa i nuvoli di tanto maggior rossore, quanto e’ sono più vicini all’orizzonte. Il sole non vide mai nessuna ombra. Piglia mo’ lo esempio del sole, il quale se caminerai per una riviera d’un fiume e vederai specchiare in detto fiume il sole tanto quanto caminerai lungo esso fiume tanto ti parà che il sole con te camini: e quest’è che il sole è tutto per tutto e tutto nella parte.Il sole non si move.La luna non ha lume da sé, se non quanto ne vede il sole, tanto l’alumina.La luna densa e grave, densa e grave come sta, la luna? Leonardo


Artemisia Gentileschi

Friday, February 10th, 2006

Artemisia Gentileschi ·Autoritratto

Artemisia Gentileschi · Autoritratto · 1630-39
Kensington Palace Collection · Londra

È una scena di guerra: l’autoritratto di una giovane donna stuprata e torturata. I  pennelli per armi. Cancella il dolore con i tuoi pennelli. Dipingi sopra il dolore, mia cara, finché non ne rimanga traccia, la esorta un’amica suora. Nel 1611 Artemisia, figlia del pittore Orazio, viene ripetutamente stuprata da Agostino Tassi, suo insegnante di prospettiva. Il processo che segue la vede umiliata al punto da subire la tortura dei sibilli,  inflitta dagli inquisitori per garantire, secondo il costume giurisprudenziale di allora, l’accertamento della verità. La tortura si compie per indurla a ritrattare la denuncia e negare quanto accaduto. Invano. Il lungo processo si conclude con la condanna di Agostino Tassi ma Artemisia deve trasferirsi in un’altra città per lo scandalo. La pittura successiva al processo-tortura, per lungo tempo, è la risposta armata di Artemisia a quanto accaduto: Giaele, Giuditta… hanno il volto di Artemisia nelle vesti di donne che uccidono uomini per difesa o per vendetta. I pennelli s’imbevono di sangue, si rovesciano i ruoli, se pure nella sola rappresentazione pittorica, e la vittima diviene carnefice. Non basta la sentenza di un tribunale a risarcire la memoria guastata da un danno. Graziano Spinosi

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Serrò la camera a chiave e dopo serrata mi buttò su la sponda del letto dandomi con una mano sul petto, mi mise un ginocchio fra le cosce ch’io non potessi serrarle et alzatomi li panni, che ci fece grandissima fatiga per alzarmeli, mi mise una mano con un fazzoletto alla gola et alla bocca acciò non gridassi e le mani quali prima mi teneva con l’altra mano mi le lasciò, havendo esso prima messo tutti doi li ginocchi tra le mie gambe et appuntendomi il membro alla natura cominciò a spingere e lo mise dentro. E li sgraffignai il viso e li strappai li capelli et avanti che lo mettesse dentro anco gli detti una stretta al membro che gli ne levai anco un pezzo di carne. Testimonianza di Artemisia al processo


Tony Cragg

Friday, February 3rd, 2006

Tony Cragg · Autoritratto con sacco 
Tony Cragg · Autoritratto con sacco · 1980

Pezzi di plastica, materiali da buttare, disposti come tessere di un mosaico. Altrimenti destinati a un inceneritore questi resti  danno vita alla rappresentazione tridimensionale di un uomo il cui sguardo è rivolto a un sacco d’immondizia che pare un grembo. L’uomo da corpo agli oggetti, gli oggetti danno corpo all’uomo. La natura fa il resto. © Graziano Spinosi


Elisabetta Sirani

Friday, January 20th, 2006

Elisabetta Sirani · Autoritratto 

Elisabetta Sirani · Autoritratto · 1658
Museo Pushkin · Mosca

Babbo, è arrivato il Conte, quello vecchio amico tuo, e mi ha regalato della carta regia e un lapis nuovo. Mi ha detto di provare a disegnare un tuo ritratto mentre dipingi. Babbo, tu non vuoi che io faccia la pittrice, lo dici sempre alla mamma, ma a me mi vengono le figure. Dove vai tutto il giorno, tu? Perché non mi porti con te… Vai in piazza, là dove andava Guido. Oggi ho fatto un disegno, ma ho paura di finire quella bella carta nuova, perciò la uso davanti e dietro, così non la spreco. Mi ha detto il conte che qui tutti parlano di Guercino. Non è tuo amico, vero? Dicono che tu eri il prediletto di Guido ma che poi tu l’hai lasciato. Era geloso di te? Io non so cosa vuol dire prediletto, ma vorrei essere la tua prediletta. Ti metto questo foglio sotto il cuscino, tu non farlo vedere a nessuno, nemmeno alla mamma, ma questo suo ritratto somiglia tanto alla Madonna che tu hai di là e che hai copiato da Guido. Ho visto che tu hai finito alcuni suoi quadri quando lui è morto. Guido non sta più in piazza. Passa veloce e va, come il vento. Guido va… Il Guido della lettera al padre è Guido Reni, figura di riferimento per tutta la breve vita di Elisabetta. Sono sepolti insieme a Bologna, nella chiesa di San Domenico. Elisabetta muore a ventisette anni avvelenata, si dice, dalla governante. In realtà muore di peritonite ma il mito della morte per avvelenamento durerà per secoli. Anch’io sto male ma lo debbo tenere nascosto. Mi fa male lo stomaco e mi tocca dipingere sempre in piedi. Me ne vorrei andare… Lo studio delle sue figure, dei documenti rimasti, è un viaggio avvincente e doloroso: tutto è pregno della sua verginità. Graziano Spinosi

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Dimmelo, dai, Lucia, Dimmelo. Sai che non vedo mai nessuno. Ho sentito il babbo che diceva alla mamma che tu hai un fabbro che ti fa la corte che si chiama Giovanni. E poi la mamma ha detto che tu ti acconci i capelli che sembra che sei tu la padrona e dice che così non va. Ho tanto mal di stomaco, Lucia, dammi il tuo pancotto. Mi fa ridere questa storia dei capelli. Dimmelo Lucia se il fabbro è il tuo innamorato. Dimmi se ti vuole sposare. Lavinia Fontana si è sposata, e suo padre l’ha anche aiutata. Ma il mio… Tu non te li devi arricciare i capelli, perché li hai già belli. Ti ricordi quanto tempo ci abbiamo messo per farmi i ricci quando mi son dovuta fare l’autoritratto?


Sofonisba Anguissola

Wednesday, January 18th, 2006

Sofonisba Anguissola · Autoritratto

Sofonisba Anguissola · Autoritratto · 1556
Muzeum Zamek · Lancut, Poland

Comincia con Sofonisba e le sue sorelle l’ingresso delle donne nella storia della pittura. Tenute alla larga dalle botteghe artigiane del Medioevo, riservate agli uomini, le artiste del Rinascimento giungono alle corti portando il loro universo domestico, che è anche l’ambiente della formazione artistica. Si deve a questa ragione la produzione di numerosi dipinti che ritraggono scene di vita familiare. Pochi, invece, i soggetti a carattere religioso. La casa è un luogo temperato e in questa, circondata da cose care, Sofonisba ha ambientato gli autoritratti, la luce di affabili sguardi. Graziano Spinosi

Sofonisba Anguissola · Autoritratto

Sofonisba Anguissola · Autoritratto (Miniatura)
Museum of Fine Arts · Boston

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Ma dove Sofonisba è veramente inimitabile, è nella descrizione delle anime; di quel tanto di anima che viene tradito dalle fattezze fisiche; di quell’attimo sentimentale che Sofoniba –con ogni consapevolezza- sa destinato a essere ingoiato nella morta gora del tempo; di un baluginio di vita che non si ripeterà più. Questo mistero (che è il sentimento transeunte delle emozioni e del tempo), Sofonisba Anguissola è fra i pochissimi artisti a rappresentarlo in tutto il Cinquecento. Roberto Longhi aveva ragione quando vedeva in Sofonisba un precedente dell’immenso viaggio dentro il cuore dell’uomo. Flavio Caroli