Archive for the ‘BODY ART’ Category

Amore · 2

Saturday, January 10th, 2009

N-T-B-VANG-SPRING-SUMMER-2001

Nicole Tran Ba Vang · Collezione primavera estate (p) · 2001

Nessuna verità, in amore, è
conturbante quanto una
bugia.

Graziano Spinosi

©

"Non ci si può mai fidare della natura" (Jean Baudrillard) soprattutto nelle cose d’amore. Si dà infatti che un corpo nudo, come natura l’ha fatto, non sia seducente senza l’intervento dell’artificio in grado di scongiurare la semplice nudità e cancellare la naturalità di un corpo in sé e per sé insignificante. Senza l’ammiccamento, senza il gioco dell’apparire e dello sparire, senza la provocazione del desiderio in vista della sua delusione, senza un oltrepassamento del corpo e del suo esser semplicemente nudo in vista di quel vuoto che è poi l’anima dell’altro sognata sempre nella sua ingannevole complicità, senza quel nulla che si riempie di gesti convenuti come gesti erotici, senza quel misconoscimento dell’altro sepolto da tutte quelle parole incantevoli che ne recitano il falso riconoscimento, non si dà vicenda d’amore. Umberto Galimberti · Parole nomadi


Rovesciare gli occhi

Tuesday, February 20th, 2007

 GIUSEPPE PENONE ROVESCIARE GLI OCCHI
Giuseppe Penone · Rovesciare gli occhi · 1970

Il più laborioso tra i sensi, forse il più credulone, spesso non è in grado di vedere tutto quello che ci sarebbe da vedere. L’incauta vista, tuttavia, gode del più vasto consenso. Da bambino, giocando, chiudevo gli occhi per qualche istante: quando li riaprivo il mondo mi sembrava più bello. Graziano Spinosi

©

Tutti gli uomini per natura tendono al sapere. Segno ne è l’amore per le sensazioni; infatti, essi amano le sensazioni per se stesse, anche indipendentemente dalla loro utilità, e, più di tutte, amano la vista. In effetti, non solo ai fini dell’azione, ma anche senza avere alcuna intenzione di agire, noi preferiamo il vedere, in certo senso, a tutte le altre sensazioni. E il motivo sta nel fatto che la vista ci fa conoscere più di tutte le altre sensazioni, e ci rende manifeste numerose differenze fra le cose. Aristotele · Metafisica.


Azione sentimentale

Tuesday, March 21st, 2006

 GINA PANE IO MESCOLO TUTTO
Gina PaneIo mescolo tutto ∙ 1974

Ora che siamo liberi possiamo
tornare a sognare le catene.

Graziano Spinosi

©

Mostrare fino in fondo le proprie debolezze fisiche e psichiche è l’unica strada che può permettere a molti di intervenire sulla loro vita. Gina Pane, ad esempio, presenta sempre situazioni legate ad antecedenti – i ricordi – che vengono tradotti nella pièce. Attraverso questa, l’autrice si libera da cariche di affetto bloccato in maniera tanto intensa da rasentare il patogeno. Il grado di eccitazione arriva fino al limite del trauma. Si hanno scariche emozionali mediante le quali ci si chiede se l’autrice si libera del peso dell’evento traumatico o lo sistematizza per tesaurizzarle. Il tema è, spesso, quello di riempire un vuoto insostenibile, un vuoto-lutto, la perdita dell’oggetto amato. Lea Vergine · Il corpo come linguaggio


La bugia

Monday, March 20th, 2006

BUGIA


Le dispiace se dico una bugia? Sogno
poco in questo periodo.

Graziano Spinosi

©

L’angoscia è, come abbiamo imparato, un particolare stato di dispiacere che si verifica come risposta al pericolo di una perdita; ma è anche vero che laddove il desiderio di un qualcosa subisce una rimozione, la sua libido si trasforma in angoscia (connessa all’attesa). Essa, dunque, sottrae l’uomo alla sicurezza di sé, al suo con-essere con gli altri in una dimensione di falsa speranza. Gli istinti repressi sono i pericoli che minacciano l’uomo civile. Occorre demolire le convenzioni di decenza da cui dipende la grande menzogna, lacerare lo schermo posticcio che separa il pubblico dal privato. Ogni latrina è salotto, ogni salotto è latrina. La distinzione tra sublime e volgare non ha senso. Siamo nascosti sotto il nostro contrario. Lea Vergine · Il corpo come linguaggio


Scultura vivente

Sunday, March 19th, 2006

PIERO MANZONI SCULTURA VIVENTE 1961

Piero Manzoni · Scultura vivente · 1961

Si rimetta le mutande per favore,
non amo le atmosfere romantiche.

Graziano Spinosi

©

Le testimonianze di sé, della propria vita, l’intera sfera del privato vengono impiegate come materiale di repertorio. Tutto diventa recuperabile: una qualunque azione di un qualsiasi momento di una qualsiasi giornata; le proprie foto, le radiografie; la propria voce; tutti i possibili rapporti con gli escrementi e con i genitali; ricostruzioni di fatti del proprio passato o messe in scena di sogni; l’inventario degli incidenti di famiglia; la ginnastica, la mimica e le acrobazie; le percosse e le ferite. “…in ciascuna percezione il corpo è là: esso è il passato immediato in quanto affiora ancora nel presente che lo fugge. Questo significa che esso è, ad un tempo, punto di vista e punto di partenza: un punto di vista o un punto di partenza che io sono e che insieme oltrepasso verso ciò che ho da essere” (J. P. Sartre) Lea Vergine · Il corpo come linguaggio


Nel vuoto

Sunday, March 19th, 2006

YVES KLEIN LE SAUT DANS LE VIDE

Yves KleinLe saut dans le vide ∙ 1960

Non si preoccupi per me
somatizzo.

Graziano Spinosi

©

Questi artisti non guardano lungamente la vita, non si esprimono sommessamente, non escludono nulla e, in molti di essi, specie quando mettono allo scoperto l’organizzazione mostruosa del reale e tutte le nostre infermità (sottraendosi alla connivenza farisaica e alla tartuferia ipocrita), la sofferenza non si scioglie nel misticismo. È un affrontare la morte attraverso la vita, frugando al di sotto, esibendo il segreto e il rovescio. Solo sperimentando a poco a poco la morte si riesce a saperne un po’ di più sulla vita, solo mostrando quanto è precario tutto ciò che siamo abituati a chiamare stato normale. Non sceneggiano la storia di un personaggio. Cercano l’uomo-umano, che non è castrato dal funzionalismo della società, l’uomo che sfugge al concetto di profitto. L’importante non è sapere, ma sapere che si sa. È uno stato in cui la cultura non serve più a niente. Lea Vergine · Il corpo come linguaggio


Ana

Sunday, March 12th, 2006

GUNTERE BRUS ANA

Günter Brus · Ana · 1964

Perché non mi da una mano? Non vede
che non ho più paura di niente?

Graziano Spinosi

©

La vittima si fa carnefice, il torturato torturatore. E’ di scena la pitagorica legge del taglione: l’offensore subisce lo stesso danno che ha inflitto all’offeso. Si scatenano le pulsioni distruttive. Si celebrano veri e propri  riti di contaminazione, il cui senso assume o una nostalgia di contaminazione infinita o la forza di una violenza che va sempre interpretata come un mezzo per rompere e decomporre la normalità delle figure in cui l’uomo è ipocritamente obbligato a riconoscersi. Sono evidenti le analogie tra cerimoniali ossessivi e pratiche di culto. Le nevrosi ossessive, come è stato già dimostrato dalla psicoanalisi, costituiscono l’equivalente patologico del rituale religioso. Lea Vergine · Il corpo come linguaggio


Fontana

Sunday, March 12th, 2006

BRUCE NAUMAN FONTANA

Bruce Nauman Autoritratto come fontana ∙ 1966

Ha visto che slancio? Questo è niente,
mi creda, qualche volta riesco anche a tacere.

Graziano Spinosi

©

Alcuni mettono in atto uno spostamento, un’inversione, una censura attraverso citazioni antropologiche o invenzioni a carattere onirico; altri si fanno invece portatori di affabulazioni paradossali e terrifiche; altri ancora, più mitomani, si soffermano sugli chocs dell’infanzia e sui transferts dell’adolescenza. Abbiamo l’uomo che è solo tale, l’uomo che non è faber, né ludens, né sapiens: l’uomo senza la Favola (senza la morale, l’apologo e l’allegoria), l’uomo col suo terrore della banalità ininterrotta, con le sue affezioni e disaffezioni maledette, coi suoi atti pii e osceni, coi suoi visceri rossi e impuri, col suo gusto della decadenza e dell’espiazione. Lea Vergine · Il corpo come linguaggio


Orlan

Saturday, March 11th, 2006

ORLAN

Orlan Autoritratto ∙ 1998

La tela è il proprio corpo colorato, sezionato, modificato da interventi chirurgici. Orlan cambia faccia ripetutamente, cambiando così la sua riconoscibilità. Il confine tra essere e dover essere si riduce al punto da lasciar tracimare ogni possibile identità; di volta in volta un nuovo volto, una nuova persona. Nessuno.  Graziano Spinosi

©



Spring

Tuesday, March 7th, 2006

GILBERT E GEORGE

Gilbert & George · Photo-sculptures

Non le pare di non esagerare?
Si figuri, cerco sempre di avere il minimo dalla vita.

Graziano Spinosi

©

Tra i più romantici nell’esaltare, enfatizzandone anche i nonsenses, i valori del sentimento, ci sono gli inglesi Gilbert e George. Uno squisito tableau vivant, immerso in una rêverie intessuta di azioni intime che concedono poco al privato. La loro conoscenza della realtà non è certo adattamento ad essa (se non nei momenti in cui recitano in pubblico, e allora si fa rapporto reciproco tra organismo e ambiente): è piuttosto fuga, elusione, favoreggiamento. Gilbert e Gorge fanno di tutto perché non esista alcuna differenza tra ciò che è la loro vita e l’arte: il loro tenace accanimento in questa direzione non è lontano dall’eroismo. Marionette satiriche al confine tra l’umano e il disumano. Essi fingono di ignorare la loro condizione di superstiti solo per combatterla meglio. Il massimo successo è sopravvivere, diceva Saul Bellow. Lea Vergine · Il corpo come linguaggio