Archive for the ‘ESSERE’ Category

Yves

Monday, March 18th, 2013

YVES-KLEIN-1961 
Yves Klein · Autoritratto · 1961

Per tutta la loro esistenza gli animali misurano distanze, temperature, forze e grandezze. Anche le piante posseggono un’attitudine analoga, rivolta anzitutto all’assorbimento della luce. Il comportamento delle specie viventi muove da un istinto innato e primordiale, che consente a ciascun essere di orientarsi, vivere e prosperare. Gli esseri umani, quando vengono alla luce, sono guidati dallo stesso impulso: la loro unità di misura è il palmo di una mano, il corpo con la sua proporzione. In seguito, nell’età adulta, agli strumenti di misurazione dei sensi s’aggiungono criteri più avanzati. L’attenzione al tempo geografico è soppiantata dall’orologio, la curiosità dall’impazienza, il dubbio dalla persuasione. L’unità di misura non è più il corpo, ma uno smisurato ordine di grandezza individuale. L’intelligenza umana, evolvendosi, sembra dimenticare il segreto dell’origine. Ai poeti il compito di preservarlo. Graziano Spinosi

©

In effetti, i fisici tendono a diventare mistici. Quando arrivano al fondo della materia, trovano ancora qualcosa, senza sapere che cosa sia. Henri Laborit · Conversazioni con Henri Laborit · Elèuthera

—ŸŸ Paolo Nori · Velimir Chlebnikov


Futuro

Sunday, January 13th, 2013

Rispetto al futuro ci collochiamo come individui mortali, affettivi, con legami personali, come ricercatori o militanti, ma sono anche concepibili molte altre posizioni e ogni individuo può occuparne diverse simultaneamente. Ci collochiamo anche, e ciò non ha minore importanza, come esseri già implicati nel tempo, cioè in modo diverso a seconda che siamo giovani o vecchi: l’attesa, la speranza, l’impazienza, il desiderio o il timore non rimangono gli stessi nelle differenti età della vita.  Marc Augé · Futuro · Bollati Boringhieri


Saba

Saturday, September 29th, 2012

SABA

44°4′0″N  12°27′0″E

Si ritiene che il tempo di per sé favorisca la manifestazione dell’essenza delle cose. Perciò i giapponesi vedono un fascino particolare nelle tracce dell’età. Essi sono attratti dal colore iscurito del legno vecchio, dal muschio che copre la pietra o persino dall’usura, dai segni lasciati da molte mani sul bordo di un quadro. Questi segni di antichità vengono chiamati col termine ‘saba’, che alla lettera significa ‘ruggine’. La saba, quindi, è la ruggine autentica, il fascino dell’antichità, il marchio del tempo. Un elemento della bellezza come la saba incarna il legame tra l’arte e la natura. Andrej Tarkovskij · Scolpire il tempo · Ubulibri

Leonard Koren · Wabi-Sabi


Rinascenza

Friday, September 21st, 2012

Nulla ci appartiene veramente in questo mondo, fuorché la nostra vita; ma tutta la morale si fonda poi sul fatto che la nostra vita non ci appartiene affatto, che non possiamo disporne come vogliamo. Un errore nella direzione nel pilotaggio della nostra vita o nel modo del suo impiego è di fatto una colpa; ne dobbiamo rispondere. Che abbiamo fatto della nostra vita, di questo assoluto? Perché non l’abbiamo sollevata dal relativo? […] Concetto della Rinascenza (e dell’umanesimo stesso) come una dissacrazione del reale, del mondo obiettivo, e come una nuova consacrazione mediante questa stessa dissacrazione. Andrea Emo · Quaderni di metafisica

Gabriele Centazzo · Per un nuovo Rinascimento italiano


Il signore delle mosche

Sunday, January 1st, 2012

 

Peter Brook · Il signore delle mosche · 1963

Le guerre muovono da un bisogno di eternizzazione, individuale o di popolo, che spesso prescinde dalle contingenze geopolitiche, economiche o religiose: ragioni che sembrano pretesti sotto cui nascondere l’angoscia della perdita, l’urgenza di negarla. È inquietante osservare come la paura della morte possa condurre alla guerra. Al pari di altri inconvenienti genetici, come quello riproduttivo o quello di conservazione, la guerra è scritta nel sangue. La sola guerra che si dovrebbe combattere è quella che ciascuno porta dentro come una malattia latente. Graziano Spinosi

©

Impariamo dunque a vivere, e morire da saggi, riconoscendo tranquilli nella morte la fine naturale dell’esser nostro, e senza più inebriarci coi narcotici dell’angelo-demonologia. […] Liberato dai fantasmi di un’altra vita, l’uomo sarà meglio consigliato ad astenersi dal tiranneggiare il suo simile, e a non tollerare l’altrui tirannide; meglio trarrà partito dal tempo, non comprerà più indulgenze per l’altro mondo, non adulerà più i potenti, non bacerà più mano o piede a sacerdoti, non farà più vani sacrifici, ma non rifiuterà di farne di veri e umanitari. […] Tranne alcune ragioni fisiologiche, tutto quanto scrisse Lucrezio contro alla credenza all’immortalità sta benissimo detto anche ai giorni nostri. Ludwig Feuerbach · La morte e l’immortalità


Lo specchio d’acqua

Sunday, August 28th, 2011

OFELIA PAZZA

Giuseppe Rapisardi · Ofelia pazza (p) · 1865 · Museo di Castel Ursino · Catania

Allunga il passo poi corre. Lo specchio d’acqua sotto il ponte riflette il suo profilo. Da quanto tempo non la incontravo. La ricordo nel cortile della scuola, smunta come un gatto, le braccia chiuse per il freddo. M’immergo adagio nell’acqua senza temperatura. Sulla riva del fiume ci sono alcuni animali che saltano. Avanzo verso il branco. Saltano da fermi, sempre più in alto, rallentando la velocità dopo ogni slancio. Due cani bianchi m’invitano a raggiungere il gruppo. Esco dall’acqua e salto insieme a loro, in una vivace assenza di peso. I miei salti sono in sincronia con quelli di un asino dalla bassa statura: alla sommità di ogni salto ci scambiamo sorrisi d’allegria. Altri uomini e animali ci raggiungono, saltiamo tutti insieme, a corpo libero, calamitati dal cielo. D’improvviso un vento caldo arresta il gioco. L’aria è diventata gialla, non si può più saltare. Mi sveglio deluso, ma il sogno è stato bello: nei sogni non esiste un luogo per ogni cosa, ogni cosa è nell’adesso. Graziano Spinosi

©

Non datemi nulla
di fisso, di stabile, di statico.
Non datemi l’infinito e l’eterno:
niente infinito, niente eternità.
Datemi il fermo, bianco fermento,
l’incandescenza e il gelo
del momento incarnato:
il momento, il vivo d’ogni mutamento
e rapidità  e opposizione:
il momento, il presente immediato,
l’Adesso.

Thomas Stearns Eliot


Muda

Thursday, August 25th, 2011

MUDA

Carole A. Feuerman · Moran (p) · Resina policromata · 2008

Il somersault non ti è piaciuto?
Non sei entrato diritto, la schiena ha curvato il peso.
Non è facile oltrepassare il vuoto.
Nel rovesciato hai mancato il tempo, l’avvitamento va migliorato.
La gravità preme sul corpo, il respiro mi scotta il volto.
Chiudi gli occhi nell’affondo, pori aperti nel ritorno.

Graziano Spinosi
a  D.M.

©

.. vivere significa: mutarsi nell’infinito.
Chi al vecchio si aggrappa, non diventa vecchio.
Così decisi di agire subito
e l’acqua non mi parve più fredda.

Le mie braccia si allungarono in ampie pinne
verdi squame mi crebbero lentamente;
quando l’acqua mi ebbe chiuso anche la bocca,
m’ero adattato al nuovo elemento.

Mi lascio scivolare pigramente per oscure profondità,
e non sento né onde né vento
ma ora temo i luoghi asciutti
e che un giorno l’acqua di nuovo scorra via.

Poiché ridiventare uomo
quando da tempo non lo si è più,
è difficile per uno come noi in questo mondo
ché l’esser uomo troppo facilmente si scorda.

Günter Kunert · Ricordo di un pianeta · Einaudi


Ante rem

Wednesday, August 24th, 2011

BILL VIOLA DEPARTING ANGEL

Bill Viola · Five Angels for the Millennium · Departing Angel · 2001

Cominciò disabituandosi agli orologi. Col tempo, poi, si liberò di quanto non era più indispensabile. Abbandonò le abitudini che avevano scandito sempre le sue giornate. Riuscì a dimenticare il significato di molte parole, l’armonia dei numeri, e imparò nuovamente a nuotare. Graziano Spinosi

©

Le condizioni di quando la vita non era ancora uscita dagli oceani non sono molto mutate per le cellule del corpo umano, bagnate dall’onda primordiale che continua a scorrere nelle arterie. Il nostro sangue infatti ha una composizione chimica analoga a quella del mare delle origini, da cui le prime cellule viventi e i primi esseri pluricellulari traevano l’ossigeno e gli altri elementi necessari alla vita. Con l’evoluzione d’organismi più complessi, il problema di mantenere il massimo numero di cellule a contatto con l’ambiente liquido non poté più essere risolto semplicemente attraverso l’espansione della superficie esterna: si trovarono avvantaggiati gli organismi dotati di strutture cave, all’interno delle quali l’acqua marina poteva fluire. Ma fu solo con la ramificazione di queste cavità in un sistema di circolazione sanguigna che la distribuzione dell’ossigeno venne garantita all’insieme delle cellule, rendendo così possibile la vita terrestre. Il mare in cui un tempo gli esseri viventi erano immersi, ora è racchiuso entro i loro corpi. Italo Calvino · Il sangue, il mare


Nostos

Sunday, August 7th, 2011

MAR EGEO

Mar Egeo

Quando non si vede più terraferma, per mare, l’orizzonte è una linea circolare senza principio né fine. Si tratta di spazio, ma la suggestione è quella onirica del tempo sospeso. Proseguendo con la navigazione si ha l’impressione di attraversare il vuoto; l’assenza di punti noti rende tutto immateriale, come se il silenzio scavasse i corpi fino a occuparli. Poi di nuovo la terraferma, un’altra, forse la sola terraferma che abbia mai conosciuto: i Greci chiamano fàros il faro e mamà la madre. Da loro ho imparato anche sigà sigà: piano piano, con più calma. Graziano Spinosi

©

Posso anche essere libero dinanzi al potere della morte. Certo, non potrò mai liberarmi dal pensiero che la morte segue i miei passi, e tanto meno negare la sua realtà. Ma posso ridurre la minaccia fino ad annullarla non ancorando la mia vita a punti d’appoggio tanto precari come il tempo e la fama. Non è invece in mio potere restare costantemente rivolto verso il mare e confrontare la sua libertà con la mia. Verrà il tempo in cui dovrò volgermi verso la terra e affrontare gli organizzatori della mia oppressione. Sarò allora costretto a riconoscere che l’uomo dà alla propria vita delle forme che, almeno in apparenza, sono più forti di lui. Con tutta la mia libertà appena conquistata non mi è possibile spezzarle, posso solo lamentarmi sotto il loro peso. Posso però distinguere, tra le richieste che pesano sull’uomo, quali sono irragionevoli e quali sono ineludibili. Un tipo di libertà, mi rendo conto, è perduto per sempre o per lungo tempo. Parlo di quella libertà che deriva dal privilegio d’essere padrone del proprio elemento. Il pesce ha il suo elemento, l’uccello ha il suo, l’animale di terra il suo. L’uomo invece si muove in questi elementi correndo tutti i rischi dell’intruso. Ancora Thoreau aveva la foresta di Walden, ma dov’è adesso la foresta in cui l’uomo possa dimostrare che è possibile vivere in libertà, al di fuori delle forme irrigidite della società? Sono costretto a rispondere: in nessun luogo. Se voglio vivere in libertà, dev’essere -per ora- all’interno di queste forme. Il mondo è dunque più forte di me. Al suo potere non ho altro da opporre che me stesso -il che, d’altra parte, non è poco. Finché infatti non mi lascio sopraffare, sono anch’io una potenza. E la mia potenza è temibile finché ho il potere delle mie parole da opporre a quello del mondo, perché chi costruisce prigioni s’esprime meno bene di chi costruisce la libertà. Ma la mia potenza sarà illimitata il giorno in cui avrò solo il mio silenzio per difendere la mia inviolabilità, perché non esiste ascia capace d’intaccare un silenzio vivente. Stig Dagerman · Il nostro bisogno di consolazione


Observatory

Tuesday, July 5th, 2011

OBSERVATORY 

Le cose più importanti le ho scoperte quando mi
sono perduto, e ancora dopo averle perdute.

Graziano Spinosi

©

Questo è il labirinto di Creta. Questo è il labirinto di Creta il cui centro fu il Minotauro. Questo è il labirinto di Creta il cui centro fu il Minotauro che Dante immaginò come un toro con la testa di uomo e nella cui rete di pietra si persero tante generazioni. Questo è il labirinto di Creta il cui centro fu il Minotauro che Dante immaginò come un toro con la testa di uomo e nella cui rete di pietra si persero tante generazioni come María Kodama ed io ci perdemmo. Questo è il labirinto di Creta il cui centro fu il Minotauro che Dante immaginò come un toro con la testa di uomo e nella cui rete di pietra si persero tante generazioni come María Kodama ed io ci perdemmo quel mattino e seguitiamo a perderci nel tempo, quest’altro labirinto. Jorge Luis Borges · Il labirinto, da Atlante


Levante

Monday, July 4th, 2011

LEVANTE

Il cielo alle 6 · 44°4′0″N 12°27′0″E

Un basta e’ zil?

(non basta il cielo?)

©

Io guardo spesso il cielo. Lo guardo di mattino nelle ore di luce e tutto il cielo s’attacca agli occhi e viene a bere, e io a lui mi attacco, come un vegetale che si mangia la luce. Mariangela Gualtieri · Fuoco centrale


Still falling

Saturday, April 9th, 2011

A GORMLEY STILL FALLING 1983 
Antony Gormley · Still falling · 1983

Che cosa accadde un secolo fa, alla stessa ora di questo giorno, nel punto dello spazio in cui mi trovo adesso? Che cosa accadde, qui? Che cosa accadrà tra un secolo, alla stessa ora di questo giorno, nel punto dello spazio in cui mi trovo adesso? Che cosa accadrà, qui? Che cosa accade adesso, qui? Graziano Spinosi

 ©

Genius
di
Giorgio Agamben

( grazie a julia )

I latini chiamavano Genius il dio a cui ciascun uomo viene affidato in tutela al momento della nascita. L’etimologia è trasparente ed è ancora visibile nella nostra lingua nella prossimità fra genio e generare. Che Genius avesse a che fare con il generare, è del resto evidente dal fatto che l’oggetto per eccellenza “geniale” era, per i latini, il letto: genialis lectus, perché in esso si compie l’atto della generazione. E sacro a Genius era il giorno della nascita, che per questo noi chiamiamo ancora genetliaco. I regali e i banchetti con cui celebriamo il compleanno sono, malgrado l’odioso e ormai ritornello anglosassone, un ricordo della festa e dei sacrifici che le famiglie romane offrivano al Genius nel natalizio dei loro membri. Orazio parla di vino puro, di un maialino di due mesi, di un agnello “immolato”, cioè cosparso della salsa per il sacrificio; ma sembra che, in origine, non vi fossero che incenso, vino e deliziose focacce al miele, perché Genius, il dio che presiede alla nascita, non gradiva i sacrifici sanguinosi. Segue ->


I bordi, gli orizzonti

Monday, March 21st, 2011

I-BORDI-GLI-ORIZZONTI

Vado per il campo con un nuovo alberello di melo da piantare. Lo metto giù, lo giro, guardo i suoi rami appena accennati tentare posto nello spazio intorno. Un albero ha bisogno di due cose: sostanza sotto terra e bellezza fuori. Sono creature concrete ma spinte da una forza di eleganza. Bellezza necessaria a loro è vento, luce, uccelli, grilli, formiche e un traguardo di stelle verso cui puntare la formula dei rami. La macchina che negli alberi spinge la linfa in alto è bellezza, perché solo la bellezza in natura contraddice la gravità. Senza bellezza l’albero non vuole. Perciò mi fermo in un punto del campo e chiedo: ”Qui vuoi?”. Non mi aspetto una risposta, un segno nel punto in cui tengo il suo tronco, però mi piace dire una parola all’albero. Lui sente i bordi, gli orizzonti e cerca un punto esatto per sorgere. Un albero ascolta comete, pianeti, ammassi e sciami. Sente le tempeste sul sole e le cicale addosso con la stessa premura di vegliare. Un albero è alleanza tra il vicino e il perfetto lontano. Se viene da un vivaio e deve attecchire in suolo sconosciuto, è confuso come un ragazzo di campagna al primo giorno di fabbrica. Così lo porto a spasso prima di scavargli il posto.

Erri De Luca · Tre cavalli


Lump

Friday, February 18th, 2011

PABLO PICASSO LUMP

Pablo Picasso · Lump

Solo l’istante (già più), può appartenerci davvero. Non è così per gli animali: conducono la loro esistenza come fosse un unico istante, né prima né dopo. Graziano Spinosi

©

Penultime (agg. f. pl.) Sono le cose di cui si può scrivere e di cui verosimilmente vale la pena di scrivere. Forse le sole a soddisfare entrambe le condizioni. Non le ultime, perché non sono esperibili, o almeno lo sono quando è difficile ormai tenere una penna in mano o maneggiare una tastiera. Non le prime, perché avvolte in un passato immemore, anteriore al risveglio della consapevolezza. C’è un tratto quasi terminale della corsa – quando l’inizio è dimenticato e la fine è certa e verosimilmente prossima, ma non ancora arrivata – che viene rischiarato da una sorprendente lucidità, come da una luce più forte. Luca Rastello · Undici buone ragioni per una pausa


Homo sapiens

Sunday, January 30th, 2011

W-TILLMANS-FREISCHWIMMER-42 
Wolfgang Tillmans · Freischwimmer 42 (p) · 2004

È un alfabeto la memoria, e non fa sconti. Voler dimenticare è come decidere di non pensare. Quando ci pare che questo accada, ecco che qualcosa ci pensa, prende forma il ricordo. Graziano Spinosi

©

Ciò che crediamo di scorgere, ciò che brilla in lontananza, nella lontananza del passato, sono i nostri sogni spenti, senza luce né calore, che sopravvivono, come fantasmi, grazie alla nostra ostinata tendenza all’evocazione. O magari è la memoria che, a sua volta, rivela – senza  saperlo – l’intensità della nostra carenza, il profondo dolore degli uomini per quello che hanno perso. Chi ha sofferto dice che il peggior dolore, il dolore più insopportabile, è il dolore fantasma, quello che lascia come unica traccia della sua esistenza quel membro strappato dal resto del corpo che lo ha abbandonato per sempre. È da considerare un vero e proprio sintomo della nostra condizione il fatto che non esista dolore più intenso della memoria del dolore. Manuel Cruz · I brutti scherzi del passato


Walkman

Monday, December 20th, 2010

TOKIO COMPRESSION 
Michael Wolf · Tokio compression · 2010

Metropolitana di Tokio. Un viaggiatore ha il viso appoggiato al vetro della carrozza. Alla fine della corsa, sopra quel vetro, rimarrà l’impronta facciale di un uomo. Andata, ritorno: un’altra persona schiaccerà la guancia sullo stesso vetro, forse proprio in quel punto. Altre impronte, calchi cerosi di corpi che viaggiano rapidi, sottoterra, ancora vivi. Graziano Spinosi

©

Si farà una gran fatica, qualcuno
direbbe che si muore – ma a quel punto
ogni cosa che poteva succedere
sarà successa e noi
davanti agli occhi non avremo
che la calma distesa del passato
da ripassare senza fretta
fermando ogni tanto l’immagine,
tornando un po’ indietro, ogni tanto,
per capire meglio qualcosa,
per assaporare un volto, un vestito…
Sì, tutto in bianco  e nero, se Dio vuole.
E tutto, anche le foglie che crescono,
anche i figli che nascono,
tutto, finalmente, senza futuro.

Giovanni Raboni · Barlumi di storia


De sideribus

Friday, December 17th, 2010

A-CANOVA-TRE-GRAZIE

Antonio Canova · Tre Grazie (p) · 1813-16 · Hermitage · San Pietroburgo

Il desiderio non ha proporzioni.
Come il vuoto.

Graziano Spinosi

©

Che cos’è quel desiderarsi degli amanti, quel loro cercarsi e toccarsi se non un tentativo di violare i loro esseri nella speranza di accedere a quel vertice morale che è la comunicazione vera, al di là di quella finta comunicazione a cui ci obbliga la nostra cultura della funzionalità e dell’efficienza? Per essere davvero il controaltare della tecnica e della ragione strumentale che la governa, amore non può essere la ricerca di sé che passa attraverso la strumentalizzazione dell’altro, ma deve essere un’incondizionata consegna di sé all’alterità che incrina la nostra identità, non per evadere dalla nostra solitudine, né per fondersi con l’identità dell’altro, ma per aprirla a ciò che noi non siamo, al nulla di noi.

La passione d’amore è stata sostituita dalla patologia, e agli antichi poeti che cantavano le cose d’amore si sono sostituiti psicologi e sessuologi che perseguono non la composizione dell’uomo con il cosmo, ma la pura e semplice soddisfazione di quello che ancora chiamano desiderio, dimenticando che il desiderio, per quel che ancora le parole significano, rimanda alle stelle: de-sidera. Umberto Galimberti · Le cose dell’amore

Che l’amore non esiste · da NAZIONE INDIANA


Il punto in movimento

Monday, December 13th, 2010

GORMLEY FIELD FOR THE BRITISH ISLES 
Antony Gormley · Field for the British Isles · 1993

In una comunità uniformata il diverso è una
minaccia. Tra diversi è insidioso l’uguale.
Graziano Spinosi

©

Non ho mai creduto in un’unica verità, né in quella mia né in quella degli altri; sono convinto che tutte le scuole, tutte le teorie possono essere utili in un dato luogo e in una data epoca; ma ho scoperto che è possibile vivere soltanto se si ha un’ardente e assoluta identificazione con un punto di vista. A mano a mano che il tempo passa, che noi cambiamo, che il mondo cambia, tuttavia, gli obiettivi si modificano e il punto di vista muta. Rivedendo i saggi scritti nell’arco di molti anni e le idee esposte in tante occasioni e nelle più disparate, qui riuniti, mi colpisce ciò che in essi rimane costante. Se vogliamo, infatti, che un punto di vista sia di qualche aiuto, bisogna dedicarvisi con tutte le nostre forze, difenderlo fino alla morte. Nello stesso tempo, però, una voce interiore sussurra: non prenderti troppo sul serio. Tieniti forte e lasciati andare con dolcezza. Peter Brook · Il punto in movimento


Eclissi II

Sunday, December 5th, 2010

ECLISSI LUNARE

15 giugno 2011 · Fonte –>

Eclissi lunare.
E stelle intorno a festeggiare.

Graziano Spinosi

©

A causa della connessione continua creatasi nella coscienza fra passato, presente e avvenire per noi è molto difficile sperimentare direttamente il tempo fisico – fatto di istanti puntuali, del tutto privi di spessore. La stessa connessione, inoltre, fa sì che non veniamo folgorati dall’istante presente: quest’ultimo infatti, per come lo percepiamo, è sempre privo dell’incisività del puro frammento e in genere ci si offre attraverso una rappresentazione che ne erode l’essenziale vigore. Così noi non percepiamo mai gli istanti come entità singole, non sentiamo quegli atomi temporali che non hanno una pur minima durata dei quali parlava Sant’Agostino (Confessioni · XI ·15). È come se la nostra coscienza facesse intervenire, nella stessa percezione attenta al mondo, un coefficiente di disattenzione alla vita: in tal modo riuscirebbe a cancellare parte dell’intensità del presente, mescolandola a ciò che lo precede e a ciò che lo segue. Il presente, pertanto, finisce per distribuirsi dall’uno all’altro lato dell’istante puntuale che ne costituisce il centro, scomposto com’è in due parti definite proprio dal non essere presenti: la prima è fatta da ciò che è appena stato e si allontana; la seconda è a volte uno slancio che fa giungere il futuro, altre volte un’attesa passiva di ciò che sta per comparire, e spesso un miscuglio tra le due cose. In genere per noi il presente si nutre di un montaggio spurio di protensione e ritensione, destinato a smussare quel tanto di esplosivo che potrebbe avere in sé. Étienne Klein · Le strategie di Crono


Curvatura  · da Vagamente sonnambula

Senza titolo · da Gli occhi di Blimunda

La strada, soprattutto · da ALTRI APPUNTI


Nothing

Sunday, November 28th, 2010

NOTHING 2003 
Stefan Brüggemann · Nothing · 2003

) niente (
 
Graziano Spinosi

©

Dunque, succede: niente. Questo niente, tuttavia, bisogna dirlo. Come dire: niente? Ci troviamo qui dinanzi a un grande paradosso dello scrivere: niente può solo dirsi niente; niente è forse la sola parola della lingua che non ammette nessuna perifrasi, nessuna metafora, nessun sinonimo, nessun sostituto; infatti dire niente altrimenti che con il suo puro denotante (la parola niente), sarebbe già colmare il niente, smentirlo: come Orfeo che perde Euridice voltandosi verso di lei, niente perde un po’ del suo senso ogniqualvolta lo si enuncia (lo si de-nuncia). Bisogna dunque barare. Roland Barthes · Il grado zero della scrittura


Simulacri

Thursday, November 11th, 2010

SIMONE-MARTINI-MORTE-DI-SAN-MARTINO-1317 
Simone Martini · Morte di San Martino (p) · 1317-21
Chiesa Inferiore di San Francesco · Cappella di San Martino · Assisi

Un sonno prolungato oltre il naturale bisogno fisiologico, in qualche caso, può considerarsi alla stregua di una risposta univoca alle domande sul senso della vita. A volte l’immobilità è la sola forma di resistenza possibile. Uno scetticismo che trovi in sé la forza di raccontarsi è ancora forma vitale quanto la facoltà d’innamorarsi o il desiderio di accoppiamento (somigliano a quelle della lotta, le figure del congiungimento sessuale). Sedati i bisogni nutrizionali, e in assenza di guerre sotto casa, in un divano vuoto si può trovare tutto ciò che serve. Ai santi la vertigine delle stigmate. Graziano Spinosi

©

Non ha senso aggrapparsi a un modello antropologico di cui la corruzione e l’incertezza dei tempi hanno decretato l’inesorabile declino. L’individuo eroico che, sostenuto da un codice d’onore collettivo, si lanciava generosamente nelle cose pubbliche alla ricerca di prestigio e di gloria, si è sgretolato sotto il peso di un mutamento epocale che ne lascia sopravvivere solo un pallido e risibile simulacro. A questo ingannevole feticcio, Montaigne oppone la figura del saggio, che sa cogliere la chanche di una inattesa libertà per conoscersi, e per fare della propria debolezza la propria inedita forza.[…] Limite, moderazione, mediocrità, medietà: sono questi gli ideali del saggio. La saggezza consiste nel rinunciare a tutto ciò che è eccezionale, glorioso, eminente, in quanto ormai avvolto inesorabilmente in un alone di inautenticità, e nel riconoscere la propria natura di uomini comuni. Elena Pulcini · L’individuo senza passioni


Punto nave

Thursday, September 16th, 2010

MEDITERRANEO 20 VII 2010
Mediterraneo
· 20 agosto 2010

Un punto nave designa una posizione geografica, ma anche quella emozionale. Intersezione tra meridiano e parallelo la prima, crocicchio di spazio e tempo la seconda. Minuscolo punto svelato del globo terracqueo: qui, adesso, mi ritrovo fasciato da un orizzonte circolare, in un luogo accertato e metafisico. La sosta induce al ricordo, il viaggio sollecita un’immaginazione a venire. Graziano Spinosi

©

In principio bisbiglia il liquido amniotico, quando il mio piccolo corpo nuota in tiepide acque e si muove con la lentezza di un’anima spinta da un soffio leggero. La carne volteggia lentamente nell’elemento acquatico come un pianeta che ruota in un cosmo lontano, quasi immobile, o come una molle medusa nell’oscurità dei fondali marini, quasi ieratica. Il solo disturbo proviene da influssi che segnano il passaggio di energie vitali nei miei organi. In questo confinato universo salato obbedisco, pesce primordiale o virtù marina incarnata, interamente agli affetti, alle pulsioni, alle emozioni e agli altri istinti materni. Il ritmo, il respiro, il sangue di mia madre condizionano il mio ritmo, il mio respiro, il mio sangue. […] È l’inizio di una lunga storia sotto il segno dell’eterno ritorno. Michel Onfray · Teoria del corpo amoroso


Sulla terra

Friday, July 9th, 2010

LEO-LIONNI-FEDERICO

Leo Lionni · Federico

Dopo che siamo morti possiamo tornare sulla terra, o no?
E se non ritorniamo, cosa ci siamo venuti a fare?

Tito Riva
(sette anni)

Lungo il prato, dove un tempo pascolavano le mucche, c’era un vecchio muro. Fra le pietre del muro, vicino al granaio, cinque allegri topi di campagna avevano costruito la loro casa. Ma quando i contadini avevano abbandonato la fattoria, il granaio era rimasto vuoto. L’inverno si avvicinava e i topolini dovettero pensare alle scorte. Giorno e notte si davano da fare a raccogliere grano e noci, fieno e bacche. Lavoravano tutti. Tutti tranne Federico. << Federico, perché non lavori? >> chiesero. << Come non lavoro >>, rispose Federico un po’ offeso. << Sto raccogliendo i raggi del sole per i gelidi giorni d’inverno. >> E quando videro Federico seduto su una grossa pietra, gli occhi fissi sul prato, domandarono: << E ora, Federico, che cosa fai? >> << Raccolgo i colori >>, rispose Federico con semplicità. << L’inverno è grigio. >> Un’altra volta ancora, Federico se ne stava accoccolato all’ombra di una pianta. << Stai sognando, Federico? >>  gli chiesero con tono di rimprovero. Federico rispose: << Oh, no! Raccolgo le parole. Le giornate d’inverno sono tante e lunghe. Rimarremo senza nulla da dirci

Leo Lionni · Federico

Attilio Bertolucci · La rosa bianca

L’amore bambino ·  da Filosofi per Caso


Pescavo

Sunday, June 20th, 2010

JEAN-DUBUFFET-DHOTHEL-NUANCE-D-ABRICOT-1947

Jean Dubuffet · Dhôtel nuancé d’abricot · 1947

Muore anche un bimbo
se muore un vecchio.

Graziano Spinosi

©

Non sono mai stato un grande pescatore. Usavo, come qualsiasi altro ragazzino della mia età e dai mezzi tanto modesti come lo erano i miei, una semplice canna con l’amo, il piombo e il galleggiante di sughero legati al filo da pesca, niente a che vedere con gli artefatti moderni che sarebbero comparsi più tardi e che arrivai a vedere in mano ad alcuni dilettanti locali quando ormai ero cresciuto e avevo abbandonato ogni illusione piscatoria. Di conseguenza, le mie catture si riducevano sempre a qualche rara carpa, di rado qualche barbo, e pure piccolo, e tante ore passate invano (invano, a ben dire, nessuna, perché senza rendermene conto pescavo delle cose che nel futuro si sarebbero rivelate per me non meno importanti, immagini, odori, rumori, brezze, sensazioni). Per lo più seduto in riva all’acqua… non credo che esista al mondo un silenzio più profondo del silenzio dell’acqua.

Cade la pioggia, il vento sferza gli alberi spogli, e dal passato emerge e si avvicina un’immagine, quella di un uomo alto e magro, vecchio, lungo un sentiero allagato. Ha un bastone in spalla, una palandrana infangata e antica, e su di lui si riversano tutte le acque del cielo. Davanti a lui procedono i maiali, a testa bassa, sfiorando il suolo con il grugno. L’uomo che così si avvicina, sfumato nell’acquazzone, è mio nonno. È stanco, il vecchio. Si trascina appresso settant’anni di vita difficile, di privazioni, di ignoranza. Eppure è un uomo saggio, taciturno, che apre bocca solo per dire l’indispensabile. Parla talmente poco che tutti stiamo in silenzio lì ad ascoltare quando sul volto gli si accende qualcosa di simile a una luce di avviso. Ha una maniera strana di guardare in lontananza, anche se quel lontano è solo la parete che ha davanti. Il suo profilo sembra come tagliato con l’accetta, fisso ma espressivo, e gli occhi, piccoli e penetranti, di tanto in tanto brillano come se qualcosa che stesse pensando fosse stata definitivamente compresa. È un uomo come tanti altri in questa terra, in questo mondo, forse un Einstein schiacciato sotto una montagna di cose impossibili, un filosofo, un grande scrittore analfabeta. Qualcosa sarebbe stato, che non ha mai potuto essere. Rammento quelle tiepide sere d’estate, quando dormivamo sotto il grande fico, lo ascolto parlare della vita che ha fatto, del Cammino di Santiago che risplendeva sopra le nostre teste, del bestiame che allevava, delle storie e delle leggende della sua infanzia lontana. Ci addormentavamo tardi, ben avvolti nelle coperte per via del fresco mattutino. Ma l’immagine che non mi abbandonerà in quest’ora di malinconia è quella del vecchio che avanza sotto la pioggia, caparbio, silenzioso, come chi compie un destino che nulla potrà modificare. Tranne la morte. Questo vecchio, che quasi sfioro con la mano, non sa come morirà. Ancora non sa che pochi giorni prima del suo ultimo giorno avrà il presentimento che la fine è arrivata e andrà, di albero in albero del suo orto, ad abbracciare i tronchi, a congedarsi da loro, dalle ombre amiche, dai frutti che non mangerà più. Perché allora sarà arrivata la grande ombra, finché la memoria non lo farà resuscitare sul sentiero allagato o sotto la volta del cielo e l’eterno interrogativo degli astri. Che parola pronuncerà allora? José Saramago · Le piccole memorie

José Saramago · Il diritto all’indignazione

José de Sousa Saramago · da NAZIONE INDIANA


Ciò che non muta

Thursday, May 27th, 2010

OLAFURA-ELIASSON-THE-WEATHER-PROJECT-2003

Olafur Eliasson · The Weather Project · 2003

Ciò che non muta
io canto
la nuvola la cima il gambo
l’offerta il dono la rovina
apparente d’acqua che tracima
di tempesta e di onde.

Io canto il semplice del grano
e del pane la stessa festa che si tiene
fra le rose a maggio, la corsa
della rondine e il coraggio
dell’animale nella tana
quando gli esce il nato fra le zampe.

E il silenzio fra rami immobili
il mistero della pioggia nel bosco
e altre cose che sempre
si cantarono. Io le canto a voi
vivi con me ora sull’orlo
mentre sferragliano veleno
fra idoli potenti e gracili
nella cospirazione del bene
battagliati fra le catene
d’una dittatura che impera.

Noi non adoreremo le sue merci.
Non piegheremo la schiena
alla sua greppia.

La nuvola piuttosto adoreremo
che è maestra di scorrerie per il cielo
e di alta impermanenza, e di esistenza
senza peso. Piuttosto la foglia
che sa mollare la presa
o il sasso concentrato in un’intesa
di ere, o le preghiere della legna
col suo ardore di fuoco.

O il fuoco. Adoreremo
ciò che in tutto non muta e si offre quieto
al grande gioco delle sostanze.
La forza dirigente del respiro.
La spinta acuta che lo diffonde.
Misteriosa forza che lo sospende
quando è ora.

Mariangela Gualtieri · Bestia di gioia

Monologo del Non so · da …gli occhi di blimunda… 

Yeelen · da GIULIANOCINEMA


Conto alla rovescia

Saturday, May 22nd, 2010

MICHEL-NAJJAR-BIONIC-ANGEL-2006

Michael Najjar · Bionic Angel · 2006

Si guardava intorno,
come un gatto sazio in pescheria.

Graziano Spinosi

©

Possiamo davvero parlare di enigma dell’ora, di qualcosa che non si manifesta ma si deposita sul fondo degli abissi del Tempo. Ci troviamo insomma in quella terra di nessuno che non può ospitarci ma dalla quale non riusciamo neppure a evadere.

L’artista che resta nel suo studio rinuncia ai propri diritti civili e alla proposta indecente dell’amplificazione sociale del suo ruolo (o non-ruolo). L’artista, un tempo maledetto, oggi pressoché unanimemente benedetto, dovrebbe essere – a parer mio – semplicemente non detto, nel senso di non insignito di quel valore primario che spetta invece all’opera in quanto tale, perché originata dalla stessa dinastia che la precede nel Tempo e dalla quale discende in linea diretta. Un’opera, per essere autentica, deve dimenticare il suo autore.

È in atto una vera e propria asfissia, provocata dal vasto processo, ormai giunto a saturazione, fondato su quel falso valore, enfatico e illusorio, chiamato comunicazione.

Giulio Paolini · Conto alla rovescia (da L’ora X)

Carlo Fruttero · La prevalenza del famoso


 

Nadir

Friday, May 21st, 2010

 POLAROID
Mark Cohen · Lillian in Swimming Pool · Polaroid · 1976

Non era la terra a mancare sott’acqua,
ma l’acqua.

©

Questo stare bene. È così stare bene.
Stare molto bene è così come ora.

Mariangela Gualtieri · Senza polvere senza peso · Einaudi


Lontano

Thursday, May 20th, 2010

LONTANO

Equinozio d’autunno

Occorre che tu abbia vista larga e profonda e che lontano, in tutte le direzioni, tu getti lo sguardo per tenere presente che l’insieme delle cose è infinito, e tu veda come quest’unico cielo sia trascurabile parte, una frazione minima dell’insieme totale, una parte neppure grande com’è un uomo rispetto a tutta la terra. Se collochi questo dinanzi al tuo sguardo, e lo vedi ben chiaro, di molti fenomeni cesserai di meravigliarti.  Lucrezio · De rerum natura