Archive for the ‘FIAMMINGA’ Category
Wednesday, September 26th, 2012

Jan Vermeer · Donna che scrive una lettera · 1665 · National Gallery of Art · Washington
Come una lampadina vista tra le lacrime
Silvio D’Arzo
Le case sono grandi strumenti ottici.
L’insonnia protrattasi fino all’alba predispone il pensiero verso questa analogia. Fermo nel letto ammiro la forza permeante del sole, ancor prima del suo apparire all’orizzonte, in quella fase in cui il barlume avanza dentro le scatole dell’uomo come un alito che senza fretta deterge le cose dalla ganga dell’ombra. Io stesso sono nella soluzione di sviluppo ed emergo dal buio che fino a poco fa possedeva tutta la mia forma. Poi un primo fascio di luce diretta colpisce un punto bianco del soffitto, varcando la soglia di una finestra che svolge un ruolo di filtro. Attraverso il cristallino si distribuisce allora un chiarore più acuto e vibrato nella camera oscura e anche le stanze senza finestre vengono raggiunte dal riverbero insinuante di quella potenza silenziosa e intangibile. I raggi sono tentacoli che dal soffitto discendono a terra, frugando la preda nella tana. Monete bianche sul muro, che aumentano di numero e valore facendosi strada tra le foglie della bignonia. Sembra di comprendere meglio anche il bianco di Johannes Vermeer stamane, quel colore che non resta fermo nel suo perimetro, nella tarsia assegnatagli. Una componente prismatica che irradia e risucchia come un abisso di assoluto. Dipinti che ragionano sul lume e sull’eco rifrattivo di stanze e pareti, di oggetti e presenze. Dipinti che fanno del bianco un diapason intorno al quale si intonano alti gli scalini delle altre tinte, i terrazzamenti che alludono alle forme. La superficie abbacinata di un foglio di carta, lo specchio convesso di una brocca, lo smeriglio di una finestra, la pupilla di un occhio sono i cardini cromatici estremi dai quali sgorga una supremazia del colore sul dettaglio. La leggera ma percepibile espansione luminosa che ogni tinta svolge entro il campo che le pertiene, sancisce una vittoria della luce, che è riuscita ad eliminare ogni particolare successivo, chiosando perentoriamente la visione …
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Saturday, January 3rd, 2009

Rogier van der Weyden · Deposizione dalla croce (p) · 1432·1435
Museo del Prado · Madrid
Anche l’arte si potrebbe
considerare alla stregua d’un sacrificio.
Graziano Spinosi
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La mia filosofia fa rea d’ogni cosa la natura, e discolpando gli uomini totalmente, rivolge l’odio, o se non altro il lamento, a principio più alto, all’origine vera de’ mali de’ viventi. Giacomo Leopardi · Zibaldone
Tags: giacomo leopardi, rogier van der weyden, sacrificio
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Wednesday, October 25th, 2006
Jan Van Eyck · Margaretha van Eyck · 1439
Groeninge Museum · Bruges
Anche i ricordi invecchiano.
Graziano Spinosi
©
Tags: jan van eyck, memoria
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Monday, October 23rd, 2006
Jan Van Eyck · Uomo con turbante rosso · 1433
National Gallery · Londra
Come gli odori, più freschi nel ricordo, le opere d’arte possono stimolare la vivida percezione di luoghi e figure del passato: osservando l’immagine dipinta di un volto può comporsi così nella mente l’eterea figura di un altro volto che il tempo ha sbiadito, la piega di una palpebra, la forma d’una voce. Anche il palato e la pelle sanno ricordare; i nostri sensi sono un indispensabile strumento di orientamento. Come i sogni notturni. Graziano Spinosi
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Quando niente sussiste d’un passato antico, dopo la morte degli esseri, dopo la distruzione delle cose, soli, più tenui ma più vividi, più immateriali, più persistenti, più fedeli, l’odore e il sapore lungo tempo ancora perdurano, come anime, a ricordare, ad attendere, a sperare, sopra la rovina di tutto il resto, portando sulla loro stilla quasi impalpabile, senza vacillare, l’immenso edificio del ricordo. Marcel Proust · La Strada di Swann
Tags: cattleya, jan van eyck, marcel proust, memoria, sensi, uomo con turbante rosso
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Monday, October 16th, 2006
Jan Van Eyck · I coniugi Arnolfini · 1434 · National Gallery · Londra
La luce che pervade questa scena intima e familiare, in cui tutti gli elementi rappresentati esaltano ogni fiducia nell’amore coniugale, da corpo anche al corpo del pittore: al centro del quadro, sulla parete di fondo, è dipinto uno specchio che riflette gli sposi visti da dietro e, tra questi, l’autore dell’opera. Campo e controcampo, diremmo oggi. Questo celeberrimo dipinto nasconde un autoritratto. La storia dell’arte è ricca di autoritratti mascherati come questo, in cui l’artista rappresenta se stesso col desiderio di prendere parte alla scena. Sopra lo specchio c’è scritto Johannes de eyck fuit hic 1434. Jan Van Eyck è stato qui. Graziano Spinosi
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Tags: coniugi arnolfini, jan van eyck, self-portrait
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Sunday, October 15th, 2006

Jan Van Eyck · Uomo con turbante blu · 1430 ca
Rom. National Museum · Bucharest
L’identità di ogni essere umano si definisce nel corso degli anni, in relazione al caso e all’esperienza individuale. Anche un’opera d’arte muta nel tempo, caricandosi di significati imprevedibili per il suo stesso autore. Le opere sono creature vive. Graziano Spinosi
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Il viaggiatore procede, come nella vita, in una mescolanza di programma e casualità, mete prefissate e impreviste digressioni che portano altrove; sbaglia strada, torna indietro, salta fiumi e ruscelli; è incerto su cosa visitare e cosa trascurare, perché anche viaggiare, come scrivere e come vivere, è anzitutto tralasciare. Claudio Magris
Tags: claudio magris, jan van eyck, tralasciare, uomo con turbante blu, viaggio
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Tuesday, October 10th, 2006
Hans Memling · Maria Maddalena Portinari · 1470 ca
Metropolitan Museum · New York
A partire dal Quattrocento la cornice del quadro entra nel quadro, dipinta al suo interno oppure travalicata dai personaggi e dagli oggetti ritratti. In questa opera di Memling il copricapo esce dal dipinto col suo velo e si sovrappone alla cornice. Una soluzione illusionistica che produce uno sfalsamento di piani: il soggetto ritratto penetra in uno spazio esterno al quadro rendendo il suo corpo, se possibile, ancor più vitale. Lo spazio della rappresentazione, coi suoi abitanti, si congiunge idealmente con quello della vita. Graziano Spinosi
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L’abbandono della terza dimensione, cioè il tentativo di tenere il quadro su un piano, segnò nel disegno e nella pittura il rifiuto dell’oggettività e uno dei primi passi nel regno dell’astratto. Si eliminò il modellato. L’oggetto reale fu spinto verso l’astratto, il che rappresentò un certo progresso. Ma questo progresso finì per inchiodare la pittura alla superficie materiale della tela, limitandone la possibilità. Il tentativo di liberarsi di questi limiti fisici, oltre all’interesse per la composizione, doveva portare all’abbandono della superficie. Wassily Kandinsky · Lo spirituale nell’arte
Tags: cornice, hans memling, maria maddalena portinari, wassily kandinsky
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Monday, October 9th, 2006
Rogier van der Weyden · Ritratto di donna · 1455
N. Gallery of Art · Washington
Ogni legame è una svista innocente.
Graziano Spinosi
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Tags: legàmi, ritratto di donna, rogier van der weyden
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Saturday, October 7th, 2006
Rogier van der Weyden ∙ San Giuseppe ∙ 1445
Gulbenkian Foundation ∙ Lisbona
Dopo la fine delle cose il sentimento del tempo non
è più lo stesso, la memoria rinviene ogni reperto.
Graziano Spinosi
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Quando non può più lottare contro il vento e il mare per seguire la sua rotta, il veliero ha due possibilità: l’ andatura di cappa (il fiocco a collo e la barra sottovento) che lo fa andare alla deriva, e la fuga davanti alla tempesta con il mare in poppa e un minimo di tela. La fuga è spesso, quando si è lontani dalla costa, il solo modo di salvare barca ed equipaggio. E in più permette di scoprire rive sconosciute che spuntano all’ orizzonte delle acque tornate calme. Rive sconosciute che saranno per sempre ignorate da coloro che hanno l’ illusoria fortuna di poter seguire la rotta dei carghi e delle petroliere, la rotta senza imprevisti imposta dalle compagnie di navigazione. Forse conoscete quella barca che si chiama Desiderio… Henri Laborit · Elogio della fuga
Tags: henri laborit, memoria, rogier van der weyden, san giuseppe
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Friday, October 6th, 2006
Robert Campin · Ritratto di uomo grasso · 1430
Thyssen-Bornemisza Collection · Madrid
I gatti, se feriti o ammalati, digiunano. Nel viaggio di risalita i salmoni non mangiano, così come altre specie in condizioni di emergenza. I ghiri, durante il letargo invernale, risolvono il problema alimentare con una vantaggiosa autofagia. È molto diffusa, presso gli animali, la consuetudine di astenersi dal cibo. Le ragioni di questo comportamento sporadico risiedono nelle proprietà rigeneranti e terapeutiche del digiuno. Gli esseri umani non la pensano allo stesso modo: una parte di questi, dotata di tecnologia avanzatissima, ha pensato bene di assegnare all’altra i benefici del digiuno: abbiamo così un mondo che muore d’inedia e un mondo che muore di noia. Graziano Spinosi
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Adì 11 di marzo 1554 in domenica mattina desinai con Bronzino pollo e vitella e senti’mi bene (vero è che venendo per me a casa io ero nel letto – era asai ben tardi e levandomi mi sentivo gonfiato e pieno, era asai bel dì); la sera cenai un poco di carne secha arosto che havevo sete e lunedì sera cenai uno cavolo e uno pesce d’uovo. El martesì sera cenai una meza testa di cavretto e la minestra. El mercoledì sera l’altra meza fritta e del zibibo uno buondato e 5 quatrini di pane e caperi in insalata. Giovedì mattina mi venne un capogirlo che mi durò tucto dì, e dapoi sono stato tuctavia maldisposto e del capo debole; giovedì sera una minestra di buono castrone e insalata di barbe. Venerdì sera insalata di barbe e dua huova in pesce d’uovo. Sabato digiuno. Pontormo · Diario
Tags: pontormo, robert campin, uomo grasso
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Thursday, October 5th, 2006
Hans Memling · Ritratto di donna anziana · 1468-70
Museum of Fine Arts · Houston
Alla fine, forse, verrà alla mente il vento di una notte, oppure un cane che corre nella neve. Cose modeste, riviste in quel lampo che accompagna lo spegnersi della vita come lo spegnersi del sole al tramonto. Porta tutto con sé in nessun luogo, la morte. Graziano Spinosi
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H. Purcell – J. Dryden · King Arthur · 1691
The frost scene
What power art thou, who from below
Hast made me rise unwillingly and slow
From beds of everlasting snow?
See’st thou not how stiff and wondrous old,
Far unfit to bear the bitter cold,
I can scarcely move or draw my breath?
Let me, let me freeze again to death.
See, see, we assemble
Thy revels to hold:
Tho’ quiv’ring with cold
We chatter and tremble.
Tags: hans memling, henry purcell, morte
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Wednesday, October 4th, 2006
Pieter Bruegel · Piccola torre di Babele · 1563 ca
Museum Boymans-van Beuningen · Rotterdam
Il campo visivo è più limpido se si pone una distanza tra l’osservatore e ciò che egli guarda. La terra, vista dallo spazio, mostra nitidamente il suo contorno. Anche il trascorrere del tempo ha lo stesso effetto sedativo; il cannocchiale si rovescia e tutto diventa più piccolo. Graziano Spinosi
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Il primo e il secondo giorno puntavamo lo sguardo verso i nostri paesi. Il terzo e il quarto giorno cercavamo i nostri continenti. Il quinto giorno acquistammo la consapevolezza che la Terra è un tutto unico. Salman Abdulaziz Al-Saud · Astronauta Shuttle D.
Tags: babel, pieter bruegel, salman abdulaziz al-saud
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Tuesday, October 3rd, 2006
Petrus Christus · Ritratto di cartusiano · 1446
Metropolitan Museum · New York
Guarda in direzione dello spettatore, occhi dipinti negli occhi vivi. Come un’impalcatura il suo corpo minuto sostiene uno sguardo dal piglio acceso, come a richiamare l’attenzione di chi vivrà in un tempo futuro. Ti guardo, mi vedi? È la voce dell’autore, ancora un’allegoria della morte. La mosca si posa, lo lascia dire. Graziano Spinosi
©
Ma io non sono mai stato simile a questo! Come fa a saperlo? Cos’è questo “tu” al quale dovrebbe o non dovrebbe assomigliare? Dove trovarlo? In quale parametro morfologico o espressivo? Dov’è il suo corpo di verità? Lei è il solo a non poter vedere altro che un immagine, non vede mai i suoi occhi, se non inebetiti dallo sguardo rivolto a uno specchio o a un obbiettivo (mi piacerebbe soltanto vedere i miei occhi quando ti guardano); proprio e soprattutto per il suo corpo lei è condannato all’immaginario. Roland Barthes
Tags: petrus christus, ritratto di cartusiano, roland barthes
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Sunday, October 1st, 2006
Petrus Christus ∙ Ritratto di giovane donna · 1460
Staatliche Museen ∙ Berlino
La voce d’una giovane donna, sottile come le sue labbra. La voce posata della collana che indossa, quella severa del suo copricapo. La voce mite dei pennelli, che scrivono questo brano di spazio e di tempo. Voci di corpi. Gli artisti fiamminghi usavano l’espressione vita silenziosa per definire quella che noi chiamiamo natura morta. Questa titolazione delle cose, muove da un diverso sentimento del tempo e da un rapporto abituale col silenzio, dove ogni più flebile voce può essere udita. Graziano Spinosi
©
Un quadro vive in compagnia, dilatandosi e ravvisandosi nello sguardo di un visitatore sensibile. Muore per la stessa ragione. E’ quindi un gesto arrischiato e spietato mandarlo in giro per il mondo. Quanto spesso viene danneggiato in modo irreparabile dallo sguardo della persona triviale e dalla crudeltà dell’impotente che vorrebbero spargere ovunque la loro afflizione! Mark Rothko · Scritti sull’arte
Tags: mark rothko, petrus christus, sensi, silenzio
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Sunday, November 27th, 2005
Mabuse · Ritratto di giovane uomo ·1516-17
Kimbell Art Museum · Fort Worth
Ho bisogno di tempo, sospirò la cornice.
Non preoccuparti, ci conosciamo da appena cinque secoli, replicò il giovane uomo.
Graziano Spinosi
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L’opera, sempre sul punto di svanire, cerca il proprio ipotetico senso in qualcosa di ancor più impalpabile e fuggitivo, nella mobilità di una vita che si pretende "poema pensato in grande" ma non si sa dove sia e dove esista, se sia davvero un poema o se la sua vaghezza indefinibile non possa coincidere con l’indifferenza e con l’opacità del mero trascorrere delle ore. La vitalità pura è sempre altrove, sfugge ad ogni sistema, ma anche ad ogni negazione. Claudio Magris · Dietro le parole
Tags: claudio magris, cornice, mabuse, ritratto di giovane uomo
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