Sono presenti in rete più di cinquanta tra siti, blog e pagine di Facebook, dove si possono leggere, copiati pedissequamente e senza alcuna citazione della fonte, numerosi testi di Currenti calamo. Non mi riferisco ai brani tratti dai libri che leggo e che trascrivo, per attinenza, in calce ai singoli post, ma ai testi che ho scritto negli ultimi cinque anni. Si tratta di un diario, caro lettore, un diario mascherato da non-diario, dove annoto gli accadimenti della mia esistenza in una forma che mi sono sempre sforzato di rendere universale. Non è il saccheggio in sé a offendermi, bensì l’irresponsabilità di chi spaccia per sue le riflessioni di altri: è un atto di disprezzo nei confronti del lettore, tempo rubato ad altri, ancor prima che a se stessi. La ragione di questo scritto e la sua pubblicazione, qui, si deve al personale bisogno di ribellione a ogni forma di slealtà intellettuale. A questa stanca democrazia. © Graziano Spinosi · Iscritto SIAE · Sezione DOR
Archive for the ‘MATERIALI’ Category
L’autore
Monday, February 1st, 2010Calder
Thursday, January 21st, 2010Alexander Calder · Monkey · 1928
Calder Foundation · New York
L’errore si aggira nell’opera alla stregua di un cane
randagio, disgraziato e innocente. Come l’autore.
© Graziano Spinosi
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Penso che un artista debba affrontare il proprio lavoro con il massimo rispetto per i materiali. [...] Gli scultori di ogni latitudine hanno sempre utilizzato ciò che avevano sottomano; non cercavano materiali preziosi ed esotici. Erano il loro sapere e la loro inventiva che davano valore al risultato delle loro fatiche. Se si affronta l’insolito o l’ignoto con strumenti semplici e spirito avventuroso, ne risulterà più facilmente un’arte primitiva, piuttosto che decadente – e l’arte primitiva, in qualche modo, è generalmente molto più forte di un’arte in cui abbondano la tecnica e gli orpelli. È la disparità – di forma, colore, misura, peso, movimento – che crea una composizione, e laddove questo sia permesso, il numero di elementi può essere molto ridotto. [...] È necessario ammettere l’approssimazione, perché non si può sperare nella precisione assoluta. Non si può vedere, o anche concepire una cosa da tutti i possibili punti di vista contemporaneamente. Mentre si perfeziona la parte anteriore, i lati, o il retro possono lasciare a desiderare; ma rafforzando la parte posteriore può darsi che si indebolisca ciò che originariamente è la cosa migliore. Non c’è fine. per completare il lavoro, bisogna essere un po’ approssimativi. In un certo senso, è persino auspicabile che un lato sia di qualità migliore rispetto agli altri, perché questo conferisce una testa e una coda all’oggetto e lo rende più vivo. Alexander Calder
Aya Sofya
Saturday, July 12th, 2008
Aya Sofya · Interno (particolare) · Istanbul
Anche la luce è un materiale, sostanza e identità dei corpi. Aya Sofya la riceve al suo interno senza mai confinarla; la luce circola liberamente nelle sue cavità come fosse aria e prende parte al respiro delle volte, dei mosaici, dei marmi limati dalle orme degli uomini. Qui la cupola si gonfia e sale per la forza della luce. A questa cupola che pare un grembo forato, mi piace pensare oggi, il sole consegna ogni giorno il suo ultimo lampo. © Graziano Spinosi
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Ecco il segno; s’innerva
sul muro che s’indora:
un frastaglio di palma
bruciato dai barbagli dell’aurora.
Il passo che proviene
dalla serra sì lieve,
non è felpato dalla neve, è ancora
tua vita, sangue tuo nelle mie vene.
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La voce dei materiali
Friday, March 16th, 2007Isola di Tinos ∙ Grecia ∙ 1992
Da bambino costruivo teatrini e automobiline con materiali di scarto trovati per strada: legnetti, fili di ferro ossidato, cartone. Era bello questo gioco e mi perdevo, nessuna colpa ne violava l’incanto. Trascorrevo intere giornate mettendo insieme questi materiali poveri. Un filo di spago legava le ali di cartone d’un piccolo aereo alla sua fusoliera e l’aereo volava, lontano. Nello studio in cui lavoro oggi ci sono gli stessi materiali e mi perdo anche ora, come allora, pur coi limiti dell’età adulta. Non so più avere l’abbandono di quando ero bambino ma per tentare di provocarlo comincio sempre dal materiale. Senza fretta, mi accosto a un materiale cercando di ascoltare quel che ha da dire. Alcuni materiali sono chiacchieroni, altri parlano poco. Un po’ come i gatti, ciascuno col proprio carattere. Cerco di intonarmi a questo carattere avendo cura di rispettare le sue caratteristiche fisiologiche. Non mi piace che per dire una cosa se ne neghi un’altra. Non mi piace mai. Si dice una cosa per dire quella cosa, può bastare. Allo stesso modo mi piace dire un materiale per dire solamente quel materiale. Anche questo può bastare. Il cartone è cartone: arido, polveroso, voce rauca; l’acqua lo smembra e il fuoco lo consuma. È bello così, è bello anche per questa vulnerabilità. L’acciaio è nervoso, austero, affidabile. Il ferro è buono, infaticabile e remissivo. La plastica spesso è incompresa. Non è bello che la plastica diventi finta-pelle, finto-legno, finta-plastica. Pur essendo un materiale sintetico ha la fierezza di quelli naturali. Bisogna accostarsi silenziosamente ai materiali, parlano loro. Il legno emette suoni che somigliano a quelli del pane. Anche l’acqua è un materiale. Così pure gli alberi, le stelle, una strada. La memoria, l’orizzonte e la nostra esistenza… sono materiali. © Graziano Spinosi
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L’arte deve nascere dal materiale. Ogni materiale ha
un suo linguaggio. È un linguaggio.
Dopo
Sunday, February 18th, 2007Brice Marden · Sea Painting · 1973-74 · MoMA · New York
Dopo l’infanzia, dopo l’amore, dopo la guerra, la quiete può pervadere il tempo e i gesti di chi rimane. Non più il fasto dell’azione, nemmeno il contegno provocato da un danno. Una quiete semplice, temperata, foriera di sorprese e di riscoperte. Le cose tutte col loro nome, il respiro legato al respiro del mare. © Graziano Spinosi
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Il senso del materiale come materiale, nell’opera di Marden, è così spiccato che… mi sentivo costretto ad avvicinarmi a un’opera e ad annusarla. Douglas Crimp · Opaque Surfaces ·1973
Wolfgang Laib
Wednesday, June 21st, 2006Wolfgang Laib ∙ Blutenstaub von Haselnuss ∙ 1986 ∙ polline di nocciola
Case di riso, piramidi di polline, barche di cera. Le opere di Laib sono tappe di un viaggio che non ha principio né destinazione: la meta è il viaggio. Materiali e sostanze naturali che prendono la forma di sentieri, scale, abitazioni; figure archetipiche rappresentate compostamente, senza fragore. Misure pure, un filo d’erba, nuove proporzioni. Le cose risistemate secondo l’ordine delle cose. © Graziano Spinosi
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Bisognerebbe fermarsi su questa oscillazione: istante singolare in cui la spiritualità ripudia la morale, la felicità nasce dall’assenza di speranza, lo spirito trova nel corpo la propria ragione. Se è vero che ogni verità porta la propria amarezza in sé, è anche vero che ogni negazione contiene una fioritura di sì. E il canto d’amore senza speranza che nasce dalla contemplazione può anche rappresentare la più efficace regola d’azione. Albert Camus · Il rovescio e il diritto
Pennelli
Sunday, April 9th, 2006lo studio di Giorgio Morandi in via Fondazza a Bologna
Morandi seppelliva i suoi pennelli in giardino quando erano consunti. Può sembrare una bizzarria ma si tratta di un delicato gesto di attenzione. La cura per le cose muove anche dalla consapevolezza della loro fine. L’infanzia in tasca, un minuto speso a raddrizzare un chiodo piegato. © Graziano Spinosi
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Quell’uomo non era più buono a nulla in questo mondo. Egli
aveva dato dei nomi alle sue pantofole.
Bava di vento
Thursday, March 23rd, 2006C’è un vecchio secchio, nel giardino della mia casa, sempre colmo d’acqua piovana. Il tempo e il caso soltanto si occupano di lui. Sulla sua superficie sono visibili i resti di una vita operosa, un’ altra vita, affiora il colore tra le crepe della ruggine. Il suo orlo è come una bocca guastata ma il vento, qualche volta, increspa la sua piccola pozza e allora sembra contento. © Graziano Spinosi
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Accadeva come dopo certi sogni. Un amore perduto o un altro ritenuto impossibile o funesto appaiono. Oppure si tratta dell’ immagine di persona estranea che d’ un tratto, nel sogno, si scioglie in gesti e parole che la fanno amare. Non che al risveglio si corra in cerca di lei o che qualcosa muti, della vita, per questo, ma dal sogno un’ acuta dolcezza si prolunga nel giorno e di essa si è vivi. Vittorio Sereni · Frammenti di una sconfitta
Blu
Saturday, January 28th, 2006Yves Klein ∙ Venere Blu ∙ Intorno al 1957
Un colore può assestarsi nell’immaginazione e diventare una forma di pensiero, una parte viva del sentimento religioso. © Graziano Spinosi
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Io guardo spesso il cielo. Lo guardo di mattino nelle ore di luce e tutto il cielo s’attacca agli occhi e viene a bere, e io a lui mi attacco, come un vegetale che si mangia la luce. Mariangela Gualtieri · Fuoco Centrale e altre poesie per il teatro



