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MEMORIA

Eugenio

10 agosto 2016

EUGENIO

Eugenio | 2 settembre 2015 · 8 agosto 2016

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Anna

31 luglio 2016

Anna Marchesini

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Amorando

11 luglio 2016

Isola di Favignana · Amorando

Isola di Favignana

Quella di spalle è promessa al picciotto che indossa una maglietta nera, il più alto dei quattro: ha un’aria sorniona che piace alle ragazze. Più tardi, come ogni sera da quando è finita la scuola, il picciotto e quella di spalle percorreranno insieme la strada che conduce al cortile di lei, vicino alla casa circondariale.
Il primo da destra piace a quella di profilo, coi jeans. Anche lui sembra esserne attratto, così la fissa oltre il lampione. Qualche volta agita l’avambraccio sinistro verso l’alto, come per allentare la presa d’un vistoso orologio che gli stringe il polso: racconta di averlo trovato a Punta Sottile, dopo il faro, ma nessuno gli crede. Si dice anche della scappatella con la francese di Scalo Cavallo, dove si fanno i tuffi da otto metri. Quella di profilo, allora, non immagina che la stretta delle sue braccia, il bacio che la stordirà.
La ragazza con i fuseaux neri lacerati sopra il ginocchio andrebbe a genio al secondo da destra, se una volta soltanto si degnasse di rivolgergli lo sguardo. Quando s’incontrano, per lui, è batticuore. Gli basterebbe solo una sbirciata per sapersi innamorato. Da settembre lei frequenterà il liceo classico Leonardo Ximenes di Trapani, mentre lui fa il mozzo da Michele, un tonnaroto che, dopo vent’anni di mattanze, adesso porta i turisti in barca: tredici metri e cinquecento cavalli. Nonostante queste misure, però, nemmeno un’occhiata. È l’unico a guardare in macchina, come in cerca di uno spunto esteriore. Impensabile che possa essere ricambiato, eppure la ragazza con i fuseaux neri tiene in serbo tutte le attenzioni, incluse le sue.
La fimmina che ha lanciato la palla ha le unghie colorate, come la t-shirt del quarto da destra. Sarebbe capitata a lui la sfera rossa che sta tingendo anche l’aria. A lui, ancora, l’invito al viaggio nella caverna. Il quarto, tuttavia, muove da un avverso genoma: debole di carattere e malfermo nelle decisioni. A lei, aderente e ardita, toccherà in sorte un maschio più forte. I siciliani chiamano viaggiu d’amuri  il transito dei tonni che da Gibilterra si spaccano il petto sugli scogli del Mediterraneo per deporre le uova. © Graziano Spinosi

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Abbas

5 luglio 2016

Abbas Kiarostami · Il sapore della ciliegia · 1997
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Paolo

25 marzo 2016

La mia vita l’ho trascorsa lavorando, ho sempre lavorato, mica possiamo fare come quella dei suoi primi quarant’anni. Sono vecchio, mi piscio sulle scarpe e ancora giro l’Italia cantando. Le canzonette mi hanno sempre salvato. Bambole, balli e sgambetti sono stati la mia fortuna. [..] Nei ricordi del vecchio si confondono le fantasie del passato e quelle dell’avvenire, anche le fisionomie della nostra storia e delle persone si mischiano. Si fanno balzi nel tempo, le immagini della prima giovinezza si sovrappongono. Leggevo tutto quello che trovavo. In casa c’erano molti libri. Scoprii Guerra e pace, resta uno dei miei libri preferiti. Sono state le letture infantili a formarmi. Ho imparato più dalla letteratura che dalla vita. [..] Mi piaceva la Storia dell’arte, il mio professore Roberto Longhi me l’ha fatta amare. Era un uomo mite, parlava senza enfatizzare. Da lui ho imparato moltissimo. Un inverno gli si era rotta la caldaia, lasciò Firenze perché aveva troppo freddo e venne a Roma, ospite di Maria Bellonci. Io ero qui a recitare. A casa si annoiava e ogni giorno passava in teatro a trovarmi. Ero costretto a inventare tutte le sere un frou frou per farlo divertire. Lo vedevo in platea che rideva. Avrà avuto ottant’anni, trascinando i piedi mi raggiungeva in camerino, io stavo lì con le trecce da bambina o la parrucca di qualche regina. Mi vergognavo. Mi vergogno ancora, quando vengono le mie sorelle, mio fratello, gli amici. Non mi voglio far vedere così. Non voglio ricordarmi dove sono nato, da dove arrivo, chi sono all’anagrafe.

Paolo Poli · Sempre fiori mai un fioraio | Ricordi a tavola

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Fuochi

5 marzo 2016

Marzo era il mese dei fuochi

Marzo era il mese dei fuochi. Le sere noi bimbi aspettavamo con frenesia la luna piena, perché si tramandava che, durante la fase di plenilunio, il pozzo abbandonato avrebbe parlato. Rimosso il pesante coperchio, arretravamo. Qualcuno tra i più grandi, facendosi avanti, si sporgeva in punta di piedi, proteso verso il fondo buio. Un silenzio antico, ricevuto dagli avi bambini, premeva sulle nostre tempie. Anche quando solo una folata di vento lo interrompeva, fuggivamo in ogni direzione, certi che il pozzo avesse parlato. Col cuore in gola poi ci fermavamo, nello stesso istante, scambiandoci sguardi sfocati. Nessuno ha mai udito il pozzo parlare, ma ciascuno serba il ricordo di quella voce. © Graziano Spinosi

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Umberto

20 febbraio 2016

Può darsi, cari scrittori o scrittrici, che a voi della posterità non importi nulla, ma non credo. Chiunque, anche sedicenne, stili una poesia sul bosco che stormisce, o che sino alla morte tenga un diario, annotasse pure oggi andato dal dentista, spera che i posteri ne facciano tesoro. Che se pure desiderasse l’oblio, oggi l’editoria eccelle nella riscoperta di minori dimenticati, persino quando non abbiano mai scritto un solo rigo. Il postero, si sa, è vorace e di bocca buona. Pur di poter scrivere, qualsiasi scrittura altrui fa brodo. E dunque, o scrittori, dovete guardarvi dall’uso che il postero potrà fare delle vostre scritture. Naturalmente l’ideale sarebbe lasciare in giro solo le cose che in vita avevate deciso di pubblicare, divorando giorno per giorno ogni altra testimonianza, comprese le terze bozze. Ma si sa, gli appunti servono per lavorare, e la morte può arrivare all’improvviso. In tal caso, il primo rischio è che vengano pubblicati inediti dalla lettura dei quali emerga che eravate perfetti idioti, e se ciascuno rilegge gli appunti che ha scritto sul blocchetto il giorno prima, il rischio è fortissimo – anche perché tipico dell’appunto è di essere fuori contesto. […] Le lettere già scritte, specie durante l’adolescenza, sono invece incorreggibili. In questi casi converrebbe rintracciare i destinatari, scrivere una missiva che rievoca con distesa serenità giorni peraltro indimenticabili, e promettere che il ricordo di quei giorni resterà così imperituro che anche dopo la morte dello scrivente i destinatari saranno rivisitati per non lasciare estinguere tanta memoria.

Umberto Eco · Il secondo diario minimo

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23 dicembre 2015

CESARE-FABBRI-2006

Foto di Cesare Fabbri · 2006

Dopo la fine delle cose il sentimento del tempo non è più lo stesso, la memoria rinviene ogni reperto. Ciò che un tempo pareva indispensabile, nella distanza si stempera, diviene materiale per i sogni notturni. Anche i ricordi invecchiano. © Graziano Spinosi

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Still falling

26 ottobre 2015

Antony Gormley · Still falling · 1983
Antony Gormley  ·  Still falling  ·  1983

Che cosa accadde un secolo fa, alla stessa ora di questo giorno, nel luogo in cui mi trovo adesso? Che cosa accadde, qui? Che cosa accadrà tra un secolo, alla stessa ora di questo giorno, nel luogo in cui mi trovo adesso? Che cosa accadrà, qui? Che cosa accade adesso, qui? © Graziano Spinosi

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