Browsing Category

QUONDAM

Leonard

11 novembre 2016

Leonard Cohen

.
post-shadow

Eugenio

10 agosto 2016

EUGENIO

Eugenio | 2 settembre 2015 · 8 agosto 2016

.
post-shadow

Anna

31 luglio 2016

Anna Marchesini

.
post-shadow

Abbas

5 luglio 2016

Abbas Kiarostami · Il sapore della ciliegia · 1997
..

post-shadow

Paolo

25 marzo 2016

La mia vita l’ho trascorsa lavorando, ho sempre lavorato, mica possiamo fare come quella dei suoi primi quarant’anni. Sono vecchio, mi piscio sulle scarpe e ancora giro l’Italia cantando. Le canzonette mi hanno sempre salvato. Bambole, balli e sgambetti sono stati la mia fortuna. [..] Nei ricordi del vecchio si confondono le fantasie del passato e quelle dell’avvenire, anche le fisionomie della nostra storia e delle persone si mischiano. Si fanno balzi nel tempo, le immagini della prima giovinezza si sovrappongono. Leggevo tutto quello che trovavo. In casa c’erano molti libri. Scoprii Guerra e pace, resta uno dei miei libri preferiti. Sono state le letture infantili a formarmi. Ho imparato più dalla letteratura che dalla vita. [..] Mi piaceva la Storia dell’arte, il mio professore Roberto Longhi me l’ha fatta amare. Era un uomo mite, parlava senza enfatizzare. Da lui ho imparato moltissimo. Un inverno gli si era rotta la caldaia, lasciò Firenze perché aveva troppo freddo e venne a Roma, ospite di Maria Bellonci. Io ero qui a recitare. A casa si annoiava e ogni giorno passava in teatro a trovarmi. Ero costretto a inventare tutte le sere un frou frou per farlo divertire. Lo vedevo in platea che rideva. Avrà avuto ottant’anni, trascinando i piedi mi raggiungeva in camerino, io stavo lì con le trecce da bambina o la parrucca di qualche regina. Mi vergognavo. Mi vergogno ancora, quando vengono le mie sorelle, mio fratello, gli amici. Non mi voglio far vedere così. Non voglio ricordarmi dove sono nato, da dove arrivo, chi sono all’anagrafe.

Paolo Poli · Sempre fiori mai un fioraio | Ricordi a tavola

..
post-shadow

Umberto

20 febbraio 2016

Può darsi, cari scrittori o scrittrici, che a voi della posterità non importi nulla, ma non credo. Chiunque, anche sedicenne, stili una poesia sul bosco che stormisce, o che sino alla morte tenga un diario, annotasse pure oggi andato dal dentista, spera che i posteri ne facciano tesoro. Che se pure desiderasse l’oblio, oggi l’editoria eccelle nella riscoperta di minori dimenticati, persino quando non abbiano mai scritto un solo rigo. Il postero, si sa, è vorace e di bocca buona. Pur di poter scrivere, qualsiasi scrittura altrui fa brodo. E dunque, o scrittori, dovete guardarvi dall’uso che il postero potrà fare delle vostre scritture. Naturalmente l’ideale sarebbe lasciare in giro solo le cose che in vita avevate deciso di pubblicare, divorando giorno per giorno ogni altra testimonianza, comprese le terze bozze. Ma si sa, gli appunti servono per lavorare, e la morte può arrivare all’improvviso. In tal caso, il primo rischio è che vengano pubblicati inediti dalla lettura dei quali emerga che eravate perfetti idioti, e se ciascuno rilegge gli appunti che ha scritto sul blocchetto il giorno prima, il rischio è fortissimo – anche perché tipico dell’appunto è di essere fuori contesto. […] Le lettere già scritte, specie durante l’adolescenza, sono invece incorreggibili. In questi casi converrebbe rintracciare i destinatari, scrivere una missiva che rievoca con distesa serenità giorni peraltro indimenticabili, e promettere che il ricordo di quei giorni resterà così imperituro che anche dopo la morte dello scrivente i destinatari saranno rivisitati per non lasciare estinguere tanta memoria.

Umberto Eco · Il secondo diario minimo

.
post-shadow

Adele

1 ottobre 2015

ADELE-A-DICIOTTO-ANNI-1944

Adele | 1 ottobre 1926 · 16 dicembre 2000

Osservai la bambina e finalmente ritrovai mia madre. La luminosità del suo viso, la posizione ingenua delle sue mani, il posto che essa aveva docilmente occupato senza mostrarsi e senza nascondersi, la sua espressione infine, che la distingueva, come il Bene dal Male, dalla bambina isterica, dalla smorfiosetta che gioca all’adulta, tutto ciò formava l’immagine d’una innocenza assoluta ( se si vuole accogliere questa parola nella lettera della sua etimologia, la quale è Io non so nuocere ), tutto ciò aveva trasformato la posa fotografica in quel paradosso insostenibile che lei aveva sostenuto per tutta la vita: l’affermazione di una dolcezza. Su quell’immagine di bambina io vedevo la bontà che aveva formato il suo essere subito e per sempre, senza che l’avesse ereditata da qualcuno; come ha potuto questa bontà scaturire da genitori imperfetti, che l’amarono male, in poche parole: da una famiglia? La sua bontà era per l’appunto fuori gioco, essa non apparteneva ad alcun sistema, o per lo meno si situava al limite di una morale (evangelica, per esempio); non potrei definirla meglio che attraverso questo particolare: in tutta la nostra vita comune, essa non mi fece mai una sola osservazione. Durante la sua malattia, io la curavo, le porgevo la scodella di tè che lei aveva cara perché poteva berci più comodamente che non da una tazza: era diventata la mia figlioletta, era tornata a essere per me la bambina essenziale che essa era sulla sua prima foto. Roland Barthes · La camera chiara

.post-shadow

Dopo

6 marzo 2014

.

.

.

.

.

.

.

.Dopo che siamo morti possiamo tornare sulla terra?
E se non ritorniamo, cosa ci siamo venuti a fare?

.

.

.

.

.

.

.

Tito Riva
( sette anni )

.
post-shadow

Grilli Renato

16 ottobre 2013

VUOTO-GRILLI-RENATO

Cimitero di Gambettola | FC

In Occidente anche la morte è diventata un luogo comune.

© Graziano Spinosi

.
post-shadow

Tonino

21 marzo 2012








Ogni volta che passo davanti a un mandorlo in fiore mi tolgo il cappello.









Tonino Guerra

..
post-shadow

Nevicava

1 dicembre 2010

Quartetto Italiano | Franco Rossi · Piero Farulli · Elisa Pegreffi · Paolo Borciani

Quartetto Italiano
Franco Rossi  ·  Piero Farulli  ·  Elisa Pegreffi  ·  Paolo Borciani

Dicembre, primi anni anni ottanta. A Faenza, in una chiesa sconsacrata, si tenne l’ultimo concerto del Quartetto Italiano. La serata si concluse con l’esecuzione de La morte e la fanciulla, di Schubert. Un’interpretazione sublime, come sempre. Solo gli amici sapevano che quella sarebbe stata l’ultima esibizione dei musicisti. Nel momento più amaro di una carriera prodigiosa, e malgrado il secondo movimento, non fu concesso nulla all’emotività personale, alla stretta dei ricordi, al sentimento della fine. Una serata e una lezione di disciplina indimenticabili. Uscimmo dalla chiesa in silenzio, nevicava. © Graziano Spinosi

.
post-shadow

This site is protected by wp-copyrightpro.com