Archive for the ‘SCUOLA DI NEW YORK’ Category

Esseri immaginari

Wednesday, April 7th, 2010

Mark Rothko · Untitled

Mark Rothko · Untitled (part) · 1969 · Kate Rothko Prizel Collection

L’astrazione è una forma che la realtà prende nel ricordo.
Esseri immaginari, esseri immaginati.

Graziano Spinosi

©

L’evoluzione del lavoro di un pittore, nel suo spostarsi da un punto all’altro nel tempo e nello spazio, ha come obiettivo la chiarezza. Ossia l’eliminazione di tutti gli ostacoli tra il pittore e l’idea, e tra l’idea e l’osservatore. Cito, tra i vari ostacoli, il ricordo, la storia e la geometria.

Non credo che sia mai stata questione di essere figurativi o astratti. Piuttosto si tratta di porre fine a questo silenzio e a questa solitudine, di dilatare il petto e tornare a respirare. Mark Rothko · Scritti

Paul Auster · Lo spazio specifico

L’altro e lo stesso · da gli occhi di blimunda

L’illusione al potere · da akatalēpsía


Untitled

Thursday, February 25th, 2010

Mark Rothko · Untitled

Mark Rothko · Untitled (part) · 1964

È più innocente un lupo affamato di un eremita a digiuno. La televisione, sordida, trasmette continuamente immagini di esseri umani, animali e paesaggi, colpiti dalla morte e ancor più duramente dall’abiezione mediatica, divenuta consuetudine. Il dolore degli altri per alcuni è un privilegio, per altri una semplice disattenzione. Graziano Spinosi

©

Nel lutto interiorizzato, quasi non ci sono segni. È il compimento dell’interiorità assoluta. Eppure, tutte le società sagge hanno prescritto e codificato l’esteriorizzazione del lutto. Malessere della nostra, per via del fatto che essa nega il lutto.

Si dice: il Tempo calma il lutto – No, il Tempo non fa passare niente; fa passare soltanto l’emotività del lutto.

Non si dimentica,
ma qualcosa di
atono si installa in noi.

Voglio fare solo viaggi in cui non abbia il
tempo di dire:
voglio tornare!

Roland Barthes · Dove lei non è

Sotto l’intercessione di Pasolini · da Nazione Indiana


Barnett Newman

Thursday, February 15th, 2007

Barnett Newman · Jericho 
Barnett Newman · Jericho · 1968-69


Zebra

Wednesday, February 7th, 2007

Franz Kline · Black and white 
Franz Kline · Black and white · 1954
The Cleveland Museum of Art

C’è il verso di animali africani nei dipinti
degli espressionisti astratti americani.

Graziano Spinosi

©

Non ho mai considerato il mio lavoro in rapporto alla calligrafia. Secondo i critici, anche Pollock e de Kooning sono artisti calligrafici, ma non abbiamo niente a che vedere con la calligrafia. È interessante come questo tipo di osservazioni non provenga mai da critici orientali: il concetto orientale di spazio è infinito, non è uno spazio dipinto, mentre il nostro sì. Innanzitutto la calligrafia è una forma di scrittura e io non scrivo. Alcuni, talvolta, pensano che io prenda una tela bianca e ci dipinga sopra un segno nero, ma non è così. Oltre al nero dipingo anche il bianco, che è altrettanto importante. […] La luna appartiene a tutti. Le cose migliori, le più belle della vita, sono gratuite. Franz Kline


Tiger

Tuesday, February 6th, 2007

Jackson Pollock · Number 3: Tiger  
Jackson Pollock · Number 3: Tiger · 1949

Un quadro è un luogo; si possono fare due passi, prendere una boccata d’aria, attraversare le volute d’un fortunale. Un quadro è un paesaggio animato da un clima, deve il suo principale significato al fatto di esserci così come c’è il mare, il cielo, gli alberi. Cosa significa un cipresso? Non si può rispondere a questa domanda, si può assaporare il suo profumo quando piove. Graziano Spinosi

©

La mia pittura non nasce sul cavalletto. Non tendo praticamente mai la tela prima di dipingerla. Preferisco fissarla non tesa sul muro o per terra. Ho bisogno della resistenza di una superficie dura. Sul pavimento mi sento più a mio agio. Mi sento più vicino, più parte del quadro, perché, in questo modo, posso camminarci intorno, lavorare sui quattro lati, ed essere letteralmente nel quadro. È un metodo simile a quello degli indiani del West che lavorano sulla sabbia. Mi allontano sempre più dagli strumenti tradizionali del pittore come il cavalletto, la tavolozza, i pennelli, ecc. Preferisco l stecca, la spatola, il coltello e la pittura fluida che faccio sgocciolare, o un impasto grasso di sabbia, di vetro polverizzato e di altri materiali extrapittorici. Quando sono nel mio quadro, non sono cosciente di quello che faccio. Solo dopo una specie di presa di coscienza vedo ciò che ho fatto. Non ho paura di fare dei cambiamenti, di distruggere l’immagine, ecc., perché un quadro ha una vita propria. Tento di lasciarla emergere. J. Pollock, 1947 da Frank O’Hara · Jackson Pollock


Genius loci

Monday, January 1st, 2007

Willem de Kooning · Suburb in Havana

Willem de Kooning · Suburb in Havana · 1958

Lasciamo impronte che i luoghi conservano.

Graziano Spinosi

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Mi entusiasmo anche nel vedere che il cielo è blu, che la terra è terra, semplicemente. È questa la cosa più difficile: vedere una roccia e vederla così com’è, una roccia color terra. Mi ci sto avvicinando a poco a poco. Poi giunge un momento nella vita in cui si esce a fare una passeggiata, semplicemente. E si cammina nel proprio paesaggio. Willem de Kooning · Appunti sull’arte


Onde

Thursday, November 16th, 2006

William Bouguereau · L' onda

William Bouguereau · L’ onda · 1896 · Collezione privata

Non ha alcun senso dipingere un nubifragio in una bella giornata di sole, in quel quadro non pioverebbe mai. Le cose hanno sostanza, appartengono a luoghi che a loro volta prendono parte all’identità delle cose. La scena di questo dipinto è sterilizzata: l’acqua del mare non è salmastra; la ragazzona sta per essere travolta da un’onda che non la raggiungerà mai perché è un’onda morta, come tutto il resto. Non ci sono pesci, e se ci sono non hanno voglia di nuotare in questo quadro.
L’importanza di un’opera risiede anche nella sua capacità di restituire il respiro del tempo in cui è stata concepita: non ci sarebbe stata nessuna
Scuola di New York senza la seconda guerra mondiale. Le opere di Pollock, Rothko, De Kooning, Gorki… assorbono e riflettono gli umori di una generazione sopravvissuta all’orrore: c’è la polvere delle bombe nei loro quadri. Graziano Spinosi

©

Sono per un’arte che prende forma dalle linee della vita stessa, che intreccia, estende ed accumula e sputa e sgocciola, ed è pesante e rozza e ottusa e dolce e stupida come la vita stessa. Sono per l’arte di conversazione tra il marciapiede e il bastone metallico di un cieco. Sono per l’arte che cresce in un vaso, che di notte viene giù dal firmamento, come un lampo, che si nasconde nelle nuvole e brontola. Sono per un’arte che ti dice l’ora del giorno, e dove si trova questa o quella strada. Sono per Kool-art, 7-Up art, Pepsi-art, 39 cents art, Dro-bomb art, Diamond art… Sono per un’arte che è politico-erotico-mistica, che faccia qualche cosa di diverso dallo starsene seduta sul culo in un museo. Sono per un’arte di cose perdute o buttate via, andando da scuola a casa, di alberi fantastici e di mucche volanti e del rumore dei rettangoli e dei quadrati. Per l’arte di un dito su una finestra fredda, sull’acciaio in polvere. Sono per un’arte coperta di bende, sono per un’arte che zoppica e rotola e corre e salta. Sono per un’arte che si arrotola e grugnisce come un lottatore, sono per un’arte che perde i capelli. Claes Oldenburg