Rispetto al futuro ci collochiamo come individui mortali, affettivi, con legami personali, come ricercatori o militanti, ma sono anche concepibili molte altre posizioni e ogni individuo può occuparne diverse simultaneamente. Ci collochiamo anche, e ciò non ha minore importanza, come esseri già implicati nel tempo, cioè in modo diverso a seconda che siamo giovani o vecchi: l’attesa, la speranza, l’impazienza, il desiderio o il timore non rimangono gli stessi nelle differenti età della vita. Marc Augé · Futuro · Bollati Boringhieri
Archive for the ‘SOTTOLINEATURE’ Category
Futuro
Sunday, January 13th, 2013Il silenzio delle sirene
Sunday, November 25th, 2012Per dimostrare che anche mezzi inadeguati, persino puerili, possono servire alla salvezza.
Per difendersi dalle Sirene, Odisseo si tappò le orecchie con la cera e si lasciò incatenare all’albero maestro. Naturalmente tutti i viaggiatori avrebbero potuto fare da sempre qualcosa di simile, eccetto quelli che le Sirene avevano già sedotto da lontano, ma era risaputo in tutto il mondo che era impossibile che questo potesse servire. Il canto delle Sirene penetrava dappertutto e la passione dei sedotti avrebbe spezzato ben più che catene e albero. Odisseo non ci pensò, benché forse lo sapesse. Confidava pienamente in quel poco di cera e in quel fascio di catene, e, con innocente gioia per i suoi mezzucci, andò direttamente incontro alle Sirene. Ora, le Sirene hanno un’arma ancora più terribile del canto, cioè il silenzio. Non è certamente accaduto, ma potrebbe essere che qualcuno si sia salvato dal loro canto, ma non certo dal loro silenzio. Al sentimento di averle sconfitte con la propria forza, al conseguente orgoglio che travolge ogni cosa, nessun mortale può resistere.E, in effetti, quando Odisseo arrivò, le potenti cantatrici non cantarono, sia che credessero che solo il silenzio potesse vincere quell’avversario, sia che, alla vista della beatitudine nel volto di Odisseo, che non pensava ad altro che a cere e a catene, si dimenticassero proprio di cantare. Ma Odisseo tuttavia, per così dire, non udì il loro silenzio, e credette che cantassero e di essere lui solo protetto dall’udirle. Di sfuggita vide sulle prime il movimento dei loro colli, il respiro profondo, gli occhi pieni di lacrime, le bocche socchiuse, ma credette che questo facesse parte delle arie che non udite risuonavano intorno a lui. Ma tutto ciò sfiorò appena il suo sguardo fisso nella lontananza, le Sirene sparirono davanti alla sua risolutezza e, proprio quando era più vicino a loro, non seppe più niente di loro. Quelle – più belle che mai – si stirarono e si girarono, fecero agitare al vento i loro tremendi capelli sciolti e tesero le unghie sulle rocce. Non volevano più sedurre, volevano solo carpire il più a lungo possibile lo sguardo dei grandi occhi di Odisseo. Se le Sirene avessero coscienza, quella volta sarebbero state annientate. Ma sopravvissero, e solo Odisseo sfuggì a loro. A questo punto, si tramanda ancora un’appendice. Odisseo, si dice, era così astuto, era una tale volpe, che neppure la Parca del destino poteva penetrare nel suo intimo. Egli, benché questo non si possa capire con l’intelletto umano, forse si è realmente accorto che le Sirene tacevano e ha, per così dire, solo opposto come scudo a loro e agli dei la suddetta finzione.
Franz Kafka · Il silenzio delle sirene, 1917 · Da Racconti
La verità intorno a Sancio Panza
Thursday, October 25th, 2012Nel corso degli anni, durante le ore della sera e della notte, Sancio Panza, che però non se ne è mai vantato, procurò al suo diavolo, cui diede in seguito il nome di Don Chisciotte, una quantità di romanzi di cavalleria e di brigantaggio e riuscì ad allontanarlo da sé in maniera che questi, privo di controllo, compì le più matte gesta, le quali però, in mancanza d’ogni oggetto prestabilito –che avrebbe dovuto essere appunto Sancio Panza–, non fecero del male a nessuno. Da uomo libero Sancio, imperturbabile e forse animato da un certo senso di responsabilità, seguì Don Chisciotte nelle sue scorribande e ne ricavò, sino alla sua fine, un grande e utile divertimento.
Franz Kafka · La verità intorno a Sancio Panza, 1917
Da Racconti
Pagine
Sunday, January 8th, 2012Scrivere pagine e pagine, riempirle di pietre, d’erba, di boschi, di cieli, di movimenti di gente per strada, di voci, di case, di passato, di presente, di quadri di statue, di fiumi e di onde e di bicchieri s di vasi e di bianco gesso nel mio atelier e di nuvole, bambino che dorme nella libertà.
Alberto Giacometti · Scritti · Abscondita
Cinque meditazioni sulla bellezza
Sunday, December 18th, 2011Quando si dice che c’è una bella luce, è perché fa brillare le cose che illumina: un cielo più azzurro, gli alberi più verdi, i fiori più iridescenti, le pareti più dorate, i volti più splendenti. La luce è bella solo se trova un luogo in cui incarnarsi. È attraverso le vetrate o gli arcobaleni che è possibile ammirare meglio la bellezza della luce. E lo stesso discorso vale per il tramonto. Un tramonto accade sempre da qualche parte: sul mare, in pianura, vicino a una montagna. In quest’ultimo caso, non è difficile immaginare gli elementi principali del paesaggio: la sommità principale circondata dalle alture secondarie, le rocce cosparse di vegetazione, le nuvole che gravitano vicine o in lontananza all’orizzonte, gli uccelli che volteggiano nella nebbia montana, e così via. Tutto questo, circonfuso dell’estremo chiarore del giorno, compone una scena toccante. La bellezza del tramonto è esattamente nell’incontro di questi elementi. E un incontro costituisce qualcosa di più di una mera somma di elementi. Come una melodia, non è riducibile in alcun modo a un ammasso di note ma è costituita dalla consonanza di esse – <<cerco le note che si amano>>, soleva dire ..
François Cheng · Cinque meditazioni sulla bellezza · Bollati Boringhieri
I bordi, gli orizzonti
Monday, March 21st, 2011Vado per il campo con un nuovo alberello di melo da piantare. Lo metto giù, lo giro, guardo i suoi rami appena accennati tentare posto nello spazio intorno. Un albero ha bisogno di due cose: sostanza sotto terra e bellezza fuori. Sono creature concrete ma spinte da una forza di eleganza. Bellezza necessaria a loro è vento, luce, uccelli, grilli, formiche e un traguardo di stelle verso cui puntare la formula dei rami. La macchina che negli alberi spinge la linfa in alto è bellezza, perché solo la bellezza in natura contraddice la gravità. Senza bellezza l’albero non vuole. Perciò mi fermo in un punto del campo e chiedo: ”Qui vuoi?”. Non mi aspetto una risposta, un segno nel punto in cui tengo il suo tronco, però mi piace dire una parola all’albero. Lui sente i bordi, gli orizzonti e cerca un punto esatto per sorgere. Un albero ascolta comete, pianeti, ammassi e sciami. Sente le tempeste sul sole e le cicale addosso con la stessa premura di vegliare. Un albero è alleanza tra il vicino e il perfetto lontano. Se viene da un vivaio e deve attecchire in suolo sconosciuto, è confuso come un ragazzo di campagna al primo giorno di fabbrica. Così lo porto a spasso prima di scavargli il posto.
Polveri
Saturday, April 17th, 2010Anselm Kiefer · Lilith · 1996
La smania di confluire verso il pieno e di fuggire il vuoto, di abolire l’intervallo tra sé e gli altri, trova le sue esemplificazioni più drammatiche nelle favelas delle nostre metropoli, nella scomparsa del mondo agricolo e della civiltà contadina. L’eccesso di immagini, di rumori e di suoni, del resto, si riverbera nell’incalzare del tempo. La smania, spesso inutile o superflua, di usare mezzi di trasporto velocissimi, rientra in questa abolizione di ogni intervallo – in questo caso temporale anziché spaziale – e oltretutto viene frustrata dagli infiniti ostacoli tecnici che si frappongono, e che molto spesso annullano quel target agognato, quasiché la frenesia dinamica fosse vendicata da una lentezza paradossale. […] L’unica speranza è quando ci si presenta – inattesa e benvenuta – la tanto osteggiata pausa. Gillo Dorfles · Horror pleni
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Stelle come polvere (via akatalēpsía) · da Keplero
Antonio Tabucchi · Si sta facendo sempre più tardi
Qualunque
Tuesday, March 23rd, 2010
Antony Gormley · Blind Light · 2007 · Fonte immagine: >
Qualunque è la figura della singolarità pura. La singolarità qualunque non ha identità, non è determinata rispetto a un concetto, ma neppure è semplicemente indeterminata; piuttosto essa è determinata solo attraverso la sua relazione a un’idea, cioè alla totalità delle sue possibilità.
Assumere il mio esser-tale, la mia maniera di essere, non come questa o quella qualità, questo o quel carattere, virtù o vizio, ricchezza o miseria. Le mie qualità, il mio esser-così non sono qualificazioni di una sostanza (di un soggetto) che resti dietro di esse, e che io veramente sarei. Io non sono mai questo o quello, ma sempre tale, così.
La redenzione non è un evento in cui ciò che era profano diventa sacro e ciò che era stato perduto viene ritrovato. La redenzione è, al contrario, la perdita irreparabile del perduto, la definitiva profanità del profano.
Inoperosità non significa inerzia, ma katargeis – cioè un’operazione in cui il come si sostituisce integralmente al che, in cui la vita senza forma e le forme senza vita coincidono in una forma di vita.
Vedere semplicemente qualcosa nel suo essere-così: irreparabile, ma non per questo necessario; così, ma non per questo contingente – è l’amore. Giorgio Agamben · La comunità che viene
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Categorie: Agamben · da Nazione Indiana
Lo sguardo · da Vagamente sonnambula
Elio Pagliarani · Fabbricare il mondo con le parole
Il ronzio degli insetti
Tuesday, March 16th, 2010Andrej Tarkovskij · Nostalghia · 1983
A me sembra che la nostra epoca concluda ed esaurisca un’intera fase storica, arbitri della quale sono stati i Grandi Inquisitori, i capi supremi e talune personalità eccezionali mosse dall’idea di trasformare la società ai fini di una più giusta e razionale organizzazione. […] Già Dostoevski ci aveva messo in guardia contro questi Grandi Inquisitori che pretendono di addossarsi la responsabilità per la felicità degli altri. […] In sostanza, tutta la storia della civiltà, tutto il processo storico si riduceva a questo: che, in nome della salvezza del mondo e del miglioramento della posizione dell’uomo in esso, alla gente si proponeva una via ogni volta più infallibile e più giusta, maturata nei cervelli degli ideologi e dei politici. […] Noi viviamo in un mondo di idee fabbricate per noi da altri, o sviluppandoci secondo i parametri di queste idee, o scostandoci in maniera sempre più insanabile da esse ed entrando in conflitto con esse. […] Io sono convinto che il tentativo di ristabilire l’armonia della vita possa passare soltanto attraverso la reintegrazione del sentimento della responsabilità personale. Andrej Tarkovskij · Scolpire il tempo · 1986
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Tonino Guerra · Sette messaggi al Sindaco del mio paese
Derive
Friday, March 12th, 2010Caspar David Friedrich · Monaco in riva al mare · 1808
Alte Nationalgalerie · Berlin
Il Mediterraneo ha la propria tragicità solare che non è quella delle nebbie. Certe sere, sul mare, ai piedi delle montagne, cade la notte sulla curva perfetta d’una piccola baia e allora sale dalle acque silenziose un angosciante senso di pienezza. In questi luoghi si può capire come i Greci abbiano sempre parlato della disperazione solo attraverso la bellezza e quanto essa ha di opprimente. In questa infelicità dorata la tragedia giunge al sommo. Invece la nostra epoca ha nutrito la propria disperazione nella bruttezza e nelle convulsioni. Noi abbiamo esiliato la bellezza, i Greci per essa han preso le armi. Il pensiero greco si è sempre trincerato nell’idea di limite. Non ha spinto nulla all’estremo, né il sacro, né la ragione, perché non ha negato nulla, né il sacro, né la ragione. Ha tenuto conto di tutto, equilibrando l’ombra con la luce. […] Il mondo è stato deliberatamente amputato di ciò che ne costituisce la permanenza: la natura, il mare, la collina, la meditazione serale. 1948 · Albert Camus · Il rovescio e il diritto
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Il silenzio del mare e le cose belle della vita · da Altri appunti
Life
Saturday, February 20th, 2010Artavazd Pelechian · Life · 1993
L’ossessione della nascita in fondo non è che l’ossessione del passato, l’onnipresenza del passato. Ma con questa ossessione non si può essere, si può al massimo esistere. È da una suprema esacerbazione del ricordo che nasce l’ossessione della nascita. E anche da una brama: quella del vicolo cieco, del primo vicolo cieco. Né apertura né gioia che venga dal passato: solo dal presente, e da un futuro emancipato dal tempo. [...] Non è la mia nascita ad importarmi, ma la nascita. La mia ossessione è cosmogonica. Sono perseguitato dall’origine. [...] << C’è stato un tempo in cui il tempo non era >> si legge in un antico testo. Il rifiuto della nascita coincide con la nostalgia del tempo anteriore al tempo. Il rifiuto della nascita non è altro che questo. E. M. Cioran · Quaderni
Mar
Sunday, March 15th, 2009Raúl Corrales · Dal volume Hemingway y Cuba
Pensava sempre al mare come a la mar, come lo chiamano in spagnolo quando lo amano. A volte coloro che l’amano ne parlano male, ma sempre come se parlassero di una donna. Alcuni fra i pescatori più giovani, di quelli che usavano i gavitelli come galleggianti per le lenze e avevano le barche a motore, comprate quando il fegato di pescecane rendeva molto, ne parlavano come di el mar al maschile. Ne parlavano come di un rivale o di un luogo o perfino di un nemico. Ma il vecchio lo pensava sempre al femminile e come qualcosa che concedeva o rifiutava grandi favori e se faceva cose strane o malvagie era perché non poteva evitarle. La luna lo fa reagire come una donna, pensò. Ernest Hemingway · Il vecchio e il mare
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Il mare è la sua infedeltà a noi tutti.
Constantin Brancusi
Friday, October 17th, 2008Il tempo perfeziona lo spirito umano ed è proprio lo spirito che chiede questo. L’arte rimane un mistero e una fede, e quando la si fa secondo qualche teoria è falsa. Dobbiamo liberarci di noi stessi e di tutta la superbia umana, solo così riusciremo a riscoprire il bello.
Tutto quello che si crea attraverso la filosofia diviene gioia, pace, luce e libertà.
Non ho mai fatto niente che potesse provocare scandalo. Al contrario ho sempre ostinatamente soffocato qualsiasi tipo di spettacolo, per quanto ne abbia avuto la possibilità. Perché la gloria è forse il più grande inganno che gli uomini abbiano mai inventato. Gli uomini si prendono sempre troppo sul serio. Vogliono sempre essere qualcuno. Ma questa gloria si prende gioco di noi finché la inseguiamo, quando invece le voltiamo le spalle, è lei a gettarsi sulle nostre tracce.
Constantin Brancusi · Aforismi · Abscondita
Un’ora sola
Friday, June 27th, 2008Albore · 27 giugno 2008
Un’ora sola in cui si guardi in silenzio è
tanto più vasta di tutte le possibili vite.
Antonia Pozzi · L’età delle parole è finita
La lezione di anatomia
Wednesday, December 12th, 2007
Cy Twombly · Pan · 1980 · Collezione Yvon Lambert
Nathan aveva il concetto più alto possibile delle gigantesche capacità della letteratura di assorbire e purificare la vita. Avrebbe scritto ancora, pubblicato ancora, e la vita sarebbe diventata colossale. Ma quella che divenne colossale fu la pagina seguente. Credeva di aver scelto la vita, e invece aveva scelto la pagina seguente. Mentre rubava il tempo per scrivere racconti, non pensò mai di chiedersi cosa il tempo avrebbe potuto rubare a lui. Solo gradualmente il perfezionarsi della ferrea volontà dello scrittore cominciò ad apparirgli come un’evasione dall’esperienza, e i mezzi indispensabili per liberare la fantasia, per esporre, svelare e inventare la vita, come la forma di carcerazione più severa.
Philip Roth · La lezione di anatomia
L’animale morente
Monday, September 17th, 2007Domenico Gnoli · Vestito rosso · 1969
Bisogna fare una distinzione tra il morire e la morte. Non è tutto un morire ininterrotto. Se si è sani e ci si sente bene, è un morire invisibile. La fine, che è una certezza, non dev’essere per forza annunciata con spavalderia. No tu non puoi capire. l’unica cosa che capisci dei vecchi, quando non lo sei, è che sono stati segnati dal loro tempo. Ma capire solo questo li mummifica nel loro tempo, ed equivale a non capire nulla. Per quelli che non sono ancora vecchi, essere vecchio significa essere stato. Ma essere vecchio significa anche -a dispetto, in aggiunta e oltre a essere stato- che sei ancora.
L’unica ossessione che vogliono tutti: l’amore. Cosa crede, la gente, che basti innamorarsi per sentirsi completi? La platonica unione delle anime? Io la penso diversamente. Io credo che tu sia completo prima di cominciare. E l’amore ti spezza. Tu sei intero, e poi ti apri in due. Quella ragazza era un corpo estraneo introdotto nella tua interezza. E per un anno e mezzo tu hai lottato per incorporarlo. Ma non sarai mai intero finché non l’avrai espulso.
Posso impadronirmi della disciplina della libertà anziché della sregolatezza della libertà?
Philip Roth · L’animale morente
Mediterraneo · 12
Monday, September 10th, 2007La vera peste moderna è rappresentata dai turisti dei viaggi organizzati. È uno dei gradi inferiori della dignità umana. Per tentare di salvare qualcosa bisogna fare un tenace sforzo mentale e immaginare che il Mediterraneo è soltanto un mare interiore che tutti conserviamo nella memoria. Si preserva dentro ciascuno di noi. Non sei altro che un po’ d’acqua salata. In questo consiste la tua sostanza. L’umanità è una forma diversa di mare e la saggezza deriva dal conoscere o esplorare proprio il mare che ognuno di noi si porta dentro. Il mare, che è la maniera di Dio di mostrarsi azzurro. Manuel Vicent da Mediterraneo di Scipione Guarracino.
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Mediterraneo · 6
Sunday, July 29th, 2007L’aria
Tuesday, April 3rd, 2007
L’aria
L’aria l’è ch’ la ròba lizìra
ch’ la sta datònda la tu tèsta
e la dvénta piò cèra quant che t’ róid.
L’aria è quella roba leggera
che sta attorno alla tua testa
e che diventa più chiara quando ridi.
Memento
Friday, March 30th, 2007Giovanni Bellini · Cristo morto con quattro angeli · 1475 ca · Museo della città · Rimini
Souffrir pou quelque chose c’est lui avoir accordé une attention extrême. Così Omero soffre per i Troiani, contempla la morte di Ettore; così il maestro di spada giapponese non distingue tra la sua morte e quella dell’avversario. È avere accordato a qualcosa un’attenzione estrema è avere accettato di soffrirla fino alla fine, e non soltanto di soffrirla ma di soffrire per essa, di porsi come uno schermo tra essa e tutto quanto può minacciarla, in noi e al di fuori di noi. È avere assunto sopra se stessi il peso di quelle oscure, incessanti minacce, che sono la condizione stessa della gioia. Qui l’attenzione raggiunge forse la sua più pura forma, il suo nome più esatto: è la responsabilità, la capacità di rispondere per qualcosa o qualcuno, che nutre in misura uguale la poesia, l’intesa fra gli esseri, l’opposizione al male. Perché veramente ogni errore umano, poetico, spirituale, non è, in essenza, se non disattenzione. Chiedere a un uomo di non distrarsi mai, di sottrarsi senza riposo all’equivoco dell’immaginazione, alla pigrizia dell’abitudine, all’ipnosi del costume, la sua facoltà di attenzione, è chiedergli di attuare la sua massima forma. È chiedergli qualcosa di molto prossimo alla santità in un tempo che sembra perseguire soltanto, con cieca furia e agghiacciante successo, il divorzio totale della mente umana dalla propria facoltà di attenzione. Cristina Campo · Gli Imperdonabili
Everyman
Monday, March 12th, 2007Andres Serrano · The morgue · 1992
Ma la cosa più straziante è sempre la normalità, il constatare ancora una volta che la realtà della morte schiaccia ogni cosa.
Niente abracadabra su Dio e sulla morte, né obsolete fantasie sul paradiso, per lui. Esisteva solo il nostro corpo, venuto al mondo per vivere e morire alle condizioni decise dai corpi vissuti e morti prima di noi.
Quanto tempo potevi passare guardando l’oceano, anche se era l’oceano che amavi da quando eri un ragazzo? Per quanto tempo poteva guardare la marea salire e scendere senza ricordare, come avrebbe potuto fare chiunque mentre fantasticava guardando il mare, che la vita gli era stata donata, a lui come a tutti, casualmente, fortuitamente e una volta sola, e non per un motivo conosciuto o conoscibile?
Ma quanto tempo poteva passare un uomo ricordando i momenti più belli dell’infanzia? Perché invece non godersi i momenti più belli della vecchiaia? O i momenti più belli della vecchiaia erano proprio questi, la nostalgia per i momenti più belli dell’infanzia, per il sottile virgulto che il suo corpo era allora, quando si faceva portare dalle onde dal punto più lontano dove esse cominciavano a formarsi, con le braccia tese davanti a lui ..
∞
Friday, January 12th, 2007Luigi Ghirri · ∞ Infinito · 1974
Né si offre un’unica e semplice spiegazione del sole, come dalle regioni estive si appressi alla svolta brumale del Capricorno e di là ritornando si volga alla mèta solstiziale del Cancro; e come la luna a ogni mese si veda traversare lo spazio, nel cui percorso il sole consuma il tempo d’un anno. Lucrezio · De rerum natura
Ignoto
Monday, May 16th, 2005
Antonello da Messina · Ritratto d’ignoto (p) · 1470-72
Museo della Fondazione Mandralisca · Cefalù
A chi somiglia l’ignoto del Museo Mandralisca? Al mafioso della campagna e a quello dei quartieri alti, al deputato che siede sui banchi della destra e a quello che siede sui banchi della sinistra, al contadino e al principe del foro; somiglia a chi scrive questa nota; e certamente somiglia ad Antonello. E provatevi a stabilire la condizione sociale e la particolare umanità del personaggio. Impossibile. È un nobile o un plebeo? Un notaro o un contadino? Un uomo onesto o un gaglioffo? Un pittore, un poeta, un sicario? ‘Somiglia’, ecco tutto. Leonardo Sciascia
La realtà da esprimere risiedeva, lo capivo ora, non nell’apparenza del soggetto, ma nel grado di penetrazione di questa impressione ad una profondità dove questa apparenza importava poco. Marcel Proust · Il tempo ritrovato
Vòusi (voci)
Monday, March 21st, 2005
Archivio Alinari · Rimini · Piazza Cavour · 1924
Un témp, la dmènga
e’ sòul
sòtta i pórtich
e’ févva léus e’ silénzi.
Un tempo, la domenica
il sole
sotto i portici
faceva splendere il silenzio.
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