Archive for the ‘SPAZIO’ Category

Kairòs · 1

Monday, May 10th, 2010

Liu Bolin · Hiding in the City

Liu Bolin · Hiding in the City · 2006

…un giorno raggiunse l’orizzonte, assimilandolo.

Graziano Spinosi

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Si diventa nomadi impenitenti soltanto se iniziati nella propria carne fin dalle ore del ventre materno, arrotondato come un globo o un mappamondo. Il resto dispiega una pergamena già scritta. […] Tutte le ideologie dominanti esercitano il controllo, il dominio, addirittura la violenza verso il nomade. Gli imperi si costruiscono sempre sull’annullamento delle figure erranti o dei popoli nomadi.

Il capitalismo odierno condanna ugualmente all’erranza, all’assenza di dimora o alla disoccupazione gli individui che rigetta e maledice. Il loro crimine? Essere inassimilabili dal mercato, la patria degli affaristi. Il loro castigo? I ponti, la strada, i marciapiedi, le stazioni della metropolitana, i sotterranei, le stazioni, le panchine. Lo svilimento dei corpi e l’impossibilità di un rifugio, di un riposo.

La città obbliga alla sedentarietà leggibile grazie a un’ascissa spaziale e a un’ordinata temporale: essere sempre in un luogo determinato, in un momento preciso. In questo modo, l’individuo viene facilmente controllato e localizzato da un’autorità. Quanto al nomade, egli rifiuta questa logica che permette di trasformare il tempo in denaro e l’energia del singolo, che è il solo bene di cui disponiamo, in moneta sonante. Partire, seguire le orme dei pastori, significa sperimentare un genere di panteismo estremamente pagano e ritrovare la traccia di antiche divinità (divinità dei crocevia e della fortuna, del fato e dell’ebbrezza, della fecondità e della gioia, divinità delle strade e della comunicazione, della natura e della fatalità) e tagliare i ponti con le pastoie e le servitù della vita moderna. […] Il viaggiatore, come una monade autosufficiente, ricusa il tempo sociale, collettivo e stringente, a vantaggio di un tempo individuale fatto di durate soggettive e istanti gioiosi voluti e desiderati. Asociale, misantropo, irrecuperabile, il nomade ignora la misura del tempo e funziona con il sole e le stelle, si istruisce con le costellazioni e il movimento degli astri nel cielo, non possiede orologi, ma un occhio animale esercitato a distinguere le albe, le tempeste, le schiarite, i crepuscoli, le eclissi, le comete, gli scintillii stellari, sa leggere la materia delle nuvole e decifrare le loro promesse, interpreta i venti e conosce le loro abitudini. Michel Onfray · Filosofia del viaggio

Woody Allen · Zelig

Un filo di bisso · da ..gli occhi di blimunda..

L’importanza dell’oblio · da ioJulia

Mia madre e altre creature temibili… · da …MANGINO BRIOCHES…


Polveri

Saturday, April 17th, 2010

Anselm Kiefer · Lilith

Anselm Kiefer · Lilith · 1996

Un vulcano erutta e il vento sparge le sue ceneri per migliaia di chilometri: voli bloccati. A terra. In qualche altra parte della stessa terra, la polvere del deserto tinge la pelle dei nomadi.

Graziano Spinosi

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La smania di confluire verso il pieno e di fuggire il vuoto, di abolire l’intervallo tra sé e gli altri, trova le sue esemplificazioni più drammatiche nelle favelas delle nostre metropoli, nella scomparsa del mondo agricolo e della civiltà contadina. L’eccesso di immagini, di rumori e di suoni, del resto, si riverbera nell’incalzare del tempo. La smania, spesso inutile o superflua, di usare mezzi di trasporto velocissimi, rientra in questa abolizione di ogni intervallo – in questo caso temporale anziché spaziale – e oltretutto viene frustrata dagli infiniti ostacoli tecnici che si frappongono, e che molto spesso annullano quel target agognato, quasiché la frenesia dinamica fosse vendicata da una lentezza paradossale. […] L’unica speranza è quando ci si presenta – inattesa e benvenuta – la tanto osteggiata pausa. Gillo Dorfles · Horror pleni

Stelle come polvere (via akatalēpsía) · da Keplero

Antonio Tabucchi · Si sta facendo sempre più tardi


Verso la natura

Monday, April 12th, 2010

Henry Matisse · Le Café arabe

Henry Matisse · Le Café arabe (part) · 1913 · Museo Puškin · Moscow

Vi ho fatto vedere, no, i disegni che faccio adesso, per imparare a rappresentare un albero, gli alberi? Come se non avessi mai visto, mai disegnato un albero. Dalla mia finestra ne vedo uno. Devo con pazienza capire come si costruisce la massa dell’albero, poi l’albero stesso, il tronco, i rami, le foglie. Prima di tutto i rami che si dispongono simmetricamente, su un solo piano. Poi il modo in cui i rami girano, passano davanti al tronco. Non fraintendetemi: non voglio dire che, vedendo l’albero dalla mia finestra, lavoro per copiarlo. L’albero è anche tutto un insieme di effetti che l’albero causa in me. Non è questione di disegnare un albero come lo sto vedendo. Ho davanti a me un oggetto che esercita  sul mio spirito un’azione, non soltanto come albero, ma anche in rapporto a ogni sorta d’altri sentimenti.

In auto, non si dovrebbe andare a più di cinque chilometri l’ora. Se no, non si sentono più gli alberi. Siete mai andato in bicicletta? Sì. Ma un giorno mi ruppi il muso e mi ingessarono un piede. Gustave Moreau mi chiese cosa m’era successo. Gli spiegai che usavo la bicicletta per andare verso la natura e fare dei paesaggi. Mi ribatté: si facevano dei bei paesaggi prima dell’invenzione della bicicletta. Mi convinse. Henry Matisse · Scritti e pensieri sull’arte

Pino Cacucci · Polvere del Messico


Terra

Saturday, April 10th, 2010

Ennio Morlotti · Cactus

Ennio Morlotti · Cactus (part) · 1970

Il vento cessò al tramonto. Gli eucalipti, snervati per le raffiche dello scirocco, allentarono finalmente la presa. Nubi di zolfo sopra il vulcano. Alcuni cani randagi che avevamo visto allontanarsi nella tempesta si avvicinarono alla nostra casa. Dal pozzo spillasti dell’acqua: bevvero con frenesia, poi ci fissarono per cominciare chissà quale gioco. L’ultimo lampo del sole accese le prime stelle. Graziano Spinosi

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Se ne stanno abbarbicati al tempo, i cactus dei quadri di Morlotti, rendendone sensibile e visibile il gocciolio, come licheni di un celato organismo che ha in corpo storiche malattie. Il carattere finito e limitato della loro esistenza è evidente, anche se sembrano strisciare con lentezza contro un cielo di logorato splendore. […] Immagini persistenti e transitorie, aderenti in modo grave al movimento dell’esistenza, al suo continuo apparire ed eclissarsi, al suo carattere scivolante. L’uomo, dice Heidegger, è l’essere delle lontananze.

È la terra il campo semico di questa pittura: fossa fuia e limo natale che getta da per tutto le sue ombre rembrandtiane. Morlotti sottopone le cose al monologo interiore, al soliloquio della terra (nella poesia di Montale il punto di focalizzazione è spesso il vento). Morlotti potrebbe essere interpretato sotto il segno della psicanalisi oggettiva di Bachelard. È la terra ciò verso cui un vento di miraggi piega la vita, piante orti sangue inchiodati da dolcissime folate. Produttrice di eros e di desiderio la terra è presente ovunque, illude e, a un tempo non permette illusioni, avvalora ed annulla la finitudine esistenziale, rende effimere le fastose stagioni umane. Francesco Biamonti · Pazienza nell’azzurro

Eppure, talvolta, il paesaggio – più che essere bello e dolce – è nudamente terribile: non vi si legge la nostalgia dell’abitare originario, ma l’impossibilità stessa della residenza, il non essere a casa in nessun luogo, la profonda estraneità del luogo familiare. Dalla postfazione di Paolo Zublena

Marisa Bulgheroni · Una specie di magia del visibile

Alberto Bevilacqua · Sistemi difensivi di me ragazzo


Esseri immaginari

Wednesday, April 7th, 2010

Mark Rothko · Untitled

Mark Rothko · Untitled (part) · 1969 · Kate Rothko Prizel Collection

L’astrazione è una forma che la realtà prende nel ricordo.
Esseri immaginari, esseri immaginati.

Graziano Spinosi

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L’evoluzione del lavoro di un pittore, nel suo spostarsi da un punto all’altro nel tempo e nello spazio, ha come obiettivo la chiarezza. Ossia l’eliminazione di tutti gli ostacoli tra il pittore e l’idea, e tra l’idea e l’osservatore. Cito, tra i vari ostacoli, il ricordo, la storia e la geometria.

Non credo che sia mai stata questione di essere figurativi o astratti. Piuttosto si tratta di porre fine a questo silenzio e a questa solitudine, di dilatare il petto e tornare a respirare. Mark Rothko · Scritti

Paul Auster · Lo spazio specifico

L’altro e lo stesso · da gli occhi di blimunda

L’illusione al potere · da akatalēpsía


Casablanca

Thursday, March 25th, 2010

Luigi Martinati · Locandina per Casablanca

Luigi Martinati · Locandina per Casablanca · 1945

L’evidenza dei fatti era infondata.
Dovette arrendersi all’immaginazione.

Graziano Spinosi

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Ogni film che ci è piaciuto trova posto, un giorno, nella nostra memoria accanto ad altri ricordi. Diventa un ricordo tra tanti, anch’egli minacciato dall’oblio, dall’erosione della memoria. Può accadere anche che, per un motivo o per un altro, si rammentino con più o meno precisione il luogo, la data e le circostanze in cui lo si è visto per la prima volta. Ma ricordarsi del film è anche ricordarsi del film stesso, cioè di immagini. Un po’ come se la tecnica cinematografica avesse elaborato sin dall’inizio il lavoro mentale che seleziona delle percezioni per farne dei ricordi; come se, in qualche modo, avesse fatto il lavoro della memoria. Accade così che delle immagini di film rimangano qua e là nella testa come ricordi personali, come se facessero parte della nostra vita, con quello stesso livello di incertezza che colpisce i ricordi.

Quando sono al cinema, quelli che vedo sullo schermo sono grandi, più grandi di me, esattamente come gli adulti quando ero bambino. Il narratore della Recherche, quando ritorna nei luoghi dell’infanzia, li trova piccoli e striminziti rispetto al metro dei suoi ricordi.

Certe immagini sono più tenaci di altre.

Marc Augé · Casablanca

Meta/sogni · da Squilibri

Trasmutazioni ·  da Filosofi per Caso

L’uomo tigre · da dentro Luisa


 

Punti di fuga

Saturday, March 20th, 2010

Piet Mondrian · Paesaggio con nuvola rossa
Piet Mondrian · Paesaggio con nuvola rossa · 1907 · Gemeentemuseum · L’Aia

Cos’è un viaggio, se non svela un orizzonte?

Graziano Spinosi

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All’orizzonte si prende presto l’abitudine. Per qualcuno si tratta solo di vapore, o di umori sfuggiti da campi lontani. Per dirla senza ritegno: una sorta di traspirazione che non può opporre la minima consistenza. Perciò, non si bada al nastro incerto che taglia in due lo sfondo; ovvero, gli si fa credito di un’occhiata distratta, essendo intanto intenzionati a cose più vicine e concrete. Quella tenue sfumatura, dietro innumeri oggetti scabri e taglienti, ha secato lo spazio e ci ha consegnati al tempo. Marco V. Borghesi · La questione dell’orizzonte

Sul ponte coperto di brina
del traghetto che mi trasporta
lascio, per primo, le impronte
delle mie pantofole blu.

Li Po

Roberto Saviano · Per un voto onesto servirebbe l’Onu

Andrea Romano · Raccontare l’Italia con pregiudizio inglese