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TEATRO

Paolo

25 marzo 2016

La mia vita l’ho trascorsa lavorando, ho sempre lavorato, mica possiamo fare come quella dei suoi primi quarant’anni. Sono vecchio, mi piscio sulle scarpe e ancora giro l’Italia cantando. Le canzonette mi hanno sempre salvato. Bambole, balli e sgambetti sono stati la mia fortuna. [..] Nei ricordi del vecchio si confondono le fantasie del passato e quelle dell’avvenire, anche le fisionomie della nostra storia e delle persone si mischiano. Si fanno balzi nel tempo, le immagini della prima giovinezza si sovrappongono. Leggevo tutto quello che trovavo. In casa c’erano molti libri. Scoprii Guerra e pace, resta uno dei miei libri preferiti. Sono state le letture infantili a formarmi. Ho imparato più dalla letteratura che dalla vita. [..] Mi piaceva la Storia dell’arte, il mio professore Roberto Longhi me l’ha fatta amare. Era un uomo mite, parlava senza enfatizzare. Da lui ho imparato moltissimo. Un inverno gli si era rotta la caldaia, lasciò Firenze perché aveva troppo freddo e venne a Roma, ospite di Maria Bellonci. Io ero qui a recitare. A casa si annoiava e ogni giorno passava in teatro a trovarmi. Ero costretto a inventare tutte le sere un frou frou per farlo divertire. Lo vedevo in platea che rideva. Avrà avuto ottant’anni, trascinando i piedi mi raggiungeva in camerino, io stavo lì con le trecce da bambina o la parrucca di qualche regina. Mi vergognavo. Mi vergogno ancora, quando vengono le mie sorelle, mio fratello, gli amici. Non mi voglio far vedere così. Non voglio ricordarmi dove sono nato, da dove arrivo, chi sono all’anagrafe.

Paolo Poli · Sempre fiori mai un fioraio | Ricordi a tavola

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