Mark Cohen · Lillian in Swimming Pool · Polaroid · 1976
Non era la terra a mancare sott’acqua,
ma l’acqua.
Questo stare bene. È così stare bene.
Stare molto bene è così come ora.
Mariangela Gualtieri · Senza polvere senza peso · Einaudi
Mark Cohen · Lillian in Swimming Pool · Polaroid · 1976
Non era la terra a mancare sott’acqua,
ma l’acqua.
Questo stare bene. È così stare bene.
Stare molto bene è così come ora.
Mariangela Gualtieri · Senza polvere senza peso · Einaudi
Equinozio d’autunno
Sono alberi, ci sono anche le case e le strade. Loro chiamano cielo il cielo, dicono mare al mare. Imparerai i nomi delle cose, le tue labbra si poseranno alle fonti per bere. Dalla voce degli animali riconoscerai la specie, nell’aria fiuterai l’odore della pioggia. Toccherai la terra, poi tornerai. Graziano Spinosi
Occorre che tu abbia vista larga e profonda e che lontano, in tutte le direzioni, tu getti lo sguardo per tenere presente che l’insieme delle cose è infinito, e tu veda come quest’unico cielo sia trascurabile parte, una frazione minima dell’insieme totale, una parte neppure grande com’è un uomo rispetto a tutta la terra. Se collochi questo dinanzi al tuo sguardo, e lo vedi ben chiaro, di molti fenomeni cesserai di meravigliarti. Lucrezio · De rerum natura
Giuseppe Rapisardi · Ofelia pazza (p) · 1865 · Museo di Castel Ursino · Catania
Allunga il passo poi corre. Lo specchio d’acqua sotto il ponte riflette il suo profilo. Da quanto tempo non la incontravo. La ricordo nel cortile della scuola, smunta come un gatto, le braccia chiuse per il freddo. M’immergo adagio nell’acqua senza temperatura. Sulla riva del fiume ci sono alcuni animali che saltano. Avanzo verso il branco. Saltano da fermi, sempre più in alto, rallentando la velocità dopo ogni slancio. Due cani bianchi m’invitano a raggiungere il gruppo. Esco dall’acqua e salto insieme a loro, in una vivace assenza di peso. I miei salti sono in sincronia con quelli di un asino dalla bassa statura: alla sommità di ogni salto ci scambiamo sorrisi d’allegria. Altri uomini e animali ci raggiungono, saltiamo tutti insieme, a corpo libero, calamitati dal cielo. D’improvviso un vento caldo arresta il gioco. L’aria è diventata gialla, non si può più saltare. Mi sveglio deluso, ma il sogno è stato bello: nei sogni non esiste un luogo per ogni cosa, ogni cosa è nell’adesso. Graziano Spinosi
Non datemi nulla
di fisso, di stabile, di statico.
Non datemi l’infinito e l’eterno:
niente infinito, niente eternità.
Datemi il fermo, bianco fermento,
l’incandescenza e il gelo
del momento incarnato:
il momento, il vivo d’ogni mutamento
e rapidità e opposizione:
il momento, il presente immediato,
l’Adesso.
Il cielo alle 6 · 44°4′0″N 12°27′0″E · 90°
Un basta e’ zil?
(non basta il cielo?)
Io guardo spesso il cielo. Lo guardo di mattino nelle ore di luce e tutto il cielo s’attacca agli occhi e viene a bere, e io a lui mi attacco, come un vegetale che si mangia la luce. Mariangela Gualtieri · Fuoco centrale
Magdalena Abakanowicz · Conglomerates, da Embryology · 1997
Per alcune specie di animali la casa è unita al corpo, mentre per altre è necessaria la sua edificazione. Le case degli animali sono meravigliosi esempi di mimetismo, forma e funzione: lo spazio è connaturato alle creature che vi abitano, senza alcuno spreco di materiali e volumi. L’architettura degli uomini spesso dimentica questa intelligenza originaria. Eppure, la casa è anche la dimora di una memoria. Come per gli alberi e le foglie. Graziano Spinosi
L’uomo è legato alla casa da catene invisibili. Forse la casa non è qualcosa di cresciuto assieme a lui come nel caso della chiocciola o del mollusco, ma di sicuro per l’uomo la casa è una base. Perfino quando non ha una casa e va in rovina, quella sua rovina si misura con la casa che non ha. È una costruzione interiore, che anche gli uccelli hanno nei loro nidi. Anche quando sul ramo o sotto un tetto il nido non c’è, l’uccello ce l’ha in testa. Porta quell’immagine perché conosce l’architettura del nido. Non gli serve vedere come si costruisce. Lo stesso è per gli uomini, per i fortunati che hanno un tetto sulla testa, ma anche per quelli che non ce l’hanno. Le scene più grandi della loro vita sono le case, all’inizio le caverne, ora i grattacieli, o le magioni circondate da terreni. Lì si creano i miti, i drammi di famiglia. Il fatto che questo avvenga anche nei pensieri di chi non ha casa conferma la serietà di quel legame. Emir Kusturica · Dove sono in questa storia
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Antony Gormley · Another place · 1997 · Fonte Immagine ->
Che cosa accadde un secolo fa, alla stessa ora di questo giorno, nel punto dello spazio in cui mi trovo adesso? Che cosa accadde, qui? Che cosa accadrà tra un secolo, alla stessa ora di questo giorno, nel punto dello spazio in cui mi trovo adesso? Che cosa accadrà, qui? Che cosa accade adesso, qui? Graziano Spinosi
( grazie a julia )
I latini chiamavano Genius il dio a cui ciascun uomo viene affidato in tutela al momento della nascita. L’etimologia è trasparente ed è ancora visibile nella nostra lingua nella prossimità fra genio e generare. Che Genius avesse a che fare con il generare, è del resto evidente dal fatto che l’oggetto per eccellenza “geniale” era, per i latini, il letto: genialis lectus, perché in esso si compie l’atto della generazione. E sacro a Genius era il giorno della nascita, che per questo noi chiamiamo ancora genetliaco. I regali e i banchetti con cui celebriamo il compleanno sono, malgrado l’odioso e ormai ritornello anglosassone, un ricordo della festa e dei sacrifici che le famiglie romane offrivano al Genius nel natalizio dei loro membri. Orazio parla di vino puro, di un maialino di due mesi, di un agnello “immolato”, cioè cosparso della salsa per il sacrificio; ma sembra che, in origine, non vi fossero che incenso, vino e deliziose focacce al miele, perché Genius, il dio che presiede alla nascita, non gradiva i sacrifici sanguinosi. Segue ->
Gerhard Richter · Fogli girati · 1965 · Museum Kurhaus Kleve · Kleve
Solo l’istante, già più, può appartenerci davvero. Non è così per gli animali: liberi da questa consapevolezza, conducono la loro esistenza come fosse un unico istante, né prima né dopo. Graziano Spinosi
Penultime (agg. f. pl.) Sono le cose di cui si può scrivere e di cui verosimilmente vale la pena di scrivere. Forse le sole a soddisfare entrambe le condizioni. Non le ultime, perché non sono esperibili, o almeno lo sono quando è difficile ormai tenere una penna in mano o maneggiare una tastiera. Non le prime, perché avvolte in un passato immemore, anteriore al risveglio della consapevolezza. C’è un tratto quasi terminale della corsa – quando l’inizio è dimenticato e la fine è certa e verosimilmente prossima, ma non ancora arrivata – che viene rischiarato da una sorprendente lucidità, come da una luce più forte. Luca Rastello · Undici buone ragioni per una pausa
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