Archive for the ‘VARIA’ Category

Il signore delle mosche

Sunday, January 1st, 2012

 

Peter Brook · Il signore delle mosche · 1963

Le guerre muovono da un bisogno di eternizzazione, individuale o di popolo, che spesso prescinde dalle contingenze geopolitiche, economiche o religiose: ragioni che sembrano pretesti sotto cui nascondere l’angoscia della perdita, l’urgenza di negarla. È spaventoso osservare come l’umana paura della morte possa condurre all’emergenza della guerra. Al pari di altri inconvenienti genetici, come quello riproduttivo o quello di conservazione, la guerra è scritta nel sangue. La sola guerra che si dovrebbe combattere è quella che ciascuno porta dentro come una malattia latente. Graziano Spinosi

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Impariamo dunque a vivere, e morire da saggi, riconoscendo tranquilli nella morte la fine naturale dell’esser nostro, e senza più inebriarci coi narcotici dell’angelo-demonologia. […] Liberato dai fantasmi di un’altra vita, l’uomo sarà meglio consigliato ad astenersi dal tiranneggiare il suo simile, e a non tollerare l’altrui tirannide; meglio trarrà partito dal tempo, non comprerà più indulgenze per l’altro mondo, non adulerà più i potenti, non bacerà più mano o piede a sacerdoti, non farà più vani sacrifici, ma non rifiuterà di farne di veri e umanitari. […] Tranne alcune ragioni fisiologiche, tutto quanto scrisse Lucrezio contro alla credenza all’immortalità sta benissimo detto anche ai giorni nostri. Ludwig Feuerbach · La morte e l’immortalità

Il punto in movimento

Sunday, November 13th, 2011

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Antony Gormley · Field for the British Isles (p) · 1993

In una comunità uniformata il diverso è una
minaccia. Tra diversi è pericoloso l’uguale.
Graziano Spinosi

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Non ho mai creduto in un’unica verità, né in quella mia né in quella degli altri; sono convinto che tutte le scuole, tutte le teorie possono essere utili in un dato luogo e in una data epoca; ma ho scoperto che è possibile vivere soltanto se si ha un’ardente e assoluta identificazione con un punto di vista. A mano a mano che il tempo passa, che noi cambiamo, che il mondo cambia, tuttavia, gli obiettivi si modificano e il punto di vista muta. Rivedendo i saggi scritti nell’arco di molti anni e le idee esposte in tante occasioni e nelle più disparate, qui riuniti, mi colpisce ciò che in essi rimane costante. Se vogliamo, infatti, che un punto di vista sia di qualche aiuto, bisogna dedicarvisi con tutte le nostre forze, difenderlo fino alla morte. Nello stesso tempo, però, una voce interiore sussurra: non prenderti troppo sul serio. Tienti forte e lasciati andare con dolcezza. Peter Brook · Il punto in movimento

Gli orsi della luna

Saturday, July 2nd, 2011

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Francisco de Zurbarán · Ariete · 1635-40 · Museo del Prado · Madrid

Intorno alle bravate degli esseri umani c’è sempre stata l’innocenza di un animale a farne le spese: lo svago, la religione, la conquista dello spazio, l’alimentazione indiscriminata, la guerra, la cosmesi, la medicina .. ma una medicina che curi a scapito di altre creature può dirsi degna di questo nome?  Forse, un giorno, le scimmie penseranno di discendere dall’uomo. Graziano Spinosi

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Noi non abbiamo una lingua, il nostro alfabeto ha solo lettere di luce, la nostra sintassi è il silenzio. La lingua che ora uso non è la nostra lingua, è la vostra lingua umana, una delle numerose lingue umane in cui si è trasformato, decadendo, il silenzio delle origini. […] Ma ora a voi guardiamo con indifferenza, dalla noia del vostro mondo cerchiamo anzi di proteggerci. E tuttavia, sia io sia quelli giunti al mio stesso confine, alla mia stessa scelta, non disperiamo un giorno di potervi incontrare. Sarà il tempo in cui, deposta infine la pretesa superiorità del vostro genere umano, e appresa dagli animali la forma profonda del pensiero, sarete anche voi pronti per una metamorfosi. Antonio Prete · L’ordine animale delle cose

Salviamo gli orsi della luna

Animals Asia

Tom Regan


Versus

Sunday, March 20th, 2011

CON-LO-SGUARDO-SUL-MONDO-P

Arturo Marchi · Con lo sguardo sul mondo

L’Irreparabile è che le cose siano così come sono, in questo o quel modo, consegnate senza rimedio alla loro maniera di essere. Irreparabili sono gli stati di cose, comunque essi siano: tristi o lievi, atroci o beati. Come tu sei, come il mondo è – questo è l’Irreparabile.  Giorgio Agamben · La comunità che viene

Pier Paolo Pasolini · Alla mia nazione


Radici

Saturday, February 26th, 2011

L-ALBERO-DELLA-LONTANANZA-P

Radici

L’albero della lontananza

Nel nord del Ciad, nella prefettura di Faya, mio nonno aveva tanti alberi di datteri. Il suo nome era Osman, ma tutti lo chiamavano dattero, era il suo soprannome. Ogni estate partivamo con tutta la famiglia dal sud verso il nord per andare a raccogliere i datteri. Gli uomini si arrampicavano sulle palme, tagliavano i rami con i datteri e le donne e i bambini li sbattevano a terra per farli staccare dal picciolo. Poi li lasciavano al sole a essiccare. Restavamo lì per tre o quattro mesi, poi tornavamo a casa con la nostra scorta. Un giorno mio nonno mi regalò tre piccoli alberi di datteri da piantare nel nostro giardino. Ogni mattina serviva molta acqua per farli crescere, li annaffiavo prima che sorgesse il sole. Solo uno è sopravvissuto. Ho sempre sentito di avere una responsabilità verso il mio albero e così, quando sono andato in Libia a lavorare, telefonavo a casa e chiedevo sempre come stava. Mia madre mi diceva che stava bene, ma io sapevo che i miei fratelli spesso si dimenticavano di dargli da bere. Lo so, il mio albero non sta bene, soprattutto ora che sono ancora più lontano, che sono arrivato in Italia, nessuno lo sente come lo sento io, e più passa il tempo più lo vedo lontano. Hassan Aboubaker · Ciad


Walkman

Monday, December 20th, 2010

MICHAEL-WOLF-TOKIO-COMPRESSION-2010 
Michael Wolf · Tokio compression · 2010

Metropolitana di Tokio. Un viaggiatore ha il viso appoggiato al vetro della carrozza. Alla fine della corsa, sopra quel vetro, rimarrà l’impronta facciale di un uomo dal volto di cera. Andata, ritorno: un’altra persona schiaccerà la guancia sullo stesso vetro, forse proprio in quel punto. Altre impronte, calchi di corpi che viaggiano rapidi, sottoterra, vivi. Graziano Spinosi

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Si farà una gran fatica, qualcuno
direbbe che si muore – ma a quel punto
ogni cosa che poteva succedere
sarà successa e noi
davanti agli occhi non avremo
che la calma distesa del passato
da ripassare senza fretta
fermando ogni tanto l’immagine,
tornando un po’ indietro, ogni tanto,
per capire meglio qualcosa,
per assaporare un volto, un vestito…
Sì, tutto in bianco  e nero, se Dio vuole.
E tutto, anche le foglie che crescono,
anche i figli che nascono,
tutto, finalmente, senza futuro.

Giovanni Raboni · Barlumi di storia


Punto nave

Thursday, September 16th, 2010

Graziano Spinosi - Mediterraneo - 20 agosto 2010Mediterraneo · 20 agosto 2010

Un punto nave designa la posizione geografica e quella emozionale. Intersezione tra meridiano e parallelo la prima, tra spazio e tempo la seconda. Piccolo punto immobile del globo terracqueo: adesso mi ri-trovo qui. Fermo, fasciato da un orizzonte circolare, in un luogo accertato e metafisico. La sosta induce al ricordo, il viaggio sollecita un’immaginazione a venire. Graziano Spinosi

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In principio bisbiglia il liquido amniotico, quando il mio piccolo corpo nuota in tiepide acque e si muove con la lentezza di un’anima spinta da un soffio leggero. La carne volteggia lentamente nell’elemento acquatico come un pianeta che ruota in un cosmo lontano, quasi immobile, o come una molle medusa nell’oscurità dei fondali marini, quasi ieratica. Il solo disturbo proviene da influssi che segnano il passaggio di energie vitali nei miei organi. In questo confinato universo salato obbedisco, pesce primordiale o virtù marina incarnata, interamente agli affetti, alle pulsioni, alle emozioni e agli altri istinti materni. Il ritmo, il respiro, il sangue di mia madre condizionano il mio ritmo, il mio respiro, il mio sangue. […] È l’inizio di una lunga storia sotto il segno dell’eterno ritorno. Michel Onfray · Teoria del corpo amoroso