Il Ciclope

7 gennaio 2016

Pope

Distinguo molte parole di questa lingua nodosa e superba che ho studiato al liceo. Una fra tutte: pandemonio. Sembra riassumere questo Mediterraneo senza pace, che ci scappa di mano. Il debito greco mi fa ridere, a ripensarci che semplicemente se ne parli. Debito greco! Con quello che l’Europa e il mondo devono alla Grecia! Basterebbe, per capire, pronunciare i quattro nomi del mare partoriti dall’Ellade. Pelagos, inteso come spazio abissale, immenso e aperto. Thalassa, come visione del lampo azzurro per chi, come Senofonte nella sua Anabasi, viene da miglia e miglia di terraferma. E poi Hals, il mare come materia salata, liquido antitetico all’acqua dolce. Pontos, infine: il mare come rotta, traversata, provvidenziale scorciatoia per andare da un luogo all’altro. Paolo Rumiz · Il Ciclope

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