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Autocaffè
 

Giacomo Balla, Autocaffè, 1928, Galleria degli Uffizi, Firenze

C’è sempre un buon motivo per bere un caffè. Al mattino il suo aroma corre per casa e preme sulle finestre perché si aprano. Il rientro dai sogni è meno fastidioso in compagnia di un caffè, due, tre… Tra tutti il mio preferito è quello del tramonto. La serietà incurabile del crepuscolo induce a uno sguardo più chiaro sulle cose, l’attenzione si allunga come le ombre prima dell’ultimo lampo del sole. Senza zucchero, grazie Peppina. 

Divina Flor, che cominciava appena a fiorire, servì a Santiago Nasar una gran tazza di caffè rustico con uno schizzo d’alcol di canna, come faceva tutti i lunedì, per aiutarlo a smaltire il peso della notte precedente. La cucina enorme, con il sussurro del fuoco e le galline addormentate sulle grucce, pareva respirare col fiato sospeso. Santiago Nasar masticò un’altra aspirina e si sedette a bere a lunghe sorsate la tazza grande di caffè, con lento pensare, senza staccare lo sguardo dalle due donne che sbudellavano i conigli sul fornello. Gabriel Garcia Marquez, Cronaca di una morte annunciata


 maggio  2006

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 




 

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