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II
a.c.
autoritratto
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Bianco su nero
Rubén Gallego bambino Il viaggio di un piccolo randagio senza gambe che ha per cielo un soffitto, bianco di giorno, nero di notte. Al posto delle stelle ci sono le parole che gli appaiono. Sono persuaso che sulla bilancia dell'umanità la gioia di un bambino per un giocattolo nuovo valga molto più di qualunque vittoria militare. Io ascoltavo e ci credevo, come solo i bambini, e forse soltanto loro, sanno credere alla verità. Ero assuefatto alla mia invalidità. Solo di tanto in tanto affiorava, irrefrenabile, il desiderio di stare in piedi. Di norma affiorava spontaneo dai meandri del mio istinto animale. Sono dei ragazzacci, quelli dell'orfanotrofio, dei selvatici. Essere un ritardato non è poi così difficile. Lo sguardo della gente ti scivola accanto senza notarti. Non sei un uomo, sei il nulla. Capita, però, che per bontà innata o per dovere professionale, l'interlocutore noti che dentro sei come tutti gli altri. E in un attimo l'indifferenza cede il posto all'ammirazione, e l'ammirazione a un'angoscia sorda per la realtà delle cose.
Ruben Gallego -
Bianco su nero
14 marzo 2007
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akatalēpsia
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arte.go
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