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II
a.c.
autoritratto
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Giorgio Morandi
Giorgio Morandi, Natura morta, 1955, Collezione privata, Pistoia Utensili essiccati come pelli al sole. La polvere sulle cose, sul corpo, sul paesaggio. Morandi dipinge il tempo. La sua opera è un inventario di reperti domestici ricomposti davanti a un orizzonte rinchiuso, come un gatto selvatico, nel piccolo studio in cui questo rito prende vita. Un rito sacrificale, solitario, la vertigine silenziosa di un incantesimo. L’esilio non è il confine di un luogo lontano ma la misura di un tempo finito, perduto per sempre.
Sappiamo che il più sicuro -e più
rapido- modo di stupirci è di fissare imperterriti sempre lo stesso oggetto.
Un bel momento quest'oggetto ci sembrerà -miracoloso- di non averlo visto mai.
Cesare Pavese, Dialoghi con Leucò gennaio 2006
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akatalēpsia
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arte.go
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