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Limiti

 

Hans Memling, Maria Maddalena Portinari, ca. 1470, Metropolitan Museum, New York

A partire dal Quattrocento la cornice del quadro entra nel quadro, dipinta al suo interno oppure travalicata dai personaggi e dagli oggetti ritratti. In questa opera di Memling il copricapo esce dal dipinto col suo velo e si sovrappone alla cornice. Una soluzione illusionistica che produce uno sfalsamento di piani: il soggetto ritratto penetra in uno spazio esterno al quadro rendendo il suo corpo, se possibile, ancor più vitale. Lo spazio della rappresentazione, coi suoi abitanti, si congiunge idealmente con quello della vita.


L'abbandono della terza dimensione, cioè il tentativo di tenere il quadro su un piano, segnò nel disegno e nella pittura il rifiuto dell'oggettività e uno dei primi passi nel regno dell'astratto. Si eliminò il modellato. L'oggetto reale fu spinto verso l'astratto, il che rappresentò un certo progresso. Ma questo progresso finì per inchiodare la pittura alla superficie materiale della tela, limitandone la possibilità. Il tentativo di liberarsi di questi limiti fisici, oltre all'interesse per la composizione, doveva portare all'abbandono della superficie. Wassily Kandinsky, Lo spirituale nell'arte, 1910

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



 

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